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Amara

Perfetto (1 di 3)

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La casa è totalmente buia. Solo la luce spettrale della luna piena, entra ad illuminare la stanza. Ogni oggetto che la riempie sembra avvolto da una luce eterea e impalpabile che lo fa sorridere. Fuori, oltre il vialetto pieno di foglie scure, una via sterrata si snoda per chilometri: prima di immettersi in una strada asfaltata poco battuta, costeggiata da una fitta foresta, che si estende per ettari in un intrico di rami e rovi. Nessuna abitazione. Nessun essere umano per almeno un’ora di viaggio in macchina, fino alla città più vicina.

Guarda con aria assonnata, oltre la finestra immacolata: la notte ha ingoiato i contorni familiari della natura incontaminata che circonda il suo giardino ben curato. Un prato all’inglese, tagliato alla perfezione, un quadrato perfetto su cui impatta il caos della natura selvaggia che cresce oltre il perimetro della sua proprietà. Ogni cosa che gli appartiene viene curata con minuziosa attenzione. Passa ore a lavare  ogni centimetro della sua abitazione. Pavimenti, mobili, finestre, persino i muri vengono detersi con cura ogni maledetto giorno. Ogni cosa deve essere pulita,ogni cosa deve essere perfetta. Pur prendendosi cura di decine di felini, nemmeno un pelo sporca la sua dimora. Accarezza con movimenti ipnotici il manto morbido del gatto sdraiato sulle sue gambe. Saggiando la consistenza dei peli che si districano tra le dita. -: Ma … MAM … ma!:- Gira stancamente il viso verso l’origine di quel suono. Senza alcun tipo di espressione; percorre con lo sguardo il piccolo corpo rannicchiato in un angolo. La voce della sua piccola ospite, ormai, non é che un flebile fantasma confronto alla voce argentina che le apparteneva prima di fare la sua conoscenza. Raggomitolata in posizione fetale, completamente nuda, le gambe magre ricoperte di sangue che cola copioso dagli orifizi del suo bacino: acerbo, violato, devastato.  Il viso tumefatto, gli occhi gonfi e chiusi, le labbra spaccate in più punti. -: Mam … mh!:- L’uomo si alza lentamente dalla poltrona, tenendo il suo peloso compagno ancora tra le braccia, si avvicina con calma esasperante alla bambina. La guarda con sdegno per una manciata di minuti, nulla in lei, ora, é desiderabile. Non come quando l’ha presa: nel suo vestitino di tulle e viscosa rosa; fiocchi e nastri di seta. Perfetta.

Ha seguito per settimane lei e la sua mamma. Ne ha studiato gli spostamenti. Gli orari. Un’ombra silenziosa che le seguiva: a volte distante, altre vicinissima. Ogni loro passo: a scuola, in palestra, a casa degli amici, durante le ore di lavoro, di giorno e di notte, con la pazienza spietata di chi ha già deciso, di chi già pregusta la realizzazione di un desiderio. In un centro commerciale ha carpito il numero del cellulare della donna, mentre si iscriveva ad un programma fedeltà, e poi … poi era stato fin troppo facile. Quella mattina le aveva  viste addentrarsi nel parco, tutte allegre di stare insieme, della giornata piena di sole. Le aveva guardate dal margine della pineta, da dietro un muro di cespugli. Gaia, la bimba, aveva iniziato subito a correre e saltare in ogni dove, la mamma da una panchina poco distante, la osservava, alternando il suo sguardo tra la figlia e un libro. Lui con disinvoltura, fingendo di parlare al cellulare, si era avvicinato, con circospezione si era guardato intorno e al momento giusto aveva fatto cadere a terra, al limitare delle giostrine un dolcetto (il preferito di Gaia), legato a un’estremità a un filo da pesca, che aveva districato con cura  ripercorrendo a ritroso i suoi passi, assicurandosi che nessuno lo avesse notato, fino al suo nascondiglio sicuro e poi aveva atteso. C’era tantissima gente al parco, ma lì al limitare della pineta, su queste vecchie giostre di metallo arrugginite, i bambini si soffermavano poco, preferendo le giostre da grandi. Orrendi macchinari dalla musica assordante, pronti a sballottarti come una bambola di pezza. Montati in uno spiazzo più grande, dall’altra parte della pineta, per la festa del quartiere. Ma Gaia era una brava bambina, una bambina: tranquilla, docile, stranamente silenziosa. Ai giochi rumorosi dei suoi coetanei preferiva cose più semplici. Quando Gaia aveva finito di giocare sull’altalena e si era diretta verso lo scivolo più grande, lui si era mosso: con un piccolo colpetto il dolcetto le si era infilato tra i piedi. Proprio quando la bimba si era piegata per raccoglierlo, lui con uno strattone lo aveva allontanato dalle sue manine paffute, tirando a se il filo con una mano, mentre con l’altra, aveva azionato il tasto per la chiamata del cellulare. Un telefono poco distante aveva cominciato a squillare. La mamma di Gaia, aveva allungato le mani alla borsa e ne aveva estratto un telefonino -: Pronto?:- Gaia intanto seguiva il suo dolcetto verso la pineta -: Signora De Marco?:-  -: Si?:- -:Signora buongiorno. Sono Marco Bianchi e lavoro presso il centro commerciale di Parco De Medici, ho una bellissima notizia per lei.:- Gaia era arrivata a un metro dai cespugli -: Grazie alla carta fedeltà da lei sottoscritta è stata selezionata tra i nostri clienti e ha vinto un viaggio per tre persone a Disneyland di Parigi!:- la mamma di Gaia persa completamente nella conversazione si era alzata in piedi e aveva gridato nel telefono ridendo -:Sta scherzando? Veramente?:- il dolcetto aveva fatto un ultimo piccolo balzo …-:Assolutamente signora, non è uno scherzo. Lei è la fortunata vincitrice di un soggiorno tutto incluso … :- Gaia ormai dietro alla fitta siepe, aveva raggiunto il suo dolce, lo aveva afferrato compiaciuta e aveva alzato lo sguardo e aveva incrociato il suo. Famelico …

