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Ospite AndC

Il criminale (3/6)

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Ospite Rica

@AndC secondo me hai fatto bene a postarlo.

 

Poi passo, eh. :sss:

Modificato da Rica

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Ospite AndC

@Kuno

 

Ehm, no, non proprio, senza che controlli... tecnicamente trattasi di quella butta cosa: "voce narrante onnisciente che tutto sa e tutto giudica".

 

(lo so...)

 

Ciao e grazie della lettura e del passaggio.

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Ospite AndC
48 minuti fa, Rica ha detto:

secondo me hai fatto bene a postarlo.

 

Poi passo, eh. :sss:

 

:sss:

grazie!

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Ospite Rica

l notiziario delle cinque parlava con una certa enfasi di Elias Rumbh il criminale, mostrando un suo possibile identikit, vago e smosso come un prato ondulato dal vento. L’individuo riportato sul disegno era caratterizzato da lunghi capelli scuri e una cicatrice sul volto.

Nelle pupille, l’espressione accennata di qualcosa, come un senso di disperazione, che l’autore del dipinto non avrebbe saputo definire con sicurezza, ma che aveva comunque tratteggiato perché ristagnava in qualche immobile lago del suo inconscio. In un altro luogo, in un altro giorno e in un’altra persona, il pittore aveva notato quello sguardo che ora aveva attribuito a Elias Rumbh, ma che non era il suo.

– Allora. Siccome mi hai lasciato con il colpevole, cioè il bambino, io penso subito che il criminale sia il bambino. Chi è costui?

– Quando dici "dipinto", ti riferisci al disegno dell'identikit? Se sì, non lo chiamerei "dipinto". Anche "pittore". Chi è? Colui che fa l'identikit? Se sì, via entrambi...

– Voce narrante, come di là dice troppo. "Onnisce" troppo... In tutto il testo... :D

–  Sono tornata indietro dopo essere arrivata alla fine. Secondo me dovresti presentare di più il personaggio dell'identikit, non solo attraverso il disegno,ma nominando qualche sua colpa, qualche suo trascorso. A quanto pare è conosciuto dalle Forze dell'Ordine, no?

 

 

Di certo, quelle linee di lapis non erano Elias né avrebbero mai potuto esserlo. Nessuno era mai riuscito a impressionare su una tela Elias, sebbene ci avessero provato in tanti. Ma u  Una volta arrivati ai suoi veri occhi, tutti gettavano la spugna per terra e la matita nel cestino.

Adesso, questo sconosciuto artista, per il quale Elias Rumbh era a sua volta uno sconosciuto, pensava forse di aver svolto un buon lavoro rendendo noto un volto tanto pericoloso. O virgola forse, non doveva neanche importargliene troppo del suo operato: giusto o sbagliato che fosse, era sempre ben remunerato.

– Ripeto che se ti riferisci all'indentikit, mi sembrano fuori luogo questi termini. 

– Così togli il cliché. Inoltre, "gettare la spugna" lo hai detto di là anche per Nunzio.

– Artista. Forse sono io che non capisco. Mi sembra che tu stia parlando dell'identikit... Non di un quadro...

– Le frasi cancellate... a che servono? 

– Invece di giusto o sbagliato metterei "buono o non buono", perché lo usi nella riga sopra. 

non doveva neanche importargliene troppo del suo operato > non gli importava più di tanto (alleggerirei lì dove si può)

 

Dal canto suo (,) la giornalista dalle labbra rifatte, prorompenti e rosse come sanguinacci, riteneva di potersi ben fidare o di potersene ben fregare, giacché il suo di mestiere era solo quello di commentare lo scarabocchio.

Anche alla giornalista ammiccante n  Non doveva interessarle troppo l’affidabilità delle proprie notizie, almeno non quanto la soddisfazione che ricavava dal ritenersi un importante pezzo di broccato, con la fronte intenta a bucar la telecamera, un corpo brutto (, ma) troppo invadente per rimanere inosservato e un’intelligenza a lungo affinata allo scopo di poter stringere fra gli artigli un po’ di quel nettare che si sosteneva fuoriuscisse dalla vescica degli dei, da altri chiamato potere.

– Sono la stessa? Allora perché ripetere il soggetto nella seconda frase?

 

Gli stessi suoi colleghi la ritenevano una donna dall’intelletto arguto e (, tale da non potersi) non potendosi confrontare con lei su uno stesso livello. Allora scadevano nei più abusati commenti erotici, prima di mettersi anch’essi all’opera, di quel secondo impiego che non era stipendiato, ma che gli lasciava comunque l’impressione di essere appagati, con la bocca aperta, a gustare anche loro il divino nettare.

E la giornalista era molto contenta, perché si era sacrificata fino allo stremo, aveva studiato e aveva lottato per poter raggiungere la sua attuale posizione nella redazione: prona sui novanta gradi a squadrare dall’avanti all’indietro i suoi sottoposti mentre simili a bestie la ingroppavano in maniera selvaggia.

– Frase cancellata. Perché spostare l'attenzione su personaggi satellitari quando ne stai descrivendo uno con una certa importanza (almeno per la lunghezza che vedo della presentazione). Non interromperei la scena.

– Non l'ho capita. Vedo una donna che nonostante brava e fatta da sola, sta a pecorina (scusa) a farsi ingroppare. Con la chiusa mi hai ribaltato il personaggio. Non capisco più come è. 

 

E la giornalista era molto fiera, perché farsi infilare da uno di quei grassi beoni sporchi e ignoranti che non avevano né lauree né sagacia, valeva cento volte di più del magro arnese del suo mingherlino marito, un intellettuale dalle balbuzie disarmanti.

Quando tornava a casa, la giornalista compiaciuta diceva:

«Sapessi con che occhi mi guardava oggi il cameraman: sembrava volesse strapparmi i vestiti di dosso quasi fossi una vacca da stalla».

E il marito, roso di rabbia, che non sapeva quanto quell’occhiata si fosse trasformata in un’inforcata dentro il ripostiglio, simile a un peperone dalla durata subitanea, si metteva a minacciare con le pelose sopracciglia la ridicola pantomima di un aggressore violento e nerboruto intento a voler sopraffare una povera fanciulla indifesa, che però tirava calci come un mulo e vomitava parole sboccate.

Il giorno dopo, la giornalista gratificata tornava al lavoro e quando il conto alla rovescia intimava l’inizio della diretta, la giornalista non sembrava più tanto soddisfatta. Con il gelo fra le cornee e la voce accusatrice, la giornalista scandalizzata faceva appello a tutta la sua morale e al suo senso d’umanità, imprescindibilmente legato al dovere, mandando a quel paese ogni sorta d’oggettività della cronaca, perché di fronte a un delitto come quello si sarebbe sciolta persino una pietra.

– Mi sono persa. Per due motivi.

1 Apri con un uomo che è un delinquente. Parli dell'identikit. Non so se è il bambino, non so chi sia quest'uomo. Poi tutto il plot si concentra sulla giornalista. Allora inverti, no? Parla del notiziario prima e di lei che presenta una notizia, poi passa alla notizia. No?

