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Roberto Ballardini

La ballata dell'orso Giacomo

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Letto.

 

Premessa: è solo il mio parere, libero di mandarmi in quella provincia.

Il racconto è molto sfaccettato: abbiamo stralci di una chat, altri di vera analisi psicologica, altri di analessi e altri dove c'è la descrizione di una scena. Probabilmente c'è un effetto compressione (da Word ho visto che sono quasi 12.000 caratteri, che sembrano una marea da leggere da uno schermo e con mille distrazioni audio-visive-porn-core, ma che, su carta, avrebbero tutto un altro effetto).

L'incipit è molto bello, un po' alla Pulp Fiction con quel modo di discutere di cose "alte" e in modo scanzonato, molto americana come cosa; allo stesso tempo, sarebbe possibile un incipit più introduttivo, forse didascalico:

 

Al liceo lo chiamavano Orso Giacomo, per via della sua stazza e dell’aria indolente. C’era un ragazzo particolarmente spavaldo che aveva addirittura scritto una canzone su di lui. Ora che Giacomo ha passato i cinquanta e non ha bisogno di piacere a nessuno, l’analogia gli risulta azzeccata, persino simpatica, e pensa che il pezzo non fosse nemmeno malvagio.

 

 

In questo modo si avrebbe una sorta di "C'era una volta", con il lettore che potrebbe già immaginarsi Giacomo. Da lì sarebbe più semplice costruire il tutto: considera che nelle chat  con Paola si scoprono tante cose (la morte dei genitori, l'abbandono del padre, il fratello e, in generale, la sua visione della vita) e solo poi, si scopre il suo nome e il soprannome che da il titolo al racconto.

Inoltre, c'è questa parte:

 

Il difetto principale di Giacomo, invece, è quello di affezionarsi come un cane e scodinzolare a qualsiasi persona gli faccia una carezza, almeno fino al primo rametto che gli tirano. A quel punto parte a razzo, raccoglie il rametto fra i denti e non torna più indietro. Lo sa: dovrebbe restare seduto sulle zampe posteriori, guardare indifferente la direzione in cui è sparito, poi voltarsi e spiegare con calma le ragioni del suo rifiuto. Ma, come un cane, non parla. Gli viene più facile così. Accumulare rametti in qualità di medaglie alla sua introspezione, che riesce infallibilmente a fare incazzare tutti quanti.

 

Un'altra micro-biografia, scissa, lontana da quella giovanile. Per assurdo sembrano quasi due persone diverse: il primo che, dopo aver passato i cinquanta, non ha bisogno di approvazione, il secondo che si affeziona fino a scodinzolare. Potresti cercare di unirle in un unico paragrafo, cioè tipo "Al liceo lo chiamavano Orso ecc; ora, il suo difetto principale è ecc"

 

Come detto prima, il racconto è pieno di cose belle, però ci vorrebbe, mandami in quella provincia, maggior organicità. Prendiamo per esempio questa parte:

 

La vede scendere dal taxi in una radiosa domenica mattina di ottobre, insieme ad altri uomini. Ridono tutti insieme di una battuta fatta da Alessandra, mentre attraversano disinvolti la strada e si dirigono verso il bar. Giacomo ricorda ancora il suo nome, dopo più di trent’anni. È ancora bella, anche se ai tempi del liceo la vedeva ovviamente con altri occhi. Gli occhi del cuore, scrive sul taccuino che tiene a portata di mano, poi sorride, ci tira una riga sopra e scrive ancora: la mia prima dichiarazione, una catastrofe! Era convinto si fosse trasferita altrove. Ogni tanto gli è capitato di vedere le locandine dei suoi spettacoli. Quando il gruppo sta tutto davanti al banco, lei si volta per un rapido sguardo al locale. Si sofferma a osservarlo, stringe gli occhi, poi riporta l’attenzione sui colleghi e parla, ride. Successivamente, però, si gira di nuovo a guardarlo e ogni volta indugia un po’ di più. La cosa lo lascia del tutto indifferente, ed è sorprendente se pensa che a suo tempo quei pochi secondi avrebbero potuto persino fermargli il battito del cuore, prima di spezzarlo

 

Parte scritta bene, però nel contesto del racconto stona un po':

1) L'incipit è una chat.

2) Vi è una digressione dove descrivi Paola e Giacomo.

3) Ritorni alla chat.

4) Altra digressione dove parli di cosa pensa Giacomo di Paola e di come è lui caratterialmente.

