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Francescam

Pseudo case editrici

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35 minuti fa, Folletto ha scritto:

Però, qui non si vedono best seller milionari da tempi immemori. 

Veramente tra i best seller italiani che mi vengono così a memoria, non ne ricordo del tipo esordienti- scoperti- nella -pila- dei- manoscritti. "Volevo i pantaloni", caso editoriale negli anni '80, della diciannovenne Lara Cardella, tradotto in mezzo mondo ecc., si fece notare vincendo un concorso dal mensile "Cento cose" della Mondadori. "Il nome della rosa", be', neanche da dire. Poi, mi viene in mente Camilleri: ha fatto la fortuna della Sellerio coi Montalbano, e anche lui non era certo la pepita trovata nella pila, aveva già pubblicato vari romanzi e ha lavorato per decenni come autore teatrale e televisivo. Donato Carrisi, forse l'autore di thriller italiano più venduto, ha pubblicato "Il suggeritore" (esordio da 1 milione  di copie) dopo aver lavorato per anni come sceneggiatore, dubito che abbia mandato il manoscritto così, nel mucchio, senza un agente. Per arrivare a Elena Ferrante, caso editoriale senza precedenti:  la e/o non l'ha certo trovata nella pila dei manoscritti - ogni voce sull'identità della Ferrante riconduce a figure del campo letterario o editoriale. Altri romanzi italiani di recente successo: quello di Rosella Postorino, centinaia di migliaia di copie, tradotta nel mondo (era ed  è editor in Einaudi). Parlando di un fenomeno in atto, Stefania Auci ha già venduto quasi trecentomila copie solo in Italia con la sua saga siciliana, anche lei ha fatto la sua gavetta pubblicando narrativa e altro. 

 

Comunque, io non dico che sia giusto e bello ciò che fanno le grandi case editrici, e l'ho anche scritto; siccome tu l'avevi messa sul piano della razionalità economica, ho detto che in questo stato delle cose la pila dei manoscritti rappresenta una risorsa relativa. 

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3 ore fa, ElleryQ ha scritto:

È ampiamente risaputo quanto mani e denaro (che tutti toccano con le mani) siano un vero ricettacolo di germi, batteri e virus. Per quanto sia scientificamente non provata (o non nelle statistiche) la trasmissione attraverso il denaro, direi che è comunque verosimile. Trattandosi di un romanzo, anche la realtà può avere una forma (appunto) "romanzata" e quindi verosimile pur non necessariamente comprovata in modo scientifico.

 

 

No, non è questo il quibus, il discorso è che il racconto deve essere realistico, quando uno scrive un romanzo su un gruppo di persone che deve andare  a buttare nella lava un anello che causa travaglio in chi lo porta crea una realtà "romanzata" che il lettore accetta. Quando uno dice che un soggetto che si prostituisce tiene abitualmente il denaro in bocca dice qualcosa di inaccettabile per il lettore perchè la prostituzione il lettore la conosce e non solo quella, conosce anche le banconote e sa anche che se le tieni in bocca finiscono per essere macerate da saliva e masticazione involontaria. Ecco perchè questa descrizione è più che sufficente per dire che quel tizio non sa scrivere un romanzo perchè la realtà romanzata non la sa creare, infatti dai dati che si possono ricavare dalla rete pare che abbia floppato in serie.

Come mai quindi una CE come Rizzoli gli ha pubblicato due romanzi? Dove sta il filtro della CE? Una CE come Rizzoli deve fare soldi soldi soldi, questo è quello che viene detto in continuazione anche su questo forum, giusto? E come mai allora ha pubblicato due libri che si capiva lontano un miglio che gli avrebbero fatto perdere soldi?

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1 ora fa, Folletto ha scritto:

Da altre parti, dove sono così sprovveduti da fare scouting tra pile di manoscritti, ne esce uno al mese. 