2) Questa giornalista non era intellettualmente inarrivabile? Pero si fa scopare da tutti? Non so...

 

«Il pericoloso criminale, Elias Rumbh, ha colpito di nuovo. Un’altra vittima dell’efferato delinquente ha tirato ieri un sospiro di sollievo. Questa volta, si tratta di un povero bambino di dieci anni, che tanto povero ormai non è più.

Dalle prime indiscrezioni carpite sul luogo della tragedia, pare che il piccolo abbia recitato una spiritosa barzelletta durante la ricreazione. Sentiamo ora l’intervista all’esimio preside Gonzalo, anch'egli completamente sconvolto dall'accaduto…»

 

Ciao amico mio, :sss:

mi sono ingarbugliata in questo pezzo. Mi sembra che la voce narrante si prenda troppo spazio, giudichi e anticipi. Mi sembra che anche la giornalista si prenda troppo spazio, ma non so se ti serve dopo.

In generale resto in attesa dei prossimi, sempre per seguire di più la storia. Questa parte mi è sembrata una digressione della storia stessa. Non so se mi sono spiegata.

Mi hai presentato due personaggi: quello importante di straforo, quella meno importante in ogni dettaglio, molti dei quali non servono alla storia. E richiudi con due righe sul bambino, che dovrebbe invece occupare un po' più di spazio. :) 

 

Aspetto il resto.

A presto, amico mio. :sonofigo:

 

EDIT: la tua domanda. Sì. ;) 

Modificato da Rica

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Ospite AndC

@Rica

 

5 ore fa, Rica ha detto:

Aspetto il resto.

Ma perché aspetti il resto?! :testamuro2:

 

Dai, facciamola breve: da questi punti di vista, semplicemente non è scritto bene, me ne rendo conto. In realtà sin dai primi commenti, per questo non volevo continuare a postarlo. Nel senso che un tempo scrivevo così: un po' "ad cazzum", perdona il francesismo.

Quello che mi dispiace di più, non è ricevere i commenti "critici", che mi aiutano e mi aiuteranno a riscriverlo, ma è che un po' stai (come altri poveri lettori) impazzendo, in particolare a cercare una logica dove non ce n'è, mi dispiace!

Forse un tempo ne sarei andato anche fiero, oggi ti comprendo bene... semplicemente non ci ho pensato quando ho postato il primo capitolo di questo racconto e finché non lo finisco di postare, non posso più tirarmene fuori, anche se vorrei.

 

Il tale, Elias Rumbh, è il criminale (da cui, figurati, persino il titolo). Tecnicamente, mo' te lo dico:  è (o meglio dovrebbe, sarebbe dovuto essere) il protagonista di questo racconto. Ed effettivamente, finora, parlo di tutti tranne che di lui :facepalm:.

 

Del bambino, mi spiace che tu ti ci sia affezionata, ma non dovevi, non dovrebbe importartene nulla perché non gli ho dato neanche un nome, né riapparirà mai più. Seguendo la futura  logica del racconto, boh, immagino sia in riformatorio, o a farsi assistere dagli psicologi. Non lo so che fine fa (non mi ricordo se c'è una riga su di lui nel finale, ma mi par proprio di no). Non me lo sono mai chiesto. Doveva solo essere un esempio. Tipo una notizia di un fatto di cronaca: ti colpisce, ma passati due giorni già si pensa ad altro.

 

Il "pittore": un'altra parte venuta male. Qui, si vede, erano forse un po' i primi tempi: cercavo sinonimi "ebbasta" senza chiedermi né rendermi conto quanto essi fossero pertinenti o meno. Tra l'altro, parole come "pittore" e "artista", sarebbero al limite dell'accettabilità della trama perché quasi bandite dalla dittatura. O meglio ciò che è fuorilegge è il senso positivo di ogni cosa, dunque se fai l'artista per produrre opere tristi e decadenti, se fai il pittore, ma anziché dipingere quadri e gioire d'animo svolgi un "mestiere di ufficio" come ritrarre identikit e sei frustrato, allora sì, va bene. Questo anche il senso del NOSS. Questa l'unica motivazione che potrebbe "reggere" (se fosse meglio scritta nel racconto). Ma, sinceramente, non so se una motivazione che sto dando adesso per arrampicarmi sugli specchi o se l'abbia partorita così a suo tempo.

Cioè, ma che poi, in teoria, tutto questo proverò a spiegarlo dopo. Perché dopo? Per malaugurata pensata-scelta stilistica, ti potrei ora dire.

 

Infine la giornalista, povera giornalista. Sarò sincero, sincero: ho scritto tutta questa parte perché volevo prendermela con una certa categoria di giornalisti a me antipatici, che consideravo ipocriti. Altro senso, in realtà, tutta questa parte non ce l'ha. 

 

Tutto il racconto è imperniato di questa mia vecchia moralità che mettevo in bocca alla voce narrante e il resto (storia, trama, senso...), pensavo "chissenefrega"! Questi sono i miei vecchi altarini.

 

Anche la giornalista, se ritornerà, sarà così, per modo di dire. Tutta la parte è sbilanciata, nell'economia del racconto, non posso che darti piena ragione.

 

Ma al di là di tutto, "serviva" a descrivere un po' questa assurda società distopica, dove tutto è un po' squallido, falso, appunto moraleggiante, ma solo in facciata. Dove i personaggi fanno cose contro la loro stessa dignità perché questo richiede il tipo di dittatura, o solo perché tutti le fanno.

Non è permesso usare l'intelligenza, non servono a niente le lauree, perché poi nessuno ha più passione né compassione; nessuno più ragiona con la sua testa, si sfogano gli istinti animali e si prosegue e bla, bla, bla... questo un po' il senso del tutto.

 

 

Ho letto e al solito apprezzato tutte le tue varie annotazioni. Le riutilizzerò (se non proprio alla lettera) quasi tutte come spunti per un rifacimento del testo. Non so come ringraziarti per la tua pazienza e dedizione alla causa ("aiuta anche tu un povero scrittore pazzo a rinsavire" xD).

 

Grazie, davvero, di cuore <3. Non so se c'era qualcosa di più specifico cui preferivi rispondessi e che ho saltato per la mia ormai gran vergogna rispetto a questo racconto (in caso ridimmelo).

 

Però, però, siccome proprio sono un po' "bastardo dentro", ecco, voglio spoilerarti il senso del racconto, o almeno uno dei sensi principali, che tanto, anche se poi un po' ne parlerò in seguito, non si capisce.

Sarai in grado di resistere fino alla parte numero 5 per (non - perché non si capisce) scoprirlo da te, o cederai in tentazione e guarderai lo spoiler? :pedosguardo: 

(Attenta: sono quasi semi-serissimo, poi indietro non si torna).

 

Spoiler

Il senso secondario è che mi piacciono molto i parchi, e li stavano chiudendo tutti, recintando... che tristezza, amica mia!

