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gierre13

Le scuole di scrittura creativa sono un bene oppure no?

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I pareri sulle scuole di scrittura sono a volte discordanti. Leggevo ad esempio un articolo che esordiva pressappoco così: “Soldi in tasca gli scrittori, al giorno d’oggi , ne hanno proprio pochini. Cosa c’è di meglio allora che proporsi come docenti ed organizzare corsi di scrittura creativa ?”

Oppure: “molta gente le frequenta principalmente per beccare (inteso come approcciare)”. Che poi si tratti di trovarsi la compagna o il compagno di una sera, fare conoscenze dell’altro sesso in genere  o anche, più verosimilmente, la conoscenza giusta per aprirsi uno spiraglio nel mondo editoriale, questo rientra comunque nel gioco.

E questa è ovviamente una campana.

C’è anche l’altra che vuole le scuole di scrittura come un esempio valido di laboratorio per rendere  sempre più professionale la narrazione e gli operatori del settore. O anche migliorarsi soltanto nella scrittura senza il fine ultimo della pubblicazione (non ci crederò mai...)

La domanda allora è più di una. La prima è essenzialmente questa: “serve davvero una scuola per insegnare la creatività ? Si può imbrigliare la creatività e renderla uno schema da apprendere ?”

E poi l’altra domanda che scaturisce dalla prima. Non è che le scuole di scrittura creativa rendano troppo standard gli stili e corrano il rischio di industrializzare il mestiere di narratore ? Avremmo così tanti libri impeccabilmente perfetti, ma simili uno all’altro nello stile, nella costruzione, nello svolgimento delle storie.

In pratica, le scuole di scrittura creativa sono un bene oppure no ?

Non è una domanda provocatoria, giuro. Qualcuno infatti mi accusa che le mie domande siano provocatorie, per cui tendo a precisarlo. E' una domanda come tante, tutto qui. Spero però non banale.

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46 minuti fa, gierre13 ha detto:

“serve davvero una scuola per insegnare la creatività ? Si può imbrigliare la creatività e renderla uno schema da apprendere ?”

No, non serve, o meglio, non è necessario. Proprio perché la creatività non si può imbrigliare.

Tuttavia, la tecnica e la teoria narrative sono al servizio del talento (io le chiamo le "Tre T" della scrittura), quindi frequentare qualche corso e studiare qualche "schema da apprendere" può essere molto positivo per incanalare ancor meglio il talento. Come ripeto sempre, bisogna essere consapevoli delle regole per sapere quando spezzarle e il modo in cui farlo.

Visto che parliamo di scrittura, ad esempio lo spazio prima del punto interrogativo non ci va mai, mentre tu lo metti sempre :P 

48 minuti fa, gierre13 ha detto:

Non è che le scuole di scrittura creativa rendano troppo standard gli stili e corrano il rischio di industrializzare il mestiere di narratore ?

Il rischio c'è, tant'è vero che molti dicono che uno scrittore uscito dalla Holden lo si riconosce subito.

Penso tuttavia che "industrializzare" il mestiere dello scrittore sia qualcosa di impossibile; nemmeno volendo si potrebbe fare, quindi per me è una sciocchezza. Se si frequenta una scuola di scrittura creativa, si possono tranquillamente fare proprie alcune nozioni e scartane altre, e per di più usare e armare il proprio stile di nozioni esterne alla scuola. Personalmente vedo lo studio della scrittura creativa come un aiuto, un plus, un trampolino, non come un corridoio stretto da seguire sempre e comunque, o qualcosa che ti costringa a scrivere così o colà. Abbiamo detto che la creatività è impossibile da imbrigliare, o no?

51 minuti fa, gierre13 ha detto:

In pratica, le scuole di scrittura creativa sono un bene oppure no ?

Possono essere un bene (se chi insegna ci sa fare e chi impara sa recepire) o un male (se chi insegna non ci sa fare e chi impara recepisce come un cavallo coi paraocchi).

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Mi hai colto in fallo sullo spazio prima del punto interrogativo :-)

Sì, so che non ci va anche perché se cambi l'allineamento del testo e ad esempio lo giustifichi, corri il rischio che ti spezzi la riga e ti mette solo il punto interrogativo a capo (che considera come una parola). Mi si conceda l'attenuante che a volte li scrivo dal cellulare i post su questo forum e fare editing sul cellulare non è poi tanto agevole ... considerando pure il T9 del cavolo che decide lui cosa devi scrivere (sarà lui, il T9, la scuola di scrittura creativa del futuro? - senza spazio...)

