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Arcadia

Separazione

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Il Pianeta di Sale

 

Dedicata a E.B.

 

Anche questa è una presenza:

l'ossessiva ricerca di tutti i ricordi

in ogni singola sfumatura

ovvero nei totem che ti rappresentano.

 

Il dolore è una presenza

che orchestra il requiem

di tutte le bianche speranze.

 

Il fiato corto è una presenza,

la tachicardia, gli occhi stanchi,

le membra svogliate e la mente

chiusa al suo stesso inconscio.

 

Il silenzio è una presenza,

la più costante che si insinua

nei minuti vuoti della mia vita

improvvisata alle scadenze.

 

Il vino bianco è una presenza

dolce che riporta ai tiepidi

meriggi di un Aprile a guardare

verdi montagne e il tuo profilo.

 

L'armadio è una presenza:

custodisce al sicuro quel poco

dei tuoi vestiti e della tua voce

mentre ci piego anche i miei.

 

La serratura è una presenza

che diventava poesia quando

era accompagnata dal suono

dei tuoi passi sulle scale.

 

Questo paese è una presenza:

quale sia il suo vero nome

per me risponde solo al tuo

e solo di te riesce a parlare.

 

Il tuo spettro è una presenza:

è terrificante come a volte

giurerei che mi stai chiamando

appoggiato all'anta della mia finestra.

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Ciao @Arcadia! Attirata dal titolo, stamattina ho letto la tua poesia che mi ha suscitato emozioni e pensieri ed eccomi qui a condividerli. 

11 ore fa, Arcadia ha detto:

Anche questa è una presenza:

l'ossessiva ricerca di tutti i ricordi

in ogni singola sfumatura

ovvero nei totem che ti rappresentano.

Ho letto la prima strofa a voce alta più volte e quel "ovvero" continua a disturbarmi il ritmo. Lo sento come una specie di intruso. Sarà una questione dei gusti personali, però non so, per me è come se in qualche modo ostacolasse la lettura. Personalmente lo leverei, perché ovviare una cosa che è già chiara di per sé? Lei se n'è andata, suppongo, forse si sono lasciati, e anche se non c'è la sua presenza è ancora forte nei ricordi che lui cerca con ossessione e ne fa una specie di reliquia. 

 

11 ore fa, Arcadia ha detto:

Il dolore è una presenza

che orchestra il requiem

di tutte le bianche speranze.

Bella immagine. Dopo di lei gli rimando i ricordi e il dolore della perdita. Molto poetica la visione di requiem legato alla separazione: la fine di una storia è una morte figurativa. 

 

12 ore fa, Arcadia ha detto:

l fiato corto è una presenza,

la tachicardia, gli occhi stanchi,

le membra svogliate e la mente

chiusa al suo stesso inconscio.

 

Il silenzio è una presenza,

la più costante che si insinua

nei minuti vuoti della mia vita

improvvisata alle scadenze.

Queste strofe mi hanno colpito in modo particolare. Ogni gesto o momento alla vita lo riporta a lei. Senza la sua presenza la vita dell'uomo è vuota e se va avanti è per dovere. E qui mi spiego meglio. Mi riferisco agli ultimi due versi, anzi proprio all'ultimo "improvvisata alle scadenze". Ho pensato a un impiego, dover alzarsi nonostante tutto per andare al lavoro, o forse anche fare semplici gesti come pagare bollette (collegandomi alla parola scadenze). 

 

12 ore fa, Arcadia ha detto:

Il vino bianco è una presenza

dolce che riporta ai tiepidi

meriggi di un Aprile a guardare

verdi montagne e il tuo profilo.

 

L'armadio è una presenza:

custodisce al sicuro quel poco

dei tuoi vestiti e della tua voce

mentre ci piego anche i miei.

 

Semplici ma efficaci immagini. 

 

12 ore fa, Arcadia ha detto:

La serratura è una presenza

che diventava poesia quando

era accompagnata dal suono

dei tuoi passi sulle scale.

Perché hai pensato a collegare la serratura alle scale? Io ci vedrei meglio il rumore della chiave che gira nella toppa. O il rumore delle chiavi che lei tira fuori dalla borsa. 

 

12 ore fa, Arcadia ha detto:

Il tuo spettro è una presenza:

è terrificante come a volte

giurerei che mi stai chiamando

appoggiato all'anta della mia finestra.

La chiusura è sublime. Un'immagine potente che racchiude magnificamente la sua assenza. 

 

Una bella poesia. Sentita. Ha toccato le corde giuste e ti ringrazio. A rileggerci!

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Ciao Emy,

grazie per aver speso del tempo per commentare "Separazione".

 

Ho letto con estremo interesse i tuoi appunti ed effettivamente quell'ovvero stona nonostante io lo intendessi come oppure e non come ossia.

Come ti suona se lo sostituisco con una semplice o?

 

14 ore fa, Arcadia ha detto:

La serratura è una presenza

che diventava poesia quando

era accompagnata dal suono

dei tuoi passi sulle scale.