Il senso primario, vabbeh, quello si dovrebbe se non capire, almeno intuire: mi piace scherzare e stravolgere tutto :D.

 

Ciao, amica mia, grazie infinite e perdona anche questo mio controcommento, ma ormai, rispetto a tale racconto, non so più che pesci pigliare e quali anatre dire.

 

 

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Ospite AndC

@Rica

 

Perdonami, ma per tentare di salvare in extremis questo mio racconto (dove c'è poco da salvare), ho appena meditato un'ulteriore considerazione, questa volta più seria nei toni, che voglio con te condividere. E pensa, cosa assai strana, che nel pensarla ho pure avuto una sensazione di deja vu (come se ne avessimo già parlato, con te o con qualcun altro? Intendo più probabilmente in un'altra vita, almeno.).

 

Fermo restando che tutto ciò può tranquillamente essere considerato come una sequela di errori o incongruenze tecniche su cui concordo, forse, per aiutarti a comprendere meglio il tutto, potrebbe esserti di aiuto questo: ciò che più manca ed è vero che non scrivo né descrivo... cioè le parti che tu trovi più sensato io avessi scritto perché costituiscono e costruiscono un racconto e che io ho dato invece per scontato, ossia le scene che avrebbero dovuto mostrare il senso, o il senso stesso che nemmeno la voce narrante palesa... è semplicemente perché mi sembravano appunto scontate, in qualche modo note a tutti.

Cioè, voglio dire, nella banalità più banale di tutte: sì, parlo di un mondo distopico, ma per modo di dire, per scusa letteraria. Io sto descrivendo (o discorrendo) semplicemente la realtà circostante e attuale (intendendo con "attuale" quella di tredici anni fa e con "realtà" il mio modo di vedere il mondo).

Cioè, certe parti sono lacunose, perché secondo me bastava guardarsi intorno per sentirsele appiccicate alla pelle. In questo senso, intendo, le ho date per scontate.

Cioè, so bene che tu sai che si usa una cosa per dirne un'altra (e anche in base a questo muovi i tuoi appunti), ma se consideri questo come un "racconto" nel senso di oggettività, che serve a narrare una storia dove i protagonisti sono i personaggi, allora sì che tutto sarà senza senso e scritto per aria. Cioè, i protagonisti e i personaggi sono quelli che non cito, che si muovono intorno a noi.

Non dico che sia corretto, dico che forse può aiutare a comprendere meglio le miei intenzioni e la storia stessa.

Non so, aiuta?

 

Cioè, ad esempio, a me la giornalista non serviva per creare un personaggio che a sua volta servisse alla storia o alla trama; mi serviva personalmente dire che alcuni giornalisti (come i politici, come molte persone "perbene") - nella realtà - se ne stavano lì, in televisione, a dire senza più nessuna "oggettività di cronaca" che erano scandalizzati per questo o per quell'altro crimine amorale e poi tutti a pagare prostitute e prostituti alla notte, a fare uso di droghe, a rubare e via dicendo. Il che, per quanto moraleggiante da parte mia o tecnicamente poco mostrato, incongruente o meno, è il senso di questa parte. 

Ossia: stanno tutti scandalizzati per questo misterioso personaggio, questo criminale, chi sia, chi non sia, poco importa. Il punto non è il criminale, il personaggio, ma che stanno tutti scandalizzati perché ci sono delle direttive di sistema e di moralità da rispettare. Il "criminale" è solo un capro espiatorio. Come persona non esiste in sé, è un caso mediatico costruito sul niente e più lacunose sono le informazioni, più il caso monta e s'ingigantisce.

Sai, quante volte, d'improvviso, sento parlare al telegiornale e mi chiedo "e mo' questo chi è? Che ha fatto? Pare già essere sulla bocca di tutti, ma è la prima volta che ci fanno un servizio sopra, come se ne parlassero da mesi e tutti sanno di cosa si parli tranne me." Lo trovo, ogni tanto, proprio un metodo di fare giornalismo, almeno strano, direi.

Non so...

 

Ciao!

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Ospite Rica
7 ore fa, AndC ha detto:

Quello che mi dispiace di più, non è ricevere i commenti "critici", che mi aiutano e mi aiuteranno a riscriverlo, ma è che un po' stai (come altri poveri lettori) impazzendo, in particolare a cercare una logica dove non ce n'è, mi dispiace!

 

Nessun impazzimento.

Sto cercando anche di riconoscerti in questo testo. E poi, guarda, per leggere io il distopico significa che in qualche modo mi stai tenendo sul testo. Per questo aspetto il resto.

Considera che la lettura di un brano lungo spezzettato in varie parti toglie già molto al lettore. Cose che magari io non sto capendo, come ho detto prima, potrebbero essere incorniciate in parti che le chiariscano maggiormente. Questo, per esempio, è successo tra la prima e la seconda. 

 

Ora vado a scuola, poi ripasso e ti rispondo. Eh! :love:

Modificato da Rica

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Ospite Rica
16 ore fa, AndC ha detto:

Del bambino, mi spiace che tu ti ci sia affezionata, ma non dovevi, non dovrebbe importartene nulla perché non gli ho dato neanche un nome, né riapparirà mai più. Seguendo la futura  logica del racconto, boh, immagino sia in riformatorio, o a farsi assistere dagli psicologi. Non lo so che fine fa (non mi ricordo se c'è una riga su di lui nel finale, ma mi par proprio di no)

 

Sì, c'è. Questo lo chiudi così, motivo per cui mi aspetto, magari sbagliando, altro.

Questa volta, si tratta di un povero bambino di dieci anni, che tanto povero ormai non è più.

Dalle prime indiscrezioni carpite sul luogo della tragedia, pare che il piccolo abbia recitato una spiritosa barzelletta durante la ricreazione.

16 ore fa, AndC ha detto:

Tra l'altro, parole come "pittore" e "artista", sarebbero al limite dell'accettabilità della trama perché quasi bandite dalla dittatura.

 

Capito. Ma le trovo fori luogo, perché mi mandi da un'altra parte. Se il tuo testo non ha logica, cosa che dici tu, a me non sembra vero, in ogni caso non puoi chiamare chi fa identikit "artista" e usare parole come "ritratto" . È un campo semantico specifico, e mi allontani dalla scena. ;) 

16 ore fa, AndC ha detto:

 

Tutto il racconto è imperniato di questa mia vecchia moralità che mettevo in bocca alla voce narrante e il resto (storia, trama, senso...), pensavo "chissenefrega"! Questi sono i miei vecchi altarini.

 

Sì, è chiaro. Questo è un punto che io rivedrei in fase di correzione. Toglierei il moralismo. Ma io non sono te, e lo scritto è tuo! :) E come dici tu, a ogni autore il suo testo.

 

16 ore fa, AndC ha detto:

Non è permesso usare l'intelligenza, non servono a niente le lauree, perché poi nessuno ha più passione né compassione; nessuno più ragiona con la sua testa, si sfogano gli istinti animali e si prosegue e bla, bla, bla... questo un po' il senso del tutto.

