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Macleo

[MI 114] Indietro non si torna

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commento

 

Tema di mezzogiorno: Azzardo

 

L'importante non è vincere, ma vivere l'azzardo. Qualunque sia il risultato, almeno una volta nella vita vale la pena rischiare. Non ricordo dove, ma da qualche parte ho letto quest’enorme stronzata. Che poi, se si vince una stronzata non è, ma lo è se si perde. Perché, purtroppo, non si può tornare indietro, e qui sta il problema.

Certo che è un’ingiustizia. Dovrebbe esserci un’opzione come nei giochi del computer dove, se sbagli una mossa, puoi sempre rifarla. Ma sarebbe anche troppo, perché la vita diventerebbe un continuo avanti e indietro come la risacca del mare, mentre basterebbe un unico bonus da utilizzarsi quella volta, magari l’unica, che hai rischiato di brutto e ti è andata male. Tipo che sei riuscito a sbattere sugli scogli una nave passeggeri.

Quanto a me, ecco come sono andate veramente le cose.

All’inizio del 1965 stavo insieme a una cugina di Ringo, che me l’aveva fatto conoscere. Qualche volta mi aveva invitato a sentirli incidere nella sala dell’EMI in Abbey Road e, in seguito, mi aveva portato con lui quando preparavano i pezzi nella mansarda di John a Kenwood. Così, poco per volta, i Beatles si erano accorti del mio grande talento di musicista e compositore e avevo cominciato ad accompagnarli con vari strumenti, dando anche alcuni consigli sempre ben accolti. Ringo era simpatico e alla mano ed entrammo molto in confidenza, ma anche con quasi tutti gli altri si stava creando un rapporto di stima e di amicizia.

George era quello che mi piaceva di più, e non solo perché era un grande musicista. È stato spesso descritto come timido e introverso, ma non sono affatto d’accordo. Era invece riflessivo, serio e riservato e parlava solo quando aveva qualcosa da dire, ma allora era meglio starlo ad sentire. Di carattere era puro, adamantino, essenziale e privo di qualsiasi sovrastruttura. Tant’è vero che, nonostante i soldi e il successo, stava virando decisamente sull’ascetico. I suoi pezzi solisti rispecchiavano in pieno la sua anima. Interveniva solo quando era giusto intervenire, e lo faceva senza fronzoli ed effetti speciali, ma con sostanza, intelligenza e buon gusto. Era la verità fatta persona e ci capivamo al volo senza parlarci.

John attraversava invece un periodo molto difficile e sfogava il suo nervosismo ingurgitando dosi industriali di cibo spazzatura. Stava ingrassando e i vestiti cominciavano a tirargli dappertutto, cosa che lo mandava in bestia. Il motivo scatenante del suo nervosismo e della sua insoddisfazione aveva sicuramente a che fare con l’approssimarsi della fine del suo matrimonio con Cynthia, e le convulse relazioni extraconiugali che intratteneva non aiutavano certo a creare un clima sereno. Ma c’era altro che non andava, nelle profondità della sua psiche. Senza motivo apparente, infatti, aveva iniziato a soffrire di un malessere senza nome, quello che lo aveva portato a comporre “Help!”, un grido d’aiuto vero e proprio, non solo una canzone. Io lo aiutavo come potevo, anche solo standogli vicino, e lui lo apprezzava.

George Martin, il manager, era di fatto uno del gruppo. Come me era un musicista completo e, grazie alla comune estrazione classica, avevamo molto in comune. Anche per questo motivo mi stimava, tanto da assicurarmi che mi avrebbe proposto a breve come quinto componente del gruppo. In me vedeva un elemento equilibratore e di stimolo, oltre ad essere convinto del mio apporto, sia come musicista che come compositore. Non dimenticatevi, infatti, che nessuno di loro sapeva leggere o scrivere la musica, anche se l’avevano dentro la testa come pochi.

