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Miss Ribston

[MI 116 - fuori concorso] Incontro diplomatico

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Qui il commento

 

Nota alla lettura: nonostante nel racconto sia presente un personaggio storico realmente esistito, gli eventi narrati, le ambientazioni ecc... sono frutto di fantasia e in alcun modo rappresentano esattezze storiche. Anche perché questa storia è e vuole essere di genere fantasy, anche se un po' particolare.

 

 

[MI 116 fuori concorso, tema di mezzanotte]

Incontro diplomatico

 

«Potete andare.»

Elizabeth congedò le dame e i servitori un attimo prima di varcare la porta di una sala vuota. Un’ampia stanza grigia dall’alto soffitto, illuminata da una luce tetra, cinerea, che filtrava dalle immense vetrate delle finestre. L’alto soffitto di legno era più nuovo rispetto al resto dell’architettura, si notava a colpo d’occhio.

Elizabeth sapeva perché. Tremava all’idea che, di lì a poco, avrebbe incontrato la causa prima che aveva portato alla ricostruzione di quel tetto. Eppure doveva vederla, in quanto regina. In quanto regina di Inghilterra e figlia di suo padre.

Ecco, forse l’essere figlia di suo padre non giocava a suo favore in quel frangente, ma non poteva negare quel che era. Ciò che doveva fare era essere se stessa e chiarire le posizioni. Le nuove posizioni del suo regno nei confronti dei Cavalieri di Aeda.

«Ho stima delle donne al potere. Non che non ne abbia nei confronti degli uomini, ma il bilancio fra i danni apportati dalle prime, rispetto ai secondi, va a favore del genere femminile, senza dubbio: ne hanno sulle spalle molti meno… se si fa eccezione di me.»

Elizabeth si bloccò all’istante e si voltò: a pochi passi da lei stava una figura stretta in un’armatura completamente nera, con l’unica eccezione di due ali dorate scolpite ai lati dell’elmo, in prossimità delle orecchie. Il volto era nascosto dietro a una stoffa scura; solo gli occhi erano visibili in quella macchia atra. Iridi buie e tetre, due baratri infiniti vuotati di ogni emozione.

La regina fu percorsa da un brivido ghiacciato, ma si trattenne dal mostrarsi spaventata. Puntò lo sguardo verso la figura, con tutta la determinazione di cui era capace, pur senza indugiare oltre in quegli occhi così cupi:

«La vostra fama vi precede, Aeda: mi aspettavo che mi avreste colta alle spalle» disse, con il tono più autorevole e fermo che le riuscì.

«È un metodo sempre efficace, che difficilmente non spaventa il mio interlocutore. Ma forse avreste preferito un’entrata plateale, come quella che riservai per vostro padre? Se proprio ci tenete, posso chiamare il mio drago. A far saltare il tetto non ci metto nulla» fu la replica di Aeda, sicura e sprezzante.

Elizabeth si sentì impallidire e ringraziò di avere il viso truccato di bianco, o non avrebbe saputo come nascondere la sua debolezza al generale che aveva davanti.

Per un momento le parve di scorgere, sotto alla benda di Aeda, la sagoma di un ghigno, come se quella creatura avesse potuto leggerle l’animo e il sentimento.

Sì, Aeda sapeva, non c’era dubbio. L’aveva letta, aveva scandagliato le sue emozioni più recondite, forse anche i pensieri.

«Non posso leggere i vostri pensieri» disse il generale, per rispondere ai suoi dubbi mai espressi, ma facilmente intuibili.

La mandibola di Elizabeth scivolò in basso.

Aeda sorvolò su quell’espressione a dir poco esplicativa, quindi camminò fino a portarsi accanto alla sovrana. I corni neri, che si protendevano dalle spalle della sua armatura, quasi toccavano la larga gorgiera bianca della donna. Poi Aeda voltò di poco la testa e fissò gli occhi su quel viso pallido, corollato da riccioli rossi:

«Direi di andare al punto, ora: sappiate che il vostro rango mi è indifferente e non ho intenzione di dedicarvi più tempo del necessario, magari solo per un vostro capriccio. Quindi: quali sono le vostre intenzioni?» chiese il generale.

