Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

queffe

[H2018 - Fuori concorso] La casa sul lago

Post raccomandati

Commento

Tema: la casa infestata

Boa: devono morire almeno tre personaggi

(7920 caratteri)

 

La casa sul lago

 

I tre ragazzi arrivarono alla casa sul lago quando il sole stava per tramontare. Era un bed & breakfast poco conosciuto, mal indicato dai cartelli stradali e non recensito sui siti specializzati. Tuttavia era in una posizione splendida, sulla riva più distante dalla strada che portava al centro abitato. La zona era isolata e dall’esterno la casa, in legno e su due piani, si presentava molto ben tenuta. Il giardino era curato e contrastava con la selvaggia boscaglia che circondava la proprietà.

Avevano fatto molta strada con i loro pesanti zaini sulle spalle. Si scambiaroo un’occhiata d’intesa, senza parlare.

Da una delle due grandi finestre del pianterreno una figura di uomo osservava.

I tre se ne accorsero e si fermarono un attimo. La figura, per quanto poteva distinguersi da fuori, non sembrava guardare loro, bensì era rivolta al lago e la cosa fu ancor più evidente quando i tre furono ormai prossimi alla porta d’ingresso.

L’uomo alla finestra continuava a guardare il lago, senza degnare i tre in arrivo di alcuna attenzione.

 

Entrarono. il primo dei tre si volse alla porta della sala di sinistra, quella alla cui finestra l’uomo osservava il lago, si schiarì la voce e disse: «È permesso?»

Nessuno rispose.

I tre avanzarono in silenzio nel grande ingresso. Una scala di fronte a loro portava al piano superiore. A destra, oltre un’ampia porta ad arco, una sala da pranzo. A sinistra, oltre un’arco simmetrico rispetto a quello di destra, un salone. In silenzio, i ragazzi si portarono sulla soglia. La grande porta consentiva loro di stare affiancati.

L’uomo era ancora alla finestra. Era elegantemente vestito con un completo in tweed, le mani dietro la schiena con la mano sinistra a stingere il polso destro. Senza muoversi disse: «Benvenuti, vi stavo aspettando. La camera verde e quella azzurra sono occupate. La camera rosa ha solo due letti, se intendete alloggiare tutti in una sola camera, prendete quella gialla».

L’unico dei tre ragazzi che aveva parlato fino a quel momento disse: «Noi siamo venuti per…»

«Non siete tenuti a dirmi cosa siete venuti a cercare», rispose l’uomo in tweed, «la mia ospitalità nei vostri confonti è totale. La casa ora è vostra».

I tre ragazzi, in silenzio, ancora con i loro zaini in spalla, presero le scale e, giunti al piano superiore, entrarono nella camera con la porta gialla.

 

Nella camera verde un uomo di mezz’età che aveva da poco fatto la doccia, ancora in accappatoio stava sistemando il proprio abbigliamento da trekking usato durante il giorno.

«E domani, cara, pensavo di portare i ragazzi a fare un giro in canoa. Potremmo andare a piedi fino alla riva opposta, noleggiarne due e tornare qui tagliando il lago. Non ho fatto la proposta oggi perché volevo fosse una sorpresa».

Dal bagno la moglie rispose che era un’ottima idea, ma di non urlarlo perché i ragazzi, nella stanza a fianco, potevano sentire.

 

Nella camera azzurra un ragazzino biondo navigava su internet con il proprio telefonino.

«Ehi,» disse al fratello, «qui dicono che sulla riva est del lago Baskahegan c’è una casa dove hanno girato una puntata di Ghost Hunter!»

«Non ci sono altre case oltre questa, in zona» rispose l’altro, di poco più grande del primo.

«Appunto!» replicò il primo sorridendo eccitato.

 

Nella notte l’uomo di mezz’età si svegliò di soprassalto. Aveva avuto un incubo: era certo di aver sentito sussurrare, di fianco a sé, il proprio nome.

Sudato, nella penombra, vide la moglie giacere immobile. Si voltò verso la direzione da cui aveva sentito la voce e gli parve di vedere… No, ma che sciocchezze! Si asciugò la fronte e respirando profondamente cercò razionalizzare concetrandosi verso quel punto della stanza.

«Fred», sentì sussurrare nella penombra, questa volta distintamente.

Il primo istinto fu quello di svegliare la moglie, cercando il suo aiuto. Era una donna forte, fedele e pratica. Lo aveva assistito nei momenti difficili seguiti all’incidente. Sapeva tutto ciò che era capitato e lo aveva sempre sostenuto.

«Non farlo, a lei penserai dopo,» disse la voce. «Parliamo prima dei tuoi figli».

«Lascia stare i miei figli», avrebbe voluto urlare, ma la voce gli uscì come un rantolo.

L’uomo attese una replica, ma non udì più alcuna voce. Cercò nel buio e non vide nulla, allora si decise ad accendere la luce sul comodino.

La sedia a dondolo di fronte al letto oscillava. La porta della camera, che la sera prima lui stesso aveva chiuso a chiave, era spalancata.

Dal corridoio un tenue rumore di passi che facevano scricchiolare il legno del pavimento lo paralizzò.

Potè udire chiaramente una porta aprirsi, richiudersi e poi rumori soffocati provenire da una delle camere. Non capiva se quella dei figli, oppure (lo sperò con tutto sé stesso) da quella occupata da tre giovani escursionisti, arrivati la sera prima.