Il vero problema era Paul, che mi teneva sempre addosso quegli occhi da pesce bollito come se non si fidasse e mi vedesse come un corpo estraneo. La colpa era anche mia perché non potevo fare a meno di far trasparire l’antipatia che mi ispirava, specialmente quando inarcava le sopracciglia accentuando, nello stesso tempo, la forma a cuore della sua boccaccia infida. Insomma, lo trovavo insopportabile e non riuscivo a trattenermi dal lanciargli frecciatine di vario genere, o anche la verità pura e semplice. Ad esempio, quando per la prima volta ci aveva fatto sentire “Yesterday” con la chitarra acustica, a fronte dell’entusiasmo degli altri non avevo nascosto l’impressione che il pezzo potesse risultare troppo melenso. Lo stesso timore che covava in segreto lui, come fu evidente dalla reazione che ebbe, almeno all’inizio, quando George Martin suggerì un quartetto d’archi. Ma si sa, che mettere il dito sulla piaga di qualcuno è sempre un grosso errore e non dimenticherò mai il suo sguardo carico d’odio.

Comunque, vengo al punto. Ero stato chiamato a intervenire direttamente nella registrazione di alcuni pezzi di “Help!”, per ora solo delle prove su nastro. In particolare avevo contribuito parecchio alla composizione e all’arrangiamento di “Tell Me What You See”, il penultimo brano dell’LP in seguito attribuito a Paul e, in parte, a John. Di sicuro non un capolavoro, ma un pezzo quasi “ipnotico” con le chitarre suonate a pennata inversa, percussioni particolari e l’intervento di un piano elettrico tedesco Hohner Pianet, fatto abbastanza inusuale. In fase di sovraincisione, proposi un controcanto da inserire durante il fraseggio “Open up you eyes now, tell me what you see”.

A tutti gli altri piaceva, ma Paul disse testualmente che “gli sembrava una doppia voce banale e grossolana, degna di una balera di periferia frequentata da squallidi burini senza un quattrino.” Al che John diventò una belva in quanto si riteneva un prodotto e un rappresentante del proletariato, appunto da periferia, che l’altro aveva appena svillaneggiato in modo acido e antipatico. In realtà tutti, e non solo John, sempre più spesso facevano fatica a reggere il modo di fare spocchioso di Paul, del tipo studente borghese di buona famiglia mandato da paparino in una scuola privata. Cosa del tutto vera, del resto.

In quel momento, percependo chiaramente la fortissima disapprovazione e l’antipatia di tutti gli altri verso di lui, le sopravvalutai alla grande, lo ritenni “isolato” e in un attimo decisi di puntare tutto, sicuro di avere la mano vincente. Altro che quinto Beatles, mi sembrava a portata di mano ben altro! Un vero e proprio azzardo, certo, ma una voce imperiosa al mio interno mi forzò a mettere tutto sul piatto. O la va, o la spacca, o tutto o niente!

«Ma lo sai cosa ti dico, Paul?» scandii con voce tagliente «Che adesso ci hai veramente rotto il cazzo con il tuo modo di fare. Proprio così, vedi un po’ di andare affanculo!»

Quindi mi girai verso gli altri e, con voce ferma, dissi: «Quanto a voi è venuto il momento di scegliere. O lui, o me!»

Non avevo finito di dirlo, che lessi chiaramente nei loro occhi prima orrore e incredulità, subito dopo disprezzo e biasimo, e infine una condanna definitiva e senza appello nei miei confronti.

“Fuori tempo”, sembrava pensare Ringo, “una fottutissima stecca!”, vidi negli occhi di George e John. Avevo sbagliato tutto, non ci misero neppure un attimo e la scelta fu istantanea. Né, ripensandoci più tardi a mente fredda, avrebbe potuto essere diversamente.

Quando poi mi girai verso Paul e gli vidi sul volto quel sorrisetto furbo di trionfo, che ogni tanto gli sfuggiva, capii che era stato lui a portarmi passo dopo passo dove voleva, e proprio lì mi aveva fottuto.

In seguito mi hanno fatto sparire nel nulla e le mie tracce sono state accuratamente cancellate come se non fossi mai esistito. Da quel giorno non ho avuto più voglia di toccare uno strumento musicale e sono tornato a Liverpool dove, per tutto questo schifo di vita, ho guidato un maledetto autobus su e giù per la città, pensando e ripensando a quel maledetto momento. E ci penso ancora adesso, che sono in pensione in Cornovaglia a rompermi le palle.

Ma indietro a rimediare gli errori non ci si può tornare, nossignore, e quel famoso bonus di cui parlavo all’inizio non esiste e non te lo regalerà nessuno, mai e poi mai. Altro che vivere l’azzardo. Se ti va male, d’azzardo puoi anche morire.

