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Adelaide J. Pellitteri

[MI114] Il nobile Tancredi

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 Traccia: L'azzardo

 

Il vento di scirocco era un mantice, da tre giorni soffiava sopra tutta la Sicilia alimentando qua e là piccoli e grandi fuochi; illuminando il profilo delle montagne, lanciava in aria pugni di scintille.

Perfino la luna, rossa, sembrava un sole dentro il cielo nero.

Tancredi si rigirava nel letto pensando al giorno dopo.

Lui bello e di nobile casato prendeva in moglie centoventi chili di bellezza isolana, cioè una quantità abnorme di bignè alla panna, alla ricotta, alla crema chantilly; i pasticcini ai quali Angela Maria non rinunciava mai, manco fosse morta!

Tancredi il sacrificio lo doveva fare, consumare era importantissimo, e si sa: un uomo certi problemi non se li crea neppure.

Come posizionarsi sopra tanta "carne" sarebbe venuto da sé.

Ancora qualche ora e sua madre sarebbe entrata con Teresina e l’abito per il matrimonio; lo avrebbero vestito di tutto punto e lui, sull’altare, avrebbe fatto un grande figurone.

 

Morto suo padre le finanze versavano nel dissesto più totale. Per questo la madre, donna di chiesa e votata al martirio (meglio se quello degli altri) aveva deciso che per non finire come i Saponà c’era da sposarne una come Angela Maria.

Come Angela Maria? E perché non proprio Angela Maria?

Il perché era stato discusso durante tutte le cene, dal Natale del milleottocentoottantotto fino alla Pasqua dell’anno successivo. C’era il problema dei chili, c’era quello del titolo mancante, c’era che quella giovane donna era incolta come un campo di gramigna.

C’era…, c’era…

C’era che uno con un po’ di buon senso - e nelle condizioni economiche in cui si ritrovava Tancredi - non poteva non sposarsela!

E così, alla fine, il figlio aveva ceduto alle insistenze della madre.

"Miracolo della Santa Pasqua", aveva sospirato la donna, a mani giunte.

 

Tancredi aveva fatto bene tutti i conti.

Certo era un azzardo, ma quale giocatore, conoscendo la posta, diffida della propria fortuna? Nessuno. La certezza muove le sue mosse, lo rende astuto, machiavellico, sicuro della buona riuscita dell'impresa. Diversamente l'azzardo rimarrebbe al pari di un sogno mai realizzato.

Mentre scarta l'idea del fallimento, si arma di ogni strumento materiale e immateriale: logica, coraggio e calcoli alla mano.

Tancredi aveva già parlato con l’avvocato Minnitto, poi con don Pippo,  che avrebbe celebrato il matrimonio, e pure con il giudice Traviato. Tutti amici di famiglia, consiglieri accorti e uomini stimatissimi.

Al Minnitto, Tancredi aveva chiesto: «Ma se non la trovo vergine?»

«Bhii! – aveva detto quello - Ti dovrà indennizzare. Stai tranquillo, le togliamo pure la vigna di Licata».

A don Pippo aveva domandato: «E se l’ha posseduta già un altro uomo?» E quello: «Bhiii! Ti annullo il matrimonio».

Infine, perfino il Giudice Traviato, dopo il “Bhiiii!”, aveva aggiunto: «Pretendere di fregiarsi del nome di un così nobile casato senza portare in dote la verginità? Non sia mai! Ti farò risarcire il disonore. Camperai tranquillo fino alla fine dei tuoi giorni».

Per questo l’approccio non destava in lui la minima apprensione, tutto si sarebbe risolto con una gran sudata, in una notte d’afa.

Che Angela Maria non fosse vergine glielo aveva assicurato il suo stalliere proprio la mattina di quella Santa Pasqua dell’ottantanove. Giorno del miracolo.

L’uomo diceva di averla posseduta proprio in una stalla, ma quando Tancredi aveva cercato di saperne di più, l'uomo non aveva risposto, aveva dato solo un’occhiataccia in giro che aveva fatto abbassare gli occhi alla puledra che stava sellando e al garzone che strigliava un baio.

 

Ora Teresina gli stava abbottonando la camicia. Tancredi se la immaginava intenta ad eseguire l’operazione inversa: sbottonargliela.