Io non parlo certo per esperienza e non ho particolare conoscenza del mercato editoriale inglese, né di quello americano, ma ho sempre letto e sentito dire che il modello anglosassone è molto più imperniato sugli agenti letterari rispetto a quello italiano, anche per gli esordienti. Cioè, che sono gli agenti a fare la prima grande scrematura, e non le CE. 

http://americanish.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/23/la-vasca-degli-squali-il-ruolo-degli-agenti-letterari/

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1 ora fa, Folletto ha scritto:

Da altre parti, dove sono così sprovveduti da fare scouting tra pile di manoscritti, ne esce uno al mese. Gli agenti letterari inglesi lavorano intensamente in tal senso: leggono, investono, perdono tempo. Si chiama rischio di impresa.

 

Un altro aspetto che viene poco considerato, almeno su questo forum non mi pare di averlo letto ma magari tra le tante discussioni ci sarà, è che le CE pubblicano moltissimo roba che ha successo altrove. Nei paesi dell'Est Europa forse il 90% dei titoli verrà dall'estero, qui in Italia i libri più venduti tendono a essere di autori italiani però appena sotto quella linea ci sono quasi solo autori stranieri.

Ci sono CE che avranno anche la sezione "invio manoscritti" ma manco li leggono perchè pubblicano a scatola chiusa ciò che ha successo altrove e che quindi può dare una certa garanzia. Per la letteratura di genere grossomodo funziona così in Italia. Una CE come Fanucci, specializzata nei romanzi di genere, fa proprio così, investe solo in titoli che hanno venduto bene all'estero e ogni tanto pubblica un italiano come se fosse una specie di gettone di presenza.

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39 minuti fa, franka ha scritto:

Veramente tra i best seller italiani che mi vengono così a memoria, non ne ricordo del tipo esordienti- scoperti- nella -pila- dei- manoscritti. "Volevo i pantaloni", caso editoriale negli anni '80, della diciannovenne Lara Cardella, tradotto in mezzo mondo ecc., si fece notare vincendo un concorso dal mensile "Cento cose" della Mondadori. "Il nome della rosa", be', neanche da dire. Poi, mi viene in mente Camilleri: ha fatto la fortuna della Sellerio coi Montalbano, e anche lui non era certo la pepita trovata nella pila, aveva già pubblicato vari romanzi e ha lavorato per decenni come autore teatrale e televisivo. Donato Carrisi, forse l'autore di thriller italiano più venduto, ha pubblicato "Il suggeritore" (esordio da 1 milione  di copie) dopo aver lavorato per anni come sceneggiatore, dubito che abbia mandato il manoscritto così, nel mucchio, senza un agente. Per arrivare a Elena Ferrante, caso editoriale senza precedenti:  la e/o non l'ha certo trovata nella pila dei manoscritti - ogni voce sull'identità della Ferrante riconduce a figure del campo letterario o editoriale. Altri romanzi italiani di recente successo: quello di Rosella Postorino, centinaia di migliaia di copie, tradotta nel mondo (era ed  è editor in Einaudi). Parlando di un fenomeno in atto, Stefania Auci ha già venduto quasi trecentomila copie solo in Italia con la sua saga siciliana, anche lei ha fatto la sua gavetta pubblicando narrativa e altro. 

 

Quindi mi stai dando ragione, le CE non hanno un vero filtro, tendono a pubblicare a casaccio e per la legge dei grandi numeri prima o poi qualcuno farà il botto. Che questo filtro non ci sia è anche dimostrato dal fatto che non rispondono neanche quando hai scritto qualcosa che non gli garba, a me è capitato di ricevere una risposta da un agente che diceva "fino quel punto lì il tuo romanzo mi è piaciuto, poi non sono più riuscito a tenere il filo". E' stata l'unica risposta di questo genere che ho ricevuto nella mia, pur breve, carriera di scrittore. Ce ne fosse stato un secondo tra agenti e CE che mi avesse detto "miiii che cavolata che hai scritto!!!". Niente, zero, nulla, nada de nada de nada. Questo mi fa pensare che il manoscritto che ho inviato non è stato proprio letto.

