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Ezbereth

Vox, Christina Dalcher

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Ciao a tutti!

Scusate il passaggio, ho letto tutta la discussione fin dall'inizio pur non avendo mai aperto il libro in questione. In ogni caso, trovo che questa sia una delle discussioni più interessanti e piene di spunti che abbia avuto il piacere di leggere fin'ora.

Non posso permettermi di intervenire sul romanzo in sé, perché appunto non l'ho mai letto, però mi permetto di dire la mia sulla questione dell'apprezzamento che sembra aver avuto. Secondo me, la maggior parte delle recensioni positive del pubblico possono essere dovute a un meccanismo alla "I vestiti nuovi dell'Imperatore", più che a fronte di un vero apprezzamento. In pratica, rifacendomi alla fiaba in cui il meccanismo di base era "non vedo i vestiti perché sono stolto e indegno, non perché di fatto non esistono", secondo me per molte persone si è instaurato proprio lo stesso concetto riguardo Vox: "dicono che è bello, quindi io che non l'ho capito è perché sono scemo e meno colto di chi ha detto che è bello, quindi piuttosto che dire non ho capito e sembrare scemo, dico che è bello perché l'ha detto qualcun altro, quindi sarà vero". Purtroppo questo è un fattore su cui giocano molto i media e chi si deve occupare della promozione di un prodotto (ossia io, forse, in futuro, per questo devo studiare 'ste robe qui): una grossa fetta di popolazione tende a non pensare con la propria testa e a omologarsi al giudizio di qualcuno che ritiene superiore a sé, semplicemente perché "l'ha detto lui, quindi sarà vero". È molto triste, ma funziona così.

Riguardo le recensioni da parte degli esperti, invece, non ho idea... potrebbe essere anche questa una manovra commerciale, atta a instaurare il meccanismo di cui sopra, per cui si è inviato il libro a una tal persona all'interno delle redazioni ecc. che corrispondeva esattamente al target di riferimento e che si era certi al 99% che, pur riconoscendone i difetti, l'avrebbe comunque apprezzato a livello globale.

Insomma, sempre per mia opinione, l'intero romanzo è una manovra di marketing gigantesca, organizzata e strutturata nei minimi dettagli. Insomma, dal punto di vista mediatico, un lavoro svolto a puntino spacciandolo per la risoluzione del trend del momento (femminismo), che ha spinto il lancio. Tutto qui.

 

Spero di aver offerto qualche spunto :)

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GRazie Miss, in effetti io sono andata oltre il tuo 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

esattamente al target di riferimento e che si era certi al 99% che, pur riconoscendone i difetti, l'avrebbe comunque apprezzato a livello globale.

Immaginando che a che per la stampa specializzata, come purtroppo accade per  certi lettori, ci siano interessi e pagamenti che vanno aldilà del semplice giudizio editoriale, e che quindi si esprimono in un senso o nell'altro, a seconda delle promesse. Spero di aver solo malignato. 

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Il 19/1/2019 alle 19:50, Ippolita2018 ha detto:

Secondo me è scritto in modo sciatto, frettoloso, insignificante; è infarcito di banalità ed espressioni da soap opera qualunque ambito tocchi: la professoressa severa che boccia "non fa prigionieri"; due che fanno sesso "si mettono al lavoro"; chi è giù di morale "vede tutto grigio"; il matrimonio sfasciato sembra "pezzi di vetro di un bicchiere rotto"; a quell'ebete di italiano (che di cognome si chiama Rossi! che originalità) mancano del Belpaese "il cibo e il mare, le arance e le pesche che crescevano sul suolo vulcanico e fertile, fino a diventare grandi come il sole" (sic: pagina 100), e mentre il di lui padre "suonava il mandolino", la di lui madre "cantava Torna a Surriento, Core 'ngrato, cose così" (vorrei portare la vostra attenzione su quel "cose così": avrei addirittura preferito un "eccetera" da lista della spesa); i fiori di ciliegio sbocciano come "zucchero filato"; l'amplesso è "il sacro Graal dell'intimità fisica"; se sei felice, lo sei come "una scolaretta al primo ballo"; una cosa improbabile lo è come "un asino volante"; un coito appagante si commenta con l'originalissimo: "Dio, se è stato bello".

@Ippolita2018 sei il mio mito. Mi ero dimenticata tutte queste perle di saggezza. Non prendevo appunti mentre leggevo, e tanti passaggi li saltavo perché annoiata e non vedevo l'ora di arrivare alla parola fine. Ammiro la tua pazienza di annottare tutto. 

 

Il 20/1/2019 alle 08:54, Kikki ha detto:

esatto, abbiamo una narrazione in prima persona che è davvero un esempio di narrazione distaccata e non so come ci sia riuscita l'autrice. Come ha fatto a scrivere così tante pagine senza esporsi mai?

Il 18/1/2019 alle 13:24, Emy ha detto:

Me lo sono chiesta anch'io. L'impatto emotivo era a zero. Mi avrebbe toccato più una lista di spesa. xD 

 

Il 20/1/2019 alle 08:54, Kikki ha detto:

Questo fa sì che, a un lettore distratto, il libro faccia un'impressione forte, perché ha il tempo di cogliere solo le immagini che scorrono in superficie, non posso fare a meno di continuare a pensare che sia stato scritto per diventare film, scusate, so di averlo già detto.

