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Somniator

Griswold Edwards - Lo spettro di Casa Young - Capitolo IV

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Un rintocco lugubre, vibrato da un orologio a pendolo, ci avvertì dello scoccare della mezzanotte. La casa era ormai completamente avvolta dalle tenebre e non mi dava più solo un vago senso di decomposizione. Sembrava di essere nella vecchia casa di un qualche principe medievale, abbandonata da tempo e dimenticata dai vivi e da Dio. Le forme sinuose degli arredamenti mi parvero non più eccentriche, ma grottesche: l’oro sembrava il bianco delle ossa, il rosso accesso delle tende ricordava il sangue e i marmi riflettevano i raggi lunari come specchi. Mi chiesi se era la stessa villa dove avevo appena cenato.
Sentì l’inquietudine pervadere il mio animo, ma la voce profonda e perentoria del mio mentore mi riscosse.
«Muoviamoci, signor Kennedy. La caccia ha inizio»
«Da dove cominciamo, professore?» chiesi, mentre sollevavo la mia lampada.
«Mmm» rimuginò il professore, strofinandosi la barba con fare assorto.
«Direi di cominciare dal lato est del piano terra. La maggior parte degli avvistamenti sono stati fatti lì, quindi è probabile che lo spettro preferisca aggirarsi da quelle parti. Sorveglierò io quella zona»
«Ed io, professore?»
«Tu, mio caro ragazzo, coprirai il resto del piano. Poiché tutti gli avvistamenti sono stati fatti qui, c’è da credere che l’apparizione eviti di mostrarsi al piano superiore o al dì fuori dell’edificio. In ogni caso, non dimenticare mai la prima regola: non cedere alla paura. Se vedi lo spettro, non urlare e non fare gesti bruschi; se avrai fortuna, non si avvedrà della tua presenza e potrai verificare, con cautela e precisione, se sia veramente ciò che sembra. Nel caso invece ti dovesse notare, sappiamo per certo che una volta che ti farai prendere dal panico, fuggirà. Questo non deve succedere! Dobbiamo accertarci della veridicità dei sospetti del signor Young questa sera stessa»
«Molto bene, professore»
Il professore stofinò gli occhiali sulla sua veste, afferrò l’altra lampada e si avviò verso la zona est.
«Professore» esclamai, prima che si allontanasse troppo.
«Per Diana, signor Kennedy! Che cosa le ho appena detto, riguardo al non farsi notare dallo spettro?» rispose il mio mentore, con voce tutt’altro che discreta.
«Chiedo scusa, ma... se dovessi avvistare lo spettro, come dovrei fare per chiamarla?»
«Non lo farà» disse paco il professore «oramai ha quasi le competenze di un vero demonologo. Se perfino il Ghost Club è capace di riconoscere un fantasma da un gioco di luci da quattro soldi, sono sicuro che lei riuscirà a fare altrettanto, se non di meglio»
«Ma, professo...»
Il professore si avviò verso l’ala est, ignorandomi. Solo e intimorito, mi avviai dalla parte opposta.


Camminavo nella semioscurità, illuminando il mio cammino con una lampada ad olio. Mentre mi assicuravo che la fiamma fosse abbastanza bassa da non essere notabile da uno spettro, mi venne in mente un ricordo di qualche anno fa.
Il professor Edwards aveva portato i pochi studenti della nostra classe - quelli che non avevano mollato - davanti ad una casa inabitata, poco fuori Oxford. A quanto pareva, l’edificio era stato abbandonato settant’anni prima, chiuso al pubblico poiché ancora proprietà privata. Inutile è forse dire che quell’esercitazione richiedeva quindi...