La regina richiuse la bocca e deglutì. Allargò le narici, respirando l’odore metallico che proveniva dalla figura al suo fianco. Un odore che ricordava il sangue, ma che sapeva anche di fuoco ed era elettrico quanto una folgore. Era l’odore di chi comanda, perché può farlo e sa farlo bene.

«Non ho intenzione di seguire le orme di mio padre, avendovi come nemico. So anche che non potrò comandarvi o chiedervi di essere comandata, perché avete chiarito in modo inoppugnabile che non avete una patria, un regno o un regnante da servire; siete un’ospite del mondo, gradito o no che sia, e in quanto tale, quindi, l’unica cosa che mi resta da proporvi, è quella di avervi come alleato» disse.

Aeda non staccò gli occhi dal volto della sovrana nemmeno per un istante:

«Sono un’ospite, sì, avete ragione, ma come saprete non accetto inviti: sono io a scegliere con chi allearmi e con chi no, e saprete anche che, all’occorrenza, il mio servizio ha un prezzo. Sono io a invitarmi da chi scelgo; sono io a proporre il mio esercito. Sono io a stabilire il pagamento. Sono io a comandare i miei soldati, senza che voi o chiunque altro abbia la minima autorità su di loro. Sono io che garantisco la vittoria. Queste sono le condizioni. Quindi quel che potete fare, Elizabeth, è porvi nella situazione di essere per me un buon terreno di sosta, se vogliamo giocarla su questa metafora, che poi tanto sbagliata non è.»

Elizabeth, a quelle parole, tremò ancora di più e questa volta non riuscì a nascondere in nessun modo la paura: le mani presero ad agitarsi febbrili e le pupille si dilatarono fino a nascondere, in un cerchio sottilissimo, l’azzurro delle iridi. Quel che aveva detto Aeda era vero. Incontrastabile. Non c’era vocabolo che si sarebbe potuto mettere in discussione.

La regina, allora, osò voltare lo sguardo verso il generale:

«Sia. Non troverete nemici o ostacoli presso di me e il mio regno. Per cui, se vorrete appoggiare le cause inglesi ed essere mia gradita ospite, sarà mia premura soddisfarvi di tutto ciò che chiederete» disse, completamente vinta dal potere di quella creatura.

Aeda abbassò il capo in un cenno soddisfatto, dopodiché si allontanò dalla sovrana. Procedette a gran passo per quella sala vuota, finché non raggiunse l’unico arredo lì presente: un trono spoglio e vuoto. Sfiorò il bracciolo del sedile con la punta delle dita guantate:

«Cooperazione, Elizabeth. All’occorrenza basta quella. Perché a voi è sufficiente parlare da un sedile per farvi prendere sul serio. Io, invece, che non mi siederò mai, devo usare la spada anche quando non sarebbe necessario.»

Detto ciò, Aeda rivolse un’ultima occhiata glaciale e priva di sentimento alla sovrana. Poi sparì in una fredda nube nera.

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We, mi sa che è la prima volta che ti leggo (e che ti commento).

 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

avrebbe incontrato la causa prima che aveva portato alla ricostruzione di quel tetto.

Non mi torna. Credo che sia più giusto dire:

”...la causa della ricostruzione di quel tetto.”

Che la causa porti a un risultato (la ricostruzione) è ovvio. Se così non fosse non parleremmo di “causa”, no?

Può essere che il mio sia un modo troppo rigido di ragionare sulle parole, però, lo ammetto. Vedi tu. Io mi perdo.

 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

«Potete andare.»

Elizabeth conge le dame e i servitori un attimo prima di varcare la porta di una sala vuota.

