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gmela

La pasta col ketchup [2/4]

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40254-il-fratellino-di-orchidea-capitolo-ii-parte-12/?do=findComment&comment=710780

 

Link alla prima parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40249-la-pasta-col-ketchup-14/

 

***

 

La pasta col ketchup è argomento spinoso, tra noi.

A Ylva il buon cibo piace, quando la porto al paese divora tutto ciò che mamma cucina con un appetito invidiabile. Ma tardi la sera, nel suo appartamentino studentesco in condivisione, una, due, magari tre volte a settimana, mangia la pasta col ketchup. Pasta stracotta, dritta dal pentolino. Spaghetti collosi, attaccati assieme, bolliti troppo a lungo, in troppo poca acqua, con troppo poco sale. Apre la porta del frigo e spruzza il ketchup su quella schifezza, si siede davanti al computer, accende Netflix e mangia, tirando su tutto col forchettone grande. Taglia la pasta a pezzettoni e se li ficca in bocca, uno dopo l'altro.

Come una donna malata, non riesce a trattenersi. Come una persona che sembra normale, ma che nasconde un vizio; come il padre di famiglia che, tardi la sera, esce per andare dalla vecchia prostituta obesa che batte giù vicino alla stazione: è brutta, è grassa, è piena di malattie e ha una voce orribile, ma gli dà quel nonsoché marcio e dolciastro a cui non riesce a rinunciare.

Abbiamo provato a parlarne, io e Ylva, ma non è mai andata a finir bene.

«Ma come fai a mangiare quella roba?», le chiedo esasperato ogni tanto. Sono una persona impulsiva, a volte non riesco proprio a trattenermi.

Coi piedi sul tavolo, Ylva mi risponde con la bocca piena, alza la forchetta in aria con gesto di sfida.

«Non rompere! Se ti fa schifo levati!»

Io mi allontano, vado in un'altra stanza. Mi sdraio sul letto e guardo nervosamente il cellulare finché Ylva non ha finito. Non riesco a concentrarmi, apro Wikipedia e navigo a casaccio. Quando lei arriva sulla porta, con una macchiolina rossa al lato della bocca, ha l'espressione seria, quasi di sfida, di chi sa di aver fatto qualcosa di brutto e malato, qualcosa che disapprovo ma sulla quale non ammette discussioni.

Facciamo l'amore, ma c'è tensione. Evitiamo l'argomento. Sappiamo, entrambi. Facciamo finta di nulla.

Fino alla prossima volta.

Ora, qui sull'autobus rosso che si muove tranquillo in mezzo alla campagna, Ylva mi guarda con gli stessi occhi seri, la stessa espressione di sfida. Non parla, così tocca a me farlo.

«In che senso...», chiedo lento. «Cos'è che ha fatto... tua mamma?»

Ylva allarga le braccia. «Ha fatto la pasta col ketchup, Andrea. Tutto qui.»

«Ma io non la voglio!», rispondo d'istinto.

Si vede che Ylva non apprezza, stringe la bocca.

Mi affretto a spiegarmi.

«Scusa davvero, Ylva, ma guarda che non è un problema se tua mamma ha fatto la pasta col ketchup! Non ho bisogno di mangiare, seriamente. Non ho mica tanta fame. Håkan arriva domani, no?»

Ylva annuisce lentamente.

«E allora se tua mamma oggi non ha nient'altro da mangiare sull'isola non fa niente! Abbiamo i biscotti... e... e... Posso mangiare quel pane là, quel coso secco che mangiate voi, come si chiama? Il cacchebrod!»

«Knäckebröd

«Eh, quell'affare ce l'ha tua mamma, no? Ma guarda che anche se non ce l'ha non fa mica niente, eh! Mica muoio di fame per un giorno a digiuno!»

Ylva incrocia le braccia, sento la tempesta che si prepara. Lei, così dolce, sa essere dura, a volte. Mi sento mancare.

«Per piacere Ylva, inventa una scusa...», dico con voce lacrimevole. Stringo gli occhi. «Non ce la faccio, davvero!»