5) Vi è una parte dove intrecci molto bene una parte filosofica ( Nella vita capitano tragedie terribili e poi fortune inestimabili...) con la storia di Giacomo e poi introduci il suo soprannome.

6) E poi questa parte: "La vede scendere dal taxi...", che, per come avevi scritto in precedenza (chat, descrizioni psicologiche dei protagonisti) sembra, per me, un corpo estraneo. Non perché esiste, ma per come è scritta: sembra un frammento di un romanzo: i dialoghi, le descrizioni ambientali, il tempo presente. Io ti consiglio di raccontare l'incontro con Alessandra nella chat con Paola.

"Sai mi è successa una cosa"

"Cosa?"

"Stavo al bar di mio fratello E...ecc"

 

 

Quindi, questa parte (scritta così):

 

«Io ti conosco» esordisce Alessandra avvicinandosi al tavolo e guardandolo negli occhi, in attesa della sua reazione.

Lui si toglie gli occhiali e ricambia da sopra il pc, senza entusiasmo. «Lo so.»

«Dimmi chi sei.»

«Non ha importanza, credimi.»

Alessandra si passa le dita fra i capelli, come fa sempre quando qualcosa la intriga. Assume un’espressione scandalizzata. «Come, scusa?»

«È passato un sacco di tempo. Non ha più importanza.»

«Lo dici tu. Non mi darò pace fino a che non saprò chi sei.»

Il linguaggio del corpo dice che è interessata a lui, inequivocabilmente. Sarebbe molto più cauta se così non fosse.

«Lo vuoi sapere davvero?»

«Ci puoi giurare.»

«Sono l’orso Giacomo» dice, sospira, «e non te ne voglio per aver riso di me come tutti gli altri.»

«Oh mio Dio.» La donna rimane a bocca aperta. È ancora bellissima, sa di esserlo. Il suo sorriso sboccia come un fiore e gli siede di fronte senza staccargli gli occhi di dosso. «Non posso credere che sei tu. Sei…sei…un’altra persona!»

 

Il finale...

Non so...

Citare un film...

Ti faccio sapere.

 

Nel frattempo ti propongo: un'altra versione del racconto sottoforma di chat. Tutta.

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24 minuti fa, Rewind ha detto:

Il finale...

Non so...

Citare un film...

Ti faccio sapere.

 Mmm, la tua esitazione potrebbe anche gratificarmi :umh:

Poi ti rispondo esaurientemente.  Sto scrivendo il racconto per la luna e se domani riesco a finirlo ti vengo a commentare. Ciao.

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@Rewind Eccomi qua.

Il 26/10/2018 alle 19:31, Rewind ha detto:

In questo modo si avrebbe una sorta di "C'era una volta", con il lettore che potrebbe già immaginarsi Giacomo. Da lì sarebbe più semplice costruire il tutto: considera che nelle chat  con Paola si scoprono tante cose (la morte dei genitori, l'abbandono del padre, il fratello e, in generale, la sua visione della vita) e solo poi, si scopre il suo nome e il soprannome che da il titolo al racconto.

La logica che seguo io è quella di cominciare il racconto con quella che a tutti gli effetti è un'apertura di credito da parte del lettore nei confronti dell'autore. Rischioso? Può darsi, magari dall'altra parte ci si stufa subito e si abbandona la lettura, però...Stiamo girando attorno -qui, nel tuo Lui e lei, e in genere un po' tutte le volte - intorno a una specifica questione che è quella del punto d'incontro tra lettore e scrittore. Cioè, a quale punto della linea che li collega, i due soggetti si devono incontrare? Più vicino all'uno o all'altro?