Torno indietro. Eliminerei senza pensarci troppo quel “potete andare”. Subito dopo dici che Elizabeth congeda le dame e i servitori, cioè ripeti quel “potete andare”, ma aggiungendo qualche dettaglio. Quindi farei:

 

«Potete andare.»

Elizabeth congedò le dame e i servitori un attimo prima di varcare la porta di una sala vuota.

 

oppure:

 

«Potete andare.»

Elizabeth congedò le dame e i servitori un attimo prima di varcare varcò porta di una sala vuota.

 

Meglio la prima, secondo me.

Nel tuo testo quel “potete andare” viene ammazzato dalla frase successiva, che è una sua versione potenziata. Infatti la mia mente ha cominciato a registrare da “Elizabeth congedò...”, saltando del tutto la prima frasetta.

 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

Iridi buie e tetre

Se per una questione di musicalità vuoi tenere i due aggettivi (benissimo), ti consiglio almeno di evitare due termini così simili: buio e tetro.

Pensa alla frase Un panino gustoso e squisito, non suona troppo bene, no?

Oltretutto, subito prima c’è anche “atra”.

Quota

macchia atra. Iridi buie e tetre,

 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

non avrebbe saputo come nascondere la sua debolezza al generale che aveva davanti.

Qui sei un po’ troppo prudente secondo me. Sono in due: una è lei, il generale deve essere per forza Aeda.

 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

che proveniva dalla figura

È già la terza volta che usi la parola “figura” per definire Aeda.

 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

l’unica cosa che mi resta da proporvi, è quella di avervi come alleato» disse.

Via la virgola. Oltretutto subito prima ne usi già un quintale e mezzo.

Poi, non so se puoi proporre a un’altra persona di avere (infinito di cui sempre tu sei il soggetto) lei come alleata.

Direi: l’unica cosa che mi resta da proporvi è quella di diventare alleati.

 

1 ora fa, Miss Ribston ha detto:

senza che voi o chiunque altro abbia

Stavo per consigliarti di sostituire “abbia” con “abbiate”, ma ho fatto una ricerca e ho letto che va bene in entrambi i modi. A orecchio continuo a preferire “abbiate”.

 

Forse ci sono altre cose da segnalare, ma sono stanco e magari ripasso.

Non è il mio genere, per questo non giudico frasi come “la tua fama ti precede” che è evidentemente un cliché, ma magari si usa così. Non ne ho idea.

 

Allora. L’hai postato in racconti, ma sembra più un frammento, un capitoletto di qualcosa di più grande. Qualcosa di molto più grande. Tutto estremamente statico: il generale ha il coltello dalla parte del manico fin dall’inizio e la regina ha paura. Non succede niente, si finisce come si inizia. Difficile quindi valutare il contenuto, non saprei proprio cosa dire.

Però mi sembra ben scritto, quindi se dovessi darti un voto ti darei un: pensochevabbene che poi è la versione paracula del nonsocheddirti.

 

 

 

 

 

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Ciao @Kuno :)

Onorata del tuo passaggio! Sì, mi sa che è la prima volta che ricevo un tuo commento. Una tua lettura non so, ma un commento ne sono abbastanza certa, quindi grazie, mi fa davvero piacere.

Ti ringrazio molto anche per le dritte su come mettere a posto il testo, sempre bene accette.

 

43 minuti fa, Kuno ha detto:

Se per una questione di musicalità vuoi tenere i due aggettivi (benissimo), ti consiglio almeno di evitare due termini così simili: buio e tetro.

Pensa alla frase Un panino gustoso e squisito, non suona troppo bene, no?

Oltretutto, subito prima c’è anche “atra”.

Sì, i termini sono simili, un filo diversi ma simili. Diciamo che di norma il personaggio attira su di sé tutta questa linea di aggettivi. Qui ho un tantino esagerato, mi sono lasciata prendere la mano :lol:

 

49 minuti fa, Kuno ha detto:

È già la terza volta che usi la parola “figura” per definire Aeda.

