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Kikki

[MI 114] Manzo e verdure

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Commento

Prompt di mezzanotte

 

Bengi è un bel cane dalla coda folta e dalle orecchie dritte, gli piace giocare a palla e va matto per le scatolette con manzo e verdure. Se ne sta spaparanzato in una pozza di sole fuori dal nuovo supermercato. Non è mai stato in questa parte della città. Mentre venivano in macchina pungenti odori di spezie e molta spazzatura vecchia e ben fermentata gli ha solleticato il naso. Il suo amico Gianni ha legato il guinzaglio giallo a un albero proprio fuori dall'entrata e gli ha detto di aspettare. Mentre il venticello gli scompiglia i peli, il cane lupo si addormenta con la schiena appoggiata alla corteggia ruvida.

 

Un brivido gli corre dalla punta delle orecchie alla cima della coda. “Fa freschino”, riflette Bengi mentre si stiracchia e si guarda in giro. Il pensiero della nuova scatoletta che Gianni ha sicuramente comprato gli fa scivolare la bava dagli angoli della bocca; ma l'immagine che gli si para davanti gli secca la lingua il palato: l'enorme spiazzo pieno di macchine colorate e brillanti di sole è deserto. Solo qualche cartaccia rotola pigra tra i carrelli abbandonati. “Dove sono finiti tutti?”. La porta di vetro del grande negozio è immobile e impolverata. Nessuno. Gianni? Da nessuna parte. Bengi comincia a sentirsi inquieto. Che fare? Lancia un guaito tra le chiazze di luce pallida dei lampioni. Nessuno risponde. Si riaccuccia deciso ad aspettare. Gianni tornerà di sicuro a prenderlo.

 

Dopo qualche ora Bengi però sente brontolare lo stomaco con forza. Non si può più rimandare la decisione. Deve andare a cercare qualcosa da mangiare; tornerà più tardi ad aspettare Gianni.

Parte deciso verso la porta, ma il guinzaglio lo strattona e ricade seduto per terra. “Adesso basta, però!” ringhia il lupo all'albero, al guinzaglio e al parcheggio vuoto. Apre le fauci e acchiappa il tessuto giallo che lo tiene prigioniero. Tira di qua, tira di là, lo incastra bene tra i canini e STRAP, è libero. “Più facile del previsto”, pensa il Bengi un po' spiazzato.

 

Trotterella intorno al cubo grigio che è il supermercato, quando un odorino gli va direttamente nella pancia e lo costringe ad accelerare. Gira l'angolo e dei grossi cassonetti color rana lo aspettano con il coperchio sollevato. Due ratti grigi e panciuti spuntano dal bordo verde, fanno vibrare i baffi nella sua direzione e si rituffano tra l'immondizia. Bengi scatta all'attacco abbaiando come un vero colosso, ma i ratti sono impegnati a scegliersi la cena nella pancia della dispensa da cui proviene quel profumo che l'ha fatto volare, così non lo degnano di un minimo di attenzione.

 

Deluso dalla poca reazione dei ratti, Bengi si rimette ad annusare fino al cassonetto a fianco. Due colate di grasso giallo e denso si sono rapprese su una fiancata di plastica. La pancia lo incita ad assaggiare. Ma il naso gli dice di fare attenzione. Il lupo però ha troppa fame e dà una leccata generosa. La sua lingua rugosa si appiccica alla colla e per un momento Bengi si ritrova a bocca spalancata e attaccato al bidone. Deglutisce e si rimette la lingua attaccaticcia tra le fauci, sputacchiando e tossendo disgustato.

 

Decide essere più cauto. Pensa con nostalgia alla sua scatoletta con manzo e verdure e lo stomaco gli raccomanda di non perdersi d'animo. Il terzo cassonetto ha un odore più promettente. Bengi si alza sulle zampe posteriori. Controlla che nessuna sostanza sospetta sia colata lungo i fianchi e spicca un salto. Ma è troppo alto e riesce solo a intravvedere delle mele marce senza però afferrarsi al bordo. Con il muso spinge delle cassette di legno, piano piano, per non farle crollare. Ci sale sopra con con la leggiadria di una farfalla. “Finalmente si mangia”, pensa Bengi rimirando il contenuto multicolore e umidiccio del bidone.

