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Claudio Piras Moreno

Ai tempi di internet e dei cellulari

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(Ai tempi di internet e dei cellulari)

 

Sono il tuo principe delle arene candide

sepolto tra palchi, monili e zanne

al freddo d'una grotta millenaria

coi millenni tra le braccia e nessun ricordo:

perché ogni reminiscenza giace nel fondo.

Dalla volta ho cancellato il tuo dipinto

e ogni cosa che volgesse a te la mia mente:

parole, messaggi e cifre.

Mi sono cosparso d'ocra rossa la testa

e mi sono disteso in questa fossa.

Verranno altri e mi saran sepolti accanto

e poi strato su strato per contare i millenni.

Sarà inutile richiamarmi o farmi segni 

sono isolato, e nulla qui si sente.

Ero armato e non mi sapevo indifeso,

mi consideravo predatore, e son stato predato.

E ora solo la torba mi protegge,

riscalderà il mio sonno greve,

ma sognerò ancora praterie e grandi distese

mi agiterò ancora al ricordo di corse sulla neve,

di tigri dai denti a sciabola e mammut,

bisonti, bacche e fuochi accesi la sera.

Assopito al calore delle pelli

sentirò ancora il tuo odore

e sarà il peggior dei tradimenti:

della vita che andandosene mi deride.

E allora lo fiuterò, per stanarti e inseguirti,

per essere preso, divorato e gettato via!

Perché la caccia non ha termine nei sogni

e quando si è distesi non si ha scampo.

 

Sono il tuo principe delle arene candide

sepolto tra palchi, monili e zanne.

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Ciao @Claudio Piras Moreno.

 

Mi piace molto leggere poesie che hanno per oggetto situazioni inconsuete.

Questa tua mi ha ricordato Preistorico di @AndC, perché entrambe, pur con fini diversi, ci conducono in un mondo così vasto e lontano da essere quasi totalmente incomprensibile. 

Se non guardo al titolo del tuo componimento - che indirizza il lettore e lo spinge a cercare metafore sparse e immagini familiari -, e seguo docile la sequenza di visioni che evochi, incontro svariati punti che mi scuotono.

Nonostante la veste preistorica, dal tuo testo lungo e complesso si stagliano netti due giganti: amore e morte.

E non ha importanza in che modo si declinino e che i soggetti non siano (apparentemente) uomo e donna: tu rappresenti un affresco ardente e ingegnoso che abbraccia milioni di anni e di vite.

 

 

 

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Ti ringrazio Ippolita per il bel commento.

A dire il vero l'avevo scritta per una donna, però in effetti credo non sia tanto importante quell'aspetto, potrebbe essere scritta da una donna per un'altra donna, o per un uomo. O da un uomo per un altro. Credo che ognuno potrà intenderla secondo i suoi gusti senza cambiarne il senso. Ti ringrazio. 

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Buongiorno @Claudio Piras Moreno:) benvenuto nel Writer'sDream. Noto che la tua poesia è molto corposa.

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Sono il tuo principe delle arene candide

sepolto tra palchi, monili e zanne

al freddo d'una grotta millenaria

coi millenni tra le braccia e nessun ricordo:

perché ogni reminiscenza giace nel fondo.

Un principe di millenni fa che non ricorda nulla^

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Dalla volta ho cancellato il tuo dipinto

e ogni cosa che volgesse a te la mia mente:

parole, messaggi e cifre.

Verso comprensibile.

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Mi sono cosparso d'ocra rossa la testa

e mi sono disteso in questa fossa.

Verranno altri e mi saran sepolti accanto

e poi strato su strato per contare i millenni.

Sarà inutile richiamarmi o farmi segni 

sono isolato, e nulla qui si sente.

Qui mi suggerisci un abbandono.

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Ero armato e non mi sapevo indifeso,

mi consideravo predatore, e son stato predato.

Stona: e non mi sapevo

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

E ora solo la torba mi protegge,

riscalderà il mio sonno greve,

ma sognerò ancora praterie e grandi distese

mi agiterò ancora al ricordo di corse sulla neve,

di tigri dai denti a sciabola e mammut,

bisonti, bacche e fuochi accesi la sera.

Descrivi un rimpianto del passato

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Assopito al calore delle pelli

sentirò ancora il tuo odore

e sarà il peggior dei tradimenti:

della vita che andandosene mi deride.

Il verso mi piace ma cambierei: che andandosene mi deride

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

E allora lo fiuterò, per stanarti e inseguirti,

per essere preso, divorato e gettato via!