Quoto in pieno.

 

Il 20/1/2019 alle 09:07, Eudes ha detto:

Anche su aNobii non mancano i pareri positivi e il libro ha una media di 3 stelle (comunque troppe, a mio avviso) e, al momento 32 recensioni.

Anche su goodreads, e ci sono recensioni che vanno anche a 5 stelle ! Non torno su anobii da tanto tempo, andrò a curiosare.

 

Il 20/1/2019 alle 09:07, Eudes ha detto:

Pensavo fosse un distopico e invece era un romanzo rosa... (1 stella)

Non sono l'unica a dire che è un romanzo rosa. Ottimo!

 

 

 

  • Grazie 1

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Buondì!

Il 20/1/2019 alle 11:23, Miss Ribston ha detto:

Secondo me, la maggior parte delle recensioni positive del pubblico possono essere dovute a un meccanismo alla "I vestiti nuovi dell'Imperatore"

Sono d'accordissimo!

Il 20/1/2019 alle 11:23, Miss Ribston ha detto:

Riguardo le recensioni da parte degli esperti, invece, non ho idea... potrebbe essere anche questa una manovra commerciale, atta a instaurare il meccanismo di cui sopra, per cui si è inviato il libro a una tal persona all'interno delle redazioni ecc. che corrispondeva esattamente al target di riferimento e che si era certi al 99% che, pur riconoscendone i difetti, l'avrebbe comunque apprezzato a livello globale.

Penso che sì, la maggior parte delle volte sia necessaria una figura di spicco per dare il via all'effetto "Vestiti dell'Imperatore". E' possibile che l'agente del libro/la CE abbia inviato il libro a qualcuno che era certo avrebbe gradito, ma sinceramente vedo molto probabile anche il suggerimento di Ez:

 

Il 20/1/2019 alle 13:05, Ezbereth ha detto:

ci siano interessi e pagamenti che vanno aldilà del semplice giudizio editoriale, e che quindi si esprimono in un senso o nell'altro, a seconda delle promesse. 

 

 

Il 21/1/2019 alle 10:42, Emy ha detto:

Non sono l'unica a dire che è un romanzo rosa. Ottimo!

E' un romanzo rosa con come introduzione un paio di capitoli distopici che c'entrano poco o niente :D Ma poi, niente da dire contro i rosa, ce ne sono di davvero ben scritti. Questo è un rosa che cerca di negare la sua rosità e di farsi passare per distopia: è questa incongruenza, soprattutto, che disturba.

 

 

Secondo voi nella pubblicazione e nel gradimento ha contato il fatto che l'autrice fosse una linguista, e che quindi fosse vista come fonte più autorevole e meno criticabile perché "dotta"?

Inoltre, pensavo che una delle componenti che hanno aiutato l'accoglienza favorevole del libro potrebbe essere questa novità della linguistica, che credo di non aver mai visto comparire in un libro fantastico. Che la casa editrice e i lettori si aspettassero di replicare il successo del numerologo Robert Langdon con una linguista pseudofemminista?

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7 minuti fa, Lizz ha detto:

Questo è un rosa che cerca di negare la sua rosità e di farsi passare per distopia: è questa incongruenza, soprattutto, che disturba.

Hai colto in pieno e spiegato meglio di me il malessere che il libro mi ha provocato. 

 

21 ore fa, Lizz ha detto:

Secondo voi nella pubblicazione e nel gradimento ha contato il fatto che l'autrice fosse una linguista, e che quindi fosse vista come fonte più autorevole e meno criticabile perché "dotta"?

Inoltre, pensavo che una delle componenti che hanno aiutato l'accoglienza favorevole del libro potrebbe essere questa novità della linguistica, che credo di non aver mai visto comparire in un libro fantastico. Che la casa editrice e i lettori si aspettassero di replicare il successo del numerologo Robert Langdon con una linguista pseudofemminista?

Hai posto delle domande interessanti. Il fatto che l'autrice è una linguista  ha sicuramente dato un'impronta tecnica e verosimile alla protagonista. Tuttavia, in un romanzo ci sono più aspetti che determinano la validità di un'opera e non mi sembra che la sua "autorevolezza" sia determinante. 

La novità linguistica c'è, però secondo me non è al centro della narrazione. Non è sfruttata al massimo per dire sì, è il fulcro e quindi qualcosa che va oltre le semplici nozioni e che riesce a coinvolgere chi legge. Potrebbe essere vista come una replica al successo del personaggio di Dan Brown però, da quel che ricordo (Ho letto solo il Codice Da Vinci, poco feeling con l'autore e le sue trame), e per quel che mi riguarda, è piuttosto una sua "copia sbiadita". Il personaggio di Jean ha il potenziale eppure, almeno per me, non lascia il segno. 

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Il 22/1/2019 alle 13:25, Lizz ha detto:

Che la casa editrice e i lettori si aspettassero di replicare il successo del numerologo Robert Langdon con una linguista pseudofemminista?

Non credo fosse quella l'idea di marketing, la mia impressione è che puntassero a qualcosa di più "alto", qualcosa con significato politico e sociale.

