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Kyría

Atti avventati

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Seduta sul pavimento freddo rimango in attesa, e chinata sul bordo di questa vasca con le braccia tese attendo il momento. Posso farlo, è così semplice, tutta questione di pochi istanti, e sarà finita. Finalmente la libertà tanto sperata da una vita che mi ha dato solo merda. Gli occhi sono lucidi e persi nel vuoto, mentre nella mano stringo il coltello che ho preso qualche minuto fa in cucina. Ho un nodo alla gola, la mente gira vorticosa su un solo quesito: perché…

 

Erano giorni che non ti sentivo, mi chiedevo se stavi bene, passavo le giornate a perdermi nei ricordi: tu e io, l’una per l’altro. Quel bacio sotto un acquazzone estivo, il passeggiare mano nella mano sotto gli sguardi rimproveratori dei passanti. Ma a noi non importava, esistevamo solo noi in quegli istanti.

Amavo osservarti mentre leggevi e mi perdevo nei tuoi occhi tuffandomi nel loro verde smeraldo quando mi guardavi.

Non era una storia d’amore rosa e fiori, senza ostacoli, ma in fondo riuscivamo a trovare i nostri attimi di felicità.

Nei giorni passati al tuo fianco osservavo ogni tuo gesto, il passarti la mano tra i capelli lunghi fino alle spalle tirando indietro il ciuffo calato sugli occhi, ripetendo una frase consueta: "ma guarda, ma pensa, ma dai, ma che roba".

Il proferire quei brevi intercalari dipendeva dalle circostanze, e al mio chiederti il motivo mi risposi: che da fanciullo avevi letto un libro di Paolo Nori. Eri rimasto talmente colpito da questa cosa che feci tue queste espressioni.

Avevi un carattere chiuso, ed era difficile comprendere ciò che pensavi mentre ascoltavi la musica o scrivevi. Eri sempre assorto, in un mondo tutto tuo di cui non ho mai avuto la fortuna di comprendere o scoprire, ma in piccoli gesti sapevi dimostrare ciò che avevi nel cuore.

La nostra canzone: Exit music for a film, descriveva alla perfezione il nostro amore. Il Romeo e la Giulietta del nuovo millennio, un sentimento contrastato dalle famiglie. Eppure nonostante tutto riuscivamo a viverci.

Sorrido nell’amarezza che lascia ogni ricordo…

Straziante è il ripercorrere con la memoria quella sera in cui il tuo scooter non partiva e sei dovuto rimanere a dormire da me. Quella notte, è stata la prima in cui mi sono sentita al sicuro. Tra le tue braccia ho trovato la tranquillità che in tutta un’esistenza avevo cercato ma mai scoperta. La costante paura che accompagnava ogni mio giorno era svanita.

Riguardo i film con cui allietavamo le nostre giornate e piango, mentre l’immagine di una delle ultime foto tue che mi è rimasta continua a girare nella mente. Sono giorni che non guardo il telefono, non mi interessa. Tanto tu non chiamerai, sono passati mesi dall’ultima volta che ti ho visto o sentito. Eppure il mio cuore non ha mai smesso di sperare, di amarti. Ripenso alle nostre fughe all’insaputa di tutti, quando ci trovavamo in campeggio in riva al lago e potevamo essere noi stessi.

È successo molte volte in questi anni che sei sparito, nessun preavviso, nessuna notizia. Eppure questa volta è più difficile del solito superare la tua assenza.

Forse perché da quel maledetto giorno sei cambiato. La paura nel non sentirti per poi scoprire l'incidente, il tuo esser rimasto ferito a un braccio... un’esperienza che lentamente ti ha portato via da me. Il tuo prendere coscienza che la vita è breve, e il renderti conto che anche se dicevi che di tuo padre non ti interessava non era così. Al vederlo nella macchina capottata nonostante tutto: il braccio sanguinante, pieno di schegge di vetro, lo hai tirato fuori...

 

Lo squillo del telefono mi distoglie dai pensieri, guardo il display, ho gli occhi appannati e li sento gonfi. Un tonfo al cuore, sgrano gli occhi incredula nel vedere lampeggiare il tuo nome.

Rimango qualche istante a fissarlo, "non ci credo, non può essere". Le mani iniziano a tremare prendo il coraggio da un angolo remoto del mio cuore per rispondere: «Pronto?»

Sento in sottofondo il rumore delle macchine che passano veloci. Un altro tonfo al cuore all’udire la tua voce: «Sto venendo da te, ci vediamo in piazzetta.»

Rimango in silenzio, non so se è reale... eppure sei proprio tu, il dolore che fino a un attimo prima mi attanagliava pare scomparso, un sorriso tra le lacrime mi illumina il volto: «Arrivo» metto giù.

Pochi istanti ancora con l’apparecchio tra le mani, lo osservo, finalmente sei tornato da me.

Mi alzo di corsa e vado a sciacquare il viso, infilo le prime cose che trovo nell’armadio e di tutta fretta esco di casa. Arrivo. Scendo le tre rampe che mi dividono dall’uscita con il cuore che batte a mille, non vedo l’ora di rivederti e di perdermi nel tuo abbraccio.