Inginocchiata, affibbiandogli l’ultimo bottone, lo guardava fisso dentro gli occhi. Lui con un sorrisetto furbo ed ammiccante, pareva dirle: «Non preoccuparti non cambierà nulla», mentre con una smorfietta tutta sua, lei sembrava ribattere: «Ne siete proprio sicuro, mio signore?»

Teresina, diceva Tancredi, era quel tipo di servetta che rendeva sopportabili le tediose giornate della nobiltà.

 

Al banchetto non manca nulla. Nobili e plebei, che dopo l’Unità d’Italia hanno cominciato a mischiare titoli e cognomi, si amalgamano per bene.

I plebei inchinandosi davanti alla vecchia nobiltà sporgono indietro i deretani.

Si fanno brindisi, si sentono applausi, risate. Il chiacchiericcio allegro straripa fuori dai saloni.

I nobili sorridono delle facce rubiconde dei plebei, i plebei ridono delle facce rinsecchite di quei blasonati, senza un soldo in tasca.

 

Uno scambio di “vedute” che rende felici proprio tutti, compreso i novelli sposi.

Il giovane Tancredi, intanto, trascina Angela Maria tra un valzer e l’altro, lanciando sguardi intenzionati alla Duchessina Di Cutò, alla Baronessa Dei Ciaculli, alla Marchesa Ricocò. Vuole tranquillizzarle tutte quante, ma tutte hanno la medesima espressione impensierita. 

 

Da poco tempo è apparsa in commercio la nuova macchina fotografica di un certo Eastman, e questa novità Angela Maria l’ha voluta proprio a tutti i costi.

La posa la suggerisce il fotografo, un uomo dalle idee moderne e alquanto spiritoso. Durante il banchetto propone: «Contessa mordete il mento al signor conte, vostro degnissimo marito. Fingete di addentare un bignè». Angela Maria, non se lo fa ripetere due volte.

"Proprio questa - pensa - la metto sul comò".

 

La notte accoglie la coppia con la stessa calura che va avanti da più giorni. Tancredi, con pazienza, comincia dal collo, scende giù accarezzando la schiena della moglie mentre, di tanto in tanto, le sue mani, finiscono per incastrarsi sotto le pieghe adipose della donna, pesanti, calde e sudaticce; per tirarle fuori, il conte deve strattonare.

Angela Maria comincia ad ansimare… La fantasia la trascina dentro un giardino di delizie. Entrata nel vortice della lussuria comincia a immaginare tavole piene di dolci. Pensa alla foto, al comò, ai bignè! Spalanca la bocca, la richiude… la spalanca di nuovo…

 

Dopo l’urlo si accendono tutti i candelieri della villa, presto si sente uno scalpitare di cavalli, e sulla ghiaia il tramestio di una carrozza.

Il medico accorso si mette le mani tra capelli.

L’ospedale più vicino è quello di Agrigento, ci vorranno tre ore e più, ma si deve andare!

Corrono i cavalli, come inseguiti dal fuoco davanti al quale sfavillano le colonne del tempio dei Dioscuri; Tancredi le riconosce mentre col ghiaccio tra le gambe impreca e si dispera.  

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19 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il vento di scirocco era un mantice, da tre giorni soffiava sopra tutta la Sicilia alimentando qua e là piccoli e grandi fuochi; illuminando il profilo delle montagne, lanciava in aria pugni di scintille.

A meno che tu non sia fan di Tacito, questa variatio è un po' fortina

Ti consiglio di togliere uno dei due gerundi

Tipo

Cita

Il vento di scirocco era un mantice, da tre giorni soffiava sopra tutta la Sicilia alimentando qua e là piccoli e grandi fuochi che illuminavano il profilo delle montagne e lanciavano in aria pugni di scintille.

 

 

21 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Lui bello e di nobile casato prendeva in moglie centoventi chili di bellezza isolana, cioè una quantità abnorme di bignè alla panna, alla ricotta, alla crema chantilly; i pasticcini ai quali Angela Maria non rinunciava mai, manco fosse morta!

