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Bruno Traven

Il segreto

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Commento

 

Era così che accadeva: tutto il giorno faceva finta di nulla, come se al di là della finestra, oltre la cancellata e la fine del viale, non ci fosse. Ma lei sapeva fin troppo bene quello che dimorava nei recessi più bui del bosco, come sapeva altrettanto bene che la Bestia guardava verso la casa, giorno e notte. In quel momento era proprio affacciata a una delle finestre. Era sicura che la creatura la stesse osservando. A volte si fermava per delle mezzore intere alla finestra, le piaceva stuzzicarla e procrastinare il più a lungo possibile il loro incontro fino a sera. A un tratto ricordò la presentazione che aveva fatto del suo ultimo romanzo, qualche giorno prima. Nella calca un giornalista le aveva chiesto come facesse a scrivere romanzi destinati subito a diventare dei best-seller.

Da dove prendeva le idee?

“È semplice”, aveva risposto “apro un file word e scrivo capitolo primo”.

“Ah dimenticavo, dopo vado a capo!”, aveva aggiunto.

Quella boutade fece ridere i giornalisti, tranne colui che le aveva posto la domanda. Pensava che glielo avrebbe detto veramente il segreto?, si chiese.

Alzò gli occhi verso il bosco e sorrise.

Era là il suo segreto, tra gli alberi più fitti del bosco.

Chiuse le imposte della finestra e attese l’ora propizia.

A mezzanotte, come una Cenerentola al contrario, uscì da casa e richiuse la porta dietro di sé. Non appena varcò la soglia, sentì, in tutto il suo essere, una forza magnetica irresistibile che annullava ogni sua volontà. Da quel momento era come se si fosse seduta in una poltrona di una sala da cinema e dovesse solo guardare il film che veniva proiettato.

Il suo corpo da quel momento diventava un manichino, una marionetta ai comandi dell’essere del bosco. Penetrò nel bosco e seguì un tratto di sentiero, illuminato dalla fioca luce della luna. Appena arrivò si tolse tutti gli indumenti e si immerse nuda fino al collo nell’acqua del piccolo lago. Si accorse che la creatura stava arrivando dalle piccole increspature sulla superficie ma anche dalla corrente sempre più forte tra le gambe. Poi la vide, la Bestia era davanti a lei, in tutta la sua bellezza terribile. Si sentì afferrare ai fianchi e trascinare al fondo.

L’amplesso durò poco più di dieci minuti ma per lei durò un tempo infinito. Ad un certo punto, il rapporto fisico si trasformò in qualcosa di diverso, come se avesse raggiunto un nuovo piano dell’essere. Divenne una fusione mentale e tutto ciò che era il contenuto fatto di sogni e incubi della creatura si trasferì, per la parte che il cervello della specie homo sapiens-sapiens poteva ricevere, in lei. Una porzione di quell’infinito sapere che le sarebbe bastato per scrivere centinaia di pagine.

Nel momento in cui ciò si realizzò tutto fu compiuto e lei non ricordò nulla di quello che era successo. Almeno fino alla prossima volta e al successivo romanzo.

 

 

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Letto.

 

Era così che accadeva: tutto il giorno faceva finta di nulla, come se al di là della finestra, oltre la cancellata e la fine del viale, non ci fosse. Ma lei sapeva fin troppo bene quello che dimorava nei recessi più bui del bosco, come sapeva altrettanto bene che la Bestia guardava verso la casa, giorno e notte. In quel momento   Era proprio affacciata alla una delle finestra. Era sicura che la creatura la stava osservando. A volte si fermava per delle mezzore intere alla finestra, le piaceva stuzzicarla e procrastinare il più a lungo possibile il loro incontro fino a sera. A un tratto ricordò la presentazione che aveva fatto del suo ultimo romanzo, qualche giorno prima. Nella calca un giornalista le aveva chiesto come facesse a scrivere sempre romanzi destinati subito a diventare dei best-seller.

 

1) "Mezzore intere", potresti dire che ci passava tutto il pomeriggio.

 

Da dove prendeva le idee?

“È semplice”, aveva risposto “apro un file word e scrivo capitolo primo Ah dimenticavo, dopo vado a capo!”, aveva aggiunto.

Quella boutade fece ridere i giornalisti, tranne colui che le aveva posto la domanda. Pensava che glielo avrebbe detto veramente il segreto?, si chiese.

Alzò gli occhi verso il bosco e sorrise.