Tornando all'argomento, mi trovi d'accordo sulle parole conclusive del tuo intervento ovvero che chi impara non deve recepire soltanto con i paraocchi. Questo è assolutamente giusto.

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Sinceramente non ho mai frequentato corsi di "scrittura creativa", che poi la scrittura è creativa per definizione quindi che senso ha aggiungere la qualifica "creativa" a "scrittura" non saprei... Persino il giornalismo oggi come oggi è più creativo che mai. Immagino che per fare un po' di <<acchiappanza>> vadano piuttosto bene e forse ci devo andà qualche volta, non si sa mai. Credo anche per fare conoscenze editoriali però devo dire una cosa: degli autori che compongono la mia libreria di casa, sinceramente non ho mai trovato tra le loro biografie il fatto che frequentassero corsi di scrittura creativa... Tuttavia ciò non toglie che per qualcuno possano rendersi utili, ma non è che se vai al corso di scrittura diventi il nuovo Pirandello per dire...  

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4 ore fa, gierre13 ha detto:

E poi l’altra domanda che scaturisce dalla prima. Non è che le scuole di scrittura creativa rendano troppo standard gli stili e corrano il rischio di industrializzare il mestiere di narratore ? Avremmo così tanti libri impeccabilmente perfetti, ma simili uno all’altro nello stile, nella costruzione, nello svolgimento delle storie.

È una domanda che mi pongo spesso anch'io.

Una metafora al terzo rigo: carina.   Un'altra al settimo: inizio a storcere il naso.  Quando incontro la terza al dodicesimo prendo il manoscritto, il libro o quello che è e lo lancio dalla finestra.  E le stesse frasi corte, quasi sincopate; mai un avverbio in più e, nel caso siano costretti a usarlo,  che non abbia la desinenza in -mente, ché quelli li usano solo gli sprovveduti.

Ok, ho volutamente esagerato: non è certo che tutti quelli che hanno frequentato un corso scrivano così, però a volte mi sembra che qualcuno si lasci sopraffare e fraintenda, scambiando consigli di carattere generale per dogmi. 

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Non servono a niente, se non a far arrotondare autori-editor-editori che vendono pochi spicci di libri.

Non servono a niente, a meno che l'insegnante non sia uno scrittore da un milione di copie vendute, a meno che non sia Fabio Volo, o il mio Joe Lansdale (che non ha fatto nemmeno l'università).

 

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Rispondo a questa conversazione perché, avendo frequentato una paio di corsi, uno promosso dalla  Navvarra Editore e uno dalla Scuola Holden, mi sento "preparata" sull'argomento :D. In realtà il rischio di omologarsi non esiste, anzi (magari sono solo stata fortunata io ad avere insegnanti interessanti), lì non insegnano l'uso degli avverbi oppure a farcire di metafore un racconto, tutt'altro. Personalmente ho imparato come attingere dal mio bagaglio emozionale, oppure a scegliere la "porzione" da descrivere (giacché facilmente un argomento tira l'altro e si finisce per confondere il lettore). Nella mia formazione ci sono stati anche tanti blog, e anche qui ho imparato parecchio. Se uno vuole omologarsi, a mo' di asino che segue la cordata, la colpa non credo sia dei corsi né dei blog, ma solo della mancanza di personalità. Il problema si pone solo tra scrivere bene avendo qualcosa da dire, oppure scrivere bene e basta; ed avere qualcosa da dire non te lo insegna nessuno. Da tutto e da tutti si ha sempre da imparare, scegliere gli insegnamenti e farli propri non solo ci migliora, ci rende unici. 

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Ho letto che "se si vuole fare un percorso serio nell'editoria" queste centinaia di euro in corsi bisogna spenderli... ma anche perché chi giudica il manoscritto da pubblicare passa da tali corsi e quindi, se becca gli avverbi, il POV come non insegnano, l'infotrump come non insegnano, vieni scartato e non potrai mai fare l'autore?

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32 minuti fa, simone volponi ha detto:

ma anche perché chi giudica il manoscritto da pubblicare passa da tali corsi e quindi, se becca gli avverbi, il POV come non insegnano, l'infotrump come non insegnano, vieni scartato e non potrai mai fare l'autore?

