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Yattaman

Sono tutelata quando invio un manoscritto ad una casa editrice?

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Nella mia esperienza il plagio capita facilmente con gli articoli pubblicati in rete. Anni fa scrivevo recensioni musicali per una rivista on-line. Per curiosità ogni tanto facevo ricerche con Google utlizzando brani caratteristici dei miei scritti e almeno in due casi mi sono trovato la recensione copiata di sana pianta da siti, tra l'altro, più che blasonati. Devo dire che, a seguito delle mie proteste, gli autori del misfatto si sono mossi subito per mettere a posto le cose, ma se non me ne fossi accorto?

Per quanto riguarda un racconto o un romanzo penso che, più del furto dell'intero scritto, ci sia da temere il furto di un'idea o di un brano particolarmente ben riuscito, ma credo che sia un rischio modesto.

Comunque in un caso mi sono spedito, come ho letto che altri hanno fatto, una raccomandata col testo all'interno e buona notte.

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@Black ma la data di creazione del file, quella che appare in proprietà, si può modificare?

 

Comunque mi sto ripreoccupando! Per rassicurarmi dico (a me stesso) che probabilmente un editore presume che un autore si sia premunito, e quindi evita di fare figure di m...

Una idea o un bel passaggio possono rubarlo, ma poi vai a verificare...

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@simone volponi Sì, e non è nemmeno difficile.

Alcuni file contengono altre informazioni relative alla data in maniera nascosta, più difficili da modificare; ma anche lì, è sufficiente una rapida ricerca su internet per capire come fare.

In ogni caso, come già detto, non c'è alcun motivo di preoccuparsi. :) Un editore non ha motivo né la stupidità per rubare il testo di un esordiente. Per cosa, poi? Per risparmiare quella piccola percentuale, rischiando così di perdere un autore che potrebbe fargli guadagnare molto di più?

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Ospite
On 26 gennaio 2016 at 11:05, FadingAway dice:

Io sono totalmente d'accordo con le vostre razionali e logiche spiegazioni; ma quando la mente di qualcuno sa essere logica e razionale quando si tratta di qualcosa a cui tiene così tanto?

Parlo per me, ho sempre avuto questo timore. Prima di mandare il manoscritto alle case editrici, ho fatto il famoso trucchetto di spedirmi da sola i primi dieci capitoli, busta che ancora conservo gelosamente sigillata.

 

E poi a volte si parla anche di racconti e poesia pubblicate su forum, blog e siti internet personali. Mi ricordo che una volta l'utente Amanda Melling (ora credo che non sia più iscritta), aveva detto in tag che un saggio le era stato rubato e messo in un post su Facebook, e il ladro l'ha spacciato per proprio.

Io non temo tanto l'azione di una casa editrice che può portar via un intero romanzo, perchè condivido pienamente le vostre argomentazioni, quanto altri utenti che si appropriano di racconti e poesie pubblicate su siti minori e poi spacciati per propri nel grande calderone di internet.

Ciao. Sono ancora iscritta, ma come direttore editoriale e non come singolo. Avevano preso un mio articolo, che era stato scritto su una rivista, spacciandolo per proprio su fb. Che un altro scrittore possa rubare il vostro materiale è sempre fattibile. Non tanto l'intero testo, quanto piuttosto l'idea all'interno. Che lo faccia una casa editrice è totalmente da escludere. Il problema nasce soltanto, poniamo caso, nel momento in cui uno scrittore famosissimo incappa in una trama perfetta che svela un aspirante scrittore, che poi non riesce mai a pubblicare. Nel frattempo l'idea può essere riutilizzata e avere successo, se questo presunto aspirante scrittore è un genio. Ovviamente parliamo di casi quasi impossibili. È meglio tenersi molto stretti la sinossi.

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Scrivendo soprattutto romanzi storici, l'ultima cosa della quale dovrei preoccuparmi è che qualcuno mi "rubi" la trama, visto che i fatti principali che fanno da cornice alle mie vicende sono noti a tutti, o dovrebbero esserlo, e comunque si trovano in qualsiasi manuale scolastico.  Per quanto concerne invece tutto il "condimento", ovvero ciò che accade intorno a tali fatti, il rischio di "furto" è alquanto improbabile, perché nemmeno io so come andrà finire, quando comincio a scrivere.

