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Francescam

Pseudo case editrici

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Buonasera,

gli scrittori, tutti, mediocri e non, non dovrebbero abbassarsi a rispondere  a queste pseudo case editrici. Uno che ama il proprio lavoro e con grande impegno lo porta a termine, non dovrebbe avere bisogno di contattare gente del genere. Se ci si crede, il libro finito è stato curato in ogni minimo particolare, e quella storia è speciale perché appartiene a chi l'ha scritta, non bisogna accettare, a questo punto, con quello che è costato nella nostra vita, che uno che neppure sai chi sia e da che pulpito parla, ti dica, (trovo molto volgarmente) quello che devi scrivere per piacergli e quello che non devi scrivere. Tirare in ballo la religione  è la cosa più scadente che c'è, tipico di chi è privo di risorse. Pretendere addirittura che lo scrittore gli riferisca dove posizionare il libro è del tutto ridicolo. Questa gente è grottesca, non merita di ricoprire un ruolo così delicato.  Oggi ho visionato il sito di Arnaldo Curcio Editore, invio manoscritti, e sono rimasta shoccata. Una volta era un editore importante. Andate a vedere ora cosa sono, cosa dicono e cosa pretendono dalla gente che li degna di mandare la propria opera.  A mio parere sono proprio questi i motivi per cui prima o poi spariscono nel nulla. Anche quel sarcasmo da quattro soldi che si usa come una formula magica per fare sparire gli scribacchini da niente, è una cosa veramente pessima. Non mandate il lavoro se avete 34 protagonisti, è un'idiozia.

Meglio, molto meglio rivolgersi a Mondadori, a Einaudi, a Piemme, che sono grandi è vero, ma lo sono diventati grandi, e c'è un motivo. Un rifiuto da loro ha un senso, da questi qua, nessuno. Ma chi sono?

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@Francescam, non è molto chiaro il tuo intervento. Questa casa editrice è in free, secondo le testimonianze degli utenti. Ti riferisci a qualche affermazione in particolare, o il tuo è solo uno sfogo generico sull'editoria? Perché in tal caso sei off topic. Lo sei anche quando parli di altre CE nelle discussioni di uno specifico editore.

Ti chiedo la cortesia di tornare in argomento; diversamente, per altre riflessioni, c'è la sezione Varie ed Eventuali. 

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15 ore fa, Francescam ha detto:

Buonasera,

gli scrittori, tutti, mediocri e non, non dovrebbero abbassarsi a rispondere  a queste pseudo case editrici. Uno che ama il proprio lavoro e con grande impegno lo porta a termine, non dovrebbe avere bisogno di contattare gente del genere. Se ci si crede, il libro finito è stato curato in ogni minimo particolare, e quella storia è speciale perché appartiene a chi l'ha scritta, non bisogna accettare, a questo punto, con quello che è costato nella nostra vita, che uno che neppure sai chi sia e da che pulpito parla, ti dica, (trovo molto volgarmente) quello che devi scrivere per piacergli e quello che non devi scrivere. Tirare in ballo la religione  è la cosa più scadente che c'è, tipico di chi è privo di risorse. Pretendere addirittura che lo scrittore gli riferisca dove posizionare il libro è del tutto ridicolo. Questa gente è grottesca, non merita di ricoprire un ruolo così delicato.  Oggi ho visionato il sito di Arnaldo Curcio Editore, invio manoscritti, e sono rimasta shoccata. Una volta era un editore importante. Andate a vedere ora cosa sono, cosa dicono e cosa pretendono dalla gente che li degna di mandare la propria opera.  A mio parere sono proprio questi i motivi per cui prima o poi spariscono nel nulla. Anche quel sarcasmo da quattro soldi che si usa come una formula magica per fare sparire gli scribacchini da niente, è una cosa veramente pessima. Non mandate il lavoro se avete 34 protagonisti, è un'idiozia.

Meglio, molto meglio rivolgersi a Mondadori, a Einaudi, a Piemme, che sono grandi è vero, ma lo sono diventati grandi, e c'è un motivo. Un rifiuto da loro ha un senso, da questi qua, nessuno. Ma chi sono? Oggi ho appreso da un forum che Curcio editore chiede la mazzetta per pubblicare...ma che brutta fine.

 A parte che sei totalmente off topic, ma se non vuoi che un editore ti dica cosa devi aver scritto per essere in sintonia con le sue collane, allora scrivi i tuoi romanzi e leggili al tuo gatto. Prima di definire "grottesca" questa "gente", pensa che è l'arroganza degli autori esordienti a esserla davvero. 

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Siente andati ampiamente off topic: ho creato una discussione a parte.

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15 ore fa, ElleryQ ha detto:

@Francescam, non è molto chiaro il tuo intervento. Questa casa editrice è in free, secondo le testimonianze degli utenti. Ti riferisci a qualche affermazione in particolare, o il tuo è solo uno sfogo generico sull'editoria? Perché in tal caso sei off topic. Lo sei anche quando parli di altre CE nelle discussioni di uno specifico editore.