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Ciao Macleo! 
Coi Beatles sono a zero, e dopo aver letto ho provato a fare le mie ricerche da bravo studentello per capire chi fosse il tuo protagonista. Pare che i Beatles abbiano avuto praticamente una selva di "quinto Beatles" a disposizione lungo l'arco della loro storia. Non ho saputo identificare perfettamente chi fosse da quella lista. Ma francamente poco importa. La storia è divertente, si fa leggere una meraviglia...
L'unica osservazione che mi sento di fare è questa:
 

17 ore fa, Macleo ha detto:

parlava solo quando aveva qualcosa da dire

 

17 ore fa, Macleo ha detto:

Interveniva solo quando era giusto intervenire, e lo faceva senza fronzoli ed effetti speciali


Non ritieni possano essere ridondanti questi due pezzi?

 

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2 minuti fa, Intro ha detto:

Non ritieni possano essere ridondanti questi due pezzi?

Ritengo... e correggo

Grazie, @Intro

P.S. Nessuno della lista del quinto Beatle è il protagonista. Sono io che, quando suonavo negli anni '60, sognavo di diventarlo. Però sono riuscito solo a suonare prima dei Rolling Stones al Palalido l'8 aprile 1967.

La doppia voce del racconto, invece, l'ho proposta ai componenti del mio gruppo prima di un concerto. Loro, e non Paul, mi hanno mandato a cagare. Non è la stessa cosa.

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12 minuti fa, Intro ha detto:
17 ore fa, Macleo ha detto:

parlava solo quando aveva qualcosa da dire

 

17 ore fa, Macleo ha detto:

Interveniva solo quando era giusto intervenire, e lo faceva senza fronzoli ed effetti speciali


Non ritieni possano essere ridondanti questi due pezzi?

Ti dico anche come ho corretto. Parlare eccetera, va bene, mentre ho chiarito che gli "interventi" erano relativi agli ingressi della chitarra solista, come anche prima accennato.

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Mi è piaciuto molto il tuo racconto. Non so se il fatto che Paul sia sempre stato sulle scatole anche a me abbia influito ;) . Per metà del racconto credevo che quello che aveva perso giocando alla va o la spacca fosse che era stato lui la causa dello scioglimento dei Beatles, proprio quando avrebbe dovuto entrare a farne ufficialmente parte. Invece è stato lui a essere scacciato e cancellato da ogni registrazione, povero! 

Molto divertente, jouissif, come dicono qui 

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@Macleo Ciao Leo:)

Toppata la grande occasione.:( Peccato, tifavo per lui.

Bel racconto scritto con il tuo stile sempre riconoscibile.

Fa niente i Beatles. Ti rifarai con la letteratura:D

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Ospite Rica

Ciao @Macleo eccoci di nuovo qui. ;) 

Racconto dolce amaro, alla base la possibilità una vita fantastica, nella realtà un vita di merda in Cornovaglia. Secondo me, spesso ci si pensa, eh, a quello che avrebbe potuto essere. O per lo meno, lui ci pensa.

Mi è piaciuto e mi ha fatto sorridere. Tu vedi Paul come lo vedo io. L'immagine che dai della bocca, la trovo perfetta.

Ti lascio un paio di appunti, forse sbaglio, infatti chiedo conferma a te della mia interpretazione.

Alla prossima Macleo. :)

Un piacere, come sempre.

 

All’inizio del 1965 stavo insieme a una cugina di Ringo, che (il quale) me l’aveva fatto conoscere.

– il pronome relativo si riferisce a Ringo. Così sembra che lui gliel'aveva fatto conoscere a se stesso ???

Forse sbaglio io.

 

Non dimenticatevi, infatti, che nessuno di loro sapeva leggere o scrivere la musica, anche se l’avevano dentro la testa come pochi.

– Credo, ma è il mio punto di vista, che se chiami il lettore poi lo devi tenere dentro. Non rivolgerti a lui passando così velocemente. Non so...

 

Il vero problema era Paul, che mi teneva sempre addosso quegli occhi da pesce bollito virgola come se non si fidasse e mi vedesse come un corpo estraneo.

 

La colpa era anche mia perché non potevo fare a meno di far trasparire l’antipatia che mi ispirava, specialmente quando inarcava le sopracciglia accentuando, nello stesso tempo, la forma a cuore della sua boccaccia infida.

xD

 

Comunque, vengo al punto. Ero stato chiamato a intervenire direttamente nella registrazione di alcuni pezzi di “Help!”, per ora solo delle prove su nastro. In particolare avevo contribuito parecchio alla composizione e all’arrangiamento di “Tell Me What You See”, il penultimo brano dell’LP in seguito attribuito a Paul e, in parte, a John.