 

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Il modello, che non condivido, ma che sta via via sempre più affermandosi nell'editoria italiana, è quello di cercare artigiani, non artisti. Seri professionisti a cui mettere in mano delle storie, confezionate a tavolino, secondo stilemi ben definiti. Quindi nessuno è interessato a rubare le vostre idee, quello che interessa è semmai la vostra competenza tecnica. E quella non può essere oggetto di furto intellettuale.

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Premesso che sposo la tua tesi completamente, devo tuttavia sottolineare che l'uomo, in quanto tale, non è che faccia sempre le cose con razionalità o  con intelligenza. 

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Unifico la discussione a una già esistente sullo stesso argomento (ed è anche fra quelle "calde").

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Non so se puo essere utile, ma, pur premettendo che anch'io non credo sia necessario tutelarsi quando si invia un manoscritto, segnalo questo sito: http://www.costozero.org/wai/copyzero.html

E' una sorta di SIAE gratuita, per così dire. Dà la possibilità di inserire una sorta di "timbro temporale" (o marca) sulla propria opera, sì da dimostrarne la paternità e l'esistenza in una data precisa. E' simile al deposito SIAE ma richiede un'iscrizione con un costo prossimo allo 0 (36 centesimi).

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Io non ho paura che una casa editrice rubi il mio manoscritto, né tantomeno che lo faccia qualche sconosciuto del Nicaragua che se lo traduca in spagnolo e lo pubblichi a suo nome.

Temo che lo faccia un tale del mio paese, che muore d'invidia e vive di avidità (guadagna qualche tremila euro al mese, ma cerca di guadagnare extra in tutto e con qualsiasi stratagemma).

 

Quindi il mio problema è: una volta che il mio libro viene pubblicato (e quindi Mister Avidità ne viene a conoscenza), il solo fatto di essere pubblicato con codice ISBN, il mio nome e cognome, ecc..., può considerarsi una prova schiacciante che io sia l'autore, anche se qualcuno (Mister Avidità senza scrupoli, per esempio) in seguito dovesse scopiazzare la mia opera?

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Visto che nessuno ha risposto alla mia domanda, ho fatto delle ricerche per conto mio (tanto tempo in meno dedicato alla scrittura :esplosione:)

e ho scoperto quanto segue:

 

"Il diritto nasce al momento della creazione dell'opera (...), quindi è dall'atto creativo che, incondizionatamente, il diritto si origina; non vi è pertanto alcun obbligo di deposito (ad esempio, presso la SIAE), di registrazione o di pubblicazione dell'opera, come si può leggere nell'articolo 5.2 della Convenzione Universale di Berna (...)"

 

Quindi, la pubblicazione (preferibilmente col proprio nome) costituisce una manifesta e facilmente dimostrabile attribuzione della paternità.

 

Spero che a qualcuno questa informazione possa risultare utile :comedicitu:

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Porpio così @Ngannafoddi , basta che il tuo libro sia pubblicato con il tuo nome.

Inoltre, indipendentemente dal diritto di sfruttamento commerciale dell'opera (che è quello che cedi al tuo editore), il diritto morale d'autore è inalienabile.

Finché il tuo nome è presente sul libro che hai pubbliccato, nessun "Mister Avidità" potrà scopiazzarlo impunemente.

Al limite potresti avere un po' più di difficoltà se scegliessi di pubblicarlo in forma anonima o sotto pesudonimo. In tal caso, se a un certo punto decidessi di rivelarti come autore potresti farlo, ma se qualcun altro lo facesse contemporaneamente a te, o prima di te, tu dovresti dimostrare di essere il vero autore. Ma avresti pur sempre il tuo contratto di edizione, in cui è specificato il titolo dell'opera e il fatto che tu (nome e cognome dell'autore) abbia deciso, a quel tempo, di pubblicare l'opera in forma anonima o sotto pseudonimo.

A questo link puoi trovare notizie in più sul diritto di paternità dell'opera e sul diritto di rivelazione (in caso di opera in precedenza anonima): http://fhf.it/progetti/liberius/diritto-dautore-e-contratti-un-contratto-editoriale-misto-con-licenza-creative-commons

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@ElleryQ :grazie:

Tutte queste informazioni sono davvero utili e interessanti :)

Non avevo, infatti, intenzione di usare uno pseudonimo (nonostante io abbia lo stesso cognome di un famosissimo scrittore italiano, il nome diverso però...) proprio per questo motivo :D

 

A morte Mister Avidità! :morte:

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Anche io credo sia una paranoia quella della tutela, il maggior rischio che si corre è chenon ci legga nessuno, comunque credo che una firma digitale sul romanzo salvato in pdf/a dovrebbe bastare. E' immodificabile, è firmato e c'è una marca temporale. (Il pdf/a lo si può ottenere faclmente con LibreOffice ed è il formato pdf più garantito ai fini legali)