Era là il suo segreto, tra gli alberi più fitti del bosco.

Chiuse le imposte della finestra e attese l’ora propizia.

A mezzanotte, come una Cenerentola al contrario, uscì da casa e richiuse la porta dietro di sé. Non appena varcò la soglia, sentì, in tutto il suo essere, una forza magnetica irresistibile che annullava ogni sua volontà. Da quel momento era come se si fosse seduta in una poltrona del cinema di una sala da cinema e dovesse solo guardare il film che veniva proiettato. e godersi lo spettacolo (esempio brutto).

Il suo corpo da quel momento diventava un manichino, una marionetta ai comandi dell’essere del bosco. Penetrò nel bosco e seguì un tratto di sentiero, illuminato dalla fioca luce della luna. Appena arrivò si tolse tutti gli indumenti e si immerse nuda fino al collo nell’acqua del piccolo lago. Si accorse che la creatura stava arrivando dalle piccole increspature sulla superficie ma anche dalla corrente sempre più forte tra le gambe. Poi la vide, la Bestia era davanti a lei, in tutta la sua bellezza terribile. Si sentì afferrare ai fianchi e trascinare al fondo.

 

1) Forza magnetica mi sembra un po' vaga, magari una sensazione legata al freddo o un dolore specifico.

2) Ho cancellato la parte dove i giornalisti ridono perché mi ha ricordato le risate finte delle sit-com. E poi la battuta è simpatica di suo, non serve dire che fa ridere.

3) "Creatura, "Essere", "Bestia", ci sono troppi nomi e tutti, nella loro vaghezza, richiamo cose un po' diverse. Sceglierei un solo nome e lo userei per tutto il racconto.

4) "Si tolse tutti gli indumenti"-> si spogliò/denudò.

 

L’amplesso durò poco più di dieci minuti ma per lei durò un tempo infinito. Ad un certo punto, il rapporto fisico si trasformò in qualcosa di diverso, come se avesse raggiunto un nuovo piano dell’essere. Divenne una fusione mentale e tutto ciò che era il contenuto fatto di sogni e incubi della creatura si trasferì, per la parte che il cervello della specie homo sapiens-sapiens poteva ricevere, in lei. Una porzione di quell’infinito sapere che le sarebbe bastato per scrivere centinaia di pagine.

Nel momento in cui ciò si realizzò tutto fu compiuto e lei non ricordò nulla di quello che era successo. Almeno fino alla prossima volta e al successivo romanzo.

 

 

L'amplesso con una creatura mostruosa porta al Nirvana dell'ispirazione creativa.

L'idea mi piace molto.

L'unico difetto è che tale Creatura non viene proprio descritta, come immaginarsela? Io ho pensato a una specie di Yeti.

 

Alla prossima.

 

Modificato da Rewind

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Ciao @Bruno Traven :)

Ecco le mie impressioni a lettura fatta:

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

 

Era così che accadeva: tutto il giorno faceva finta di nulla, come se al di là della finestra, oltre la cancellata e la fine del viale, non ci fosse.

Diciamo che l'incipit non mi convince molto. A fine lettura so che stai parlando della bestia nel bosco e va bene pure che non la nomini nella prima riga, ma credo che si posso trovare di meglio per iniziare il racconto.

 

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Ma lei sapeva fin troppo bene quello che dimorava nei recessi più bui del bosco, come sapeva altrettanto bene che la Bestia guardava verso la casa, giorno e notte.

 

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

In quel momento era proprio affacciata a una delle finestre. Era sicura che la creatura la stesse osservando.

Ecco, credo che sarebbe meglio partire con il concetto che queste due frasi vogliono dare. Non per forza in maniera così riassunta. Il mio consiglio (sempre che tu lo voglia)? Senza dire nulla all'inizio, potresti partire con lei che, magari camminando per casa, si blocca con lo sguardo sulla finestra e descrivendo quello che prova lei, senza nominare la bestia.

 

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Era sicura che la creatura la stesse osservando.

Neanche qui avrei nominato la bestia, o la creatura in questo caso. Credo che basti il senso di sentirsi osservata, un senso a lei moooolto familiare, provato altre volte. Si sente osservata dal bosco intero, dagli alberi che lo formano, dal lago al suo interno. E manca comunque quello che lei prova: come si sente? Ha paura? Gocce di sudore sulla fronte? Sta tremando? Respiro affannoso o calmo? E altre cose simili...