Ti consiglio di revisionare un po' di cose in questo passaggio, scorre strano

TIpo così:

Cita

Lui, affascinante e di nobile casato, prendeva in moglie centoventi chili di bellezza isolana, una quantità immensa di bignè alla panna, alla ricotta, alla crema chantilly; Angela Maria non rinunciava mai a questi pasticcini, manco morta!

 

 

24 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il perché era stato discusso durante tutte le cene

Consiglio: "tante cene"

 

 

25 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

c’era che quella giovane donna era incolta come un campo di gramigna

bellissimo!

 

26 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

C’era…, c’era…

toglierei la virgola

 

28 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

che aveva fatto abbassare gli occhi alla puledra

direi "anche alla puledra"

 

 

28 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

«Non preoccuparti non cambierà nulla»

Manca una virgola

 

29 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

blasonati, senza un soldo in tasca

toglierei la virgola, per maggiore scorrevolezza

 

30 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

«Contessa mordete il mento al signor conte

Contessa, mordete

 

30 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Angela Maria, non se lo fa ripetere due volte

Via la virgola

 

31 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

La notte accoglie la coppia con la stessa calura che va avanti da più giorni

Toglierei il "più", non serve

 

32 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

le sue mani, finiscono per incastrarsi sotto le pieghe

via la virgola

 

 

Bel racconto, molto simpatico^^ mi è piaciuta la prosa, moderna e scorrevole, e l'idea di base geniale :D complimenti v.v a parte qualche pulce che ti ho fatto sopra scorre tutto a meraviglia; la situazione comica viene delineata bene e in modo simpatico. Lo stile è migliorabile ma comunque buono, mordace^^ continua a scrivere e anche questi piccoli errori vedrai che te li lascerai alle spalle. Insomma: ottima prova, leggera e divertente; complimenti^^

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@Adelaide J. Pellitteri buongiorno!

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Lui bello e di nobile casato prendeva in moglie centoventi chili di bellezza isolana, cioè una quantità abnorme di bignè alla panna, alla ricotta, alla crema chantilly; i pasticcini ai quali Angela Maria non rinunciava mai, manco fosse morta!

Mi piace questa frase, è così perfettamente visualizzabile! Troverei però un'alternativa a bello-bellezza, non so magari lui potrebbe essere avvenente o affascinante. Toglierei il punto e virgola a favore di un punto e toglierei i prima di pasticcini. Ultimo appunto, toglierei fosse prima di morta.

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

avrebbe fatto un grande figurone.

toglierei grande

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

i Saponà c’era da sposarne una come Angela Maria.

perché sposarne? Ho dovuto rileggere perché avevo capito che Angela Maria fosse una dei Saponà, ma non può essere perché se la sposa proprio per non finire come loro, no?

10 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

quella giovane donna era incolta come un campo di gramigna.

bellissimo

Divertente e simpatico, che brava, mi è proprio piaciuto. Mi ha ricordato Boccaccio e il Gattopardo. Poveretto Tancredi..., ma quindi se era vergine o no, non lo sappiamo, mannaggia

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Ospite Rica

@Adelaide J. Pellitteri buongiorno.

 

Mi hai fatto sorridere e ridere nel finale. Bello il gioco che ricorda atmosfere boccaccesche. 

Nell'incipit proverei a togliere il secondo gerundio.

In generale mi sembra che ci sia un uso della punteggiatura da rivedere qua e là, piccole cose di virgole.

La prosa mi è piaciuta, fresca e scorrevole. Brava. ;)

 

***

Lui bello e di nobile casato prendeva in moglie centoventi chili di bellezza isolana, cioè una quantità abnorme di bignè alla panna, alla ricotta, alla crema chantilly; i pasticcini ai quali Angela Maria non rinunciava mai, manco fosse morta!

 

Ancora qualche ora e sua madre sarebbe entrata con Teresina e l’abito per il matrimonio; lo avrebbero vestito di tutto punto e lui, sull’altare, avrebbe fatto un grande figurone.

 

Morto suo padre virgola le finanze versavano nel dissesto più totale. Per questo la madre, donna di chiesa e votata al martirio (meglio se quello degli altri) virgola aveva deciso che per non finire come i Saponà c’era da sposarne una come Angela Maria.

c’era che quella giovane donna era incolta come un campo di gramigna.

– bello

 

Al Minnitto, Tancredi aveva chiesto: «Ma se non la trovo vergine?»