Comunque sia pare che successo ne abbiano avuto.

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Il 20/1/2019 alle 12:23, Miss Ribston ha detto:

Secondo me, la maggior parte delle recensioni positive del pubblico possono essere dovute a un meccanismo alla "I vestiti nuovi dell'Imperatore", più che a fronte di un vero apprezzamento.

sono proprio d'accordo. In effetti, direi che, prima e dopo questo libro, deve esserci stata una manovra di marketing enorme. Da quel punto di vista sono stati bravissimi e hanno fatto un lavoro davvero accurato e preciso. 

 

Il 22/1/2019 alle 14:25, Lizz ha detto:

Secondo voi nella pubblicazione e nel gradimento ha contato il fatto che l'autrice fosse una linguista, e che quindi fosse vista come fonte più autorevole e meno criticabile perché "dotta"?

io l'ho scoperto dopo che la scrittrice fosse una linguista; le parti scientifiche che sono contenute nella narrazione sono noiose e incomprensibili per me che non ne so niente. Non sono inserite per farsi capire ma per risultare incomprensibili e dare una patina di fatto concreto e vero. Sarebbe bello (O_O) se intervenisse un altro linguista e confutasse il tutto. Per come è stato sviluppato questo romanzo, anche se la Dalcher avesse fatto la fruttivendola nella vita non credo sarebbe cambiato molto. Quello che ha determinato il boom del libro secondo me è stato l'accostarlo all'ancella della Atwood... ho cercato ancora commenti della Atwood su Vox ma proprio non ne trovo. Sto sviluppando un odio/disgusto per la Dalcher dopo questa discussione, che non trovo affatto sano. Quasi quasi mi fa pena. Lei pensa di aver scritto una bella storia e noi l'abbiamo distrutta su tutti i fronti, non si è salvato niente di questa storia, solo l'idea iniziale che magari non era nemmeno sua.

In ogni caso, la tematica, la professione della Dalcher, la copertina, e l'accostamento alla Atwood hanno fatto sì che il libro prendesse una patina di impegno sociale e politico e di serietà che ha funto da esca per una buona parte dei lettori secondo me. Con me ha funzionato, prima di aprirlo pensavo che avrei letto un bel libro, lo pensavo davvero!

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Il 22/1/2019 alle 13:25, Lizz ha detto:

Secondo voi nella pubblicazione e nel gradimento ha contato il fatto che l'autrice fosse una linguista, e che quindi fosse vista come fonte più autorevole e meno criticabile perché "dotta"?

Inoltre, pensavo che una delle componenti che hanno aiutato l'accoglienza favorevole del libro potrebbe essere questa novità della linguistica, che credo di non aver mai visto comparire in un libro fantastico. Che la casa editrice e i lettori si aspettassero di replicare il successo del numerologo Robert Langdon con una linguista pseudofemminista?

Delle due l'ultima, forse, potrebbe aver avuto peso. Per me è stato così. Oltre al fatto che veniva presentato e pubblicizzato come un romanzo impegnato che si disponeva ad affrontare tematiche importanti e attuali. Che poi quelle tematiche la Dalcher  si limitasse a sollevarle come un rastrello trascinato sulla sabbia, lasciandole sospese in aria, nessuno ce lo aveva detto.

La forza del libro è stato di certo l'approccio innovativo (il limite delle 100 parole) che ha solleticato a dovere la fantasia delle lettrici. Il vero dinosauro del libro è proprio quello e il fatto che la Dalcher fosse un'esperta linguista lo ha rafforzato agli occhi dell'editore ma, a parere mio, non ha influito troppo sui potenziali lettori.

Di fatto, invece, potrebbero aver pesato le autorevoli e positive (nonché numerose) referenze che spacciavano l'opera per il capolavoro del secolo.

E su questo varrebbe davvero la pena di riflettere. 

Il 20/1/2019 alle 11:23, Miss Ribston ha detto:

econdo me, la maggior parte delle recensioni positive del pubblico possono essere dovute a un meccanismo alla "I vestiti nuovi dell'Imperatore", più che a fronte di un vero apprezzamento. In pratica, rifacendomi alla fiaba in cui il meccanismo di base era "non vedo i vestiti perché sono stolto e indegno, non perché di fatto non esistono", secondo me per molte persone si è instaurato proprio lo stesso concetto riguardo Vox: "dicono che è bello, quindi io che non l'ho capito è perché sono scemo e meno colto di chi ha detto che è bello, quindi piuttosto che dire non ho capito e sembrare scemo, dico che è bello perché l'ha detto qualcun altro, quindi sarà vero". Purtroppo questo è un fattore su cui giocano molto i media e chi si deve occupare della promozione di un prodotto (ossia io, forse, in futuro, per questo devo studiare 'ste robe qui): una grossa fetta di popolazione tende a non pensare con la propria testa e a omologarsi al giudizio di qualcuno che ritiene superiore a sé, semplicemente perché "l'ha detto lui, quindi sarà vero". È molto triste, ma funziona così.

