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35.L’auto accelera, si sposta nella corsia di sinistra. Le ruote sobbalzano e sollevano sassi sull’asfalto crepato.

 

34. Il tachimetro si alza con un balzo da ubriaco, l’indicatore sfiora gli ottanta. L’auto sorpassa il trattore. La radio emette qualcosa come un lungo rantolo elettrico. Dal fondo, in direzione opposta, la sagoma massiccia di un tir si profila sulla strada.

 

33. I fari del tir si accendono. La potenza feroce degli alogeni disegna nello spazio vuoto del viale due tubi di luce. Proprio mentre la radio attacca un pezzo di rock classico.

 

32. Mentre la marcia è al massimo, mentre la visione di metallo e potenza si compone davanti, sento nel petto il dolore del cuore che sbatte contro la carne. Sereno e arrogante, appena trentenne, non credevo che sarebbe successo così, in una sera di primavera, tentando un sorpasso azzardato.

 

31. Il tir è una bestia cieca e sorda che squassa la strada. La motrice è contornata da disegni al neon blu: un crocifisso, la scritta ‘Mauro’ sopra il radiatore. In alto, nell’abitacolo, qualcuno schiaccia il clacson con rabbia.

 

30. L’urlo del clacson attraversa i timpani e fora il cervello. Eppure il piede non si stacca dell’acceleratore. Non è incoscienza, ma una paura folle, completa, che paralizza il corpo. Gli abbaglianti del tir si accendono.

 

29. Si spengono.

 

28. Si riaccendono. La distanza con l’auto si accorcia. Posso misurare quello spazio con respiri corti e frenetici. Inspiro.

 

27. Espiro.

 

26. Inspiro. La radio suona divertita. Di nuovo l’urlo del clacson. I fari. Le cromature. La scritta luminosa 'Mauro'. E' così che mi appare la morte: targata Salerno.

 

25. Gli occhi si chiudono. Il battito accelera. Solo adesso, da qualche parte nel cervello, si fa avanti quell’idea. La consapevolezza del pericolo. Dovrei sterzare, dovrei frenare.

 

24. Le mani si serrano al volante. Si serrano anche i denti e sento un dolore, piccolo, piccolo sotto a un molare.

 

23. Il dolore al dente dà la scossa giusta che serve ai nervi. La paralisi scompare e il piede abbandona l’acceleratore.

 

22. Il piede trema. L’auto sobbalza.

 

21. I freni del tir stridono. Un coro di nitriti isterici. Di colpo la scena di ciò che sta accadendo mi si forma nitida in testa. In una luce dolorosa vedo la scia del veicolo davanti. La corsia di sinistra è occupata dal trattore: impossibile tentare di rientrare. Il piede cerca il freno.

 

20. Il motore urla. Frenetico il cuore fa salire il sangue alla testa. Sapore di ferro.

 

19. L’auto sbanda.  

 

18. Eppure era bella la giornata. Cominciava a fare fresco e in ufficio il capo sorrideva. Pensavo al regalo per Giulia. Me la immaginavo dolce la serata, a tavola e poi sotto le coperte. Mi sforzo di muovere le braccia.

 

17. Il volante si inclina a sinistra. L’auto schizza da un lato. Il corpo resta indietro per l’inerzia, fino a che la cintura si tende e se lo trascina dietro. La scritta ‘Mauro’ si ingigantisce sul vetro.

 

16. E’ finita. Mentre la macchina tenta di evitare l’inevitabile. È finita e lo so. Mi sale il formicolio per tutto il corpo. Come se per contraccolpo, l’anima si stesse già staccando. La radio suona indifferente.

 

15. Il mondo si inclina di lato, a bordo strada. Mi sento leggero.

 

14. Lo schianto. Oh Cristo. Forte. Indescrivibile è quello che provo nelle viscere.

 

13. Lamiere che stridono. Vetri che scoppiano. Morire.

 

12. Tutto si fa.

 

11. Confuso. 

 

10. Il sopra è sotto.

 

9. Chissà chi piangerà. Mi vestiranno come un manichino a festa o terranno la bara chiusa? Chi se ne fregherà. Chi dirà soddisfatto ‘era ora’.

 

8. Chissà Giulia. Giulia minuta di mani e di viso. Giulia che sorridendo in un inverno lontano mi disse “se fossi più sveglio m’avresti già baciato e io te l’avrei già data”. Giulia, come me, animale affamato, attaccata alla vita. Che farai, Giulia? Morirai anche tu con me?

 

7. Giulia. Mentre il balletto dell’auto mi sbalza come un pupazzo, rivedo Giulia che sfoglia il giornale a colazione. La sua fica, i suoi occhi, gli schiaffi di quella piccola mano, lacrime e perdono.