«Bhii! – aveva detto quello - Ti dovrà indennizzare. Stai tranquillo, le togliamo pure la vigna di Licata».

A don Pippo aveva domandato: «E se l’ha posseduta già un altro uomo?» E quello: «Bhiii! Ti annullo il matrimonio».

– Però non è un'altra ipotesi, è la stessa.

 

 

Al banchetto non manca nulla. Nobili e plebei, che dopo l’Unità d’Italia hanno cominciato a mischiare titoli e cognomi, si amalgamano per bene.

I plebei inchinandosi davanti alla vecchia nobiltà sporgono indietro i deretani.

Si fanno brindisi, si sentono applausi, risate. Il chiacchiericcio allegro straripa fuori dai saloni.

I nobili sorridono delle facce rubiconde dei plebei, i plebei ridono delle facce rinsecchite di quei blasonati, senza un soldo in tasca.

 

Uno scambio di “vedute” che rende felici proprio tutti, compreso i novelli sposi.

– refuso compresi

 

Tancredi le riconosce mentre col ghiaccio tra le gambe impreca e si dispera.

:asd: 

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commentino flash perché non ho molto da aggiungere rispetti a chi ti ha già commentato. E in sostanza mi unisco al coro. 
Ci sono bellissime immagini all'interno di una struttura fresca, dinamica e leggera. Tipo si dovrebbe scrivere così, in generale... Bravissima! Fatti rileggere ai prossimi MI

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Bravissima @Adelaide J. Pellitteri, racconto divertente, frizzante, originale, bizzarro.

E pensare che mi eri così simpatica... prima di diventare così brava :P

Complimenti. Tu non mi vedi, ma sto sventolando una bandiera per te, solo per te :)

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@mina99 grazie per l'attenzione, giusto togliere il secondo gerundio. Con le virgole ho fatto un sacco di pasticci. 

@camparino Tu sei uomo di pace, ci ricopri di allori.

@Rica Grazie anche a te, accolti tutti i suggerimenti.

@Kikki grazie, i Saponà sono altri nobili decaduti.

@Intro cosa voglio di più, dopo un commento come il tuo?

@Rayders Grazie per l'apprezzamento. 

@paolati Attenta, finisce che ti annovero tra i miei fan.  Grazie.:sss:

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Gran bel racconto, mi chiedo se, in caso la scommessa dovesse risultare vincente in fin dei conti, se per il povero Tancredi il gioco sarà valso la candela. Sarà felice di essere ricco principe senza pisello? Scusa il calembour di dubbio gusto, ma m'è sorto spontaneo.

I miei appunti si limitavano al manco morta senza fossi e a diverse virgole fuori posto, tutte cose già dette, quindi mi resta da rivolgerti solo il plauso: delizioso! Come uno degli amati bignè di Angela Maria. :)

 

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Per quanto riguarda la forma, sono già intervenuti commentatori ben più bravi e preparati di me, quindi mi astengo. Effettivamente, qualche errorino qua e là c'è , ma niente che infici sulla riuscita del brano e che non possa essere sistemato con un veloce lavoro di revisione.

Per il resto mi unisco al coro: un racconto simpatico, leggero e frizzantino che riesce nel suo intento: intrattiene e diverte, senza troppe pretese (per me è un complimento).

Ho giusto un piccolo dubbio sull'aderenza alla tracia: a me, in fin dei conti, quello del protagonista non sembra propriamente un "azzardo", inteso come "affidarsi completamente alla sorte o all'istinto. Dopotutto, ha consultato delle fonti ed ha un suo piano, per quanto non certo della sua riuscita.

 

 

 

 

 

 

 

Modificato da AndreaSilver

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Alle ‎20‎/‎05‎/‎2018 at 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Lui bello e di nobile casato prendeva in moglie centoventi chili di bellezza isolana, cioè una quantità abnorme di bignè alla panna, alla ricotta, alla crema chantilly; i pasticcini ai quali Angela Maria non rinunciava mai, manco fosse morta!

