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http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/38512-mi-11

 

" Marì": anno 1977, perciò avevo trent'anni, anno più anno meno.

 

Un caldo pomeriggio afoso con vento caldo, in compagnia del mio magnifico "Satana", stavo attraversando a piedi , piazza Cairoli della città di Brindisi. Un colpo di vento, ci schizzò a dosso acqua dalla fontana in dotazione alla piazza stessa.

Restammo talmente bagnati da decidere di immergerci nell'acqua della fontana per completare quello che già aveva causato. 

Il bagnarsi, era proibito, per non andare in contro ad una sanzione, uscimmo, per asciugare al sole seduti su di una panchina. Assorto nei miei pensieri, sentii delle grida disperate da donna, mi voltai nella direzione dove provenivano, intuii che era in atto uno scippo. Allertai il mio Terranova e di corsa in direzione di quella poveretta, oramai a terra per la colluttazione, lasciava nelle mani dello scippatore la propria borsa e a cavallo di un motorino si apprestava a dileguarsi, gli mandai contro il mio "Satana"con i suoi settanta kg. di peso corporeo gli fù facile bloccare scippatore e motorino. Sopragiunto, ordinai al mio cane di lasciare la presa e mettersi al mio fianco, imposi allo scippatore di voltarsi molto lentamente, lo riconobbi subito, era un mio carissimo amico d'infanzia, nello stesso momento ci chiamammo per nome, Cosimino! - Aldo! mi chiese di lasciarlo andare. Sottovoce, dissi, lascia la borsa per terra e sparisci. Aldo, senza replicare inarcò il suo motorino e con una impennata spari dalla circolazione. Intanto, era arrivata la signora vittima dello scippo e con disapprovazione domandò, perchè l'avevo lasciato andare? Risposi, che si sbagliava. Nel consegnarli la borsa, mi accorsi era molto provata, quasi non si reggeva in piedi.

Chiese di accompagnarla a casa indicandomi la sua macchina. Ordinai a "Satana" di tornare a casa da solo. Giunti, di fronte a un grande e robusto portone, azionò con i fari un segnale specifico e il portone si apri, richidendosi automaticamente una volta entrati con l'autovettura.

Svelto uscii dall'auto per sorreggerla, tenendo forte tra le mie braccia il suo morbido leggero corpo profumato, la delicata e disperata  anima che mi sostiene, prese fuoco.

Lei, si accorse, della situazione in cui mi trovavo, ma fece finta di niente. Nel frattempo indicò una poltrona per potersi mettere comoda. sedendosi, lanciò un caldo e appassionato sguardo sommato al caldo già esistente, mi stavo sciogliendo come uno cioccolatino.

Ah! dimenticavo, quando si appoggiò sulla poltrona, alzò per un istante la sua veste, mostrandomi per un istante le sue bellissime gambe che sembravano due autostrade. Stavo per perdere il selfcontroll. Perciò la salutai, augurandogli una buona serata. Avviandomi nella direzione ove ero entrato. Per tutta risposta, scoppiò a ridere mentre mi diceva "sei mio prigioniero" Allora! Immaginate voi cosa sia successo dopo.

"Marì", questo era il suo nome,(nome di comodo)aveva ventidue anni, tipica bellezza Mediterranea. Confessò, che già mi conosceva da lungo tempo e il non sentirsi bene a causa dello scippo, era una messa in scena per potermi conoscere più affondo, mi guardò appassionatamente con i suoi grandi occhi neri, abbracciandomi sussurrò "Amore mio".

Ci freguentammo assiduamente per oltre due mesi. Una sera gli dissi che dovevo partire e imbarcarmi di conseguenza per un pò di tempo non potevamo vederci. Lei tra le lacrime accettò la situazione. Era proprio perdutamente innamorate.

Dopo qualche giorno, arrivò un telegramma d'imbarco immediato tanto immediato che non fù possibile salutarla, rimediai per via telefonica.

Restai, imbarcato per circa tre mesi. Quasi ogni giorno, ci sentivamo per telefono. Ma gli ultimi quindici giorni non fù possibile neanche una telefonata. Tornato a casa, invano la cercai da tutte le parti. Il suo comportamento incominciò a preoccuparmi, pensavo, forse era ricoverata in ospedale o addirittura era morta, insomma ero disperato "dov'era la mia Marì?"

