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TuSìCheVale

[MI 117] Ave, o Eva

Post raccomandati

@Valentina Iusi Ciao, è la prima volta che ti leggo.

Beh direi che hai trattato la traccia in maniera molto originale. Mi è piaciuto molto. Questa traccia secondo me è davvero bella ma ha il rischio di essere trattata in maniera banale: nel tuo caso direi che il rischio è stato neutralizzato. Sintetico, suggestivo, rientra nei binari imposti ma poi va da tutt'altra parte. Brava

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Ospite Rica
18 ore fa, Valentina Iusi ha detto:

Oggi hanno fatto uscire Mike, il suo angelo custode virtuale ha avuto un black-out. Può succedere e in questi casi devi passare sempre da qui. Appena è scomparso dalla vista di tutti noi detenuti, si è sentito un grido.

Domani tocca a me.

 

Non capisco se era tua intenzione mantenere l'ambiguità. Nel caso, molto bene.

Perché alla lettura, la lettura mia come lettrice, intendo, ho pensato che questa libertà fosse fasulla, che ai detenuti veniva fatto credere di uscire per poi essere fatti sparire, o per ucciderli. Perché quel "grido", potrebbe essere di gioia, quella di uscire, ma anche di dolore, perché lo hanno ucciso per esempio. 

In ogni caso, a me questo finale piace.

 

Ci sono un paio di passaggi nel testo in cui la struttura paratattica, a mio avviso (e bada, a me piace molto e la uso, eh) si risolve solo in un esagerazione di punti a caso, e non serve al ritmo o a una sequenza che va modificata dal resto, per accelerare, per esempio, o per sottolineare il pathos.

 

Per il resto, è stato un piacere leggerti.

Mi auguro di rivederti ai contest e ti auguro il benvenuto e la buona permanenza in questo MI.

 

Salud. :flower:

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@edu

Ti ringranzio per la lettura e i complimenti :rosa:

 

Ciao ancora @Rica.

Grazie, sono felice ti sia piaciuto il mio racconto.

Riguardo alle annotazioni sulla forma adottata, i punti a caso fanno parte di un certo stile che si vuole conferire al racconto, condivisibili o meno, ma restano delle scelte dell’autore. Ogni racconto poi richiede una modalità diversa di esposizione.

La struttura paratattica permette proprio di essere più incisivi, dando un ritmo più veloce alla storia. Dietro può esserci un lavoro dispendioso, di limature, per chiarire dei concetti e aumentare la tensione narrativa. Riconosco che non è proprio così semplice.

Alla prossima :flower:

 

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Ospite Rica
1 ora fa, Rica ha detto:

di punti a caso

 

"a capo", avevo scritto: "a capo". Ma da quando ho Mac, io scrivo una parola corretta, lui la modifica con altre. Non è solo un problema di "correttore automatico". È che decide proprio lui! :asd:

 

Dici: "Tutto resta nelle scelte dell'autore."

Concordo con te! :) 

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La tua idea è geniale, davvero. Mi hai ricordato tanto Matrix. Mi sarebbe piaciuto uno sviluppo più esteso, magari un'altra volta?

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Ospite Heartmind

Ambiente distopico perfettamente delineato. Un pò troppo breve, questo si, ma comunque chiaro.(y)

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23 ore fa, Valentina Iusi ha detto:

Posso uscire.

Ma per andare dove?

 

La domanda suona troppo retorica. Io direi "posso uscire, anche se non saprei/so dove andare". Mi suonerebbe meno artificiale e più una continuazione di pensiero.

 

23 ore fa, Valentina Iusi ha detto:

Questo mi aveva dichiarato un uomo in abito talare, quando hanno dato una stretta alla mia vita.

«Eva, non dovevi toccare il frutto proibito» mi aveva detto digrignando i denti.

 

«Eva, non dovevi toccare il frutto proibito» mi aveva detto un uomo in abito talare digrignando i denti.

 

23 ore fa, Valentina Iusi ha detto:

Non pensavo che la verità fosse così pericolosa.