Esco in strada e senza neanche guardare mentre attraverso mi dirigo alla piazzetta, manca poco, 100 mt e sono da te. Mi sento leggera, il peso che mi opprimeva pare scomparso, il dolore dissolto in quella semplice frase. Costeggio la siepe che divide il maneggio dalla strada, volto a destra ed ecco che di fronte a me vedo la piazza. Un piccolo angolo a sanpietrini con due panchine e altrettanti alberelli ad adornarle, una fontanella di acqua potabile che pare sola e triste in mezzo ai fiori estivi.

Sorrido nel vederti. Il tuo scooter rosso posteggiato accanto a una delle due panchine e tu che a lunghi passi con lo sguardo sul pavimento fai avanti e indietro da una all’altra. Sembri irrequieto, mentre accarezzi il pizzetto.

Senza accorgermene la mia andatura si è velocizzata, quando sono a poco più di qualche passo tu alzi lo sguardo incrociando i miei occhi e mi saluti. Sono tristi, ma dalla felicità che mi invade non me ne rendo conto.

«Ciao!» mi avvicino e ti abbraccio, inspiro il tuo profumo, mentre tu cingi le tue braccia sui miei fianchi. Mi sento bene, felice.

Percepisco il tuo tocco, il tuo respiro non è un’illusione, sei qui dopo tanto tempo. Sei reale e vorrei che questo istante non terminasse.

Mi scosto da te: «Ma che fine avevi fatto? Che è successo?»

Non mi guardi, è raro che lo fai. Con un filo di voce mi rispondi: «Sono successe tante cose, e dovevo parlarti»

Il mio sguardo diviene perplesso: «Dimmi, ti ascolto»

Ti passi la mano tra i capelli senza alzare lo sguardo: «Mi dispiace, dobbiamo chiudere qui.»

Le tue parole mi trapassano il cuore come lame affilate. La felicità che fino a un attimo prima mi invadeva lascia spazio alla tristezza e a una fitta nube nera che mi avvolge. Sento le lacrime cercare di venire in superficie, le trattengo a fatica, mentre un nodo alla gola quasi blocca le mie parole: «Perché? Che è successo?»

Alla domanda ti allontani, mi dai le spalle. In quel momento l'unica cosa che voglio capire, almeno per una volta, è ciò che pensi. Mi avvicino di nuovo e cerco il tuo sguardo, tu ti decidi a parlarmi: «Adesso non avrò più tempo, i miei genitori hanno acquistato un’edicola, vogliono che ci lavoro con mio fratello»

Rimango impalata, non riesco a credere a quello che stai dicendo: "non avrai più tempo... sono e sono stata solo un modo per occupare il tuo tempo? No, non può essere. Noi ci amiamo".

I singhiozzi si fanno più forti, lo sconforto si è impossessato di me. Tu rimani lì, i tuoi pensieri chissà dove sono. Cerco il tuo abbraccio per avere conforto e con stupore arriva: «Io ti amo» dure parole, forse inutili, ma sono ciò che provo per te.

Il tuo respiro caldo sul mio collo, un sussurro proferito vicino al mio orecchio: «Anch'io.»

All'udirti di scatto mi allontano da te poggiando le braccia sul tuo petto: «Come fai a dire che mi ami se mi stai lasciando?».

«Ti amo come una sorella» il tuo tono è dolce, ma quelle mi fanno mancare il terreno sotto i piedi.

A voce bassa ripeto: «Come una sorella» mentre vedo sgretolarsi di fronte ai miei occhi l'immagine di noi due. Scuoto il capo tra le lacrime: "Non può essere, non è vero. Non puoi dirmi così".

Guardi l'ora e ti accorgi che è tardi, ti passi la mano tra i capelli: «Devo andare, i miei mi aspettano.»

Rimango immobile mentre recuperi dalla panchina il casco e lo zaino, li indossi per poi allontanarti da me. Da ciò che eravamo... ti osservo mentre sul tuo scooter svanisci dalla mia vista, ho il cuore spezzato e mi rendo conto che questa volta non tornerai.

A passo lento con gli occhi persi nelle immagini sfocate di un tempo i cui eravamo noi due torno a casa. Le scale sembrano infinite, mi trascino poggiata al muro percorrendole a fatica. Non ho forze, la mia forza sei tu. Con gli occhi appannati dalle lacrime cerco di aprire la porta. Dopo vari tentativi ci riesco e dopo averla richiusa alle spalle, lentamente mi accascio a terra. Lascio scorrere al di fuori il pianto e il dolore. Stringo le ginocchia al petto e mi perdo in un limbo. Nella mente risuonano le tue parole: "come una sorella" lacerandomi.

Ho passato ore poggiata con la schiena a quella porta a piangere, poi, un lampo. La consapevolezza che questa vita non fa per me, non la voglio…

 

Adesso sono qui, seduta sul pavimento freddo rimango in attesa, e chinata sul bordo di questa vasca con le braccia tese attendo il momento. Posso farlo, è così semplice, tutta questione di pochi istanti e sarà finita. Finalmente la libertà tanto sperata e sospirata, da una vita che mi ha dato solo merda. Gli occhi sono lucidi, mentre nella mano stringo il coltello che ho preso qualche minuto fa in cucina. Ho un nodo alla gola, la mente gira su un solo quesito: perché…

Le immagini delle giornate passate assieme a fantasticare sul nostro futuro: San Pietroburgo, un piccolo appartamentino nel centro città, un gatto... noi due e il nostro amore. Solo duri ricordi che voglio cancellare.

