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AndC

La punizione

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La punizione

 

E tutti erano sclerati, scoppiati, umiliati.

"Spiacente, non mi rappresentano le parole!" dissi.

Finii in punizione, all'angolo, pugile che ti spinge alle corde, stringe alla gola, stinge la macchia di sangue, sfinge che finge di suonar l'arpa con gli angeli, alla buonora, di ora in ora, il ring della vita.

Loro lo chiamavano così, io li definivo i miei compagni di giochi sadici. Annotare, riportare frasi e comportamenti, per i verbali, la denuncia, futura testimonianza da sindrome di Stoccolma.

"Disegna solo facce brutte, espressioni tristi, così potrai lasciare emergere il tuo cranio oscuro".

Questa la mia punizione. Sin da bambini si era abituati a tracciare principalmente sorrisi e cuoricini.
"Un atteggiamento che stona con la vita. Non è reale".
Un'altra affermazione che secondo loro avrei dovuto fare mia. Indossare le loro paranoie, i loro diktat, i loro pensieri; trangugiare i loro bicchieri, pieni di medicine, nascoste, di nuovo la mia brutta tosse.

Sciocchi bucanieri, bicchieri vuoti.

 

"Knock, knock!"

I pirati bussano alla porta. Chi potrà aprirgli dovrà essere più temuto e cattivo di loro, altrimenti perirà. I pirati spareranno, i periti spariranno, ammazzeranno, bandiere di carne al vento, cappi di visoni al collo per farti dire come la devi intendere.

“Camicia di forza, indossala, forza!”

Violenteranno ogni dignità, in nome della libertà, statua che s'erge oltreoceano con la fiaccola in mano, bruciava il concetto non l'atrocità. L'incendio era bello, a guardarlo di notte. Ho pagato due spicci le mie catene, erano in offerta e ora me le tengo. Certo non le difendo né mi offendo, se qualcuno le vuole sono in offerta, al mercato nero, sottocoperta.

"Allora puoi sempre accomodarti fuori".

Spiacente, non mi rappresentano le parole, non mi tramando nella prole. Ho visto cadere una stella e l'ho presa in mano, anche lei bruciava, lì rannicchiato nel mio angolo. Il muro era tutto scrostato. Ustione di quarto grado, gli ultimi che mangeranno i primi, poi il dolce.

Demiurgo delle parole, controsole non si vede un accidenti, ma è una facile scusa per creare i propri incidenti. Succursale stradale di vie finite male, attendere, aspettare, danneggiare il quadro, la cornice, la beata vergine sognatrice.

Fili di perline, dal mio cervello incasinato al cesso fuori uso, in disuso ormai l'abitudine di parlare per senso compiuto.

Nessun problema, però, poiché non mi rappresentano le parole. A me piace viaggiare più veloce della luce, stand by, bye bye, triplice bypass, così pare camminino le tartarughe, di pari passo con le mie rughe. L'invecchiare di un albero centenario che non sa che farsene dei consigli intelligenti. Teneteveli, io non m'illudo di piacervi, vorrei solo mantenervi, a vita, nella mia cantina, a bere whisky e a sparar cazzate sul mondo, tipo che non mi rappresentano le parole.

In loro non mi ci trovo, come in un vestito sgualcito, nelle ricette dei dottori, nelle coperte del letto che scoprono i piedi, le odio, vi odio, compagni miei di disfatte, per avermi messo all'angolo, dove il tesoro mio più prezioso è l'orco scuro, il bosco d'inverno, l'uccello che chiamano il merlo e che becca, becca chi si becca la prossima.

Pastiglia gialla, pastiglia rossa.

"Quindi non ti batti mai fino in fondo?"

Più giù di così, in quale abisso potrò mai affondare? Ottengo solo rifiuti se cerco fra i rifiuti del mio essere. Squalo, polpo, cozza, carena della nave, di dove son sbucato? Il ventre dentro l'occhio d'un piccione nella chela d'un granchio sornione, su un piatto d'argento. Servito a ritroso, meritato riposo, infine zitto io, zitti tutti!

Amici, scompagni, mangi o butti? Getta tutto lì, nell'angolo, dove mai niente serve a niente e tutto si ricicla, dove ho visto impazzire una valanga di stonati, disadattati, diseredati infine, perché se non vuoi beni e proprietà, nessuno ti compiangerà.

Un'altra inutile frase e mi spiegano che tutto questo ha la sua compassione, controinformazione, incomprensione del suo perché. Ma io non credo nelle parole, non mi rappresentano, non mi ritrovo in loro, non mi fanno veramente fuggire dal mio covo.