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

A volte si fermava per delle mezzore intere alla finestra, le piaceva stuzzicarla e procrastinare il più a lungo possibile il loro incontro fino a sera.

Questa invece mi sembra superflua. Quel A volte insieme al loro incontro fino a sera a fine frase fanno pensare a qualcosa di ciclico, ma non una volta ogni romanzo come spieghi alla fine, bensì ogni sera, ogni giorno.

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

A un tratto ricordò la presentazione che aveva fatto del suo ultimo romanzo, qualche giorno prima. Nella calca un giornalista le aveva chiesto come facesse a scrivere romanzi destinati subito a diventare dei best-seller.

Da dove prendeva le idee?

“È semplice”, aveva risposto “apro un file word e scrivo capitolo primo”.

“Ah dimenticavo, dopo vado a capo!”, aveva aggiunto.

Quella boutade fece ridere i giornalisti, tranne colui che le aveva posto la domanda. Pensava che glielo avrebbe detto veramente il segreto?, si chiese.

Alzò gli occhi verso il bosco e sorrise.

Ottimo il flashback. Io lo avrei proprio staccato dalla storia, per poi riprenderla con l'ultima frase qui sopra (senza precisare che la ragazza sta ricordando: il semplice stacco di un nuovo paragrafo rende l'idea).

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Era là il suo segreto, tra gli alberi più fitti del bosco.

Chiuse le imposte della finestra e attese l’ora propizia

Scusa se ti riprendo praticamente ogni frase :) Allora, okay la prima frase qui sopra. Nella seconda invece riassumi troppo secondo me. In quel attese l'ora propizia c'è un patrimonio da scrivere: io lo avrei sfruttato. Cosa fa lei mentre aspetta? Quante volte ritorna con il pensiero al bosco? Riesce a concentrarsi sulle cose che fa o l'attesa la distoglie da tutti i pensieri? Insomma, più scene e meno riassunto.

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

A mezzanotte, come una Cenerentola al contrario, uscì da casa e richiuse la porta dietro di sé.

Questa mi è piaciuta :)

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Non appena varcò la soglia, sentì, in tutto il suo essere, una forza magnetica irresistibile che annullava ogni sua volontà.

Quel magnetica mi sembra forzato: sembra quasi che tu abbia usato il termine in mancanza di altre idee migliori (solo per ricordartelo, dico solo l'effetto che ha fatto a me). Se fosse così, non sarebbe meglio eliminarlo del tutto? Limitati a forza irresistibile, se proprio la vuoi usare, anche se io non userei proprio nessuna forza :). Basta la sua volontà che viene annullata secondo me.

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Da quel momento era come se si fosse seduta in una poltrona di una sala da cinema e dovesse solo guardare il film che veniva proiettato.

Carina l'analogia con il cinema. Forse avresti potuto renderla meglio. Esempio?

Non appena varcò la soglia, sentì la sua volontà annullarsi: camminava, respirava, ma senza alcun controllo su se stessa. Era solo un'osservatrice all'interno del proprio corpo; poteva solo guardare e aspettare la fine del proprio film.

Qualcosa del genere, che, sistemato a dovere, rende meglio l'idea secondo me.

E scusa se insisto, anche qui, osservando quello che sta facendo il proprio corpo, la ragazza (o la donna, non lo specifichi) avrà delle sensazioni. Cosa sta provando? Okay, non comanda il proprio corpo, ma nemmeno la mente? Cosa sta pensando? Come si sente? Anche qui hai lasciato un patrimonio di emozioni (che, mi spiego, non vanno menzionate e basta, ma dimostrate attraverso i pensieri che ha la donna).

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Appena arrivò si tolse tutti gli indumenti e si immerse nuda fino al collo nell’acqua del piccolo lago

Ecco, per esempio, qui potrebbe pensare qualcosa del tipo: Ecco, ci siamo. È questo che vuoi, no?

Oppure: Sono calma. Sono calmissima. Non sarà doloroso, questo lo so.

Questo solo per dirti che quella donna pensa nel frattempo :)

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Poi la vide, la Bestia era davanti a lei, in tutta la sua bellezza terribile. Si sentì afferrare ai fianchi e trascinare al fondo.