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43 minuti fa, franka ha scritto:

Io non parlo certo per esperienza e non ho particolare conoscenza del mercato editoriale inglese, né di quello americano, ma ho sempre letto e sentito dire che il modello anglosassone è molto più imperniato sugli agenti letterari rispetto a quello italiano, anche per gli esordienti. Cioè, che sono gli agenti a fare la prima grande scrematura, e non le CE. 

http://americanish.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/23/la-vasca-degli-squali-il-ruolo-degli-agenti-letterari/

 

In Italia non funziona certo così, se così fosse le CE non avrebbero la sezione "invio manoscritti" perchè riceverebbero i libri da leggere solo dagli agenti. Forse quella sezione è solo una trovata pubblicitaria per ingraziarsi l'enorme numero di autori in erba che ci sono in Italia. E gli agenti letterari in Italia non sono certo paragonabili a quelli americani, sono agenzie di servizi editoriali che forniscono anche un servizio di rappresentanza, secondo quello che dicono nei loro siti

 

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@franka hai coperto un lasso temporale di decenni, partendo dagli '80. Se vuoi ti aggiungo anche la Tamaro, ma ripeto, copriamo un arco temporale mostruoso.

In Inghilterra, solo nel 2019-2018 quanti best seller mondiali da 2 milioni di copie insù sono usciti? Quanti esordienti?

Che abbiamo un serio problema di scouting, mi sembra un fatto assodato. Non penso che il sistema adottato dalle ce sia così remunerativo. Io penso che il marketing influenzi, il resto conta poco.

La pila di manoscritti rimane una miniera di carbone, ma anche di diamanti grezzi che se solo uno investisse tempo e denaro porterebbe ottimi guadagni. È possibile che su migliaia di manoscritti ricevuti da una ce ci siano solo schifezze?

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@franka Nel mio commento precedente ho citato proprio gli agenti inglesi. Il processo non cambia, li la scala parte dagli agenti, e loro si ritrovano di fronte una smodata pila di manoscritti. Immagina se agissero come da noi in Italia? Ovvero: sei qualcuno, ti accetto. Non sei nessuno, silenzio protratto.

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49 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

 

Quindi mi stai dando ragione, le CE non hanno un vero filtro, tendono a pubblicare a casaccio e per la legge dei grandi numeri prima o poi qualcuno farà il botto. Che questo filtro non ci sia è anche dimostrato dal fatto che non rispondono neanche quando hai scritto qualcosa che non gli garba, a me è capitato di ricevere una risposta da un agente che diceva "fino quel punto lì il tuo romanzo mi è piaciuto, poi non sono più riuscito a tenere il filo". E' stata l'unica risposta di questo genere che ho ricevuto nella mia, pur breve, carriera di scrittore. Ce ne fosse stato un secondo tra agenti e CE che mi avesse detto "miiii che cavolata che hai scritto!!!". Niente, zero, nulla, nada de nada de nada. Questo mi fa pensare che il manoscritto che ho inviato non è stato proprio letto.

 

Guarda, limitandomi alla mia esperienza diretta, ossia al mio editore più altri due che conosco molto bene anche se non ho pubblicato con loro, posso dirti che per gli editori free seri le cose non stanno così. (1) non pubblicano a casaccio, ma o vanno loro a cercare gli autori oppure prendono dalla fila dei manoscritti quelli che sembrano migliori. (2) non rispondono non perché non leggono, ma perché se poi devono stare dietro alla corrispondenza con gli autori dall'ego ferito perché il loro capolavoro non è stato selezionato non riescono più a leggere manoscritti.

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7 minuti fa, LuckyLuccs ha scritto:

Guarda, limitandomi alla mia esperienza diretta, ossia al mio editore più altri due che conosco molto bene anche se non ho pubblicato con loro, posso dirti che per gli editori free seri le cose non stanno così. (1) non pubblicano a casaccio, ma o vanno loro a cercare gli autori oppure prendono dalla fila dei manoscritti quelli che sembrano migliori. (2) non rispondono non perché non leggono, ma perché se poi devono stare dietro alla corrispondenza con gli autori dall'ego ferito perché il loro capolavoro non è stato selezionato non riescono più a leggere manoscritti.

