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Rewind

Lui e Lei

Post raccomandati

@Rewind Ciao Rew:D

Bello, essenziale. No perditempo.

Sostituire il finale

6 ore fa, Rewind ha detto:

Lei disse, sollevata: “Ah, meno male”

Lei disse, sollevata "Oh poverino".

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@Rewind

 

Un perfetto tocco di essenzialità, a riassumere in concentrato i principali estremismi d'incomunicabilità in cui la disaffezione ha trasfigurato il romanticismo del nuovo millennio.

Sempre bravo. Mi è piaciuto. Ciao!

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Ciaola.

 

Camp: sei proprio un romanticone. E poi: perché non pubblichi più?

AndC: grazie del tuo tempo.

 

Grazie a entrambi.

Alla prossima.

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Perfetto nella sua essenzialità.

Io adoro i racconti brevi, che ti aprono la porta su tantissime riflessioni.

Dimenticavo, adoro anche l'uso dei tanti "lui", "lei" e "disse", danno un ritmo alla narrazione... che poi nemmeno ti accorgi che esistono.

Grazie <3.

 

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Ciao @Rewind ottimo brano! Più di tutto ci ho visto l'egoismo e l'egocentrismo che pervade la nostra società attuale.

Piaciuto:)

 

Talia 

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Molto carino il racconto, quasi più una freddura.

 

I personaggi sono ben formati, e non risultano spigolosi (nei limiti di ciò che è possibile fare in uno spazio così breve, si intende). Sono fortemente caratterizzati, e hanno ruoli opposti rispetto a quel che ci si potrebbe aspettare: la donna cinica e materialista e l'uomo insicuro e depresso.

 

Di trama non si può parlare, dato che è ridotta all'essenziale. Ma l'essenziale è ciò che serve. Quindi bene.

 

15 ore fa, Rewind ha detto:

Lei si fissava le unghie.

Lui disse, sottovoce: “Amo... Devo dirti una cosa”

Lei si fissava le unghie.

Lui disse, sottovoce: “Amo... Devo dirti una cosa”

Qui avrei cambiato la seconda frase. Voglio dire, è chiaro che si tratta di un climax, con tre azioni disposte in sequenza per far salire l'ansia. Però il racconto è breve e ogni parola pesa tantissimo. Ti giuro che ho avuto l'impeto di lasciare la lettura a metà dopo la seconda frase uguale alla prima. Ti sei salvato solo perché mancavano pochissime righe alla fine. Già il racconto è breve e a primo impatto, solo guardandolo, ci si immagina già una sorta di effetto sorpresa, un trucchetto, che ci sta. Però non esagerare nel "tirartela": sii più esplicito, inventati qualcos'altro, sennò al lettore può salire il crimine e può sembrare che si tratti di una grossa presa in giro nei suoi confronti.

 

Lo stile piano e la grammatica essenziale si addicono perfettamente.

 

Comunque apprezzato, malgrado quella strana sensazione di essere preso in giro che ho avuto a metà, che mi ha distaccato per un attimo dalla vicenda.

 

Alla prossima lettura.

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1 ora fa, Pierpiero ha detto:

Molto carino il racconto, quasi più una freddura.

Concordo. :)

Lei è proprio innamorata, non c'è che dire... :asd:

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'Sera.

 

Valentina: contento che ti sia piaciuto.

 

Talia: La ballata dell'amore cieco mi ha sempre affascinato, forse egocentrici lo siamo sempre stati.

 

Pierpiero: ho voluto giocare sulle ripetizioni (che mi piacciono molto) per dare un tono ossessivo al racconto. Questo è un vecchio racconto che non mi ha mai convinto del tutto. Grazie del commento.

 

Bwv: <:

 

Rica: Grazie.

 

Alla prossima.

 

 

Modificato da Rewind

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Ciao @Rewind.

 

Mi sono meravigliata per la brevità di questo componimento - da altri giustamente definito freddura - non perché non apprezzi la lapidarietà, ma perché in genere a essa si accompagna una densità semantica che qui non compare.

In uno scritto così contenuto - concordo in pieno con @Pierpiero - ogni più piccolo elemento porta su di sé un carico e una responsabilità: sembra quasi invece che qui il lettore sia in balia del caso.
 
Tra gli obblighi dovuti alla brevità vi è a mio avviso l'assenza di incongruenze: qui i due smettono di fare l'amore verso la mezzanotte, e lui scruta lei mentre lei si guarda le unghie. Potrebbe sorgere il dubbio che fossero al buio e pertanto ci si potrebbe domandare quando abbiano acceso la luce: si potrebbe forse eliminare l'accenno temporale.

 

Lo stile non è pregevole al punto da far dimenticare una certa inconsistenza e la finalità del brano è chiara ma stereotipata: lei, ebete ed egoista, la cui ragione d'esistenza è la manicure; lui, sfortunato in ogni senso. L'angoscia che sottende all'evento narrato non è evocata in nessun modo.

Alla fine della lettura non si è riso, non ci si è commossi, non ci si è sentiti coinvolti.