Ti chiedo la cortesia di tornare in argomento; diversamente, per altre riflessioni, c'è la sezione Varie ed Eventuali. 

Ciao Ellery, hai ragione sono uscita dal contesto. Mi riferivo  in ultimo a Curcio Editore, pure menzionato fra le free, poi chiede soldi per pubblicare. In quanto ad Aliberti hanno creato un decalogo ridicolo per l'invio di manoscritti, la gente dovrebbe offendersi oltre che snobbarli. Mi riferivo proprio alla Aliberti che ridicolizza le opere di potenziali scrittori loro, prima ancora di leggerle. Sarcasmo: -non inviate se avete 34 protagonisti- religione: -non inviate se per sostenere la tesi che Maria Maddalena era la moglie di Gesù- e via discorrendo. Compreso specificare per filo e per segno,  oltre che sinossi, numero di battute, numero di capitoli, per chi lo hai scritto, per cosa lo hai scritto, a che genere di persone può interessare, in che collana dovrebbe essere pubblicato il testo che hai inviato. In ultimo c'è un'altro bel decalogo in cui pretendono di insegnarti a come scrivere, cosa dire e non dire, e ovviamente consigliano se non segui alla lettera meglio non inviargli niente.

Un incubo e una cretineria.  Naturalmente questo è il mio parere.

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1 ora fa, Frank A. ha detto:

 A parte che sei totalmente off topic, ma se non vuoi che un editore ti dica cosa devi aver scritto per essere in sintonia con le sue collane, allora scrivi i tuoi romanzi e leggili al tuo gatto. Prima di definire "grottesca" questa "gente", pensa che è l'arroganza degli autori esordienti a esserla davvero. 

Gentile Frank, in genere non aspetto che me lo dica l'editore se sono in sintonia con le sue collane. Se sono interessata ad inviare a una casa editrice mi attivo per avere più informazioni possibili, compreso catalogo, autori ecc. in questo modo non mi occorre altro. Inoltre se decido di inviare il manoscritto a quella casa editrice che ho scelto, non mi resta altro da fare che seguire le loro direttive per l'invio. Molto semplice. Non è nemmeno il fatto che questa Aliberti chieda molto fiscalmente di eseguire una tecnica particolare negli invii, è principalmente il fatto del tono che si usa, della presa in giro, dell'arroganza appunto, che non è la mia. 

Io d'altronde posso criticare, storgere il naso e passare oltre. Non sono obbligata a spedire a nessuno. 

Poi fatti un giro nei siti dei grandi editori, e non solo, alla sezione invio manoscritti. Il discorso inizia e finisce in poche frasi, email di contatto, direttive per l'invio e stop. In effetti non serve altro.

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2 ore fa, Francescam ha detto:

-non inviate se per sostenere la tesi che Maria Maddalena era la moglie di Gesù-

 

Si vede che non apprezzano Dan Brown... :lol:

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@Francescam per curiosità sono andato sul sito delle Aliberti (riporto il link per essere sicuro che abbiamo letto entrambi le stesse cose https://www.aliberticompagniaeditoriale.it/invio-manoscritti) per leggere le regole che tanto ti hanno fatto arrabbiare ma più che il sarcasmo e l'intento di ridicolizzare i potenziali scrittori credo li animino una sana ironia e la voglia di ridere insieme ai potenziali scrittori.

Almeno con me ha avuto quest'effetto.

 

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Ciao MeStesso70

quella A stilizzata del tuo logo è inquietante :) 

Ti dirò non sono arrabbiata. Tendo a mettere i puntini sulle i e non ho un gran senso dell'umorismo. Una volta era diverso, vi erano poche editrici, sempre motivate anche quelle piccole. Ora non fanno altro che lamentarsi che ci sono tanti aspiranti scrittori che subissano i loro uffici, che il 99 per cento non vale niente, che prima di spedire bisogna farsi l'esame di coscienza (ho letto anche questa). Non capisco: se è quello il lavoro che si sceglie di fare, perché si lamentano? Più semplice cambiare lavoro no? Inoltre si può gentilmente rifiutare una proposta anche con risposte automatiche, non credo che qualcuno si suiciderebbe. Quindi non è necessario spararle tanto grosse. Si valuta, si legge o si scarta, si sceglie se si vuole e si cestina finché si vuole. Mica occorrono tante parole.

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@Francescam il mio logo non è una A stilizzata ma la lettera lambda simbolo di Sparta.

Comunque concordo con te che ormai l'arte del lamento è l'unica su cui potrebbe fondarsi un nuovo rinascimento italiano e che al posto delle prediche le case editrici da te citate potrebbero benissimo limitarsi a un semplice rifiuto preconfezionato.

