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Il Figlio del Drago

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Secondo me dovresti chiarire cosa intendi per medie. Leggo in giro di autori che pubblicano con microeditori che definiscono medi. C'è un po' di confusione a riguardo.

Per quanto mi riguarda un editore per essere considerato medio deve essere distribuito da Messaggerie.

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9 ore fa, lapidus ha detto:

Per quanto mi riguarda un editore per essere considerato medio deve essere distribuito da Messaggerie.

Questa affermazione mi lascia molto perplesso. Su quale base un editore dovrebbe essere considerato medio perché è distribuito da Messaggerie? Ci sono diverse piccole case editrici distribuite da loro. Ma ci sono anche tante case editrici che per scelta non vogliono essere distribuite dal "colosso". Una piccola/media o medio/piccola ma anche molte medie rischiano solo di venire "schiacciate" da una simile distribuzione...

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23 ore fa, lapidus ha detto:

Secondo me dovresti chiarire cosa intendi per medie. Leggo in giro di autori che pubblicano con microeditori che definiscono medi. C'è un po' di confusione a riguardo.

Per quanto mi riguarda un editore per essere considerato medio deve essere distribuito da Messaggerie.

 

13 ore fa, Riccardo-Spartaco ha detto:

Questa affermazione mi lascia molto perplesso. Su quale base un editore dovrebbe essere considerato medio perché è distribuito da Messaggerie? Ci sono diverse piccole case editrici distribuite da loro. Ma ci sono anche tante case editrici che per scelta non vogliono essere distribuite dal "colosso". Una piccola/media o medio/piccola ma anche molte medie rischiano solo di venire "schiacciate" da una simile distribuzione...

 

Sono assolutamente d'accordo con Riccardo. 

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13 ore fa, Riccardo-Spartaco ha detto:

Questa affermazione mi lascia molto perplesso. Su quale base un editore dovrebbe essere considerato medio perché è distribuito da Messaggerie?

Mi viene difficile pensare che un editore che si affida a un  distributore locale, per quanto volenteroso e onesto, possa definirsi medio e non piccolo. A parte che piccolo editore o microeditore non è affatto dispregiativo, indica solamente una realtà delle cose. Un po' come se parlassimo di microimpresa, piccola impresa, media o grande (distinzione derivante puramente sulla base del numero di dipendenti e del fatturato). Ci sono realtà piccole e virtuose, per fortuna.

 

14 ore fa, Riccardo-Spartaco ha detto:

Ma ci sono anche tante case editrici che per scelta non vogliono essere distribuite dal "colosso". Una piccola/media o medio/piccola ma anche molte medie rischiano solo di venire "schiacciate" da una simile distribuzione...

Ecco, secondo me (ma non pretendo che sia una verità assoluta) un editore che si definisce medio deve avere un fatturato e quindi un numero di lettori in grado di reggere un distributore nazionale. Altrimenti non è medio ma piccolo, e qui torniamo al discorso di prima.

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4 minuti fa, lapidus ha detto:

un editore che si definisce medio deve avere un fatturato e quindi un numero di lettori in grado di reggere un distributore nazionale. Altrimenti non è medio ma piccolo, e qui torniamo al discorso di prima.

Esatto, su questo sono d'accordo. Ma non si può dire che un editore medio è un editore distribuito da Messaggerie.

Ci sono editori distribuiti da Messaggerie che sono comunque piccoli o piccolissimi; anzi, sono la maggioranza. Messaggerie (o altri grandi distributori) possono essere il punto di partenza, non certo la soluzione per essere "medi" :P 

Per quello ci vuole ben altro...

 

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4 minuti fa, Niko ha detto:

Esatto, su questo sono d'accordo. Ma non si può dire che un editore medio è un editore distribuito da Messaggerie.

Ci sono editori distribuiti da Messaggerie che sono comunque piccoli o piccolissimi; anzi, sono la maggioranza. Messaggerie (o altri grandi distributori) possono essere il punto di partenza, non certo la soluzione per essere "medi" :P 

Per quello ci vuole ben altro...

 

Allora possiamo dire che il punto di partenza (o uno dei punti) per poter classificare un editore è la distribuzione? (y) Poi è ovvio che non basta, ci vogliono altri  requisiti. Ma se non c'è distribuzione nazionale non credo che possiamo parlare di medio editore, semplicemente perchè il libro sarà reperibile in pochissime librerie indipendenti o (spesso) solo su richiesta. 