 

Ti segnalo due perplessità: credo che il termine giovanilistico amo' vada scritto con l'apostrofo e mi sembra che il verbo "slacciare" non possa essere nel tuo caso usato transitivamente, e che pertanto sia necessario ricorrere al riflessivo "slacciarsi" (da un abbraccio).

 

Ti ringrazio per la lettura, mi scuso per l'estrema franchezza e ti saluto. 

 

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Ciao, Ippolita.

 

34 minuti fa, Ippolita2018 ha detto:

Tra gli obblighi dovuti alla brevità vi è a mio avviso l'assenza di incongruenze: qui i due smettono di fare l'amore verso la mezzanotte, e lui scruta lei mentre lei si guarda le unghie. Potrebbe sorgere il dubbio che fossero al buio e pertanto ci si potrebbe domandare quando abbiano acceso la luce: si potrebbe forse eliminare l'accenno temporale.

 

Onestamente non ci avevo pensato ^^.

 

41 minuti fa, Ippolita2018 ha detto:

Ti segnalo due perplessità: credo che il termine giovanilistico amo' vada scritto con l'apostrofo e mi sembra che il verbo "slacciare" non possa essere nel tuo caso usato transitivamente, e che pertanto sia necessario ricorrere al riflessivo "slacciarsi" (da un abbraccio).

 

Grazie per le correzioni.

 

Alla prossima ^^.

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2 ore fa, Rewind ha detto:

Talia: La ballata dell'amore cieco mi ha sempre affascinato, forse egocentrici lo siamo sempre stati.

Non credo che De André sia un poeta così lontano nel tempo da non aver saputo cogliere le tendenze dei tempi attuali, non solo ma non lo riterrei di un'altra generazione per quanto riguarda un modo di vivere, un sentimento. Il brano che tu citi è di circa quaranta anni fa, se non sbaglio. Non è passato abbastanza tempo per poter affermare che la società era molto diversa. Quello che voglio dire è che tra duecento anni non faranno tanta differenza tra la società del 2018 e la società degli anni'70. La tendenza egoistica che ho visto nel tuo brano è più riferita alla malattia: beh sei malato, ma hai qualcosa di contagioso? No, allora chissene... Ecco, in questo senso, se non tocca il mio orticello sono affari tuoi, io ho da pensare alla mia manicure. 

 

 

Talia 

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@Rewind Hanno già detto tutto e di più. Ti hanno strigliato e coccolato. Quindi che aggiungere? Per non parlare poi del fatto che quando scrivi sei proprio di braccino corto, eh? (anzi, direi che hai proprio la mano attaccata alla spalla)

Dunque. Mi posso leggere anche i commenti e vediamo che salta fuori...

Ma prima di tutto il pezzo.

Capisco la logica dell'ossessività, ha un senso, anche se a me queste formalità dicono poco, un po' come fare i disegnini con le parole in poesia. Per me contano la tecnica (leggibilità, scorrevolezza, ordine, pulizia) e ovviamente i contenuti, soprattutto i contenuti. Tutto il resto è estetica e con quella ci vado poco d'accordo.

In merito alla tecnica, immagino ci siano ben poche cose che tu non abbia valutato, anche perché mi pare che su questo pezzo ci sei stato su un bel po' (mi sembrava di averlo già letto), magari anche un po' troppo, no?

La scelta dei pronomi, mi pare lo renda più adatto alla sezione poesia. anzi, ti dirò che se lo penso come una sperimentazione poetica lo vedo già molto meglio. Insieme all'amore chemio crea una coerente foma di stile, che poi però non so quanti frutti possa dare (anche questo è un elemento di cui tener conto, no? Uno scrittore va sempre giudicato nel totale delle cose che fa, non certo da un singolo componimento). Comunque andiamo avanti. Come racconto tutto si riduce sempre al modo in cui si lasciano filtrare le informazioni. Tu lo fai in modo telegrafico e non mi sorprende nè mi sconvolge, nè in bene nè in male.

Il 26/10/2018 alle 01:03, Rewind ha detto:

Lui e Lei smisero di fare l'amore verso la mezzanotte. 
Lui scrutava Lei.

Lei si fissava le unghie.

Lui disse, sottovoce: “Amo... Devo dirti una cosa”

Amo' non mi piace molto, non qui. Forse mi sbaglio, ma suona incoerente con il modo in cui scrivi.Il pezzo è troppo...ragionato per infilarci un termine colloquiale e giovanilistico di questo tipo (e persino due volte). In altre parole, non mi sembri tipo da Amo' ma, ripeto, forse mi sbaglio.

Il 26/10/2018 alle 01:03, Rewind ha detto:

Lei si fissava le unghie.

Lui disse, sottovoce: “Amo... Devo dirti una cosa”

Lei si fissava le unghie.

Cazzo, il pezzo è così breve. Una frase diversa la potevi anche trovare, no? ah, ce n'è un'altra anche sotto, me ne accorgo adesso.