Assesta un violento calcio alla testa della bambina riversa al suolo. Un lamento strozzato sale a solleticargli le orecchie.  "Quanto lo aveva supplicato." La sequenza delle immagini evocate, gli fa percorrere da un brivido la schiena nuda. I suoi occhi seguono i contorni di quell’ammasso di carne e sangue ai suoi piedi. I capelli sono di strani toni celesti, blu e viola. Una risata di scherno gli monta su per la gola. La luna gioca con i capelli biondi di Gaia che al buio sembrano quelli di una fata dei boschi. La luce del mattino porterà la verità ai suoi occhi. Il sangue rappreso, impiastrato sui fili d’oro ora cremisi. La testa spaccata. Gaia ora: sola, morta, lontana dalle braccia amorevoli di quella mamma che aveva lasciato alla sua solitudine e frustrazione. Allo sguardo sgomento non appena si era resa conto che Gaia era sparita.

E’ rimasto lì in piedi, a guardare il sole invadere le stanze pian piano, ad osservare la cruda devastazione di quel corpo martoriato. “Piccolina.” Pensa. "Si è proprio divertito con lei e lei aveva implorato, urlato con tutta la forza della sua voce infantile, mentre la faceva sua in movimenti rudi, mentre cercava di sottrarsi alla sua presa ferrea, invocando la mamma, fino a quando sotto shock non era diventata inerme ed era rimasta mollemente immobile e lo aveva lasciato giocare in pace". Ne saggia mentalmente la grandezza, poi con lentezza si avvia verso il seminterrato, apre la porta, discende le scale e ne risale con una sega in mano. Passa la mattinata fischiettando e a fare a pezzi Gaia.     

 

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@AmaraMio Dio Mio Dio Mio Dio!

 

E io che, quando leggevo di quel prato ben curato, mi aspettavo quasi un racconto d'amore o non so che altro.

 

Mannaggia, tra tutti i racconti letti su questo sito, forse questo è quello che più mi ha dato fastidio, che mi ha fatto venire voglia di chiudere il computer e dimenticarmi della sua esistenza.

 

Non è una critica, affatto, è un complimento. Perché di sicuro era l'effetto che cercavi.

 

Che dire? è scritto bene, molto bene. A prima vista temevo muri di testo (vai poco a capo), ma leggendo ho notato l'assenza delle frasi complesse e piene di subordinate che temevo. Invece, sono tutte frasette semplici semplici, con virgole e punti a dare il ritmo. Il risultato è che pare (a me) di essere davanti a qualcosa che non può essere fermato: un disastro che va avanti a ritmo forsennato. Si legge, fila molto liscio.

 

Il pedofilo che ruba la bambina con una caramella attaccata a un filo è una cosa folle. Non so quanto sia plausibile, ma vabbé... La telefonata su disneyland mi pareva un po' eccessiva/inverosimile, secondo me si poteva evitare del tutto (basta il filo da pesca per dare l'idea di un piano macchiavellico), oppure bastava uno squillo o una telefonata a vuoto.

 

Ti "ringrazio" in anticipo per gli incubi che farò stanotte.

 

Già temo il secondo capitolo.

 

Lo leggerò, non preoccuparti.

 

Seriamente, complimenti, bel lavoro :D

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2 minuti fa, gmela ha detto:

@AmaraMio Dio Mio Dio Mio Dio!

 

E io che, quando leggevo di quel prato ben curato, mi aspettavo quasi un racconto d'amore o non so che altro.