 

 

Ora ho capito tutto. Allora ti dico che parte della voce narrante dovrebbe chiarire meglio alcune cose, proprio per la scelta che hai fatto. Se metti l'accento su questo personaggio, non puoi presentarmelo irreprensibile e poi il contrario da sé. Un passaggio che annulli ciò che ai descritto in precedenza, o lo vanifichi, secondo me è necessario. Altrimenti il personaggio non è credibile.

16 ore fa, AndC ha detto:

Non so se c'era qualcosa di più specifico cui preferivi rispondessi e che ho saltato per la mia ormai gran vergogna rispetto a questo racconto (in caso ridimmelo).

 

Io invece ti stimo per il tipo di ricerca che stai facendo. Stai, prima di tutto tu, facendo i conti con te. 

Mi capita di prendere vecchi testi, leggerli e dire "Ma cosa hai scritto, Rica?". E so per esperienza personale che è molto più difficile lavorare su un testo preesistente che cominciarne uno nuovo.

 

16 ore fa, AndC ha detto:

ossia le scene che avrebbero dovuto mostrare il senso, o il senso stesso che nemmeno la voce narrante palesa... è semplicemente perché mi sembravano appunto scontate, in qualche modo note a tutti.

 

Io questo lo faccio solo nei racconti storici. Se parlo del Nazismo, per esempio, dover scontate cose. Ma sono realtà universali. In casi come questo, invece, come il tuo racconto, credo che tu abbia dato per scontato ciò che era chiaro nella tua testa. E questo no aiuta il lettore calarsi nel plot, perché non capisce parti fondamentali, non segue bene, si fa domande a cui non trova risposte. 

16 ore fa, AndC ha detto:

Cioè, so bene che tu sai che si usa una cosa per dirne un'altra (e anche in base a questo muovi i tuoi appunti), ma se consideri questo come un "racconto" nel senso di oggettività, che serve a narrare una storia dove i protagonisti sono i personaggi, allora sì che tutto sarà senza senso e scritto per aria. Cioè, i protagonisti e i personaggi sono quelli che non cito, che si muovono intorno a noi.

Non dico che sia corretto, dico che forse può aiutare a comprendere meglio le miei intenzioni e la storia stessa.

Non so, aiuta?

 

Però, amico mio, non è vero che non li citi. Non li citassi sarei d'accordo con te. Ma tu li citi, eccome. E a volte li molli lì...

 

16 ore fa, AndC ha detto:

Cioè, ad esempio, a me la giornalista non serviva per creare un personaggio che a sua volta servisse alla storia o alla trama; mi serviva personalmente dire che alcuni giornalisti (come i politici, come molte persone "perbene") - nella realtà - se ne stavano lì, in televisione, a dire senza più nessuna "oggettività di cronaca"

 

Questo è non citare un personaggio. Allora parli di una categoria. Ma tu rendi la categoria personaggio (addirittura me la fai vedere in casa con il marito) e sembri portarmi in un luogo dove accade qualcosa, ma non accade nulla. Allora, usa a giornalista come categoria, anche nominando e descrivendo lui, ma non con 'approfondimento che fai, perché io lettore mi aspetto qualcosa solo perché mi ci porti tu. Non so se mi sono spiegata.

 

 

Piccola scaletta che io farei finora:

1) Lavorerei più la parola "calore" quando presenti il bambino. Fammi capire lì il ribaltamento delle cose. 

2) Non frei fare quel discorso a Nunzio nella seconda parte, ma qui. E comunque, non lo farei fare a Nunzio, ma al criminale. Perché Nunzio fa parte dell'ordine delle cose. Metterei la giornalista prima, nella parte due.

3) aprirei la parte tre con il criminale, poi lo presenterai come fai qui, lo approfondirei come fai nella parte 4 (l'ho letta anche se ancora non la commento) poi chiuderei il personaggio con il discorso sulla rivoluzione.

4) presenterei la giornalista. Sarebbero più chiare le sue contraddizioni. 

 

Vado a ri-leggerti nella parte quattro.

A tra un po', amico mio. ;) 

 

 

Modificato da Rica

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Ospite AndC

@Rica

 

5 ore fa, Rica ha detto:

Sì, c'è. Questo lo chiudi così, motivo per cui mi aspetto, magari sbagliando, altro.

Sì, no, nel finale di questa parte c'è, intendevo nel finale di tutto il racconto no... credo scompaia qui, il povero bambino :D

 

5 ore fa, Rica ha detto:

Se il tuo testo non ha logica, cosa che dici tu, a me non sembra vero,

Cioè non è che non ha logica: l'errore fondamentale, come anche da te sottolineato, è appunto che per me era tutto chiaro e logico, ma non mi ero accorto di non aver scritto almeno metà delle cose che per me erano chiare e facevano parte della storia!

Ossia esattamente questo e sono più che d'accordo con te.

5 ore fa, Rica ha detto:

credo che tu abbia dato per scontato ciò che era chiaro nella tua testa. E questo no aiuta il lettore calarsi nel plot, perché non capisce parti fondamentali, non segue bene, si fa domande a cui non trova risposte. 

 

Ti ringrazio poi per la scaletta e anche per le ulteriori e altre annotazioni, ma la scaletta e il chiarire i punti che erano chiari solo nella mia testa, direi che sono gli aspetti fondamentali della trama su cui lavorare e rivedere il racconto. Poi lo stile... l'onniscienza e il moralismo (penso, tanto ormai ho già super spoilerato, al super mega "pippotto morale del finale di racconto...!" - forse ce lo tolgo prima di postarlo).

Poi anche gli sbilanciamenti delle parti e dei personaggi... insomma tutto da rivedere-riscrivere per renderlo più fruibile, continuo a concordare.

 

Adesso, mi sono poi ricordato meglio anche la genesi del racconto, che qui ti dico perché si capiscano (non si giustifichino) meglio questi errori: ossia nacque tutto come un incipit di un romanzo, che poi rimase fermo. Ragion per cui anche certi dilungamenti sui personaggi è perché potevano ritornare in seguito. Ugualmente, l'ordine degli elementi non fu rivisto, perché mancava il seguito su cui ragionarci bene. Qui, forse, la prima fregatura che ha dato origine ai vari sbilanciamenti delle parti.

Ho poi scritto un altro romanzo in cui questa storia diviene però una parte importante, e dunque sviluppato tutti i vari concetti qui meno chiari. Da qui, molto probabilmente, il più grande mio errore: per me era ed è tutto chiaro, perché effettivamente ho scritto pagine su pagine che parlano ed esplorano meglio questo mondo, dunque anche l'assenza di particolari in questo racconto, nella mia testa era sopperita dalla presenza degli stessi nel romanzo.

Infine, per non lasciare questo racconto in sospeso nella sua forma di "breve racconto", tempo dopo ci ho aggiunto velocemente il senso finale (e anche in questa chiusa, risulterà sbilanciato).