Eh? Non ho capito nulla di questa frase... Hai fatto un corso di scrittura creativa di recente? :)

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3 minuti fa, Marcello ha detto:

Hai fatto un corso di scrittura creativa di recente? :)

Sì, si chiama "pensieri sconnessi d'afosa estate" :D

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1 minuto fa, simone volponi ha detto:

Sì, si chiama "pensieri sconnessi d'afosa estate" :D

:rofl:

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7 ore fa, Niko ha detto:

può essere molto positivo per incanalare ancor meglio il talento. Come ripeto sempre, bisogna essere consapevoli delle regole per sapere quando spezzarle e il modo in cui farlo.

ben detto.

 

7 ore fa, Niko ha detto:

Il rischio c'è, tant'è vero che molti dicono che uno scrittore uscito dalla Holden lo si riconosce subito.

Ok, mi sono giocata la "carriera" :super:

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9 ore fa, gierre13 ha detto:

La prima è essenzialmente questa: “serve davvero una scuola per insegnare la creatività ? Si può imbrigliare la creatività e renderla uno schema da apprendere ?”

Ma tu ci andresti? E io? Dovremmo andarci perché? Perché il corso è tenuto da Fabio Volo?!? Siamo seri. Ogni cosa funziona se ci crediamo e se ci impegniamo ad apprendere. Ma sfido i partecipanti di  WD a dichiarare qui pubblicamente che loro, essi, noi, tu ed io, ne abbiamo urgente bisogno. Forse, la butto lì, la questione non è se la scuola ha senso o no, ma fondamentali sono le motivazioni personali che ci spingerebbero verso questa scuola e non quell'altra. E dal tuo modo di porre la domanda, caro@gierre13, tu dimostri [a questo serve anche la scrittura: a rivelare di noi ciò che noi nascondiamo] la tua inesperienza e forse - ma qui azzardo- il tuo farti involontariamente portavoce dei miei pregiudizi su codoste scuole. 

  

Nel 1974, dopo il titolo Tante storie per giocare, Gianni Rodari scriveva:

«Questo libro contiene diciannove storie. Ogni storia ha tre finali: il lettore può scegliere quello che lo convince di più. Può anche scartarli tutti e tre e inventarsene uno per conto suo.  Se poi gli interessa conoscere i finali preferiti dall'autore, guardi in fondo al libro, senza lasciarsi suggestionare.»

 

Bene, la nostra sbandierata familiarità con la parola scritta dovrebbe renderci un gioco facile facile l'esercizio proposto da Rodari. Comprati il libro e proviamoci, prima di decidere, prima di andare a scuola o no, se davvero siamo portati per la scrittura. La Scrittura, non la mia o la tua ma quella dove ad occhi chiusi presumiamo e presupponiamo di saper metterci le mani senza l'aiuto di nessuno. (Poi, è verissima la tua prima:  gli scrittori italiani fanno la fame -perché gli editori non pagano- e  poi puoi aggiungere che in un paese dove nessuno legge anche l'orbo-Volo potrebbe salire in cattedra e pontificare dall'alto della sua immensa (s)cultura - si fa per dire! ] 

 

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15 ore fa, gierre13 ha detto:

“serve davvero una scuola per insegnare la creatività ? Si può imbrigliare la creatività e renderla uno schema da apprendere ?”

Per me è il termine "creativo" che trae in inganno. La fantasia non si insegna a scuola.

Se mai, mi pare meglio "scuole di scrittura professionale".

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Aggiungo. Per fare un paragone.

Non esiste il giornalismo creativo. La visione dei fatti è personale.

Esiste il giornalismo professionale. Come verificarli e come raccontarli.

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Badiamo bene: " frequentare" i blog letterari non è altro che partecipare a laboratori di scrittura creativa (gratis) dove ci si confronta, dove sicuramente c'è qualcuno che ne sa più di noi, e dove troveremo autori in sintonia con la tua scrittura, mentre tutti gli altri, per diversità, ci stimoleranno ad approfondire sperimentare, azzardare, allungare il passo su terreni sconosciuti. Non bastano tre mesi, sei mesi, otto mesi di corso per  diventare scrittori, lì solo qualche dritta e nuova esperienza. In più, l'incontro con persone che hanno la tua stessa passione. 

 

7 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Ma tu ci andresti? E io? Dovremmo andarci perché? Perché il corso è tenuto da Fabio Volo?!? Siamo seri.

Assolutamente no, ci andresti solo immaginando di potere imparare qualcosa, ma se sei un veterano della scrittura, oppure pensi che basti solo quello, non ti servirà a niente, manco fosse tenuto da Umberto Eco (buon'anima). 