I rumori continuarono: pareva una lenta colluttazione, ma non si udivano voci, lamenti o grida di aiuto. Solo uno strano susseguirsi di movimenti e di colpi attutiti. Ora l’uomo si rese conto di essere completamente paralizzato. Con una sforzo sovraumano tentò di alzarsi dal letto, ma vi ricadde rotolando verso il centro. Fu allora che vide la moglie: bocca aperta e occhi spalancati verso il soffitto in uno sguardo vuoto, aveva un rivolo di saliva verdastra che scendeva dalla bocca lungo la guancia.

I minuiti passarono lenti, i rumori provenienti dall’altra camera si attentuarono per poi cessare del tutto. L’uomo ansimava, un forte dolore al petto rendeva la sua paralisi ancor più atroce. Ad un certo punto sperò che il male si facesse ancora più intenso affinché distogliesse la sua attenzione dal silenzio in cui era piombata la casa.

Riuscì a rendersi conto che la moglie non respirava, solo il battito aritmico del proprio cuore scandiva il tempo e testimoniava che questo non si era fermato.

Desiderò di morire, pensò di avere un infarto e pregò perché tutto ciò che sentiva al di fuori di sé fosse un incubo dovuto alla vita che lo abbandonava. Fra poco la moglie si sarebbe svegliata e probabilmente lo avrebbe trovato esanime, esattamente come ora lui aveva creduto di vedere lei.

Ma, improvvisamente, qualcosa si sbloccò in lui. E lui scoprì che, nonostante il dolore non fosse cessato, poteva muoversi.

«Fred», la voce lo chiamò ancora e una forza che lui non poteva controllare lo trasse dal letto. Non guardò neppure la moglie, uscì dalla camera scalzo e si avviò nel buio del corridoio. Là tre ombre lo attendevano. «Noi siamo già morti, come del resto hai sperato poco fa. Và dai tuoi figli, ti è concesso di vederli mentre esalano l’ultimo respiro…»

L’uomo entrò nella camera e accese la luce. Folle di terrore vide Mark rantolante con il collo innaturalmente piegato e, accanto a lui, David, cianotico e in preda a terribili spasmi con un asciugamano stretto alla gola.

«… ciò che non fu concesso ai nostri genitori!» urlò terribilmente la voce da presso all’uomo.

Che solo in quel momento capì.

I tre ragazzi che aveva investito! Lui era ubriaco, ma un errore formale nella procedura di verifica del suo stato gli aveva consentito di venire assolto.

Negli anni si era convinto che il suo avvocato avesse davvero invalidato una prova falsa e ingiusta. Gli era rimasto un grave shock da superare, ma la certezza di non avere colpa in quella disgrazia lo aveva completamente posseduto.

Ora potè solo rivedere la scena dell’incidente, e riconoscere i piumini e gli zaini dei tre ragazzi che il giorno prima aveva visto salire le scale ed entrare in silenzio nella camera gialla.

Poi qualcosa gli afferrò il collo da dietro, la vista gli si fece offuscata e fu il nulla.

 

Il mattino dopo, in silenzio, i tre ragazzi con i loro zaini in spalla lasciarono la casa sul lago.

Non richiusero la porta dietro le proprie spalle, anche perché i cardini erano inchiodati dalla ruggine e il legno era marcio.

Dalla finestra del salone, dietro ai vetri rotti, un uomo in tweed guardava il lago. Indugiò ancora un attimo, poi scomparve, come fosse fatto di nebbia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Faccio una premessa doverosa, @queffe: la mia cultura dell'horror rasenta l'ignoranza.

Questo però è un vantaggio per lo scrittore horror, perché un lettore non smaliziato in teoria ha la tendenza a farsela nelle mutande per espedienti che altri troverebbero banali. In genere mi è capitato le rarissime volte in cui mi sono imbattuto in un film horror. Ricordo che le risate dei miei amici si dividevano fra le scene effettive del film, che avrebbero dovuto fare paura, e lo spettacolo che offriva la mia, di paura.

Bene, questo l'ho dovuto dire perché nel leggere il tuo racconto un di senso di inquietudine l'ho provato. Saranno le poche pennellate con cui descrivi l'ambiente, sarà la chiave di lettura finale, eppure nel suo rispettare i canoni riesce nell'intento. Lo stile, in generale compatto e diretto, non carica il pathos e delega la funzione a ciò che racconta. Ho notato però una cura altalenante, specie nella prima parte.

La casa infestata e le morti dei poveri ospiti si scoprono senza grandi "telefonate", e questo è il pregio; l'altro lato della medaglia è un finale sintetico che viaggia sull'orlo dello sbrigativo. Non il finale finale, che mi è piaciuto parecchio. Mi riferisco alla spiegazione dell'incidente e del cavillo burocratico, forse un espediente troppo macchinoso per essere liquidato in poche righe.

Se posso permettermi un suggerimento, ti propongo di lasciarlo perdere. Rimane che il nostro Fred ha ucciso i tre ragazzi in un incidente, va bene. Poi basta. In fondo è sufficiente per giustificare tutti gli avvenimenti. Il resto lo lascerei nel non detto, nella nebbia in cui si dissipa l'osservatore in tweed.

Ti sottopongo alcune note specifiche sul testo, molte delle quali sono dovute a disattenzioni.

 

2 ore fa, queffe ha detto:

Si scambiaroo un’occhiata d’intesa, senza parlare.

Ocho.

 

2 ore fa, queffe ha detto:

La figura, per quanto poteva distinguersi da fuori, non sembrava guardare loro, bensì era rivolta al lago e la cosa fu ancor più evidente quando i tre furono ormai prossimi alla porta d’ingresso.