Per quello devo attendere la campanella, l'ora d'aria, fine della punizione, di nuovo nell'androne degli incubi a scegliere destra o sinistra, porta di qua o di là. Tanto, ovunque vada, inciampo. Non per mio vanto, il canto del cigno scuro è solo un manto, un atteggiarsi a divo.

Finivo gambizzato, se non avessi ripagato quel debito di gioco sulla tastiera. E a scommettere che farò una brutta fine sono buoni tutti.

D'altronde se non scrivo più, niente più racconti né storie, dimenticate lettere d'amore, solo messaggini in chat sgangherate, sbrindellato italiano, che non si discute più dei grandi temi, terminate le gite domenicali a spasso con i cani, che ci faccio ancora in giro con le parole?

Se parlo nessuno mi ascolta, parlo di quel che accade nella mia vita reale, quotidianamente, ripetere e ripetermi in concetti in cui se anche credo, trovo orecchie indifferenti e indaffarate, di cervelli occupati ad ascoltar se stessi, serie infinita di decessi, serial killer da stagione televisiva, un'altra stagione ancora, l'inverno della vita.

Trita e ritrita la pastiglia nel liquore, per sballarsi di cattivo umore. Sgradevole odore di presenze non richieste, un mondo fatto di inchieste al chissenefrega, ricette degli chef di moda.

Dico, scrivo una cosa, un concetto, è come se non mi avessi letto, mi richiedi ciò che già ti ho espresso, caffè e cornetto. Dolcetto o scherzetto?

Incontro una fila di corazze, le indossano le persone come a carnevale e tale e quale mi fanno sbudellare. Un tempo, almeno, dovevo assoldare mercenari per infrangere cuori, oggi bastano i trenta denari, la solita boutique di ciarpame e ti compri quello che ti pare: sesso, carta, forbici o catrame.

Sigaretta spenta, finita nei polmoni, giù nel pozzo, dell'oblio, incontro di nuovo il mio vecchio Dio.

“Ma questo era prima, dopo o adesso? Ragiona: adesso sei qui dentro, nessuno ti vuole bene fuori”.

Ormai è notte buia, ancora una prova, anche oggi, passo la mano. Intendo sopra il bottone, spingo il pulsante, le luci si accendono, il gioco si fa gigante. Intrigante luna park e io qui al mio baraccone. Entrate gente, come da copione, non mi rappresentano le parole. Il biglietto, l'ho già pagato.

Spensierato, da bravo, su fai il bravo. Così, bravo, micio, dormi. Solo se mi accarezzi tu, grazie.

Vedrò ancora quel tempo lontano nelle mie memorie? Sì, solo nei miei ricordi, anche se non mi rappresentano le parole, erano tempi magnifici, lo ammetto. Tempi straordinari: si diceva "che bello!" quando ci s'incontrava e "che tristezza!" quando ci si lasciava.


Ora il treno non fischia più il suo vapore, devo solo assentire al dottore, denso di sudore, pentola a pressione, sto per scoppiare, andare in pensione, mi dovrai rianimare, defibrillare, con cosa non so, certo non con le parole. Da sole, non bastano a consumare le suole.

Credimi se ti racconto che mi sto tagliando i polsi per infilarci dentro qualche sogno, a spasso per il sangue, libero in me stesso.

Progresso? L'accetto, sul mio letto terminale, speranza senza più un natale, non festeggeremo più l'alba di un nuovo mondo, ma solo questa noia, abissale, banale, che ogni giorno prepotente ci assale. Condividere il mio stato fetale, aggiungere like, immortalare.

"Dunque tu non vivrai in eterno!"

Povero mio, fraterno, amore, che proprio no, non mi rappresentano le parole. Non c'è conclusione, solo un altro sfogo finché hai il gettone, poi tutto si spegne, si scorda, dissona.

Suona sola, un'altra volta solo, solo per questa volta non m'invaghisco di brutto, ma perisco insieme al punto. In qualche modo dovrà pur finire. Va bene anche che sia qui, va bene anche in un angolino al buio, in un cantuccio immerso nel vino.

L'ultima sillaba sulla lingua, inghiotti bava, scompiglia, tempo di quadriglia e scompare. Magari fosse, seppur solo per una metafora, in mezzo al mare.

Sei tu che scegli l'ultima parola, anche se non ti rappresenta. Quindi inventa, intenta, scontenta, sordida sortita fra i miei pari, chiamala, se vuoi, la vita, che tanto anch'io son diventato sordo e non ti sento.
Per facilitare, considera tutto questo nient'altro che roba da buttare. Concedimi, infine, solo la galanteria di salutare. Au revoir, o arrivederci, finito in pasto nella bocca dei pesci, muti loro, beati loro. Di certo non li rappresentano le parole.