 

@camparino sono d'accordo con te, scrittura professionale sarebbe più corretto. Purtroppo non facciamo altro che scimmiottare gli americani, i veri inventori dei Corsi di scrittura creativa.  

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Secondo me nella stesura di un libro esistono solo due figure fondamentali: chi lo scrive e chi ne fa l'editing. Chi lo scrive butta fuori quello che ha dentro ed inizia a "sporcare" il foglio, ad appiccicare le parole sulla carta. Chi fa l'editing le scolla dalla carta, muove, monta , taglia, pialla anche. Ed infine lima o suggerisce il modo migliore per smussare il tutto e renderlo al meglio. Lui, l'editor, è terza persona rispetto al libro all'autore e questo è un vantaggio considerevole.La tecnica si apprende, con la ricerca, con l'esperienza, con la sensibilità dove per sensibilità s'intende la capacità di apprendimento filtrando le nozioni esterne e catalogandole in esperienze significative. Si noti che questa definizione di sensibilità è molto vicina a quella stessa di cultura o anche di intelligenza. Le cose si sovrappongono, pur non essendo necessariamente le stesse. Quindi se per apprendere è necessario il "mezzo" della scuola, ben venga. Ma è appunto un mezzo e per questo dicevo che sono d'accordo sul fatto che è importante il modo di porsi nell'apprendere, senza paraocchi. Ancor più che l'insegnante, che resta a mio parere un optional. Poi è fuor di dubbio che esista anche una speculazione su questo, ovvero che molte scuole sono farlocche, inconcludenti. Messe su soltanto per tirar dentro quattrini o per fare incontrare la gente al pari di un social network poco virtuale e molto più reale. Non tutte, mi auguro. 

Cito però un dato. Su 10 esordienti del 2018 con grosse CE, circa la metà provenivano da scuole di scrittura. La scuola quindi rappresenta anche un modo per introdursi nell'ambiente, un modo per entrare in contatto non solo virtuale (ad esempio le mail o gli invii spontanei) con chi si occupa di scrittura. Ed infine il problema della standardizzazione. Io sinceramente ho letto libri di autori che provenivano dalle scuole di scrittura più famose. Ebbene sì, l'impressione era che fossero molto simili tra loro, fatti quasi con lo stampino. Ho letto da qualche parte che nell'antica Roma, gli scultori più accreditati scolpivano il busto dell'Imperatore, quello da mettere nel posto più importante della città. Tutte le altre statue che raffiguravano l'imperatore erano opera dei copisti. Bravi anch'essi, ma per l'appunto copisti. Ecco, scrittori che siano anche dei copisti, sinceramente non li amo troppo.

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7 minuti fa, gierre13 ha detto:

La tecnica si apprende, con la ricerca, con l'esperienza, con la sensibilità dove per sensibilità s'intende la capacità di apprendimento filtrando le nozioni esterne e catalogandole in esperienze significative

La premessa è sempre la stessa, ma ripetiamola. Qui operiamo tutto sullo stesso fronte, cioè per quanti distinguo interni abbiamo, e per quanto tra di noi qui il capello lo spacchiamo in otto, comune e sempre lo stesso è il nemico contro cui quotidianamente lottiamo, ciascuno a modo suo: l'ignoranza, la sciatteria, l'arroganza di chi nulla sa, la grave mancanza di cultura, chi non legge e presume di sapere, chi pensa di essere nato "imparato", quelli del mi faccio tutto da me, etc. etc. La giornaliera resistenza degli autori al ricorso all'editor di fiducia (con il quale è ovvio va avviato un percorso di crescita comune e che non si esaurisce e non dà mai il meglio in una sola opera rivista) testimonia quello che da anni andiamo ripetendo: l'antica e radicata sfiducia degli italiani per il gioco di squadra. Qui sono/siamo tutti presunti battitori liberi, centravanti nati per segnare, mai per imparare a giocare. E ti posso assicurare che ci sono autori che di opera in opera ripetono gli stessi errori concettuali e sintattici dell'opera d'esordio, segno che lo spirito critico da applicare alla propria opera appartiene a pochissimi.

