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Marissa1204

Un muro d'acqua - Parte 1

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Quando riemerse era solo.

Attorno a Tyler non c’era più niente se non il disastro: copertoni di auto galleggiavano su quelle acque torbide; per non parlare del pericolo subacqueo, con tutto ciò che era rimasto sommerso.

Si sentiva disorientato, smarrito: non sapeva più dove fosse la spiaggia o dove fosse l’entroterra. E mentre l’acqua continuava a trascinarlo alla deriva, cercava di aggrapparsi a qualche detrito che galleggiava sopra di essa. Aveva una forte paura, che lo faceva urlare di continuo, ma la sua voce gli giungeva ovattata, come se le sue orecchie fossero piene d’acqua e vista la situazione, non poteva essere altrimenti. Sentiva la faccia bruciare, quando i raggi torridi del sole cocente lo investivano: se fino a poco fa, quell’astro li abbracciava dando loro il benvenuto nel suo paradiso, adesso lo inceneriva facendolo precipitare all’inferno.

Era riuscito ad aggrapparsi ad un copertone, ma la forza dell’acqua lo spinse lontano comunque.

Cercava di tenere la testa al di fuori dell’acqua, mentre essa lo trascinava lontano. Di tanto in tanto, Tyler si sentiva colpito da qualcosa sott’acqua, ma continuava a rimanere a galla: non poteva morire. Si guardò intorno alla ricerca di Brooke e Trevor, ma anche loro erano stati portati via. Continuava ad urlare, affinché qualcuno lo venisse ad aiutare, ma questo non faceva altro che peggiorare la situazione con l’acqua che gli invadeva i polmoni.

Spostava lo sguardo intorno, cercando di nuotare per salvarsi, ma le braccia stavano per cedere e gli appigli si dimostravano dei fallimenti. Attorno a sé vedeva delle persone, che come mille formiche, si arrampicavano sugli alberi e convenne che fosse una scelta giusta. Andando contro corrente, il che gli costò uno sforzo immane, cercò di dirigersi verso l’albero più vicino, che gli avrebbe dato una visuale migliore e chissà sarebbe riuscito a trovare Brooke e Trevor.

C’era quasi arrivato e nonostante la fatica, la disperazione di salirci gli metteva le ali.

Ad un certo punto, avvertì di nuovo quella sensazione di terremoto e il presentimento che la terra si stesse squarciando sotto i suoi piedi. Spostò lo sguardo dall’albero alla fonte del rumore e rimase sconvolto nuovamente: una seconda ondata stava macinando chilometri. Cercò di essere svelto nel salire sull’albero, ma essa lo raggiunse, travolgendolo di nuovo e sbattendolo da una parte all’altra. Sentì qualcosa colpirgli violentemente la gamba sott’acqua, tanto che, per emettere urlo, rischò di affogare; e mentre cercava di tornare in superficie qualcosa lo colpì alla testa, azzerando tutto. In una manciata di attimi, non vedeva più niente se non stelline su uno sfondo scuro; non sentiva più nulla, se non un fischio assordante. Quell’attimo di intontimento terminò e nuotò verso la superficie. Quando riemerse, sputò un sacco di acqua e prese a fare delle boccate profonde, ma con i polmoni pieni e la corrente che lo trascinava via era alquanto difficile. Il forte dolore alla gamba, aggravato dal calore che ne scaturiva, gli provocava intontimento: quando sarebbe finito tutto? Continuava ad urlare dal dolore, un urlo muto gli usciva dalle labbra, che accrescevano il suo panico. Due potevano essere i motivi: la forza dell’acqua gli aveva lacerato o i timpani o le corde vocali.

Vide, poi, in lontananza un tronco abbattuto, forse di palma, che rimaneva a pelo d’acqua, formando una diga dove tutti i detriti si andavano ammassando. Allungando le braccia per proteggersi dall’urto con i detriti, si aggrappò ad esso. Avvertì una leggera sensazione di sollievo, sapendo che non sarebbe resistito a lungo, sentendo le forze venir meno.

Tyler si arrampicò su di esso, con scaglie di corteccia che lo graffiavano ovunque, a peggiorare la sua sofferenza fisica; si sdraiò sul tronco, con non poca fatica, e prese a respirare con difficoltà. Avvertiva nuovamente la faccia bruciare e si portò una mano al volto: quando la ritirò era rossa di sangue. Prese ad urlare, per farsi sentire: non potevano essersi dimenticati di loro. Si portò la mano alle orecchie e sentiva un liquido caldo che ne fuoriusciva: perfetto era sordo.