«...Fa troppo schifo», mormoro piano, guardandola con occhi imploranti.

Lei non si muove.

«Dille che sono malato...»

«...qualcosa...»

«...per piacere...»

«Hai finito?», chiede Ylva.

Capisco che mi devo spiegare meglio, o saranno guai.

Nascondo la testa tra le mani, mi chino in avanti per mostrarle quanto sono contrito. «Ylva lo so che tua mamma è gentilissima, e di sicuro si è impegnata al massimo e ha fatto il meglio che ha potuto e poverina è intrappolata su un'isola senza niente di niente, e che vuoi che faccia in fondo, povera donna? Ma ho paura di vomitare, davvero! Quando sento l'odore di quella roba che ti cucini tu mi vengono proprio su i conati, capisci? Sento la gola che pizzica, giù in fondo, e me ne devo andare.»

«Pfff», fa lei.

«È proprio una cosa fisiologica!», le spiego in fretta, in preda al panico, «L'odore di quell'affare zuccheroso sulla pasta appiccicata assieme...» Scuoto la testa, non riesco nemmeno a descriverlo. «...Non ce la faccio», concludo con una lacrimuccia di disperazione che mi scende giù dal lato dell'occhio.

Ho un'idea, scatto entusiasta in avanti.

«Ylva, Ylva, dì a tua mamma di non condirla per me, la pasta la mangio in bianco! Ok? In bianco va benissimo! Anche senza olio, senza burro, senza formaggio, senza niente di niente va benissimo!»

Ylva scuote la testa lenta.

«L'ha già condita», dice semplicemente.

«Ma come l'ha già condita?», chiedo sconvolto. «Siamo ancora lontanissimi, non avrà mica già cucinato tutto, no? No?»

Gli occhi di Ylva mi dicono che è così.

«Cioè, la mangiamo pure fredda, la pasta?!»

Lei mi fa una smorfietta di scherno. «La riscalda quando arriviamo, no?», risponde con una vocina sarcastica.

«Al microonde?»

Ylva sbuffa. «La rimette nella pentola, accende il fuoco e ce la scalda», spiega mimando irritata ogni gesto.

Non ce la faccio più a sostenere lo sguardo della mia fidanzata, mi volto verso il vetro. La Svezia continua a scorrere fuori dal finestrino, come se nulla fosse.

Come si fa? Come si fa?

Ylva prende il cellulare in mano. «Ok», dice.

Mi volto. «Che fai?»

Lei sospira. «Che vuoi che faccia Andrea? Chiamo mamma.»

Le poso una mano sul polso, la costringo ad abbassare il telefono. Lei si sistema un ciuffo di capelli ribelle dietro l'orecchio, mi guarda.

«Ylva, sta andando tutto troppo veloce, non capisco più niente!»

«Mmmhhh», fa lei sarcastica, irritata e poco convinta.

Io mi mordo il labbro. Non posso fare lo stronzo con sua madre, la prima volta che la vedo; d'altro canto non posso mangiare la pasta col ketchup. Purtroppo sono due cose assolutamente incompatibili: mi viene da piangere.

Ylva mi guarda seria. «Lascia che ti spieghi io come stanno le cose, Andrea: quando si va a casa d'altri bisogna fare dei piccoli sacrifici, non si può avere sempre tutto come lo si vuole, giusto? Giusto o no?»

Io non riesco proprio a risponderle.

«Mia mamma è su un'isola, sola, senza barca. Håkan ha la borrelia e la febbre alta, il motore non parte, il meccanico è in ferie. La gente ha problemi ogni tanto, Andrea, problemi veri. Mamma è tutta eccitata e contenta perché mi rivede dopo sei mesi e perché ti incontra per la prima volta. Si sente una merda perché non ti ha potuto cucinare nulla di ché. Aveva solo pasta e ketchup sull'isola, ha fatto del suo meglio per preparare comunque qualcosa, per te. Ha telefonato e mi ha chiesto, tutta inquieta, se andava bene lo stesso. E le ho detto di sì, di non preoccuparsi, poveraccia.»