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2 minuti fa, lapidus ha detto:

Allora possiamo dire che il punto di partenza (o uno dei punti) per poter classificare un editore è la distribuzione?

Sì, uno dei punti tra tanti!

2 minuti fa, lapidus ha detto:

se non c'è distribuzione nazionale non credo che possiamo parlare di medio editore, semplicemente perchè il libro sarà reperibile in pochissime librerie indipendenti o (spesso) solo su richiesta. 

Questo accade tanto anche quando si è distribuiti da Messaggerie, sai?

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6 minuti fa, lapidus ha detto:

Ma se non c'è distribuzione nazionale non credo che possiamo parlare di medio editore

Sì, condizione necessaria ma non sufficiente.

Un editore medio ha bisogno di un distributore nazionale per avere la visibilità che desidera, ma un editore distribuito da un distributore nazionale non può certo definirsi medio o grande per questo motivo.

Messaggerie Libri – il più grande distributore italiano – distribuisce anche piccoli editori e, udite udite, anche editori a pagamento.

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1 minuto fa, Niko ha detto:

Questo accade tanto anche quando si è distribuiti da Messaggerie, sai?

Certo, però avere un distributore nazionale ti garantisce delle possibilità in più. Quantomeno perchè il libraio non storce il naso se deve ordinartelo...

Poi è ovvio che nemmeno gli editori distribuiti da Messaggerie sono presenti sugli scaffali o nelle vetrine di tutte le librerie d'Italia. Anzi.

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Adesso, Marcello ha detto:

Sì, condizione necessaria ma non sufficiente.

Un editore medio ha bisogno di un distributore nazionale per avere la visibilità che desidera, ma un editore distribuito da un distributore nazionale non può certo definirsi medio o grande per questo motivo.

Messaggerie Libri – il più grande distributore italiano – distribuisce anche piccoli editori e, udite udite, anche editori a pagamento.

Esatto, ma è la stessa cosa che penso io.

L'importante è essere d'accordo sul fatto che la distribuzione sia condizione necessaria, non certo sufficiente.

Nel primo intervento ho citato il requisito secondo me principale, detto questo sarebbe utile se ne citassimo qualcun altro.

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La discussione è interessante e mi permetto di dire la mia. Le case editrici sono delle aziende e come tali dovrebbero essere considerate.

Vediamo se possiamo far collimare questi dati con quelli di nostro interesse:

Definizione di grande impresa

 

Possiamo riassumere che in genere la "grande impresa" ha più di 250 dipendenti e presenta un fatturato superiore a 50 milioni di euro.

 

Per le microimpresa, piccola impresa e media impresa.

Qui c'è una definizione con tanto di tabella:

La raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE definisce la categoria dimensionale delle piccole e medie imprese.

Possiamo notare che le micro imprese hanno un fatturato che non supera i 2 milioni di euro.

A questo punto, nel nostro caso, dovremmo cercare altri parametri solo per distiguere i micro editori.

Che ne dite?

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34 minuti fa, YumaKuga79 ha detto:

Vi ringrazio per le risposte, ma purtroppo non ho il permesso per vedere i risultati :(

Dovrei aver risolto :) 

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8 ore fa, Valentina Iusi ha detto:

Per le microimpresa, piccola impresa e media impresa.

Qui c'è una definizione con tanto di tabella:

La raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE definisce la categoria dimensionale delle piccole e medie imprese.

Ecco, questo mi sembra un modo molto più adeguato per definire le dimensioni di una casa editrice. La distribuzione, soprattutto quella citata da @lapidus non può essere indice di dimensioni né di importanza proprio perché tra i suoi editori ci sono grandi e micro, free e a pagamento ecc. Inoltre essere distribuiti da loro non significa avere i propri libri presenti nelle librerie. Prima di lavorare per l'attuale casa editrice lavoravo in una media che è stata stritolata (principalmente) proprio dal meccanismo perverso di questi colossi. Infatti non è il numero di lettori che ti permette di "reggere" un grosso distributore, è proprio il meccanismo che innesca il grosso distributore che mette in difficoltà tantissime aziende. Esistono altre realtà distributive più adatte per una micro/piccola/media casa editrice.

