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Ospite AndC

Il criminale (2/6)

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Ospite Rica

Tornato a casa, Nunzio non salutò la moglie perché non ne aveva una, ma se anche fosse stato sposato allora le cattive abitudini gli avrebbero imposto di non portarle alcun rispetto. Si abbatté sulla poltrona, stremato. Come avrebbe potuto reagire rispetto a un tale orrore?

– toglierei "un" perché l'orrore lo hai introdotto.

 

Il misero ispettore non sapeva cosa rispondersi. S’accasciò completamente e prese fra le mani un pezzo di carta. Rivoluzione, pensò. Il Nuovo Ordine Sociale Supremo aveva da tempo convertito tutta la società e il senso di questa parola si era ormai perso, offuscato e fagocitato dal sistema. Nunzio era cresciuto in questo clima e non riusciva a capacitarsi dell’esistenza di simili infamie. Un bambino contento era un abominio inascoltabile!

Con l’avvento del Nuovo Ordine Sociale Supremo, infatti, la felicità era stata bandita e Nunzio comprendeva perfettamente come tutto dovesse rimanere così. Altrimenti dove si sarebbe finiti? Se ognuno fosse stato libero di ridere e di scherzare, il mondo sarebbe stato un’eterna barzelletta e il caos si sarebbe impadronito di strade e città, divenendo l’unica, pazzesca, legge.

– "misero" mi sembra un0opinione della voce narrante.

- se ti accasci l'azione è totale...

– ne metterei uno, uno dei due

– secondo me, basta la parola abominio

(forse adesso ho capito perché i bambini studiavano meticolosamente) ;) 

–  Una volta che lo hai presentato, potresti usare l'acronimo. NOSS

 

Ognuno avrebbe agito a suo gradimento, cercando la gioia per sé e per gli altri. Ognuno avrebbe ragionato di testa propria. No, rivoluzione non era questo. La rivoluzione c’era stata e questi delinquenti, questi nuovi “rivoluzionari” erano solo dei malfattori.

Nunzio giurò che avrebbe catturato l’artefice del misfatto, mentre con l’altra mano afferrò una penna e scrisse quel che per lui significava il termine rivoluzione:

– se la rivoluzione c'era stata allora loro dovrebbero essere chiamati in un altro modo, controrivoluzionari o sovversivi, per esempio. 

– Hai detto che prese tra le mani un pezzo di carta, ora dici che con l'altra mano prende la penna. Mmm. Mandami pure a quel paese, tranquillo. ;) 

 

“Noi siamo quelli che sogniamo. Facce brutte, da compromesso, noi siamo quelli che amiamo odiare. Noi siamo quelli che c’illudiamo e che ogni giorno, ogni sera, ogni minuto, c’inganniamo. Non siamo eroi, ma fantastichiamo di esserlo. Non abbiamo talenti particolari, ma creiamo doti di cartapesta e miraggi su miraggi solo per poter afferrare l’inafferrabile, dedicando tutte le nostre vite a questi inganni e a queste illusioni. Tutto ciò significa rivoluzione e noi ne siamo i tristi propugnatori.

– perché "da compromesso". Mi sembra non ne vogliano, loro, di compromessi.

 

Noi siamo quelli che vorremmo suonare la scrittura come si fa per una musica, o che vorremmo far cessare ogni sopruso con uno schiocco di dita. Questo, però, non è possibile. E mentre con una mano scocchiamo e scocchiamo, chiedendo ai nostri fantasmi perché esistano ancora le guerre, con tutto il resto del nostro corpo e della nostra mente alimentiamo mille e mille di quei soprusi che vorremmo scongiurare.

Noi siamo quelli senza veri amici, senza amori né onori, ma solo acciacchi e dolori. Noi ci prendiamo gioco del mondo e beffe dei nostri simili, solo perché vogliamo adirarci a sera, maledicendo un mondo e una massa di nostri simili che si prende (la massa) ono gioco e beffe di noi, infliggendoci quel che noi gli infliggiamo non volendo mai potesse esserci inflitto. Noi tiriamo schiaffi nell’aria solo perché siamo pazzi e ci adiriamo, di giorno, e poi nuovamente a sera, ci adiriamo, perché quello schiaffo ci è ritornato in faccia, moltiplicato a volte, per mano di coloro che abbiamo offeso.