Effettivamente non è la resa migliore per descrivere ciò che però tu hai colto tuttavia qui pago il prezzo della musicalità a scapito della resa, appunto. Ho sottinteso il rumore racchiudendo tutto nella parola serratura per non rendere "stoppaccioso" il verso. All'inizio l'avevo pensata con "Il rumore della serratura è una presenza" ma davvero non mi piaceva così ho deciso di racchiudere tutto in quella parola rischiando, appunto, un piccolo calo stilistico.

 

Sono entusiasta ti sia piaciuta e abbia potuto apprezzarla. Questa è una poesia che ho scevrato dalla metrica, è una di quelle che classifico come "buona la prima". E' stata scritta tutta d'un fiato con un linguaggio volutamente semplice, principalmente descrittivo con l'intento di creare immagini, fotografie di attimi precisi giacché nel dolore della perdita e nel tormento della mancanza c'è spesso una semplicità terrificante.

 

Grazie ancora

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Ospite AndC

@Arcadia

 

Ciao! Anche a me questa poesia è piaciuta molto e non ho appunti particolari da muovere, se non lasciarti i miei complimenti.

 

Tutto fila via liscio e scorre bene: un buon crescendo evolutivo che narra una vera e propria storia. Mi ha colpito.

 

Di metriche non me ne intendo, dunque non saprei che dire a riguardo.

Davvero, però una poesia che si legge senza storcere il naso in alcun punto e dunque, almeno secondo me, si apprezza.

 

La parola "totem" mi è molto piaciuta: inserisce un concetto spirituale in un contesto di pensiero forse più logico-europeo.

 

La mancanza è da prima sentita più in maniera razionale, quasi a cercarne un perchè, poi diviene canto poetico, infine il sentimento assale e straripa mostrandosi nella sua "terrificante" solitudine come uno spettro.

 

Bello il gioco della presenza-sssenza: ciò che è presente è infine un fantasma del cuore e della mente, ossia qualcosa che non c'è più.

 

Secondo me una poesia azzeccata, molto profonda e significativa.

 

Complimenti!

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Ciao arcardia, eccomi!

Prima di tutto complimenti: si legge sin da subito che hai una mano esperta per la poesia, e questa ne è una molto pregevole.

 

Inzio con il concordare con @Emy, quell'"ovvero" nella prima quartina non convince neanche me, spezza troppo la lettura. Di altre "critiche" se così si possono definire, non ce ne sono, la poesia la trovo superba.

La ripetizione martellante della medesima struttura ad ogni stanza è un presagio incombente, un climax che fa le montagne russe: prima si incomincia con l'astratto, per poi discendere nelle piccole cose che si condividono con chi si ama, o in questo caso, amava, e poi si conclude con quanto di più concreto non può esserci. Lo spettro di chi non c'è più che ci perseguita, in ogni cosa che ci circonda.

Esprime perfettamente tutto ciò, e non posso che farti i miei complimenti, soprattutto per la scelta semantica incantevole.

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Ciao @KawaiiCleffa e @AndC,

grazie infinite per i vostri commenti.

 

Sono molto felice che questa poesia vi sia arrivata e se, anche per un solo istante, avete provato la mancanza che ho provato io, allora forse siamo davanti a uno dei rarissimi casi in cui riesco nel mio intento quando dico di di scrivere poesie.

 

Grazie ancora.

 

Un abbraccio 

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@Arcadia ciao,

dal punto di vista del contenuto, la poesia mi piace molto perché riesce a dipingere attraverso delle immagini calzanti( e con una vena quasi ossessiva, molto travolgente) l' "onnipresenza di questo spettro", che appare dare tracce di sé nelle prime strofe, per poi manifestarsi finalmente nell'ultima. L'ultima strofa sinceramente mi ha fatto venire "i brividi dalla paura", perchè mi ha fatto immaginare questo spettro dolce e allo stesso tempo tetro che aleggia nelle giornate del poeta. Dal punto di vista metrico abbiamo dei versi sciolti e sono tutte quartine , tranne la seconda strofa. L'unico "difetto" che posso imputare è dovuto a un mio gusto personale, difatti non mi piace granchè questo "è una presenza" anaforico,  sebbene esso rappresenti l' "esoscheletro" di questa poesia.

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Ciao @Claudio Piras Moreno e @Naufrago22,

Vi ringrazio per aver speso del tempo per commentare "Separazione" e vi ringrazio soprattutto per le belle parole. Solitamente non scrivo in versi liberi: prediligo la musicalità innata di una metrica scelta con cura tuttavia "Separazione" nasce come un lancio impulsivo senza troppo badare alla sua musicalità giacché non vuole essere il triste canto degli Elfi di Imladris diretti a Valinor bensì lo struggersi di una persona comune tutt'altro che elevata spiritualmente. In questo contesto l'anafora (abbellimento che uso con parsimonia - di fatto quasi mai) richiama l'ossessione della mancanza quasi come il folle che si dondola in un angolo, bloccato mentalmente nel suo trauma, appunto la Separazione. 

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