L’uomo alla finestra continuava a guardare il lago, senza degnare i tre in arrivo di alcuna attenzione.

 

Entrarono. il primo dei tre si volse alla porta della sala di sinistra, quella alla cui finestra l’uomo osservava il lago, si schiarì la voce e disse: «È permesso?»

Trovo che tu abbia stressato il concetto più del dovuto, in così poco spazio.

 

2 ore fa, queffe ha detto:

Entrarono. il primo

Ocho 2.

 

2 ore fa, queffe ha detto:

oltre un’arco simmetrico

Ocho 3.

 

2 ore fa, queffe ha detto:

I tre avanzarono in silenzio nel grande ingresso. Una scala di fronte a loro portava al piano superiore. A destra, oltre un’ampia porta ad arco, una sala da pranzo. A sinistra, oltre un’arco simmetrico rispetto a quello di destra, un salone. In silenzio, i ragazzi si portarono sulla soglia. La grande porta consentiva loro di stare affiancati.

Le dimensioni contano, ma mi sembra superfluo insisterci così tanto. :D 

 

2 ore fa, queffe ha detto:

le mani dietro la schiena con la mano sinistra a stingere il polso destro.

Cancellerei: non serve specificare.

 

2 ore fa, queffe ha detto:

Il primo istinto fu quello di svegliare la moglie, cercando il suo aiuto. Era una donna forte, fedele e pratica. Lo aveva assistito nei momenti difficili seguiti all’incidente. Sapeva tutto ciò che era capitato e lo aveva sempre sostenuto.

In genere non amo le descrizioni così sbrigative e confezionate. Molto meglio lasciare la descrizione alle due frasi successive, che attraverso quei cenni del comportamento inquadrano bene la donna.

 

2 ore fa, queffe ha detto:

Fra poco la moglie si sarebbe svegliata

Ora, questo rientra fra i dubbi che ho sempre avuto. L'uso di "fra poco" lo intendo possibile nel momento presente, non nel passato. In occasioni del genere avrei optato per un "di lì a poco" o surrogati. Ma prendila per un'osservazione che contiene una domanda. Di sicuro ne sai molto più di me. :) 

 

Mi ha fatto piacere leggere di nuovo un tuo racconto dopo quasi un anno. Le ultime volte risalgono al tour de force natalizio dello scorso anno, in cui ero un pivello appena giunto tra voi e che ha imparato molto dai tuoi preziosi commenti.

Modificato da AdStr

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@AdStr grazie delle note, puntuali e ineccepibili, direi.

Un racconto scritto di fretta, con una sola rilettura (cosa che si nota dei numerosi errori e refusi).

Non voglio giustificarmi, ma ho dedicato (e ci mancherebbe!) molta più attenzione ai racconti in concorso che a questo. Capisco che possa essere considerata scarsa considerazione nei confronti dei lettori (che lecitamente potrebbero obiettare: «queffe, caro: se non hai tempo di scrivere e auto-editare decentemente, non pubblicare» :asd:) ma dopo un quasi un anno (lo hai ben notato!) mi era ripresa la voglia di scrivere e l'ho assecondata senza troppo pudore (inutile, per altro, qui in Officina, grazie all'aiuto dei lettori-commentatori).

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Letto.

 

I tre ragazzi arrivarono alla casa sul lago quando il sole stava per tramontare. Era un bed & breakfast poco conosciuto, mal indicato dai cartelli stradali e non recensito sui siti specializzati. Tuttavia era in una posizione splendida, sulla riva più distante dalla strada che portava al centro abitato. La zona era isolata e dall’esterno la casa, in legno e su due piani, si presentava molto ben tenuta. Il giardino era curato e contrastava con la selvaggia boscaglia che circondava la proprietà.

Avevano fatto molta strada con i loro pesanti zaini sulle spalle. Si scambiarono un’occhiata d’intesa, senza parlare.

Da una delle due grandi finestre del pianterreno una figura di uomo osservava.

I tre se ne accorsero e si fermarono un attimo. La figura, per quanto poteva distinguersi da fuori, non sembrava guardare loro, bensì era rivolta al lago e la cosa fu ancor più evidente quando i tre furono ormai prossimi alla porta d’ingresso.

L’uomo alla finestra continuava a guardare il lago, senza degnare i tre ragazzi in arrivo di alcuna attenzione.

 

1) Ho tagliato la prima parte perché già il titolo introduce il contesto. Ero indeciso se consigliarti di togliere "I tre ragazzi arrivarono... ecc" e iniziare con l'uomo che osservava dalla finestra. 

 

Entrarono. il primo dei tre si volse alla porta della sala di sinistra, quella alla cui finestra l’uomo osservava il lago, si schiarì la voce e disse: «È permesso?»

Nessuno rispose.

I tre avanzarono in silenzio nel grande ingresso. Di fronte a loro, una scala a chiocciola fronte a loro portava al piano superiore. A destra, oltre un’ampia porta ad arco, una sala da pranzo. A sinistra, oltre un’arco simmetrico rispetto a quello di destra, un salone. In silenzio, i ragazzi si portarono sulla soglia. Il portone La grande porta consentiva loro di stare affiancati.

L’uomo era ancora alla finestra. Era elegantemente vestito con un completo in tweed, le mani dietro la schiena con la mano sinistra a stingere il polso destro. Senza muoversi disse: «Benvenuti, vi stavo aspettando. La camera verde e quella azzurra sono occupate. La camera rosa ha solo due letti, se intendete alloggiare tutti in una sola camera, prendete quella gialla».