Ma un fazzoletto al vento, s'un fazzoletto di terra, quello sì che era un dolce addio! Lo rimembro appena, poi la nebbia, la mia testa trema, trama fuori tema, poi, rosa dei venti, stretti i denti, improvvisa strambata, soffia e scuffia.

Il resto manca all'anima di finire il respiro. Mi ritiro, nell'ultimo, mio, capogiro. Non so proprio dirti se domani sarò ancora vivo, ma se cercavi una storia, potevi comportarti meglio, così sei solo finito in punizione.

Sì, in punizione, a schivare le parole che mi gettavano contro. E ognuna mi ha fatto male, sai? Ognuna era una lama, una brama distorta squama, una porta sbattuta sul muso. Ho il corpo ricoperto di cicatrici, in base a quello che dici, un taglio per ogni frase, decreta la mia morte.

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Ciao @AndC

Che dire, come si fa acommentare un racconto del genere?

La vita di un personaggio e tutti i suoi umori in poche battute, un'erdità di sensazioni, luoghi e voli pinadrici da immagini a altre.

Bello.

Un osservatore il tuo protagonista, non solo di concretezza ma di ciò che si nasconde dietro la realtà. Stacca la pellicola dall'apparenza per avvolgerla nell'intimo , per non farla uscire e conservarla.

Non m'interessa sapere chi ,e dove sia il soggetto, nè m'interessa sapere se stia male, se sia un ubriacone o un avanzo di galera, sinceramente non gli ho dato una collocazione nello spazio, non sono riuscita a decifrarlo; ma non è importante, quello che ti rapisce è la chiosa intimistica e riflessiva di tutto il suo trascorso, fatto con lucidità: ricorda con consapevolezza ogni fase della sua vita.

Mi piace che ritorni il mare in ogni paragrafo, non so se sia voluto,  ma forse è proprio così che "ragiona" la nostra corteccia, seguendo le onde delle circonvoluzioni del nostro cervello.

Ti evidenzio alcuni tratti che mi sono piaciuti particolrmente.

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

offerta, al mercato nero, sottocoperta

Anche qui, non so se sia voluto, a parte il legame con i pirati di prima, ma è vero, che sotto le coperte o sotto il materasso si nascondevano le merci del mercato nero

(Napoli milionaria lo ricorda).

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

nelle coperte del letto che scoprono i piedi,

Mi ricorda l'attimo fuggente.

 

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

e, denso di sudore, pentola a pressione,

caspita è vero, come è sudato il coperchio di una pentola a pressione non lo è nessun'altra superficie.Mi è piaciuto molto l'abbinamento.

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

che bello!" quando ci s'incontrava e "che tristezza!" quando ci si lasciava.

Già, bel concetto.

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

Non per mio vanto, il canto del cigno scuro è solo un manto,

Mi è venuta in mente anche la manta, col falso sorriso sotto la facciata, ma a far ombra con le ali, sul microcosmo dei fondali.

In molti punti il racconto va da solo, legato da assonanze di parole  e non solo d'immagini, in altri momenti invece questo gioco manca.

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

“Ma questo era prima, dopo o adesso? Ragiona: adesso sei qui dentro, nessuno ti vuole bene fuori”.

In quale momento siamo, ieri, dopo adesso? nessuno ti vuole bene oltre quell'ingresso.

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

Sgradevole odore di presenze non richieste, un mondo fatto di inchieste al chissenefrega, ricette degli chef di moda.

Ricette di chef stellati in un mondo di casi passati in giudicati.

Andc, mi ricordo quando ti commentai un racconto in un contest, la poesia dei luoghi nascosti, credevo fosse quella la prima volta in cui ti cimentavi con la musicalità delle parole, oggi ho visto che non è così.  Adesso che cerco di non stonare nel commento, mi vengono in mente le tue parole:

"io mi diverto!" mi hai detto

"E sai cosa?" ti rispondo ora: "Anche io!"

è diveretente trovare gli incastri e scusa se lo sto facendo con il tuo racconto, ma è talmente pieno di perline colorate che non sai quale scegliere per mettere al centro della collana, ognuna vorrebbe essere la perlina più grande.

Grazie per avermi dato modo di tuffarmi nel tuo racconto (ancora il mare vedi?)

A presto

 

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@Lauram

 

Ciao e supergrazie!

Il tuo commento mi fa molto piacere, davvero!

 

Ah, il mare... ritorna spesso, lo so, narrativamente è uno dei miei temi, sopratutto metaforici, preferiti.