Allora ci rintaniamo, perché siamo di quelli che non parliamo, ma usiamo sempre la bocca e le parole per complicarci, per condannarci, per umiliarci. Dunque ci sfoghiamo senza motivo, prendendocela con chiunque, perché noi siamo di quelli che tiriamo schiaffi all’aria solo perché ci siamo adirati o ci siamo ingannati.

– Eviterei la rima

 

E dopo ci divertiamo a buttare un sasso nel lago per vedere quello che succede, desiderando che non accada, sperando che il sasso non affondi, che non si formino nell’acqua le increspature concentriche. Questo, nemici miei, è quello che facciamo: c’inganniamo ancora una volta. Abbiamo già lanciato tanti e tanti massi nei laghi e conosciamo già il risultato. Ma ogni volta ne tiriamo un altro solo per sperare di vederlo galleggiare. Affonderà, questa è l’unica verità.

Quindi noi ci contraddiciamo, ci complichiamo e ripetiamo tutto, parole, frasi, azioni, amori. E compiendo sempre gli stessi gesti da millenni su millenni, andiamo in giro a convincere e a costringere i nostri simili che devono fare quello che non vorremmo mai fosse fatto a noi e che un giorno sicuramente ci verrà rifatto. Questa è la nostra rivoluzione. L’unica possibile.

Noi siamo quelli tutti infelici, contenti del nostro scontento. Noi siamo quelli che non sanno più cosa siano la pace e la gioia, né conosciamo i motivi della loro scomparsa, ma a noi tutto questo poco importa.

Eccoci: noi siamo quelli che urliamo a casaccio, pieni di ragioni e di buoni motivi. Noi possiamo giudicare ogni cosa e razionalizzare ogni sentimento. Stiamo lavorando con forte lena per allontanare il più possibile noi stessi e i nostri simili dai nostri cuori. Non è vero che noi vogliamo amare. Noi preferiamo corroderci d’isolamento e prima i nostri cuori si spezzeranno, prima avremmo raggiunto lo scopo di restare soli con le nostre buone ragioni e i nostri giudizi.

Fatto a pezzi il mondo, potremmo adirarci, di giorno, e a sera imbestialirci, schioccando le dita riposte in preghiere di sconforto. E se qualcuno dovesse venire a raccontarci il contrario, ossia che ci stiamo ingannando o che esiste anche della gioia a questo mondo, noi saremo così allenati che mollargli uno schiaffo sarà una passeggiata. Per concludere, insoddisfatti della nostra insoddisfazione, che non esistono altre alternative. Questa sì, è la nostra rivoluzione”.

Mi sembra che lo ripeti più volte questo concetto. :) 

In questa parte proverei a snellire qualcosa, ma credo sia questione di gusti. Non del tuo scritto. Per esempio qualche "noi" e qualche struttura "circolare" che a volte mi risulta troppo lunga alla lettura.

 

La storia: capisco qui che alcune cose che non capivo di là hanno una spiegazione. In questo pezzo, però, non comprendo più la posizione di Nunzio. All'inizio di questo brano mi dici: "Con l’avvento del Nuovo Ordine Sociale Supremo, infatti, la felicità era stata bandita e Nunzio comprendeva perfettamente come tutto dovesse rimanere così." Quindi, Nunzio era favorevole alla rivoluzione del NOSS. Perché allora scrive questo discorso?

Forse lo capisco alla prossima puntata?

 

A presto, a mico mio. La storia devo seguirla per trovarla, non si è ancora sviluppata quindi non mi pronuncio. Tranne qualche dubbio qui e là che ho già espresso, ma credo che alcuni vengano spiegati dal proseguo.Almeno, questa è l'impressione. ;)

Grazie della lettura, amico mio :) 

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Ospite AndC

@Kuno

 

Eccomi, perdona il ritardo.