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Ho letto anche io il decalogo e mi sembra non solo spiritoso ma anche sacrosanto.

Oltre che limitarci ai nostri panni di autori dovremmo metterci nei panni degli editori che ogni anno hanno a che fare con svariate centinaia  (a volte migliaia) di autori convinti di aver scritto il capolavoro del secolo spesso senza nemmeno guardare se corrisponde ai generi di interesse dell editore. E se glielo si fa notare risponde "diamine ma il mio è un capolavoro l editore per me deve fare una eccezione nel suo interesse"...

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Ciao!

Penso che adirarsi con qualche editore per ciò che scrive sulla sua pagina, sia effettivamente lecito. Il problema, però, nasce anche dal mezzo di comunicazione della scrittura, così asettico e privo di espressività, in certi contesti: per questo, nelle chat, si usano le faccine per dare un tono alla discussione.

Dire "sei una persona orribile." dopo una battuta, ha un tono negativo.

Dire "sei una persona orribile :hihi:" ha invece un tono scherzoso.

 

Nel dubbio, valuto sempre ciò che leggo come scherzoso o positivo: magari mi sbaglio, ma sono un eterno ottimista.

 

Detto ciò, i paletti che hanno messo sono, a mio avviso, per evitare dei copincolla di opere già esistenti.

- 34 protagonisti = trono di spade

- Paesi scandinavi = i thriller di Lars Kepler

- Maddalena = Dan Brown

- 14 colpi di scena = Bourne e Tom Clancy

 

Purtroppo molte persone trovano delle opere e, più o meno consciamente, rielaborano una storia non molto dissimile. Magari sarà bellissima, magari anche divertente, ma una malacopia di un hunger Games, un Harry potter o quello che ti viene in mente, non sembra carina da pubblicare.

 

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3 ore fa, -Omega- ha detto:

Ciao!

Penso che adirarsi con qualche editore per ciò che scrive sulla sua pagina, sia effettivamente lecito. Il problema, però, nasce anche dal mezzo di comunicazione della scrittura, così asettico e privo di espressività, in certi contesti: per questo, nelle chat, si usano le faccine per dare un tono alla discussione.

Dire "sei una persona orribile." dopo una battuta, ha un tono negativo.

Dire "sei una persona orribile :hihi:" ha invece un tono scherzoso.

 

Nel dubbio, valuto sempre ciò che leggo come scherzoso o positivo: magari mi sbaglio, ma sono un eterno ottimista.

 

Detto ciò, i paletti che hanno messo sono, a mio avviso, per evitare dei copincolla di opere già esistenti.

- 34 protagonisti = trono di spade

- Paesi scandinavi = i thriller di Lars Kepler

- Maddalena = Dan Brown

- 14 colpi di scena = Bourne e Tom Clancy

 

Purtroppo molte persone trovano delle opere e, più o meno consciamente, rielaborano una storia non molto dissimile. Magari sarà bellissima, magari anche divertente, ma una malacopia di un hunger Games, un Harry potter o quello che ti viene in mente, non sembra carina da pubblicare.

 

 

concordo in pieno. e avrebbero potuto continuare mettendo altri paletti su vampiri e licantropi romantici ^__^

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Ciao Lucky Luccs,

trovo singolare quello che affermi. Se non ricordo male hai pubblicato con La Corte Editore (molto serio) non con Aliberti. Come mai, fra i due hai spedito a La Corte? Visto che addirittura lo trovi doveroso per un editore spararle così grosse, come mai hai scelto un editore che è l'opposto?

Ma quante persone inviano lavori scopiazzati? Sempre più ridicolo. L'editore può declinare quando vuole e come vuole.

Inoltre il fatto della Maddalena: precisano di non essere d'accordo comunque sul legame con Gesù e quindi di non spedire cose del tipo. Affermano pure di non spedire se non dopo attento esame di coscienza. Ma cos'è?

Boh. Chi è quello che si sbatte a cercare un editore, tempo e denaro, per proporre poi copia-incolla? Mi sembrano storielle surreali, veramente. Il decalogo per tenere lontano i plagiatori mi sembra un po' forzato. Per fare gli spiritosi, può darsi, ma con chi?

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1 ora fa, Francescam ha detto:

Ciao Lucky Luccs,

trovo singolare quello che affermi. Se non ricordo male hai pubblicato con La Corte Editore (molto serio) non con Aliberti. Come mai, fra i due hai spedito a La Corte? Visto che addirittura lo trovi doveroso per un editore spararle così grosse, come mai hai scelto un editore che è l'opposto?

Ma quante persone inviano lavori scopiazzati? Sempre più ridicolo. L'editore può declinare quando vuole e come vuole.

Inoltre il fatto della Maddalena: precisano di non essere d'accordo comunque sul legame con Gesù e quindi di non spedire cose del tipo. Affermano pure di non spedire se non dopo attento esame di coscienza. Ma cos'è?