 

«Ehi, cagnaccio, via di lì!» Un uomo tutto vestito di nero e con una torcia in mano sta correndo nella sua direzione. Bengi acchiappa tra i denti la prima cosa che gli capita a tiro, salta fuori dal cassonetto come un vero atleta e scappa a zampe levate.

 

“Una mela! Pensa te se dovevo pescare una mela tra tutte quelle belle cose”, Bengi è afflitto, ma ha fame e, a quanto pare, questo è il risultato della sua caccia serale. “Sono un cane, mica un coniglio!”

L'immagine dei bocconcini sugosi nella sua ciotola arancione non si smuove di un millimetro dai suoi pensieri. Con un sospiro rassegnato affonda i denti nella polpa marroncina e dolciastra pensando al manzo.

Per dormire Bengi sceglie un ammasso di cartoni fuori dal perimetro del supermercato. Niente si muove e il posto sembra abbastanza protetto da guardiani improvvisi e ratti affamati. Si fa spazio con le zampe e cerca di mettersi il più comodo possibile. Abbassa il muso uggiolando e si abbraccia con la coda. “Cosa sarà successo a Gianni?”

 

«Ma guarda che sorpresa! E tu chi sei? Ti sei perso?» Un uomo barcolla verso Bengi con le falde del cappotto che ondeggiano seguendo i suoi inciampi. Il lupo si stringe nell'angolo e sente il pelo della schiena che si alza minaccioso. Le labbra si arricciano mettendo in mostra due file di denti possenti e un basso brontolio di avvertimento gli esce dalla gola. «Non ti arrabbiare, cane. Questa è casa mia in fondo, ma se vuoi puoi essere mio ospite». Per niente preoccupato della dimostrazione di forza di Bengi, l'uomo si lascia cadere pesantemente sui cartoni e ne tira fuori delle coperte. «Guarda, ho anche una coperta in più». L'appoggia ai piedi del lupo e rimane a guardarlo. Bengi l'annusa senza ricoprire i denti e senza staccare gli occhi dall'uomo. In effetti l'odore è lo stesso, non c'è paura, solo sporco. «Bravo, cane! Facciamoci una bella dormita e domani pensiamo a che fare di te». Soddisfatto l'uomo si avvolge nelle coperte coprendo bene la testa e si accomoda sotto ai cartoni. Bengi si sistema senza perderlo d'occhio, ma pare inoffensivo e gli sembra passato molto tempo dall'ultima gentilezza.

 

Si addormenta sognando scatolette di manzo e Gianni che corre e lui dietro che lo insegue, ma per quanto si sforzi, non riesce mai a raggiungerlo. I suoi stessi lamenti lo svegliano e si ritrova ad ansimare come se avesse appena finito di correre per davvero. È ancora notte e l'uomo di fianco a Bengi russa sommesso. Lo guarda meglio e, tra le rughe e lo sporco, non sembra avere una faccia cattiva, profuma di sicurezza e di sorrisi.

 

Infila il muso sotto la mano dell'uomo che borbotta senza muoversi, poi si addormenta.

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14 ore fa, Kikki ha detto:

pungenti odori di spezie e molta spazzatura vecchia e ben fermentata gli hanno solleticato il naso.

 

14 ore fa, Kikki ha detto:

corteggia ruvida.

corteccia, immagino.

 

Per il resto, niente da segnalare, lo stile è semplice ma ben calibrato sul racconto.

Qualcuno potrebbe obiettare che il cane abbia pensieri un po' troppo "umanizzati", ma io non lo vedo come un problema, specialmente se - come nel tuo caso - la sua caratterizzazione psicologica è coerente e si mantiene costante nel racconto.

La storia non è il massimo dell'originalità e non incontra propriamente i miei gusti personali ma è portata avanti bene, nel complesso carina, con i suoi momenti divertenti e con quelli più profondi e riflessivi. 

Un saluto, a rileggerci. 

 

 

 

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Ciao @Kikki

è un po' che non ti leggo...

 

Secondo me, un bel racconto, toccante e commovente al contempo... tratti con la tua solita "leggerezza" di stile (è un complimento) un argomento assai "duro" e "pesante", ossia il tema dell'abbandono degli animali.

 

Per un attimo, sono stato tentato di non proseguire la lettura perché non desideravo finisse male, cosa che troppo spesso accade nella realtà. Sono invece stato contento di giungere fino al finale e di aver trovato un messaggio "positivo" in una storia purtroppo triste... alla fine chi meglio di tutti può capire cosa stia passando Bengi, se non una persona che ha provato sulla sua pelle un simile senso di abbandono da tutto e da tutti?