 

Ti voglio bene, dico sul serio. Nuovamente apprezzo e trovo buoni i suggerimenti che, ora lo riconosco appieno, gli servono a questo racconto (e sempre e ovviamente anche a me). Il punto è che questa, che doveva essere la parte un po' più "strana", o almeno meno logica, ti ha convinto di più, mentre la prima, che (sempre secondo me) doveva essere quella più strutturata, di meno. Questo, solo per dire... ma è anche il bello dello scrivere.

 

Il 2/10/2018 alle 11:09, Kuno ha detto:

Però non capisco, perché lo scrive? Puoi anche rispondermi “perché sì”, eh, lo accetterei.

Tecnicamente, qui, trattasi davvero di un "perché sì". A Roma diremmo: è una parte completamente a buffo. Per snarrativare un po'. Se ce la togli in toto, non fa una grinza (infatti, come giustamente hai notato, la trama qui non fa un passo avanti).

 

Tra l'altro, per confessare in pieno le mie colpe, l'ho aggiunta in seguito (mi sa qualche anno dopo) estrapolata da un'altro racconto (in realtà era un racconto sfogo in sé stesso che ho tagliato e vagamente riadattato). Originariamente credo ci fosse solo una, o al massimo due frasi, che scriveva sul foglio. L'unico vago motivo è che (spoilero per modo di dire), l'antagonista di Nunzio si ritrova in una situazione simile-speculare poco dopo (tipo parte 4 o 5).

 

Se ancora la volessi tentare di giustificare ulteriormente (ma ormai ogni tentavo di giustificazione, qui peggiora le cose...), sempre con quella mia assurda idea di "colorare" il racconto: questa parte spiegherebbe un po' il senso di una rivoluzione con conseguente dittatura che non ha senso; dunque non doveva avere molto senso in sé. O meglio: per Nunzio parole "senza senso" hanno senso, come ha senso l'insensato tipo di governo che serve in qualità di tutore dell'ordine.

 

Ok... il tutto si poteva scrivere meglio, lo credo anch'io, davvero, almeno nel senso di chiarezza rispetto ai miei intenti.

 

Grazie per l'attenzione e il commento. Sempre utile, sempre apprezzato. 

 

(Se tolgo qualche avverbio in "mente" - nella prossima parte ritornano - provò a continuare).

 

Ciao!

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Ospite AndC

@Rica

 

A riecchime!

9 ore fa, Rica ha detto:

(forse adesso ho capito perché i bambini studiavano meticolosamente) ;) 

;)

(lo potevo comunque spiegare meglio prima).

 

9 ore fa, Rica ha detto:

–  Una volta che lo hai presentato, potresti usare l'acronimo. NOSS

Ah, quando penso una cosa, poi non la faccio, poi me la fanno notare come avevo pensato di voler fare... mi mangerei le mani, anche se in questo caso non è grave. 

(Ho poi allungato parte di questa storia dove uso l'acronimo NOSS, mentre qui mi sono detto "vabbè, per due volte che appare nel racconto, lasciamolo intero, anche se è un po' lungo").

 

9 ore fa, Rica ha detto:

– Hai detto che prese tra le mani un pezzo di carta, ora dici che con l'altra mano prende la penna. Mmm. Mandami pure a quel paese, tranquillo.

No, ci mando me, a quel paese, perché è esattamente come sopra, rileggendolo mi son detto: "cambiamo quelle due mani in una". Questa volta, non l'ho fatto per pigrizia: "vabbe', chi lo noterà mai?!"

E se proprio qualcuno lo dovesse notare, potrei rispondere: "tecnicamente sì, però potrebbe essere implicito il passaggio immaginativo da che, tenendo il foglio in due mani, poi per prendere la penna deve per forza reggerlo con una mano, quindi posso giustificarmi e reggerà come scusa."

Regge? Secondo me, anche, no.

 

9 ore fa, Rica ha detto:

Mi sembra che lo ripeti più volte questo concetto. :) 

In questa parte proverei a snellire qualcosa, ma credo sia questione di gusti. Non del tuo scritto. Per esempio qualche "noi" e qualche struttura "circolare" che a volte mi risulta troppo lunga alla lettura.

Sì, è ripetuto volutamente, ma si può snellire (credo gli faccia bene, al tutto).