Ecco, questo potrebbe valere per alcuni, ma davvero vale per tutte le recensioni positive? Non riesco a crederlo. Purtroppo, sono più portata a supporre quello che si era già detto e cioè che ai lettori va bene così. Oggi, basta che i messaggi siano superficiali, basta che la lettura sia piacevole  e non serve dare tanto di più.

Più volte mi è stato consigliato di leggere libri di successo, anche se non di mio gradimento e di analizzarli cercando di capire cosa possa averlo determinato.

Con Vox credo che le 100 parole e la quarta di copertina davvero intrigante, la copertina ben riuscita, e le referenze autorevoli citate un po' ovunque, abbiano determinato il boom di vendite. 

Questo mi ha fatto molto riflettere, riportandomi a rivedere un po' le priorità come apprendista scrittore, più il primo che il secondo. Intendo un buon libro, che affronti un tema importante, che faccia riflettere, è davvero adatto a lanciare un esordiente? La risposta che mi sono data è un po' amara, se vogliamo, ma concreta: no.

Bisogna conquistare un certo seguito, vendere, ottenere la stima delle Case Editrici che oggi, non cercano un secondo Calvino (e credo che comunque sarebbe davvero difficile riuscire a trovarlo) ma sicuramente hanno bisogno di trovare un secondo Dan Brown, o Wilbur Smith, o, meglio ancora sarebbe, un secondo King.

Liberi di non concordare, è solo il mio attuale pensiero. <3

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7 minuti fa, Ezbereth ha detto:

Questo mi ha fatto molto riflettere, riportandomi a rivedere un po' le priorità come apprendista scrittore, più il primo che il secondo. Intendo un buon libro, che affronti un tema importante, che faccia riflettere, è davvero adatto a lanciare un esordiente? La risposta che mi sono data è un po' amara, se vogliamo, ma concreta: no.

Bisogna conquistare un certo seguito, vendere, ottenere la stima delle Case Editrici che oggi, non cercano un secondo Calvino (e credo che comunque sarebbe davvero difficile riuscire a trovarlo) ma sicuramente hanno bisogno di trovare un secondo Dan Brown, o Wilbur Smith, o, meglio ancora sarebbe, un secondo King.

Liberi di non concordare, è solo il mio attuale pensiero. <3

Per quanto sia una riflessione amara la trovo giusta, l'ho fatta anche io, ma credo che il pensiero sia più ampio, perché in generale tutto ciò che fa riflettere ha poco successo e viene poco apprezzato dal pubblico. Diventa cosa noiosa e solo per pochi addetti o per i cosiddetti intellettuali e invece chi l'ha detto che non si possano affrontare temi grossi in maniera interessante? Ma tutto deve essere sempre e preferibilmente solo divertente e deve anche essere corto e veloce. Non ho niente contro la letteratura di svago, per le storie semplici, da spiaggia per passare qualche ora senza pensarci, ma non credo che debba anche significare che siano scritti male, così come ritengo che un libro con un messaggio forte e impegnato non debba necessariamente essere un mattone noioso. 

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@Kikki mi trova molto d'accordo quando dice

7 minuti fa, Kikki ha detto:

Non ho niente contro la letteratura di svago, per le storie semplici, da spiaggia per passare qualche ora senza pensarci, ma non credo che debba anche significare che siano scritti male, così come ritengo che un libro con un messaggio forte e impegnato non debba necessariamente essere un mattone noioso. 

 

Infatti, al di là che Vox sia un testo leggero mascherato da libro "importante", io mi chiedevo se non pensasse sulle valutazioni positive, ricevute anche da riviste di un certo livello, una questione politica. 

Vox è palesemente anti-Trump, persino la moglie è identica a Melania ma caricaturata, secondo voi i critici, almeno quelli americani, potrebbero non aver demolito il testo per non sentirsi dire che sono favorevoli a Trump? Poi l'onda positiva è arrivata acriticamente in Europa. 

 

Talia 

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27 minuti fa, Ezbereth ha detto:

Purtroppo, sono più portata a supporre quello che si era già detto e cioè che ai lettori va bene così. Oggi, basta che i messaggi siano superficiali, basta che la lettura sia piacevole  e non serve dare tanto di più.

Quoto in pieno! E se vogliamo tornare al discorso che abbiamo fatto sul contenuto, molte persone leggono per il passatempo, la lettura è vista come uno svago, ai pari di vedere un film. Le tematiche forti, come le riflessioni profonde, richiedono la concentrazione, a volte anche un certo impegno, per essere digerite e comprese. Se accosti a un tema importante dei risvolti leggeri, il lettore si cullerà nella leggerezza e non baderà molto ad altro, concentrandosi di più sul contorno che sul fulcro. 

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6 ore fa, Ezbereth ha detto:

Ecco, questo potrebbe valere per alcuni, ma davvero vale per tutte le recensioni positive? Non riesco a crederlo. Purtroppo, sono più portata a supporre quello che si era già detto e cioè che ai lettori va bene così. Oggi, basta che i messaggi siano superficiali, basta che la lettura sia piacevole  e non serve dare tanto di più.

Purtroppo credo tu abbia ragione. In un epoca in cui serie TV e film offrono tanta concorrenza, i libri - per vendere - devono rendersi più semplici, veloci, e forse anche superficiali.