Poggio la lama sul polso percepisco che è fredda, ma in questo momento nulla può essere pari al dolore che ho dentro.

Un secondo, un movimento, un taglio netto e non penserò più a nulla.

Osservo il candore della vasca, tra poco sarà macchiato dal sangue, il mio sangue. Lo so che sta per accadere, sono sicura del mio atto, ma in fondo la paura inizia a farsi sentire. Scatta l'istinto di autoconservazione e rimango immobile. Farà male?

Sollevo la lama dalla pelle, per spostarla più in alto. Proviamo. Almeno so a cosa vado incontro.

La pressione si fa più forte, una piccola goccia di sangue fa capolino rimanendo qualche istante tra il filo e la pelle. Proseguo il movimento è lentamente percorro da una parte all'altra il braccio.

Il sangue inizia a defluire più abbondante, mentre i lembi di carne si dividono. Strizzo gli occhi, fa male, ma riesco comunque a proseguire. Se non lo facessi? Se non andassi fino in fondo? No, non posso, ho deciso.

Le gocce cadono macchiando il candore della vasca, il liquido rosso mi da la sensazione di libertà mentre sgorga al di fuori.

Non fa così male, sono pronta.

Giro il polso, con un movimento veloce con la lama seguo le vene dividendole e in un istante tutto il braccio è rosso. Esce più veloce che dalla prima ferita, ma non mi spaventa. Proseguo con l'altro, il coltello mi cade di mano. Il suo rumore metallico sulla ceramica mi risuona nelle orecchie, rimango in attesa.

Non ho smesso di piangere, di pensarti, mentre le forze le sento lentamente scivolare via.

Appoggio la testa al bordo della vasca chiudendo gli occhi. Addio vita, addio dolore, voglio essere libera da tutto. Rivedo mia madre e il suo disprezzo verso di me. Il mio soffrire in silenzio al suo rifiuto, avvenuto fin dalla mia nascita. Maledico il giorno in cui mi ha dato alla luce, ma almeno, ora non sarò più un peso. Il suo viso si offusca lascia posto a quello dei miei nonni, vedo la tristezza nei loro occhi. Mi dispiace, forse non avrei dovuto…

Spariscono lasciando spazio a brevi flashback di tutti quegli anni. Chiedo perdono a chi mi ha voluto veramente bene. La testa mi gira, ho la nausea. Vorrei scappare da queste sensazioni che mi invadono, ma non riesco. Non ne ho la forza.

Tutto si annebbia, è buio.

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@Kuno Grazie per esserti soffermato. :rosa: 

Parto dalla fine del tuo commento:

22 ore fa, Kuno ha detto:

Quanto al contenuto, vabbè... te lo immagini, no? Non è esattamente il mio genere preferito, ma ho voluto comunque leggerti e lasciarti due parole perché non lo aveva ancora fatto nessuno.

A essere sincera non credevo che qualcuno lasciasse un commento su questo testo. La tematica che ho trattato è una di quelle che già io stessa per natura evito... diciamo che è stato un tentativo di superare il blocco che ho verso determinati generi. Il momento mi ha portato a scrivere, e l'ho fatto senza pensarci. 

 

22 ore fa, Kuno ha detto:

Dovrei fare altre segnalazioni, ma mi fermo qui.

Grazie :rosa: so che il racconto non è come dovrebbe.

 

Quota

Diciamo che il problema principale del racconto è, per me, questo tentativo non pienamente riuscito di utilizzare un registro alto.

Registro alto? Di cosa parli? :grat: Puoi spiegarmi cosa intendi per favore?

Sinceramente ho scritto senza pensarci molto, come veniva... :eheh: 

 

Quota

Scrivere difficile è... difficile. Fossi in te cercherei di dominare frasi più semplici e lineari, prima. Neanche questo è davvero semplice, ovviamente.

Poi, sì, occhio alla punteggiatura.

Concordo, scrivere di per sé è difficile!

:( mai una volta che azzecco questa benedetta punteggiatura... 

 

22 ore fa, Kuno ha detto:

Perché rimproveratori?

Per via che passeggiavano senza ombrello ;) 

 

22 ore fa, Kuno ha detto:

a conviverci (?)

Qui intendevo vivere il loro amore... forse non sono stata alquanto chiara...

 

22 ore fa, Kuno ha detto:

Sopprimetelo.

:asd: e pensare che molti escono con frasi del genere! :rofl: approvo la soppressione! 

Ti ringrazio per le puntualizzazioni che mi hai fatto.  

Alla prossima :rosa: 

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Ospite AndC

@Kyría

 

Ciao, ciao, ciao... spero tutto bene!

Breve passaggio: questo racconto mi ricorda qualcosa...

Dico solo che, a rileggerlo dopo un po' di tempo, mi è sembrato tutto più bilanciato e incisivo... non mi ricordavo quella parolaccia iniziale, comunque d'effetto.

 

Per il resto, già ne abbiamo parlato ampiamente in privato.

 

A presto!

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@AndC Ma ciaooo! Più o meno tutto ok, spero anche tu, è da un po' che non ho il piacere di incrociarti! :) 

 

Il 28/7/2018 alle 18:44, AndC ha detto:

Breve passaggio: questo racconto mi ricorda qualcosa...