Il personaggio ha tantissime parole che possono indicarla, ma non potevo introdurle tutte in così pochi caratteri, o avrei rischiato l'effetto confusione. In versione ampliata, ne tirerò via un paio ;)

 

51 minuti fa, Kuno ha detto:

“la tua fama ti precede” che è evidentemente un cliché, ma magari si usa così

È una formula standard, sì, che mi sembrava appropriata, proprio per evidenziare l'entrata prevedibile e scontata.

 

53 minuti fa, Kuno ha detto:

L’hai postato in racconti, ma sembra più un frammento, un capitoletto di qualcosa di più grande. Qualcosa di molto più grande.

Troppo lungo per essere messo in frammenti, ho cercato di dargli un "quadro" da racconto, anche se, visto che tutto è estrapolato sì da un contesto più grande, si vede lo stesso che c'è altro. Per la precisione, prima di questo vengono più di 1.570.000 caratteri di storia, come background del personaggio di Aeda. Sono contenta che si capisca che c'è molto di più dietro. Grazie davvero :sss:

 

59 minuti fa, Kuno ha detto:

Tutto estremamente statico: il generale ha il coltello dalla parte del manico fin dall’inizio e la regina ha paura. Non succede niente, si finisce come si inizia. Difficile quindi valutare il contenuto, non saprei proprio cosa dire.

Però mi sembra ben scritto, quindi se dovessi darti un voto ti darei un: pensochevabbene che poi è la versione paracula del nonsocheddirti.

Grazie anche per questo. In effetti, a livello scenico non succede gran che: semplicemente le due si mettono d'accordo. Il generale sa che può permettersi di dettare legge, anche se non è a casa sua, e la regina ha già deciso che non vuole contestare la cosa. Ci prova a mantenere la sua posizione di regnante, ma desiste subito.

In ogni caso, i giudizi: "sembra ben scritto", "pensochevabbene" e "nonosocheddirti" li apprezzo tantissimo, quindi grazie davvero :rosa:

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@Miss Ribston

 

Ciao Miss!

Sì, se ne deduce che il racconto è (o può essere, ma diciamo "è" giacché l'hai confermato) parte di qualcosa di più grande, una storia che lo precede e un seguito.

 

Se ne deduce anche (questa volta a mia personale deduzione) che lo stile è costruito per essere inusuale, fuori un po' dai ranghi della narrativa mainstream (ti becchi i paroloni) per inserirsi in un quadro di certo originale che si muove fra ardite costruzioni linguistiche, un po' colte, quasi desuete, sicuramente nobili; e un fluire a tratti più diretto in quanto a vocabolario e costruzione delle frasi.

 

Insomma, come dire: i personaggi "parlano un po' strano", calati però nel loro mondo fantasy dove questo stile è la norma. Da una parte l'ho trovato dunque stilisticamente gustoso e ben costruito; dall'altra, sarò sincero, un po' all'opposto: forse un po' lento e fin troppo "mantenuto dentro le corde".

Non scorre via veloce, ma i personaggi incarnano alti ranghi di un mondo che, se anche accennato, è pieno di retroscena culturali, dunque in questo adatto. D'altronde, da generali, re e regine, non ci si aspetta certo che "s'insozzino d'insulti", data anche l'occasione formale d'incontro.

 

Particolare poi il significato di ospitalità in cui Aeda (bel nome) si riconosce. Forte e indipendente.

In particolare questa frase, è quella che ti quoto di più sin da subito, poiché è quella che mi è piaciuta maggiormente su tutte:

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

Perché a voi è sufficiente parlare da un sedile per farvi prendere sul serio. Io, invece, che non mi siederò mai, devo usare la spada anche quando non sarebbe necessario.»

 

Diciamo che, ad essere onesti, tutto il racconto mi ha colpito, ma non mi ha particolarmente emozionato. Intrigato, questo sì, tanto da voler conoscerne di più. Non è infatti, in questo, una storia che"lascia il segno", nel senso di essere strutturata per un racconto di tali dimensioni (per quanto riguarda stile e trama). Rimangono però impressi e s'immagino bene i personaggi e l'atmosfera tutta del racconto, che invece mi è molto piaciuta.