 

Mannaggia, tra tutti i racconti letti su questo sito, forse questo è quello che più mi ha dato fastidio, che mi ha fatto venire voglia di chiudere il computer e dimenticarmi della sua esistenza.

 

Non è una critica, affatto, è un complimento. Perché di sicuro era l'effetto che cercavi.

 

Che dire? è scritto bene, molto bene. A prima vista temevo muri di testo (vai poco a capo), ma leggendo ho notato l'assenza delle frasi complesse e piene di subordinate che temevo. Invece, sono tutte frasette semplici semplici, con virgole e punti a dare il ritmo. Il risultato è che pare (a me) di essere davanti a qualcosa che non può essere fermato: un disastro che va avanti a ritmo forsennato. Si legge, fila molto liscio.

 

Il pedofilo che ruba la bambina con una caramella attaccata a un filo è una cosa folle. Non so quanto sia plausibile, ma vabbé... La telefonata su disneyland mi pareva un po' eccessiva/inverosimile, secondo me si poteva evitare del tutto (basta il filo da pesca per dare l'idea di un piano macchiavellico), oppure bastava uno squillo o una telefonata a vuoto.

 

Ti "ringrazio" in anticipo per gli incubi che farò stanotte.

 

Già temo il secondo capitolo.

 

Lo leggerò, non preoccuparti.

 

Seriamente, complimenti, bel lavoro :D

Grazie, davvero. 

Mi spiace per gl'incubi, o forse no😅

Il racconto era destinato al contest di Halloween, ma non essendo molto brava a "contenermi" è approdato qui nella sessione a capitoli. 

Effettivamente non so se sia mai esistita una "pesca il bambino", probabilmente no, ma devi considerare che lo psicopatico di turno, le seguiva da mesi. Ha studiato le loro abitudini in modo minuzioso, quindi la reazione della bimba alla vista del suo dolcetto preferito non è poi così lontana da una reazione reale. Ho una bimba di quattro anni e mezzo e è ai suoi atteggiamenti che mi sono ispirata, la telefonata alla mamma è perché, quando io sono al parco con mia figlia non la perdo mai di vista, ma una volta (e mai più) mi è capitato di ricevere una telefonata che mi ha distratta per pochi minuti, quando ho rialzato lo sguardo lei non c'era più. Per fortuna aveva solo cambiato tipo di giostra, ma ti assicuro che per qualche minuto ho perso venti anni di vita e da lì mi è venuta questa idea. "Distrarre la mamma mentre la bimba viene attirata con un inganno": e cosa c'è di più forviante di un cellulare? 

Grazie davvero per il tuo commento. Posterò al più presto il seguito. 

 

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@AmaraMezzanotte è passata, puoi postare la seconda parte senza incorrere nelle ire di alcuno ;)

 

Scherzo.

 

Anche io ho un bambino piccolo (tre anni e qualche mese), quindi capisco :) Le mie perplessità non derivavano dalle reazioni della bambina. Mi chiedevo invece se davvero sarebbe stato possibile che il filo non venisse trovato da nessuno, che il dolce non fosse preso da qualcun altro... Come dici tu, è possibile, in una situazione particolare, e lo psicopatico sa tutto della vittima, quindi va bene. Poi la "pesca al bambino" è una trovata così folle che vale la pena di sacrificarci un po' di verosimiglianza, secondo me. La telefonata su Disneyland... Alla fine è una buona notizia, quindi non so se avrebbe distratto la madre così tanto. Certo, se avesse chiamato dicendo che il marito ha appena fatto un incidente ed è in fin di vita in ospedale... Magari sarebbe stato più efficace.

 

In ogni caso, scrivi bene, complimenti!

 

Un appunto, però: lo psicopatico pare un po' un "archetipo di psicopatico", qualche caratteristica "inaspettata" sarebbe la benvenuta (non solo ordine e pulizia): che so, per farti un esempio scemo, un amore per le melanzane. Una cosa del genere me lo farebbe sentire più vero, e quindi terrificante.

 

Alla prossima :)

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"fuorviante" ... 😝 Niente questa sera con questo cellulare non mi riesce di fare mezza cosa decente.

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@gmela

Mi devo sbrigare allora a commentare qualcosa. 😜

Prometto di non farti attendere troppo. 

Non garantisco però per i sogni post lettura. 

Grazie ancora per i complimenti. Credo alla fine che sia proprio l'inverosimile a rendere le storie più interessanti. Hai ragione sullo psicopatico avrei dovuto studiare un particolare per renderlo unico. Ma ho avuto poco tempo, il racconto è stato scritto in due ore (non amo studiare troppo le storie, lascio che sia l'istinto a guidarmi, vado dove mi portano le parole) ma hai assolutamente ragione e farò tesoro dei tuoi consigli. Il prossimo psicopatico sarà super originale. Promesso.