Ero una ragazza di sedici anni e non la vecchia di adesso.

Avevo conquistato la città, tutti mi acclamavano e glorificavano.

Erano liberi.

 

Anche io amo la scrittura sincopata, però qui troppi "a capo" evitabili secondo me. Invece di dare un ritmo veloce alla lettura provocano l'effetto contrario, almeno a me come lettore: la spezzano troppo.

 

Per il resto grande originalità, il racconto mi ha lasciato sensazioni positive, anche se io non ho notato un finale ambiguo e il grido l'ho interpretato solo come di dolore :) Per il resto ho letto i commenti degli altri dopo le mie annotazioni e vedo che combaciano in gran parte con le osservazioni che ti ha fatto @Rica. Un'altra sensazione che ti resta addosso è che vorresti più descrizioni o qualcosa ancora, come se fosse stato scritto in fretta con la voglia di arrivare al punto cruciale correndo. Ma questa è l'impressione da lettore, poi come hai detto più su, le decisioni le prende lo scrittore. Per me è stata una piacevolissima lettura.

 

 

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Grazie @Ghigo, mi lasci degli ottimi spunti di riflessione, che terrò sicuramente conto in fase di revisione. Sì, in questo contest, sembra quasi di scrivere con una pistola puntata addosso, può essere utile nelle fasi di pigrizia acuta, ma allo stesso tempo lascia quella sensazione di esserci arrivata un po' con l'affanno. Appena mi riprendo rileggo tutto con calma (y)

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1 minuto fa, Valentina Iusi ha detto:

in questo contest, sembra quasi di scrivere con una pistola puntata addosso

 

A chi lo dici... (non so se hai letto il mio post sul topic ufficiale di come ho partorito il mio, che tanto sarai costretta a leggere)

Questa è davvero bella!

 

2 minuti fa, Valentina Iusi ha detto:

può essere utile nelle fasi di pigrizia acuta

 

A chi lo dici bis :) 

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Il racconto mi è piaciuto, così come l'idea. Però hai parlato più che altro di come e perché è finita lì, non come vive il suo ultimo giorno di carcere e cosa si aspetta dalla sua liberazione: su questo c'è poco oltre quel grido finale, che può essere interpretato in diversi modi.

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Il 7/10/2018 alle 23:21, Valentina Iusi ha detto:

in quarantena.

Quarant’anni mi avevano dato.

 cacofonico quarantena. Quarant'anni

 

Il racconto è molto originale, avevi liberato l'uomo dalla cibernetica e dal virtuale  (sintetizzati nella "grande mela"), tutti erano tornati a toccarsi, ma non ti hanno sconfitta. Sebbene il finale, come tutto il testi mi intrighi, non capisco il finale, dopo il black-out tutti devono passare da qui, ma da qui dove da te? Oppure dalla prigione dove sei anche tu? Domani esce, ma è un bene o un male? Tu che hai sconfitto le macchine le freghi, quindi uscendo...? 

Qualcosa mi sfugge, ma l'originalità basta e avanza a superare le mie perplessità. 

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Ciao Valentina :) Brava. L'eterna alleanza tra la femmina e il frutto della conoscenza funziona sempre. 

Ottima l'idea della rivolta contro la divinità virtuale. Una chicca, l'antivirus russo.

Non mi è piaciuto l'anagramma Eva/Ave. Sforzato e non necessario.

Io poi avrei calcato un po' la mano su toni biblici. Ruffiani, ma ci stavano. Vabbè, buono così(y)

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Un racconto in "formato telegramma" mi affascina sempre.

Hai avuto un'idea davvero niente male, @Valentina Iusi. Lo stile che hai messo al suo servizio è cibernetico come la realtà che tratteggi.

