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Premio Italo Calvino XXXII edizione [scad. 12/10/18]

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Ho trovato un link che può interessare i Calvini di quest'anno del WD

https://www.criticaletteraria.org/2012/05/xxv-premio-italo-calvino-1-io-leggo.html

Ci sono i nomi di numerosi componenti del Comitato di lettura che sceglierà i 9 o 10 finalisti,  ho visto seguendo le varie discussioni sulle edizioni del Premio che sono una delle cose che più incuriosiscono i partecipanti:sherlock:

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Mi chiedo, provocatoriamente ma non tanto, se ci sia differenza fra un editore a pagamento e un premio letterario a pagamento. Ho letto di molte persone che sono contrarie a a pagare per farsi pubblicare e che però non esitano a sborsare denaro per partecipare a un concorso letterario, come nel caso del premio Calvino. A mio modo di vedere la differenza non esiste: in entrambi i casi si tratta di un business che sfrutta gli aspiranti scrittori. Però, sottolineo, è parere mio.

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@Marco Scaldini c'è una profonda differenza. Il Calvino, intanto, è uno dei pochi premi per esordienti con una dignità che va oltre il costo d'iscrizione e, ai vincitori, apre realmente le porte dell'editoria (ovvio, non vincere non significa non essere capace). La seconda è che non si paga un certo numero di copie o una revisione, semplicemente un costo amministrativo che comprende, peraltro, una scheda critica che viene redatta a tutti. Io ho partecipato all'edizione 2017/18, eravamo più di settecento, un lavoro non da poco! La scheda che mi è tornata indietro era fatta bene, è andata a toccare tutti i punti critici che conoscevo già (ma avevo bisogno di sentirmelo dire) e punti di forza che non avevo mai notato. Non ero tra i finalisti, né tra i segnalati, ma l'esperienza è stata molto positiva, considerando che non faccio parte del settore ed è stato il mio primo approccio e il mio primo giudizio esterno. Ovvio, se dovessi vivere di concorsi, dovrei trovarmi un secondo lavoro, ma uno fatto così ci sta. La spesa è stata inferiore ai 150 euro, ora non la ricordo più di preciso. E, cosa fondamentale, non ho pagato perché facessero quel che voglio io (come nel caso dell'editoria a pagamento), ma perché facessero il loro lavoro e cioé mi criticassero.

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Il Calvino è un premio che ancora, rispetto ad altri, risulta avere una certa credibilità (anche se qui ho letto dei pareri su certe realtà che conosco bene e prendere atto della loro buona reputazione... tira fuori il mio carattere sarcastico, ma pazienza). Una scheda tecnica non è da poco. Se è ben fatta presuppone che il testo sia stato letto per intero, setaccato e quindi esaminato. Se pensi a quanto tempo può occorrere solo a scrivere un commento degno di nota, su un racconto qui, ti renderai conto che pagare l'impegno di professionisti non è assolutamente criminale. E' come pagare per l'editing del proprio romanzo: una cosa che non è obbligatoria ma che ti fornisce un servizio sicuramente utile (ovviamente se l'editor è un professionista ed anche onesto, ossia uno che resosi conto che il tuo stesto fa completamente schifo... ti rimanda al mittente).
Contrariamente a molti puristi, io non trovo scandalosa una piccola cifra da pagare per un concorso (ci sono delle spese vive da affrontare) ma dipende cosa ti viene dato in cambio.
Il Calvino dà qualcosa a tutti coloro che pagano ed è già Moltissimo. Non è neanche un attestato di partecipazione (capirai!) ma un lavoro svolto su un testo.
Per me è valido. La cosa su cui potremmo discutere è invece la formazione delle giurie, dei concorsi. Sui nomi che circolano, la loro provenienza.
Ma lì si aprirebbe un armadio\fossa comune, altro che scheletri!

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@Elisa AudinoScusa Elisa, ma 700 per 150 significa più di centomila euro. Un po' alto come semplice costo amministrativo, visto anche che le copie da stampare sono a carico del partecipante. Non pensare che chi compila le schede di valutazione percepisca più di 10 euro netti a scheda: lavoro nel mondo editoriale e conosco le tariffe , ahimè, per esperienza diretta.

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@Marco Scaldini hai ragione, sono molti. Ho sempre pensato che il cosiddetto comitato lavorasse gratuitamente e che, quindi, non rimanessero da pagare che gli scribacchini, il sito, i locali e giù di lì. Ma anche questo è un bel baraccone da gestire. Comunque, ripeto, la scheda che ho ricevuto era fatta bene, una paginetta e mezzo. Per quel che riguarda la giuria, invece, e mi riallaccio a @Mattia Alari , ricordo che quell'anno c'era una bella schiera di catto-critici provenienti da giornali perbenisti e che mi sono detta ohi ohi ohi (il mio lavoro era tutt'altro che perbenista, anzi un tantino per maggiorenni vaccinati), ma io ho partecipato interessata solo alla scheda e, devo dire, la vincitrice dell'anno scorso, la Canepa, ha scritto un gran bel libro. Non ho letto gli altri finalisti, ma il suo non era cattoperbenista come pensavo, in base alla giuria.

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@Elisa Audino hai mai inviato qualcosa a qualche rivista, di poesia o altro? La questione delle valutazioni è davvero pesante anche in altri ambiti. Per esempio, ed io lo ammetto, ho un'allergia per gli "holdeniani". Ho anche seguito un corso di sceneggiatura, con un ex allievo della scuola ed è stato un ottimo corso ma...
Qualcosa non funziona, quando sono nelle giurie o nelle riviste. Ne ho sempre avuto il sentore e poi di recente sono uscite veramente brutte storie (o meglio: non uscite. Ma tanto sono lì, a portata di semplice verifica).