 

Esiste anche la quota di quelli che rispondono per chiederti di non mandargli più niente, giuro

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@Bilbo Baggins per favore, chiediamo agli utenti di raccogliere le risposte in un unico post per tenere in ordine le discussioni. Pertanto, la prossima volta, scrivi un post unico e non tre separati inviati a distanza di pochi minuti. Stessa cosa per @Folletto. Grazie.

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2 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

 

Esiste anche la quota di quelli che rispondono per chiederti di non mandargli più niente, giuro

 

Questi sono apprezzabili: perlomeno sono onesti e non alimentano illusioni! :D

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2 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

@Bilbo Baggins per favore, chiediamo agli utenti di raccogliere le risposte in un unico post per tenere in ordine le discussioni. Pertanto, la prossima volta, scrivi un post unico e non tre separati inviati a distanza di pochi minuti. Stessa cosa per @Folletto. Grazie.

 

Cioè facendo citazioni multiple nello stesso post?

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3 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Cioè facendo citazioni multiple nello stesso post?

Esatto.

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4 ore fa, Bilbo Baggins ha scritto:

 

Quindi mi stai dando ragione, le CE non hanno un vero filtro, tendono a pubblicare a casaccio e per la legge dei grandi numeri prima o poi qualcuno farà il botto. 

Sicuramente un filtro ce l'hanno, avranno dei criteri decisionali, non ho idea di quali, che li portano a scegliere di puntare su un titolo invece che su un altro. Come nei film, nei dischi, ma anche in molti prodotti, nessuno può prevedere se un libro sarà il prossimo bestseller, se no pubblicherebbero bestseller a nastro. 

 

4 ore fa, Folletto ha scritto:

@franka Nel mio commento precedente ho citato proprio gli agenti inglesi. Il processo non cambia, li la scala parte dagli agenti, e loro si ritrovano di fronte una smodata pila di manoscritti. Immagina se agissero come da noi in Italia? Ovvero: sei qualcuno, ti accetto. Non sei nessuno, silenzio protratto.

Sì ma qua non stavamo parlando della pila di manoscritti nella redazione delle case editrici? Io almeno mi riferivo a questo, in tutto il mio discorso.

Gli agenti e gli scout (alla Mozzi, per dire) invece li devono pur leggere, i manoscritti, e infatti che io sappia li leggono. 

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@franka apprezzo molto Mozzi, si vede che ci crede e ama la scrittura. Ci vorrebbero tanti scouter (si dice così?) in Italia. Una fitta rete di osservatori, come nel calcio.

Newton Compton fece parte della sua fortuna con i nuovi talenti, quelli snobati da tante case editrici. Ammetto che alcuni libri lasciavano molto a desiderare, ma le vendite parlano da sole. Penso al primo libro di Marcello Simoni, il mercante di libri. Sconosciuto, uno tra i tanti. Il libro a me non piace, ma proprio per niente, a vedere le recensioni di anobii sono in buona compagnia, eppure fece 300000 copie. Dimostrazione che marketing ed esordiente, anche in Italia, possono essere una combo perfetta.

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11 ore fa, ElleryQ ha scritto:

@Foolwriter , per cortesia modera il linguaggio nei post (come da regolamento):

 

 

Scusa eh, ma io gli ignoranti saccenti proprio non li tollero. Cioè, ti sto argomentando il motivo per cui hai torto e mi rispondi con aria di sufficienza? ah ah,poi magari sono pure quelli che si lamentano perché continuano a venire rifiutati :D

 

Comunque, tanto per tornare in tema, cara signorina so-tutto-io:

Quota

[...]Quando si riflette sul numero di personaggi presenti in una storia, è utile ricordarsi che meno sono, meglio è. C'è anche meno lavoro da fare.

(Gotham Writers' Workshop, Lezioni di scrittura creativa, p.141.)

Io studio, non parlo a vanvera.

Saluti

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Intervento di moderazione

 

@Foolwriter Forse sei un po' confuso, e hai risposto in malo modo quotando uno Staffer che ti ha gentilmente chiesto di non usare parolacce e moderare il linguaggio, come da regolamento.