L’unico dei tre ragazzi che aveva parlato fino a quel momento disse: «Noi siamo venuti per…»

«Non siete tenuti a dirmi cosa siete venuti a cercare», rispose l’uomo in tweed, «la mia ospitalità nei vostri confonti è totale. La casa ora è vostra».

I tre ragazzi, in silenzio, ancora con i loro zaini in spalla, presero le scale e, giunti al piano superiore, entrarono nella camera con la porta gialla.

 

1) "Oltre un arco simmetrico rispetto a quello di destra" è pesantino.

 

Nella camera verde un uomo di mezz’età che aveva da poco fatto la doccia, ancora in accappatoio stava sistemando il proprio abbigliamento da trekking usato durante il giorno.

«E domani, cara, pensavo di portare i ragazzi a fare un giro in canoa. Potremmo andare a piedi fino alla riva opposta, noleggiarne due e tornare qui tagliando il lago. Non ho fatto la proposta oggi perché volevo fosse una sorpresa».

Dal bagno la moglie rispose che era un’ottima idea, ma di non urlarlo perché i ragazzi, nella stanza a fianco, potevano sentire.

 

*

Nella camera azzurra un ragazzino biondo navigava su internet con il proprio telefonino.

«Ehi,» disse al fratello, «qui dicono che sulla riva est del lago Baskahegan c’è una casa dove hanno girato una puntata di Ghost Hunter!»

«Non ci sono altre case oltre questa, in zona» rispose l’altro, di poco più grande del primo.

«Appunto!» replicò il primo sorridendo eccitato.

 

*

 

Nella notte l’uomo di mezz’età si svegliò di soprassalto. Aveva avuto un incubo: era certo di aver sentito sussurrare, di fianco a sé, il proprio nome.

Sudato, nella penombra, vide la moglie giacere immobile. Si voltò verso la direzione da cui aveva sentito la voce e gli parve di vedere… No, ma che sciocchezze! Si asciugò la fronte e respirando profondamente cercò razionalizzare concetrandosi verso quel punto della stanza.

«Fred», sentì sussurrare nella penombra, questa volta distintamente.

Il primo istinto fu quello di svegliare la moglie, cercando il suo aiuto. Era una donna forte, fedele e pratica. Lo aveva assistito nei momenti difficili seguiti all’incidente. Sapeva tutto ciò che era capitato e lo aveva sempre sostenuto.

«Non farlo, a lei penserai dopo,» disse la voce. «Parliamo prima dei tuoi figli».

«Lascia stare i miei figli», avrebbe voluto urlare, ma la voce gli uscì come un rantolo.

L’uomo attese una replica, ma non udì più alcuna voce. Cercò nel buio e non vide nulla, allora si decise ad accendere la luce sul comodino.

La sedia a dondolo di fronte al letto oscillava. La porta della camera, che la sera prima lui stesso aveva chiuso a chiave, era spalancata.

Dal corridoio un tenue rumore di passi che facevano scricchiolare il legno del pavimento lo paralizzò.

Udì Potè udire chiaramente una porta aprirsi, richiudersi e poi rumori soffocati provenire da una delle camere. Non capiva se quella dei figli, oppure (lo sperò con tutto sé stesso) da quella occupata da tre giovani escursionisti, arrivati la sera prima.

 

*

 

1) Chuck Palahniuk consiglia di eliminare i verbi di percezione: quindi non "Udì una porta aprirsi", ma "una porta si aprì", oppure non "Vide una donna col tubino sul motorino che gli faceva ciao", ma "Una donna col tubino sul motorino gli faceva ciao". 

Gusti.

 

I rumori continuarono: pareva una lenta colluttazione, ma non si udivano voci, lamenti o grida di aiuto. Solo uno strano susseguirsi di movimenti e di colpi attutiti. Ora l’uomo si rese conto di essere completamente paralizzato. Con una sforzo sovraumano tentò di alzarsi dal letto, ma vi ricadde rotolando verso il centro. Fu allora che vide la moglie: bocca aperta e occhi spalancati verso il soffitto in uno sguardo vuoto, aveva un rivolo di saliva verdastra che  le scendeva dalla bocca lungo la guancia.

I minuiti passarono lenti, i rumori provenienti dall’altra camera si attentuarono per poi cessare del tutto. L’uomo ansimava, un forte dolore al petto rendeva la sua paralisi ancor più atroce. Ad un certo punto sperò che il male si facesse ancora più intenso affinché distogliesse la sua attenzione dal silenzio in cui era piombata la casa.

Riuscì a rendersi conto che la moglie non respirava, solo il battito aritmico del proprio cuore scandiva il tempo e testimoniava che questo non si era fermato.

Desiderò di morire, pensò di avere un infarto e pregò perché tutto ciò che sentiva al di fuori di sé fosse un incubo dovuto alla vita che lo abbandonava. Fra poco la moglie si sarebbe svegliata e probabilmente lo avrebbe trovato esanime, esattamente come ora lui aveva creduto di vedere lei.

Ma, improvvisamente, qualcosa si sbloccò in lui. E lui scoprì che, nonostante il dolore non fosse cessato, poteva muoversi.