 

Quota

Bisogna conquistare un certo seguito, vendere, ottenere la stima delle Case Editrici che oggi, non cercano un secondo Calvino (e credo che comunque sarebbe davvero difficile riuscire a trovarlo) ma sicuramente hanno bisogno di trovare un secondo Dan Brown, o Wilbur Smith, o, meglio ancora sarebbe, un secondo King.

Però anche qui, secondo me, dipende dal seguito che tu vuoi guadagnare. Se prima di scrivere un libro "a contenuto" devi abbassarti a scrivere libri à la Dalcher, non rischi di allontanare dal tuo "marchio" proprio quei lettori a cui avresti voluto mirare con il libro a contenuto che nascondi nel cassetto?

 

5 ore fa, Talia ha detto:

Vox è palesemente anti-Trump, persino la moglie è identica a Melania ma caricaturata, secondo voi i critici, almeno quelli americani, potrebbero non aver demolito il testo per non sentirsi dire che sono favorevoli a Trump? Poi l'onda positiva è arrivata acriticamente in Europa. 

Penso che sì, gran parte del successo del libro sia dovuto anche alla situazione dell'America di oggi: questa storia stuzzica tutti i timori e la rabbia degli americani che vivono sotto Trump.

Insomma, la storia aveva un pubblico pronto ad accoglierla.

Però non penso che i critici, soprattutto se famosi, potessero aver paura di venir qualificati come favorevoli a Trump, soprattutto perché avrebbero criticato la forma e la struttura del libro, magari approvandone però l'ideologia di fondo a favore della libertà di parola delle donne (e ci mancherebbe!)

 

 

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Eccomi. Scusate ma durante la settimana non riesco a seguirvi.

 

Io prima di iniziare la lettura avevo visto che l'autrice era una linguista. Questo tema infatti l'ho già toccato nel mio precedente intervento. Mi aspettavo sfruttasse a suo favore queste conoscenze, invece spara nozioni a caso qua e là e in un modo che non aggiungono nulla alla trama. Non mi serve che mi descrivi come funziona una zona del cervello se lo fai in due righe e non sei capace di rendere affascinnante neanche quello. Anche Crichton in Timeline si perdeve a spiegare nozioni di fisica di cui a molti magari non frega ma era dannatamente bravo a renderla leggera e soprattutto funzionale alla trama.

Anche quello un romanzo che non si proponeva di essere nulla più che un intrattenimento.

Diciamocelo, le cose che usa lei dell'essere linguista avrebbe potuto reperirlo chiunque di noi con qualche giorno di ricerche ben fatte su google (magari avremmo usato meno paroloni tecnici, per quel che è servito). Un'altra occasione sprecata.

 

A cosa è dovuto il successo? Penso alla stessa cosa a cui è dovuto il successo di molto intrattenimento di scarsissima qualità. Il racconto dell'ancella è piaciuto, ma nessun altro ha seguito quel filone, ha voluto provarci lei per ottenere il massimo del risultato con il minimo dello sforzo. Alla fine è un romanzo uscito da una buona analisi di mercato. Su questo non la si può criticare. Ha visto un vuoto e ci si è infilata. Peccato che non l'abbia fatto avendone le capacità. Anche questa è un'occasione sprecata.

 

 

 

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Ho recuperato anche io dalla biblioteca il libro. Sono circa a metà, in pratica dove lei scopre di essere incinta.

Il mio commento è: boh.

Prima di tutto: per ora non c’e un vero e proprio tema centrale o conflitto. L’oppressione di per sé non è una trama fatta e finita. La protagonista non combatte, non si ribella, si fa trascinare dagli eventi. Ok, la misoginia fa schifo e tutto il resto, ma si può anche andare oltre. Non se ne vedono le varie sfaccettature quotidiane, quelle che conosciamo tutti, ma si vedono solo cose che sarebbero state fuori luogo anche ai primi dell’ottocento e faccio molta fatica a provare empatia per chiunque. 

ha fatto più resistenza Olivia King quando si è uccisa che Jean in pratica.

 

Tra l’altro ci sono molte incongruenze nel sistema.

Ok, non si può parlare. Ma mi sembra davvero strano che la protagonista non si faccia fare la scorta dal marito ameba di block notes e così via per scrivere, anche perché il bracciale non sembra contare le parole scritte. Mi aspetterei un po’ più di ribellione quotidiana, ecco. 

 

Vuole stare con l’amante ma non lo sceglie, odia il marito e Steven ma non li odia alla fine. Manca il conflitto. Già a pagina 10 sappiamo che non ama più Patrick e quanto figo, intelligente e con le palle (dai, il senso è questo) sia il sexy amante/collega Lorenzo, cosa che viene ribadita insistentemente ogni 10 righe.

Il problema è che questo è il massimo approfondimento che otteniamo dalla storia. Non vediamo Jean che soffre perché vorrebbe stare con Lorenzo e non può perché è sposata e ha dei figli (comunque considerando che vive con un’ameba, due fantasmi, un troll dell’alt-right e la figlia che ha reso succube non sarebbe una scelta troppo difficile). Non vediamo nemmeno che soffre per Patrick, non combatte con Steven, non cerca di insegnare qualcosa di utile alla figlia. 