 

6. Giulia sopravvivrà. Andrà avanti, se ne farà una ragione. Questo lo so bene, perché anche io sono come lei. Mai sazio, troppo fedele a me stesso per esserlo di più ad un altro. E forse è meglio così.  

 

5. Un fischio atroce. Ci siamo, penso. Ci siamo.

 

4.

 

3.

 

2. Alessia.

Alessia? Perché penso a lei?

Alessia era seduta due posti a sinistra, lungo il tavolo verde delle conferenze. Firenze o Genova? L’avevo notata subito ma aveva cominciato a piacermi veramente solo dopo, quando aveva avuto il coraggio di rispondere al presentatore sul palco: “ci direte che va tutto bene anche quando staremo per fallire?”. Alessia era pazza. Alessia, tette grosse, una sconosciuta seduta a due posti da me, durante un noiosissimo evento aziendale.

Prima di morire penso a lei e mi sento triste.

Perché Alessia?

Dopo quell’intervento, dopo chiacchiere inutili, ci eravamo seduti allo stesso tavolo. Parlava di cose banali o di massimi sistemi ma sempre con spirito leggero. No, non leggero: sereno. Sembrava sfiorare tutte le cose, ma senza lasciarsi trascinare in basso. Come se la normale paura di non arrivare a fine mese o di invecchiare, di sembrare insignificanti e brutti, non la sfiorasse neppure. E forse era proprio così. Dopo la cena, dopo i brindisi, abbiamo evitato le ridicole animazioni organizzate e siano sgattaiolati fuori. Mi ha chiesto una sigaretta e io l’ho baciata senza farla finire. Ho pensato per un momento di essere leggero come lei e l’alcol ha assecondato quell’idea. Ed ho agito come non avrei mai pensato, non con una sconosciuta.

 

«Oh, ti sembrerò scema ma per me la cosa più naturale è essere felici…  Giocare ed essere felice. Un po’ come i bambini. Hai presente i bambini? Hai mai pensato come sono felici i bambini? No, dai sul serio. Io mai e dico mai, potrei accettare di perdere quella gioia. A costo di rimetterci il posto. Altrimenti a che pro vivere?».

 

La luce nella stanza era di un bel giallo oro. La sua pelle bianchissima, sotto gli slip. Com’è stato bello e forte fare l’amore. E com’è strano adesso, proprio adesso, ricordare tutti questi particolari prima di morire.

 

Non ti ho mai chiamato da allora, Alessia. Ti ho dimenticata, seppellita sotto la quotidianità. Uno scheletro dentro i miei cassetti, precisi e ordinati.  Hai provato a cercarmi un paio di volte. Mi hai mandato delle e-mail che ho cestinato senza leggere. Dopo un anno ti sei licenziata e da allora non ho saputo più nulla di te. Sei stata solo una bella scopata. Un momento di leggerezza che è stato bello vivere, ma solo per una sera. Perché siamo due razze differenti, io e te. Io sto per terra, con i piedi e la testa. Tu stai da qualche parte lassù, con la gioia dei bambini. Eppure adesso che sto per crepare penso a te. E mi sento così triste. Non so bene perché, ma mi sento triste.

 

1. Se solo.

Se solo non dovessi morire. Allora, davvero, ti chiamerei e ti farei mia.

Vivremmo in equilibrio: io con le mie certezze e tu con le tue fantasie. Se solo non dovessi morire. Lo giuro, ti chiamerei. E cambierei.

 

- - - 

 

Tarda sera d’Aprile. Aria umida e fresca, odore di erba e frinire di grilli. Il cielo è coperto e il buio è quasi completo. In un viale alberato i fari di un tir illuminano una porzione di campagna dove giace la carcassa di un’auto capovolta. Nell’aria c’è un odore terribile di bruciato e di benzina. Sulla strada davanti al tir, il camionista va avanti e indietro con il telefono alla mano, bestemmiando e gesticolando. Più avanti, in un punto selvatico della strada, la figura di un uomo interrato e sanguinante, siede e fuma. Il sopravvissuto guarda la macchina accartocciata e la scia nel fango che ha lasciato per venirne fuori. L’uomo che fuma si cerca nelle tasche ed estrae un cellulare. Con mani tremanti compone un numero, esita. Silenzio. Poi dice:

 

«Pronto… Giulia?! Sono io. Si. Farò tardi stasera. Ma non ti preoccupare… ciao».

 

Spegne il telefono e butta il moncone di sigaretta.

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Un grazie enorme a @Cerusico e @Joyopi che hanno avuto la pazienza e la fiducia di votare questo mio esperimento come miglior racconto.