«Fred», la voce lo chiamò ancora e una forza che lui non poteva controllare lo trasse dal letto. Non guardò neppure la moglie, uscì dalla camera scalzo e si avviò nel buio del corridoio. Là tre ombre lo attendevano. «Noi siamo già morti, come del resto hai sperato poco fa. Và dai tuoi figli, ti è concesso di vederli mentre esalano l’ultimo respiro…»

L’uomo entrò nella camera e accese la luce. Folle di terrore vide Mark rantolante con il collo innaturalmente piegato e, accanto a lui, David, cianotico e in preda a terribili spasmi con un asciugamano stretto alla gola.

«… ciò che non fu concesso ai nostri genitori!» urlò terribilmente la voce da presso all’uomo.

Che solo in quel momento capì.

 

1) "I rumori continuarono": di che tipo? Tonfi? Oggetti che cadono? 

 

I tre ragazzi che aveva investito! Lui era ubriaco, ma un errore formale nella procedura di verifica del suo stato gli aveva consentito di venire assolto.

Negli anni si era convinto che il suo avvocato avesse davvero invalidato una prova falsa e ingiusta. Gli era rimasto un grave shock da superare, ma la certezza di non avere colpa in quella disgrazia lo aveva completamente posseduto.

Ora poté solo rivedere la scena dell’incidente, e riconoscere i piumini e gli zaini dei tre ragazzi che il giorno prima aveva visto salire le scale ed entrare in silenzio nella camera gialla.

Poi qualcosa gli afferrò il collo da dietro, la vista gli si fece offuscata e fu il nulla.

 

Il mattino dopo, in silenzio, i tre ragazzi con i loro zaini in spalla lasciarono la casa sul lago.

Non richiusero la porta dietro le proprie spalle, anche perché i cardini erano inchiodati dalla ruggine e il legno era marcio.

Dalla finestra del salone, dietro ai vetri rotti, un uomo in tweed guardava il lago. Indugiò ancora un attimo, poi scomparve, come fosse fatto di nebbia.

 

 

Inizialmente ho pensato alla classica storia horror: degli sbarbatelli vanno ad alloggiare in una casa sperduta. Il padrone di casa è strano. E poi, massacro. E invece... si è ribaltato tutto: il possibile mostro, l'uomo in tweed, è solo uno spettatore; i tre ragazzi prima vittime e poi carnefici; l'uomo di mezza età, da vittima sacrificale... vittima sacrificale, però prima è stato un carnefice.

Bello.

 

Alla prossima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Rewind mi sento un po' come Carver nelle grinfie di Lish :asd: ma, per come la vedo (e predico spesso), penso tu abbia ragione.

So bene cosa dice Palahniuk, ma sono un pessimo... "allievo".

Per il momento ti ringrazio per la lettura e per i consigli, che valuterò con molta attenzione.

 

1 ora fa, Rewind ha detto:

Inizialmente ho pensato alla classica storia horror: degli sbarbatelli vanno ad alloggiare in una casa sperduta. Il padrone di casa è strano. E poi, massacro. E invece... si è ribaltato tutto: il possibile mostro, l'uomo in tweed, è solo uno spettatore; i tre ragazzi prima vittime e poi carnefici; l'uomo di mezza età, da vittima sacrificale... vittima sacrificale, però prima è stato un carnefice.

Riguardo questo, la sorpresa, il ribaltamento rispetto a una storia che si preannuncia abbastanza prevedibile, era la cosa che più mi premeva. Se devessi constatare che funziona, mettere mano al racconto migliorandone forma e stile secondo i vostri consigli sarà un gioco da ragazzi!

:)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Parto da quello che non mi convince (con te posso permettermelo, so che non piangerai: non verrò accusato di maltrattamento di palindromi. E poi... posso anche usare le parentesi! Evviva!)

No, in realtà è questione di gusti. Mi spiego. Bene o male resti appeso ai cliché del genere: la sedia che dondola, la vocina, il buio, i fantasmi...

Poi ci aggiungi tutta la tua bravura e la tua sensibilità: il padre è un padre in 3D (anche se incastrato stretto stretto negli 8000 caratteri) che ragiona e soffre da padre, mica come quelle figurine sbiaditissime che in genere popolano gli horror. 

Però sì, abbiamo sempre la sedia che dondola e i passi fuori dalla porta...

Mesi fa ho visto The Conjuring, film del 2013 osannato dalla critica, un horror costruito sommando e moltiplicando tutti i cliché del genere che sono riusciti a sommare e moltiplicare (porte che cigolano, buio, esorcismi, gente che vomita sangue). 

Diciamo che mi ha fatto passare un paio d'ore e chiusa lì. 

Io cerco un orrore più lynchiano: bizzarro e disturbante. Sangue e scricchiolii non mi rovinano il sonno.

Come dicevo, sono gusti.

 

Però (e anche qui mi ripeto) tu sei troppo bravo: con quei tre o quattro cliché ci giochi come fossero mattoncini lego e ci tiri su [nome di monumento bello e grosso a caso].

 

Quindi sì, non è questo l'horror che cerco io ma il tuo racconto mi è piaciuto.

 

Buonanotte :muu:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Kuno Eh, il fatto è che a me molti di quei cliché fanno paura davvero: svegliarsi chiamati da "una voce", guardare nella penombra un punto in cui qualcosa è sembrato muoversi, accendere la luce e vedere le tende che si muovono (e la finestra è chiusa, e non può essere una corrente d'aria - solo perché non ho sedie a dondolo - ;)), sentire una "presenza" (e per un istante, un terribile e subito dopo assurdo istante avere la certezza che c'era qualcosa, proprio di fianco a noi...), la casa che ha fatto un rumore che non riconosciamo... Eh, no: Linch non è disturbante manco per niente e mi ha sempre annoiato con le sue lentissime acrobazie psicologiche. Con Linch dormo. Con Dario Argento perdo il sonno. (Non che con ciò voglia paragonare all'opera di Argento questo povero raccontino, scritto mentre guardavo una partita di calcio e contemporaneamente seguivo il contest, cosa che dalle numerose distrazioni si vede pure).