Boh. Chi è quello che si sbatte a cercare un editore, tempo e denaro, per proporre poi copia-incolla? Mi sembrano storielle surreali, veramente. Il decalogo per tenere lontano i plagiatori mi sembra un po' forzato. Per fare gli spiritosi, può darsi, ma con chi?

 

ciao Francescam

non ho detto che è doveroso per un editore spararle così grosse. anche perché non penso che le stia sparando grosse, se posso essere sincero. quante persone inviano lavori scopiazzati? a giudicare da quello che leggo in giro già solo da quarte di copertina ed estratti, parecchi. e non oso pensare a quelli scartati. 

il decalogo è un modo per scoraggiare gli aspiranti autori, poche storie. simpatico, antipatico, spiritoso, inutile, definiamolo come vogliamo: lo scopo è quello di provare a fare selezione all'ingresso. cosa che fanno tutti, anche La Corte (che non mette decaloghi, ma la fa, la fa eccome).

 

 

 

 

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14 ore fa, Francescam ha detto:

Ciao Lucky Luccs,

trovo singolare quello che affermi. Se non ricordo male hai pubblicato con La Corte Editore (molto serio) non con Aliberti. Come mai, fra i due hai spedito a La Corte? Visto che addirittura lo trovi doveroso per un editore spararle così grosse, come mai hai scelto un editore che è l'opposto?

Ma quante persone inviano lavori scopiazzati? Sempre più ridicolo. L'editore può declinare quando vuole e come vuole.

Inoltre il fatto della Maddalena: precisano di non essere d'accordo comunque sul legame con Gesù e quindi di non spedire cose del tipo. Affermano pure di non spedire se non dopo attento esame di coscienza. Ma cos'è?

Boh. Chi è quello che si sbatte a cercare un editore, tempo e denaro, per proporre poi copia-incolla? Mi sembrano storielle surreali, veramente. Il decalogo per tenere lontano i plagiatori mi sembra un po' forzato. Per fare gli spiritosi, può darsi, ma con chi?

 

Mamma mia, quanto astio. Perché ti brucia così tanto? Se non cogli l'ironia né ti va che un editore dica cosa vuole e cosa non vuole ricevere, il problema è tuo, non dell'editore. Secondo me ti hanno detto di NO e ti brucia. Altrimenti la cosa non si spiega.

Meno supponenza, dai. Nessuno è Dante, qui.

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Sono sincera: preferisco gli editori che spiegano che cosa cercano piuttosto di una semplice pagina web in cui si indica solo l'email a cui inviare il testo. Almeno si scarta a priori certe ce che non rientrano nei propri canoni. In fondo anche gli scrittori possono e devono scegliere per il meglio, non solo gli editori.

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@Francescam @Frank A. State esagerando entrambi. Per favore, cercate di dibattere in modo più civile o, nel caso, evitare di dibattere.

Continuando con questi toni sarò costretto a richiamarvi.

 

@LuckyLuccs Per favore, puoi cercare di usare le maiuscole quando scrivi? In un forum di scrittura è consigliabile attenersi alle regole della lingua italiana (in questo caso dell'ortografia). Grazie!

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20 ore fa, Francescam ha detto:

Ma quante persone inviano lavori scopiazzati?

Per scrupolo sono andato a contare su un noto sito di e commerce che inizia con la lettera a, i romanzi che parlano della Maddalena: 15. Escludo ovviamente quelli più famosi e capostipiti del filone.

 

Comunque, capisco il concetto tra le righe. C'è chi, nella pagina di un editore, cerca più professionalità e meno umorismo o malcelata supponenza. Altri invece non amano la sinteticità, a fronte di un rifiuto che si poteva evitare con qualche riga in più di raccomandazioni.

Posizioni entrambe interessanti.

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Ciao Frank, ma quale astio? Vuoi che le dico cosi: non mi piace Aliberti, è un pallone gonfiato :eheh:

Figurati non mi ha detto di no, non spedisco a quelli che non mi piacciono. Sai io più che altro mi dedico ai Concorsi e con buoni risultati. Mi piacerebbe trovare un editore come si deve, professionale, ma non è facile. In ogni modo piuttosto che accettare cose che non convincono e bruciarsi il lavoro e meglio aspettare, valutare, e anche sentire cosa ne pensano gli altri :) ciao

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Il 28/10/2018 alle 21:34, Francescam ha detto:

Non capisco: se è quello il lavoro che si sceglie di fare, perché si lamentano?

Francesca, non hai tutti i torti, ma vedi... il lavoro di editore è un po' come quello del commesso. Un commesso deve dotarsi di una dose di pazienza infinitamente più grande di quella necessaria a ricoprire altri ruoli, e in effetti a volte mi chiedo come facciano certi a conservare il loro posto di lavoro...