 

Detto questo, chi impara a guidare (e va a scuola per farlo) ha e avrà sempre una pallida idea di come funziona tecnicamente un motore a scoppio. Idem per quelli che fotografano con i telefonini: prova a chiedere loro se sanno che cos'è la profondità di campo o quand'è il caso di scattare in bianco e nero. Eppure da tutti saprai che il loro apparecchio scatta delle belle foto e che loro sono gran guidatori. Temo, gentilissimo amico, che sempre di più questo mondo allargherà il divario, già esteso, tra chi ha consapevolezza dell'azione che sta compiendo e chi la compie per condividerne subito il risultato tra amici. Vale a maggior ragione per la scrittura. La tecnica che si apprende è frutto di una radiografia del testo che chi scrive non è in grado di fare e non è tenuto a fare. E l'esperienza e la sensibilità di cui tu correttamente parli e invochi cozza contro gli applausi che chi scrive riceve, quasi sempre fregandosene dei consigli di chi l'esperienza e la sensibilità in fatto di scrittura l'ha acquisita,  lungo un percorso durato decenni e non ancora terminato.

 

Io avrei bisogno non di una scuola di scrittura ma di un maestro privato, perché le mie lacune sono sia psicologiche che narrative.

Con i miei autori io faccio un'esperienza dialogico-psicologica molto significativa [impossibile che io possa fare da solo su me stesso!], perché certi meccanismi del pensiero che precede l'atto dello scrivere, vanno evidenziati e discussi "criticando" gli stereotipi del nostro modo di leggere e poi di scrivere che la scrittura evidenzia (valga per tutti l'esempio di A e B che dialogano, dove è chiaro che se A chiede B risponde, da qui l'eliminazione di tutti i fastidiosi disse/rispose/chiese/aggiunse...ma non solo: perché le espressioni tipo "disse con rabbia" vanno esplicitate, sciolte, inserite  nel tono delle frasi che compongono il dialogo), ma a me non basta questa consapevolezza (tecnica) per creare un intreccio che regga, per giungere a un finale credibile e non scontato. Mi reputo un buon meccanico ma ho difficoltà a costruire l'interno della macchina (testo) in modo armonioso e carico di tensione narrativa. Penso che ognuno di noi vorrebbe un precettore personale e a casa e non una scuola da cui uscire attrezzati per la pubblicazione. Ogni autore ha lacune personali da colmare, un certo modo di pensare e scrivere non adatto per la lettura ad alta voce. 

 

Poi, esistono scritture che non sono creative? Il bugiardino dell'aspirina non è un testo che è stato creato? Noi qui non stiamo usando le parole in modo creativo? Che vuol dire "creativa"? È creativo ogni nostro atto linguistico! Forse si va a scuola di scrittura -senza aggettivi!-   per imparare ad essere narrativi, a pensare in modo narrativo, per saper raccontare, non per creare. L'atto della creazione scritta obbedisce alle stesse regole della nostra lingua quotidiana usata secondo me, come a me piace, parlata secondo le precise regole del mio pensiero interiore. Troppi autori parlano in modo sciatto e tradizionale, senza prendersi cura del loro linguaggio interiore e senza riflettere su di esso. La scrittura ne è il riflesso: la parola è terapeutica e curativa quando mostra l'attenzione che ci prendiamo di/per noi. Diviene "creativa" quando esprime appieno l'originalità e l'unicità del nostro essere... che è stato sottoposto a un editing esistenziale e culturale serio e spesso impietoso. Dico io. 

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14 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Carver li frequentava.

Gli autori che compongono la mia libreria per lo più sono poeti, ma tra i romanzieri potrei citare Orwell, Huxley o Woolf che non mi pare ci andassero. Ma non è questo il punto; tali corsi di cui si discute possono essere utili per tante persone e per vari motivi che non occorre elencare, ma frequentandoli non è che si diventa Dante che so io o Miller. Tuttavia non bisogna essere prevenuti contro tutti o tutto. Io non ci sono mai andato; onestamente non ne ho avuto possibilità ma se potessi magari ci andrei pure... Ma per curiosità più che altro... Mal che vada socializzi...

Inoltre lo scrivere non è mica solo una questione di creatività, esperienza, lessico, sintassi e così via.  La tecnica in realtà è personalità ecco perché nessuno può insegnarla. E' da dire che di personalità in giro se ne trova poca o nulla, e non solo in materia artistico-letteraria. 

 

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Sono sostanzialmente d'accordo con quanto detto da @Niko

 

La fantasia non si puo` insegnarla, ma la tecnica, determinati "trucchetti" per scrivere, quelli sicuramente si`. Niente che comunque un buon manuale di scrittura non sia gia` in grado di insegnare al 100%, e credo assai meglio di una o anche cento lezioni fatte a voce (metodo di insegnamento che tra l'altro io non ho mai sopportato)(sono un pessimo studente).