Un grazie altrettanto grande e sentito a @Sarettyh @Adelaide J. Pellitteri @Emy @camparino @ITG @Federico72 @AdStr @Vincenzo Iennaco @M.T. @Macleo @Befana Profana @Edison @Kikki @Ella F. @Plata @paolati @Rica @queffe @AndC 

 

Ho cercato di mettere in pratica tutti i vostri suggerimenti, nel tentativo di migliorare il testo.

Plata, il tuo suggerimento era forse quello più interessante ma impegnativo di realizzare: ridurre quei 35 in 15 secondi era la cosa migliore da fare, ma troppo impegnativa per adesso (tu aspetta le ferie :asd: … ).

 

Dal profondo tumultuoso e combattuto del mio cuore di pseudo-scrittore, un grazie e un abbraccio enorme.

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Bel racconto @Nerio , davvero. Ogni secondo un colpo di cuore. Secondi lunghissimi alternati da secondi cortissimi. Come a significare che il tempo non esiste e ce lo inventiamo noi. Soprattutto mentre proviamo emozioni forti.

Inoltre ci sono descrizioni breve e perfette come piacciono a me

Il 26/6/2018 alle 09:12, Nerio ha detto:

La scritta ‘Mauro’ si ingigantisce sul vetro.

 

Il 26/6/2018 alle 09:12, Nerio ha detto:

Il mondo si inclina di lato, a bordo strada

 

Il 26/6/2018 alle 09:12, Nerio ha detto:

. Più avanti, in un punto selvatico della strada, la figura di un uomo interrato e sanguinante, siede e fuma.

 

Il 26/6/2018 alle 09:12, Nerio ha detto:

2. Tutto si fa.

 

11.Confuso. 

 

10. Il sopra è sotto.

Direi che trasformare una sequenza narrativa in una sequenza temporale sia geniale. Sembra quasi una specie di poesia...

Mi sono piaciuti molto anche i pensieri del protagonista: mentre si avvia alla fine gli prendono sempre più spazio nel cervello, e dilatano il tempo come in un tentativo disperato di salvarsi dall'oblio. Oppure come a voler dire che quando uno arriva al capolinea non gli rimane altro che pensare all'amore in tutte le sue forme e crepe, anche quella del rimpianto. Molto, molto bello.

Complimenti!

A rileggerti.

:)

 

 

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@Alypia grazie mille per l'apprezzamento :)

Dal momento che questo pezzo è stato scritto a seguito di un Mezzogiorno d'inchiostro, mi auguro di vederti presto in un contest simile.

Così che potremo fronteggiarci sulla stessa arena ;)

Grazie ancora e buon sogno

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Bene, @Nerio, appena avrò un po' di tempo ( e voglia:facepalm:) mi metterò a leggere tutte le istruzioni del gioco (sono allergica alle istruzioniiiiii:aka:) e ci sfideremo a colpi di parole. Accetto la sfida. 

Ancora complimenti per la storia!

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Beh, sicuramente di un certo livello. C'è una cosa però, @Nerio, che mi infastidisce e mi impedisce di godermi a dovere tutto il resto. Ed è un peccato perché tutto il resto è certamente ben fatto: 35 secondi sono troppi per una scena di uno schianto. In 35 secondi hai il tempo di fermare l'auto, scendere, sgranchirti le gambe, risalire ed evitare il tir. Leggo che già ti è stato suggerito di ridurli.Sono completamente d'accordo, l'ho pensato anche io in via autonoma.

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Appena letto. Mi è piaciuto moltissimo. A me non disturbano i 35 secondi, due li hai già tagliati con il silenzio (sono vuoti). Stavo male, fiato sospeso. Mi è piaciuto moltissimo il finale, nei momenti terribili ti accorgi a chi tieni veramente, e dalla telefonata penso che abbia fatto la scelta giusta.

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Ospite spaiato

Ciao Nerio. 

Bellissimo davvero questo racconto, che fa riflettere non poco; spesso è proprio in situazioni estreme e drammatiche che riusciamo a fare chiarezza nella nostra mente e nei nostri sentimenti, fino a comprendere il valore reale che per noi hanno cose, situazioni, o persone.

Il finale è inaspettato, perché mi sarei prospettato di tutto, per come si erano messe le cose, tranne che il protagonista riuscisse a salvarsi. Mi piace molto la conclusione, suggerita e non troppo esplicitata, che fa comunque intendere che il protagonista, dopo la telefonata a Giulia, abbia intenzione di chiamare Alessia e magari recarsi da lei. Probabilmente il ritardo di cui avvisa Giulia si tratta di una vera e propria fine del rapporto.

Il testo ha un piacevole sapore adrenalinico e sa tenere alta la tensione dalla prima riga all'ultima. Pregevole lo stile. Molto accurata la descrizione delle sensazioni del ragazzo quando sente che la morte è ormai vicina. Sensazioni che risultano plausibili e veritiere. Molto bella questa frase:  E' così che mi appare la morte: targata Salerno.

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