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Io non credo sia un caso di plagio, immagino che siano stati comprati i diritti allo sconosciuto (dietro pseudonimo) selfpublished. Però confesso che muoio dalla curiosità di sapere esattamente come sono andate le cose in questo caso:

https://www.amazon.it/Metti-mamma-nel-freezer-PessimeScuse-ebook/dp/B07B3FDHS8/ref=sr_1_1?s=dmusic&ie=UTF8&qid=1524680167&sr=8-1&keywords=metti+la+mamma+nel+freezer

e

https://www.amazon.it/freezer-Colonna-Sonora-Originale-Francesco/dp/B07BF2Q25T/ref=sr_1_fkmr1_1?ie=UTF8&qid=1524680119&sr=8-1-fkmr1&keywords=metti+la+nonna+nel+freezer

Se qualcuno di voi ha notizie fatemi sapere.

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Leggo ora e per caso questa vecchia discussione riportata in voga... già che ci sono, aggiungo la mia, in maniera ironica quanto (almeno dal mio punto di vista) relativamente sensata:

se qualcuno rubasse i miei romanzi-racconti-idee e riuscisse a farli pubblicare o li pubblicasse a suo nome e riuscisse a venderli e a farci i soldi... cavoli andrei da lui/lei a stringergli la mano e, dopo essermi vivamente complimentato, gli chiederei: mi spieghi come diavolo hai fatto? Io, di questo passo, saranno ormai vent'anni che ci provo...

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Oddio, generalmente mi fido o, meglio, non mi pongo il problema. Per istinto tendo ad aver fiducia nei miei simili (non nel senso di scemi come me, ma di bipedi pensanti...).

Nonostante ciò, qualsiasi lavoro invii indica la dicitura di "registrazione elettronica su memoria di massa in data ..."  Mi fu suggerito, quando ancora i PC erano enormi macchine di calcolo, da un Legale di milano, a causa, per l'appunto, di un furto di materiale grafico da un mediatore estero. 

Va beh, ma non è che succeda ogni giorno...

Ciao a tutti!

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Sono andato dall'avvocato.

Uno storico mi ha aiutato nella ricerca per un romanzo. La storia gli è piaciuta molto e ne ha tratto un saggio che ha tolto il "gusto" della trama inedita al mio libro. Ma un saggio non è un romanzo, e i lettori non sono gli stessi. Anzi, è capitato il "travaso", cioè che chi ha letto il saggio abbia in seguito acquistato il romanzo, e che chi ha letto il romanzo si sia incuriosito e abbia approfondito con il saggio. Come ha scritto giustamente @Alexmusic 

Alle 2/2/2016 at 11:01, Alexmusic ha detto:

Scrivendo soprattutto romanzi storici, l'ultima cosa della quale dovrei preoccuparmi è che qualcuno mi "rubi" la trama, visto che i fatti principali che fanno da cornice alle mie vicende sono noti a tutti, o dovrebbero esserlo, e comunque si trovano in qualsiasi manuale scolastico.  Per quanto concerne invece tutto il "condimento", ovvero ciò che accade intorno a tali fatti, il rischio di "furto" è alquanto improbabile, perché nemmeno io so come andrà finire, quando comincio a scrivere.

 

 

Io, invece, so dove deve andare a parare il "condimento" sin dall'inizio, ma devo stare molto attento a non esagerare con le "divagazioni", che a volte mi prendono la mano.

La trama è importante, ma ancora più importante è saperla scrivere in modo adeguato.

 

Ah, volete sapere come è andata a finire la faccenda dell'avvocato? Ho lasciato perdere...

Per quanto concerne lo storico, siamo diventati amiconi, collaboriamo tuttora e ci presentiamo reciprocamente i nostri lavori.

Modificato da Fraudolente
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4 ore fa, AndC ha detto:

gli chiederei: mi spieghi come diavolo hai fatto? Io, di questo passo, saranno ormai vent'anni che ci provo...

 

Ma poi gli chiedersti di darti almeno la metà delle royalties? Se avesse davvero venduto tanto da "farci i soldi", ti converrebbe rivendicare la paternità dell'opera! :asd:

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Il mio romanzo è stato copiato. Sì, proprio così. Non da un editore bensì da una gentile signora che dice di essere una storica. Ha attinto largamente dal mio testo cambiando i nomi e il periodo storico, rimescolando la trama e aggiungendo cose inventate (il mio era basato su una storia vera). Secondo voi, cosa dovrei fare?