In generale, potrei riassumere che semplicemente questo per me è un racconto che appunto segue, s'immerge e si fa travolgere dalle onde d'immagini e di pensieri... è venuto così, senza badare troppo al come e al dove, per l'appunto, al cosa o al perché, ma di associazione in associazione... a riassumere in qualche modo più che un punto di arrivo, un piccolo porto (e rieccoci nelle metafore) della mia scrittura, dove apparentemente il mio protagonista-alter ego s'illude di poter tirare il fiato e prendersi una sosta, ma di certo non è proprio terra ferma  la narrativa dei pensieri in cui vacilla la sua testa... :D

 

5 ore fa, Lauram ha detto:

Anche qui, non so se sia voluto, a parte il legame con i pirati di prima, ma è vero, che sotto le coperte o sotto il materasso si nascondevano le merci del mercato nero

(Napoli milionaria lo ricorda).

Effettivamente, l'associazione con la Napoli milionaria non l'avevo fatta, ma è un ulteriore arricchimento di lettura, secondo me.

 

5 ore fa, Lauram ha detto:
Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

nelle coperte del letto che scoprono i piedi,

Mi ricorda l'attimo fuggente.

Qui pure, sinceramente non mi ricordo tale particolare, so solo che le odio, quando mi fanno questo scherzetto! xD

 

Anche qui:

5 ore fa, Lauram ha detto:
Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

Non per mio vanto, il canto del cigno scuro è solo un manto,

Mi è venuta in mente anche la manta, col falso sorriso sotto la facciata, ma a far ombra con le ali, sul microcosmo dei fondali.

Ho appena scoperto cos'è la manta, "diavoli di mare", "razze cornute"... bellissimo!

 

In generale e in molte tue annotazioni, io ho ricercato più il gioco di associazione di parole, o d'immagini personale, ma devo dire che leggere dove tutto ciò ti porta è bellissimo, davvero arricchisce il testo.

 

5 ore fa, Lauram ha detto:

credevo fosse quella la prima volta in cui ti cimentavi con la musicalità delle parole, oggi ho visto che non è così. 

Effettivamente, trattasi di un mio brutto e vecchio vizio ormai connaturato, che cerco di non divulgare troppo... o che, come hai ben notato prima, ogni tanto prende il sopravvento, ogni tanto no... :D

 

5 ore fa, Lauram ha detto:

"E sai cosa?" ti rispondo ora: "Anche io!"

Strafelicissimo! Posso dire: era ora?! xD

Scherzi a parte, davvero mi fa molto piacere il tuo commento e commentare.

 

5 ore fa, Lauram ha detto:

è diveretente trovare gli incastri e scusa se lo sto facendo con il tuo racconto, ma è talmente pieno di perline colorate che non sai quale scegliere per mettere al centro della collana, ognuna vorrebbe essere la perlina più grande.

Ma che scusa e scusa! Anzi, davvero sono onorato... addosso a te la collana, poi, sta benissimo: vedi tu ci hai fatto una collana, io - par autocitarmi giocosamente - mi pare qualcosa di meno profondo:

Il 23/10/2018 alle 21:40, AndC ha detto:

Fili di perline, dal mio cervello incasinato al cesso fuori uso, in disuso ormai l'abitudine di parlare per senso compiuto.

 

Dunque il senso è proprio questo: che tali perle siano ognuna un passo di fantasia, chiave magica per mondi dove la letteratura tutti ci conduce, lettori, scrittori, altro non siamo che vittime, infine di questo immenso e straordinario gioco dove ognuno può trovare e riscontrare il suo proprio valore gioioso.

 

Ecco: quando spoeticizzo è segno che sono commosso...

 

5 ore fa, Lauram ha detto:

Grazie per avermi dato modo di tuffarmi nel tuo racconto (ancora il mare vedi?)

Grazie a te, davvero e... al prossimo veliero!

 

:D

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Sono contenta di averti dato la possibilità di spiegare questo:

6 ore fa, AndC ha detto:

l mio protagonista-alter ego s'illude di poter tirare il fiato e prendersi una sosta, ma di certo non è proprio terra ferma  la narrativa dei pensieri in cui vacilla la sua testa..

:rolleyes:

6 ore fa, AndC ha detto:

, ma devo dire che leggere dove tutto ciò ti porta è bellissimo, davvero arricchisce il testo.

Chissà se in alcuni momenti le interpretazioni del lettore coincidono con quelle della voce narrante? Io credo di sì e quando accade ti senti di avergli strappato la pelle come lui te l'ha strappata a sua volta... (Non è da capire, ma è una sensazione, in questo racconto posso scriverlo, si presta)

6 ore fa, AndC ha detto:

siamo che vittime, infine di questo immenso e straordinario gioco dove ognuno può trovare e riscontrare il suo proprio valore gioioso.

Ecco appunto! :)

 

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