 

Avevo provato a dire quella cosa sul:

Il 30/9/2018 alle 14:18, AndC ha detto:

ci complichiamo e ripetiamo tutto, parole, frasi,

per provare a far digerire meglio la parte, ma se è grassa e abbondante, tale resta. Niente da ridire neanche qui.

 

 

Ok, amica mia carissima, scopriamo le carte in piena onestà intellettuale. Questo racconto non è scritto tanto bene, mi dispiace. Forse pensavo di sfangarla, non so. Comprendo bene e appieno quello che mi dici e quali siano i tuoi dubbi e c'è una risposta seria, anche se "sbagliata": ossia che in qualità di scrittore io me ne sono in questo caso e completamente "fregato":

9 ore fa, Rica ha detto:

Quindi, Nunzio era favorevole alla rivoluzione del NOSS. Perché allora scrive questo discorso?

Forse lo capisco alla prossima puntata?

Sì: Nunzio grosso modo ci è nato dentro questa "rivoluzione" o sistema o dittatura. Lui è favorevole, tanto che lo serve fedelmente come tutore dell'ordine.

E no: non credo che lo capirai meglio nel prossimo capitolo, perché non lo spiegherò meglio.

La verità è che questa parte non c'entra niente con il carattere, il credo e i pensieri del personaggio. Si tratta di un racconto sfogo che ho appiccicato anni dopo al racconto, scritto in tutt'altro e per tutt'altro contesto. L'ho vagamente riadattato a questa storia. In questo, però, molte parole sono rimaste nel senso e a favore di un tipo di concetto di rivoluzione che è all'opposto di quello messo in atto dal NOSS. Per questo il tutto stride o ti appare incongruente. Tu stai notando delle cose molto profonde insite nella natura stessa della creazione del brano e che fanno acqua, o meglio a pugni con la logica.

Io ne ero completamente conscio, ma non è perché sono "str...zo" (perdona il termine, usato in maniera scherzosa e non pesante) che le ho lasciate (nel senso che voglio male ai lettori). In questo, si tratta niente altro che di un esperimento narrativo che appunto, forse alla resa dei conti, non regge molto bene.

Quello che dovrebbe trasparire è che questa società del NOSS è qualcosa di assurdo che però, come ogni società (giusta o sbagliata, condivisibile o meno) si regge appunto su una sua logica. Ha una sua ragione anche di stampo propagandistico che si nutre di parole come "rivoluzione" per agitare gli animi alla sua causa, storpiandone però quello che almeno per noi è storicamente il senso di tale parola.

Ne dovrebbe quindi derivare che qualcosa che noi troviamo o troveremmo assurdo, quasi illogico, o che non torna, che stride, che non capiamo fino in fondo; appare completamente logico e lineare a chi sostiene tali poteri.

E questo, banalmente, non doveva null'altro essere che una forse scialba metafora politica, ma dettata più che dal senso di fazione, proprio da quello di incomprensione. Io davvero, quando certi politici a me distanti, parlano delle loro rivoluzioni o di quale sia il giusto sistema per governare un paese, non capisco, non li capisco. Mi sembrano illogici, eppure tanta gente li trova logici e lineari (tanto che li vota).

E in questo, appunto non per fare politica, non per prediligere una fazione o l'altra, ma proprio per dare il beneficio del dubbio e ritenere che molti politici siano o possano essere anche sinceri e credano fervidamente in quello che dicono: loro credono in parole il cui accostamento è per me assurdo.

Così, per Nunzio, il senso della rivoluzione è che tutto sia stato ristabilito all'ordine meticoloso della tristezza: questo, per lui è normale, comprensibile, logico, lineare. Per me, per te, è assurdo, logicamente non si riesce quasi a comprendere. 

Ecco, non so se mi sono spiegato. Se ho chiarito meglio i miei intenti. Per provare a rendere tutto questo narrativamente, ho provato a lasciare parti come questa.

 

Ciao e grazie (al solito ottime tutte le altre tue segnalazioni di cui tengo e terrò conto).