Zero. 

 

Nemmeno io capisco come questo romanzo sia diventato cosí popolare, considerando che manca il conflitto, manca approfondimento, manca empatia... manca la storia ecco.

 

Non me ne vogliate, ma io ho sempre pensato che il femminismo fosse ribellione. Un romanzo che manca totalmente di questo punto non è “femminista”. Non abbiamo nemmeno l’evoluzione di qualcuno di privilegiato a cui non importava niente dei diritti altrui (vuoi perché Patrick non è cattivo, vuoi perché è ricca e istruita...) che poi si “converte” e li aiuta nella “rivoluzione”. 

 

Boh, appunto.

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6 ore fa, Purrpendicular ha detto:

Nemmeno io capisco come questo romanzo sia diventato così popolare

Ma come? Guarda che finora hai letto la parte migliore! 

Poi peggiora. 

È diventa pure più incongruente.

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Ho ufficialmente finito il libro.
A metà inizia un presupposto di trama, dove improvvisamente si scopre che nessuno è davvero "cattivo" (nè Patrick né Steve in particolare). E mi ha dato fastidio, parecchio.

Anche in questa parte non c'è conflitto. La protagonistsa non corre alcun rischio.

Quando il marito scopre il tradimento (o non lo scopre? Non l'ho ancora capito) se ne sbatte, ho passato 3/4 del romanzo a chiedermi se fosse incinta di un maschio o di una femmina e non l'ho saputo.

Lo stile soprattutto peggiora parecchio: ci sono un casino di scene "tagliate" oppure off-screen che vengono date per scontate ma che rendono tutto incomprensibile. Per esempio quando viene portata via Julia: lo capirò dopo qualcosa come 10 capitolo che ha fornicato con Steven, che si ravvede, ma non vediamo nemmeno questo dato che sparisce.
Non c'è nemmeno un vero epilogo alla vicenda. Si intuisce (ma non si vede) che si è trasferita in italia, ma non abbiamo ulteriori informazioni su quello che fa.

È un vero peccato perché ci sono un casino di spunti interessanti. Avrebbe potuto essere un romance con un triangolo amoroso e sono piuttosto convinta che avrebbe funzionato molto bene e che l'avrei letto. Avrebbe potuto essere la storia d'amore di Julia e Steven, che partono convinti di una cosa e alla fine questa si ritorce loro contro e sarebbe stato uno young adult fighissimo che avrei letto immediatamente. Avrebbe potuto raccontare la storia di Jackie anche.
Ma Jean? Jean che non fa niente durante le 370 pagine in carattere 14? Anche no, grazie.

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45 minuti fa, Purrpendicular ha detto:

si è trasferita in italia, ma non abbiamo ulteriori informazioni su quello che fa.

Mangia pizza e pasta e suona il mandolino :D

 

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Mi scuso ufficialmente, ma credevo che la discussione si aprisse domani. Come attenuante, abbiate pietà di me che il libro l’ho dovuto acquistare perché non esiste l’edizione francese e in biblioteca non c’è. Forse il libro più brutto che abbia mai comprato. :) 

Ho scorso la discussione e mi pare che l’abbiate già disossato bene, ho poco da aggiungere.

Le cose positive che posso riconoscere al libro sono l’idea delle 100 parole, il figlio maggiore che si lascia condizionare, in fondo soprattutto all’adolescenza si ha bisogno di sentirsi importanti, integrati, guidati da un sistema forte; il rapporto di amore e odio verso quel figlio. Soprattutto quest’ultimo sarebbe stato uno spunto interessantissimo, ma lo ha buttato lì senza elaborarlo. Lo detesta e basta, senza domandarsi se abbia sbagliato a educarlo, senza soffrirne davvero. Quando scappa, e il rischio che finisca giustiziato è alto, la madre quasi non si preoccupa, quando lo ritrova idem.

In generale, i difetti sono a iosa: tutte queste coincidenze assurde, il postino, il capo della sicurezza; per l’esperimento usano proprio l’amica di Jane che non vedeva da anni...

Il finale, poi, in qualche pagina il marito da debole e inutile diventa l’eroe risolutore, ma non ha nemmeno l’onore di mostrare il suo eroismo, tutto è descritto in due linee, a posteriori, bisogna solo seppellirne il cadavere.

Sono d’accordissimo sul fatto che, altro che femminismo, tutto è fatto e risolto dagli uomini. Sullo stereotipo degli italiani, a parte il fatto che è così che ci vedono abbastanza anche nella realtà, nei film e romanzi è la norma. Non so se sia consolatorio, ma anche i francesi soffrono del fatto che nei film americani Parigi e i francesi si riducono sempre a Torre Eiffel, baguette, due cavalli e guidatore col baco in testa. :)

 

Chiudo il mio pippone tardivo e inutile con un accenno alla questione dell’origine della sottomissione femminile. Ricordo che il tema è molto presente ne La scuola cattolica, di Albinati. Usa teorie e studi non suoi, ma non ricordo la bibliografia, che dicono che il punto centrale è proprio la capacità di riproduzione, che da un ruolo e un potere immensi alla donna. Per cui, certo, bisognava proteggerle, evitare che fossero uccise, andando alla caccia e alla guerra. Ma, questo stesso potere di continuità della specie dava un senso di terrore, di inferiorità, all’uomo, che ha fatto di tutto per togliere alla donna ogni altra forma di potere e metterla in posizione di inferiorità. 