Buoni incubi allora. A presto.

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Ciao!

 

Mi associo al pensiero di @gmela sulla tua capacità di scrittura, che trovo notevole. Complimenti!

Come dissi a lui in un recentissimo passato, già questo rende ciò che si racconta piacevole a prescindere. ;)

 

E come lui, anch'io pensavo che il tuo racconto avrebbe trattato tutt'altro, anziché un episodio che riporta inevitabilmente all'horror o, se non altro, ad un giallo.

 

Ci sono immagini crude, come quella del calcio alla testa della bambina, ma se si vuole dare un'impronta proprio di quei generi, è forse giusto che sia così.

 

Come detto, scrivi molto bene, quindi difficile farti particolari appunti. Provo a segnalartene uno:

 

Il ‎04‎/‎11‎/‎2018 alle 22:48, Amara ha detto:

impiastrato sui fili d’oro ora cremisi

Al posto di "ora", scriverei "adesso", per evitare che due parole quasi uguali si ripetano ad una distanza così ravvicinata.

 

Il ‎04‎/‎11‎/‎2018 alle 22:48, Amara ha detto:

Ne saggia mentalmente la grandezza, poi con lentezza si avvia verso il seminterrato

"Grandezza" e "lentezza", vicine, possono far sembrare lo scritto come una poesia. Non che sia un errore, ma te lo faccio semplicemente notare.

 

Brava!

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@Mauro86

Grazie. Soprattutto per i tuoi preziosi consigli. È verissimo, tendo a essere "poetica" anche nel descrivere scene che con la poesia hanno pochissimo in comune. Diciamo che è un po'il mio marchio di fabbrica. Ma ora che me lo hai fatto notare, farò sicuramente più attenzione in futuro.

Davvero, grazie. Sono contenta ti sia piaciuto il mio racconto. 

A presto.

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@Amara, mi viene fatta la stessa "accusa", tranquilla. :) Comunque io non ho mai detto che essere "poetica" nel descrivere certe scene sia sbagliato, ho semplicemente attenzionato un punto specifico. ;)

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@Mauro86 tranquillo, ho apprezzato veramente il tuo commento. Sono qui per imparare e sono i commenti come i tuoi che aiutano a crescere. Inoltre in questo modo, riesco a capire qual è la percezione che hanno le persone, leggendo ciò che scrivo. 

(y)

 

 

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Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

Solo la luce spettrale della luna piena, entra ad illuminare la stanza.

Non ci va la virgola tra soggetto e predicato

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

Fuori, oltre il vialetto pieno di foglie scure, una via sterrata si snoda per chilometri: prima di immettersi in una strada asfaltata poco battuta, costeggiata da una fitta foresta, che si estende per ettari in un intrico di rami e rovi.

Questa frase credo che abbia qualcosa che non va... La sistemerei in uno dei due seguenti modi:

Cambiando i due punti con una virgola

Fuori, oltre il vialetto pieno di foglie scure, una via sterrata si snoda per chilometri, prima di immettersi in una strada asfaltata poco battuta, costeggiata da una fitta foresta, che si estende per ettari in un intrico di rami e rovi.

Cambiando "prima di immettersi" con "poi si immette":

Fuori, oltre il vialetto pieno di foglie scure, una via sterrata si snoda per chilometri: poi si immette in una strada asfaltata poco battuta, costeggiata da una fitta foresta, che si estende per ettari in un intrico di rami e rovi.

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

Guarda con aria assonnata, oltre la finestra immacolata

Credo che non ci vada, la virgola

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

Ogni cosa deve essere pulita,ogni cosa deve essere perfetta.

Ci vuole lo spazio dopo la virgola

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

non é

"Non è" (idem successivamente)

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

mentre con l’altra, aveva azionato il tasto per la chiamata del cellulare.

Non ci va la virgola

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

La mamma di Gaia, aveva allungato le mani

Idem

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

Gaia ormai dietro alla fitta siepe,

Ci vuole la virgola dopo "Gaia"

Il 4/11/2018 alle 22:48, Amara ha detto:

La sequenza delle immagini evocate, gli fa percorrere da un brivido la schiena nuda.

Qui niente virgola

 

Sono un perfezionista xD 

Modo curioso di segnare graficamente i dialoghi; mi piace!

Questo terzo di racconto mi è piaciuto molto (devo ancora leggere gli altri due), elabori in modo molto originale l'idea, dando un interessante punto di vista da parte dell'assassino. Sono stupito dal fatto che sei riuscita  a coniugare splatter e horror psicologico così bene assieme, complimenti^^ La violenza non è molto gratuita, e questo mi fa apprezzare un po' meno il messaggio (che i pedofili sono cattivi lo sappiamo).

Il personaggio è molto interessante, sono curioso di leggere il seguito ora^^

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