 

9 ore fa, Rica ha detto:

ma credo che alcuni vengano spiegati dal proseguo.

(Appunto, non sono così convinto che nel proseguio io li spieghi meglio di così, mi dispiace).

 

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Avevo letto praticamente insieme le due parti. Comunque mi aspettavo da te una spiegazione o un volo artistico (il termine rivoluzione in questo caso), quello che non mi aspettavo è un modo così banale di introdurla

Il ‎30‎/‎09‎/‎2018 alle 14:18, AndC ha detto:

Nunzio giurò che avrebbe catturato l’artefice del misfatto [con una mano], mentre con l’altra mano afferrò una penna e scrisse quel che per lui significava il termine rivoluzione

una cosa così potrei farla io, dai... :asd:

Comunque, a parte gli scherzi, basta aggiungere quello che ho messo tra quadre per far riportare il conto delle mani. :P

Ora torno serio, immaginavo che il monologo appartenesse a un altro racconto perché si tratta della base e/o della ricostruzione dell'essenza della società più o meno attuale - che descrivi nel monologo stesso. Non si tratta di una legge, di un fondamento, o di una definizione adatta al tempo in essere del racconto, ma assume quasi il sapore di una ricostruzione storica o di una specie di "manifesto programmatico" che ha portato a quella società. Tutta la descrizione non è una "definizione" statica di qualcosa di appreso o di consolidato, ma una definizione in divenire ("mentre facciamo", "mentre siamo", ...).

Qui

Il ‎30‎/‎09‎/‎2018 alle 14:18, AndC ha detto:

Facce brutte, da compromesso, noi siamo quelli che amiamo odiare.

proprio perché il compromesso lo vedo come la scusa e/o come il processo che ha come fine o come conseguenza la realtà. Inoltre descrivi qui il vivere per l'apparenza che oggi è parte integrante della società

Il ‎30‎/‎09‎/‎2018 alle 14:18, AndC ha detto:

creiamo doti di cartapesta e miraggi su miraggi solo per poter afferrare l’inafferrabile, dedicando tutte le nostre vite a questi inganni e a queste illusioni

ma anche leggi e sentenze ovvero definizioni e politically correct

Il ‎30‎/‎09‎/‎2018 alle 14:18, AndC ha detto:

Allora ci rintaniamo, perché siamo di quelli che non parliamo, ma usiamo sempre la bocca e le parole per complicarci, per condannarci, per umiliarci.

e così via... :)

Qui, comunque, vedo qualcosa che non mi convince

Il ‎30‎/‎09‎/‎2018 alle 14:18, AndC ha detto:

Questo, nemici miei, è quello che facciamo

lui scrive una "definizione", non si rivolge a un pubblico e/o non scrive una lettera... :umh:

 

Non commento neanch'io la storia proprio perché questo resta un frammento descrittivo in cui descrivi molte idee ma non prosegui con gli eventi. Più che altro sono curioso di leggere il resto proprio per vedere cosa succede... :P

 

Ciao @AndC!

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Ospite AndC

@bwv582

 

8 ore fa, bwv582 ha detto:

è un modo così banale di introdurla

Il 30/9/2018 alle 14:18, AndC ha detto:

Nunzio giurò che avrebbe catturato l’artefice del misfatto [con una mano], mentre con l’altra mano afferrò una penna e scrisse quel che per lui significava il termine rivoluzione

una cosa così potrei farla io, dai...

Na: faresti molto meglio.

Sì. qui mi hai beccato in pieno, l'ammetto. Trattasi del classico "e mo' questa parte (totalmente presa da altrove e in parte distante dal racconto), come la inserisco?" un classicissimo "prese un pezzo di carta e scrisse i suoi pensieri" mi è sembrato sempre buono! xD

Comunque concordo: è una scusaccia che si sarebbero potuto trovarne di migliori.

 

8 ore fa, bwv582 ha detto:

torica o di una specie di "manifesto programmatico"

Sì, l'idea era proprio questa.  Una sorta di manifesto, in parte anche interpretato dallo stesso personaggio.

 

8 ore fa, bwv582 ha detto:

lui scrive una "definizione", non si rivolge a un pubblico e/o non scrive una lettera..