Il 26/10/2018 alle 01:03, Rewind ha detto:

Lei non disse, slacciò l’abbraccio e urlò:

Qui scommetto che ci hai veramente pensato troppo e la frase si è come aggrovigliata su sè stessa, dove tutto il resto è molto chiaro e lineare.

Il 26/10/2018 alle 01:03, Rewind ha detto:

“Non dirmelo: AIDS?”

Lui disse, piangendo: “No, ho un tumore al cervello”

Lei disse, sollevata: “Ah, meno male”

Ok, il contenuto è tutto qui. Allora, primo: ho come l'impressione di voler essere scandalizzato e non mi piace. Da uno scrittore mi aspetto che scriva per sè stesso, non per l'effetto che produce sui lettori.

Secondo: tu, proprio tu, che sei due volte più intelligente e acculturato di me, dovevi, dico dovevi, trovare un modo meno esplicito e più raffinato di sganciare la bomba sporca.

 

Ora pesco qualcosa dai commenti, che mi è parso di leggere cose interessanti.

 

 "Ti giuro che ho avuto l'impeto di lasciare la lettura a metà dopo la seconda frase uguale alla prima. Ti sei salvato solo perché mancavano pochissime righe alla fine. Già il racconto è breve e a primo impatto, solo guardandolo, ci si immagina già una sorta di effetto sorpresa, un trucchetto, che ci sta. Però non esagerare nel "tirartela": sii più esplicito, inventati qualcos'altro,..." 

Io avrei detto qualcosa di meno esplicito, ma grosso modo concordo. Direi che il mio commento quasi ripete la sostanza di questo (però l'ho letto dopo, eh)

 

21 ore fa, Rewind ha detto:

forse egocentrici lo siamo sempre stati.

Togli il forse. Pensare di essere il centro del mondo è naturale. Pensare di esserne l'unico centro non lo è. L'ho scritta tante volte e la scriverò ancora, probabilmente.

 

 

"Lo stile non è pregevole al punto da far dimenticare una certa inconsistenza e la finalità del brano è chiara ma stereotipata: lei, ebete ed egoista, la cui ragione d'esistenza è la manicure; lui, sfortunato in ogni senso. L'angoscia che sottende all'evento narrato non è evocata in nessun modo.

Alla fine della lettura non si è riso, non ci si è commossi, non ci si è sentiti coinvolti."

Qui ti hanno proprio strigliato, eh? Ma quanto è bello quando capita a qualcun altro.

 

"Quello che voglio dire è che tra duecento anni non faranno tanta differenza tra la società del 2018 e la società degli anni'70."

Duecento anni? Ma quanto sono pessimista, io?

 

Va bene, chiudiamola qui. L'idea è buona, buon senso dell'umorismo. Sviluppata in modo più tradizionale ed esteso, secondo me renderebbe molto. Scritta così diventa pretenziosa. Se poi il cinismo e lo humor nero ti sono congeniali faresti faville, ma naturalmente dovresti scrivere molto di più. Magaria già lo fai. 

Ciao Rewind. A presto.

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Ciao.

 

Adelaide: Grazie del tuo tempo.

 

Roberto: Questo racconto lo pubblicai tempo fa: non aveva tutte queste ripetizioni, e non mi piaceva. Ora ho messo le ripetizioni, e non mi piace. Vedrò che fare. 

 

Alla prossima ^^.

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@Rewind

Molto "telegrafico" mi verrebbe voglia di dire.

Un'ottima, anche se breve, rappresentazione di cosa ci si possa aspettare da una società come quella dove viviamo.

L'assoluta incomunicabilità e ignoranza. Da parte della donna, di questa donna specifica (occorre dirlo...) che non potrà arrivare mai a capire alcunché,  passassero cento anni, e da parte dell'uomo, che deve essere proprio il non plus ultra della superficialità per essersi scelto una donna simile.

Ne escono tutti e due sconfitti, forse la donna no, sarà convinta di essere fantastica, e in effetti lo è. L'uomo non so se accetterà la sua sconfitta. Essendo tutti e due vuoti a perdere, avrei descritto l'esplosione di uno di questi vuoti, a causa del troppo gas mefitico accumulato, mischiato a profumo da supermercato. L'esplosione dell'uomo, ad esempio. Le cronache sono piene di queste esplosioni, dovute anche a incomunicabilità e ignoranza, oltre che dal pagamento degli alimenti da parte dell'uomo e sequestro della casa, sempre dell'uomo.

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Ciao.

 

Mister Frank: ricambio.

 

Unius: il tuo commento mi ha fatto riflettere su come abbia messo troppo poco, ho voluto tagliare un salame col cucchiaino.

 

Grazie del vostro tempo.

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@Rewind

Non c'era bisogno, secondo me, che ritiravi il testo. Come bozza di un lavoro futuro andava più che bene. Esponeva punti di vista, concezioni di vita che meritavano eventualmente un approfondimento,  una maggiore e ulteriore stesura, sempre sullo stesso tono usato da te.

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