:asd: davvero? ma nooo! :rofl: 

 

Infatti non credevo passassi di qui :rosa: grazie! 

 

Il 28/7/2018 alle 18:44, AndC ha detto:

Dico solo che, a rileggerlo dopo un po' di tempo, mi è sembrato tutto più bilanciato e incisivo... non mi ricordavo quella parolaccia iniziale, comunque d'effetto.

:arrossire: ammetto di averlo revisionato e ho cercato di stare molto attenta al complesso. Non ricordo se nel pezzo che avevi letto tu c'era :umh: forse sì, ma ho tagliato parecchie cose superflue. Forse così risalta di più :eheh: 

 

Il 28/7/2018 alle 18:44, AndC ha detto:

Per il resto, già ne abbiamo parlato ampiamente in privato.

Ricordo, grazie di cuore <3 

 

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@Kyría Ciao, ti lascio qualche riflessione su quanto hai scritto. :)

 

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Seduta sul pavimento freddo rimango in attesa, e chinata sul bordo di questa vasca con le braccia tese attendo il momento.

Questa prima fase non mi ha convinta del tutto, ho l'impressione che la ripetizione rimango in attesa e attendo il momento sia troppo.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Gli occhi sono lucidi e persi nel vuoto,

Qui, secondo me, gli occhi lucidi stonano. La protagonista parla in prima persona, è seduta davanti alla vasca, quindi non ha uno specchio. Come fa a sapere che ha gli occhi lucidi?

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Quel bacio sotto un acquazzone estivo, il passeggiare mano nella mano sotto gli sguardi rimproveratori dei passanti.

Rimproveratori è proprio bruttino, sarebbe meglio di rimprovero. Ho letto i commenti sopra e ho capito che erano dovuto al fatto che non avevano un ombrello, a una prima lettura non ci ero arrivata. Quindi io lo direi: il passeggiare mano nella mano sotto la pioggia sotto gli sguardi di rimprovero dei passanti.

Anche se pure la parola rimprovero un po' stona, io ci vedrei meglio di biasimo.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

una storia d’amore rosa e fiori

Rose e fiori

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

e al mio chiederti il motivo mi risposi: che da fanciullo avevi letto un libro

Via i due punti.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Eri sempre assorto, in un mondo tutto tuo di cui non ho mai avuto la fortuna di comprendere o scoprire, ma in piccoli gesti sapevi dimostrare ciò che avevi nel cuore.

di cui non ho mai rimane in sospeso se non dici di cosa, lo sostituirei con "che non ho"

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Exit music for a film

Adoro! Ma non capisco il contesto. Mi pare di capire che questi due abbiano problemi legati alle famiglie ma rimangono un po' vaghi.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Quella notte, è stata la prima

Via la virgola.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Al vederlo nella macchina capottata nonostante tutto: il braccio sanguinante, pieno di schegge di vetro, lo hai tirato fuori…

Via i due punti. Non sono sicura della dinamica. Era in macchina col padre, hanno avuto un incidente, lui si è ferito al braccio, suo padre è rimasto incastrato nella macchina e lui lo ha tirato fuori. Giusto? Ho fatto un po' fatica a seguire questo pezzo.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Senza accorgermene la mia andatura si è velocizzata

Velocizzata non mi è piaciuto molto, preferirei qualcosa tipo si è fatta più veloce.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

alzi lo sguardo incrociando i miei occhi e mi saluti. Sono tristi, ma dalla felicità che mi invade non me ne rendo conto.

Io aggiungerei "subito" dopo non me ne rendo conto perché così sembra che stai descrivendo una cosa che non sai.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Il mio sguardo diviene perplesso

Costruita così sembra vista dall'esterno. Forse sarebbe meglio "ti lancio uno sguardo perplesso" oppure "ti guardo, sono perplessa".

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Adesso non avrò più tempo, i miei genitori hanno acquistato un’edicola, vogliono che ci lavoro con mio fratello

Questa cosa dell'edicola non mi ha convinta del tutto.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

I singhiozzi si fanno più forti,

Dunque, io ero rimasta che tratteneva le lacrime, quando ha cominciato a singhiozzare?

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Il tuo respiro caldo sul mio collo, un sussurro proferito vicino al mio orecchio: «Anch'io.»

Non capisco per quale motivo questo brutto infame dovrebbe rispondere anche io al suo ti amo. Esiste ti voglio bene in italiano che faceva al caso suo.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

«Ti amo come una sorella»

Al rogo subito! Che poi magari la sorella la odiano pure. Non capisco perché la protagonista non proceda all'istante a cospargerlo di benzina dandogli fuoco!

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Non ho forze, la mia forza sei tu

Secondo me sarebbe meglio la mia forza eri tu.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Ho un nodo alla gola, la mente gira su un solo quesito: perché…

Mi chiedo se interrogarsi su una cosa così importante e volere una risposta sia compatibile col suicidio.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

La pressione si fa più forte

Non è coerente col fatto che scrive in prima persona. Lei esercita la pressione e dovrebbe essere la protagonista, tipo "premo di più"

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

mentre le forze le sento lentamente scivolare via

Mi sembra che invertire dicendo mentre sento le forze lentamente renda la frase più scorrevole.

