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Bango Skank

Lettori esterni, questi sconosciuti...

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Lettori Esterni. Chi sono? Cosa fanno? Bisogna “averne paura”?

Apro un dibattito su questi benedetti lettori esterni, queste figure più o meno “misteriose” del panorama editoriale italiano.

“È la fede degli amanti come l’Araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”, scriveva Metastasio più o meno tre secoli fa. Ecco, i lettori esterni sono un po’ come l’Araba Fenice: tutti ne hanno sentito parlare, quasi nessuno sa bene chi siano e cosa facciano.

Premetto che questo intervento non vuole essere una spiegazione, proverò semplicemente a dire la mia per quello che ne so.

Chi sono e cosa fanno i lettori esterni? A quanto ne so sono lettori forti che leggono e compilano schede di lettura (di norma vengono pagati, tanto o poco che sia a seconda di chi sono i committenti, presumo) per conto di qualcuno.

Non credo ci sia nulla di strano… dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che lettori esterni o comitati di lettura sono il motore più o meno silenzioso di tutto ciò che ruota attorno all’editoria, dal passare le varie fasi dei concorsi letterari al farsi leggere da un grande editore. Un primo step, se vogliamo. In un grande concorso letterario di norma c’è una giuria qualificata con nomi conosciutissimi e di peso che legge le (pochissime) opere che passano le fasi di selezione precedenti. Chi le fa passare queste opere? Un comitato di lettura, composto da lettori che invece nessuno conosce; lettori che scremano le (tantissime) opere che noi autori iscriviamo al concorso.

Contrariamente a quanto si crede anche le più grandi CE italiane si avvalgono di lettori esterni. E la cosa è considerata talmente ovvia da non suscitare nessuno scalpore.

Immaginate il direttore editoriale di una grande CE che riceve una proposta da parte di un’agenzia che, in soldoni, gli chiede di impiegare il suo tempo per leggere l’opera di un emerito sconosciuto. Secondo voi il direttore editoriale in questione la legge?

Il direttore editoriale può al limite dare un’occhiata alla sinossi. Se la sinossi non gli dispiace e se chi rappresenta l’autore è talmente convincente da suscitare il suo interesse, il direttore editoriale passa il romanzo a un lettore esterno di cui si fida. Lettore esterno o interno? Il punto non è questo. Può essere mille volte meglio essere letti da un lettore esterno (ovvero qualcuno che lavora da anni come freelance per la CE in questione e che nel tempo ha acquisito una grande competenza nel saper giudicare un testo) che da un lettore interno (magari uno stagista o un neoassunto che è alla sua terza scheda di valutazione e che non vede l’ora di affinare le proprie capacità critiche e fare bella figura col direttore editoriale stroncando selvaggiamente qualunque cosa gli capiti a tiro).  

Quali sono le opere che arrivano sulla scrivania dei direttori editoriali? Quelle che hanno superato la prova del lettore esterno (di questo iter ne sono ragionevolmente certo perché è quello che è successo a un mio testo; poi magari ci possono essere testi di autori sconosciuti che riescono a essere letti immediatamente da un direttore editoriale per un motivo o per un altro… ci sta).

Naturalmente, anche le agenzie possono servirsi di lettori esterni. Lo possono fare sia prima di prendere in considerazione un’opera (per scremare tra le tante che arrivano), sia dopo averla letta (per farsi un’idea migliore di quello che potrebbe essere il giudizio del lettore… un po’ come succede con i Pilota delle serie televisive in USA, dove degli “spettatori beta” guardano le “puntate zero” di alcune serie ed esprimono un gradimento in merito; quelle che non piacciono non vedranno mai la luce).

C’è qualcosa di male in questo? Dal mio punto di vista no: non c’è assolutamente nulla di male, anzi… lo trovo del tutto normale. Assolutamente scontato.

Faccio però un grande, un grandissimo distinguo quando si tratta di erogare un servizio per cui il “cliente” paga proprio quella persona, come una scheda di lettura. Mi spiego: se io mi rivolgo all’agenzia del noto agente letterario Stronca Tore per farmi fare una scheda di lettura proprio da lui… be’, non è che poi Stronca Tore può far fare la scheda al suo lettore di fiducia. O meglio: lo può fare, ma deve specificarlo prima. Deve dire a me, cliente: “Guarda, le schede le fa un mio uomo di fiducia. È anche più bravo di me a farle. Ti sta bene?” Poi sono io a decidere se mi sta bene o no. Patti chiari, amicizia lunga. Correttezza e chiarezza, sempre e comunque.