Trascorse una settimana, verso mezzo giorno, squillò il telefono. Era lei, voleva parlarmi, mi diete appuntamento alla Sciaia tra un'ora. Zona molto deserta d'inverno. Comunque, pur di rivederla puntualmente mi presentai. Uscendo dalle auto ci abbracciammo, ma il suo abbraccio  non era quello di tre mesi a dietro. Domandai, qual'era il problema. In lacrime, mi obblico a giurare di non vendicarmi contro colui che ci aveva costretto a separarci. lo giurai. Venni a conoscenza che il cognato, marito della sorella maggiore, era contrario alla nostra relazione. Mi considerava un fannullone, disoccupato cronico e poco di buono. Stavo per esplodere, ma preferi chiedere se ci credeva. Non ebbi risposta. Continuava a implorarmi di mantenere la parola data, in caso contrario, avrei causato danno alla sua famiglia, dato che quasi tutti lavoravano nell'azienda del cognato che spadroneggiava in mezzo a loro da vero despota.

Le chiesi, quali erano le sue intenzioni, rispose, era necessario non vederci mai più. Ok! Senza aggiungere altro andai via.

Passato qualche giorno, arrivò una richiesta d'imbarco a migliaia di miglia distanti da lei e da Brindisi.

Rimasi imbarcato per oltre sei mesi, ero pieno di soldi. Tornai a casa. Una sera, come al solito, passeggiavo col mio Satana nei corsi di Brindisi. Per puro caso la incontrai, era a braccetto di un guardia marina in divisa. i nostri occhi si incrociarono, con indifferenza continuai per la mia strada. Il ricordo di lei sottobraccio ad un altro uomo mi tormentava, stavo per decidere di vendicarmi, ma non decisi niente. In quel periodo, trovai lavoro nelle vicinanze di casa. Una sera di rientro a casa, la mia cara mamma mi consegnò una lettera d'invito del circolo ufficiali per una cerimonia, già altri inviti del genere mi erano stati recapitati, ma, mo per una cosa e mo, per un'altra, non c'ero mai andato. Questa volta, sicuro 

di incontrarla di nuovo, decisi di partecipare. Avevo da poco acquistrato un magnifico Tight, lo portai dal sarto per farmi attaccare i miei galloni da comandante, poi visto che ero il primo genito, attaccai tutte le medaglie e le croci di guerra di mio nonno e di mio padre, le più importante erano quelle di mio nonno che di guerre ne aveva fatto tre. Messe tutte insieme, coprivano completamente la parte sinistra del mio petto fino all'altezza della vita. Giunto il giorno della cerimonia, l'auto mi abbandonò. Niente poteva fermarmi. Perciò, mi presentai, guidando un vecchio motorino tutto scassato, pieno di medaglie e con un tight che costava un occhio della testa.

Entrai nel salone dove si svolgeva la cerimonia, tutti gli ufficiali nel vedere le medaglie e i miei gradi si misero su gli attenti. Pareva che la cerimonia fosse per me. Notai tra la folla le spalle di lei, era in compagnia del guardia marina, mi avvicinai, lui si pose su gli attenti. Lei si voltò e meravigliata della divisa che indossavo esclamo "Cosimino!" tolsi la giacca e gliela buttai a dosso con tutte le medaglie. 

Uscii dal salone. Non volevo più sapere niente ne di lei, ne del tight e ne delle medaglie.

 

 

 

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11 ore fa, flambar ha detto:

Un caldo pomeriggio afoso con vento caldo, in compagnia del mio magnifico "Satana", stavo attraversando a piedi , piazza Cairoli della città di Brindisi. Un colpo di vento, ci schizzò a dosso (refuso addosso) acqua dalla fontana in dotazione alla piazza stessa.

Restammo talmente bagnati da decidere di immergerci nell'acqua della fontana per completare quello che già aveva causato.  (qui darei una sforbiciata scrivendo solo completare l'opera)

Il bagnarsi, era proibito, per non andare in contro ad una sanzione, uscimmo, per asciugare al sole seduti su di una panchina. Assorto nei miei pensieri, sentii delle grida disperate da donna (sentii le grida disperate di una donna mi pare suoni meglio), mi voltai nella direzione dove provenivano  io toglierei anche in direzione, è chiaro che sentendo delle grida ci si volti in direzione), intuii che era in atto uno scippo. Allertai il mio Terranova e di corsa in direzione di quella poveretta, oramai a terra per la colluttazione, lasciava nelle mani dello scippatore la propria borsa e a cavallo di un motorino si apprestava a dileguarsi (anche questa frase va snellita e riformulata-, gli mandai contro il mio "Satana"con i suoi settanta kg. di peso corporeo (è ovvio che il peso sia corporeo) gli (refuso fu) facile bloccare scippatore e motorino. Sopragiunto (refuso Sopraggiunto), ordinai al mio cane di lasciare la presa e mettersi al mio fianco, imposi allo scippatore di voltarsi molto lentamente, lo riconobbi subito, era un mio carissimo amico d'infanzia, nello stesso momento ci chiamammo per nome, Cosimino! - Aldo! mi chiese di lasciarlo andare. Sottovoce, dissi, lascia la borsa per terra e sparisci. Aldo, senza replicare inarcò (refuso inforcò) il suo motorino e con una impennata spari (refuso sparì) dalla circolazione. Intanto, era arrivata la signora vittima dello scippo e con disapprovazione domandò, perchè (refuso perché) l'avevo lasciato andare? Risposi, che si sbagliava. Nel consegnarli la borsa, mi accorsi era molto provata, quasi non si reggeva in piedi.