Il ‎19‎/‎07‎/‎2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Rivedo mia madre e il suo disprezzo verso di me. Il mio soffrire in silenzio al suo rifiuto, avvenuto fin dalla mia nascita. Maledico il giorno in cui mi ha dato alla luce, ma almeno, ora non sarò più un peso. Il suo viso si offusca lascia posto a quello dei miei nonni, vedo la tristezza nei loro occhi.

Trovo questo pezzo poco scorrevole. Ho provato a invertire un po' di cose. "Penso a mia madre, perfino lei mi ha rifiutata fin dalla nascita. Rivedo il suo disprezzo, il mio soffrire in silenzio e maledico il giorno in cui mi ha dato alla luce. Il suo viso si offusca lasciando posto a quello dei nonni. Riesco a vedere nei loro occhi la tristezza che proveranno per il mio gesto."

 

In generale questo pezzo mi è piaciuto e, a parte qualche frase un po' meno riuscita, l'ho trovato ben scritto.

Dovresti un po' allenarti con la punteggiatura, anche se mi sento ridicola a dirlo io che quando uso un punto e virgola mi sento come quando da piccola mi infilavo le scarpe coi tacchi della mamma! A me consigliarono di rileggere ad alta voce e in effetti un miglioramento c'è.

Per quanto riguarda la trama non mi è andato giù il fatto che lui si premuri di cercarla dopo mesi per dirle che la ama sì, ma come una sorella. Per via di un'edicola.

Lui è un uomo, ovvero uno di quegli esseri che non amano stare lì a dare spiegazioni. Soprattutto quando non hanno alcun sentimento nei confronti della persona e questo tizio non ne ha, visto che la molla perché deve lavorare all'edicola. Quindi non riesco a capire per quale motivo dovrebbe prendersi la briga di chiamare e vederla. C'è anche da dire che essendo il racconto in prima persona la protagonista non può sapere cosa in effetti pensi o provi lui, bisogna tenerne conto.

L'altra cosa che mi lascia un po' perplessa è la dinamica del suicidio. Premesso che non ne so nulla, quindi tutto ciò che dico è dettato solo dalla fantasia, è possibile che io dica stupidaggini. Però non so, tagliarsi le vene mi sembra un gesto dettato da un impulso. Questa ragazza torna a casa come un cane bastonato e poi rimane ore a piangere. Mi sembra strano che prenda la decisione dopo ore, quando dovrebbe essere talmente stanca da volere solo andare a dormire. Tra l'altro lui non lo vedeva da mesi, era già rassegnata. Però, ripeto, parlo da ignorante in materia, tienine conto.

Comunque bel racconto, a me è piaciuto. Non hai scelto un tema facile da trattare, quindi doppiamente brava per esserti messa alla prova!

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@Mene Con estremo ritardo arrivo a rispondere :eheh: pardon. 

In primis grazie per esser passata e aver lasciato un commento.

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Come fa a sapere che ha gli occhi lucidi?

Bella domanda, però se stai piangendo e sei in procinto di farlo ti accorgi di avere gli occhi umidi no? Quindi lucidi... :umh: 

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Adoro! Ma non capisco il contesto. Mi pare di capire che questi due abbiano problemi legati alle famiglie ma rimangono un po' vaghi.

La canzone Exit music for a film penso la conosci dato che hai scritto che l'adori. Se sai è Romeo che parla a Giulietta e manco a farlo apposta la loro storia era simile proprio ai due innamorati della canzone. ;) Se avessi scritto i problemi che avevano i due ragazzi legati per l'appunto alle famiglie avrei fatto un romanzo. :asd:

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Via i due punti. Non sono sicura della dinamica. Era in macchina col padre, hanno avuto un incidente, lui si è ferito al braccio, suo padre è rimasto incastrato nella macchina e lui lo ha tirato fuori. Giusto? Ho fatto un po' fatica a seguire questo pezzo.

Sì, hai capito bene.

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Questa cosa dell'edicola non mi ha convinta del tutto.

:hihi: Sapessi alla ragazza a cui è stato detto! Ciò che ho scritto è accaduto realmente. 

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Non capisco per quale motivo questo brutto infame dovrebbe rispondere anche io al suo ti amo. Esiste ti voglio bene in italiano che faceva al caso suo.

:rofl: mi hai fatto morire! Non chiederlo a me! 

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Al rogo subito! Che poi magari la sorella la odiano pure. Non capisco perché la protagonista non proceda all'istante a cospargerlo di benzina dandogli fuoco!

:rofl: giuro sto morendo dal ridere! Bella domanda, l'amore comporta comportamenti incomprensibili alla mente stessa! Bisognerebbe entrare nella testa di quella ragazza quando è accaduto tutto ciò!

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

In generale questo pezzo mi è piaciuto e, a parte qualche frase un po' meno riuscita, l'ho trovato ben scritto.

:rosa: grazie.

Ho notato che mi hai corretto parecchio la punteggiatura. Prima o poi ci riuscirò :super: 

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Dovresti un po' allenarti con la punteggiatura, anche se mi sento ridicola a dirlo io che quando uso un punto e virgola mi sento come quando da piccola mi infilavo le scarpe coi tacchi della mamma! A me consigliarono di rileggere ad alta voce e in effetti un miglioramento c'è.