Il difetto che ci vedo io è un'eccessiva aura di vaghezza (non nel finale, non parlo di quello). Il punto è che in testi così brevi bisogna lasciare il segno di un'unghiata bello profondo e netto, per compensare la mancanza di tempo in cui il lettore si può immergere nell'atmosfera. Come? Ah, questo è un domandone. Probabilmente serviva qualche frase più mirata per definire i contorni dell'ambientazione e della protagonista.

E, già che ho menzionato il finale, ritengo che sia la perla del brano. Quel "grido", così sfaccettato nelle sue accezioni, è potente.

Ben fatto, quindi. Non era facile.

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Provo a rispondere a tutti i commenti e allo stesso vi ringranzio per aver letto il mio racconto :flower:

Cerchero di essere telegrafica :D

 

@M.T.

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

Però hai parlato più che altro di come e perché è finita lì, non come vive il suo ultimo giorno di carcere e cosa si aspetta dalla sua liberazione

 

La parte che intendi è “mostrata”:

 

Quota

Faccio avanti e indietro nella cella.

(stato d’ansia)

La mia prigione.

(senso di claustrofobia)

Io però non ho seguito il programma di reintegrazione. Vedo e sento ogni cosa, ma soprattutto ragiono.

(Qui, oltre a una descrizione, c’è tutta una fase di riflessioni e l’episodio di Mike carica le attese su quello che può aspettarsi dopo la liberazione).

 

@Adelaide J. Pellitteri

 

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

dopo il black-out tutti devono passare da qui, ma da qui dove da te?

 

Sì, possono venire anche a casa mia (scherzo :D). Solo “l’angelo custode” di Mike ha avuto un blackout. Chi non segue il programma viene messo in prigione.

 

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Domani esce, ma è un bene o un male?

 

E chi può saperlo ?(y)

 

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Tu che hai sconfitto le macchine le freghi, quindi uscendo...?  

 

Io posso uscire quando voglio (scherzo :D). Diciamo che uscendo inizia un altro racconto ;)

 

@camparino

 

9 ore fa, camparino ha detto:

Non mi è piaciuto l'anagramma Eva/Ave. Sforzato e non necessario.

 

Ho voluto arricchirlo di significato e l'ho inserito anche nel titolo (al posto del più comune "Ave, o Maria") ;)

 

@AdStr

Così mi metti in difficoltà :D Diciamo che ho lanciato l'unghiata (sperando che non si spezzino) nel finale, durante il racconto ho cercato di addomesticare la preda ;)

 

Grazie di nuovo a tutti <3

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Ciao @Valentina Iusi sai cosa ti dico?

Che sono rimasta così affascinata dall'uso che fai delle parole, degli a capo, del non detto, che la trama, tanto originale, mi è sfuggita.

Per questo ti ho riletta.

Prima la musica, poi il testo. ;)

Tu sei una che sa quello che fa. Io ho capito questo, intanto. Con il virus... sto ancora combattendo. :)

Ciao e alla prossima.

:rosa:

 

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@Valentina Iusi ciao! Innanzitutto benvenuta ai contest. Mi dà tanta gioia vedere che non sono l'unica ad amare la scrittura sincopata e le frasi brevi xD Per quando cercheranno di convincerti di cambiare, non farlo! Scherzi a parte, un racconto molto, molto originale. Non dice molto, in realtà, nel senso che lascia al lettore parecchi dubbi. Eppure la sensazione è che ogni pezzo del puzzle sia al posto giusto, proprio dove dovrebbe essere. Piaciuto. Brava. p.s. Concordo con Thea, sarei davvero curiosa di leggere una versione estesa.

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Mi sono arenato sulla paralisi dei tassi... pore bestie :(

In effetti.

Ce ne era.

Un po'.

Troppa.

Ma l'idea mi è piaciuta subito, chiaro che la strettoia del limite riduce una storia che dovrebbe essere più ampia, però interessante.

Finale da premio Criptico, perché io ho inteso che l'angelo muore e il grido è il suo, invece non c'ho capito una mazza. Ed è bello così!

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Ciao @paolati,

 

Il 11/10/2018 alle 12:49, paolati ha detto:

sai cosa ti dico?