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12 ore fa, Riccardo-Spartaco ha detto:

Ecco, questo mi sembra un modo molto più adeguato per definire le dimensioni di una casa editrice. La distribuzione, soprattutto quella citata da @lapidus non può essere indice di dimensioni né di importanza proprio perché tra i suoi editori ci sono grandi e micro, free e a pagamento ecc. Inoltre essere distribuiti da loro non significa avere i propri libri presenti nelle librerie. Prima di lavorare per l'attuale casa editrice lavoravo in una media che è stata stritolata (principalmente) proprio dal meccanismo perverso di questi colossi. Infatti non è il numero di lettori che ti permette di "reggere" un grosso distributore, è proprio il meccanismo che innesca il grosso distributore che mette in difficoltà tantissime aziende. Esistono altre realtà distributive più adatte per una micro/piccola/media casa editrice.

A me non sembra così adeguato. Classificare una casa editrice in base al numero di dipendenti o al fatturato (posto che non sempre è facile reperire informazioni aggiornate) non lo trovo così indicativo. Sappiamo che l'editoria è formata da un esercito di stagisti, precari e collaboratori esterni, i quali in teoria non dovrebbero concorrere a formare il numero di dipendenti, ma in pratica rappresentano la forza lavoro dell'azienda. Se poi parliamo di fatturato, è possibile che una casa editrice a pagamento abbia un fatturato più alto di una concorrente free, per ovvie ragioni. Possiamo dunque considerarla media? Secondo me no.

Io continuo a ritenere che indicatori come la distribuzione, la tiratura, il fatto di pagare anticipi agli autori, la capacità di promuovere i propri libri, ecc. siano parametri assai più validi per definire un editore medio.

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50 minuti fa, lapidus ha detto:

distribuzione, la tiratura, il fatto di pagare anticipi agli autori, la capacità di promuovere i propri libri,

Ora cominciamo a ragionare e sono d'accordo. Ero d'accordo però anche con quanto detto da @Riccardo-Spartaco, il cui ragionamento è giusto.

Diciamo che per cominciare a ragionare, dal punto di vista di serietà unita a peso editoriale, bisogna parlare necessariamente di anticipi all'autore. Il ragionamento è semplice: se l'autore viene pagato prima di vendere, in fase di stesura del contratto, è indice del fatto che la CE vuole guadagnare su quel libro e si impegnerà per farlo. E che molto probabilmente (non sicuramente, ma probabilmente) possiede anche tutte le carte per farlo. Tiratura, promozione, distribuzione.

Anche in questo caso non è detto che andrà bene e anche in questo caso ci sono Case Editrici meno serie, ma sarebbe un ottimo inizio, direi. 

 

Non parlo di anticipi da big di migliaia di euro. Ho visto piccole e medie dare anticipi da 150 a 800 euro: per quanto simbolici, testimoniano la professionalità della realtà in questione, diversa dal piccolo editore appassionato ma poco professionale (senza voglia o possibilità di essere anche imprenditore e assumersi dei rischi) che deve fare i salti mortali per rimanere a galla. 

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@Niko Giusto per fare un esempio pratico e avvalorare ciò che dici, ho un amico che ha pubblicato con una casa editrice (di cui si parla un gran bene) che è distribuita da Messaggerie, gli ha pagato un anticipo di 700 euro, gli ha fatto ottenere tante recensioni che gli hanno dato visibilità e gli ha organizzato un book tour tra fiere e librerie (c'è da dire che lui era nelle possibilità di viaggiare su e giù per l'Italia). Alla fine ha venduto oltre 500 copie, che per una raccolta di racconti di un esordiente non mi sembra un brutto traguardo (sebbene la notorietà siamo d'accordo che sia un'altra cosa). Ecco, questo secondo me è l'operato di una casa editrice che potremmo definire media.

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10 ore fa, lapidus ha detto:

Sappiamo che l'editoria è formata da un esercito di stagisti, precari e collaboratori esterni, i quali in teoria non dovrebbero concorrere a formare il numero di dipendenti

 

stagisti e precari non sono dipendenti quindi non possono essere conteggiati.

 

10 ore fa, lapidus ha detto:

è possibile che una casa editrice a pagamento abbia un fatturato più alto di una concorrente free

 

infatti non si parla di case editrici a pagamento

 

9 ore fa, Niko ha detto:

bisogna parlare necessariamente di anticipi all'autore.