No, hai ragione, va tolto. Questo me lo sono portato dietro dal luogo di provenienza del testo (che ho appunto mezzo appiccicato, mezzo riadattato), che invece aveva più il sapore di una lettera, o che comunque si rivolgeva direttamente a un pubblico di ascoltatori.

 

Ti ringrazio per tutte le annotazioni: sono contento che tu, soffermandoti più sull'aspetto "senso e significato" dei discorsi, frasi in sé, riesca a trovare quegli aspetti che secondo me erano i principali della storia. Questo, ovviamente, non giustifica certe mancanze in generale che ho avuto sul racconto, trama in particolare, e che stanno venendo un po' fuori nel confronto anche con gli altri commenti.

 

Ciao, amico mio e grazie!

 

                  

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Il 30/9/2018 alle 15:18, AndC ha detto:

le cattive abitudini gli avrebbero imposto di non portarle alcun rispetto.

le cattive abitudini sue o della società?

Il 30/9/2018 alle 15:18, AndC ha detto:

Un bambino contento era un abominio inascoltabile!

ma il punto non era anche che era vivo?

Il 30/9/2018 alle 15:18, AndC ha detto:

La rivoluzione c’era stata e questi delinquenti, questi nuovi “rivoluzionari” erano solo dei malfattori.

quindi, una rivoluzione c'è stata e ha introdotto il Nuovo Ordine Sociale Supremo; questo fa dei nuovi rivoluzionari dei contro rivoluzionari o degli oppositori al sistema

Non capisco perché Nunzio scriva quel che scrive: lui è nato a rivoluzione già avvenuta se ho capito bene. Fino a questo momento della sua vita non ha avuto niente da ridire sull'ordine sociale in cui vive e disprezza i nuovi rivoluzionari che chiama malfattori. Non capisco perché scriva come scrive, mi sembra un'espressione di creatività molto distante dall'omologazione sociale che ci dici che apprezza e in più fa l'ispettore, non il letterato quindi mi aspetterei una scrittura diversa, più scarna. A meno che tu non la giustifichi raccontando che aveva sempre coltivato la scrittura, la lettura o un pezzo di fantasia che teneva nascosto al potere.

Credo anche che manchi tutto il pezzo all'interno della scuola: il racconto si intitola il criminale, e cioè qualcuno che compie un crimine. Il crimine è che ci sia un bambino vivo e felice seduto in un'aula che è un buon colpo di scena anche se non ben sostenuto dal contorno. Voglio dire che magari avrei messo due righe in più per spiegare questa società nuova e triste che far risaltare il crimine. Avrei dato spazio al sopralluogo o quello che fa un ispettore in questo caso. Non sappiamo niente. Che è successo a scuola? In questo mondo che si fa in un caso del genere? E, se non succede da generazioni, esiste un protocollo da seguire? Nunzio lo conosce o deve confrontarsi con qualcuno? Il bambino felice è stato lasciato a scuola o è stato portato da qualche parte? Gli altri bambini e insegnanti non sono a rischio infezione/epidemia?

E ne ho un'altra: Nunzio com'è fatto? In due capitoli non mi sembra sia uscito un solo tratto fisico che lo identifichi, forse mi è sfuggito, ma così a mente di lui so solo che si sveglia tutte le mattine alle sette, beve il caffè e si fa la doccia, il suo lavoro è l'unica cosa che ha, vive solo e trova il suo quartiere fatiscente, ma ordinato.

Se sto esagerando dimmelo.

A me l'idea per ora piace, mi incuriosisce questo tipo di società anche se ancora ne ho visto davvero poca. Però, mi piace l'idea che il crimine sia quello di essere felici e lo capisco bene. Trovo però che a trama, fino a qui, abbia delle lacune. Magari si colmano più avanti, ma io credo che a questo punto tu abbia già messo troppa carne al fuoco senza un supporto.

Passo al 3.

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Ospite AndC

@Kikki

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

e cattive abitudini sue o della società?

Entrambe: imposte dalla società e che lui ha fatto sue (e, volendo, viceversa).