 

No, ma dimmelo lo stesso :D

 

Il 11/10/2018 alle 12:49, paolati ha detto:

Che sono rimasta così affascinata dall'uso che fai delle parole, degli a capo, del non detto, che la trama, tanto originale, mi è sfuggita.

Per questo ti ho riletta.

Prima la musica, poi il testo. ;)

Tu sei una che sa quello che fa. Io ho capito questo, intanto. Con il virus... sto ancora combattendo.

 

Sì, è vero non lascio solo scorrere la penna sul testo, ma cerco di dargli una direzione, per quanto poi alcuni personaggi da me creati mi portano su altri temi. :bandiera: Sui virus ci sarebbe molto da dire… potrebbero essere anche una nostra invenzione. :dottore:

 

14 ore fa, Emy ha detto:

Innanzitutto benvenuta ai contest.

 

Grazie @Emy , sei davvero gentile. Sì, ogni racconto ha la possibilità di diventare un romanzo. Ho dovuto tagliare diversi argomenti, che poi potrebbe essere ripresi. Sì, ci penserò a una versione più estesa.

Alla prossima.

 

Ciao @simone volponi, sono felice che tu sia passato da qui.

Visto il vivo interesse sullo stile adottato in questo racconto (sì, mi sono accorta dei tuoi numerosi punti). :asd:

 

7 ore fa, simone volponi ha detto:

In effetti.

Ce ne era.

Un po'.

Troppa.

 

Suggerisco un maestro in questo campo, Dino Buzzati, dove essenzialità, snellezza ed economia si percepiscono ovunque:

Nel paradiso degli animali

 

Qui un breve estratto:

 

Quota

Il lasciapassare fu concesso. Partirono. Lievi lievi, come mammiferi disincarnati. Planarono sulla terra, adocchiarono un lume; vi puntarono sopra. Il lume era una grandissima città. Ed ecco il somarello e il bue aggirarsi per le vie del centro.

 

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Cara Valentina,

partiamo dal punto di forza di questo racconto: riesci ad affascinare il lettore con un’ambientazione ambigua, sospesa tra realtà e virtuale.

Il lettore è subito incuriosito da questa donna (è una donna? È un personaggio religioso? È un virus?) arrestata perché ha rubato New York, ed è spinto a leggere tutto il racconto perché vuole sapere esattamente cosa è successo, qual è la sua storia e cosa accadrà poi.

Ma la lettura è sempre rilettura come diceva qualcuno e, in rilettura, mi rendo conto che tante, troppe questioni rimangono sospese nel vuoto, senza risposta. E non puoi chiedere al lettore di spingersi così in là dà dare significato a ogni passaggio che rimane indefinito e irrisolto dalla tua scrittura. Il lettore va accompagnato nella storia, non va lanciato in mezzo all’oceano con un calcio.

La fantasia e la capacità di creare un’atmosfera che il lettore riesca a “respirare” non ti mancano e sono ottime qualità, ma a un certo punto questo non basta più. L’ambiguità, l’atmosfera, l’omissione funzionano all’inizio per agganciarmi, poi ho bisogno di saperne di più se non vuoi perdermi per strada.

 

Suscitare la curiosità nel lettore è un bene, lo spinge a proseguire. Ma andando avanti, i dubbi anziché dissiparsi, si moltiplicano, e poi si espandono. Arriva al finale ed è confuso: conosce una storia, ma non ne capisce il significato. La curiosità si è rivoltata contro di lui perché non è arrivato il momento in cui è riuscita a placarsi.

Ci tengo a precisare: una storia può essere evocativa ed è assolutamente un bene, e in un racconto non mi aspetto certo di avere tutte le risposte, ma un salvagente lo devi lanciare se vuoi che tenga la testa fuori dall’acqua.

Provo a mostrarti tutte le domande che questo racconto apre, ma che non trovano chiusura quando il racconto finisce.

