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qeimada

Autopubblicarsi genera un reddito

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@qeimada Allora figurati quanto successo può avere qualcosa di ancora più generico e campato in aria... Ricordo comunque di una discussione su KDP di Amazon in cui c'erano molti dati anche di altri utenti.

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@Niko Nel self-publishing credo ci sia molta meno nebbia rispetto all'Editoria Tradizionale. Sbaglio? Ci fosse qualcuno che dopo aver firmato contratti con una piccola CE abbia scritto qualcosa tipo: "Ho venduto 1046 copie nel 2017 e ho guadagnato 79€ che, decurtati delle tasse, ammontano a 54€ che riceverò tra 90 giorni".

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1 ora fa, qeimada ha detto:

@Niko Nel self-publishing credo ci sia molta meno nebbia rispetto all'Editoria Tradizionale. Sbaglio? Ci fosse qualcuno che dopo aver firmato contratti con una piccola CE abbia scritto qualcosa tipo: "Ho venduto 1046 copie nel 2017 e ho guadagnato 79€ che, decurtati delle tasse, ammontano a 54€ che riceverò tra 90 giorni".

 

Il problema non è spicciolare i dati. Come del resto la questione non è il numero di vendite. Il problema vero, che fa da muro invalicabile per il 99,9% degli scrittori, siano essi self o con mondadori, sta nella mancanza di una scrittura accattivante (quella che su questo forum è chiamata facilona e truffaldina) e nella difficoltà di raggiungere gli occhi dei potenziali lettori.

 

In quel post dove avevi postato i tuoi numeri avevo risposto piccato perché per me i dati di vendita non sono un buon metro di giudizio per analizzare la questione, la bontà di un libro e le capacità di un autore. O perlomeno i numeri di vendita sono necessari ma non sufficienti. Mancano almeno due elementi con cui metterli in raffronto: il deficit vendite primo libro/secondo libro (o successivi) e quello tra lettori potenziali(chi vede il tuo libro)/lettori effettivi (chi compra il tuo libro).

 

E considerata la questione in questi termini il numero di vendite viene riportato al suo giusto valore. Cioè quasi nullo. Inoltre a questi due valori si potrebbe aggiungere anche il prezzo di vendita e ricalcolare il tutto: ma al nostro livello è abbastanza inutile. Quindi la questione è un po' più complessa del semplice spicciolare i numeri di vendita. Ma sfortunatamente tutti ragionano in numero di vendite, dal piccolo self alla grande CE e da qui il fallimento sistematico del business dell'editoria italiana.

 

Per i costi di produzione di un libro: a oggi sono quasi nulli. Un libro di 300 pagine costa a stare mooooolto larghi 1000 euro (stampa e marketing esclusi). Diciamo che sono il budget minimo per creare un libro spendibile, corretto e con copertina.

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8 minuti fa, JPK Dike ha detto:

i dati di vendita non sono un buon metro di giudizio per analizzare la questione, la bontà di un libro e le capacità di un autore

Non capisco quale possa essere il miglior metro di giudizio. Secondo me è il numero di copie vendute. Se vende piace, se non vende non piace. Amen. Tu, giustamente, tiri l'acqua al tuo mulino e non vuoi essere giudicato per un libro solo ma per tutti volumi che scrivi. Io penso che un libro di successo, vende. E col passaparola soprattutto. La qualità della scrittura non è un buon metro di giudizio, è troppo soggettivo ed oggi un libro come Moby Dick verrebbe cestinato. Insomma siamo ancora a dibattere sul tema: perché un libro ha successo? Nessuno lo sa. Però stabilire quanto vende è facile. Ma poi il mio post aveva solo un valore statistico. Per migliorare la statistica servono altri numeri. Io ti dico, se vuoi, postali tutti i numeri che servono per approfondire la discussione così non faccio un monologo ogni volta che posto cifre in euro. Se non vuoi, amen, ma non dire ogni volta "scrivere i numeri così non serve". Gli editori scrivono "10000 copie già vendute", "Tradotto in 10 lingue", "Quarta ristampa". I numeri parlano. Se li usano gli editori, non possiamo farlo noi? Suvvia, non siamo scrittori. E io sono più cuoco che scrittore (e non faccio il cuoco), non so tu. Sono solo libri, non è la vita. Un po' di distacco giova, qui ci si prende sempre troppo sul serio. Sempre un hobby è, non dimentichiamolo.

