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caosinme

Giacomo Leopardi - L' infinito

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Non sapevo che Tag mettere quindi ho messo "Letteratura per reagazzi".

Comunque... Buongiorno a tutti.

A giugno dovrò portare 20 testi di letteratura italiana all' esame liceale. Uno di questi è L' infinito di Leopardi. Siccome è un testo brevissimo e io devo parlarne per 15 minuti filati .... sono venuto a chiedere aiuto per chiedere qualche analisi e commento oltre quei soliti che girano sul web. Non saprei... qualche comparazione con qualche altro testo, qualche analisi su aspetti formali o contenutistici. So che c'è molto da dire, ma per adesso non sfioro neanche i 10 minuti.

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Ciao,sono Pietro, spero che i miei commenti sulla poesia ti siano di aiuto.

 

Il Poeta Giacomo Leopardi ha un animo molto sensibile e allo stesso tempo molto solitario. Ama la quiete e la pace e i luoghi appartati che gli permettono di rimanere solo e poter meditare sulle sue idee poetiche, sui suoi pensieri ispiratori, sulla sua condizione umana e sulle umane debolezze del suo vivere e del vivere altrui.

Leopardi per questo predilige luoghi solitari, per meglio dedicarsi e concentrarsi senza distrazione alcuna alle sue tanto amate e ricercate e ispirate poesie .

Il Poeta di Recanati, vanto dell'Italia letteraria e poetica nel mondo, in questo suo "ermo colle" ha trovato un luogo e un rifugio dove recarsi ogni qualvolta ne senta la necessità fisica o poetica, o per ricercare in questo caro rifugio la scintilla di quell'ispirazione poetica che a volte altri luoghi comuni e da lui pure amati non riescono a trasmettergli o a ispirargli.

L'ermo colle è il suo luogo ove correre a rifugiarsi nei tormenti giovanili o nei dolori ricorrenti o nelle delusioni giornaliere che affliggevano a volte il Poeta e che come braci infuocate bruciavano nel suo petto umano e poetico. Questo colle è in vari modi caro, la sua ancora di salvezza che gli aiuta a spegnere o perlomeno a rendere meno angosciosi quei suoi pensieri negativi e di svilimento che tanto affliggevano in vari momenti l'animo poetico e umano del Leopardi. E la quiete e la solitudine di quel colle tanto amato rendevano al Poeta la vita più sopportabile e i dolori meno cruenti, e un soffio di quiete riempiva il suo cuore spesso tormentato da turbinosi e molteplici pensieri neri e debilitanti nello spirito. Troppo pessimismo che doveva in qualche modo trovare sfogo ed essere diluito con la quiete e il silenzio e un posto caro, per renderlo più sopportabile e più ragionevole.

Leopardi si siede in quel luogo tanto amato e si lascia avvolgere dalla bellezza del Creato. E piano piano tutte le miserie umane e le pochezze di un vivere a volte disagiato e non amato scompaiono come per incanto. E lasciano il posto a quello spettacolo meraviglioso per il Poeta che la natura gli offre incontaminato, rilassante, pacifico e ristoratore per tutto il suo essere uomo e poeta.

E Leopardi si sofferma sugli interminabili spazi, forse immaginando la sua minuscola figura di umano a confronto con quella grandiosità spettacolare: un granello di sabbia lui, davanti a una montagna immensa e altissima.

Poi medita sui sovrumani silenzi che da quel luogo e in quegli spazi infiniti vi sono. E con la profondissima quiete che avvolge ogni cosa. E anche lui si sente avvolto come un bambino nelle fasce tra le braccia di una madre amorevole che per dimostrargli tutto il suo amore e la sua protezione da dargli non ha bisogno di parlare o di agitarsi ma basta che guardi il suo piccolo per dargli forza, coraggio e l'affetto e la protezione che gli servono e che lui sente pienamente da quei silenzi e da quella quiete che lo avvolge tutto. E di tutto questa grandiosità non si impaurisce, anche se sarebbe tentato di intimorirsi data la maestosità che il suo animo poetico attribuisce a questi spazi a questi silenzi e a questa quiete.