Scrivere un romanzo storico vero non è così semplice, @Fraudolente lo può confermare. Ci vogliono la dedizione, la passione e tanta pazienza. E quando hai ricostruito (non inventato) una storia avvincente che ha il sapore autentico, se qualcuno te la ruba mascherando il furto, non è piacevole...

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7 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Il mio romanzo è stato copiato.

Diciamolo: una bella vicenda, originale e inedita, è una rarità. Il mondo degli storici è pieno di "professoroni" gelosissimi delle loro fonti, e pronti a spiare le intuizioni altrui. Se poi sei un "pischello" ignoto, allora ti saltano al collo senza tanti scrupoli.

Se "scopri" una novità, tienila per te fin quando non l'avrai pubblicata!

 

7 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Scrivere un romanzo storico vero non è così semplice, @Fraudolente lo può confermare.

Rispetto al "solito" romanziere, hai l'obbligo di attenerti alla realtà storica, di rispettare fonti e documenti, di evitare gli anacronismi e di studiare (o aver studiato) ogni minimo dettaglio.

Un editore mi ha chiesto di citare bibliografia e fonti. Beh, per la bibliografia l'ho accontentato, ma le fonti d'archivio, frutto di una lunga, costosa e "sudata" ricerca, me le sono accuratamente tenute per me (e per i pochi amici storici che hanno condiviso le loro fatiche con le mie...)

 

L'impressione è che in ambito "storico" viaggino molte invidie e gelosie.

Ciao, @Elisabeta Gavrilina, non vedo l'ora di leggere il tuo romanzo! Qualora decidessi una capatina estiva in riviera, potremmo "unire" le presentazioni in libreria.

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8 ore fa, ElleryQ ha detto:

Ma poi gli chiedersti di darti almeno la metà delle royalties? Se avesse davvero venduto tanto da "farci i soldi", ti converrebbe rivendicare la paternità dell'opera!

 

Ovviamente! Poi lo/la denuncerei ma... dubito che, a fama raggiunta del ladruncolo/a, le mie finanze mi consentirebbero di schierare in campo un legale capace di reggere il confronto con lo stuolo dei suoi avvocati... dunque immagino che, oltre alla paternità dell'opera, perderei anche la causa! xD

 

A parte gli scherzi... tutta questa faccenda non può infine che confluire nella discussione più grande (immagino forse ce ne siano altre apposite qui sul WD) del famoso copyright, di cosa significhi veramente copiare un'opera narrativa, di quali e quante siano le leggi a proposito, per lo più vaghe o dispersive...

 

Insomma: un conto è che una persona rubi pari pari un'opera, senza cambiare nemmeno una virgola, ma solo attribuendo il suo nome... allora effettivamente se ne può rivendicare piena paternità... tanto più se quest'opera è apparsa in qualche modo in internet (es: autopubblicazione, post sui social, suoi blog)... allora esiste una data di "apparizione-pubblicazione" ufficiale, a cui poter riferirsi per rivendicarne i diritti...

 

Se l'opera viene inviata a terzi, può (come già detto) essere "protetta" con l'autoinvio di posta cartacea, con l'autoinvio di email, salvando la mail d'invio che ne confermi ora e data di condivisione etc... può essere registrata-protetta anche a pagamento o meno attraverso società che si occupano di queste tutele...

 

Se poi, senza aver fatto nulla di tutto questo, semplicemente si stampa una copia e la si fa leggere a un proprio conoscente che, pari pari, la ruba... allora forse c'è poco da fare... a parte considerare che quel conoscente non sia altro che un malfattore che non vedeva l'ora di derubarti a suo rischio e pericolo (ossia senza magari sapere se tu hai effettivamente protetto o meno l'opera)... insomma mi sembra un caso molto, molto raro...

 

Per tutto il resto, vale invece il famoso discorso (ugualmente non so quanto se ne sia già parlato) delle paranoie e dispute "mi hai rubato l'idea" cosa che purtroppo, sopratutto nel campo narrativo e sopratutto a livelli dove di soldi non girano - c'è davvero poco da fare...