Perché la caccia non ha termine nei sogni

e quando si è distesi non si ha scampo.

Qui non lascerei lo spazio.

Sono il tuo principe delle arene candide

sepolto tra palchi, monili e zanne.

 

Conclusione: poesia troppo piena di descrizioni e di vocaboli , l'idea mi piace ma mi sfugge quello che vuoi trasmettere, purtroppo:(

A rileggerti.

Floriana

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Ciao Floriana, grazie per aver letto e commentato. Questa è una poesia giocata sui doppi sensi, sembra ambientata in un passato lontano, ma in realtà non è così. Il titolo è un po' la chiave di lettura. Comunque non mi ritengo un poeta, mi trovo meglio nella narrativa, quindi ci sta che le mie poesie non convincano. A presto. 

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Ciao @Claudio Piras Moreno, mi suonava il tuo nome allora sono andato a cercarexD
 

Bellissima poesia a mio parere. Immagini enormi e forti. Linguaggio duro ,deciso, coraggioso. A parte qualche verso non cambierei niente. 

 

Il 2/10/2018 alle 21:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

coi millenni tra le braccia e nessun ricordo

L'idea che ci portiamo addosso ricordi antichi,preistorici,che determinano i nostri comportamenti e bisogni che non ci hanno dovuto insegnare. Mi viene a mente una scena del film Waking life (non so se posso mettere il link)

 

Il 2/10/2018 alle 21:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Assopito al calore delle pelli

sentirò ancora il tuo odore

e sarà il peggior dei tradimenti:

della vita che andandosene mi deride.

Non lo so mi piace,sicuramente per la musicalità,ma comunque per questo tonante senso delle "cose" che vanno via,come la risata dopo una barzelletta.

 

Il titolo ha la sua effimera funzione di depistaggio; tutto mi aspettavo meno di cadere in un buco nero così profondo:pirata3: 

 Un viaggio interiore dove ritrovarsi in un posto vagamente familiare con solo pochi ricordi del mondo su in superficie o più tecnicamente, fuori da questo!

 

Ottimo anche il finale, bravo!

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Ciao Nardegonia, son contento ti sia piaciuta. In effetti non è una poesia allegra. È più che altro cupa, e giocata su un'ambientazione temporale fittizia. Ma quale sia il tempo reale in cui si svolge questo comportamento, non è dato saperlo. Forse è tutta una metafora per dire che io non sono adatto a quest'epoca. Mi sento anacronistico. Forse capita a molti. 

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Questa poesia gioca sulle associazioni tra parole ed elementi della vita moderna. Le parole possono in apparenza riferirsi a cose antiche, ma puntualmente ne richiamano altre di molto più attuali. 

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Carissimo @Claudio Piras Moreno

Avevo già avuto modo di leggere questo tuo poema, pubblicato ormai lo scorso anno. Mi prendo adesso l'impegno di commentarlo nel dettaglio, con le impressioni sedimentate ben, bene sul fondo. 

 

Ma prima: impressioni fugaci a caldo (e per questo forse più autentiche). 

I tuoi versi mi hanno catturato come un testo teatrale, al pari di un monologo shakesperiano da eroe tragico. La ragione? L'uso di immagini epiche, che richiamano a un'epoca di lotte feroci, simboli valorosi e scene cruente. Potrebbe benissimo essere un frammento di "sogno di una notte di mezz'estate" o "la tempesta" : c'è abbastanza lirica sognante da immaginare un eroe allo Zenith del suo fato.

Forse qualche verso risulta più carico degli altri, rallentando la lettura e conseguentemente l'apprezzamento. Ma questi sono dettagli soggettivi, legati forse all'interpretazione emotiva. 

 

Dunque:

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Sono il tuo principe delle arene candide

sepolto tra palchi, monili e zanne

Apertura che verrà ripresa al termine della poesia, con quel bell'effetto ciclico che mi suona molto fatidico ;)

L'uso del termine "principe" è decisamente teatrale e dona al monologo una nota patetica e romantica al contempo. Il termine "arene candide" è molto più misterioso e mi costringe a qualche riflessione di carattere culturale : potrebbe essere un riferimento alla sabbia del mare (complice il tuo nome, ho pensato a certe spiagge sarde famose per il biancore della sabbia) oppure a quella di un teatro/arena antico dove si disputi uno scontro mortale. Ciò che mi aiuta un poco a decifrare il logos è il seguito : sepolto sotto tra palchi (...). L'idea è quindi quella di un personaggio che appartiene ad un luogo abbandonato, se non proprio relegato ad una realtà trascorsa. Interessante anche il richiamo ai monili e alle zanne: evochi bene un mondo di trofei preistorici, quasi barbarici.