Chiese di accompagnarla a casa indicandomi la sua macchina. Ordinai a "Satana" di tornare a casa da solo. Giunti, di fronte a un grande e robusto portone, azionò con i fari un segnale specifico e il portone si apri, richidendosi (refuso  aprì, richiudendosi) automaticamente una volta entrati con l'autovettura.

Svelto uscii dall'auto per sorreggerla, tenendo forte tra le mie braccia il suo morbido leggero corpo profumato, la delicata e disperata  anima che mi sostiene, prese fuoco.

Lei, si accorse, della situazione in cui mi trovavo, ma fece finta di niente. (sei esageratamente preciso nelle descrizioni, ma qui salti il passaggio dell'entrata in casa) Nel frattempo indicò una poltrona per potersi mettere comoda. sedendosi, lanciò un caldo e appassionato sguardo sommato al caldo già esistente, mi stavo sciogliendo come uno cioccolatino.

Ah! dimenticavo, quando si appoggiò sulla poltrona, alzò per un istante la sua veste, mostrandomi per un istante le sue bellissime gambe che sembravano due autostrade. Stavo per perdere il selfcontroll (refuso self-controll). Perciò la salutai, augurandogli (refuso augurandole) una buona serata. Avviandomi nella direzione ove ero entrato. Per tutta risposta, scoppiò a ridere mentre mi diceva "sei mio prigioniero" Allora! Immaginate voi cosa sia successo dopo.

"Marì", questo era il suo nome,(nome di comodo)aveva ventidue anni, tipica bellezza Mediterranea. Confessò, che già mi conosceva da lungo tempo e il non sentirsi bene a causa dello scippo, era una messa in scena per potermi conoscere più affondo, mi guardò appassionatamente con i suoi grandi occhi neri, abbracciandomi sussurrò "Amore mio".

Ci freguentammo assiduamente per oltre due mesi. Una sera gli dissi che dovevo partire e imbarcarmi di conseguenza per un pò di tempo non potevamo vederci. Lei tra le lacrime accettò la situazione. Era proprio perdutamente innamorate.

Dopo qualche giorno, arrivò un telegramma d'imbarco immediato tanto immediato che non fù possibile salutarla, rimediai per via telefonica.

Restai, imbarcato per circa tre mesi. Quasi ogni giorno, ci sentivamo 

 

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@flambar è sempre un piacere leggerti. Purtroppo sono in un periodo in cui non riesco a essere molto presente sul forum.

 

Il racconto mi è piaciuto, però devo dire che secondo avresti potuto dargli più spessore, ampliarlo. In poche parole a parer mio potrebbe essere la base per un breve romanzo. ;) 

Molto tell, e poco show. La parte dello scippo, in cui lei lo sequestra, l'incontro in cui chiudono, la cerimonia, le avrei mostrate.

 

 

Non riesco a fare come nei precedenti racconti, quindi ti indico due cose:

 

La costruzione di alcune frasi l'ho trovata particolarmente difficoltosa.

 

In alcuni punti la punteggiatura non va bene "ma chi sono io per segnalarla? Dato che il più delle volte non l'azzecco manco a morire!" :asd: 

 

Ci sono anche delle ripetizioni. 

 

11 ore fa, flambar ha detto:

ad una sanzione,

D eufonica. Ricorda che la devi mettere solo quando c'è la stessa vocale. ad andare, ed essendo... e via così ;) 

 

11 ore fa, flambar ha detto:

settanta kg

Chili, siamo in narrativa quindi va scritto per esteso.

 

11 ore fa, flambar ha detto:

Questa volta, sicuro 

di incontrarla di nuovo, decisi di partecipare.

Qui sei andato a capo, occhio!

 

11 ore fa, flambar ha detto:

esclamo

esclamò 

L'accento mancato

 

Continua così, rispetto a prima ho trovato dei miglioramenti. I contenuti sono sempre piacevoli e mostrano che hai molto da raccontare.