– metterei "allora solo.."

 

Di sicuro non un capolavoro, ma un pezzo quasi “ipnotico” con le chitarre suonate a pennata inversa, percussioni particolari e l’intervento di un piano elettrico tedesco Hohner Pianet, fatto abbastanza inusuale.

– Qui si vede la tua esperienza nel campo musicale, eh!

 

Quindi mi girai verso gli altri e, con voce ferma, dissi: «Quanto a voi virgola è venuto il momento di scegliere. O lui, o me!»

 

 

E ci penso ancora adesso, che sono in pensione in Cornovaglia a rompermi le palle.

– xD

 

Modificato da Rica

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1 ora fa, Rica ha detto:

All’inizio del 1965 stavo insieme a una cugina di Ringo, che (il quale) me l’aveva fatto conoscere.

– il pronome relativo si riferisce a Ringo. Così sembra che lui gliel'aveva fatto conoscere a se stesso ???

Forse sbaglio io.

Formalmente il soggetto è la cugina di Ringo. Grazie comunque, per evitare confusione ho corretto con "la quale".

 

1 ora fa, Rica ha detto:

Non dimenticatevi, infatti, che nessuno di loro sapeva leggere o scrivere la musica, anche se l’avevano dentro la testa come pochi.

– Credo, ma è il mio punto di vista, che se chiami il lettore poi lo devi tenere dentro.

Ho levato di torno la chiamata al lettore, tanto non serve.

 

Corretto anche il resto, grazie, Rica.

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Alle ‎20‎/‎05‎/‎2018 at 19:54, Macleo ha detto:

Ma sarebbe anche troppo, perché la vita diventerebbe un continuo avanti e indietro come la risacca del mare, mentre basterebbe un unico bonus da utilizzarsi quella volta, magari l’unica, che hai rischiato di brutto e ti è andata male. Tipo che sei riuscito a sbattere sugli scogli una nave passeggeri.

che bravo che sei :)

 

Alle ‎20‎/‎05‎/‎2018 at 19:54, Macleo ha detto:

George era quello che mi piaceva di più, e non solo perché era un grande musicista. È stato spesso descritto come timido e introverso, ma non sono affatto d’accordo. Era invece riflessivo, serio e riservato e parlava solo quando aveva qualcosa da dire, ma allora era meglio starlo ad sentire. Di carattere era puro, adamantino, essenziale e privo di qualsiasi sovrastruttura. Tant’è vero che, nonostante i soldi e il successo, stava virando decisamente sull’ascetico. I suoi pezzi solisti rispecchiavano in pieno la sua anima. Interveniva solo quando era giusto intervenire, e lo faceva senza fronzoli ed effetti speciali, ma con sostanza, intelligenza e buon gusto. Era la verità fatta persona e ci capivamo al volo senza parlarci.

anche a me, sempre piaciuto più di tutti George.

 

Alle ‎20‎/‎05‎/‎2018 at 19:54, Macleo ha detto:

Quindi mi girai verso gli altri e, con voce ferma, dissi: «Quanto a voi è venuto il momento di scegliere. O lui, o me!»

Ma come si fa? Da eroe (riga precedente) a spocchioso (riga successiva) nel giro di un nano secondo.

 

E mentre all'inizio, leggendoti, ho sentito il profumo buono del mare, qui ho sentito un coro da stadio urlare: nooooooooooooooooooo

Alle ‎20‎/‎05‎/‎2018 at 19:54, Macleo ha detto:

E ci penso ancora adesso, che sono in pensione in Cornovaglia a rompermi le palle.

Beh, a romperti le palle in Cornovaglia... come dice Paolo Rossi: "dite com'è triste Venezia perché non avete mai visto Monfalcone"... 

 

10 ore fa, Macleo ha detto:

Sono io che, quando suonavo negli anni '60, sognavo di diventarlo. Però sono riuscito solo a suonare prima dei Rolling Stones al Palalido l'8 aprile 1967.

Non fa parte del racconto, lo so, ma mi ha impressionata. Si capiva che ci capivi. ;)

 

Io non tanto, ma @Macleo, bellissimo racconto. Non ho partecipato al contest questa volta, peccato, avresti avuto il mio voto. Ciao.