Dopo tutte le volte che hai nominato la Bestia, non ci dai una sua descrizione: i lettori ti odieranno per questo :) In tutta la sua bellezza terribile è un po' troppo poco per il lettore. Perché è bella? Perché terribile? Com'è fatta questa creatura? Fosse solo spirito o roba del genere lo capirei, ma qui si tratta di una creatura che sta per avere un amplesso fisico con la donna. Quindi ha un aspetto, ha una forma. Quale?

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

L’amplesso durò poco più di dieci minuti ma per lei durò un tempo infinito. Ad un certo punto, il rapporto fisico si trasformò in qualcosa di diverso, come se avesse raggiunto un nuovo piano dell’essere.

Okay, è un amplesso fisico e, per non sfociare nell'erotismo (o nel porno) bisogna essere vaghi. Ma qui siamo troppo sul vago. :) A seconda di come è fatta la creatura, come reagisce la ragazza? Dai suoi gesti si capisce che si limita a subire, o anche lei dà del suo in questo rapporto? Al di là della meccanica di ogni rapporto sessuale, come si toccano, cosa fanno?

Dimostrando un po' della roba che ho elencato, si potrebbe capire meglio quel qualcosa di diverso di cui parli.

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Divenne una fusione mentale e tutto ciò che era il contenuto fatto di sogni e incubi della creatura si trasferì, per la parte che il cervello della specie homo sapiens-sapiens poteva ricevere, in lei. Una porzione di quell’infinito sapere che le sarebbe bastato per scrivere centinaia di pagine.

Lo so, sono un rompiballe, ma... Quali sono questi sogni e questi incubi? Dacci almeno qualche esempio qua e là, magari non elencandoli, ma inserendoli nella descrizione dell'amplesso.

16 ore fa, Bruno Traven ha detto:

Nel momento in cui ciò si realizzò tutto fu compiuto e lei non ricordò nulla di quello che era successo. Almeno fino alla prossima volta e al successivo romanzo.

Piccola domanda? Perché non ricorda? (comodo per non descrivere la scena? :D) Qualche riga più su hai il flashback della ragazza che non vuole svelare al giornalista il suo segreto; lei sta aspettando mezzanotte per incontrare la bestia. Devo capire che qualcosa si ricorda, o sbaglio? Boh, qui forse non ho capito io.

 

Allora, prima di tutto, perdonami se te l'ho spulciato un po', il racconto.:rosa:

Come idea, secondo me non è male, anzi. Avessi io una bestia simile, magari in versione femminile :asd:

Credo però che avresti potuto sfruttare l'idea di più. Per lo più, ti sei limitato al riassunto. La mezza pagina che hai scritto si può trasformare in un ottimo racconto di due o tre pagine, aggiungendo un po' di carattere alla donna, un po' di sostanza alla bestia e un po' di contorno nell'ambiente e nella vita della donna.

Spero di esserti stato di aiuto.

 

A presto :)

 

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ciao, un grazieissimo AlexComan!!!... lo so non si dice ma non sapevo come ringraziarti, mi perdonino quelli della Crusca:D

grazie del commento così puntuale e dettagliatissimo. Devo però puntualizzare che questo testo è un'esercitazione di un minicorso di scrittura e che prevedeva dei limiti di lunghezza e di alcuni parametri. La lunghezza fissata era quella di una cartella editoriale e cioè di circa 2000 caratteri spazi bianchi inclusi, e i parametri riguardavano l inserimento di cinque parole: finestra, porta, buio, acqua e... cinema. Per questo motivo non ho potuto espandere per così dire eccessivamente la soggettività mentale e sentimentale del protagonista che tu hai notato fosse, come effettivamente è piena di cose o come dici tu:

Il 4/11/2018 alle 14:15, AlexComan ha detto:

c'è un patrimonio da scrivere

sono d'accordissimo con te... ma ho dovuto rispettare la consegna. 

per quanto riguarda l'incipit va riscritto e terrò buone nella prossima versione i tuoi commenti preziosissimi anche considerato che nella prossima versione sarò libero da vincoli di qualunque genere ma sopratutto di lunghezza. per la forza magnetica sono d'accordo nel cassarlo così pure per quanto riguarda il discorso della bellezza terribile... ma per quanto riguarda la descrizione vera e propria della bestia credo vada descritta sì ma sempre in modo vago... anzi una certa indefinitezza va sempre lasciata per dar adito all'immaginazione del lettore di figurarsela a proprio modo... Quindi qualche tratto sì, qualche azione ma non eccesivamente...

grazie ancora AlexComan;)

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