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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40000-il-criminale-36/?do=findComment&comment=705974

 

Quarta parte (nota: questa parte costituisce uno spezzone unico con la successiva - tra le due c'è un discorso spezzato nel mezzo)

 

Link alla prima parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40004-strawberry-point-17/

Link alla seconda parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40014-strawberry-point-27/

Link alla terza parte: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/40026-strawberry-point-37/

 

***

Più tardi esco in giardino per dar da bere alle mie petunie.

A un certo punto sento un «Puf» e, come per magia, un signore vestito di rosso appare in mezzo al mio giardino.

«Oddio chi sei?», chiedo, scioccato da quell'apparizione magica, puntandogli istintivamente lo spruzzino addosso.

Lui mi viene incontro con un gran sorriso, mi porge la mano.

«Piacere, Alessandro Motta.»

«Tristano...», inizio io, confuso. «...Tristone», finisce lui. «Cavolo, sei proprio uguale uguale a come ti ho descritto!», dice con un largo sorriso.

«In che senso?», chiedo, poco amichevole.

Lui fa una risatina.

«Non l'hai ancora capito, eh?»

Io alzo le spalle. «Non so di cosa stia parlando», rispondo, amaro, rimettendomi ad annaffiare i miei fiori.

Lui mi lascia fare, si guarda attorno.

«Mannaggia che bella casa ti sei fatto», dice.

«Sì, non ho di che lamentarmi...», ribatto io.

«Angela dov'è?»

«È scesa in garage a mettere un po' d'ordine», sospiro. «Senta, signor...»

«Motta», dice lui.

«Giusto. Senta, signor Motta, purtroppo non ho tempo per le sue farneticazioni: sto aspettando il mio editor.»

L'uomo ride.

«Che c'è da ridere?», gli chiedo scuotendo la testa.

«Ok, ascolta bene, Tristano: sorpresa sorpresa, anche tu, proprio come il tuo Jimmy, sei il personaggio di un libro... Anzi, di un racconto, per l'esattezza.»

Io lo guardo in faccia per un po'. «Seh, come no!», rispondo.

«...E io», spiega lui, «sono il tuo creatore.»

«Pfff», faccio. Con un gesto, lo invito ad andarsene. «Se ne vada subito dal mio giardino e stia attento a dove mette i piedi, piuttosto.»

«Non ci credi, eh?»

«Certo che non ci credo, visto che non è affatto vero.»

Lui mi appoggia una mano sulla spalla, io cerco di tirarmi indietro ma non ci riesco, sembra quasi che siamo incollati.

«Pensaci, mi dice: hai il nome più ridicolo del mondo, vivi grazie alle emorroidi degli altri, ti succedono sempre stramberie...»

Io alzo le spalle, cerco di nascondergli l'ansia che sento salire dentro di me.

«... E un giorno, come per magia, incontri il protagonista del libro che stai scrivendo. Tutto questo perché la realtà del tuo mondo è plastica, qui posso farci succedere quello che mi pare e piace. Non ti è mai venuto il dubbio che ci fosse qualcosa di strano, in tutto ciò?»

Io lo squadro in silenzio, le sue parole mi inquietano. Il cuore batte forte, ma cerco di nascondere il mio stato d'animo, concentrandomi sulla rabbia e incanalandola tutta in uno sguardo di scherno.

«Ok, non ci credi», conclude lui dopo un po'.

Io faccio un risatina. «Certo che no!», esclamo, «Perché sono tutte stronzate! La realtà è che sei solo un invidioso, perché io so scrivere e... e... e tu invece di sicuro non sei capace e fai schifo.»

Motta ride.

«Sì, sì, bravo...», dice. «In ogni caso,» aggiunge con un largo gesto della mano, «Tutto questo presto sparirà, in quanto stai per scoprire diverse cosette interessanti sulle persone che ti circondano.»

Io lo guardo con aria di sfida, le mani sui fianchi. «Ah sì?», faccio, poco amichevole.

«Già!», continua lui, «Tua moglie - sorpresa sorpresa - non solo ti tradisce, ma in realtà ti ha sposato soltanto per rubare i soldi dell'azienda, sono due anni che nasconde tutto quello che riesce ad arraffare nei Caraibi. Se non fossi così stupido, caro mio, ti saresti reso conto che la Farmaceutica Tristone è sull'orlo del fallimento. Fallirete, Tristano, e finirai pure agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta, col braccialetto elettronico e quant'altro. I rimasugli dell'azienda, invece, se li spartiranno i cinesi, come cani affamati che danno addosso a una carogna.»

La testa mi gira. «Tsé, sono ricco di mio», ribatto acido, «Non me frega niente dell'azienda, le emorroidi mi hanno sempre fatto schifo comunque.»

Lui continua imperterrito: «Tuo padre rinverrà miracolosamente dall'ictus e ti diserederà, tua madre scapperà in Brasile col maestro di sci... Non ti resterà più nulla, Tristano, nulla di nulla.»

Mi punta una mano contro: «Solo la tua faccia da scemo, quella che credi sia tanto bella.»

«Pfff», faccio io. «Una cosa mi rimane e non me la puoi togliere.» Mi batto l'indice sulla testa: «il mio genio», spiego fiero.