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

al freddo d'una grotta millenaria

coi millenni tra le braccia e nessun ricordo:

perché ogni reminiscenza giace nel fondo

Qui scendiamo sul filosofico, con quel richiamo alla reminiscenza che mi fa pensare a Platone. Quello che mi appassiona è l'idea dell'apparente incoscienza delle epoche, il fatto che il carico dei secoli sia quasi destinato a essere perso nella nostra memoria. E se le cose stanno così, allora è benissimo possibile che l'oggi sia reminiscenza della preistoria, che le vicende della modernità siano (sotto la crosta di vernice) soltanto scontri con lance e pietre. Ancora un termine che fa pensare alla preistoria e all'antichità, ovvero "grotta millenaria". 

 

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Dalla volta ho cancellato il tuo dipinto

e ogni cosa che volgesse a te la mia mente:

parole, messaggi e cifre.

Mi sono cosparso d'ocra rossa la testa

e mi sono disteso in questa fossa.

Qui entriamo più nel vivo della vicenda e scopriamo cosa spinge il protagonista a questo isolamento nell'antico e remoto: il disagio di un'assenza. Mi è piaciuto molto il fatto che tu abbia usato dei simboli per indicare l'oblio forzato: parole, messaggi e cifre per dire il vissuto umano e 'il tuo dipinto' per indicare il ricordo di qualcuno che non c'è più. Mi chiedo però se quel 'dipinto' sia il termine corretto da usare, dal momento che parli di "volta" e prima ancora di "grotta". Involontariamente mi viene in mente che la volta di cui parli sia una sorta di soffitto affrescato e che pertanto una grotta sia poco plausibile per ospitare 'un dipinto'. Forse sarebbe più opportuno dire 'la tua effige' oppure 'il tuo profilo'. Chissà... 

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Verranno altri e mi saran sepolti accanto

e poi strato su strato per contare i millenni.

Sarà inutile richiamarmi o farmi segni 

sono isolato, e nulla qui si sente.

Ero armato e non mi sapevo indifeso,

mi consideravo predatore, e son stato predato.

Il cuore della vicenda, messo a nudo con schietta semplicità. Il poeta si vede simbolicamente 'al tappeto', ferito e abbattuto a seguito di un contrasto che ha richiamato molte altre vittime. Il rovesciamento dei ruoli è elemento fondamentale per spiegare il sentimento di amarezza disincantata del poeta: nonostante la sua forza, questi subisce la 'caccia' anziché compierla.

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

E ora solo la torba mi protegge,

riscalderà il mio sonno greve,

ma sognerò ancora praterie e grandi distese

mi agiterò ancora al ricordo di corse sulla neve,

di tigri dai denti a sciabola e mammut,

bisonti, bacche e fuochi accesi la sera.

Ok, qui si vita decisamente sul sepolcrale. La torba è materia da palude e da decomposizione fossile del legno. Dovrebbe essere la fine, ma ecco invece che il poeta trova un'insperata forza di reagire e infatti "sogna" di nuovo il fascino preistorico della caccia e della vita selvaggia. Anche qui citi elementi naturali o semplicemente pre-storici. Fai pensare insomma che al poeta non sia rimasta che la speranza di sognare un passato, dunque una sorte remota. 

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Assopito al calore delle pelli

sentirò ancora il tuo odore

e sarà il peggior dei tradimenti:

della vita che andandosene mi deride.

E allora lo fiuterò, per stanarti e inseguirti,

per essere preso, divorato e gettato via!

Ancora più evidente è qui il punto cruciale della vicenda: reagire ad un tradimento (addirittura è usato il termine di tradimento citando la sola presenza dell'odore!!!).  Il tono è più che altro malinconico e mi fa pensare che il gioco della 'preistoria' e dell'essere selvaggi fosse un vezzo comune,fra il poeta e qualcun altro. Ma è anche un luogo figurato, una sorta di 'tana' comune dove sentirsi al sicuro. Stiamo sempre parlando di sogni, quindi è facile trovare la spinta del subconscio, un modo di dichiarare i propri bisogni con il sotterfugio. Dunque, se da un lato il poeta si vede già seppellito nella fossa, sotto la Torba e pronto all'oblio, una parte di sé lo spinge irrazionalmente a sperare che quel tepore familiare possa tornare. Ma allora ecco che ci si ribella, ci si solleva per scappare e consegnarsi alla morte (preso, divorato e gettato via). 