 

Io la vedo così: fin troppe volte gli scrittori/scrittrici credono di essere gli unici ad aver avuto un'idea letteraria, che magari è stata invece già scritta-riarmeggiata centinaia di volte nei millenni passati... e gridano subito "al ladro"... purtroppo inutilmente... perché la legge sul copyright riesce comunque a salvaguardare un percentuale (non mi ricordo quale, anche se alta) dell'opera dal cosiddetto plagio... basta dunque cambiare "titolo, nome dei protagonisti, ambientazione, ordine dei capitoli, un po' lo stile della scrittura" che già si può o si potrebbe parlare di due romanzi dall'idea simile, ma non copiata...

 

Dopodiché e anche per rispondere a @Elisabeta Gavrilina (il cui caso personalmente mi dispiace e non conosco nello specifico - ossia andrebbe approfondito nei particolari):

7 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Ha attinto largamente dal mio testo cambiando i nomi e il periodo storico, rimescolando la trama e aggiungendo cose inventate (il mio era basato su una storia vera)

per come la vedo, io, che non sono un legale esperto in merito, quindi per favore prendete queste mie parole solo come delle opinioni personali da verificare (in caso di reale interesse) con periti qualificati... credo che si possano tranquillamente considerare due romanzi differenti, tanti e tali sono gli elementi cambiati... dunque io procederei come se nulla fosse e se devi pubblicare o far pubblicare il tuo romanzo lo invii come un'opera tua... al massimo sarà poi la ladra in questione a dirti e a dover dimostrare che l'hai copiata... tanto più se puoi in qualche modo dimostrare di averla scritta antecedentemente...

 

Insomma, il mio personale punto di vista è: meno paranoie, tanto più se non si parla di soldi o di pubblicazioni ufficiali con case editrici, perché dimostrare un plagio letterario non è così scontato e, anche in un'eventuale causa, servono critici e periti adatti etc...

 

In quanto a "quell'idea l'ho partorita io per primo/a e sono l'unico ad averla avuta nella storia dell'umanità"... non sottovaluterei i millenni di opere passate, quanto nemmeno il famoso "inconscio" della psiche umana unito alla memoria di una persona... magari lo spunto di un'idea o di un racconto proviene da una fiaba che ci è stata raccontata da piccoli e che abbiamo rimosso superficialmente, da due chiacchiere scambiate con un amico che aveva in mente i vaghi ricordi di una storia vista in televisione ma non l'ha palesato... insomma... la questione non è mai così semplice-scontata... sempre e solo secondo me.

 

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19 minuti fa, AndC ha detto:

dunque io procederei come se nulla fosse e se devi pubblicare o far pubblicare il tuo romanzo lo invii come un'opera tua... al massimo sarà poi la ladra in questione a dirti e a dover dimostrare che l'hai copiata... tanto più se puoi in qualche modo dimostrare di averla scritta antecedentemente...

l'ho pubblicato da un pezzo... è quello che appare al posto della mia faccia.  Le persone che hanno letto entrambi i romanzi dicono che le coincidenze sono molto sospette...

Se si può rubare con tanta disinvoltura i testi già pubblicati, figuriamoci quelli inediti...

36 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Rispetto al "solito" romanziere, hai l'obbligo di attenerti alla realtà storica, di rispettare fonti e documenti, di evitare gli anacronismi e di studiare (o aver studiato) ogni minimo dettaglio.

Esatto!

37 minuti fa, Fraudolente ha detto:

Ciao, @Elisabeta Gavrilina, non vedo l'ora di leggere il tuo romanzo! Qualora decidessi una capatina estiva in riviera, potremmo "unire" le presentazioni in libreria.

Grazie! :love::love2:

Verrei anche prima, per conoscerti personalmente :rosa:Non vedo l'ora di leggere il tuo. 

Sarei felice se venisse anche @Marcello

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2 ore fa, AndC ha detto:

Se l'opera viene inviata a terzi, può (come già detto) essere "protetta" con l'autoinvio di posta cartacea, con l'autoinvio di email, salvando la mail d'invio che ne confermi ora e data di condivisione etc... può essere registrata-protetta anche a pagamento o meno attraverso società che si occupano di queste tutele...

 

In realtà, la mail d'invio all'editore (o ad altri) fa già fede (almeno così è stato stabilito da prassi giurisprudenziale), senza necessità di inviarla anche a se stessi; meglio ancora se l'invio avviene da PEC. Per il cartaceo, oltre all'autoinvio si può ricorrere alla raccomandata AR o all'acquisto di marche temporali a costo molto basso su siti appositi, come Copyzero e simili, nati proprio per la tutela della paternità di un'opera (in alternativa alla SIAE).