Si sentiva un peso nel petto, a causa dei polmoni pieni d’acqua: si guardò le braccia e le gambe e quasi stentava a riconoscerle. La gamba destra era alquanto storta. Non poteva crederci: avere una gamba rotta in quel momento era come essere morti. Le braccia presentavano un sacco di graffi, qualcuno anche molto profondo. Era completamente ricoperto di sangue e fango, che si andavano a mischiare insieme anche nelle ferite. Sul busto aveva non pochi fori, come se fosse stato pugnalato da qualcosa ed era uscito parecchio sangue.

Aveva bisogno di un medico: non c’era anima viva lì intorno, se non le persone sugli alberi lontani. Se avesse aspettato ancora sarebbe morto dissanguato. Chiuse gli occhi, come se riuscisse a volare via, nel passato quando tutto era alla sua portata, come la stessa Brooke. Svegliarsi con lei accanto, darle il bacio del buongiorno e fare l’amore prima di colazione: in un attimo aveva perso ogni certezza. E forse di lì a qualche minuto avrebbe perso anche la vita. Pensò alla famiglia che non aveva idea dell’incubo che stava vivendo e alla chiamata che tutti i giorni sua madre si aspettava. Una chiamata che non sarebbe giunta mai. Pensava a Trevor, che forse era morto, come la stessa Brooke: oh, che scenario raccapricciante, laddove fino a qualche momento prima regnava la felicità. Forse era meglio morire, piuttosto che continuare ad agonizzare e a lacerarsi le corde vocali per chiedere aiuto. Non poggiava lo sguardo sulla gamba, perché gli faceva ribrezzo e lo mandava ancora più in panico.Riaprì gli occhi, facendosi accecare dal sole, torrido: magari sarebbe riuscito a far evaporare l’acqua in poco tempo e quindi chi si trovava sotto di essa, sarebbe stato ritrovato e i sopravvissuti sarebbero tornati alla vita di prima.

Cominciò ad urlare i nomi dei suoi amici perché voleva trovarli e farsi trovare: non voleva rimanere lì a morire da solo, in quello scenario che aveva visto solo nei film.

Ad un certo punto, sentì l’acqua che lo copriva di nuovo: no, basta! Ma non aveva alcuna importanza ormai: di lì a pochi minuti non avrebbe più sentito nulla, né dolore né tristezza né panico.

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In realtà è metà della storia. Il climax: volevo avere un'opinione sulla scrittura, se scorre se è abbastanza matura. Ho ventiquattro anni e di solito questo non traspare attraverso la mia scrittura.

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Ti do il benvenuto anche qui, @Marissa1204.

Voglio dirti una cosa: ho visto che hai postato questo frammento e il prossimo senza commentare nulla quindi immagino che interverrà in entrambi i casi qualcuno dello staff.

Il regolamento - e se ci pensi anche il buon senso ;) - dell'officina impone di commentare in modo esaustivo (anche se non eccessivamente rigido) un altro racconto.

In ogni sezione dell'officina - racconti, poesie, ecc... - in alto in un box blu c'è scritto "leggi il regolamento di sezione [con il link] per non essere richiamato dallo staff" e il riassunto del regolamento è riportato in poche parole anche nella sezione stessa.

 

Senza soffermarmi troppo, in breve - per non essere richiamato nemmeno io :P - da lettore posso dirti che a prima lettura, la scrittura non mi ha colpito, ma non intendo in modo malvagio. Intendo che è ordinata, gradevole e semplice ma non ci sono cose che mi hanno fatto impazzire o che mi ha entusiasmato - d'altra parte non noto nemmeno cose che non mi piacciono. ;)

Per il resto l'inizio così in medias res e "complicato" attira comunque la lettura.

 

:):ciaociao:

  • Confuso 1

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@Marissa1204 credo che nel giro di un'ora tu abbia infranto ogni regola che era possibile infrangere...

– hai pubblicato due racconti nello stesso giorno

– hai pubblicato in racconti lunghi una storia a capitoli

– mancano i link ai commenti di entrambi i racconti

– i commenti che hai fatto sono una di una riga e mezzo e l'altro di due

Hai totalizzato sei infrazioni che comporterebbero ognuna un richiamo da un punto e con quattro punti si è bannati indefinitamente dal forum.  

Dimmi tu...

Peraltro sei iscritta da novembre 2017, quindi il tempo per leggere il regolamento lo avresti avuto, credo.

Ok, mi limiterò a chiudere i racconti e ad assegnarti un solo punto di richiamo.

Ti prego di leggere con attenzione il regolamento del forum con particolare attenzione a quelli relativi alla sezione Officina e ai commenti (se hai dubbi ci sono anche le F.A.Q. nella barra arancione in alto).   Se hai ancora dubbi puoi chiedere in messaggio privato a uno staffer che trovi online.

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