Un conflitto tumultuoso fra coscienza e incoscienza, fra desiderio speranzoso e cruda accettazione dell'abbandono. 

 

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Perché la caccia non ha termine nei sogni

e quando si è distesi non si ha scampo. 

 

 

Chiusura stupenda e atroce. Trasmette benissimo l'idea che non si possa sfuggire alle proprie passioni, perché  è l'inconscio a ributtarcele addosso. Il sogno quindi non è un luogo di libertà, ma una prigione... 

Terribile : non lasci proprio spazio alla salvezza :o

 

E infine, la chiusura, come l' incipit:

Il 2/10/2018 alle 22:58, Claudio Piras Moreno ha detto:

Sono il tuo principe delle arene candide

sepolto tra palchi, monili e zanne

 

Come in un sogno ricorsivo, uno di quelli dove non ci si può svegliare, tutto si riavvolge e torna dove era cominciato. Una presa di coscienza, una dichiarazione d'identità, un'amara rivelazione. Alla fine di quest'ultimo verso, si ha l'impressione di non essersi mai veramente mosso da quella "grotta millenaria" dove la memoria si perde. 

Notevole effetto psicologico. 

 

In sintesi: il poema è decisamente e fatico, carico di simboli evocativi che richiamano un passato preistorico ed epico. L'idea del conflitto fra volontà e realtà è molto forte e occupa uno dei punti cruciali del poema. Ci sono punti di grande bellezza iconografica e altri incredibilmente scabri, diretti. Mi pare che il poeta abbia voluto abbandonarsi ad un amaro monologo riguardante la di e di un connubio, ma impreziosendo la prosa poetica di immagini pittoresche, ti taniche. 

La parte più bella sono proprio quei simboli: i monili, le zanne, i mammut, le pellicce, la grotta. L'eterno ritorno del passato a guisa di reminescenza del presente. Intrigante. 

 

Alla prossima 

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Ciao Nerio, ti ringrazio moltissimo per questa bella analisi. In effetti tutta la poesia gioca sulla sua reale collocazione nel tempo. In apparenza i riferimenti sono tutti preistorici ed evocati da parole associabili d'immediato a quell'epoca. Ma se si interpreta quelle parole solo come simboli, allora la collocazione temporale cambia. In fondo, il tempo è ciclico e gli eventi si ripetono di continuo. Nel mentre passano i millenni. La ciclicità rende vicino a noi il passato, che per questo diviene ancora più importante. In particolare la poesia racconta della fine di un amore: succede dalla notte dei tempi. 

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Ciao, @Claudio Piras Moreno , non so ancora cosa debba essere esattamente una poesia né sei il tuo componimento possa essere considerato tale, molti riescono a sbilanciarsi su questo punto e non capisco come facciano visto che la poesia nel corso della storia ha assunto le forme più diverse e sembra non aver trovato ancora la propria strada. Personalmente ritengo che la tua opera non solo si lasci leggere facilmente, ma che contenga anche immagini molto suggestive espresse in termini altrettanto efficaci. Non intendo dire che sia di facile interpretazione, ma che l'ho letta volentieri e che l'ho trovata godibile, il testo scorre e prende il lettore. Quanto al titolo, lo trovo geniale, ti spinge a leggere e rileggere la poesia alla ricerca di una connessione, ricerca della quale andando avanti della lettura poi ci si dimentica. Tuttavia, il titolo e il testo della poesia in sé mi sembra che vogliano rappresentare nell'insieme il paradosso di dinamiche relazionali irrazionali, istintive e feroci nel contesto di una realtà dominata dalla razionalità della tecnologia. Ma forse c'è molto di più da cogliere e ad altri è riuscito meglio di me. Ad ogni modo, ci tengo a farti i miei complimenti e ti auguro anche una buona giornata e un buon futuro artistico ;)

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Grazie Rocco per i tuoi auguri. Ricambio, e anzi, ti auguro un futuro artistico migliore di quello che aspetta me...

La poesia è un mondo che mi affascina, ne leggo da sempre e ne scrivo da quando avevo quindici anni, ma a dire il vero la dimensione in cui mi trovo meglio è quella del romanzo. 

 

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