:rofl: credimi questo è già il risultato di riletture fino allo sfinimento! A volte prolifera come non mai, altre manca, ma prima o poi l'azzecco. Almeno, spero! :asd: 

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Per quanto riguarda la trama non mi è andato giù il fatto che lui si premuri di cercarla dopo mesi per dirle che la ama sì, ma come una sorella. Per via di un'edicola.

Non ho deciso io l'esecuzione dei fatti, dato che come ti dicevo prima è un evento davvero accaduto. E non potevo mancare dal non scriverlo. Perchè ha un'assurdità che denota credo nel complesso l'essere umano per ciò che è, con annesse le sue contraddizioni.

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

L'altra cosa che mi lascia un po' perplessa è la dinamica del suicidio. Premesso che non ne so nulla, quindi tutto ciò che dico è dettato solo dalla fantasia, è possibile che io dica stupidaggini. Però non so, tagliarsi le vene mi sembra un gesto dettato da un impulso. Questa ragazza torna a casa come un cane bastonato e poi rimane ore a piangere. Mi sembra strano che prenda la decisione dopo ore, quando dovrebbe essere talmente stanca da volere solo andare a dormire. Tra l'altro lui non lo vedeva da mesi, era già rassegnata. Però, ripeto, parlo da ignorante in materia, tienine conto.

Qui dovresti sapere i fatti antecedenti che portano la ragazza a prendere questa decisione. In poche parole nella vita l'unica "luce" era lui, non aveva nulla, infatti nella frase che non hai ben capito in cui parla della madre ecc. si cerca di condensare una vita deludente che non vale la pena di vivere. Solo finchè c'era lui valeva la pena di esserci, dato che viene abbandonata decide di fare l'atto estremo. ;) 

 

Il 28/8/2018 alle 12:53, Mene ha detto:

Comunque bel racconto, a me è piaciuto. Non hai scelto un tema facile da trattare, quindi doppiamente brava per esserti messa alla prova!

 Ti ringrazio di cuore. <3 

 

Alla prossima.

 

 

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Buongiorno @Kyría:) e buon inizio di settimana. Con un pò di ritardo, commento il tuo testo. Il titolo mi da l'impressione che devi descrivere i momenti che ti sfuggono.

 

Il 19/7/2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Seduta sul pavimento freddo rimango in attesa, e chinata sul bordo di questa Preferirei una  (è più generico) vasca con le braccia tese attendo il momento.

 

 

Il 19/7/2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

 il passeggiare mano nella mano sotto gli sguardi rimproveratori dei passanti. Ma a noi non importava, esistevamo solo noi in quegli istanti.

Perchè rimproveratori?

 

Quota

Eri sempre assorto, in un mondo tutto tuo di cui non ho mai avuto la fortuna di comprendere o scoprire, ma in piccoli gesti sapevi dimostrare ciò che avevi nel cuore.

 

Eliminerei quel ma mettendo un punto. In piccoli gesti

 

Quota

Sorrido nell’amarezza che lascia ogni ricordo…

Eliminerei i punti di sospensione. Punto

 

Quota

e il renderti conto che anche se dicevi che di tuo padre non ti interessava non era così. Al vederlo nella macchina capottata nonostante tutto: il braccio sanguinante, pieno di schegge di vetro, lo hai tirato fuori...

Frase poco chiara, specialmente all'inizio. Troppe congiunzioni

 

Il 19/7/2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Rimango qualche istante a fissarlo, "non ci credo, non può essere". Le mani iniziano a tremare Inserirei una virgola prendo il coraggio da un angolo remoto del mio cuore per rispondere: «Pronto?» Non andrei a capo Sento in sottofondo il rumore delle macchine che passano veloci. Un altro tonfo al cuore all’udire la tua voce: «Sto venendo da te, ci vediamo in piazzetta.» Anche qui, non andrei a capo Rimango in silenzio, non so se è reale... eppure sei proprio tu, il dolore che fino a un attimo prima mi attanagliava pare scomparso, un sorriso tra le lacrime mi illumina il volto: «Arrivo» metto giù.

 

Quota

Pochi istanti ancora con l’apparecchio tra le mani, lo osservo, finalmente sei tornato da me.Non andrei a capo  Mi alzo di corsa e vado a sciacquare il viso, infilo le prime cose che trovo nell’armadio e di tutta fretta esco di casa. Arrivo. Scendo le tre rampe che mi dividono dall’uscita con il cuore che batte a mille, non vedo l’ora di rivederti e di perdermi nel tuo abbraccio.

 

Quota

Esco in strada e senza neanche guardare mentre attraverso mi dirigo alla piazzetta, manca poco, Cancellerei i menti, è poco rilevante 100 mt e sono da te.

 

Quota

«Ti amo come una sorella» il tuo tono è dolce, ma quelle Forse parole (inserirei) mi fanno mancare il terreno sotto i piedi.

 

 

Quota

A passo lento qui forse una virgola non guasta con gli occhi persi nelle immagini sfocate di un tempo i cui eravamo noi due torno a casa. Le scale sembrano infinite, mi trascino poggiata al muro percorrendole a fatica. Non ho forze, la mia forza sei Meglio eri tu.

 

Il 19/7/2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

Adesso sono qui, seduta sul pavimento freddo rimango in attesa, e chinata sul bordo di Inserirei o una oppure della questa vasca con le braccia tese attendo il momento.

 

Quota

Poggio la lama sul polso Qui inserirei una e percepisco che è fredda, ma in questo momento nulla può essere pari al dolore che ho dentro.