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Ciao @Macleo, ho trovato questo racconto molto diverso dagli altri tuoi che ho letto. Trovo che manchi l'ironia che per me ti connota, i tuoi testi intendo ovviamente. Sarà che non sono un'appassionata di Beatles e non ci capisco molto di musica, ma per me questo racconto è poco personale, benché veda dai commenti che non è affatto così. Perdonami, l'ho riletto tre volte, ma non mi prende. Lo sento distaccato, fin dall'inizio, mi da l'impressione che stessi per scrivere altro e poi torni in carreggiata dicendo:

Alle 20/5/2018 at 20:54, Macleo ha detto:

Quanto a me, ecco come sono andate veramente le cose.

Nonostante il distacco che avverto, lo trovo scritto bene e mi piace molto anche l'idea, solo che io non sono riuscita a entrarci. Mi sono saltate all'occhio due ripetizioni

Alle 20/5/2018 at 20:54, Macleo ha detto:

comune estrazione classica, avevamo molto in comune

comune comune

Alle 20/5/2018 at 20:54, Macleo ha detto:

maledetto autobus su e giù per la città, pensando e ripensando a quel maledetto momento.

questa immagino sia voluta

Alle 20/5/2018 at 20:54, Macleo ha detto:

stava virando decisamente sull’ascetico

mi suona strano sul, all'ascetico?

Alle 20/5/2018 at 20:54, Macleo ha detto:

mettere il dito sulla piaga

perché non nella piaga?

Mi piacciono sempre i tuoi racconti, li aspetto e, di solito, sono i primi che leggo al MI, questo non sono riuscita proprio a sentirlo, scusa.

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Grazie del commento, @paolati.

Grazie per aver evidenziat

6 minuti fa, Kikki ha detto:
Alle 20/5/2018 at 19:54, Macleo ha detto:

stava virando decisamente sull’ascetico

mi suona strano sul, all'ascetico?

Così si usa dire.

 

7 minuti fa, Kikki ha detto:
Alle 20/5/2018 at 19:54, Macleo ha detto:

mettere il dito sulla piaga

perché non nella piaga?

Perché è lo stesso come puoi vedere: https://dizionario.internazionale.it/parola/mettere-il-dito-nella

 

7 minuti fa, Kikki ha detto:

Mi piacciono sempre i tuoi racconti, li aspetto e, di solito, sono i primi che leggo al MI, questo non sono riuscita proprio a sentirlo, scusa.

Sarò per la prossima volta, non c'è nulla di cui scusarsi.

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19 ore fa, Macleo ha detto:

 

La doppia voce del racconto, invece, l'ho proposta ai componenti del mio gruppo prima di un concerto. Loro, e non Paul, mi hanno mandato a cagare. Non è la stessa cosa.

No, non è la stessa cosa. :D Hai avuto una relazione tempestosa con il tuo gruppo?

 

Come hanno notato anche altri è un racconto diverso dal tuo stile usuale, ma visto che io sono sempre a favore della sperimentazione ti dirò che mi piace ugualmente.

Unico appunto la parte centrale forse un po' debole, dove ti dilunghi sul rapporto con Paul, manca quel pizzico di rabbia o di rimpianto che ci si potrebbe aspettare anche dopo molti anni dai fatti narrati. Es buttato lì: "Quel coglione di Paul non lo reggeva più nessuno." o comunque qualcosa che avvicini di più ai sentimenti del narratore.

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5 minuti fa, libero_s ha detto:

Hai avuto una relazione tempestosa con il tuo gruppo?

Macché, pace all'anima loro. Il cantante e il solista sono morti, resistiamo solo io e il batterista.

Grazie del commento.

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Conosco i Beatles, ma non sono per niente un esperto; ho letto dei pezzi sul possibile "quinto", ma non saprei dire se verità o una giacobbata :P . Poco importa perché vero o meno per me il racconto funziona e hai saputo cogliere in pieno la traccia: un azzardo andato male. Tifavo per il protagonista (lo hai reso bene attraverso le sue azioni) anche se sapevo che sarebbe andata a finire male (conoscere la storia non ha potuto che influire). Amarezza e rimpianto sono le padrone del racconto; ti discosti dal tuo solito stampo ironico, che apprezzo, ma ugualmente apprezzo l'autore che sa porsi anche in un altro modo. Bel lavoro.