Non credo di parlarne in tutto il racconto, ma il senso che sta dietro è bivalente: la dittatura di questo Noss (o come cavolo si chiama) nasce perché le persone sono ed erano scortesi di loro e tendenti alla depressione etc: un tale si fa votare capo supremo o prende il potere con un colpo di stato (quello che è, è) stabilendo che le nuove regole siano "tutti tristi e scontenti, chi è felice è un criminale". Ossia quello che un po' le persone sembravano già volere con i loro comportamenti, dunque alla gente gli sembra e gli sembrerà tutto naturale e giusto.

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

ma il punto non era anche che era vivo?

Vivo nel senso di vitale e gioioso.

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

Non capisco perché Nunzio scriva quel che scrive: lui è nato a rivoluzione già avvenuta se ho capito bene.

Questa parte, l'ho appiccicata da un altro racconto perché mi piaceva. Un po' stona, forse stona troppo. Questa è una grandissima contraddizione che non ho spiegato bene perché non sono mai riuscito a dargli il giusto senso. Il senso base non è che l'arte sia bandita in toto, è la gioia ad esserlo. Artisti depressi, sono ammessi, ad esempio, artisti gioiosi, no. Artisti che deprimono, sono ammessi, artisti "creativi" no.

 

Già ti preannuncio che dopo, per come è scritto male, sembrerà appunto che tutta l'arte e gli artisti siano fuorilegge, ma il concetto doveva essere invece questo di cui sopra.


Questa parte (originariamente era solo una riga) andrebbe semplicemente tolta completamente e come ben dici tu, dovrei (avrei dovuto) focalizzarmi su tutto il resto (che mi hai fatto ben notare). 

 

Sono errori miei, questa la cruda, nuda, assassina verità! :D

 

2 ore fa, Kikki ha detto:

A me l'idea per ora piace, mi incuriosisce questo tipo di società anche se ancora ne ho visto davvero poca. Però, mi piace l'idea che il crimine sia quello di essere felici e lo capisco bene. Trovo però che a trama, fino a qui, abbia delle lacune. Magari si colmano più avanti, ma io credo che a questo punto tu abbia già messo troppa carne al fuoco senza un supporto.

Grazie, nuovamente e di cuore. Dopo, purtroppo, peggiora!

 

Ciao!

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Il 30/9/2018 alle 14:18, AndC ha detto:

ma se anche fosse stato sposato allora le cattive abitudini gli avrebbero imposto di non portarle alcun rispetto

@AndCOk, però fino a questo momento non credo avessimo notato strane tendenze del genere in Nunzio... La frase mi giunge un po' inaspettata, magari qualche spiegazione in più ci starebbe bene.

 

Il 30/9/2018 alle 14:18, AndC ha detto:

Nunzio giurò che avrebbe catturato l’artefice del misfatto, mentre con l’altra mano afferrò una penna e scrisse quel che per lui significava il termine rivoluzione:

Mi suona strano: il giuramento gli ha occupato una mano? L'ha alzata in alto per esprimere il giuramento? è una cosa inusuale, per una persona sola in casa, per cui va spiegato, oppure (consigliabile) si può rimuovere l'espressione "mentre con l'altra mano" e sostituirla con un semplice "poi".

 

Poi Nunzio si mette a scrivere, un testo bello lungo. Anche questa mi sembra una cosa inusuale, forse bisognerebbe spiegare un po' meglio che cosa l'ha spinto a scrivere tutto ciò. Chessò, qualcosa del genere:

Il 30/9/2018 alle 14:18, AndC ha detto:

mentre con l’altra mano afferrò una penna e scrisse quel che per lui significava il termine rivoluzione: sentiva il bisogno di riordinare le idee scavando in profondità nel significato di questa parola.

 

Il pensierino sulla rivoluzione ( ;) ) è scritto molto bene, le frasi sono piacevoli, si leggono più che volentieri e ci sono tante belle immagini. Non ho ancora letto il seguito, ma al momento, però, questa parte sembra un po' "appiccicata lì", un po' troppo fuori dalla storia. Specialmente, è molto lunga. Forse bisognerebbe accorciare? È anche piuttosto difficile da seguire, il che, credo, è semplicemente dovuto al tipo di testo: non è che è scritta male, è che si tratta di un minitrattato sulla rivoluzione, il che, come ogni testo argomentativo, è più difficile da seguire che non una narrazione di eventi come si poteva incontrare nella prima parte. Poi ci sono metafore... Ci si può perdere.