 

E pensare che, quando era solo una ragazza, mi avevano rinchiuso qui dentro accusandomi di aver rubato la “Grande Mela”: New York, una città nuova che si rifaceva al Vecchio Testamento.

Cosa si intende per rubare una città?

New York è una città nuova, ma ha il nome della stessa città di New York che, nel presente del racconto, è una città del passato? O è la stessa identica città, con lo stesso nome, e allora perché è una “città nuova”?

 

Questo mi aveva dichiarato un uomo in abito talare,

Chi è?

 

quando hanno dato una stretta alla mia vita.

«Eva, non dovevi toccare il frutto proibito» mi aveva detto digrignando i denti.

Il frutto proibito è New York? (capisco l’allusione alla mela morsa da Eva nel paradiso terrestre, ma al di là del riferimento: all’interno di questa narrazione, cosa significa?)

 

«Ave è il mio nome. Voi, che vi ispirate a una religione estinta, dovreste conoscerne bene il significato» avevo risposto rauca con la gola in fiamme.

Ave è un saluto e un augurio usato dai latini, c’è un motivo per cui si chiama Ave? O solo per il gioco di parole Eva/Ave?

 

Non capivo ancora che cosa volevano e perché ero stata incarcerata.

Perché non lo capisce? Dice di aver “rubato” la città e che l’uomo le ha detto che non doveva “toccare il frutto proibito”.

 

«No, il tuo nome va letto al contrario: sei Eva. Tu ci hai negato le porta dell’Eden, ma noi la riapriremo».

In che modo ha negato loro la porta dell’Eden?

 

Non pensavo che la verità fosse così pericolosa.

Quale verità? E perché è pericolosa?

 

Ero una ragazza di sedici anni e non la vecchia di adesso.

Avevo conquistato la città, tutti mi acclamavano e glorificavano.

Quindi rubare una città è sinonimo di conquistarla? E lei come ha fatto a conquistare la città? Perché, se lei ha conquistato la città, qualcuno ha avuto il potere di incarcerarla? Chi conquista la città non conquista il potere sulla città?

(Il possibile collegamento con la Eva di Adamo ed Eva si chiude nel momento in cui, due righe sotto, parli di computer spenti, monete digitali sparite e debiti, per me questa è a tutti gli effetti un’altra storia).

 

Erano liberi

Come? Da cosa?

 

I computer erano stati spenti. Le monete digitali sparite, insieme ai ricchi prepotenti e alle persone vessate dai debiti.

Se erano spariti i ricchi chi è il tizio che la afferra per il colletto?

 

Le gabbie cibernetiche che ci avevano costruito intorno

Quali e in che modo?

 

erano dissolte,

In che modo?

 

potevamo toccarci realmente.

Chi?

 

Subito, però, ero stata individuata e catturata.

«Hai commesso peccato». Un omaccione grosso e peloso, tutto vestito di bianco, compreso un copricapo tondo che gli copriva la chierica, mi aveva preso per il colletto della camicia.

Ma è l’uomo in abito talare di prima? Perché me lo ripresenti?

(Hai notato che hai raccontato la storia della protagonista due volte? La prima volta hai iniziato con: “E pensare che, quando ero solo una ragazza, mi avevano rinchiuso qui…”; e poi hai ripreso la storia dall’inizio a: “Avevo conquistato la città, tutti mi acclamavano e glorificavano…”. È come se avessi ripetuto, in un racconto tra l’altro brevissimo, la storia di Ave due volte in due modi diversi. In revisione ti consiglio di fargliela raccontare una sola volta, fondendo i due racconti, per una questione di economia).

 

«Chi sei tu?» gli avevo chiesto mentre guardavo tutt’intorno il mondo reale.

Lei è reale? E dov’era prima che non vedeva il mondo reale? Vivevano tutti solo in un mondo virtuale? Da cosa lo capisco?

 

«Chiamami papà» con un sorriso amaro e arrotolando la coda

Quale coda? Sarebbe un diavolo? Questa fusione di elementi virtuali e teologici mi confonde.