Alessandro Motta scoppia in una risata talmente grassa che ha problemi di equilibrio, si aggrappa ai bouganville per tenersi in piedi.

«Il mio genio, il mio genio», dice scimmiottandomi. «Muah ahahah, fai troppo ridere Tristano, cavolo come mi sei venuto bene come personaggio!»

Io lo guardo stizzito. «Ridi, ridi pure... Il fatto rimane che io sto scrivendo il prossimo best seller, mentre i tuoi insulsi libercoli di sicuro non se li compra nessuno.»

L'uomo torna serio: «Il tuo libro fa cagare, Tristano», dice semplicemente, «Cinquanta capitoli di torture senza capo né coda, nulla più.»

«Cosa vuoi capirne te!», grido rabbioso, lanciandogli addosso lo spruzzino, «Tu non capisci un cazzo di scrittura!»

Tiro fuori il cellulare di tasca, glielo porgo. «Chiama il mio editor, forza! Sentiamo cosa ti dice lui, eh! Sai che me ne frega di papà, dei soldi, dell'azienda, di Angela e di tutto il resto... Io vivo per la scrittura!», annuncio deciso, battendomi un pugno sul cuore.

L'uomo scoppia di nuovo a ridere.

«Il tuo editor ti sta fregando, idiota!», dice quando si riprende, «Non ti sei accorto di nulla di strano? Ti parla di best seller, viene a trovarti ogni settimana e tu sei talmente scemo che ci caschi come un pivello e firmi un contratto di preacquisto a spese tue per trecentomila copie!»

Io mi sento come una caffettiera sul punto di scoppiare. «Ma ma ma ma ma...», balbetto. «...Ma che cazzo vuoi saperne tu di scrittura!», esplodo infine. «Guarda che il preacquisto è normale al giorno d'oggi eh! E... E... La casa editrice si occupa della distribuzione, della pubblicità... Fanno tutto loro, il preacquisto è solo una formalità e poi trecentomila copie spariscono subito quando la materia è buona. Guarda che il mio editor se ne intende, eh! Ignorante!»

Alessandro Motta alza le spalle. «Ah, non ho dubbi, che se ne intenda», dice con una risatina. «Infatti appena ha visto quella faccia da culo ha capito che aveva avuto la fortuna del secolo: trovare l'idiota rarissimo, il pollastro pieno di soldi che si crede un genio, l'unico scemo capace di firmare un contratto da suicidio senza battere ciglio.»

Io sono talmente arrabbiato che non riesco nemmeno a muovermi.

Lui alza una mano a palmo aperto in aria. «Questo», dice, «lo prendo io.»

Non capisco: «Eh?», faccio. Poi una finestra di casa esplode, e fuori vola il mio portatile, che, come un falco ammaestrato, viene a posarsi sulla mano dell'uomo.

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Ospite AndC

@gmela

 

 

Il 7/10/2018 alle 23:28, gmela ha detto:

«Cavolo, sei proprio uguale uguale a come ti ho descritto!», dice con un largo sorriso.

 

Geniale! Almeno secondo me: ho trovato la svolta della trama ironicamente geniale! Mi sei piaciuto, bravo!

 

 

 

Il 7/10/2018 alle 23:28, gmela ha detto:

L'uomo ride.

«Che c'è da ridere?», gli chiedo scuotendo la testa.

"Ride" lo ripeti spesso (immagino tu lo sappia meglio di me). Forse in alcuni casi, come ad esempio qui: "che c'è di così divertente?", o simili. Per variare.

 

Il 7/10/2018 alle 23:28, gmela ha detto:

«...E io», spiega lui, «sono il tuo creatore.»

Ogni tanto, ci sono anche molti "dice" o simili. Alcune descrizioni di dialogo si potrebbero proprio togliere, per non ripetere troppo o essenzializzare. In questo caso, giacché la frase di dialogo è appunto una spiegazione, secondo me si può togliere "spiega lui"... come dire: ribadisce l'evidenza della spiegazione implicita nella frase.

 

 

Il 7/10/2018 alle 23:28, gmela ha detto:

Alessandro Motta scoppia in una risata talmente grassa che ha problemi di equilibrio,

Varierei la subordinata o perifrasi: per un attimo, mi è sembrato che fosse la risata ad avere problemi di equilibrio, almeno sintatticamente. Darei a "risata" il ruolo di soggetto con verbo, del tipo: "talmente grassa che lo porta ad avere problemi di equilibrio"...

 

Il 7/10/2018 alle 23:28, gmela ha detto:

Guarda che il mio editor se ne intende, eh!

A gusto, toglierei questo "eh".

 

Il 7/10/2018 alle 23:28, gmela ha detto:

Alessandro Motta alza le spalle.

Vabbeh, volevo soprassedere, ma te lo chiedo, la curiosità vince sempre (se preferisci non rispondere): sei tu Alessandro Motta, cioè è il tuo nome?

 

Ciao!

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@AndCGrazie, mi fa piacere che hai apprezzato la svolta... I tuoi commenti sono, come sempre, validissimi, ti ringrazio!

 

Mi spiace deluderti ma no, Alessandro Motta non sono io. Ci ho pensato per un po', e alla fine ho deciso di evitare di usare me stesso come personaggio... Temevo potesse sembrare presuntuoso :)

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