 

Ciò che non mi ha convinto troppo, e che mi pare il più delle volte una tua precisa scelta stilistica, è l'uso di ripetizioni a mo' di ripresa dalla frase precedente per ampliarne il concetto. Ogni tanto ci stanno bene, ma forse questo capita troppo. 

Altre ripetizioni, a mio avviso, si potrebbero variare a prescindere.

Concludo con i miei complimenti. Ciao!

 

Ah, no, le annotazioni:

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

L’alto soffitto di legno era più nuovo rispetto al resto dell’architettura, si notava a colpo d’occhio.

"Più nuovo" rende bene l'idea, eppure non mi ha convinto, sembra quasi "comprato" se non addirittura "lavato". Tecnicamente, qualcosa come "ristrutturato", ma non renderebbe subito l'idea di "nuovo". Non so, io te lo segnalo, a te, se interessa, vedere se si può trovare un altro termine.

O forse, si potrebbe sostituire il "più". Qualcosa come "sembrava nuovo rispetto..."

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

In quanto regina di Inghilterra e figlia di suo padre.

Ecco, forse l’essere figlia di suo padre non giocava

Ecco una di quelle ripetizioni di cui parlavo sopra. A prima lettura ho pensato che si sarebbe potuta eliminare completamente o variare, anche con "figlia del re". Anche perché, qualcuno forse direbbe meglio di me che "essere figlia di sua padre" suona un po' evidente o scontato, nel senso che se non è figlia di suo padre e di sua madre, di chi?

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

e chiarire le posizioni. Le nuove posizioni

Nuovamente questo gioco stilistico.

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

«Ho stima delle donne al potere. Non che non ne abbia nei confronti degli uomini, ma il bilancio fra i danni apportati dalle prime, rispetto ai secondi, va a favore del genere femminile, senza dubbio: ne hanno sulle spalle molti meno… se si fa eccezione di me.»

Un po' femminista, ma questo mi piace anche. Un po' forse contorta la frase, ma anche questo, ci sta con lo stile generale del testo. Quel "si fa eccezione", invece, un po' (non troppo) mi stona come forma verbale. Ugualmente non ho però validi suggerimenti. Penso a qualcosa di più corto "a mia eccezione", ma perde il senso che vuoi dargli dell'ipotetica. Non so.

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

, con l’unica eccezione di due ali dorate scolpite ai lati dell’elmo,

Qui - che è poco dopo nel racconto - "eccezione" non lo ripeterei.

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

al mostrarsi spaventata. Puntò lo sguardo verso la figura, con tutta la determinazione di cui era capace, pur senza indugiare oltre in quegli occhi così cupi:

«La vostra fama vi precede, Aeda: mi aspettavo che mi avreste colta alle spalle» disse, con il tono più autorevole e fermo che le riuscì.

«È un metodo sempre efficace, che difficilmente non spaventa il mio interlocutore.

Cambierei, a mio gusto, anche questa di ripetizione.

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

L’aveva letta, aveva scandagliato le sue emozioni più recondite, forse anche i pensieri.

«Non posso leggere i vostri pensieri» d

Cambierei "leggere". Forse fa perdere il senso di "leggere i pensieri", eppur si ripete, ti direi.

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

Un odore che ricordava il sangue, ma che sapeva anche di fuoco ed era elettrico quanto una folgore. Era l’odore di chi comanda

Questa, la faccio rientrare nel gioco stilistico di cui sopra.

 

3 ore fa, Miss Ribston ha detto:

da proporvi, è quella di avervi come alleato» disse.