 

E allora, se ne evince come l'umanità possa germogliare nei cantoni più disperati, che se a livello sociale sono considerati gli "ultimi", a livello di qualità umana possono o potrebbero invece essere fra i primi.

 

W Bengi direi dunque, dunque, W il comportamento del senzatetto, complimenti a te per il racconto!

 

Sono poi certo che alcune piccole sviste siano state causate solo del ristretto tempo del Contest... comunque te le segnalo...

 

Esattamente come segnalato da AndreaSilver nel commento precedente:

17 ore fa, Kikki ha detto:

Mentre venivano in macchina (virgola) pungenti odori di spezie e molta spazzatura vecchia e ben fermentata gli ha(nno) solleticato il naso

"Hanno" al posto di "ha solleticato", aggiungerei una virgola prima di pungenti... non mi convincono troppo le due "e" che allungano la frase... eventualmente leverei "vecchia" o "ben fermentata" lasciando solo una delle due descrizioni.

 

17 ore fa, Kikki ha detto:

corteggia

"Corteccia"...

 

17 ore fa, Kikki ha detto:

che gli si para davanti gli secca la lingua (e) il palato:

Manca qualcosa fra "lingua" e "palato"... io ci vedrei bene una "e" o una virgola

 

17 ore fa, Kikki ha detto:

Dopo qualche ora (virgola) Bengi però sente brontolare lo stomaco con forza.

Metterei una virgola anche prima di Bengi, ma sopratutto eliminerei (o al massimo anticiperei) quel "però"... il "però", secondo me, messo così senza punteggiatura spezza molto la frase...

 

17 ore fa, Kikki ha detto:

pensa il Bengi un po' spiazzato.

Toglierei l'articolo determinativo prima di Bengi, ossia "il"... uso di parlare dialettale, ma sopratutto questo è l'unico caso in cui lo adoperi in tutto il racconto e, almeno a mio gusto, può risultare stonato.

 

17 ore fa, Kikki ha detto:

ma i ratti sono impegnati a scegliersi la cena nella pancia della dispensa da cui proviene quel profumo che l'ha fatto volare,

Questa frase mi è sembrata un po' contorta nel suo significato: "nella pancia" non ho capito bene a cosa si riferisce (immagino un'alternativa per dire "all'interno" o simili)... chi ha fatto volare cosa? Non mi è del tutto chiaro a livello sintattico: cioè la pancia della dispensa ha fatto volare il profumo?

 

17 ore fa, Kikki ha detto:

fino al cassonetto a fianco.

Per evitare una qual certa ripetizione consonantica, suggerirei di variare "a fianco" con "di fianco" oppure: "fino al cassonetto successivo"...

 

Scusa per tutte queste puntigliose annotazioni, che sono però sciocchezze a livello di entità del racconto, il quale, ripeto, è bello e ben scritto.

 

Complimenti e a presto!

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22 ore fa, Kikki ha detto:

Mentre venivano in macchina pungenti odori di spezie e molta spazzatura vecchia e ben fermentata gli ha solleticato il naso

gli hanno

 

22 ore fa, Kikki ha detto:

Adesso basta, però!” ringhia il lupo all'albero

cane e lupo sono differenti; anche se avessi scritto cane lupo non sarebbe andato bene usare questo termine

 

22 ore fa, Kikki ha detto:

Ci sale sopra con con la leggiadria di una farfalla

è vero che i cani quando vogliono possono essere delicati, ma leggiadria di una farfalla mi pare esagerato e fuori luogo.

 

Queste sono le aggiunte che faccio alle segnalazioni che già ti hanno fatto @AndC e @AndreaSilver . Dopo i dettagli da sistemare, passiamo al racconto: mi è piaciuta la storia, come l'hai sviluppata e il messaggio che trapela. Una bella storia, ben realizzata, che sa arrivare al lettore. Bene!

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Ciao @Kikki, ho appena capito di far parte di quella cerchia ristretta di lettori super snob che appena dopo aver letto questo genere di racconti si sciolgono come dei babbei. C'è un certo tipo di semplicità (i cui contorni non ho ancora ben definito) che su di me funziona molto bene. Sono felice di aver letto questo raccontello così colorato e puro nei nei suoi intenti. Grazie

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Ciao @AndreaSilver, grazie per il passaggio e per le correzioni. Il cane è umanizzato, è vero, ma è una storia per bimbi, quindi non guasta troppo.