:D

 

Alle ‎20‎/‎05‎/‎2018 at 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

donna di chiesa e votata al martirio (meglio se quello degli altri)

:D

 

Alle ‎21‎/‎05‎/‎2018 at 08:34, Kikki ha detto:

ma quindi se era vergine o no, non lo sappiamo, mannaggia

ecco, anche a me il dubbio rimane

 

Alle ‎20‎/‎05‎/‎2018 at 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Entrata nel vortice della lussuria comincia a immaginare tavole piene di dolci. Pensa alla foto, al comò, ai bignè! Spalanca la bocca, la richiude… la spalanca di nuovo…

:waaa:Nooooo! Gliel'ha azzannato! Tranciato! Staccato a morsi!

 

2 ore fa, AndreaSilver ha detto:

Ho giusto un piccolo dubbio sull'aderenza alla tracia: a me, in fin dei conti, quello del protagonista non sembra propriamente un "azzardo", inteso come "affidarsi completamente alla sorte o all'istinto.

Anche secondo me. Ma l'azzardo per me è rimanere vivo dopo una notte con lei xD 

 

Un racconto divertente e ben scritto.

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@Befana Profana Grazie per l'apprezzamento, il "manco fosse morta" è una forma dialettale che ho scritto senza nemmeno accorgermene. Me lo avete fatto notare voi e vi ringrazio. Si commettono molti errori simili quando certi "difetti" sono radicati nella propria lingua. 

 

@AndreaSilver grazie anche a te

2 ore fa, M.T. ha detto:
Alle 21/5/2018 at 08:34, Kikki ha detto:

ma quindi se era vergine o no, non lo sappiamo, mannaggia

ecco, anche a me il dubbio rimane

Non era vergine, glielo aveva assicurato lo stalliere che aveva anche lanciato un'occhiataccia in giro da fare abbassare gli occhi alla puledra e al garzone. :D In qualche maniera c'era passato anche lui.

 

@M.T. per la fedeltà alla traccia mi rimetto al vostro giudizio, Tancredi però ha ignorato tutti i segnali: L'occhiataccia del suo stalliere, lo sguardo di Teresina e quello delle nobili dame al matrimonio.

 Grazie a tutti 

 

 

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Alle 22/5/2018 at 23:16, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

per la fedeltà alla traccia mi rimetto al vostro giudizio

Altro che azzardo! Eppure un'avvisaglia già c'era stata:

Alle 20/5/2018 at 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Fingete di addentare un bignè

Mancava solo che, per farsi veramente del male, le dicesse: vieni sopra tu, cara, dopo che

Alle 20/5/2018 at 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

le sue mani, finiscono per incastrarsi sotto le pieghe adipose della donna, pesanti, calde e sudaticce; per tirarle fuori, il conte deve strattonare.

Questa delle pieghe adipose a mo' di trappola forse è un po' eccessiva, ma nel campo specifico delle over 120, nella vita mi è mancata l'occasione. Magari è proprio così.

Raccontino gioiellino, uno splendido e succulento cannolo (senza nessuna allusione). Bravissima!

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@Adelaide J. Pellitteri

 

Ciao... anche se in ritardo dal MI, leggo ora questo tuo racconto... mi è piaciuto! Scritto in maniera scorrevole e "leggera", l'ho trovata una buona storia, sopratutto nell'ambientazione e nell'idea... per lo stile, forse sì, qualche appunto qui e là, ma sono per lo più sciocchezze magari dovute anche al solito fattore "tempo limitato del contest"...

 

Aggiungo quindi anche le mie impressioni, magari riprendendo anche punti già discussi negli altri commenti...

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Il vento di scirocco era un mantice, da tre giorni soffiava sopra tutta la Sicilia alimentando qua e là piccoli e grandi fuochi; illuminando il profilo delle montagne, lanciava in aria pugni di scintille.

Perfino la luna, rossa, sembrava un sole dentro il cielo nero.

L'incipit mi è piaciuto molto, "poetico" mi verrebbe da dire, o forse e meglio "lirico", per questo da me personalmente molto apprezzato.

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Tancredi si rigirava nel letto pensando al giorno dopo.

Non so, a gusto, avrei visto meglio qualcosa come "pensando all'indomani" oppure "pensando a quello che sarebbe stato-accaduto il giorno dopo"...

Come hai scritto tu, in realtà non ha nulla che non vada, forse stride un po' l'espressione se relazionata al tempo passato della narrazione... come dire che pensava a qualcosa che sarebbe dovuto accadere.