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4 minuti fa, qeimada ha detto:

Non capisco quale possa essere il miglior metro di giudizio. Secondo me è il numero di copie vendute. Se vende piace, se non vende non piace. Amen. Tu, giustamente, tiri l'acqua al tuo mulino e non vuoi essere giudicato per un libro solo ma per tutti volumi che scrivi. Io penso che un libro di successo, vende. E col passaparola soprattutto. La qualità della scrittura non è un buon metro di giudizio, è troppo soggettivo ed oggi un libro come Moby Dick verrebbe cestinato. Insomma siamo ancora a dibattere sul tema: perché un libro ha successo? Nessuno lo sa. Però stabilire quanto vende è facile. Ma poi il mio post aveva solo un valore statistico. Per migliorare la statistica servono altri numeri. Io ti dico, se vuoi, postali tutti i numeri che servono per approfondire la discussione così non faccio un monologo ogni volta che posto cifre in euro. Se non vuoi, amen, ma non dire ogni volta "scrivere i numeri così non serve". Gli editori scrivono "10000 copie già vendute", "Tradotto in 10 lingue", "Quarta ristampa". I numeri parlano. Se li usano gli editori, non possiamo farlo noi? Suvvia, non siamo scrittori. E io sono più cuoco che scrittore (e non faccio il cuoco), non so tu. Sono solo libri, non è la vita. Un po' di distacco giova, qui ci si prende sempre troppo sul serio. Sempre un hobby è, non dimentichiamolo.

 

Ma lo scrivono perché è l'equivalente editoriale della propaganda politica. Il ragionamento su cui puntano è: "se ha venduto così tanto deve essere un bel libro". E poi magari glissano sui soldi investiti in marketing, sul tempo nel quale sono state vendute le copie, sulle recensioni che ha avuto e su mille altri fattori.

 

Ma appunto è propaganda. A parità di prezzo o con uno scarto minimo, vendere 1000 copie con Mondadori e venderle in self, non può avere lo stesso valore. Il numero di vendite può aver valore solo e soltanto da un punto di vista pubblicitario e su poco altro. Almeno se non messo n relazione con altri fattori. Ai lettori questi altri fattori non interessano, ma a noi dovrebbe.

 

 

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Io penso che se i self pubblicassero i loro dati di vendita, sarebbe d'aiuto per tutti. Credo anche che le piccole case editrice dovrebbero farlo. Per quelli che hanno fatto contratti con piccole CE e vendono una copia all'anno e per i self che possono farsi un'idea di quello cui vanno incontro. 

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Io invece la penso totalmente al contrario. :) Invece sarebbe molto più utile condividere trucchi e strumenti e metodo di lavoro.

 

Ad esempio, se un libro è bello o brutto è sicuramente un valore soggettivo, ma se una scrittura è accattivante o no è parecchio oggettivo. Ad esempio a me Twilight non è piaciuto, eppure quando l'ho letto non ho potuto evitare di notare come le pagine andassero via come patatine, una dopo l'altra. E nonostante il mio giudizio negativo sul libro, l'ho finito e mi ha interessato per tutta la lettura.

 

E lo stesso vale per Follet, Brown e King. Per gusto personale non posso leggerli (mi piacciono solo i racconti di King), ma se prendo in mano un libro a caso dei tre, è lampante di come riescano a scrivere in modo da imprimerti a fuoco nella mente quello che sta succedendo.

 

Come fanno a farlo? Come riescono a farti interessare anche a storie e generi che non ti piacciono?

 

Da quando ho iniziato a scrivere queste sono le domande che mi pongo tutte le volte che mi metto a pigiare su una tastiera. E non c'è solo una risposta ma molte.

 

Come si riccollega questo con il topic del 3D? Facile. Avere un reddito dalla scrittura è possibile. Come? Riuscendo a trovare il modo di raccontare una storia (qualsiasi storia, da un viaggio epico fino a peppino che compra il latte) in maniera interessante. Punto.

 

Se ci riesci hai vinto. Ci vorrà tempo, forse anni, e la perseveranza necessaria per continuare a scrivere tanto e presto, ma a quel punto le vendite arriveranno. Così come i commenti, i contatti, e nuove vendite su libri successivi.

 

Ti butto lì qualche tecnica e argomento che sembra non interessare nessuno: anisocronia, transizioni tra paragrafi, foreshadowing, paragraphing, text flowing, uso dei tropi e trucchi narrativi come il climax, l'inciting incident e la costruzione del primo capitolo (o prologo) come una promessa al lettore. E via dicendo.