Aeda non staccò gli occhi dal volto della sovrana nemmeno per un istante:

«Sono un’ospite, sì, avete ragione, ma come saprete non accetto inviti: sono io a scegliere con chi allearmi e con chi no, e saprete anche che, all’occorrenza, il mio servizio ha un prezzo. Sono io a invitarmi da chi scelgo; sono io a proporre il mio esercito.

Ugualmente "proporvi", forse sì, forse no.

 

In generale: molto bella l'atmosfera e i personaggi. S'immagina tutto molto bene. Per poter apprezzare appieno e farsi coinvolgere dallo stile di scrittura, secondo me, bisogna addentrarsi e perdersi nel mondo da te dipinto, altrimenti, di primo acchito, potrebbe apparire assai inusuale. La storia, diciamo che è più uno spezzone. Mi piacerebbe leggerne altro.

Ciao!

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Ciao @AndC e grazie per il passaggio :sss:

 

14 ore fa, AndC ha detto:

Se ne deduce anche (questa volta a mia personale deduzione) che lo stile è costruito per essere inusuale, fuori un po' dai ranghi della narrativa mainstream (ti becchi i paroloni) per inserirsi in un quadro di certo originale che si muove fra ardite costruzioni linguistiche, un po' colte, quasi desuete, sicuramente nobili; e un fluire a tratti più diretto in quanto a vocabolario e costruzione delle frasi.

 

Insomma, come dire: i personaggi "parlano un po' strano", calati però nel loro mondo fantasy dove questo stile è la norma. Da una parte l'ho trovato dunque stilisticamente gustoso e ben costruito; dall'altra, sarò sincero, un po' all'opposto: forse un po' lento e fin troppo "mantenuto dentro le corde".

Non scorre via veloce, ma i personaggi incarnano alti ranghi di un mondo che, se anche accennato, è pieno di retroscena culturali, dunque in questo adatto. D'altronde, da generali, re e regine, non ci si aspetta certo che "s'insozzino d'insulti", data anche l'occasione formale d'incontro.

Sì, ci sei quasi: lo stile ho voluto costruirlo in modo tale che i personaggi parlino in modo diverso a seconda del loro rango, oppure rispetto le occasioni e le situazioni in cui si trovano. Per cui, il generale e la regina in questo racconto parlano con un linguaggio più formale.

Però, per farti capire, in questi miei scritti possono capitare cose del genere (ti prendo un esempio dal milione e mezzo di caratteri che fanno da background al personaggio principale):

«Un finocchio che si rade anche il buco del culo perché possa essere meglio sodomizzato... per te dovrò inventarmi una qualche punizione che non sia il solito bastone nel culo: presumo che ti farei un piacere.» disse secco. [ripetizione voluta per enfasi]

Questo che ti ho citato è un personaggio in una determinata occasione. In un secondo contesto, però, lo stesso signore non esiterà a parlare in questi termini:

«A tal magnifico signore, io. Poiché tutti sanno bene che io non ho di che nutrirmi o vestirmi, io ho domandato alla pietà vostra, e la vostra benevolenza me lo ha concesso, di potermi affidare e accomandare alla vostra possidenza. E così ho fatto. [...]»

Insomma, nel tentativo di rendere realistici i personaggi, ho cercato di far sì che, come le persone, questi cambino modo di esprimersi o di comportarsi (quando sono in grado di farlo) a seconda delle circostanze :)

 

14 ore fa, AndC ha detto:

Ah, no, le annotazioni:

Ecco, al leggere il "ciao" mi ero quasi spaventata, mancava qualcosa :asd:

Grazie mille per i suggerimenti!

 

14 ore fa, AndC ha detto:

In generale: molto bella l'atmosfera e i personaggi. S'immagina tutto molto bene. Per poter apprezzare appieno e farsi coinvolgere dallo stile di scrittura, secondo me, bisogna addentrarsi e perdersi nel mondo da te dipinto, altrimenti, di primo acchito, potrebbe apparire assai inusuale. La storia, diciamo che è più uno spezzone. Mi piacerebbe leggerne altro.