 

Quota

La pressione si fa più forte, una piccola goccia di sangue fa capolino rimanendo qualche istante tra il filo e la pelle.

Che cosa vuol dire tra il filo e la pelle?

 

Quota

Tutto si annebbia, è buio. Aggiungerei Scompaio (fa più effetto)

 

Conclusione: testo lungo e complesso dal fine drammatico, scritto bene anche se alcune frasi, secondo me, troppo lunghe per non utilizzare la punteggiatura. Ordinato e molto curato nel far sentire  i sentimenti scuri della protagonista. Mentre leggevo, vedevo ciò che accadeva. Sembrava tutto un film, drammatico . Il finale è fin troppo chiaro, quando la fragilità di una persona arriva a toccare il limite dell'umano, purtroppo, trova solo consolazione nella morte.

Buona Giornata:D

:sss:Floriana

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Il 19/7/2018 alle 17:32, Kyría ha detto:

La costante paura che accompagnava ogni mio giorno era svanita.

Riguardo i film con cui allietavamo le nostre giornate e piango, mentre l’immagine di una delle ultime foto tue che mi è rimasta continua a girare nella mente. Sono giorni che non guardo il telefono, non mi interessa. Tanto tu non chiamerai, sono passati mesi dall’ultima volta che ti ho visto o sentito. Eppure il mio cuore non ha mai smesso di sperare, di amarti. Ripenso alle nostre fughe all’insaputa di tutti, quando ci trovavamo in campeggio in riva al lago e potevamo essere noi stessi.

È successo molte volte in questi anni che sei sparito, nessun preavviso, nessuna notizia. Eppure questa volta è più difficile del solito superare la tua assenza.

Forse perché da quel maledetto giorno sei cambiato. 

 

 

Non ti si può dire niente di che, a parer mio. E' un pezzo mediocre, che avresti dovuto approfondire in qualche punto. 
*Problemi di famiglie --> Quali? 
*La scelta di tagliarsi le vene visto che  la vita le ha dato solo merda --> Non è vero, con lui era stata felice. Al massimo era una merda quando si sono lasciati
*Screzi con la figura materna --> C'è bisogno di una parolina in più, così è rimasta in sospeso e hai reso l'informazione superflua
*Lui lascia lei perché fondamentalmente sarà troppo impegnato con l'edicola --> Serve assolutamente una giustificazione più fondata. Va bene che sia ugualmente l'edicola, ma argomenta perché altrimenti risulti poco credibile ed è una cosa odiosa
*Tagliarsi le vene le fa male --> Male in che modo? Un paragone mi avrebbe soddisfatto 


Tuttavia mi è piaciuto. Non te lo dico per millantare una gentilezza di cui naturalmente non dispongo; piuttosto devo riconoscere che nonostante l'impianto narrativo superficiale e gli errori di battitura, ho abbassato il volume della televisione perché ciò che leggevo mi stava interessando. Qui sopra ti ho quotato nel frammento che mi ha commosso.
Eh sì, mi ha commosso. 
Per il resto, ti consiglio di editarlo, cambiare qualche parola, inventarti il loro passato e farlo trapelare nel racconto... Alla fine è questo il tema centrale: l'atto scellerato.  Per giustificarlo vorrei quasi identificarmi in lei, poter rivivere certi drammi e mettermi quasi nella situazione in cui non immagino ci sia un'altra alternativa percorribile se non quella sulla lama.
Insomma, lavoraci.  Non buttarlo via, questo racconto. 

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@Floriana

Il 8/10/2018 alle 11:43, Floriana ha detto:

Buongiorno @Kyría:) e buon inizio di settimana. Con un pò di ritardo, commento il tuo testo. Il titolo mi da l'impressione che devi descrivere i momenti che ti sfuggono.

Ciao bella che piacere leggere un tuo commento dopo tanto tempo! 

In realtà con il titolo ho avuto molti problemi, dato che questo racconto è nato in un modo, modificato per un concorso e alla fine rielaborato nuovamente per il WD :eheh: 

 

Il 8/10/2018 alle 11:43, Floriana ha detto:

Perchè rimproveratori?

Perchè non avevano l'ombrello, cosa che ho scritto nel testo. Ma forse la frase era un po' complessa e mal gestita.

 

Il 8/10/2018 alle 11:43, Floriana ha detto:

Che cosa vuol dire tra il filo e la pelle?

Sarebbe tra la lama e la pelle fa capolino la goccia di sangue "filo è un sinonimo di lama" ho scritto così per non fare una ripetizione ;) 

 

Il 8/10/2018 alle 11:43, Floriana ha detto:

Conclusione: testo lungo e complesso dal fine drammatico, scritto bene anche se alcune frasi, secondo me, troppo lunghe per non utilizzare la punteggiatura.

Ti ringrazio, per quanto riguarda la punteggiatura prima o poi l'azzeccherò ;) 

 

Il 8/10/2018 alle 11:43, Floriana ha detto:

Ordinato e molto curato nel far sentire  i sentimenti scuri della protagonista. Mentre leggevo, vedevo ciò che accadeva. Sembrava tutto un film, drammatico .

:rosa: troppo buona, come sempre! 