È quindi sempre bene chiedere espressamente, quando si ha intenzione di avvalersi di un servizio “personalizzato”, chi sarà a farlo. Mi può star bene spendere 500 euro per una scheda di un professionista, ma se per quella stessa cifra fosse uno stagista alle prime armi a fare la scheda, ecco che non mi starebbe più bene.

Più fumoso il discorso per quanto riguarda le agenzie di rappresentanza che prendono dei soldi per valutare un testo. Il nocciolo della questione è: io agenzia posso lavorare affidandomi a lettori esterni? Certo che sì, come specificato sopra. Ma un conto è se questi lettori esterni vanno a valutare qualcosa che io agenzia ho già letto e giudicato per darmi un “parere esterno” che può essermi utile per decidere se rappresentare o meno l’autore (il che è sacrosanto), altra cosa è se i lettori esterni sono il “primo step”, ovvero se io agenzia non leggo il testo che tu autore mi hai inviato (pagandomi), ma lo assegno in lettura a degli esterni.

Qui vale quanto sopra, per me: bisogna dirlo prima. Non perché ci sia nulla di male a utilizzare lettori esterni con professionalità elevate (stesso discorso delle CE), però quando c’è una transazione economica, ovvero quando si paga o si è pagati per un servizio di questo tipo sarebbe sempre opportuno specificare con chiarezza da subito chi farà il lavoro.

Pacifico che, laddove le agenzie non chiedano soldi per valutare, non devono rendere conto a nessuno delle metodologie operative che regolano il loro sistema di lavoro.

Dite la vostra in merito.    

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Caro @Bango Skank, qui il discorso si allarga a tutte le realtà editoriali. Noto, però, che viene fatto un distinguo tra i servizi a pagamento e quelli gratis. Possiamo dichiarare che: un servizio è sempre un servizio e non perde il suo valore professionale o morale in base al costo. Tutto dipende dalla serietà delle persone che firmano comunque i propri lavori. Questo non vuol dire che se è gratis ti becchi il peggio e stai zitto o se paghi allora meriti un servizio a cinque stelle. La bontà di un operatore editoriale si può giudicare anche valutando un servizio gratis, che se fatto bene può incentivare il cliente a chiedere anche dei servizi a pagamento.

Analizzato questo punto, procediamo con l’affrontare l’argomento del topic. Qualsiasi realtà editoriale, che vuole sopravvivere sul mercato e battere la concorrenza, deve sostenersi con i mezzi che ha disposizione, quindi, con il proprio staff, per fronteggiare le varie problematiche lavorative. Nel caso in cui non ci riesca, sono palesi delle incapacità interne, si chiede un supporto esterno. In qualsiasi caso, per affidare il lavoro che gli viene commissionato a qualcun altro, bisogna avvisare l’autore. Basta dirgli non siamo in grado di giudicare la sua opera vorremo girarla a Tizio e Caio, esperti del tema trattato nel romanzo. Se c’è l’accordo, il testo viene girato all’esterno, viceversa c’è una violazione. Non si può andare in giro con un manoscritto, senza aver firmato nessun contratto l’autore, solo per testarne le potenzialità sul mercato. Non trovo così remota, quindi, la possibilità dell’ausilio di un lettore esterno (a volte anche di un editor esterno), ma tutto dovrebbe svolgersi in maniera solare, indicando anche i tempi per ultimare queste fasi di lettura. Naturalmente, se per ogni testo occorrono tante letture e chi dovrebbe decidere, di fronte a così tanti pareri differenti, non sa cosa fare, evidentemente, questo metodo ha delle pecche. La lettura interna o esterna deve portare a una decisione certa, altrimenti, il caporedattore fa prima a leggere personalmente i manoscritti.

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Come sempre, mi pare che @Bango Skank sia stato preciso ed esauriente.

 

Aggiungo una mia testimonianza diretta che conferma, a grandi linee, quanto illustrato da lui.
Tempo fa inviai un mio lavoro in visione a un editore, molto piccolo ma con un catalogo di qualità (per il campo di mia competenza) e, cosa che non guasta, distribuito da Messaggerie. In tempi più che ragionevoli costui mi contattò via mail dicendomi che aveva mandato in lettura il mio testo a un consulente esterno della casa editrice più ferrato di lui in campo filosofico-teologico. Trattandosi di un argomento piuttosto specialistico, ho trovato più che naturale e anche indice di serietà che l'editore volesse prima di tutto ottenere un giudizio "tecnico" sull'opera. Tanto più che il giudizio del lettore esperto era stato lusinghiero, il che, inutile dirlo, mi ha fatto molto piacere. Ora sono in attesa che l'editore trovi il tempo per leggere a sua volta il testo per farsi un'opinione personale e decida se pubblicarlo.
La mia esperienza è specifica, trattandosi di un'opera di saggistica, però sono convinto anch'io che nessuna CE possa fare a meno dei lettori esterni se davvero aspira a valutare un gran numero di opere inedite in tempi ragionevoli.
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4 minuti fa, Valentina Iusi ha detto:

Caro @Bango Skank, qui il discorso si allarga a tutte le realtà editoriali. Noto, però, che viene fatto un distinguo tra i servizi a pagamento e quelli gratis. Possiamo dichiarare che: un servizio è sempre un servizio e non perde il suo valore professionale o morale in base al costo. Tutto dipende dalla serietà delle persone che firmano comunque i propri lavori. Questo non vuol dire che se è gratis ti becchi il peggio e stai zitto o se paghi allora meriti un servizio a cinque stelle. La bontà di un operatore editoriale si può giudicare anche valutando un servizio gratis, che se fatto bene può incentivare il cliente a chiedere anche dei servizi a pagamento.

Però così, Valentina, tu stai facendo una quasi automatica distinzione qualitativa tra lettori "esterni" e "interni", per così dire. Io ho invece specificato che (per quanto mi riguarda, poi si può essere d'accordo o no con la mia analisi) non c'è necessariamente una differenza qualitativa tra le parti. Anzi, personalmente preferirei essere "letto" da un esterno competente che da un interno alle prime armi.

 

Detto questo, il discorso tra "gratis" e "a pagamento" che fai sulla qualità è pacifico: è chiaro che se offro servizi gratis e servizi a pagamento, puntare sulla bontà dei primi per convincere potenziali clienti a usufruire dei secondi dovrebbe essere la prassi.

 

Diverso il discorso per chi non offre servizi a pagamento ma deve semplicemente valutare. Un'ipotetica CE (piccola, media o grande poco importa) a cui si invia un testo, non deve "rendere conto" di chi andrà a leggere ciò che viene inviato: rientra nella loro metodologia di lavoro e non sono tenuti a dirlo.

 

Trovo interessante per uno spunto di riflessione comune il termine "violazione" che usi in riferimento all'autore X che invia alla CE Y (piuttosto che all'agenzia Z) un testo che poi viene girato a terzi senza previa autorizzazione... sinceramente non mi sono mai posto il problema in questi termini. Mi sembra un argomento più da avvocati (in realtà non ho idea di cosa implichi per me autore inviare un testo in lettura a una CE... o meglio, non così nello specifico: non so a chi possono farlo leggere e a chi no prima di un'eventuale firma). Un argomento interessante, magari se passa di qui qualcuno con più competenze in merito può dire la sua.

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Intervengo con la mia modesta esperienza di lettore esterno.

Mi è capitato  di collaborare  alla "scrematura" editoriale e  penso sia  una pratica legittima. Avevo già una certa esperienza: quel che ho scartato di sicuro   lo meritava, nei casi dubbi mi sono affrettata a interpellare  il "committente".

Quale esperta  di alcune discipline ho controllato  testi che trattavano argomenti  poco poco familiari ai lettori interni. E da  autrice gradirei venisse fatto di routine: ho avuto purtroppo occasione di trovare editor digiuni delle materie presenti nei miei lavori.

L'ipotetica collaborazione con un'agenzia a pagamento non potrebbe mai prevedere la "paternità putativa"  delle  valutazioni:nono:.

 

 

Modificato da sefora
refuso
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21 ore fa, Bango Skank ha detto:

Chi le fa passare queste opere? Un comitato di lettura, composto da lettori che invece nessuno conosce; lettori che scremano le (tantissime) opere che noi autori iscriviamo al concorso.

Verissimo. Quest'anno ho partecipato al comitato di lettura per la pre-selezione dei libri al Premio John Fante. 

 

21 ore fa, Bango Skank ha detto:

Quali sono le opere che arrivano sulla scrivania dei direttori editoriali? Quelle che hanno superato la prova del lettore esterno (di questo iter ne sono ragionevolmente certo perché è quello che è successo a un mio testo; poi magari ci possono essere testi di autori sconosciuti che riescono a essere letti immediatamente da un direttore editoriale per un motivo o per un altro… ci sta).

Concordo: anche un mio testo è stato letto prima da un lettore esterno e dopo dal direttore editoriale.

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