Ma non è che i clienti possano permettersi tutto. E io, pur avendo ingoiato rospi belli grossi, me ne sono lamentata sì. Non è che se paghi puoi approfittarti della mia pazienza e trattarmi col cu:censura:... ehm, con stupidità e arroganza. Lo stesso vale per gli editori, è vero che hanno scelto loro quel lavoro, ma si tratta di un lavoro e va rispettato. L'editore deve essere paziente e prevedere la mole di letture di cui sarà subissato, gli aspiranti devono prendersi la briga di informarsi per benino. 

Intervengo solo su questo punto, non ho ancora letto il famoso decalogo.

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Certo Antares, penso di essere stata fraintesa.

Durante le ricerche di una Casa Editrice adatta a noi, o solo per curiosità, può capitare di trovare  questi famosi decaloghi, che a mio parere è una cosa abbastanza recente, un paio di anni, direi.  Prima il comportamento generale era più serio.

Ora tutti scrivono e si auto- pubblicano è vero. Ma ho notato fiorire a periodi anche nuove casa editrici o vecchie rimodellate e ricreate su stampi attuali, come Diamond che sarebbe una free, ma devi comprare un libro dal loro catalogo se vuoi essere solo accettata in lettura. Non è un bene o un male, sono cose che vanno accettate, ovvio, per quelle che sono. Qualcuno può essere d'accordo e qualcuno no, è normale. 

Io il gusto per la polemica ce l'ho innato. Ho provato a controllarlo da quando ero una ragazzina, ma non con grandi risultati. In ogni modo ho notato questo famoso decalogo ipocrita  di Aliberti (non mi ha fatto niente e non ho mai avuto a che fare) e mi ha colpito per le assurdità che pretende dagli scrittori che si rivolgono a loro (non a me io non mi sono rivolta a loro) 

Mi parevano sullo stesso piano e della stessa forza di quel tale, di una famosa agenzia letteraria che non starò a menzionare altrimenti sono sicura mi saltano tutti in testa :pioggia: che al pari di questi ha concepito un delizioso decalogo per illuminare gli eventuali clienti/scrittori, in cui alla prima voce si legge: L'Agente non è il vostro segretario, ha anche altre cose da fare nella vita. Non  può stare dietro agli svitati.

Quello stesso cliente che ha sempre ragione, se vuoi far funzionare la tua azienda puoi permettermi di dargli dello svitato?

Diciamo che questo è un po' il periodo dei decaloghi irritanti e non proprio consoni alla materia. E' tutto molto semplice per un editore anche subissato: non prende in considerazione chi non interessa.

Per lo scrittore lo è altrettanto: dopo attenta valutazione della casa editrice e se adatta ai propri parametri, si inviano i propri lavori. Nessuno obbliga nessuno da ambo le parti. 

La mia era una critica, brutta se volete, ma quello era. Senza altri fini.

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Il 31/10/2018 alle 11:01, Niko ha detto:

 

 

@LuckyLuccs Per favore, puoi cercare di usare le maiuscole quando scrivi? In un forum di scrittura è consigliabile attenersi alle regole della lingua italiana (in questo caso dell'ortografia). Grazie!

Chiedo scusa. A volte rispondo da smartphone col registratore vocale e non bado troppo alla forma. Hai ragione.

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Io credo che tutti noi dobbiamo vedere le cose sotto un'altra prospettiva.

A livello imprenditoriale, l'editoria si può disegnare nel seguente modo: il lavoro finito consiste nelle vendite di un libro pubblicato e la materia prima sono i manoscritti "grezzi" (di esordienti e non).

Ammettiamo di trovarci di fronte ad una ditta che produce bulloni: se non seleziona delle buone forniture metalliche, difficilmente produrrà buoni bulloni.

Inoltriamoci ancora di più nel banale esempio: se per trovare del buon materiale dovrà scansionare accuratamente varie acciaierie, cosa gli converrà fare? Investire dei soldi in nuovo personale qualificato che si occuperà di visionare accuratamente la materia prima da acquistare per produrre buoni bulloni e fare profitto.

Credo sia inutile fare il parallelismo.

Se una ce decide di far fronte al mare di manoscritti (che con l avvento delle e-mail è inesorabilmente cresciuto in dimensioni spaventevoli) dovrà per forza di cose munirsi di personale adeguato e in quantità adeguata.

Cosa avviene se questo requisito non viene soddisfatto?

Semplice! Si scansioneranno pochi libri in moltissimo tempo, quindi la materia prima migliore potrebbe essere già stata presa e non si riuscirà mai a stabilire un buon trend di mercato, anzi, se si è piccolini si rischia pure di chiudere i battenti.

Perdonate la visione economica, sono un ex venditore.:D

A fronte di questo, non mi arrabbio nemmeno se il mio manoscritto sarà scansionato dopo nove - dieci mesi o un anno. Piuttosto penso a quanto quella ce editrice sia poco professionale nei suoi stessi interessi e non nei miei. Io mi rivolgo ad un platea infinita di editori, ma lui no.