 

Il 8/10/2018 alle 11:43, Floriana ha detto:

Il finale è fin troppo chiaro, quando la fragilità di una persona arriva a toccare il limite dell'umano, purtroppo, trova solo consolazione nella morte.

Buona Giornata:D

:sss:Floriana

Hai centrato alla grande, ti ringrazio nuovamente per il tuo intervento sei sempre molto cara. 

Buona giornata a te! :rosa: 

 

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@Ginevrosità

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

Non ti si può dire niente di che, a parer mio. E' un pezzo mediocre, che avresti dovuto approfondire in qualche punto. 

Non posso controbattere, sì, avrei potuto approfondire qualche punto ma sarei arrivata a scrivere un romanzo breve anzichè un racconto :asd: 

 

E qui mi fai l'esempio di ciò che avresti voluto sapere: 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

*Problemi di famiglie --> Quali? 

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

*La scelta di tagliarsi le vene visto che  la vita le ha dato solo merda --> Non è vero, con lui era stata felice. Al massimo era una merda quando si sono lasciati

No, cioè sì, con lui è stata felice ma qui ci rifacciamo ai retroscena. La sua vita mettendo da parte lui. ;) Ma giustamente non avendo ampliato tutto la tua osservazione non è completamente errata.

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

*Screzi con la figura materna --> C'è bisogno di una parolina in più, così è rimasta in sospeso e hai reso l'informazione superflua

Credevo in questo punto di essere stata chiara, infatti dico: Rivedo mia madre e il suo disprezzo verso di me. Il mio soffrire in silenzio al suo rifiuto, avvenuto fin dalla mia nascita. Maledico il giorno in cui mi ha dato alla luce, ma almeno, ora non sarò più un peso.

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

*Lui lascia lei perché fondamentalmente sarà troppo impegnato con l'edicola --> Serve assolutamente una giustificazione più fondata. Va bene che sia ugualmente l'edicola, ma argomenta perché altrimenti risulti poco credibile ed è una cosa odiosa

Qui non posso darti torto, solo che la spiegazione è stata proprio quella. In realtà non c'è una modivazione fondata, ma credo bisogna anche entrare nell'ottica che si sta parlando di ragazzi adolescenti non adulti. Questo racconto nasce da un evento di vita vissuta che mi è stato raccontato, e io, mi sono semplicemente immedesimata e creato il racconto. 

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

*Tagliarsi le vene le fa male --> Male in che modo? Un paragone mi avrebbe soddisfatto 

:umh: prima avevo molto il vizio di inserire paragoni, attualmente cerco di evitarli però effettivamente non avrebbe stonato. (y) 

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

Tuttavia mi è piaciuto.

:rosa: grazie, mi fa piacere.

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

Non te lo dico per millantare una gentilezza di cui naturalmente non dispongo; piuttosto devo riconoscere che nonostante l'impianto narrativo superficiale e gli errori di battitura, ho abbassato il volume della televisione perché ciò che leggevo mi stava interessando. Qui sopra ti ho quotato nel frammento che mi ha commosso.
Eh sì, mi ha commosso. 

Apprezzo molto la tua onestà credimi <3 

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

Per il resto, ti consiglio di editarlo, cambiare qualche parola, inventarti il loro passato e farlo trapelare nel racconto...

Il loro passato lo conosco, ed è anche per questo che non l'ho scritto per non dilungarmi troppo. Credimi una telenovela li farebbe un baffo ;) 

Potrei cercare di inserire qualcosa però ci si addentrerebbe in un terreno che avrebbe la necessità di troppe spiegazioni. 

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

Alla fine è questo il tema centrale: l'atto scellerato. 

Sì, centrato. 

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

 Per giustificarlo vorrei quasi identificarmi in lei, poter rivivere certi drammi e mettermi quasi nella situazione in cui non immagino ci sia un'altra alternativa percorribile se non quella sulla lama.

Questa tua frase vorrei sottolinearla, per un semplice motivo: il tuo dire vorrei lo prendo per un complimento, per la dimostrazione che non ho fatto un lavoro completamente da buttare ma che al contrario può interessare. 

 

Il 8/10/2018 alle 20:21, Ginevrosità ha detto:

Insomma, lavoraci.  Non buttarlo via, questo racconto. 

Tranquilla, non butto via nulla. Ti ringrazio di cuore spero di leggere altri tuoi commenti. 

Ciao e buona giornata :rosa: 

 

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13 ore fa, Kyría ha detto:

@Ginevrosità

Non posso controbattere, sì, avrei potuto approfondire qualche punto ma sarei arrivata a scrivere un romanzo breve anzichè un racconto :asd:  

 

Tranquilla, non butto via nulla. Ti ringrazio di cuore spero di leggere altri tuoi commenti. 

Ciao e buona giornata :rosa: 

 

 

Approfondire in un racconto non è come approfondire in un romanzo; nel primo caso significa che devi selezionare informazioni e termini, addirittura tagliare e ottimizzare. Scrivere un racconto puó sembrare una cosa di poco conto, invece si tratta di dire tutto in uno spazio limitato. Ti si chiedeva di approfondire in quel senso, e secondo me ti si chiedeva anche troppo perchè su un tema come quello che hai scelto tu, anche i migliori zoppicherebbero. 

Ripeto che tu sei stata mediocre, per questo ci terrei al tuo spassionato commento quando posteró una delle mie cag...emh 

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