 

Personalmente l'ho trovato piuttosto ipnotico, non in maniera negativa. Ribadisco che è scritto bene, con belle frasi, belle immagini (il sasso che affonda e altro), e frasi con una certa "musicalità", che "suonano" bene. Però credo che potrebbe essere accorciato di parecchio, concentrandosi sui passaggi e le immagini migliori.

 

Continuerò assolutamente a leggere il seguito... Questo pezzo mi è sembrato una specie di intermezzo e sono curioso di vedere che succederà nella storia :)

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Ospite AndC

@gmela

 

Ciao e grazie a te, per la continua passione nel seguire questa storia (ormai subclassata a "storiaccia" :D) e per il commento.

 

Nuovamente, tutte ottime annotazioni di cui terrò nota nel riscriverlo (cosa ormai d'obbligo).

 

Ci sono troppi aspetti veramente scritti male, che a ogni commento mi lasciano basito di come non me ne sia reso conto. Comunque...

 

13 ore fa, gmela ha detto:

il giuramento gli ha occupato una mano? L'ha alzata in alto per esprimere il giuramento?

Qui, ad esempio, e cito anche @bwv582 sia perché mi piace citarlo (la cosa è reciproca) nei commenti, sia perché ora ho capito anche una sua precedente annotazione che invece credevo fosse simile a quella di Rica, invece è appunto simile alla tua.

Queste mani proprio sono riuscite malissimo!

Tu e Bwv582 avete giustamente compreso che con una mano lui in qualche modo (stringendola a pugno) giuri all'aria, con l'altra prenda una penna.

In realtà, il giuramento doveva essere solo mentale e non gestuale: "con una mano (mentre io poco più sopra avevo scritto "mani" al plurale), Nunzio prende un foglio di carta, con l'altra una penna e giura mentalmente a sé stesso che avrebbe portato giustizia.

Il collegamento fra il pezzo di carta e la penna è distante tipo... quanto? Almeno un periodo? Ti credo che avete frainteso!

 

13 ore fa, gmela ha detto:

Ok, però fino a questo momento non credo avessimo notato strane tendenze del genere in Nunzio...

Anche qui, è scritta male, so che può far fraintendere verso strane tendenze, ma volevo intendere solo "poco rispetto" verso la moglie, come reciproco sarebbe stato il poco rispetto di lei verso di lui, ma insomma... è tutto un po' un gran casino!

 

13 ore fa, gmela ha detto:

Il pensierino sulla rivoluzione ( ;) ) è scritto molto bene, le frasi sono piacevoli, si leggono più che volentieri e ci sono tante belle immagini. Non ho ancora letto il seguito, ma al momento, però, questa parte sembra un po' "appiccicata lì", un po' troppo fuori dalla storia. Specialmente, è molto lunga.

Grazie per i complimenti. Togli pure il "sembra": questa parte è appiccicata da un'altro testo che non c'entrava niente! :facepalm:

All'inizio c'erano forse un paio di vaghe frasi. Concordo quindi che non solo debba essere accorciata (o meglio quasi eliminata del tutto), ma bisogna appunto dargli un senso-giustificazione più forte. Così è... un po' campata per aria.

 

13 ore fa, gmela ha detto:

Continuerò assolutamente a leggere il seguito...

Grazie, ovviamente e a questo punto io non te lo consiglio, ma grazie di cuore!

 

Alla prossima!

 

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Il 30/9/2018 alle 14:18, AndC ha detto:

Commento

 

Tornato a casa, Nunzio non salutò la moglie perché non ne aveva una, ma se anche fosse stato sposato allora le cattive abitudini gli avrebbero imposto di non portarle alcun rispetto.

 

Ecco...mi sono fermato qua. Standing ovation per questa :hihi:

 

Riprendo a respirare e poi leggo il resto.

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