Penserete che questo Folletto è matto da legare.

Forse.

Ipotizzate che io sia il nuovo Stephen King, o la nuova J.K. Rowling, questo significa che potrei cubare milioni di copie e milioni di guadagni. Perchè rischiare con così tanta leggerezza di perdermi?

Un petroliere serio non scansiona mai il terreno fertile all' oro nero solo parzialmente, sarebbe da folli.

Quindi, concludendo, una ce che non si attrezza per far fronte alla mole di manoscritti giunti alla sua casella di posta, è una ce imprenditorialmente poco vincente. E' l' equivalente figurato di un cercatore d'oro che usa una maglia del setaccio larga come una lattina, troverà le pepite enormi(una volta ogni dieci anni), ma perderà migliaia di pepite importanti tutti i giorni.

Fare la ce editrice significa fare impresa, nè più nè meno. Se si vuol cubare denaro servono mezzi adatti: buoni editor per affinare il prodotto, buoni traduttori per il mercato estero, buoni grafici per il pacchetto, buoni pubblicitari per venderlo e per la materia prima?

Questo credo sia un settore bistrattato e lo dimostrano il quantitativo straordinario di autori stranieri che hanno scritto best seller mondiali e le esigue cifre di quelli italiani (guardate le classifiche e mi direte).

Abbiamo forse qualcosa in meno? Direi di no.

A questo punto mi domando, ma è mai possibile che in quel marasma di invii spontanei ci sia solo paccottiglia? Se si tratta dei libri scritti dal sottoscritto forse sì, ma tutti gli altri?

Io credo che nelle ce si faccia un ottimo lavoro di finitura ma un pessimo lavoro di scouting. Metterci un anno per dare una risposta non è accuratezza di lettura o intasamento da manoscrittari compulsivi, è semplicemente disorganizzazione. Se io sono un imprenditore e ho un problema ad un settore della mia impresa, lo risolvo. Assumo, appalto, cestino, qualsiasi cosa ma cerco di sbloccare la coda.

E invece? E invece no.

Si preferisce prolungare ad eternam gloria le liste di lettura e la materia prima si trasforma da preziosa risorsa a intasamento idraulico. Ecco secondo me il problema: la visione miope della materia grezza.

Come vi ho detto prima, non arrabbiatevi inutilmente, pensate a quanto potenziale denaro stanno perdendo aspettando un anno e più a leggere (sempre che leggano tutti).

Ricordate che in economia a scartare non ci vuole nulla ma a trovare qualcosa serve tanto. Se si setacciasse di più sono sicuro che sbucherebbero più best seller e più guadagni per tutti.

Pazienza.

 

Scusate il mastodontico post.

 

Folletto

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6 ore fa, Folletto ha detto:

Io credo che tutti noi dobbiamo vedere le cose sotto un'altra prospettiva.

A livello imprenditoriale, l'editoria si può disegnare nel seguente modo: il lavoro finito consiste nelle vendite di un libro pubblicato e la materia prima sono i manoscritti "grezzi" (di esordienti e non).

Ammettiamo di trovarci di fronte ad una ditta che produce bulloni: se non seleziona delle buone forniture metalliche, difficilmente produrrà buoni bulloni.

Inoltriamoci ancora di più nel banale esempio: se per trovare del buon materiale dovrà scansionare accuratamente varie acciaierie, cosa gli converrà fare? Investire dei soldi in nuovo personale qualificato che si occuperà di visionare accuratamente la materia prima da acquistare per produrre buoni bulloni e fare profitto.

Credo sia inutile fare il parallelismo.

Se una ce decide di far fronte al mare di manoscritti (che con l avvento delle e-mail è inesorabilmente cresciuto in dimensioni spaventevoli) dovrà per forza di cose munirsi di personale adeguato e in quantità adeguata.

Cosa avviene se questo requisito non viene soddisfatto?

Semplice! Si scansioneranno pochi libri in moltissimo tempo, quindi la materia prima migliore potrebbe essere già stata presa e non si riuscirà mai a stabilire un buon trend di mercato, anzi, se si è piccolini si rischia pure di chiudere i battenti.

Perdonate la visione economica, sono un ex venditore.:D

A fronte di questo, non mi arrabbio nemmeno se il mio manoscritto sarà scansionato dopo nove - dieci mesi o un anno. Piuttosto penso a quanto quella ce editrice sia poco professionale nei suoi stessi interessi e non nei miei. Io mi rivolgo ad un platea infinita di editori, ma lui no.

Penserete che questo Folletto è matto da legare.

Forse.

Ipotizzate che io sia il nuovo Stephen King, o la nuova J.K. Rowling, questo significa che potrei cubare milioni di copie e milioni di guadagni. Perchè rischiare con così tanta leggerezza di perdermi?