 

Alla prossima! :ciaociao: 

 

 

 

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 mi sono fermata alla parola augurandole perché penso ti basti la scia dei  miei suggerimenti. Devo essere sincera perché, non conoscendoti, in alcuni punti ho pensato ad uno scherzo (non lo so e non credo sia un problema mio). In sintesi se vuoi scrivere devi concentrarti su ogni singola parola, non trascurare soprattutto gli accenti. Pera la storia, beh! Io non avrei rinunciato alle mie medaglie.

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Buon giorno @Adelaide j Pellitteri, hai ragione, bisogna concentrarsi su ogni parola fino alla nausea. ti garantisco che non si tratta di uno scherzo e sono consapevole del mio aberrante modo scrivere. Proprio per questo motivo sono entrato  nel forum di WD. Un autore mi ha definito "Naif" ne sono lusingato e fiero. Comunque, in tutte le attività esistono gli eccellenti, i mediocri, i rasoterra e quelli che fanno schifo, quest'ultimi sono i miei colleghi. Tuttavia, la volonta di imparare è a buoni livelli, perciò ho fiducia nei risultati. Grazie di avermi dato dei consigli, a presto

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2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

 mi sono fermata alla parola augurandole perché penso ti basti la scia dei  miei suggerimenti. Devo essere sincera perché, non conoscendoti, in alcuni punti ho pensato ad uno scherzo (non lo so e non credo sia un problema mio). In sintesi se vuoi scrivere devi concentrarti su ogni singola parola, non trascurare soprattutto gli accenti. Pera la storia, beh! Io non avrei rinunciato alle mie medaglie.

Non è uno scherzo, è pura realtà, ma ho fiducia che qualcosa migliorerà - Le medaglie, non appartengono a me, io non amo la guerra e tanto meno chi fa uso delle armi o che indossi un'arma. Essendo il primo genito maschio per legge le posso portare. Mio nonno e mio padre prima di morire mi ordinarono di buttarle in mare molto profondo.  Per una ripicca ho disubbidito lo so! C'est la vie. Grazie dei consigli a presto

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@flambar se è tuo desiderio trasferire su carta storie ed emozioni ci riuscirai alla grande, una volta qualcuno mia ha detto: si fa più con la tenacia che con il talento, molti lo infatti sprecano perché non hanno tenacia.

Esiste un libro dal titolo Terra matta, leggilo è fantastico. Ti farà capire come e quando in una storia la grammatica non conta.  

Scrivere infatti non è questione di italiano perfetto e letterario (non solo quello almeno, anche se ahimè conta) ma di anima.

Ti rileggerò con piacere.

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Grazie del tuo sostegno@Adelaide j Pellitteri. Acquisterò il libro" terra matta". La vita è padrona del nostro destino, sono sempre stato affascinato dalle letture e in particolare dalle scritture, purtroppo, pur aver acquisito diverse professioni, che per un banale errore puoi perdere ls vita o la vita dei tuoi colleghi. Il fascino della letteratura e della scrittura non è mai diminoito. Mi dirai, perchè non ti segni ad un corso o ad una scuola? L'ho, pensato ma non si può fare, oramai ho una certa età e quello che non si è imparato da giovane non si può imparare da vecchi. Ooh! sono ancora molto valido, ma è saggio sceglire "dove arrivo ci pianto un paletto" Rileggimi squisita @Adelaide j Pellittieri

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@flambar Non ho potuto far a meno di leggere le risposte che hai dato, e vorrei lasciarti un piccolo messaggio riferito a questa frase che hai scritto:

3 ore fa, flambar ha detto:

Mi dirai, perchè non ti segni ad un corso o ad una scuola? L'ho, pensato ma non si può fare, oramai ho una certa età e quello che non si è imparato da giovane non si può imparare da vecchi.

Mio nonno anni addietro mi disse: non si smette mai di imparare. E comunque se una cosa la si vuole veramente basta rimboccarsi le maniche e fare da se', in fin dei conti: volere è potere.

Diciamo che questa frase è il mantra, spero ti sia utile.

 

In bocca al lupo ;) 

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Hai detto parole sagge, cara amica @Kyríapurtroppo si devono rispettare i limiti, trovo di cattivo gusto esporsi per forza oltre di essi

Grazie

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@flambar Leggerti e' come ascoltare mio padre, o mio nonno, e una delle loro vecchie storie di quando erano giovani.

 

Se scrivere ti rende felice, perche' non continuare :)

 

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6 minuti fa, Maria Santiago ha detto:

@flambar Leggerti e' come ascoltare mio padre, o mio nonno, e una delle loro vecchie storie di quando erano giovani.

 

Se scrivere ti rende felice, perche' non continuare :)

 

Certo che continuerò, ho tanto da raccontare che non credo basterà quello che mi rimane da vivere. Grazie di avermi letto 

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