 

Infine, non contento, l'ho postato qui! xD

 

Voglio dire: per me era tutto chiaro perché ci ho costruito un mondo dietro che è ovviamente ignoto al lettore e che dunque, in qualche modo, mi ha fatto cadere nel tranello che almeno il senso generale risultasse chiaro, mentre invece qui non ne parlo. :facepalm:

 

Però, sono assai contento di averlo qui condiviso e delle tue (come quelle degli altri) annotazioni. Altrimenti non me ne sarei mai accorto e avrei continuato a pensare che andasse tutto bene!

 

5 ore fa, Rica ha detto:

Io invece ti stimo per il tipo di ricerca che stai facendo. Stai, prima di tutto tu, facendo i conti con te. 

Mi capita di prendere vecchi testi, leggerli e dire "Ma cosa hai scritto, Rica?". E so per esperienza personale che è molto più difficile lavorare su un testo preesistente che cominciarne uno nuovo.

Grazie per queste parole che condivido. Sì, è più difficile e, a un certo punto, diviene anche quasi impossibile. Tecnicamente dovrei riscrivere tutti i miei racconti che hanno almeno cinque anni di vita, il problema (a parte "che so' 'na cifra") è che poi fra altri cinque anni li dovrei nuovamente riscrivere e così via. Sopratutto quelli venuti peggio, o per quanto riguarda il senso dello stile. Poi, è anche vero, che racconti particolarmente riusciti, più che essere riscritti, possono avere solo bisogno di piccoli ritocchi di restauro, ma onestamente, non credo di averne troppi del genere.

 

Grazie di tutto, amica mia, anche per il commento alla prossima parte, a cui non rispondo, perché il senso è chiaro e riassumibile in questa nostra stessa lunga (quanto bella) conversazione.

 

A presto!

 

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Rieccomi di qua mio caro @AndC ho letto un po' di sfuggita i commenti e non credo tu debba buttarti giù in nessun modo. La storia c'è, è solo da mettere a posto ed è proprio per questo che l'hai pubblicata qui, no? C'è una frase all'inizio che mi disturba, vado a recuperarla

Il 4/10/2018 alle 12:00, AndC ha detto:

Il pericoloso criminale, Elias Rumbh, ha colpito di nuovo.

in realtà era alla fine... va be'. Adesso io non so questo criminale a che crimini si dedichi, né come abbia fatto a far dire una barzelletta a un bambino che non so se sia legato a lui in una qualche maniera. Pensavo che il criminale sarebbe stato un genitore o uno scienziato che avevano creato o educato un bambino in maniera diversa da tutti gli altri. Quello che mi disturba in questa frase è che abbia colpito ancora, quando invece dici che un crimine del genere non compariva da generazioni. Mi viene anche in mente che il nuovo ordine sociale è in carica da poco, cinquant'anni, no? quindi non c'è tempo per generazioni, c'è qualcosa da riguardare a livello di cronologia.

Per ora la giornalista è la più connotata di tutti i personaggi, anche se mi sembra di capire che non tornerà mai più.

A me piace molto l'idea di questa storia e spero davvero che la lavorerai. Vado a vedere che succede al quarto capitolo :) 

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Ospite AndC

@Kikki

 

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

e non credo tu debba buttarti giù in nessun modo.

<3

Grazie... ci scherzo un po' su, perché sinceramente non me ne ero reso conto.

Poi, ho provato a buttarmi dal ponte, ieri sera, ma c'era la rete di protezione subito sotto...

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

La storia c'è, è solo da mettere a posto ed è proprio per questo che l'hai pubblicata qui, no?

Sì, scherzi a parte, sono contento di averlo fatto, perché tutto questo mi è utilissimo, davvero.

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

é come abbia fatto a far dire una barzelletta a un bambino che non so se sia legato a lui in una qualche maniera.

Tutto è da me orribilmente mal spiegato... per capirci, l'idea base avrebbe dovuto essere: la felicità è contagiosa, la felicità non può essere soppressa realmente. In parte sì: nel proseguio che non spoilero troppo, c'è l'idea di questa rieducazione e il fatto che gruppi rivoluzionari serpeggino clandestinamente; ma è anche un qualcosa di spontaneo che nonostante tutto lo stato di regime, alle volte può succedere e basta.

L'altro punto che volevo dire è che il tal criminale è un po' un capro espiatorio: ha fatto e non ha fatto. Dovrebbe essere considerato un po' lo spauracchio del regime. Qualsiasi "crimine" c'è sotto il suo zampino, è lui che l'ha compiuto. Il nemico pubblico numero uno, anche se alle volte è totalmente estraneo ai "crimini". Si incolpa lui, per dire (anche a discorso di regime): "lo prenderemo" e tutto tornerà ad essere perfetto...

 

Ma insomma, ho scritto altro da quello che volevo intendere, mi dispiace.

 

Sulle generazioni e la cronologia, come ti dicevo, un mio errore quasi colossale.

 

Ciao e grazie!

 

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@AndCEhilà,

 

Pensavo che il pezzo precedente fosse un po' "appiccicato lì", questo mi pare ancora più "appiccicato lì". Improvvisamente si passa un gran tempo a descrivere un disegnatore, e soprattutto una giornalista il cui ruolo è quello di dare una notizia al TG. Ci sarà dell'altro? Diventerà un personaggio importante più avanti, questa giornalista? Se sì, allora ok. Se no, allora direi che le hai accordato un po' troppo spazio.

 

Elias Rumbh salta fuori un po' all'improvviso; trovandomelo davanti mi sono chiesto: e questo da dove è uscito? Poi sono andato a controllare che non mi fossi perso un "pezzo" del tuo racconto per strada. Il disegnatore disegna Elias... Ammetto che mi sono un po' perso, qui. Si parla di un identikit, quindi qualcuno ha visto il criminale in faccia. Il suo nome è conosciuto. Mi pare una situazione un po' inusuale: di solito, se c'è un identikit è perché non si riesce a dare un'identità a un criminale; se se ne conosce il nome, di solito qualche foto si trova. Non qui, il che non è un male assoluto o una totale contraddizione logica. È possible, e a volte succede, è solo inusuale. Essendo inusuale, la cosa andrebbe spiegata meglio, per aiutare il lettore a capire. Altrimenti si rischia di perderlo per strada.

 

Le frasi scorrono via bene, ma ogni tanto alcuni passaggi sono un po' difficili da seguire a causa di metafore non spiacevoli, ma ardue da seguire. sempio:

Il 4/10/2018 alle 11:00, AndC ha detto:

Anche alla giornalista ammiccante non doveva interessare troppo l’affidabilità delle proprie notizie, almeno non quanto la soddisfazione che ricavava dal ritenersi un importante pezzo di broccato, con la fronte intenta a bucar la telecamera, un corpo brutto, ma troppo invadente per rimanere inosservato e un’intelligenza a lungo affinata allo scopo di poter stringere fra gli artigli un po’ di quel nettare che si sosteneva fuoriuscisse dalla vescica degli dei, da altri chiamato potere.