Grazie della lettura e del commento. 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@queffe eh sì, gusti opposti stavolta!

 

Che poi i film di Lynch li guardo con la velocità impostata a x2.5, in realtà :muu:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

una sforzo

Refuso

Di questo racconto mi piace la presenza dell'uomo alla finestra che identifica (nel mio immaginario) colui che presiede a coscienza e destino (perché a volte il destino viene dalla propria coscienza). I ragazzi sono già morti quindi mi pare che il "senso di colpa" dell'uomo con famiglia al seguito in fondo possa essere il vero omicida. Questo non lo hai detto affatto, e capisco da me che è solo una mia fantasia, ma la riflessione sul testo mi ha portata a questa conclusione (insomma, avrei preferito questo finale). La scrittura è chiara e non può essere fraintesa, è bella. Hai riprodotto la scena che ognuno di noi avrà di certo seguito passo passo. Diciamo che il clichè fantasmi che uccidono (rispetto a tutti gli altri che troviamo e che reputo comunque necessari al testo) è il più abbusato e quindi  da ciò la mia "delusione" . Ma scrivendo in velocità non si può concepire qualcosa di più machiavellico. Concludendo ti dico bravo, non bravissimo ma senza dubbio bravo. 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie, @Adelaide J. Pellitteri

Sul cliché più cliché di tutti hai ragione e in effetti avevo pensato anche a dei fantasmi molto più sadici ed efficaci nella loro sete di vendetta, ma non c'era spazio.

Non è detto che non lo ricavi dagli ampi consigli di taglio di  @Rewind . Oppure rendendo, questo, un racconto lungo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @queffe!

 

Il racconto mi ha sorpreso e l'ho trovato ottimo nella sua sorpresa finale di trama, che rigira in maniera inaspettata ogni più classica e basilare aspettativa posta in essere dallo stesso racconto. Buona anche l'atmosfera classica di genere. Dunque: bella idea e ottimo sviluppo. Anche l'ambientazione e  le descrizioni dei personaggi mi sono piaciute, così come ho trovato di tensione la parte più prettamente horror, della notte in cui tutto si scatena. La tensione sale bene e improvvisa, in un turbinio che concentra il tutto.

 

Ciò che invece, a mio del tutto personale parere, non mi ha eccessivamente convinto è lo stile generale della scrittura, particolarmente lento o tendente a ribadire informazioni già date. Qualche piccolo refuso... insomma tutte cose non gravi, dovute come tu stesso hai detto al poco tempo che hai avuto per dedicartici. Credo che una riguardata in generale, anche in base al tuo stesso sentire, potrebbe far scorrere il tutto egregiamente.

 

Comunque e in generale, i miei complimenti: il racconto mi è piaciuto ed è ben scritto.

 

Alcune delle annotazioni sottostanti riprendono dei punti già trattati nei precedenti commenti.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

ciuto, mal indicato dai cartelli stradali e no

Non che ci sia nulla di sbagliato in questo "mal indicato", però, secondo me, la forma passiva fa dei cartelli una caratteristica (quasi un aggettivo) della casa stessa, mentre li vedrei meglio in forma attiva, ossia più come soggetti: "che i cartelli stradali male indicavano". Oppure "che gli stessi cartelli stradali indicavano in maniera sbiadita" o simili. Ovviamente, così scritto è un po' bruttino, ma lavorerei in tal senso, ossia lasciando che l'informazione di "male/malandato" sia del tutto di pertinenza dei cartelli e non del bed & breakfast.

Un altro esempio, in questo senso, forse più scorrevole: "indicato da sbiaditi (rovinati) cartelli stradali".

Insomma, non so se mi sono spiegato bene.

 

Dico tutto questo, perché in generale, la sensazione che si ha nel racconto dalle varie descrizioni è un voler calcare la mano nel sottolineare che il luogo sia in qualche modo speciale, quasi appunto "stregato-infestato"; tutte cose che, data l'appartenenza di genere del racconto, potrebbero risultare "superflue" e dunque cercherei di far passare le informazioni della "specialità o diversità" del luogo in maniera più indiretta e meno palese. Voglio dire: sembri molto soffermarti nel sottolineare che non si tratta di una casa come un'altra, bensì fin da subito dai una serie di suggerimenti sul che la casa sia in qualche modo "fantasma".

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Si scambiaroo un’occhiata d’intesa, senza parlare

Refuso che risegnalo anche io.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Da una delle due grandi finestre del pianterreno una figura di uomo osservava.

Scriverei "la figura di un uomo", altrimenti puoi rimandare all'idea che la figura assomigliasse in forma a quella di un uomo, ma magari era altro. Ma forse era questo che intendevi, non so...

Non ripeterei poi il termine "figura", mi verrebbe da sostituire con "ombra", o simili:

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

del pianterreno una figura di uomo osservava.

I tre se ne accorsero e si fermarono un attimo. La figura, per quanto

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

L’uomo alla finestra continuava a guardare il lago, senza degnare i tre in arrivo di alcuna attenzione.