 

Ciao @AndC sono contenta che ti sia piaciuto e grazie per gli appunti, quella corteccia mi dà da pensare... 

22 ore fa, AndC ha detto:
Alle 20/5/2018 at 23:24, Kikki ha detto:

pensa il Bengi un po' spiazzato.

Toglierei l'articolo determinativo prima di Bengi, ossia "il"... uso di parlare dialettale, ma sopratutto questo è l'unico caso in cui lo adoperi in tutto il racconto e, almeno a mio gusto, può risultare stonato.

questo mi è scappato, prima c'era cane, ma cercando di eliminare le ripetizione in vista di una tua lettura ;) ho poi scordato di togliere l'articolo

22 ore fa, AndC ha detto:
Alle 20/5/2018 at 23:24, Kikki ha detto:

ma i ratti sono impegnati a scegliersi la cena nella pancia della dispensa da cui proviene quel profumo che l'ha fatto volare,

Questa frase mi è sembrata un po' contorta nel suo significato: "nella pancia" non ho capito bene a cosa si riferisce (immagino un'alternativa per dire "all'interno" o simili)... chi ha fatto volare cosa? Non mi è del tutto chiaro a livello sintattico: cioè la pancia della dispensa ha fatto volare il profumo?

il profumo che prima l'aveva fatto accelerare e mettersi a correre proviene dal cassonetto dove pasteggiano i ratti. Nella pancia voleva solo essere una umanizzazione infantile del cassonetto, niente di più

 

@camparino un gentiluomo come sempre :rosa:

 

17 ore fa, M.T. ha detto:

 

Alle 20/5/2018 at 23:24, Kikki ha detto:

Adesso basta, però!” ringhia il lupo all'albero

cane e lupo sono differenti; anche se avessi scritto cane lupo non sarebbe andato bene usare questo termine

Ciao @M.T. non ho capito, non sarebbe andato bene ringhiare? Che cane e lupo sono due animali diversi lo so, ma facevo riferimento a un cane lupo, cos'ha che non va? Scusa, non ho capito. Sono però contenta che ti sia piaciuto, nonostante gli animali sbagliati.

 

Grazie delle tue parole @Intro :rosa:

 

 

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Ospite Rica

ciao @Kikki buongiorno

 

Ho letto con il magone, perché l'abbandono degli animali, soprattutto dei cani, mi mette tanta tristezza.

L'immagine più forte, che descrivi bene, è quella dell'incatenamento (con guinzaglio) all'albero. Straziante.

Perché non solo lo allontani con la forza e l'inganno, ma lo condanni a morte certa, visto che non può andare a cercarsi da mangiare né da bere.

Per questo avrei regalato una riga in più alla "liberazione" e descritto con maggiore pathos quella parte.

Meno male che lo stronzo del tuo racconto non ha usato una catena, ma il guinzaglio.

 

Il testo scorre bene ed è ben scritto.

Passi da momenti di riflessione profonda a più leggere considerazioni sulla quotidianità e la lotta per la vita.

 

L'unica cosa che mi viene da dire è sul il ritmo. La lettura scorre senza sorprese, ma credo sia stata tua intenzione raccontarla con il ritmo che hai scelto.

Alla prossima.

Buoni bagni! :) 

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15 minuti fa, Kikki ha detto:

non ho capito, non sarebbe andato bene ringhiare?

il ringhiare va bene, è il lupo che non va bene. Con cane lupo si può intendere popolarmente il pastore tedesco oppure l'incrocio tra un cane e il lupo (il cane lupo più prossimo al lupo mi sembra sia il cane lupo cecoslovacco). Se metti solo lupo fai capire che è un lupo, magari addomesticato, ma rimane sempre un lupo, che è diverso da un cane o un cane lupo. Quindi per correttezza metti da subito e sempre cane lupo oppure usa solo cane.

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Ciao @Rica grazie per il passaggio, è un brutto argomento infatti. Cerco una maniera per raccontare senza dire niente di troppo diretto, ma non sono riuscita a fare quello che volevo questa volta. Ho cominciato con una storia su una balena e un bimbo che cade da un barcone di migranti e mi piaceva l'idea degli animali che di volta in volta vivono e raccontano un problema. Insomma, volevo fare tutt'altro :asd:

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Hai ragione @M.T. forse cambio razza che faccio prima e si eliminano i malintesi. Non ci avevo proprio pensato.