Gli stessi suoi colleghi la ritenevano una donna dall’intelletto arguto, tale da non potersi confrontare con lei su uno stesso livello. Allora scadevano nei più abusati commenti erotici, prima di mettersi anch’essi all’opera, di quel secondo impiego che non era stipendiato, ma che gli lasciava comunque l’impressione di essere appagati, con la bocca aperta, a gustare anche loro il divino nettare.

Il pezzo in grassetto mi confonde: che è questo secondo lavoro? Solo dopo aver letto il passaggio successivo mi pare di capire (ma non ne sono ancora sicuro, onestamente), che il secondo lavoro è quello di intrattenere sessualmente la giornalista. Però quando il lettore legge "di quel secondo impiego", si perde, non ha modo di sapere di che si parla fino a raggiungere il paragrafo successivo. Credo che non sarebbe male se cercassi di metterti nei panni del lettore e cercassi di aiutarlo un pochino a seguirti.

 

C'è qualche ripetizione, quella qua sotto secondo me andrebbe proprio corretta:

 

Il 4/10/2018 alle 11:00, AndC ha detto:

Il giorno dopo, la giornalista gratificata tornava al lavoro e quando il conto alla rovescia intimava l’inizio della diretta, la giornalista non sembrava più tanto soddisfatta.

 

Insomma, qui trovo frasi ben fatte, anche se ogni tanto un po' difficili da seguire. Ma il racconto mi pare stia diventando un insieme di spezzoni solo vagamente legati tra loro. Anche leggendo le tue risposti ai commenti fatti da altri qui sopra, mi viene un po' l'idea che questo fosse per te, quando l'hai scritto, un po' un esercizio di stile, in cui scrivevi senza sapere troppo dove saresti andato a parare. Vedremo il seguito, comunque, magari tutto si riallaccia :D

 

All'inizio del brano il narratore sembra sapere tutto del disegnatore, finanche al fatto che lo sguardo nel disegno di Elias Rumbh è stato preso in prestito da qualcun altro. Eppure, l'onniscienza del narratore sparisce di colpo nel pezzo qui sotto:

Il 4/10/2018 alle 11:00, AndC ha detto:

Adesso, questo sconosciuto artista, per il quale Elias Rumbh era a sua volta uno sconosciuto, pensava forse di aver svolto un buon lavoro rendendo noto un volto tanto pericoloso. O forse, non doveva neanche importargliene troppo del suo operato: giusto o sbagliato che fosse, era sempre ben remunerato.

Ci vorrebbe un po' di coerenza in più: è onniscente, o no?

 

Sempre a proposito del pezzo citato qui sopra, se il disegnatore è soltanto una comparsa, nel racconto, vale davvero la pena di soffermarsi sulle sue motivazioni? Aggiunge qualcosa alla storia? Se no, bisogna tagliare: meglio evitare le frasi inutili.

 

Al prossimo pezzo :)

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Il ‎04‎/‎10‎/‎2018 alle 11:00, AndC ha detto:

che l’autore del dipinto non avrebbe saputo definire con sicurezza

:umh: (penso che "identikit" <-> "dipinto"-"pittore" rientri nel botta e risposta che hai avuto con @Rica)

Il ‎04‎/‎10‎/‎2018 alle 11:00, AndC ha detto:

tutti gettavano la spugna per terra

:umh:

Il ‎04‎/‎10‎/‎2018 alle 11:00, AndC ha detto:

ma che gli lasciava comunque l’impressione di essere appagati

Questo "gli" come "a loro" non mi convince per niente. So che è corretto e ho anche dato un'occhiata in giro, ma si trova tra un "essi" e un "loro", avrei usato qualcosa di più "collettivo" di un generico "gli" che è più abituale per la terza persona singolare.

 

Cerco di essere breve, @AndC, o almeno ci provo. :)

Innanzitutto, non mortificarti in ogni commento. Non credo che tu abbia postato qualcosa che reputi una schifezza o un racconto trasandato o altre cose che puntualizzi in ogni commento. Che poi noi lettori ti diamo un parere discordante e/o ti facciamo capire che c'è qualcosa che non va - "secondo noi", te lo ripeto sempre :P - o altro è qualcosa che non riguarda il tuo racconto o la tua concezione di questo. Se pensi anche tu che ci sia qualcosa che non va, invece di denigrarti, prendi i nostri pareri come uno sprone ad aiutarti a sistemarla, no?

Per dirti, i primi racconti con cui ho partecipato al FdI a me piacevano e piacciono, non li ripudio, eppure hanno ricevuto commenti negativi a tutto spiano. Ergo, ho capito che non sono buoni racconti ma io li ho creati e non sto lì a insultarli o a scusarmi perché li ho postati, per me continuano comunque ad avere significato. <3

 

Passando al frammento, qui ti sposti molto sui personaggi secondari e sull'effetto dell'avvenimento "altrove", in questo caso su chi deve raccontarlo per lavoro a cui magari non importa un emerito. Da un lato posso dirti che questo cambio di scena sul delinquente, sul delitto e sulla notizia non mi spiace, anzi, il far "vedere altrove" gli effetti di un avvenimento con pensieri, azioni o dettagli di estranei è una cosa che mi piace molto in generale. Poi se non ricordo male, è anche da te sorvolare sui personaggi e coglierne dei particolari, ma se ci pensi qui ti sei fatto davvero prendere molto la mano con la giornalista procace e quella serie di una serie di porno-dettagli (:rolleyes:) sul suo lavoro e la sua carriera.

In questo caso non aiutano le frasi lunghe e articolate. Credo che, unite alla digressione di cui sopra porta a effetti davvero di estraniamento o a una sensazione di eccessiva divagazione

Il ‎04‎/‎10‎/‎2018 alle 11:00, AndC ha detto:

Anche alla giornalista ammiccante non doveva interessare troppo l’affidabilità delle proprie notizie, almeno non quanto la soddisfazione che ricavava dal ritenersi un importante pezzo di broccato, con la fronte intenta a bucar la telecamera, un corpo brutto, ma troppo invadente per rimanere inosservato e un’intelligenza a lungo affinata allo scopo di poter stringere fra gli artigli un po’ di quel nettare che si sosteneva fuoriuscisse dalla vescica degli dei, da altri chiamato potere.

questi due, per me-lettore, sono i difetti di una storia che continua a essere "strana" e interessante.

(Poi sì, forse qui ripeti un po' troppe volte "giornalista" in questo frammento... :rolleyes:)

 

Poi leggerò il resto e ti dirò, amico di officina. ;)

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Ospite AndC

@gmela

 

Grazie ancora!

 

Sì, ci sono un bel po' di cose che stonano... più che un esercizio di stile in senso stretto, doveva essere credo un incipit di un romanzo che fu poi e in seguito chiuso a racconto. Al suo interno, effettivamente ci sono diversi esercizi i stili. La parte della giornalista, nasce un po' con questo scopo, da qui il dilungamento, come la parte sul "pittore" o l'identikit.

La tua sensazione di "appiccicaticcio" non è per niente errata.