Osservo la mia fidanzata sconsolato.

«Ora, se tu vuoi non c'é nessun problema, le telefono e le dico che no, che in realtà la pasta col ketchup alla finfine non va bene, che non è evidentemente un piatto all'altezza del nostro ospite. Sappi che non accetterà mai di lasciarti a digiuno. Così, quando arriviamo, lei prende la barca, rema, torna a riva, si fa mezz'ora di bus fino a Norrtälje, mezz'ora al ritorno, torna a mezzanotte, poi ti prepara quello che preferisci. Salmone? Puré? Risotto ai funghi? Cosa gradiresti mangiare stasera, eh? Eh?»

Ylva allarga le braccia.

«E con questo ho detto tutto, poi fai pure come vuoi», annuncia infine, aprendo Online Risiko sul cellulare.

Io mi giro contro il vetro e mi metto a piagnucolare in silenzio.

 

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5 ore fa, gmela ha detto:

Pasta stracotta, dritta dal pentolino. Spaghetti collosi, attaccati assieme, bolliti troppo a lungo, in troppo poca acqua, con troppo poco sale. Apre la porta del frigo e spruzza il ketchup su quella schifezza, si siede davanti al computer, accende Netflix e mangia, tirando su tutto col forchettone grande. Taglia la pasta a pezzettoni e se li ficca in bocca, uno dopo l'altro.

È proprio un horror.

 

5 ore fa, gmela ha detto:

Come una donna malata, non riesce a trattenersi.

Malata, non so. Malata mi fa pensare a qualcuno debole, quindi che si trattiene abbastanza. Forse: "Come una dipendenza" ?

 

5 ore fa, gmela ha detto:

che mangiate voi, come si chiama? Il cacchebrod!

:D 

 

Avevo detto che il personaggio è un po' stereotipato, e ci sta tutto. Penso che ogni italiano si senta coinvolto, soprattutto quando gli toccano la pasta. Non ho particolari commenti. Questa parte è davvero divertente, bravo :D 

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@AlienikGrazie, e mi fa piacere che ti sia piaciuto :) Anche secondo me questa parte è migliore della precedente, ma in un racconto lungo, credo, a volte certi passaggi sono necessari.

 

Per quanto riguarda la stereotipazione del protagonista, l'ho fatto un po' apposta (cercando di non esagerare): il racconto vuol essere un horror per ogni italiano, voglio che il lettore si identifichi ;)

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Oh mio Dio...

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

A Ylva il buon cibo piace, quando la porto al paese divora tutto ciò che mamma cucina con un appetito invidiabile. Ma tardi la sera, nel suo appartamentino studentesco in condivisione, una, due, magari tre volte a settimana, mangia la pasta col ketchup. Pasta stracotta, dritta dal pentolino. Spaghetti collosi, attaccati assieme, bolliti troppo a lungo, in troppo poca acqua, con troppo poco sale. Apre la porta del frigo e spruzza il ketchup su quella schifezza, si siede davanti al computer, accende Netflix e mangia, tirando su tutto col forchettone grande. Taglia la pasta a pezzettoni e se li ficca in bocca, uno dopo l'altro.

 

La descrizione di quella pasta mi ha trasportato all'istante nei panni del poveretto. Preso dai conati al solo pensiero.

Conosco gente che ha ucciso per molto meno.

 

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

Posso mangiare quel pane là, quel coso secco che mangiate voi, come si chiama? Il cacchebrod!»

 

Ho rischiato di soffocare, un genio assoluto!

 

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

«Ylva, Ylva, dì a tua mamma di non condirla per me, la pasta la mangio in bianco! Ok? In bianco va benissimo! Anche senza olio, senza burro, senza formaggio, senza niente di niente va benissimo!»

Ylva scuote la testa lenta.

«L'ha già condita», dice semplicemente.

 

Mi immagino quel "l'ha gia' condita" detto con lo stesso tono di "Ugo, dobbiamo andare ad assistere alla proiezione di un fil cecoslovacco" detto con aria mesta dalla povera Pina...