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Alle 20/5/2018 at 22:24, Kikki ha detto:

Decide essere più cauto

refuso  di essere più  cauto

Alle 20/5/2018 at 22:24, Kikki ha detto:

Un uomo barcolla verso Bengi con le falde del cappotto che ondeggiano seguendo i suoi inciampi.

bellissima immagine.

Come già detto da chi mi ha preceduto, sei riuscita a trattare il tema dell'abbandono con grande dolcezza e molto sentimento senza scadere nel banale o nel mieloso. Davvero un bel racconto con un bel finale. A me piacciono molto i punti di vista diversi dal soggetto uomo, in questo caso il cane. Mi hai ricordato Sepùlveda.

I miei complimenti

 

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Un racconto piacevole e buono. La chiusa con l'uomo che tra le rughe e lo sporco profuma di sorrisi e sicurezza è delicata, come tutto il racconto, e deliziosa.

Ti piacciono molto i racconti con protagonisti animali, mi pare evidente. E ti riescono bene

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@Adelaide J. Pellitteri buongiorno, Sepulveda?! Wow! Sono contenta che ti sia piaciuto, grazie per le tue belle parole. Per me è una cosa abbastanza nuova far parlare gli animali, ma lo trovo molto divertente perché da tutta un'altra prospettiva e altezza fisica o percezione di odori e sapori. Grazie anche per la segnalazione del di dimenticato.

 

@Befana Profana, ti è piaciuto, ma non ti ha proprio entusiasmata, eh? Ti va di dirmi in cosa non ti convince? Mi interessa davvero saperlo. Sto lavorando a una serie di racconti in cui gli animali raccontano un così detto "problema sociale"; l'esperimento era cominciato con Falena, la balena che salvava un bimbo migrante dal mare. Questa volta mi sono un po' incastrata perché in realtà l'abbandono di Bengi doveva rispecchiare in un qualche modo la vita del senza tetto, ma non ci sono proprio riuscita. Mi piacerebbe poter parlare di questi temi in una forma bambina, in forma di fiaba e senza dire mai nello specifico cane abbandonato, senza tetto, migranti e rifugiati. Insomma, non voglio fare la morale, ma vorrei parlarne.

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Racconto piacevole ed equilibrato. Tranne le sciocchezze già segnalate,  non ci cambierei nemmeno una virgola. È piaciuto anche ad Ayrton, che vedi accanto a me nella foto. È rimasto solo un po' impressionato, ma gli ho spiegato che con me rischi non ne corre.

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7 ore fa, Kikki ha detto:

Mi interessa davvero saperlo. Sto lavorando a una serie di racconti in cui gli animali raccontano un così detto "problema sociale"; l'esperimento era cominciato con Falena, la balena che salvava un bimbo migrante dal mare. Questa volta mi sono un po' incastrata perché in realtà l'abbandono di Bengi doveva rispecchiare in un qualche modo la vita del senza tetto, ma non ci sono proprio riuscita.

Ciao Kikki. Provo a risponderti.

Per me l'animale in un racconto per l'infanzia deve essere totalmente umanizzato (tranne ovviamente nell'aspetto).

Rifatti ai grandi classici "La carica dei 101" e "Lilli e il vagabondo".

Soprattutto non avere paura degli stereotipi e della sdolcinatezza. Che vanno anzi ricercati.:)

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Sugli stereotipi e sulla sdolcinatezza non so bene se sono d'accordo con te, ma condivido in pieno l'umanizzazione. Mi è stato suggerito che manchi un contrasto, manca il cattivo in effetti che appare brevemente solo nel ricordo che Bengi ha di Gianni. Poteva esserci uno scontro con i ratti o tante altre cose e il racconto credo ci avrebbe guadagnato. E il senza tetto vorrei che prendesse più spessore. Mi piace l'idea di fondo, solo non sono riuscita a farci quello che avevo in mente. Grazie mille @camparino

 

Grazie tante anche a @Macleo e a Ayrton che non volevo affatto spaventare, ma che sicuro adesso apprezza ancora di più quello che ha.

 

@Adelaide J. Pellitteri :rosa: 

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