 

Su questo argomento abbiamo già espresso il rispettivo disaccordo. Secondo me un libro è il prodotto di due parti. La casa editrice ci mette i soldi, la struttura, l'editing, l'impaginazione ecc. L'autore ci mette l'opera. Entrambi guadagnano dalle vendite.

 

9 ore fa, Niko ha detto:

che la CE vuole guadagnare su quel libro e si impegnerà per farlo.

 

La CE vuole guadagnare da quel libro, come da tutti gli altri, perché se no chiude.

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Anch'io, come mi è già capitato di dire sul forum, non riesco a convincermi dell'importanza di ricevere un anticipo corrispondente alle cifre riportate qui sopra. 200/800 euro non incidono sulla qualità della vita dell'autore e preferirei che la CE li utilizzasse per altro (es. un editing accurato... cosa che riscontro troppo di rado). Servirebbero a dimostrare l'interesse e la capacità di promozione della casa editrice? Pazienza: visto che il numero di copie effettivamente vendute non è sempre facile da valutare, io preferisco di giudicare da:

 

team disponibile (comunicazioni frequenti, anche con il direttore editoriale), presenza di "veri" grafici e di ufficio stampa , editor capaci, scouting attivo (la CE pubblica qualche esordiente, oltre ai nomi più affermati?), ottimo distributore (non necessariamente Messaggerie... mi pare che funzioni anche direct book, per dirne uno), partecipazione a premi letterari importanti, anche quando viene richiesto di spedire un certo numero di copie (e ottenimento di qualche risultato)...  secondo me, queste condizioni sono più importanti rispetto a un anticipo simbolico. 

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@Riccardo-Spartaco @Axolotl Certo, ognuno pensi pure quel che preferisce.

Io continuo però a suggerire che l'anticipo all'autore è una forma di rispetto per il lavoro di scrivere (per me lampante e decisamente non negoziabile), per la professionalità della Casa Editrice e per la serietà stessa del meccanismo editoriale.

@Axolotl quello che dici tu relativamente all'editing è ovvio e sacrosanto. Io non stavo suggerendo alle CE di dare l'anticipo e non fare tutto il resto: sarebbe pazzia. In primis sarebbe stupido da parte della CE, che ha investito nel libro, e secondo perché proprio il pagamento dell'anticipo dovrebbe spingere tutte le parti a fare il proprio lavoro con professionalità (effetto domino). Compresi editing, promozione e distribuzione.

A me pare logico.

 

Se parliamo di 200 euro, infine, è ovvio che parliamo di un anticipo simbolico (che pure, per me, testimonierebbe tanto), ma già 800 euro direi che è qualcosa di più.

Se poi pensiamo agli anticipi della media e grande editoria, arriviamo a cifre che vanno dai 2.000 ai 10.000 euro (per un esordiente). Simbolico? Hm, non direi.

 

Fino a che non si darà il giusto valore alla scrittura, non arriveremo mai a considerare quello degli scrittori un lavoro (parlo per l'Italia, ovviamente). Vi dirò di più: la piccola editoria, che spesso e volentieri (leggi: non sempre!) pubblica libri di scarsa qualità che fruttano 30 euro di diritti all'autore (se va bene) e poche centinaia di euro alla stessa CE... be', sì, dando anticipi alzerebbe il tiro. E che siano libri di Totti, del compianto Eco o di Giggino il panettiere, saranno libri scritti in italiano corretto, con un'impaginazione professionale e tutto il resto del pacchetto (promozione, distribuzione eccetera) e su cui la CE in questione investe. A beneficio di tutti: autore, lettore, editore.

Il mio parere non fonda sui capricci degli autori o su elementi simili, ve lo assicuro, ma sulla conoscenza (che a questo punto oso definire più o meno approfondita) del mondo nel quale bazzichiamo tutti noi e nel quale in tanti, qui dentro, lavoriamo.

 

Lancio anche un'ultima provocazione: che pensate di fine faccia l'editoria a pagamento una volta che gli Editori (quelli veri) cominceranno a dare gli anticipi agli autori? Ci sono due opzioni:

  1. Scomparirà;
  2. Avrà un brusco calo e vivrà sulle spalle di chi ha scritto delle ciofeche e vuole comunque pagare per "sentirsi" pubblicato, sentirsi uno "scrittore". Insomma, sull'ego (quanto più o meno già fa oggi, ma in maniera sensibilmente minore).