 

 

In generale, sarà anche perché rientra forse un po' nel mio stile letterario, io avrei aggiunto qualche virgola in più in tutto il testo.

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Lui (virgola) bello e di nobile casato (virgola) prendeva in moglie centoventi chili di bellezza isolana,

Ad esempio qui, avrei creato un inciso.

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

manco fosse morta!

Ok, questa espressione gergale te l'hanno già segnalata e già ne avete discusso, aggiungo solo che anche a me non ha convinto a suono.

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Tancredi il sacrificio lo doveva fare, consumare era importantissimo, e si sa: un uomo certi problemi non se li crea neppure.

Nel leggere ho pensato: "sì e no... sì e no".

Anche perché, a ben leggere dopo, così contento di "sacrificarsi" Tancredi non lo è... anche il "certi problemi", forse è troppo vago (anche per non svelare il resto della trama)... nel senso che se riferito solo al problema di dover amoreggiare con un persona "poco attraente" (poi, ovviamente dipenderebbe dai gusti) o per la quale non si nutrono sentimenti, allora e nuovamente vale la mia annotazione fino a qui esposta... se è inteso come "di fronte alla prospettiva di risolvere ogni guaio finanziario", allora sono abbastanza più che d'accordo, nel senso che "certi problemi non si pongono" (al massimo resterebbero quelli "morali" di "ingannare" qualcuno... cosa su cui il genere umano e in particolare maschile può tranquillamente soprassedere di fronte ai soldi)... in questo caso, però, forse non è troppo chiaro nella frase in sé, ma sottinteso e quindi interpretabile.

A rafforzare tutta la frase, in realtà, può essere l'elemento dell'anno dell'ambientazione, ossia 1888... periodo in cui, molto più probabilmente si andava meno per il sottile, sopratutto su certe questioni... l'unica "discordanza", in questo caso, sarebbe solo che tale elemento verrà presentato in seguito nella narrazione.

 

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Morto suo padre (virgola)  le finanze versavano nel dissesto più totale. Per questo la madre, donna di chiesa e votata al martirio (meglio se quello degli altri) (virgola) aveva deciso che per non finire come i Saponà c’era da sposarne una come Angela Maria.

Aggiungerei le due virgole segnalate sopra...

Ne avete ugualmente già parlato e anch'io toglierei il "ne" da "sposare"... altrimenti sembra che Angela Maria appartenga alla famiglia dei Saponà, cosa che in realtà non è... o comunque quel "ne" non si capisce a cosa-chi sia riferito, mi sembra per lo più dialettale come espressione.

 

 

In generale, hai deciso di non connotare con un nome proprio la madre di Tancredi... questo ti ha fatto ripetere il termine "madre" alcune volte, sopratutto nella prima parte, nonché fa sfumare un po' il personaggio che comunque ha una certa presenza nel racconto.

 

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

C’era…, c’era…

Qui, al contrario, toglierei la virgola dopo i tre puntini... forma particolare, non saprei neanche dire se corretta o meno... un tempo, io scrivevo e si usava anche il "virgola + tre puntini (staccati)... ma il contrario non mi era mai capitato...

 

Avrei invertito "calcoli" e "conti":

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Tancredi aveva fatto bene tutti i conti.

"... fatto bene tutti i calcoli".

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

logica, coraggio e calcoli alla mano.

"... e conti (o numeri) alla mano".

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Diversamente (virgola) l'azzardo rimarrebbe al pari di un sogno mai realizzato.

Aggiungerei un'altra virgola.

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Che Angela Maria non fosse vergine (virgola) glielo aveva assicurato il suo stalliere proprio la mattina di quella Santa Pasqua dell’ottantanove. Giorno del miracolo.

Virgola anche qui, secondo me.

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

L’uomo diceva di averla posseduta proprio in una stalla, ma quando Tancredi aveva cercato di saperne di più, l'uomo non aveva risposto, aveva dato solo un’occhiataccia in giro che aveva fatto abbassare gli occhi alla puledra che stava sellando e al garzone che strigliava un baio.