 

Cavolo, gran parte di queste tecniche non hanno nemmeno un nome italiano. Eppure tutti i più grandi italiani le conoscevano e le utilizzavano, ma nessuno le insegna e quindi non sono mai stati tradotti o esplicitati con nomi italiani.

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31 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Io invece la penso totalmente al contrario. :) Invece sarebbe molto più utile condividere trucchi e strumenti e metodo di lavoro.

Le due cose non sono in competizione. Si può fare l'una e l'altra cosa.

 

 

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A me personalmente un discorso sulle tecniche interessa. Se hai voglia di condividere qualche tua conoscenza al riguardo ti seguirò molto volentieri. 

A me manca il tempo per occuparmi di tutto. Scrivere (e cercare di farlo bene), correggere, fare promozione, c'è tanto da fare.  E credo di non essere l'unica. 

Davvero se tu avessi voglia di parlare di queste tecniche, che io probabilmente non conosco, te ne sarei davvero grata. 

In cambio, se interessa, posso raccontarvi che sto seguendo le masterclass online di autori del calibro di James Patterson e Margaret Atwod. Al momento mi sto dedicando alle lezioni di Malcom Gladwell, che è autore di non fiction (che qui interessa meno credo), ma appena ho finito con lui, penso di attaccare con gli altri. Magari le cose a mio giudizio più interessanti le posso condividere qui, sarebbe utile credo.

Non lo so, forse sono fuori luogo io che credo ancora nello scambio autentico di esperienze e conoscenze. Ma si può crescere molto condividendo informazioni e sapere. 

 

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5 minuti fa, Marina^ ha detto:

Non lo so, forse sono fuori luogo io che credo ancora nello scambio autentico di esperienze e conoscenze. Ma si può crescere molto condividendo informazioni e sapere. 

Non sarebbe per niente fuori luogo, anzi: sarebbe un bene per tutti e saresti molto gentile a farlo.

A tempo debito, però, magari aprendo una discussione dedicata e non qui, in questa :D 

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Sì certo, @Niko, il mio invito era ad aprire altre discussioni, in questa sono andata in effetti un po' fuori tema, ma era per rispondere a @JPK Dike riguardo le tecniche di scrittura. 

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2 minuti fa, Marina^ ha detto:

Sì certo, @Niko, il mio invito era ad aprire altre discussioni, in questa sono andata in effetti un po' fuori tema, ma era per rispondere a @JPK Dike riguardo le tecniche di scrittura. 

Perfetto, allora cerco che potrai farlo :D 

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@Marina^ Inizia con lo strange attractor qui:

 

E' che mi riprometto sempre di farlo, di aprire 3D su questi argomenti, ma poi la pigrizia ha sempre la meglio. :)

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Riporto con tranquillità la mia esperienza. Il mio primo e un pò acerbo romanzo è uscito con una piccola ce free. Nei primi tre mesi mi sono spaccata in due per fare promozione e organizzare le presentazioni e ho venduto 200 copie.  Con lo sconto autore, ho acquistato senza obbligo da parte dell'editore le suddette copie a 12 euro l'una mentre il prezzo al pubblico era di 15 euro, quindi ho speso inizialmente 2400 euro che mi sono rientrati con l'ulteriore guadagno di 600 euro. Il problema è che le vendite si sono fermate quando non ce l'ho fatta a fare tutto da sola. Inoltre, non potevo disporre sempre di una tale cifra iniziale per acquistare i libri da rivendere. Non sto qui a giudicare l'operato della ce che è stata chiara e trasparente sin dall'inizio e non mi ha obbligata all'acquisto delle copie. Se fossi riuscita a vendere anche solo con una buona promozione internet senza acquistare le copie autore, sarebbe andato bene lo stesso per loro. In seguito ho voluto fare un esperimento, una sfida e ho scritto un racconto erotico autopubblicandolo con uno pseudonimo su Amazon ( non è il mio genere principale) e ho venduto 262 ebook in un anno mentre le pagine lette in ku sono state 67.565 per un guadagno complessivo di 437,30 euro. A breve uscirà un mio romanzo storico con un'altra ce free molto motivata e attiva con la promozione. Quali sono le mie intenzioni? Di essere un'autrice ibrida e pubblicare nei due modi. Ho deciso di darmi da fare con le presentazioni e gli eventi per il romanzo storico, ho trovato molto più appagante questo tipo di esperienza e mi pare una strada buona per farsi conoscere (sempre con il supporto di una ce!). 