Nel libro, ricorda come ogni epoca di rivoluzione sociale, di ampliamento dei diritti, veda l’insorgere e il rafforzarsi di gruppi e movimenti che vogliono tornare indietro e che fanno della donna e della sua autodeterminazione un bersaglio primordiale. 

Ho riassunto e schematizzato male, Albinati lo spiega meglio. Il libro, tra l’altro, vale la pena, e non lo avete letto.   

 

Scusate ancora il ritardo :scusa:

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22 minuti fa, Befana Profana ha detto:

il punto centrale è proprio la capacità di riproduzione, che da un ruolo e un potere immensi alla donna. Per cui, certo, bisognava proteggerle, evitare che fossero uccise, andando alla caccia e alla guerra. Ma, questo stesso potere di continuità della specie dava un senso di terrore, di inferiorità, all’uomo, che ha fatto di tutto per togliere alla donna ogni altra forma di potere e metterla in posizione di inferiorità. 

La questione è complessa e in ogni società umana sono subentrate motivazioni differenti. È assolutamente vero il fatto che la riproduzione sia il punto centrale di tutto. Ma del resto, se ci pensate, fino a pochi anni fa se due genitori volevano avere la speranza di veder crescere dei figli, vederli diventare adulti e magari genitori a loro volta, non potevano fare altro che sfornarne in continuazione. La mortalità, infantile, ma anche nel corso della vita, era talmente elevata che per avere una speranza fondata di lasciare degli eredi dovevi come minimo avere una decina di gravidanze. Essendo sempre incinte o con un neonato al collo non è che le donne potessero fare molto altro che occuparsi della casa e dei figli. Non è nemmeno un'imposizione maschile, per lo meno non all'inizio, ai tempi dei cacciatori raccoglitori, temi in cui le donne erano tenute in grande considerazione, è semplicemente una necessità biologica naturale.

In seguito subentrano molte altre motivazioni culturali, prime fra tutte le quelle religiose, sempre tese al controllo della sessualità.

 

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5 ore fa, libero_s ha detto:

Non è nemmeno un'imposizione maschile, per lo meno non all'inizio, ai tempi dei cacciatori raccoglitori, temi in cui le donne erano tenute in grande considerazione, è semplicemente una necessità biologica naturale.

No, ma infatti, all'inizio della storia dell'organizzazione sociale è evidente la ragione: la vita di raccoglitori/cacciatori era pericolosa, più i rischi di mortalità di puerpere e bambini; il perché all'inizio si sia fatta una divisione dei ruoli di quel tipo è lampante. Il punto è perché più le società evolvono e più ci sono blocchi di resistenza che cercano di relegare la donna in un ruolo subordinato, di ridurla alla funzione unica di genitrice e educatrice dei figli; allora che non c'è più quell'elevato rischio di morte andando al lavoro.

Ma io ho schematizzato molto, semplificando e banalizzando, nel libro di Albinati il ragionamento è molto più complesso e ramificato e, ritrovando la bibliografia, si dovrebbero anche trovare i nomi dei sociologi e storici che ne hanno trattato.

Resta il fatto che nel romanzo della Delcher la "questione femminile" sembra restare più un tema di fondo mai davvero affrontato, più un argomento di marketing che il vero fulcro della storia. Sembra scimmiottare male la Atwood solo per garantirsi acquirenti per il suo libro.

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Comunque un pessimo libro. 😑

Ora che abbiamo detto tutto e di più, lo seppelliamo con una bella croce sopra?😁

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17 ore fa, Ezbereth ha detto:

Comunque un pessimo libro. 😑

Ora che abbiamo detto tutto e di più, lo seppelliamo con una bella croce sopra?😁

Mi sa che qui nessuno ha più niente da dire, abbiamo finito i sassi da lanciare.

 

Provo a lanciare io un argomento nato per scherzo in chat ma che magari può ancora far parlare in questa discussione.

Nel libro ci sono anche scene di sesso. Secondo voi almeno quelle la Dalcher è brava a scriverle?

 

La domanda è seria.

Citerò Baricco (facendo incazzare libero) ma ricordo che a propostito di La Sposa giovane, alla domanda sul perchè avesse inserito delle scene di sesso esplicito, lui rispose "perchè sono difficili da scrivere".

Scrivere bene di sesso è una sfida, come se l'è cavata questa autrice secondo voi?

 

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4 minuti fa, Thea ha detto:

Citerò Baricco (facendo incazzare libero) ma ricordo che a propostito di La Sposa giovane, alla domanda sul perchè avesse inserito delle scene di sesso esplicito, lui rispose "perchè sono difficili da scrivere".

Non è mica detto che ci sia riuscito :D

Credo di aver già dimenticato le scene di sesso, ma mi pare che non fossero particolarmente coinvolgenti né da un punto di vista emotivo/erotico né da quello più strettamente sessuale. Mi par di ricordare sesso banale.