 

Il senso dell'identikit, doveva essere (ma non è ben spiegato) che di questo criminale non c'erano foto, dunque ci s'inventava un suo identikit per mostrare qualcosa nel servizio. Il servizio televisivo, doveva essere un tramite con cui cercar di mostrare maggiormente quale fosse il tipo di società, ma effettivamente, mi feci prendere la mano sulla parte e poi la lasciai così come venne fuori.

 

La ripetizione di "giornalista" era un po' voluta, anche perché non le avevo dato un nome, ma concordo che non suoni bene.

 

Narratore onnisciente o no, sinceramente e in generale non me lo sono mai chiesto, ugualmente concordo, però, sul decidere almeno la sua uniformità nel racconto.

 

Insomma, per farla breve, queste potevano essere le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere, ma le tue annotazioni, le trovo tutte giuste e corrette.

 

(Scusami, vado un po' veloce...).

 

Le ho lette tutte e in particolare, il punto focale, per me, credo sia questo:

14 ore fa, gmela ha detto:

Credo che non sarebbe male se cercassi di metterti nei panni del lettore e cercassi di aiutarlo un pochino a seguirti.

Ammetto che, quando scrissi il racconto, un po' per vecchie ideologie, un po' per non noncuranza, non me ne preoccupai minimamente.

 

In generale, sono caduto nell'errore più fatale: non rendermi conto di come quello che a me sembrava molto chiaro, scritto così, potesse al contrario risultare confusionale.

 

Il brano, andrà in riscrittura, e utilizzerò anche molte delle tue annotazioni che continuo a trovare utili e ben motivate e su cui concordo appieno. Quindi ti ringrazio assai! :D

 

Grazie anche e ovviamente, per gli apprezzamenti (che, anche quelli, tengo molto da conto)!

 

A presto!

 

14 ore fa, gmela ha detto:

Il pezzo in grassetto mi confonde: che è questo secondo lavoro? Solo dopo aver letto il passaggio successivo mi pare di capire (ma non ne sono ancora sicuro, onestamente), che il secondo lavoro è quello di intrattenere sessualmente la giornalista.

Sì, il senso era proprio quello che hai compreso, poi la parola "Impiego", di certo non aiuta...

 

 

 

 

 

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Ospite AndC

@bwv582

 

32 minuti fa, bwv582 ha detto:

Innanzitutto, non mortificarti in ogni commento. Non credo che tu abbia postato qualcosa che reputi una schifezza o un racconto trasandato o altre cose che puntualizzi in ogni commento. Che poi noi lettori ti diamo un parere discordante e/o ti facciamo capire che c'è qualcosa che non va - "secondo noi", te lo ripeto sempre :P - o altro è qualcosa che non riguarda il tuo racconto o la tua concezione di questo. Se pensi anche tu che ci sia qualcosa che non va, invece di denigrarti, prendi i nostri pareri come uno sprone ad aiutarti a sistemarla, no?

Per dirti, i primi racconti con cui ho partecipato al FdI a me piacevano e piacciono, non li ripudio, eppure hanno ricevuto commenti negativi a tutto spiano. Ergo, ho capito che non sono buoni racconti ma io li ho creati e non sto lì a insultarli o a scusarmi perché li ho postati, per me continuano comunque ad avere significato. <3

 

Amico mio, grazie di cuore, per queste parole <3, con le quali concordo appieno. In realtà, lo sai, è che mi piace un po' esagerare in tutto. Qui anche scherzo, ma appunto, forse poi può risultare troppo. Al di là di tutto, se avessi davvero ritenuto "inutile" o poco fruttuoso tutto questo interscambio di opinioni, avrei richiesto da subito la cancellazione del racconto, invece mi fa piacere sapere e conoscere i vari motivi che non possono andare.

Anche rispetto ad altri miei racconti, solitamente non sono così "tragico", ma in questo, io stesso, dopo i primi commenti, ho iniziato a notare una serie di cose che mai avevo visto, tanto da rimanerne particolarmente stupito.

Poi, per il resto, faccio un po' di scena, tanto per.

 

Se vuoi (a te lo confesso) ti dico la verità: questo mio racconto continuo ad amarlo e sempre gli vorrò bene, fin troppo. Necessita, davvero lo dico, nella maniera più oggettiva possibile, di una completa riscrittura, ma sei che farla mi dispiacerebbe un po'? Sarebbe come tradire un vecchio amico, appunto... :D

 

Via, non mi lamenterò (quasi) più e veniamo a noi. Sarò serio:

la ripetizione di giornalista, doveva essere un po' voluta, anche perché non le avevo dato un nome, ma effettivamente, si sente molto.

 

 

39 minuti fa, bwv582 ha detto:

Da un lato posso dirti che questo cambio di scena sul delinquente, sul delitto e sulla notizia non mi spiace, anzi, il far "vedere altrove" gli effetti di un avvenimento con pensieri, azioni o dettagli di estranei è una cosa che mi piace molto in generale. Poi se non ricordo male, è anche da te sorvolare sui personaggi e coglierne dei particolari, ma se ci pensi qui ti sei fatto davvero prendere molto la mano con la giornalista procace e quella serie di una serie di porno-dettagli (:rolleyes:) sul suo lavoro e la sua carriera.

Grazie, l'idea di fondo era proprio questa (oltre che sì, ti ricordi e conosci ormai bene quali sono molte delle mie abitudini letterarie): usare la giornalista e gli altri personaggi come tramite. Sto parlando del criminale, ma lo presenterò veramente solo dal prossimo capitolo. Bene o male che sia venuto, la scelta era precisa, ossia creare una sorta di "alone di mistero" . Tutti ne parlano, di questo Elias, c'è addirittura un identikit, eppure nessuno lo conosce, nessuno lo ha visto, nessuno sa o capisce quello che realmente stia facendo; perché questo è il senso dittatoriale della storia. Elias è un po' un capro espiatorio, un nome forse inventato, un nome anche per distrarre cittadini e "tenerli occupati"... uno spauracchio, insomma!

Almeno, queste, erano le intenzioni originali. Poi, finalmente, a metà racconto (nella prossima parte), vediamo chi è "realmente" questo "criminale" che tutti additano senza saperne un bel niente, di quel che fa, di come lo fa.

 

Il dilungarmi, un po' perché mi è presa la mano e non ho mai fatto i tagli necessari, un po' perché era lo stile con cui scrivevo. Alcune cose, sono anche in quest'ottica che, se vogliamo, oggi è completamente cambiata. E anche questo, lo comprendo bene. Un personaggio lo devi descrivere con due, tre frasi, ad esagerare e via il prossimo.

 

In virtù di ciò, voglio dunque e infine spezzare una lancia "in mio favore", giacché comunque io ho letto e mi sono formato anche con i romanzi dei grandi scritturi russi di fine Ottocento (se ne discorreva in chat un po' di tempo fa), per fare un esempio. Non voglio paragonarmi, voglio dire che prima, se entravi in una stanza e non descrivevi per dieci pagine come fosse fatta, ammobiliata, dipinta... mica andavi avanti nella storia. Se poi uno si fosse chiesto a cosa serviva, la risposta era "a scrivere, e così si scrive" (o simili).