"In arrivo" può essere tolto, giacché l'informazione è già stata in precedenza.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Entrarono. il primo dei tre si volse alla

Risegnalo il refuso della minuscola anche io.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

il primo dei tre si volse alla porta della sala di sinistra, quella alla cui finestra l’uomo osservava il lago, 

E anch'io eviterei di ribadire che l'uomo "osservava-guardava" il lago. Anche solo "quella dove si trovava l'uomo".

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

In silenzio, i ragazzi si portarono sulla soglia.

Più che "portarsi da sé" (benché sia espressione usata), suggerirei un "raggiunsero" o simili.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Era elegantemente vestito con un completo in tweed, le mani dietro la schiena con la mano sinistra a stingere il polso destr

Ottima descrizione dell'uomo, così come mi è piaciuta la caratteristica dei colori per le stanze:

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

«Benvenuti, vi stavo aspettando. La camera verde e quella azzurra sono occupate. La camera rosa ha solo due letti, se intendete alloggiare tutti in una sola camera, prendete quella gialla».

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Non ho fatto la proposta oggi perché volevo fosse una sorpresa».

Pare quasi la "proposta" di un matrimonio. Varierei o il termine "proposta" che nel contesto del parlato mi sembra un termine molto ricercato, oppure, se è caratteristica del personaggio esprimersi in maniera diciamo un po' forbita, allora calcherei la mano modificando il più semplice "fare":

"Non ho avanzato la proposta", ad esempio, o simili.

"Non ho suggerito l'idea (poi, però mi pare che "idea" ritorni poco dopo)" o simili.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

profondamente cercò razionalizzare concetrandosi verso q

Credo manchi un "di": "cercò di razionalizzare".

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

cercò razionalizzare concetrandosi verso quel punto della stanza.

«Fred», sentì sussurrare nella penombra, questa volta distintamente.

Il primo istinto fu quello di svegliare la moglie, cercando il suo aiuto.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Cercò nel buio e non vide nulla, allora si decise ad accendere la luce sul comodino.

Varierei il termine "cercare" che ritorna.

 

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

richiudersi e poi rumori soffocati provenire da una delle camere. Non capiva se quella dei figli, oppure (lo sperò con tutto sé stesso) da quella occupata da tre giovani escursionisti, arrivati la sera prima.

I rumori continuarono: pareva una lenta colluttazione, ma non si udivano voci, lamenti o grida di aiuto. Solo uno strano susseguirsi di movimenti e di colpi attutiti. Ora l’uomo si rese conto di essere completamente paralizzato. Con una sforzo sovraumano tentò di alzarsi dal letto, ma vi ricadde rotolando verso il centro. Fu allora che vide la moglie: bocca aperta e occhi spalancati verso il soffitto in uno sguardo vuoto, aveva un rivolo di saliva verdastra che scendeva dalla bocca lungo la guancia.

I minuiti passarono lenti, i rumori

Qui, invece, eventualmente varierei "rumori".

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Desiderò di morire, pensò di avere un infarto

Metterei l'azione in divenire: "di star avendo".

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Ma, improvvisamente, qualcosa si sbloccò in lui.

Eliminerei il "ma" iniziale, che solitamente può essere sempre un po' sconsigliabile.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

I tre ragazzi che aveva investito! Lui era ubriaco, ma un errore formale nella procedura di verifica del suo stato gli aveva consentito di venire assolto.

Negli anni si era convinto che il suo avvocato avesse davvero invalidato una prova falsa e ingiusta. Gli era rimasto un grave shock da superare, ma la certezza di non avere colpa in quella disgrazia lo aveva completamente posseduto.

Qui, la parte risulta un po' da "spiegozzo", se posso permettermi. Eventualmente riformulerei anche mostrando un po' la scena o particolari della stessa.

 

In generale, a mio avviso, un buon racconto, perfettamente calato nell'atmosfera di genere. Eccellente la trama. Rivedrei un po' alcune scelte di stile.

 

Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 6/11/2018 alle 02:44, Kuno ha detto:

Che poi i film di Lynch li guardo con la velocità impostata a x2.5, in realtà :muu:

 

Sacrilegio. Io lo adoro in tutti i suoi tempi morti. 

 

Il 6/11/2018 alle 02:24, queffe ha detto:

Linch non è disturbante manco per niente e mi ha sempre annoiato con le sue lentissime acrobazie psicologiche. Con Linch dormo.

 

Di Lynch guarda Una storia vera. Genere e stile completamente diversi dal solito con una colonna sonora di Badalamenti favolosa.

 

Il 6/11/2018 alle 02:03, Kuno ha detto:

Io cerco un orrore più lynchiano: bizzarro e disturbante

 

Ho visto il corto The girl in the room (mi sembra il titolo). Disturbantissimo. E il primo film Headraser (sull'inglese concedimi il beneficio del dubbio) dove si capisce poco ma ogni scena dà fastidio. 

 

Il 4/11/2018 alle 21:07, AdStr ha detto:

Mi ha fatto piacere leggere di nuovo un tuo racconto dopo quasi un anno. Le ultime volte risalgono al tour de force natalizio dello scorso anno, in cui ero un pivello appena giunto tra voi e che ha imparato molto dai tuoi preziosi commenti.

 

Brando. Forse il miglior racconto dell'edizione natalizia. Ho ricordato bene il nome? 

 

Il 4/11/2018 alle 18:33, queffe ha detto:

Da una delle due grandi finestre del pianterreno una figura di uomo osservava.