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6 minuti fa, Thea ha detto:

Scrivere bene di sesso è una sfida, come se l'è cavata questa autrice secondo voi?

Stendiamo un velo pietoso.

 

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5 minuti fa, libero_s ha detto:

Non è mica detto che ci sia riuscito :D

Mi aspettavo questa risposta, non mi hai deluso.

 

5 minuti fa, libero_s ha detto:

Credo di aver già dimenticato le scene di sesso, ma mi pare che non fossero particolarmente coinvolgenti né da un punto di vista emotivo/erotico né da quello più strettamente sessuale.

Sono d'accordo, stereotipato anche quello, oltre che senza emozione.

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18 ore fa, Ezbereth ha detto:

Comunque un pessimo libro. 😑

Ora che abbiamo detto tutto e di più, lo seppelliamo con una bella croce sopra?😁

Ecco spiegato il messaggio subliminare della copertina: era un invito del grafico a metterci una croce sopra :noo:

71KdFoMe71L.jpg

 

6 minuti fa, Thea ha detto:

Provo a lanciare io un argomento nato per scherzo in chat ma che magari può ancora far parlare in questa discussione.

Nel libro ci sono anche scene di sesso. Secondo voi almeno quelle la Dalcher è brava a scriverle?

Brava tu che riesci a trasformare una battuta in un argomento serio, con tanto di paragone ad un altro autore :gesù:  (e a far arrabbiare @libero_s :D )

 

A mio parere le scene di sesso non sono state particolarmente memorabili. Sapevano molto di stereotipo anche quelle: non riuscivano a convogliare quella focosità di Lorenzo che tanto era stata millantata, e allo stesso tempo non trasmettevano neanche l'intimità intellettuale tra i due suggerita nel libro. 

Inoltre, le scene sembrano inserite tanto per movimentare il libro, un contentino a casaccio, spesso anche poco coerenti con la situazione, dato che Jane e Lorenzo invece che plottare per salvare il mondo, e pur sapendo di essere strettamente sorvegliati ("sorvegliati", perché poi magicamente non li beccano mai), si mettono a fare sesso ogni volta che gli viene il prurito, pare puramente per sport.

No, non mi ha lasciato niente. Purtroppo non posso fare paragoni con Baricco, ma onestamente molti scrittori amatoriali sanno fare di meglio.

 

 

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20 minuti fa, Thea ha detto:

Scrivere bene di sesso è una sfida, come se l'è cavata questa autrice secondo voi?

 

Sinceramente non mi ricordo le scene del sesso, a dire il vero ho rimosso pure tutto il resto. :asd:

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Nemmeno io mi ricordo le scene di sesso... memorabili davvero!

Il 30/1/2019 alle 16:46, Befana Profana ha detto:

Resta il fatto che nel romanzo della Delcher la "questione femminile" sembra restare più un tema di fondo mai davvero affrontato, più un argomento di marketing che il vero fulcro della storia. Sembra scimmiottare male la Atwood solo per garantirsi acquirenti per il suo libro.

esatto, anche secondo me è così. Infatti io ci sono cascata anche per quello ed era proprio solo uno specchietto per allodole o forse per allocchi :P

 

Mi fa un po' tenerezza questa Dalcher poveretta, ma secondo voi lei sapeva cosa stava facendo? O pensava di scrivere un bel libro? Mi capita di farmi questa domanda molte volte, tipo se leggo un libro orribile o vedo un film che non si guarda, penso sempre che l'autore o il regista hanno fatto del loro meglio, hanno messo la parola fine sentendosi soddisfatti del loro lavoro, sicuri di avere un campione d'incassi in mano. Mi chiedo se lei ne fosse consapevole del giro di marketing in cui si stava infilando o se pensasse di aver scritto un libro valido.

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Perché ci sono scene di sesso? Mi devo fidare, ma direi che fanno pena se non le ricordo.

@Kikki ci conto che lei sappia di aver fatto un lavoro mediocre, perché qualcuno glielo avrà pur detto, al netto dei soldini e, in ogni caso, un minimo di consapevolezza é d'obbligo. Autoconsapevolezza intendo.

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1 ora fa, Kikki ha detto:

Mi chiedo se lei ne fosse consapevole del giro di marketing in cui si stava infilando o se pensasse di aver scritto un libro valido.

Io penso di sì. Non è un’adolescente entusiasta travolta dal successo su wattpad, è una linguista con una carriera pluridecennale, non poso credere che pensi di aver scritto un’opera valida e di qualità. Non può ignorare di aver semplificato la trama, il background e la personalità dei personaggi ai limiti minimi. Per non parlare della scrittura stessa. Prendiamo Lorenzo e gli stereotipi sull’Italia: è una studiosa dell’italiano, ama l’Italia e risiede metà dell’anno a Napoli, dice la biografia. Mi sembra incredibile che abitando a Napoli ritenga quegli stereotipi uno specchio della realtà. 

Sono convinta che abbia scritto pensando solamente a ciò che « si vende » in questo momento: la distopia, l’oppressione femminile, il bell’amante latino più giovane di lei...

Vivere a cavallo tra gli Usa e l’Italia costa, il romanzo forse aiuta ad arrotondare un po’ lo stipendio da ricecatrice :)

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