«Un’effrazione!» disse Matthew Jenkins.
«Sì, signor Jenkins. Entrare in questa casa è un reato, ed è infatti stato per un po’ di  tempo uno svago dei monelli di strada il cercare di intrufolarvisi e dormirvi per una notte, a fronte di provare il proprio coraggio»
«Immagino che l’unico motivo per cui la trovavano una sfida non fosse il fatto che la polizia li avrebbe sbattuti fuori, giusto?» chiesi.
«Certo che no. I più… “fortunati” venivano scoperti dai poliziotti in poche ore. Sembra infatti che i superiori degli stessi gli dessero direttamente l’ordine di andare a prendere i ragazzi, stati informati da qualcuno. Ma come potete vedere...»
Il professore alzò le braccia e fece una piroetta, in modo da indicarci il circondario.
«... qui non vi è anima viva. Nessuno ha mai capito chi desse questa informazione alla polizia»
«E cosa succedeva ai meno fortunati?» chiese Martin Knox.
Il professore sorrise, compiaciuto dalla nostra curiosità: «Loro sono rimasti più a lungo... abbastanza da assistere ad episodi strani e inusuali. Alcuni avevano la sensazione, a volte confermata dai loro stessi occhi, di quadri le cui pupille seguivano i loro movimenti. Altri giurano che le loro immagini negli specchi restavano ottusamente ferme a fissarli, anche quando i ragazzi saltavano o si muovevano. In due casi videro, ad aspettarli alla fine di un corridoio, ciò che i tedeschi chiamano Doppelgänger»
«Ma, professore...» iniziò Edward Wood «I doppelganger sono solo il risultato di allucinazioni ed isteria, non è possibile che dei ragazzi abbiano visto i fantasmi di se stessi»
«Ed è per questo che non possiamo fare affidamento sulle loro testimonianze. Quindi, manderò voi ad osservare questi fenomeni. Resterete qui tutta la notte, a raccogliere dati»
«E la polizia? Se venissimo arrestati, ci espellerebbero!» esclamò Jenkins.
«I poliziotti non saranno un  problema, me ne occuperò io»
Il professore estese quindi la mano verso la carrozza.
«Chi di voi non se la sente, è libero di tornare con me ad Oxford. Sappiate però, che non partecipare a questo esame pratico equivarrà all’immediata bocciatura in questo corso»
Esplosero subito le proteste dei miei colleghi, scioccati da una dichiarazione tanto drastica. C’era chi volle ricordargli quanto i loro genitori pagassero in retta e donazioni, altri minacciarono che sarebbero ricorsi agli avvocati se li avesse costretti a partecipare ad un atto illegale.
A nulla valsero le loro lamentele dinanzi alla stoicità del professore.
«La demonologia è una branca della scienza che mal si adatta a chi ama restare dietro una scrivania, al sicuro dai rischi e pericoli della vita» ci disse deciso «Le creature che affronterete saranno per la maggior parte delle semplici seccature per i vostri assistiti, ma alcuni spettri saranno violenti e potenzialmente letali. Ve lo dissi il primo giorno del mio corso, ve lo ripeto ancora: le mie lezioni sono per pochi eletti. Sta a voi capire se siate fra di essi, o no»

Restammo solo in quattro: io, Edward Wood, Jacob Maudsley e Andrew Kerfoot. Gli altri salirono sulla carrozza, rifiutandosi di guardarci in faccia. Jenkins non si degnò neanche di salutarci, mentre si sedeva schiumante di rabbia al fianco del professor Edwards.
«Buona fortuna, signori. Tornerò a prendervi all’alba… se sarete ancora qui.» ci disse il nostro insegnante, sorridendoci mentre chiudeva la porta del veicolo.
La carrozza si avviò giù per il sentiero, lasciandoci davanti a quella vecchia casupola fatisciente. Mi chiedo se fossi l’unico, allora, ad essere eccitato al pensiero della notte che

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@SomniatorMi è piaciuto molto, come sempre, anche se, onestamente, ho trovato che il flashback spezzasse l'azione in un punto un po' inopportuno. Il personaggio cammina nella semioscurità cercando spettri, il lettore è pronto, e... E poi parte un lunghissimo flashback.

 

L'avrei messo prima della mezzanotte, in un periodo in cui la storia era calma. Vedremo il prossimo pezzo, possibile che avessi i tuoi motivi per fare così, ma fossi in te ci penserei bene, alla collocazione del flashback...

 

Alla prossima :)

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