Grazie davvero anche per questo: mi fa davvero molto piacere come analisi. In quanto al leggerne altro... beh... boh, si vedrà :D

 

Saluti! :sss:

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Commento lampo giusto per riprendere un po' la mano, sono anni che non lo faccio. Quindi non garantisco sulla qualità del mio intervento. :)

 

Discreta atmosfera, intrigante l'idea di usare personaggi storici in un fantasy.

Altri hanno già detto molto per quanto riguarda la forma, e io mi ritrovo particolarmente nei commenti di AndC.

 

Trovo che ci siano alcuni problemi di registro nel frammento: alcune parole suonano troppo auliche o desuete, altre troppo comuni e colloquiali. Per fare un esempio, io non userei mai "atro" nella stessa scena con "far saltare il tetto" o "a colpo d'occhio". Ci sono alcuni di questi contrasti che mi risultano indigesti. Questione di gusti, forse. Non sono molti, ma sufficienti a farmi alzare il sopracciglio. E come dei piccoli graffi su un vinile di musica classica, sono sufficienti a distrarmi e a non farmi godere appieno il tuo pezzo.

 

Un altro appunto che vorrei fare riguarda la scelta delle parole.

Per esempio:

Quota

Non c’era vocabolo che si sarebbe potuto mettere in discussione.

Impreciso. Il messaggio passa comunque, ma il termine usato non è dei più adatti: "vocabolo" si usa in ambito linguistico per indicare un elemento lessicale autonomo. Si tratta di un tecnicismo, e stona in un racconto fantasy, come se Gandalf si mettesse a parlare di etologia ne "Il Signore degli Anelli". Per quanto simile nel significato, "vocabolo" non è sinonimo di "parola" e si usa in un ambito differente.

Altro esempio:

Quota

una figura stretta in un’armatura completamente nera, con l’unica eccezione di due ali dorate scolpite ai lati dell’elmo

"Scolpire" è un verbo difficilmente riferibile al metallo, perché significa letteralmente "lavorare un materiale asportandone parti per ricavare figure, incisioni o scritte". Il metallo non si "scolpisce", ma si "modella", specie se si tratta di un'armatura che talvolta non viene scalfita neppure dai colpi di un'arma. A meno che essa non sia costituita di un materiale simile alla pietra o al legno (e non mi risulta da questo frammento), "scolpire" non è il termine adatto.

Ci sono una decina di scelte lessicali analoghe a queste, nel racconto. Come detto, il messaggio passa comunque ma i termini utilizzati sono imprecisi, e possono rovinare l'esperienza dei lettori più esigenti (come me... sì, sono pignolo e me ve vanto :super:).

 

Infine una nota sullo stile.

Ognuno ha il proprio modo di scrivere, e non esiste uno stile "corretto". Tutto sommato la prosa di questo estratto mi sembra piacevole alla lettura, nonostante quanto segnalato da me e dagli altri. L'unico limite, secondo me, è che esagera con gli aggettivi nella descrizione. Alla comparsa di Aeda ci sono ben 6 sinonimi di "nero" nel giro di 4 proposizioni: "nera", "scura", "atra", "buie", "tetre", "cupi". C'è di che compilare un dizionario... :D L'abbondanza di aggettivi e apposizioni si ritrova in quella che sembra quasi la cifra stilistica del testo, ovvero gli aggettivi usati in coppia nelle descrizioni:

Quota

illuminata da una luce tetra, cinerea

Iridi buie e tetre

quasi toccavano la larga gorgiera bianca

un trono spoglio e vuoto

Se a questo aggiungiamo che, a esclusione del discorso diretto, i sostantivi del racconto sono quasi sempre accompagnati da un aggettivo, un'apposizione o un complemento di specificazione, arriviamo a uno stile eminentemente descrittivo che però risulta anche molto statico e pesante.

Personalmente non ho problemi a leggere alcune pagine scritte in questo stile, ma se il racconto fosse stato lungo il triplo forse non sarei riuscito a terminarlo.