 

Ma iniziamo col racconto dopo aver pazzeggiato un po' tra Lynch e amarcord natalizi :) Questa frase non mi è piaciuta e mi ha interrotto la lettura che per ora mi aveva preso davvero bene. Una figura di uomo. La figura di un uomo è già meglio. La figura non può osservare e basta, mi suona tronca la frase. Ricostruirei la frase.

 

Il 4/11/2018 alle 18:33, queffe ha detto:

I tre ragazzi, in silenzio, ancora con i loro zaini in spalla, presero le scale e, giunti al piano superiore, entrarono nella camera con la porta gialla.

 

Nella camera verde un uomo di mezz’età che aveva da poco fatto la doccia, ancora in accappatoio stava sistemando il proprio abbigliamento da

 

Al primo capoverso io ancora non riesco a immaginarmi questi tre ragazzi. Suppongo sui vent'anni. Però non riesco a vederli. Capisco che è dovuto agli 8000 caratteri.

 

Il 4/11/2018 alle 18:33, queffe ha detto:

Fra poco la moglie si sarebbe svegliata

 

Fra poco si può usare in questo tipo di narrazione? Forse Entro pochi minuti suonerebbe meglio, ma non lo so.

 

Il 4/11/2018 alle 18:33, queffe ha detto:

Nella camera verde un uomo di mezz’età che aveva da poco fatto la doccia, ancora in accappatoio stava sistemando il proprio abbigliamento da trekking usato durante il giorno.

«E domani, cara, pensavo di portare i ragazzi a fare un giro in canoa. Potremmo andare a piedi fino alla riva opposta, noleggiarne due e tornare qui tagliando il lago. Non ho fatto la proposta oggi perché volevo fosse una sorpresa».

Dal bagno la moglie rispose che era un’ottima idea, ma di non urlarlo perché i ragazzi, nella stanza a fianco, potevano sentire.

 

Qui attenzione, tu sai già che nel paragrafo successivo parli dei ragazzini, i figli dell'uomo di mezza età. Ma io non lo so e ho pensato che parlassero dei tre ragazzi. L'ho capito solo in seconda lettura (nemmeno subito al paragrafo successivo) e per tutto il racconto mi arrovellavo pensando come mai non voleva che i ragazzi li sentissero :D 

 

Ma la struttura è veramente un BandB, sì? Loro sono in vacanza. Il dialogo tra i ragazzi riguardante Ghost Hunter. Parlano di una casa, non di un BeB. Si capisce che è quello ma almeno potevano dire un albergo infestato. 

Otto personaggi in 8000 caratteri sono difficili e infatti sono rimasti un po' schiacciati dalla storia. Storia che invece ho apprezzato moltissimo. Mi è piaciuta molto, sia l'atmosfera che la sorpresa finale. Da appassionato dell'horror voglio dirti bravo, mi sei piaciuto.

Cosa invece potresti rivedere: la parte dell'incidente. Potrebbe averli messi sotto per un colpo di sonno e non essersi fermato. Eviteresti tutta la parte "legale" che non ha senso, il significato è lo stesso. 

Per il resto bella prova davvero, è stato un piacere leggerti!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

sulla riva più distante dalla strada

mi ha disorientato un po' questa informazione. Parli di una riva, senza aver citato il lago da cui la riva è bagnata (lo farai solo dopo) per cui avrei omesso di citarla, o avrei anticipato la citazione del lago...

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

scambiaroo

refuso

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

L’uomo alla finestra continuava a guardare il lago, senza degnare i tre in arrivo di alcuna attenzione.

lo toglierei... è già stato detto.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

di sinistra, quella alla cui finestra l’uomo osservava il lago,

idem... se volevi essere più preciso nella descrizione della stanza, potevi dire "alla cui finestra era affacciato", senza ribadire ancora che guardava il lago.

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

La grande porta

il "grande" è superfluo

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Era una donna forte, fedele e pratica. Lo aveva assistito nei momenti difficili seguiti all’incidente. Sapeva tutto ciò che era capitato e lo aveva sempre sostenuto.

anche qui c'è un po' troppa roba...

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

«Lascia stare i miei figli», avrebbe voluto urlare, ma la voce gli uscì come un rantolo.

L’uomo attese una replica, ma non udì più alcuna voce.

Qui c'è un'inconguenza... da come hai descritto la scena, sembra che i fantasmi usino una voce "vera", non telepatia o simili... per cui se l'uomo non è riuscito a ribattere "lascia stare i miei figli", attendersi una replica è fuori luogo... è una pedanteria, forse, ma volevo segnalartela...

 

Il 4/11/2018 alle 16:33, queffe ha detto:

Desiderò di morire, pensò di avere un infarto e pregò perché tutto ciò che sentiva al di fuori di sé fosse un incubo dovuto alla vita che lo abbandonava. Fra poco la moglie si sarebbe svegliata e probabilmente lo avrebbe trovato esanime, esattamente come ora lui aveva creduto di vedere lei.

Molto efficace

 

Bella l'idea alla base del racconto, efficace anche la descrizione del B&B, come anche alcuni degli stati d'animo dell'uomo.

Sorprendentemente però il tuo pezzo è afflitto da una scrittura un po' "legnosa", cosa che rende zoppicante la lettura. A parte le segnalazioni fatte, il finale ha un po' le ali tarpate dallo spiegone sull'incidente che ne ha attenuato l'efficacia.

Con un editing dei tuoi, però, non dubito che possa venir fuori un pezzo di grandissimo effetto!

 

A rileggersi!

 

 

Modificato da Federico72

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×