 

Tutto bellissimo, come sempre scorre, e se ne riesce quasi a immaginare la scena.

Hai ragione, questo e' horror puro. 

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@OMST6912280

Grazie, mi fa davvero piacere leggere che hai apprezzato :D

 

A quanto pare la battuta del cacchebrod sta riscuotendo successo, non me l'aspettavo!

 

Fai benissimo a citare Fantozzi, per me è sempre fonte di ispirazione fondamentale! Credo che in quel passo io avessi in mente un tono con poca empatia, da parte di Ylva, ma anche come l'hai immaginato tu funziona benissimo :)

 

In entrambi i casi, la reazione di Andrea me la vedo proprio alla Fantozzi: accasciamento e "No!" da pugnalata ;)

 

 

 

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Non posso fare lo stronzo con sua madre, la prima volta che la vedo; d'altro canto non posso mangiare la pasta col ketchup. Purtroppo sono due cose assolutamente incompatibili: mi viene da piangere.

 

Condivido pienamente... :D

 

Caro @gmela (non credo funzioni il tag e non so perché), è divertente il tuo racconto. Tra l'altro, devi sapere che credo io stesso di possedere una sotto-natura comica, la quale spero di esprimere, prima o poi, in un racconto (o romanzo) di tale genere. Di conseguenza, la citazione che gli altri utenti fanno con Fantozzi la trovo assolutamente azzeccata. Ed io di Fantozzi, credimi, me ne intendo non poco... :D

 

Citazioni a parte, continuo a pensare che scrivi decisamente bene. Lo scrivere bene rende piacevole una lettura a prescindere da ciò che si pensi di essa.

 

Ecco, forse soltanto in questo passaggio mi permetterei di consigliarti una cosa:

 

Coi piedi sul tavolo, Ylva mi risponde con la bocca piena, alza la forchetta in aria con gesto di sfida.

 

Al posto di ripetere la preposizione, al posto della seconda, magari, proverei con "a". A mio modestissimo avviso, rende la frase ancora più leggibile. :)

 

Bravo, Gianni. ;)

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@Mauro86Fantozzi è imprescindibile, per chi vuol far ridere. Grande maestro, fonte di infinita ispirazione!

 

Il tuo consiglio sulla preposizione è, onestamente, azzeccatissimo. Hai perfettamente ragione, grazie :D

 

Il genere comico/umoristico è, secondo me, piuttosto diverso da scrivere rispetto al serio... Ti consiglio di provarci :)

 

Grazie :D

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@gmela, ci proverò, prima o poi!

 

Per quel che riguarda il tuo racconto, a giudicare dall'accoppiata pasta+ketchup, penso anch'io sia effettivamente un horror! :D

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@gmela una pasta simile, "stracotta" all'inverosimile e pure "bianca" come la neve (seppure senza ketchup) l'ho mangiata ad Amsterdam :aka::aka::aka:, i tuoi conati me l'hanno ricordata tale e quale. Riconfermo il mio giudizio sulla tua scrittura, pezzo simpaticissimo. Ora voglio proprio sapere se farà lo sgarbo alla mamma, se ingurgiterà la poltiglia riscaldata oppure se riuscirai a trovare una terza strada (sarebbe bello), proseguo la lettura spero di non rimanere delusa. 

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@Adelaide J. Pellitteri Grazie, senza rivelare nulla, spero anch'io di non deluderti ;)

 

Mi sa che tutti gli italiani che hanno viaggiato un po' hanno qualche storia horror da raccontare sulla pasta, in questo pezzo volevo appunto giocare un po' su questo :)

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@gmela Ciao. Volevo usare il commento per postare a mia volta, ma che commento qui? E' carinissimo. I dialoghi filano che è un piacere, Ylva è fortissima e la questione sulla pasta è intrigante. Il dilemma di Andrea è così sentito che pare di viverlo. L'unica cosa che posso dire, a proposito di questa seconda parte, è che mi mancano le descrizioni della prima. Essendo questo episodio composto quasi esclusivamente da dialogo, mi risulta più leggero, certamente più facile da leggere ma meno incisivo. In buona parte dipende probabilmente dalla suddivisione. Ho già copiato e incollato su word per leggermelo alla fine tutto d'un fiato. 