Liberi, beninteso, di pensarla come volete: il mio rimane un parere di granito (nella sostanza, intendo, non cambierà mai).

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Sì, certo, so che non stavi suggerendo di rinunciare agli altri criteri (y)

 

Quello che volevo dire è, a mio avviso, perché una CE possa fregiarsi della definizione di media ci sono degli elementi più "discriminanti" rispetto a un anticipo simbolico (cioè quelli di cui si parlava prima, più vicini ai 200 euro che agli 800. Ovvio che quando si parla di 2000/10000 è un discorso che non ha niente a che vedere con questo, e secondo me nell'editoria media questi anticipi sono davvero utopici - a meno che l'autore non sia già affermato. Sono plausibili nella grande editoria, certo).

 

Secondo me, molti autori sono restii a condividere le loro esperienze: ma in quella che è oggi la situazione delle CE medie, l'impressione che ho io è che i contratti siano decisamente peggiori rispetto a quello che si potrebbe immaginare. Io posso riferirmi alla mia esperienza, senza entrare nel dettaglio perché i contratti sono confidenziali; ma conosco altri autori che pubblicano con CE sicuramente definibili medie e di anticipi non si parla. Piuttosto, succede che un pagamento iniziale (basso) finisca per sostituire i diritti d'autore.

 

Vale lo stesso la pena di pubblicare con una CE media, con contratti che sono molto lontani dall'ideale? A mio avviso, sì (non nel caso in cui si rinunci alle royalties, però. Questo non lo accetterei). Le tirature sono almeno il quadruplo rispetto a quelle di una CE piccola, l'ufficio stampa e gli editor spesso conoscono il loro mestiere. La possibilità di fare un salto di qualità, c'è. Spero di non essere finito troppo OT, nel mio "cercare di definire cosa sia una CE media".

 

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16 minuti fa, Axolotl ha detto:

ma conosco altri autori che pubblicano con CE sicuramente definibili medie e di anticipi non si parla. Piuttosto, succede che un pagamento iniziale (basso) finisca per sostituire i diritti d'autore.

Giusto per capire, cosa intendi? Prima dici che non si parla di anticipi, poi dici che un pagamento iniziale basso sostituisce i diritti. :grat:

No, perchè il pagamento iniziale è proprio il famoso anticipo e non è che sostituisce i diritti, bensì li anticipa. Se vendi oltre quella quota maturi altre royalties, altrimenti ti tieni l'anticipo (anche se hai venduto meno e non avresti maturato).

 

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 Non sempre il pagamento iniziale è il famoso anticipo: può anche trattarsi di un pagamento forfettario in sostituzione delle royalties. Si tratta di pratiche diverse. 

 

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5 minuti fa, Axolotl ha detto:

 Non sempre il pagamento iniziale è il famoso anticipo: può anche trattarsi di un pagamento forfettario in sostituzione delle royalties. Si tratta di pratiche diverse. 

 

Be', non credo proprio che un editore che possiamo considerare medio offra un "forfait" (peraltro basso come scrivi tu) in sostituzione delle royalties. 

 

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Invece sì, lo fanno. E parlo di editoria medio-grande. Per questo dico che lo standard mi pare un po' più basso di quel che si favoleggia. Probabilmente è sceso negli ultimi anni, insieme alle vendite medie di ogni titolo. 

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@Axolotl L'anticipo è per definizione un anticipo sulle royalties (diritti d'autore), non ci sono altri tipi di anticipi (seri, in editoria).

Una volta raggiunta la cifra già pagata, l'autore comincerà a percepire i diritti d'autore.

Per questo l'anticipo, per definizione, testimonia la volontà della CE di investire su quel libro. Senza anticipo, anche la CE investe meno e per ovvie ragioni non sarà una tragedia, per lei, se il libro vende poco, perché anche l'investimento e il rischio imprenditoriale è stato minimo.

51 minuti fa, Axolotl ha detto:

Invece sì, lo fanno. E parlo di editoria medio-grande. Per questo dico che lo standard mi pare un po' più basso di quel che si favoleggia. Probabilmente è sceso negli ultimi anni, insieme alle vendite medie di ogni titolo. 

Che siano scesi in questi anni è vero, ma non c'è nessuna favola. L'editoria seria paga gli autori, punto :) 

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