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3 ore fa, M.T. ha detto:

Conosco i Beatles, ma non sono per niente un esperto;

Grazie del commento, @M.T.. Quanto alla scarsa conoscenza dei Beatles, puoi sempre rimediare.

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Ciao Macleo. Una sorta di - concedimi il termine - Fanfiction sui Beatles (dei quali, pur apprezzando molto le loro canzoni, non conosco benissimo la storia). A differenza però Delle Fanfiction che tanto vanno di moda oggi, questa è scritta molto bene, presenta dei personaggi reali/realistici e non idealizzati e si conclude male, con il rimorso e la rabbia del protagonista, per l'azzardo andato male. Bella prova, un saluto. 

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Questo pezzo mi è piaciuto tantissimo, per il linguaggio che hai usato, fin da subito si  avverte il tono del perdente che, miracolosamente, non ha tolto smalto al finale anzi. In grassetto le parole chiave

Alle 20/5/2018 at 19:54, Macleo ha detto:

L'importante non è vincere, ma vivere l'azzardo. Qualunque sia il risultato, almeno una volta nella vita vale la pena rischiare. Non ricordo dove, ma da qualche parte ho letto quest’enorme stronzata. Che poi, se si vince una stronzata non è, ma lo è se si perde. Perché, purtroppo, non si può tornare indietro, e qui sta il problema.

 

piaciuto: conflitto

Alle 20/5/2018 at 19:54, Macleo ha detto:

Il vero problema era Paul, che mi teneva sempre addosso quegli occhi da pesce bollito come se non si fidasse e mi vedesse come un corpo estraneo. La colpa era anche mia perché non potevo fare a meno di far trasparire l’antipatia che mi ispirava, specialmente quando inarcava le sopracciglia accentuando, nello stesso tempo, la forma a cuore della sua boccaccia infida. Insomma, lo trovavo insopportabile e non riuscivo a trattenermi dal lanciargli frecciatine di vario genere, o anche la verità pura e semplice. Ad esempio, quando per la prima volta ci aveva fatto sentire “Yesterday” con la chitarra acustica, a fronte dell’entusiasmo degli altri non avevo nascosto l’impressione che il pezzo potesse risultare troppo melenso. Lo stesso timore che covava in segreto lui, come fu evidente dalla reazione che ebbe, almeno all’inizio, quando George Martin suggerì un quartetto d’archi. Ma si sa, che mettere il dito sulla piaga di qualcuno è sempre un grosso errore e non dimenticherò mai il suo sguardo carico d’odio.

 

climax

Alle 20/5/2018 at 19:54, Macleo ha detto:

In quel momento, percependo chiaramente la fortissima disapprovazione e l’antipatia di tutti gli altri verso di lui, le sopravvalutai alla grande, lo ritenni “isolato” e in un attimo decisi di puntare tutto, sicuro di avere la mano vincente. Altro che quinto Beatles, mi sembrava a portata di mano ben altro! Un vero e proprio azzardo, certo, ma una voce imperiosa al mio interno mi forzò a mettere tutto sul piatto. O la va, o la spacca, o tutto o niente!

«Ma lo sai cosa ti dico, Paul?» scandii con voce tagliente «Che adesso ci hai veramente rotto il cazzo con il tuo modo di fare. Proprio così, vedi un po’ di andare affanculo!»

Quindi mi girai verso gli altri e, con voce ferma, dissi: «Quanto a voi è venuto il momento di scegliere. O lui, o me!»

 

dènouement

Alle 20/5/2018 at 19:54, Macleo ha detto:

In seguito mi hanno fatto sparire nel nulla e le mie tracce sono state accuratamente cancellate come se non fossi mai esistito. Da quel giorno non ho avuto più voglia di toccare uno strumento musicale e sono tornato a Liverpool dove, per tutto questo schifo di vita, ho guidato un maledetto autobus su e giù per la città, pensando e ripensando a quel maledetto momento. E ci penso ancora adesso, che sono in pensione in Cornovaglia a rompermi le palle.

Ma indietro a rimediare gli errori non ci si può tornare, nossignore, e quel famoso bonus di cui parlavo all’inizio non esiste e non te lo regalerà nessuno, mai e poi mai. Altro che vivere l’azzardo. Se ti va male, d’azzardo puoi anche morire.

 

Ottimo lavoro

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