A parte le ripetizioni di "uomo" o "occhiataccia/occhi"... a parte questo fatto molto "umanizzante" che la stessa puledra "abbassa gli occhi (sapendo l'accaduto) - tutte cose non particolarmente influenti...

 

Mi sono chiesto: possibile che tutta una famiglia di nobili in decadimento basi il suo futuro solo sulla parola di uno "stalliere"? Senza ulteriore prove, ulteriori testimonianze... questo giustifica sì l'azzardo, ma secondo me sino a un certo punto, tanto più che Tancredi appunto risulta "calcolatore"... voglio dire: praticamente basano il loro piano di riabilitazione economica sulle parole di uno "stalliere" (figura che comunque dovrebbe - nel contesto dell'ambientazione - essere considerata anche e in qualche modo "socialmente inferiore" - leggasi non necessariamente affidabile).

Non si capisce poi bene "suo"... nel senso lo stalliere di Angela Maria (cosa che io ho pensato) o lo stalliere di Tancredi? Se fosse lo stalliere di Angela Maria, ancor più si potrebbe dubitare della sua parola (magari sta tendendo un tranello per conto della sua padrona)... se fosse lo stalliere di Tancredi, allora lui stesso potrebbe cavargli di bocca più dettagli.

 

Giunto alla fine, ho dovuto rileggere un attimo, per capire come fossero andate le cose e quale fosse il senso del racconto... in questo, il finale mi è piaciuto molto... ciononostante, ho poi capito solo leggendo le tue risposte ai commenti che questa "occhiataccia" e "reticenza nel fornire particolari" dello stalliere fosse effettivamente un elemento della trama stessa e che dunque anche lui ci era passato... ciononostante, secondo me, il tutto risulta poco chiaro alla lettura anche come "lampo di ricollegamento finale"... a fronte di tutta questa lunga riflessione, non suggerisco tu debba "svelare", ma forse aggiungere qualche particolare che comunque possa - a racconto finito - non lasciare adito a troppi dubbi.

 

 

Qui, la scelta di cambiare il tempo della narrazione dal passato al presente, mi ha sinceramente lasciato perplesso... nel leggere, lo stacco è molto forte e, secondo me, non giustificato dalla narrazione stessa... passato quest'attimo di disorientamento, poi la lettura riprende e scorre non solo bene, ma forse anche meglio al presente... nonostante io avrei lasciato tutto al passato.

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Al banchetto non manca nulla. Nobili e plebei, che dopo l’Unità d’Italia hanno cominciato a mischiare titoli e cognomi, si amalgamano per bene.

I plebei inchinandosi davanti alla vecchia nobiltà sporgono indietro i deretani.

Si fanno brindisi, si sentono applausi, risate. Il chiacchiericcio allegro straripa fuori dai saloni.

I nobili sorridono delle facce rubiconde dei plebei, i plebei ridono delle facce rinsecchite di quei blasonati, senza un soldo in tasca.

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

I nobili sorridono delle facce rubiconde dei plebei, i plebei ridono delle facce rinsecchite di quei blasonati, senza un soldo in tasca.

Questa mi è piaciuta molto... le due facce della stessa medaglia... così distanti, così simili...

 

Il 20/5/2018 alle 22:22, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Da poco tempo è apparsa in commercio la nuova macchina fotografica di un certo Eastman, e questa novità Angela Maria l’ha voluta proprio a tutti i costi.

Ottimo particolare storico, anche per datazione...

 

Cara @Adelaide J. Pellitteri... spero di non aver esagerato nella puntigliosità di queste mie impressioni... al di là di tutto, ripeto, il racconto mi è piaciuto ed è scritto bene, sopratutto è ben giocato nella figura "famelica" di Angela Maria che s'intreccia nella trama... ciao!

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@AndC sei incredibilmente preciso (come fai?), ringrazio sempre chi mette tanta attenzione nella lettura, soprattutto quando ogni suggerimento ha il suo perché. Sulla "fiducia" data allo stalliere ti posso dire che un servo, mentendo al padrone, avrebbe rischiato la morte. Le occhiate le hanno date anche le nobili al pranzo di nozze, quindi la  "fama" di Angela Maria dovevano già averla sussurrata molte dame dietro al merletto dei ventagli.

Sono contenta che nel complesso ti sia piaciuto, questo è ciò che conta.

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