Con questo non voglio dire che il racconto è scritto male, nient'affatto. Credo solo che alcune parti potrebbero trarre vantaggio da una sfoltita generale.

 

Ecco, questo è quanto. Spero possa esserti utile.

Ribadisco che il testo è valido, e ha secondo me solo bisogno di un po' di editing. Spero di poter leggere altri frammenti ambientati in questo tuo mondo. :) 

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Ciao @Midgardsormr :)

Commento lampo non direi, e anche utile quanto mi hai scritto. Grazie mille!

 

Il 2/10/2018 alle 18:31, Midgardsormr ha detto:

"Scolpire" è un verbo difficilmente riferibile al metallo, perché significa letteralmente "lavorare un materiale asportandone parti per ricavare figure, incisioni o scritte". Il metallo non si "scolpisce", ma si "modella", specie se si tratta di un'armatura che talvolta non viene scalfita neppure dai colpi di un'arma. A meno che essa non sia costituita di un materiale simile alla pietra o al legno (e non mi risulta da questo frammento), "scolpire" non è il termine adatto.

In questo caso, per la natura particolare dell'oggetto, che nel racconto non ho ritenuto necessario spiegare, "scolpire" è esatto. Purtroppo è un dettaglio derivante da tutto il passato dell'elmo e del personaggio: per me era ben delineato, in un racconto estrapolato dal contesto più ampio su cui poggia, in effetti non si capisce.

 

In genere, scelgo con molta cura i vocaboli da utilizzare nei miei testi; se ci sono, è perché ho voluto mettere quelle. Mi fa piacere, però, constatare che c'è chi le può trovare stonate, è un ottimo spunto da indagare.

 

Il 2/10/2018 alle 18:31, Midgardsormr ha detto:

Se a questo aggiungiamo che, a esclusione del discorso diretto, i sostantivi del racconto sono quasi sempre accompagnati da un aggettivo, un'apposizione o un complemento di specificazione, arriviamo a uno stile eminentemente descrittivo che però risulta anche molto statico e pesante.

Personalmente non ho problemi a leggere alcune pagine scritte in questo stile, ma se il racconto fosse stato lungo il triplo forse non sarei riuscito a terminarlo.

Per questo non preoccuparti: in storie più lunghe e complesse adopero sì dei passaggi descrittivi (similari a quello di questo racconto), ma li alterno anche ad altro, così da distribuire il peso delle scene a seconda di come voglio che questo sia percepito (di solito mi riesce anche, ma non è detto). In questo caso, l'idea era di dare pesantezza al passaggio e un forte impatto visivo, perché è un dialogo fra potenti, un incontro difficile, una chiacchierata ovvia ma non ovvia. Insomma, anziché scrivere: "l'aria era tesa e pesante", ho provato a crearla con tutto il resto che avevo a disposizione. :)

 

Il 2/10/2018 alle 18:31, Midgardsormr ha detto:

Ribadisco che il testo è valido, e ha secondo me solo bisogno di un po' di editing.

Grazie davvero, mi fa molto piacere che il testo sia ritenuto valido :sss: In quanto all'editing: sempre; sono piuttosto affezionata alla procedura, la trovo molto utile se non indispensabile :D

 

Grazie ancora per il passaggio: come già detto, le tue osservazioni mi sono molto utili!

A presto!

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Il 1/10/2018 alle 18:21, Miss Ribston ha detto:

L’alto soffitto di legno era più nuovo rispetto al resto dell’architettura,

Una bella descrizione sulla differenza di colore tra vecchio e nuovo avrebbe reso di più l'idea

Il 1/10/2018 alle 18:21, Miss Ribston ha detto:

Elizabeth si sentì impallidire e ringraziò di avere il viso truccato di bianco, o non avrebbe saputo come nascondere la sua debolezza al generale che aveva davanti.

 

Mi pare abbiano detto tutto.

Piaciuto il registro, adatto all'atmosfera e alla storia.

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