 

2 ore fa, AndC ha detto:

credo che si possano tranquillamente considerare due romanzi differenti, tanti e tali sono gli elementi cambiati... dunque io procederei come se nulla fosse e se devi pubblicare o far pubblicare il tuo romanzo lo invii come un'opera tua... al massimo sarà poi la ladra in questione a dirti e a dover dimostrare che l'hai copiata... tanto più se puoi in qualche modo dimostrare di averla scritta antecedentemente...

 

In linea di massima non dovrebbe essere così, anche se nella prassi, purtroppo, spesso avviene. Cito:

 

Cita

Il plagio semplice si può realizzare in varie forme: per esempio attraverso la riproduzione totale e parziale dell'opera originaria, attraverso una sua elaborazione "non creativa", oppure creativa ma abusiva e usurpatrice di paternità e camuffata attraverso un lavoro di ritaglio, trasferimento, o di cambiamenti meramente formali, o attraverso la trasformazione da una in altra forma.

 

Una giurisprudenza recente individua un caso interessante relativo alle opere letterarie:

 

Cita

il diritto d'autore non tutela solo la forma esterna, ma anche la struttura e la concezione dell'opera, per questo in essa è possibile individuare un "nucleo fondamentale" che ne costituisce l'originalità creativa, di cui i terzi non possono assolutamente appropriarsi, in quanto fortemente distinto (e originale) da temi e dettagli che appartengono già al patrimonio letterario generale. Ecco che nel plagio contraffattorio di un'opera di narrativa non è sufficiente che una o più idee sviluppate in un testo trovino collocazione nell'altro, ma deve potersi cogliere una vera e propria trasposizione (copiatura) di quel "nucleo individualizzante" che caratterizza l'opera come originale, frutto dell'attività creativa dell'autore.
Di fronte ad un caso di plagio, la violazione del diritto d'autore determina l'applicazione di sanzioni civili ed (eventualmente) anche penali a carico del contraffattore, vale a dire di colui che ha abusivamente utilizzato l'opera o ne ha usurpato la paternità.

 

Se il furto non si limita solo all'idea, ma va a imperniarsi proprio su quel nucleo fondamentale, allora il plagio è ravvisabile. Non so se sia questo il caso di @Elisabeta Gavrilina , ma se lo fosse lei potrebbe tranquillamente citare in giudizio l'altra autrice, starebbe poi a quest'ultima dimostrare il contrario. Certo è che @Elisabeta Gavrilina  dovrebbe prima essere certa che in qualche modo l'altra autrice possa essere giunta in possesso della sua opera, o almeno che vi siano circostanze tali da poter ritenere plausibile che essa ne sia giunta in possesso.

 

Di sicuro, come diceva @AndC, non è mai una questione semplice e scontata. Inoltre è probabile che se Pincopallino ha pubblicato con un piccolo editore e vuole citare in giudizio per plagio Cicciopallo, che invece ha pubblicato con una big, è molto più facile che vinca il secondo perché la piccola CE o il singolo autore non avrebbero gli stessi mezzi economici della grossa per potersi procurare un buon avvocato e sostenere le spese processuali; ma in realtà sono anche accaduti casi analoghi in cui la piccola CE ha avuto la meglio, ottenendo da lì un buon successo commerciale del libro "in causa".

 

Comunque ho scoperto di avere un fratello su questo forum: credevo che la logorrea caratterizzasse i miei post, ma vedo che @AndC non è affatto da meno! :D

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2 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Sarei felice se venisse anche @Marcello

Tutti mi cercano, tutti mi vogliono...

 

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Io faccio satira il plagio di battute è la cosa più diffusa che ci sia. A volte accendi la tv e ti senti riportato da comici esattamente le tue parole (che sono pubbliche sui social e visibili da tutti). Ovviamente non esistono diritti sulle battute, solamente ogni tanto qualcuno fa cattive figure e finisce lì. Dovrei smettere di far ridere perché qualcuno vuol fare bella figura al posto mio? Certo che no, anche se un pochino ti infastidisce. Con i libri è molto più difficile, parecchio.

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Tranquilli gli editori cancellano la mail appena arriva (y)(si scherza). 

Le idee possono essere rubate facilmente però o comunque possono dare ispirazione per creare qualcosa di simile o affine al vostro lavoro. Chiaramente é una cosa che potrebbe accadere raramente, forse capita con una piccola casa editrice sconosciuta. Fatto sta che non esiste copyright sulle idee o una prova legale sufficiente da vincere la battaglia per un eventuale plagio se non siete nessuno. Forse esiste una probabilità dello 0,3% che capiti tale evento.

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