Fermo restando che la tua reazione non se la merita nemmeno l'utente con cui stavi discutendo, mi pare fuori luogo questo atteggiamento ostile. Ti prego intanto di chiedere scusa al nostro @ElleryQ che col tuo alterco non c'entra nulla, e poi di moderare toni e approcci. Cerchiamo di discutere e dibattere in modi civili, per favore; e qui mi rivolgo all'utenza in generale e non solo a @Foolwriter.

 

 

Grazie a tutti :) 

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Il 15/1/2020 alle 13:07, Bilbo Baggins ha scritto:

No, non è questo il quibus, il discorso è che il racconto deve essere realistico, quando uno scrive un romanzo su un gruppo di persone che deve andare  a buttare nella lava un anello che causa travaglio in chi lo porta crea una realtà "romanzata" che il lettore accetta.

 

Su questo la vedo diversamente. Il gruppo di persone che devono andare a gettare nella lava un anello è fantasia, metafora, fiaba fantastica, non realtà romanzata.

Circa il romanzo realistico, io distinguerei per l'appunto tra "realistico effettivo" (che dovrebbe necessariamente attenersi ai fatti e alla realtà) e "realistico verosimile" (che può contenere delle parti romanzate).

In teoria, un romanzo giallo non potrebbe "barare" sulle tecniche investigative, eppure ci sono scrittori (anche blasonati e contemporanei) che mutano un po' la realtà a scopi narrativi. Idem per ciò che riguarda il romanzo biografico, eppure esistono le bio-fiction, basate sulla verosimiglianza e "possibilità" che il protagonista della biografia abbia vissuto le circostanze raccontate.

Io non ho letto il romanzo da te citato, ma ho trovato diverse recensioni che ne parlano come di un libro ricco di simbolismi,  metafore, rilettura dell'inferno dantesco. Direi che non si tratta di un realismo vero e proprio, ma di un verismo lirico che può permettersi delle storture se queste determinano suggestioni che colpiscono l'immaginario.

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11 ore fa, ElleryQ ha scritto:

 

Su questo la vedo diversamente. Il gruppo di persone che devono andare a gettare nella lava un anello è fantasia, metafora, fiaba fantastica, non realtà romanzata.

Circa il romanzo realistico, io distinguerei per l'appunto tra "realistico effettivo" (che dovrebbe necessariamente attenersi ai fatti e alla realtà) e "realistico verosimile" (che può contenere delle parti romanzate).

 

Io non ho letto il romanzo da te citato, ma ho trovato diverse recensioni che ne parlano come di un libro ricco di simbolismi,  metafore, rilettura dell'inferno dantesco. Direi che non si tratta di un realismo vero e proprio, ma di un verismo lirico che può permettersi delle storture se queste determinano suggestioni che colpiscono l'immaginario.

 

Spero tu non ti offenda però tendi un pò alla supercazzola

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12 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Spero tu non ti offenda però tendi un pò alla supercazzola

 

Ma con scappellamento a destra o a sinistra? :D

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7 minuti fa, Bilbo Baggins ha scritto:

Sbiriguda no?

 

Certo, come se fosse Antani...

 

ma ora ritorniamo IT! ;)

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Il 14/1/2020 alle 21:47, Foolwriter ha scritto:

Allora, io ho condiviso con la comunità il parere esperto che un grande agente mi diede a riguardo nel rigettare un mio manoscritto. Se puoi tu pensi di saperne di più, buon per te.

Se condividere esperienze concrete con voi significa farsi prendere a calci nel sedere, beh andate pure *Editato dallo Staff* 

 

 No caro hai chiaramente dichiarato,  asserendo io che parlare di 34 protagonisti è un'emerita idiozia, che non conosco evidentemente il funzionamento delle dinamiche editoriali, ma il mio parere a ben poco a che fare con le dinamiche editoriali.

Inoltre uno scrittore che riuscisse mai in questa impresa (34 protagonisti) sarebbe un geniaccio mica da poco :). Il fatto poi del parere del grande agente riferito al tuo manoscritto non vedo cosa c'entri in questo discorso. Era riferito appunto al tuo scritto. Quello che penso di saperne di più oppure no, non vedo sinceramente a che pro lo tiri fuori.

Penso che  provochi, ma io so stare agli scherzi :D

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