 

aveva stabilito la mia sentenza.

Un antivirus russo, di quelli in carne e ossa,

Che significa un antivirus russo in carne e ossa? (Non è un'immagine comune né un personaggio fantastico conosciuto come l'unicorno o il drago: devi darmi qualche indicazione per aiutarmi a rappresentarlo nella mente).

 

mi aveva portato via e messa in quarantena.

Quarant’anni mi avevano dato.

Dovevano purificarmi.

Purificarla da cosa? In che modo?

 

Io però non ho seguito il programma di reintegrazione.

È stata in carcere quarant’anni, ha potuto non seguire il programma a cui era obbligata?

 

Vedo e sento ogni cosa, ma soprattutto ragiono.

Quindi prima non vedeva e non sentiva? Oppure ora non avrebbe dovuto vedere e sentire?

 

Ho sempre saputo come fregare le macchine. Non lo so se è un dono o una disgrazia, però riesco a sopraffare i sistemi di protezione di questi calcolatori.

Oggi hanno fatto uscire Mike,

Chi è? Introduci un personaggio nuovo alla quart’ultima riga e lo chiami per nome, ma io non so chi sia.

 

il suo angelo custode virtuale

Gli antivirus sono in carne e ossa e gli angeli custodi virtuali?

 

ha avuto un black-out. Può succedere e in questi casi devi passare sempre da qui.

Qui, dove?

 

 

Come vedi, ci sono veramente molte domande che il lettore si fa in rilettura, e non possono rimanere tutte aperte. Un’atmosfera, un linguaggio in grado di evocare ma non di spiegare, non può funzionare in un mondo che è così diverso dal nostro. Non dai la possibilità di decodificare la storia.

 

Credo che a privarti della chiarezza sia stato il limite di battute del contest (e credo che se avessi revisionato questo testo con calma e a mente fredda saresti stata in grado di dare i punti d’appoggio giusti che servono al lettore per orientarsi). Sicuramente è riconoscibile la capacità di incuriosire il lettore, di creare un mondo altro e di fare collegamenti azzardati che hanno una loro efficacia, ma devi ricordarti che se costruisci un’ambientazione non quotidiana per il lettore devi aiutarlo a entrarci; e se vuoi che la storia dica a lui qualcosa di più di: “Bello, affascinante”, devi creare un significato che non sia solo tuo come autrice, ma condivisibile con chiunque ti legga. Il forum ti permette di rispondere alle domande degli altri utenti, ma ricordati che là fuori il tuo testo sarà da solo, non avrà l’autrice a “difenderlo”. Portalo fuori dal WD attrezzato e vedrai che il lettore diventerà un amico, non un inquisitore. Sono sicura che, senza la fretta del contest, sarai capace di farlo.

 

Ambra

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Ciao @Ambra_Rondinelli, ti ringrazio per le tue osservazioni. Mi fa piacere che in questa prima bozza ci sia qualcosa di buono e si possa ancora renderla migliore. Il mio è un racconto che può rientrare nel genere di “fantascienza” e si rifà ai modelli narrativi delle Flash fiction, o Microstoria, che hanno un formato narrativo di non più di 1.000 parole e prendono il nome di racconti brevi (short stories). Dato il numero limitato di caratteri, quindi, diventa importante “il non detto”, cioè quello che si può trasmettere attraverso delle descrizioni (visioni). Si “suggerisce una storia oltre la storia”, molto deve svolgersi nella mente del lettore. Il titolo, in questo caso, deve fornire un ulteriore indizio per la decifrazione della vicenda narrata. Nel mio caso “Ave, o Eva” è sia una saluto romano e contemporaneamente, nella religione cattolica, una preghiera rivolta a Maria. Nel “futuro distopico” del racconto qui presentato,  questa “nuova chiesa” (uno dei personaggi presentati indossa la papalina) fa un uso “distorto” della dottrina.

Le tue domande mi saranno sicuramente utili per una versione più estesa.

Alla prossima. :)

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