Il Poeta ode il vento che danza tra le foglie del colle tanto amato e per lui è come una voce carezzevole che lo ristora con la sua frescura ed è quasi un incoraggiamento al vivere più

sereno e spensierato e a lasciare i tormenti nel passato e lì dimenticarli.

E poi il Poeta ammira l'eternità della creazione e il passare costante delle stagioni, e il suo cuore si rasserena e i passati pensieri neri vanno definitivamente via  perchè l'immutabilità della creazione, delle stagioni, e della vita stessa che non cambiano e danno l'idea di continuità, gioia e serenità per ogni vita umana che le apprezzi e le ami, così Leopardi si rende conto che i suoi pensamenti e le sue cose belle o brutte che siano scompaiono dietro il flusso del tempo e delle stagioni.

Così, compresa tutta la grandiosità e la bellezza di ciò che il Poeta ha davanti, il suo pensiero lascia ogni fune impietosa e pesante che lo tiene legato alle umane miserie, e al

anche alle sue, e si libera e si immerge in quel silenzio e quello spazio come se fosse un immenso e pacifico mare. E l'animo suo finalmente trova la pace tanto agognata. E tutto questo senso di serenità e di gioiosa emozione non lo spaventa tanto che lui ci si sente come un naufrago, su una barca in mezzo a questo oceano di pacifica vita e di conforto e di speranze future, volte solo al suo benessere e alla sua soddisfazione, e non vuole in nessun modo essere salvato da tanta piacevole sensazione di benessere e di serenità che tutta quella quiete gli infonde.

Il Poeta ritrova la pace in quell'orizzonte, in quello spazio, in quel silenzio, accarezzato dal tocco leggero del vento e in quel mare che il suo animo poetico si immagina di navigare. Stando seduto nel posto che ama e avendo osservato, ammirato e approvato quello che i suoi occhi e i suoi sensi gli hanno portato alla mente, cose che tracciato le linee di un "infinito" che non ha nè limiti terreni o spaziali, e che infonde con la sua eterna bellezza e immutabilità immensa pace e quiete nell'animo del Poeta. Che in esso si perde avvolto da una "dolcezza infinita".

 

Spero di averti dato una mano.

Ti saluto.

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Il 25/5/2018 alle 17:22, caosinme ha scritto:

Non saprei... qualche comparazione con qualche altro testo, qualche analisi su aspetti formali o contenutistici.

 

Mi sono laureato su Leopardi, l'Infinito è una poesia che accade, non va sviscerata eccessivamente. Oltre a mostrare la scena del film di Martone (che non è un capolavoro ma comunque è passabile) e utilizzare l'imprescindibile I tempi dei canti di Blasucci, puoi provare a citare (semplificando a dovere) alcuni passi di questi due testi recenti: E come il vento di Davide Rondoni e Verso l'infinito di Enrico Palandri. Sono libri abbastanza densi e a tratti eccessivamente ambiziosi, ma qualche spunto lo trovi sicuramente.

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23 ore fa, Robert Wilhelm ha scritto:

Mi sono laureato su Leopardi, l'Infinito è una poesia che accade

Posso chiederti il titolo esatto della tesi?

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1 minuto fa, Ippolita2018 ha scritto:

Posso chiederti il titolo esatto della tesi? 

Questo è il titol (che include una citazione del poeta di Recanati): «Solo e senza stella in un mare infinito»: Leopardi teoretico.

In pratica è una tesi compilativa sullo Zibaldone, ho tentato di enucleare alcuni temi importanti della poetica di Leopardi come il rapporto tra antichi e moderni, la teoria del piacere e il nichilismo. Devo ammettere, però, che quando si scrive a 24/25 anni non si può non peccare in retorica. Si tratta di una lettura non troppo accessibile. :occhiali:

p.s. avevo provato anche a proporre una sua edizione a stampa per Carocci, ma non c'è stato verso di farla pubblicare.

 

  • Grazie 1

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