 

Secondo me, l'utilita` delle scuole di scrittura sta unicamente nel fatto che ti fanno esercitare a scrivere, e ti danno un pubblico piu` o meno specializzato per confrontarti e verificare la qualita` del tuo lavoro. Punto. Il resto e` fuffa.

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15 ore fa, gierre13 ha detto:

Ecco, scrittori che siano anche dei copisti, sinceramente non li amo troppo.

Sono gli schemi imposti dai cosiddetti "maestri", spesso improvvisati, ad appiattire la creatività. Qualsiasi "buon" lettore, e ce ne sono tanti, capisce subito se manca l'anima dello scrittore. Facile criticare un libro, molto più difficile e impegnativo scriverlo...

 

14 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Temo, gentilissimo amico, che sempre di più questo mondo allargherà il divario, già esteso, tra chi ha consapevolezza dell'azione che sta compiendo e chi la compie per condividerne subito il risultato tra amici.

Hai ragione, accidenti se hai ragione! Una volta finito un libro, bisognerebbe avere la pazienza di aspettare, metterlo via e, per almeno sei mesi, dimenticarlo. Poi, con calma, rileggere e correggere... Tuttavia credo che l'estro di un buon autore emerga comunque anche dalla prima stesura. Non si può spremere un limone senza sugo.

 

14 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Ogni autore ha lacune personali da colmare, un certo modo di pensare e scrivere non adatto per la lettura ad alta voce. 

Vero anche questo. Mio padre, lettore e bibliofilo accanito, all'età di novantotto anni divenne cieco. Per oltre due anni (sì, morì ultracentenario!) cercai di essere i suoi occhi, e posso assicurare che leggere ad alta voce ti fa notare molti particolari e difetti che altrimenti avresti trascurato.

 

Ma, @Renato Bruno, perché tu lo fai davanti allo specchio?

 

 

 

 

Modificato da Fraudolente

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Comunque. La parola "fine" sulle scuole l'ha detta Woody Allen:

"Chi non sa fare, insegna. Chi non sa insegnare, insegna ginnastica"

  • Divertente 1

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Ospite masterofnumbers

Mah, per come la vedo io ciascuno è sui generis nel senso che ha il proprio stile... è qualcosa di personale che di certo non ti possono insegnare gli altri.

Queste "scuole" le vedo più come una truffa legalizzata alla Cepu.

Quei soldi piuttosto investiteli in una buona Agenzia:asd:

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Penso che le scuole di scrittura, (se buone, ovvio) servano eccome, come le scuole che insegnano a suonare, a dipingere, a fare teatro, a danzare,. La chitarra puoi anche imparare a suonarla da solo, certo, e così l'arte del narrare, ma se fai una buona scuola impari più in fretta e in modo più efficace e completo.  La tua creatività, la tua visione, le tue ossessioni, la tua sensibilità: queste sì sono personali e non trasmissibili, ma non sarà una scuola a levartele, anzi, ti fornirà ulteriori stimoli e strumenti più affilati da mettere al loro servizio. Almeno io la vedo così. 

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A me personalmente piace frequentare un corso di scrittura ogni tanto perché mi riporta in carreggiata e mi tiene dentro una struttura. Credo che ognuno di noi possa prendere quello che vuole non solo dai corsi di scrittura, ma da tutto. Io prendo ordine e struttura, e strumenti per lavorare la mia creatività. Questo mi succedeva prima di conoscere questo forum che frequento da pochissimi mesi, ma che mi offre la sovrastruttura di cui sembro aver tanto bisogno. Alla fine il principio è un po' sempre lo stesso perché attraverso i vari commenti e i vari racconti, così come attraverso i vari seminari e corsi dei vari pinco pallino, io mi sento di aver imparato molte cose. Non solo strutturali e di costruzione di una storia, ma come adoperare le mie idee e metterle in fila o comunque a comunicarle in una forma più o meno leggibile. Poi mi succede anche di leggere moltissimo su uno specifico argomento o un genere specifico quando sto per cominciare un progetto specifico. E mi sento di imparare anche da lì come se andassi a un corso di scrittura, da cui, di nuovo, prendo solo quello che reputo mi serva o che mi interessa. Tutto serve e niente serve, scuole di scrittura incluse. Ma dipende da noi l'uso che ne vogliamo fare e perché. Credo anche che sia un bene conoscere le regole per poi infrangerle secondo il nostro gusto.

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