 

Ma i russi possiamo pure lasciarli a due secoli fa e arrivare agli anni settanta, ottanta, al duemila, al duemila e diciotto: c'è tanta narrativa che non si basa solo sull'essenziale. Anche perché - e qui ritorniamo un po' al discorso che facevo con Kuno - se tutto è un  "a cosa serve?" è inutile scrivere. Scriviamo cinque righe d'idea e chiudiamo il romanzo. Tutto il resto a cosa serve e che c'entra? Anche sapere o conoscere se il protagonista ha gli occhi azzurri, è biondo, è calvo, è superfluo.

Sapere se una giornalista ha degli "amanti" fra i cameraman, non serve a nulla: l'idea era mostrare o raccontare (come si vuol dire si dica) che la sua vita non fosse poi così "morale" come poi doveva sbandierare davanti all'obbiettivo. Ugualmente il marito, serviva per dire che "il cittadino medio" non era questo gran "rubacuori irresistibile". E via dicendo...

 

Che poi il riempimento o le scelte siano efficaci o meno, è quello che qui stiamo discutendo. Dunque non rinnego, ma anch'io sono effettivamente cambiato, o se un'annotazione mi sembra corretta, l'accetto di buon cuore e la trovo utilissima appunto per migliorarmi.

 

Quindi e al solito, grazie infinite per il tuo commento, che ho davvero molto apprezzato!

 

A presto.

 

 

Il 4/10/2018 alle 11:00, AndC ha detto:

tutti gettavano la spugna per terra

Era per il modo di dire...

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5 ore fa, AndC ha detto:

Se vuoi (a te lo confesso) ti dico la verità: questo mio racconto continuo ad amarlo e sempre gli vorrò bene, fin troppo. Necessita, davvero lo dico, nella maniera più oggettiva possibile, di una completa riscrittura, ma sei che farla mi dispiacerebbe un po'? Sarebbe come tradire un vecchio amico, appunto... :D

Pensiero che condivido interamente visto che ho molti racconti vecchi che sono un insulto per la letteratura ma che amo molto, ai quali sono affezionato. :)

5 ore fa, AndC ha detto:

Elias è un po' un capro espiatorio, un nome forse inventato, un nome anche per distrarre cittadini e "tenerli occupati"... uno spauracchio, insomma!

Interessante, conoscendoti (un minimo), potevo anche arrivarci... cosa vuoi, sto invecchiando... :P

 

Ai prossimi capitoli. :ciaociao:

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@bwv582, leggo per la prima volta, il precedente racconto mi è sfuggito. Trovo lo scambio delle battute molto simpatico e per un attimo prima di farmi entrare in testa la location del bar, ho immaginato uno scaffale con i libri da cui vengono fuori i personaggi in una notte semibuia, con solo una lucina accesa e loro a scambiarsi di posto nelle pagine.

Mi sono divertita notando che hai una grande padronanza dei personaggi cui tiri le fila. Ho letto i commenti e son d'accordo solo in parte. Ripeto non so nulla del precedente quindi per me è tutto nuovo, il discorso trama a me non è mancato, ho gustato  più semplicemente lo scambio di battute tra gente che sta al bar ( come in un bar normale, intendo), e tra quei "discordi" non si può trovare la trama. Non c'è, non esiste. Il fatto che sia il seguito invece potrebbe fare la differenza. Detto questo invece posso aggiungere che mi ha un po' disorientato l'intrusione di X-Factor ed Equitalia, cioè passiamo da personaggi di fantasia a realtà e anche recenti. Non so dirti questa cosa mi è sembrata una stonatura, anche se la battuta dello scontrino con "allora paghi tu al posto mio, risulta un epilogo perfetto. 

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Ospite AndC

@Adelaide J. Pellitteri

 

Che poi ti leggevo ringalluzzendomi: "insomma, male male non è andata... certo il bar dove lo avrà visto? Forse sarà una interpretazione metaforica... Di quale mio precedente racconto parla, questo non ne ha? Forse si riallaccia a tutto il mio filone di bla bla bla... Certo che però mi ricorda l'ultimo racconto di @bwv582... Ah no è proprio a quello che si riferiva".

 

Non avevo letto il tag iniziale... Forse gli Staffer possono rimediare, comunque... Grazie per il commento xD

 

Capita...  ciao!

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Ospite AndC
3 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

il mio pc fa le bizze si è bloccato e non ho idea di come il mio commento sia finito da te. Poi ripasso, promesso.

Tranquilla (e non sentirti in obbligo), io ovviamente scherzavo, ma credo sia chiaro... più che altro, mi permetto di suggerire che se copi e incolli il commento sotto al brano di Bwv, immagino che sarà felice di risponderti, magari qui si sente a disagio per non "invadere" o andare O.T. (sono cattivissimo in merito xD - no, scherzo ancora).

Ciao e a presto!

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@AndC eccomi qua :D

 

Il 4/10/2018 alle 11:00, AndC ha detto:

Nelle pupille, l’espressione accennata di qualcosa, come un senso di disperazione, che l’autore del dipinto  dello schizzo non avrebbe saputo definire con sicurezza, ma che aveva comunque tratteggiato perché ristagnava ristagnante  in qualche immobile lago del suo inconscio; già visto da tutt'altra parte.  In un altro luogo, in un altro giorno e in un’altra persona, il pittore aveva notato quello sguardo che ora aveva attribuito a Elias Rumbh, ma che non era il suo

tutto questo periodo risulta troppo articolato e sebbene le immagini siano interessanti sono tante e troppo una dietro l'altra. Per farti capire cosa intendo, ti dico: hai mai visto Panariello quando imita il prolisso Renato Zero? Ecco questa è l'impressione ricevuta.

Non so bene cosa hai postato prima e mi limito all'impatto avuto da questo frammento; se proseguiamo con la parte dedicata alla giornalista il problema si ripropone complicando ancora di più il tutto. Infatti ci si chiede: ma di cosa parla il racconto? dell'omicida oppure delle avventure erotiche della giornalista? Volevi un suggerimento tecnico, il mio è questo: quando si devono aggiungere personaggi che giustamente vanno caratterizzati devi far sì  che non sopraffacciano il personaggio principale ancor meno con la loro storia personale, non devono rubare la scena alla storia principe. Occorre spalmare il tutto in più riprese, un po' qua un po là. Sono cose che sai perfettamente (e sono errori nei quali casco spesso anch'io), solo è più facile vedere gli errori sugli scritti degli altri.

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Ospite AndC

@Adelaide J. Pellitteri

 

Sì, grazie! Sono più che d'accordo con la tua annotazione... effettivamente, sulla giornalista, come sul pittore, mi sono dilungato parecchio, per lo più "inutilmente", nel senso di "rispetto all'economia di tutto il brano", che in generale va rivisto sotto molti punti di vista. Questo è sicuramente uno di quelli!

 

Grazie per il passaggio e per il commento. A presto!

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