Un petroliere serio non scansiona mai il terreno fertile all' oro nero solo parzialmente, sarebbe da folli.

Quindi, concludendo, una ce che non si attrezza per far fronte alla mole di manoscritti giunti alla sua casella di posta, è una ce imprenditorialmente poco vincente. E' l' equivalente figurato di un cercatore d'oro che usa una maglia del setaccio larga come una lattina, troverà le pepite enormi(una volta ogni dieci anni), ma perderà migliaia di pepite importanti tutti i giorni.

Fare la ce editrice significa fare impresa, nè più nè meno. Se si vuol cubare denaro servono mezzi adatti: buoni editor per affinare il prodotto, buoni traduttori per il mercato estero, buoni grafici per il pacchetto, buoni pubblicitari per venderlo e per la materia prima?

Questo credo sia un settore bistrattato e lo dimostrano il quantitativo straordinario di autori stranieri che hanno scritto best seller mondiali e le esigue cifre di quelli italiani (guardate le classifiche e mi direte).

Abbiamo forse qualcosa in meno? Direi di no.

A questo punto mi domando, ma è mai possibile che in quel marasma di invii spontanei ci sia solo paccottiglia? Se si tratta dei libri scritti dal sottoscritto forse sì, ma tutti gli altri?

Io credo che nelle ce si faccia un ottimo lavoro di finitura ma un pessimo lavoro di scouting. Metterci un anno per dare una risposta non è accuratezza di lettura o intasamento da manoscrittari compulsivi, è semplicemente disorganizzazione. Se io sono un imprenditore e ho un problema ad un settore della mia impresa, lo risolvo. Assumo, appalto, cestino, qualsiasi cosa ma cerco di sbloccare la coda.

E invece? E invece no.

Si preferisce prolungare ad eternam gloria le liste di lettura e la materia prima si trasforma da preziosa risorsa a intasamento idraulico. Ecco secondo me il problema: la visione miope della materia grezza.

Come vi ho detto prima, non arrabbiatevi inutilmente, pensate a quanto potenziale denaro stanno perdendo aspettando un anno e più a leggere (sempre che leggano tutti).

Ricordate che in economia a scartare non ci vuole nulla ma a trovare qualcosa serve tanto. Se si setacciasse di più sono sicuro che sbucherebbero più best seller e più guadagni per tutti.

Pazienza.

 

Scusate il mastodontico post.

 

Folletto

Grazie Folletto,

e' tutto quello che volevo dire.

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Il 11/03/2018 alle 15:34, Folletto ha detto:

dovrà per forza di cose munirsi di personale adeguato e in quantità adeguata.

 

Il 11/03/2018 alle 15:34, Folletto ha detto:

Ipotizzate che io sia il nuovo Stephen King, o la nuova J.K. Rowling, questo significa che potrei cubare milioni di copie e milioni di guadagni. Perchè rischiare con così tanta leggerezza di perdermi?

 

Il 11/03/2018 alle 15:34, Folletto ha detto:

A questo punto mi domando, ma è mai possibile che in quel marasma di invii spontanei ci sia solo paccottiglia?

 

Il 11/03/2018 alle 15:34, Folletto ha detto:

Metterci un anno per dare una risposta non è accuratezza di lettura o intasamento da manoscrittari compulsivi, è semplicemente disorganizzazione.

 

Il 11/03/2018 alle 15:34, Folletto ha detto:

Se si setacciasse di più sono sicuro che sbucherebbero più best seller e più guadagni per tutti.

 

L'intervento pecca di adeguata conoscenza del mercato editoriale e, soprattutto, delle medie-piccole-micro case editrici che, nonostante tutto sono una parte importante di questo mondo.

Lettori in più sono un costo maggiore che non è così automatico compensare con i "bestseller" in più che si potrebbero "scovare". Anche perché è vero che la maggior parte delle proposte che arrivano non sono pubblicabili ed è altrettanto vero che un bestseller non è fatto solo di qualità di scrittura.

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3 ore fa, Riccardo-Spartaco ha detto:

L'intervento pecca di adeguata conoscenza del mercato editoriale e, soprattutto, delle medie-piccole-micro case editrici che, nonostante tutto sono una parte importante di questo mondo.

Ha ragione. Lo conosco poco, parlo da esterno ed esprimo tutta la mia perplessità.

Credo che l'osso da spolpare sia piuttosto risicato e la qualità del prodotto sia molto importante per la riuscita della vendita.

Una parola molto ricorrente tra piccoli e medi editori è "Professionalità".

Ho letto i più fantasiosi e simpatici metodi di pubblicazione: crowdfounding, autoediting, autopromozione (della serie un po' tu e un po' io), dopo una soglia ti pubblico diversamente, autodistribuzione etc.etc.

Tutto lecito e legittimo, sia ben inteso.