In questo caso specifico, nel momento in cui apro la linea di credito per ottenere in anticipo l'attenzione del lettore, non è che io non dia niente a garanzia, mi pare. Il dialogo sul topo e il formaggio è buono, l'hai riconosciuto tu stesso, e mi aspetto che il lettore possa incuriosirsi e venire a cercare il capo del filo per poter poi cominciare a raccoglierlo e arrotolarselo intorno alla mano. Io lo farei, credo. In fondo, la mia prima esigenza da lettore è quella di non riuscire a capire fin da subito dove l'autore vada a parare, e soltanto successivamente passo alla seconda, che è quella di rimanere se non proprio sorpreso (qualche volta capita) perlomeno soddisfatto. Tieni conto inoltre di un altro fattore: è chiaro che se il mio nome come scrittore ha un certo seguito, cioè una nicchia di pubblico consolidato con il quale si è instaurato un rapporto di fiducia (quello che succede in qualsiasi altro lavoro) il problema non esiste perchè la linea di credito è già aperta e ben finanziata, mentre per uno scrittore sconosciuto è certamente più faticoso. Tuttavia a me non piace l'idea che lo scrittore emergente tenga un profilo basso per poterlo poi alzare in seguito (e in genere cominciare a pontificare su quello che è il ruolo dello scrittore e bla bla bla). Io la mia personalità ce la metto tutta fin dall'inizio. Al di là della tecnica che può sempre perfezionarsi ed evolvere, credo sia con la personalità che uno scrittore si propone. Se dovesse risultare priva di interesse, amen. Il mondo è pieno di gente che non scrive (oddio, magari su questa affermazione mi sorge qualche dubbio) e vive bene lo stesso.

Il 26/10/2018 alle 19:31, Rewind ha detto:

Un'altra micro-biografia, scissa, lontana da quella giovanile. Per assurdo sembrano quasi due persone diverse: il primo che, dopo aver passato i cinquanta, non ha bisogno di approvazione, il secondo che si affeziona fino a scodinzolare. Potresti cercare di unirle in un unico paragrafo, cioè tipo "Al liceo lo chiamavano Orso ecc; ora, il suo difetto principale è ecc"

Hai citato Pulp fiction. La risposta è tutta lì. Io mi sono divertito un mondo a trovare il bandolo della matassa temporale. Tarantino ha fatto centro, però, perchè il materiale proposto era buono a prescindere, ancora prima di averne compreso il senso. Mi spiego? Questa è una grande ambizione, riconoscilo. 

Sto scherzando, ovviamente, libero di fare e pensare quello che vuoi, altrettanto ovviamente.

Il 26/10/2018 alle 19:31, Rewind ha detto:

Io ti consiglio di raccontare l'incontro con Alessandra nella chat con Paola.

"Sai mi è successa una cosa"

"Cosa?"

"Stavo al bar di mio fratello E...ecc"

Capisco, ma...no. Le chat perderebbero tutta la loro freschezza. Piuttosto lo imposterei diversamente. Visto che ne parliamo, tengo a dire che il problema principale delle chat, per quel che mi riguarda (ci sono arrivato col senno di poi) sono tutti quei nomi ripetuti. Sono davvero brutti. Un effetto copione che devo assolutamente risolvere. magari lasciandone intendere all'inizio la natura e poi impostandole come dialogo puro, senza interruzioni didascaliche.Vedremo. Comunque farò una prova seguendo la linea temporale che suggerisci tu e vedo come si presenta.

Il 26/10/2018 alle 19:31, Rewind ha detto:

Quindi, questa parte (scritta così):

Scritta come? Hai cancellato tutto! :sob:

 

Il 26/10/2018 alle 19:31, Rewind ha detto:

Il finale...

Non so...

Citare un film...

Ti faccio sapere.

Innanzitutto devi sapere che i racconti che scrivo qui, essendo incapace di scrivere a comando, sono sempre una composizione di materiale pescato nella riserva che ho accumulato negli ultimi anni tra romanzi cominciati, sospesi, interrotti, articoli, recensioni, appunti personali ecc. Il rischio disorganicità è sempre presente, ma qui sono relativamente soddisfatto. La citazione è azzardata, ma non è gratuita. Pensaci un attimo: il racconto è essenzialmente il ritratto di una persona un po' goffa e introspettiva, uno che vive dentro come tutti i miei personaggi (non potrebbe essere altrimenti), attraverso il quale si affrontano diverse questioni, fra le quali la principale è senz'altro il rapporto uomo-donna. Brad Pitt era l'icona perfetta da contrapporre all'orso Giacomo. Che poi la scena facesse parte di un film, ben venga. Adoro le commistioni.

 

Il 26/10/2018 alle 19:31, Rewind ha detto:

Nel frattempo ti propongo: un'altra versione del racconto sottoforma di chat. Tutta.

I dialoghi di qualsiasi natura io li vedo come parte funzionale alla prosa - essenzialmente valvola di sfogo ed elemento distanziale - e quindi da soli non hanno motivo di esistere (per quelli che sono i miei propositi). 

 

Ciao, grazie per avermi dato modo di puntualizzare diversi aspetti di un racconto un po' atipico. Alla prossima.

 

 

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