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@Mattia Alari mai a riviste, ma ho mandato un romanzo breve a una lista di editori e, con uno di loro, ora sto lavorando alla revisione (spero di poter presto dare buone notizie, temo sempre che si accorgano di quanto poco io valgo). Stavo riflettendo in questi giorni sull'eventualità di mandare le poesie a qualche rivista, ma dovrei, credo, raggrupparle o presentarmi in modo diverso dal 'hey, scrivo poesie da un anno, vi interessano?', insomma ho tutta una serie di futili motivi tra cui forse l'idea che l'ambiente 'poetico' sia più ingessato di altri che mi impedisce di farlo.

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@Elisa Audino il fatto che tu abbia trovato un editore disponibile ad una revisione per un romanzo breve, la dice lunga sul tuo valore. lI romanzo breve è una "jattura", forse peggio della raccolta di racconti (quella che avrei io e che sta lì).
Per quel che riguarda le poesie, ci sono blasonate riviste ed è possibile procedere ad invii di singoli lavori o brevi raccolte (spesso non si tratta di più di tre\dieci lavori con un massimo di versi differenti da caso a caso).

Io sono qui da qualche giorno e devo dire che sono sempre più perplesso, sono sincero. Leggo delle discussioni che mi fanno pensare che davvero non è possibile venirne fuori in nessun senso e contemplo la situazione in modo distaccato. In fondo non ho mai pensato di fare nulla, con ciò che scrivo. Come dicevo avevo l'idea di provare a mandare qualcosa a qualche rivista ma ho visto cose che mi hanno fatto passare la voglia.

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@Elisa Audino se dici una cosa simile... ti linciano. Tutti. Perché ormai ci sono vent'anni di allievi ovunque.
Una scuola con una retta così cara (come può esserlo qualunque altra scuola di questo tipo) garantisce una serie di servizi agli allievi e quello che fa la Holden è piazzare i suoi cavalli, che viaggiano in corsia preferenziale anche quando si tratta di concorsi (spesso con altri giurati holden) e riviste (idem). Io non avevo idea della cosa, ma leggendo delle discussioni e facendo due ricerche, anche io sono rimasto abbastanza disgustato dalla faccenda. Sulle riviste, in particolare, mi sembra che pubblichino sempre le stesse persone a turno e che poi questi (dopo tot pubblicazioni) esordiscano con un bel romanzo in una casa editrice medio grande o direttamente una grandissima. La scusa è: la gente brava è poca e sono sempre gli stessi. Ma è mai possibile una cosa di questo tipo? Mah.
 

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@Mattia Alari l'unica cosa che posso dirti è che spesso inviare del materiale è una buona occasione per sistemarlo e, in qualche modo, per chiuderlo e iniziarne altro (e, se poi decidono di pubblicarti, di riprenderlo per la trecentesima volta e pensare seriamente di bruciare tutto e farla finita). Una delle prime cose che ho detto all'editore che si è interessato a me è stato 'io non vengo dal mondo accademico', ho messo le mani avanti. Questo la dice lunga sulla percezione che abbiamo di quegli ambienti. Con le poesie è peggio perché i libri di poesia contemporanea sono quasi assenti e ti devi subito confrontare con quella che da fuori viene considerata l'élite e non un'élite. Ma io tifo per te e ti dico che abbiamo bisogno di mescolare le carte, soprattutto di provare e, riallacciandomi al discorso del Calvino, credo che se avessi avuto una troncatura netta forse non avrei inviato nulla a nessuno. Da quel punto di vista è utile avere dei pareri esterni, al di fuori della propria cerchia di amici. 

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Per chi fosse interessato: hanno pubblicato sul sito del premio i nomi della giuria. Trovo interessante la presenza di una giurata appassionata di racconti, chissà che quest'anno arrivino in finale o tra i segnalati anche qualche raccolta di racconti in più...

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3 ore fa, Ivana Librici ha detto:

Per chi fosse interessato: hanno pubblicato sul sito del premio i nomi della giuria. Trovo interessante la presenza di una giurata appassionata di racconti, chissà che quest'anno arrivino in finale o tra i segnalati anche qualche raccolta di racconti in più...

 

Ma i membri della giuria non so fino a che punto influenzino la rosa dei finalisti. L'idea che mi sono fatto è che il comitato di lettura fa la grande scrematura e porta all'attenzione della giuria una rosa allargata (non penso più di 12-15 testi) dai quali selezionare quelli che andranno in finale. A quel punto sono loro a decretare il vincitore, concentrandosi solo su quei lavori.

Non è così?

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@Edgar75 sì, secondo me fanno così, anche perché ogni testo viene letto più volte da persone diverse, la giuria non ha sicuramente il tempo di farlo. Quindi, la scheda critica arriva da un comitato di lettura allargato, che credo abbia una composizione variegata, ed è il motivo per cui spesso ci si iscrive. La composizione della giuria, invece, decide per la fase finale.

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Sì, @Edgar75 e @Elisa Audino credo proprio che sia così come dite voi. Pensavo però che magari il comitato di lettura potrebbe prendere in considerazione anche le raccolte di racconti, che in genere non arrivano tra i finalisti, più che in altre edizioni. Ma magari mi sbaglio.

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I racconti possono arrivare ai grandi premi solo in casi troppo speciali. Come il caso di Malaj al premio Strega. Dal nulla, praticamente.
E "nulla" si fa per dire (o per non dire niente).
Diversamente le case editrici non li vogliono, la gente non li compra e i premi, a meno che non abbiano una sezione specifica, li mettono da parte per i romanzi. Sempre.

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