Però mi si conceda il giudizio alquanto precario sulla reale efficacia ed estrema professionalità del sistema.

Il tutto è mescolato ad attese millenarie per avere risposta e se le stelle si uniscono e la luna entra in posizione, forse si avrà un responso.

Vuole la mia preferita? "Risponderemo solo se interessati dopo tot mesi, prego di non inviare solleciti di lettura, se siete già in firma fatecelo sapere, eviteremo inutili letture."

A me vien da ridere. Non ti degni di farmi sapere neanche se hai ricevuto il testo e pretendi pure che ti informi se sono in parola con un altro? Solo il tempo della ce editrice ha un valore?

Oppure: libri impaginati alla meglio, copertine disegnate da un bambino, editing inesistente per un totale di 130 pagine vendute a 18 euro.

Mi permetta un caustico commento: noi siamo aspiranti scrittori, spesso anche le ce sono aspiranti editori.

Non conoscerò i delicati meccanismi editoriali ma credo di vedere un grave problema in code di lettura lunghe un anno intero. È un problema piuttosto grave avere proposte arretrate sino ad un anno. Una gentilissima ce editrice molto piccola è riuscita a rispondere a me e a tutti gli altri nel giro di tre giorni.

Come hanno fatto? Semplice, sono organizzati. Credo di non straparlare se dico che 10 mesi di attesa siano un enormità, a maggior ragione se si tratta di una grande ce che avendo mezzi e risorse maggiori dovrebbe risolvere la coda di lettura in paio di mesi senza troppi problemi.

Ad ogni modo sottolineo che la realtà editoriale italiana è quantomeno surreale.

Pochi, pochissimi lettori, tanti scrittori e ben 4500 e rotti case editrici (si ragazzi, sono proprio cosi tante).

Un osso troppo piccolo per troppe bocche. La carne, poca anche quella, la mangiano qualche ce e qualche scrittore affermato.

Sono anni che non si vede un esordiente da vero bestseller in italia. Qualche editore disse che un esordiente di successo conviene molto di più che un autore di fama. Se la statistica mi viene in aiuto, penso che su migliaia di invii spontanei qualcosa di buono ci sia.

Allora mi concederà il sottile pensiero che non si faccia uno scouting adeguato. Le meccaniche editoriali mi saranno ignare, ma il sospetto mi vien spontaneo.

Torno a ripetere che a fronte di tutto ciò, in italia esistono ben 4500 ce.

Penso mi basti il buon senso a giudicare il tutto quantomeno bizzarro.

Io mi sono limitato ad esprimere una forte perplessità di fronte ad un sistema di lettura con tempi biblici, non voglio proseguire oltre.

Aggiungo quello che ho detto prima: credo che di aspiranti ce ne siano tanti, sia tra chi li scrive sia tra chi fa l'editore.

 

Sperando in una proficua e pacata discussione @Riccardo-Spartaco

 

Un saluto,

Folletto.

 

Il 3/11/2018 alle 15:34, Folletto ha detto:

 

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Ospite

Perdonami, @Francescam , ma la tua suscettibilità, o forse la tua permalosità, sono la prova evidente di quanto sia difficile, per non dire impossibile, svolgere bene il mestiere dell'editore. 
Insomma, gli editori non rispondono alle e-mail e lasciano gli autori in un eterno limbo? Non va bene.
Rispondono con risposte standard e preconfezionate? Non va bene. 
Rispondono spiegando in modo serio le ragioni del rifiuto? Non va bene, perché... "come si permettono questi signori di insegnarmi come si scrive?"

Rispondono spiegando in modo ironico le ragioni del rifiuto. Non va bene, perché... "come si permettono questi signori di insegnarmi come si scrive, per giunta prendendomi pure per i fondelli?"
Mi par tanto di vedere in questi atteggiamenti la morale della celebre favoletta di Esopo, dove padre e figlio cercavano di seguire i consigli della gente su come gestire il loro asinello: in qualunque modo si comportassero, sbagliavano sempre; decisero così di regolarsi in base alle proprie idee e alla propria esperienza: la stessa cosa che alla fine, piaccia o meno, scelgono di fare gli editori. Personalmente apprezzo moltissimo l'ironia (un po' meno il sarcasmo) come metodo di spiegazione di una filosofia aziendale e non vorrei mai nella mia squadra un autore che non sia altrettanto disposto ad apprezzarla o che, peggio ancora, sia convinto di essere già bravo e non bisognoso di consigli.
Diverso, e meritevole di una discussione separata, è il discorso di quegli editori che si fingono "free", ma che poi, sottobanco e con svariati sotterfugi, pretendono quattrini. In quel caso la denuncia mi pare giusta, anzi sacrosanta, ma dovrebbe essere sempre supportata da prove: fino a quando non siamo in grado di fornirle, per non rischiarla noi una denuncia, forse è meglio tacere.

 

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