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Riguardo alle strategie: ho creato un gruppo Facebook dove parlo di curiosità storiche di Roma e faccio video in diretta ogni volta che visito un sito archeologico. Cominciano a seguirmi. Ogni tanto parlo del mio romanzo in uscita, raccontando i fatti storici realmente accaduti sui quali si basa la trama e alcune persone si sono mostrate interessate, dichiarando di attendere l'uscita del libro. Il mio consiglio è di non fare l'odioso spam con il link perchè non lo digerisce quasi nessuno, piuttosto create contenuti interessanti.

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Il 28/9/2018 alle 09:29, qeimada ha detto:

@Tea Scommetto allora che tra un po' ti ritroverai anche tu a fare questi calcoli. A prevedere le tue vendite.

Certo, ma si può ipotizzare una statistica in base a come vendi i primi libri, credo... 

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Il 29/9/2018 alle 08:06, Monica Maratta ha detto:

In seguito ho voluto fare un esperimento, una sfida e ho scritto un racconto erotico autopubblicandolo con uno pseudonimo su Amazon ( non è il mio genere principale) e ho venduto 262 ebook in un anno mentre le pagine lette in ku sono state 67.565 per un guadagno complessivo di 437,30 euro. 

 

Questo mi incuriosisce. Hai fatto quelle vendite con un racconto? Quindi non con un romanzo. E hai scritto sotto pseudonimo quindi facendo zero promozione? Praticamente il genere erotico si vende da solo, questo sembrerebbe di potere concludere. 

Ho sempre pensato che qualcosa caricato su Amazon senza nessuna comunicazione/promozione fosse destinato a vendere zero, invece dalla tua esperienza sembrerebbe qualcosa di più che zero. 

 

P.S. Secondo il mio modestissimo parere, quello che racconti di stare facendo per promuovere il tuo prossimo lavoro è giusto. Mentre spammare link qua e là non serve a niente, anzi è controproducente (anche se la gente continua a farlo ugualmente, non capisco perché). 

 

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Ho fatto di proposito questo esperimento perchè avevo compreso quanto vendesse il genere erotico su Amazon in selfpublishing. Ovviamente il racconto lungo è stato editato da una editor freelance molto in gamba. Ti dirò di più, avendo creato anche un profilo facebook con lo pseudonimo, fui contattata da due editori interessati a valutarlo. Ora sta per uscire con Brè edizioni nella collana di Eroscultura (Daniele Aiolfi). Il mio genere principale rimane comunque lo storico. @Marina^

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Ciao @Monica Maratta

 

Ho letto del tuo esperimento su Amazon con un racconto auto-pubblicato che hai messo in vendita.

Posso chiederti orientativamente l'estensione del racconto di quanti caratteri constava?

Nel senso che non pensavo che si potessero proporre racconti piuttosto che libri interi, quindi volevo capire quale dimensione possa avere un semplice racconto per essere proponibile.

 

Ciao e grazie se vorrai illuminarmi : D

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Il 29/5/2019 alle 19:21, Scheggia5 ha detto:

Ma qualcuno ha mai venduto 300 mila copie solo col self,???

 

Non in Italia. Nel resto del mondo succede da anni senza alcun problema, su libri autopubblicati ci fanno film, telefilm e in estremo oriente prodotti di animazione. Cavolo Makoto Shinaki, regista, scrittore e disegnatore, è diventato l'autore di maggior successo nell'animazione cinematografica nipponica, quindi mondiale, iniziando a prodursi da solo corti animati.

 

Siamo solo noi che siamo rimasti un po' indietro.

 

 

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E ti svelo un segreto: non ci credere a chi dà un valore in vendite al successo. Soprattutto nel self le vendite lasciano il tempo che trovano. Possono rimpolpare il portafoglio, ma per fare il salto serve che il tuo libro sia letto dalla persona giusta al momento giusto.

 

Quando ho cominciato tutti a dire "200 copie in self è un successone".

 

Poi scopri che ne vendi 200 e non succede nulla, ne vendi 500 e non succede nulla, arrivi a 1500 e non succede nulla.

 

Quello che cambia è solo la fiducia nelle proprie capacità. E allora capisci che quello che scrivi piace, ed è un grande incentivo a scrivere e osare sempre di più.

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