Vabbè, provo ad arrampicarmi sugli specchi :)

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

quando la porto al paese

E' il caso di aggiungere un mio a paese, per rendere la comprensione più immediata?

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

Apre la porta del frigo

Apre il frigo 

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

Come una donna malata, non riesce a trattenersi. Come una persona che sembra normale, ma che nasconde un vizio; come il padre di famiglia che, tardi la sera, esce per andare dalla vecchia prostituta obesa che batte giù vicino alla stazione: è brutta, è grassa, è piena di malattie e ha una voce orribile, ma gli dà quel nonsoché marcio e dolciastro a cui non riesce a rinunciare.

Concordo che gli spaghetti col ketchup facciano schifo ma, in fondo, non è come mangiare cetrioli con la panna montata. Per come la pone lo stesso Andrea, la'sua intolleranza è più una questione personale, mentre le similitudini citate, oltre a essere un po' esagerate, rendono la cosa un problema universale.

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

Abbiamo provato a parlarne, io e Ylva, ma non è mai andata a finir bene.

«Ma come fai a mangiare quella roba?», le chiedo esasperato ogni tanto.

Prima passato prossimo e poi presente per descrivere la stessa azione. Mi suona strano, ma non sono sicuro che sia sbagliato.

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

Facciamo l'amore, ma c'è tensione. Evitiamo l'argomento. Sappiamo, entrambi. Facciamo finta di nulla.

Fino alla prossima volta.

Questo gruppo di frasi brevi e staccate mi suonano troppo telegrafiche.

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

«Eh, quell'affare ce l'ha tua mamma, no?

Avrei articolato diversamente: "Ecco, quello. Tua mamma ce l'ha, no?"

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

«Dille che sono malato...»

«...qualcosa...»

«...per piacere...»

«Hai finito?», chiede Ylva.

 

Grazioso, questo passaggio.

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

concludo con una lacrimuccia di disperazione che mi scende giù dal lato dell'occhio.

:asd: Non è un pochino esagerato?

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

«Mmmhhh», fa lei sarcastica, irritata e poco convinta.

Eviterei il sarcastica, che hai già menzionato il suo sarcasmo poco più su.

Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

Io mi giro contro il vetro e mi metto a piagnucolare in silenzio.

Lo capisco. Ylva è inquietante. :D

 

Di nuovo bravo! La storia è intrigante. Alla prossima. (y)

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@Roberto BallardiniGrazie :) Mi fa piacere che ti sia piaciuto... Hai ragione, tutto dialoghi e nient'altro, in questo pezzo. Non è un racconto fatto per essere letto a pezzettini, ma così sono le regole di WD e così facciamo...

 

Per quanto riguarda la descrizione "da incubo" della pasta col ketchup, effettivamente, come noti giustamente tu, forse Andrea esagera un pochino, con le sue metafore... Parla della pasta col ketchup come se fosse un sacrilegio, o il crimine più terribile del mondo. Era un po' l'effetto ricercato, e con questo, lo ammetto, volevo prendere un po' per i fondelli noi italiani - io per primo! - che veneriamo la nostra cucina come una religione. E ripeto: io per primo! Mi sto autoprendendo in giro, insomma :asd:

 

I tuoi altri appunti hanno assolutamente senso... Alla fine si gioca sempre a trovare l'equilibrio giusto: se non si esagera un po', non si fa ridere; se si esagera troppo, si casca nel comico puro e si perde "mordente". Io ci provo, a trovare l'equilibro, e per questo è importantissimo sentire dai lettori quando si è andati un po' oltre...

 

45 minuti fa, Roberto Ballardini ha detto:
Il 24/10/2018 alle 10:55, gmela ha detto:

quando la porto al paese

E' il caso di aggiungere un mio a paese, per rendere la comprensione più immediata?

Ottima osservazione!

 

Grazie :D

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