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Ngannafoddi

Inventare un nuovo genere o sottogenere è un bene o un male?

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Io odio conformarmi a ciò che hanno inventato altri, cerco l'originalità a ogni costo (sono uno di quegli aspiranti scrittori irritanti dei quali si parla in un'altra mia discussione xD). Mi sono creato un mio stile e tutte le mie storie seguono una linea precisa che è la mia, hanno caratteristiche che seguono i miei gusti e le mie decisioni. In pratica mi sono inventato un nuovo genere.

Perché dovrei scrivere un noir/un fantasy/un thriller secondo le regole che ha deciso qualcun altro? Chi ha deciso che si debbano rispettare dei canoni scelti da altri per scrivere un buon romanzo?

Un editore, di recente, mi ha detto che diventa più difficile raggiungere l'obiettivo che mi sono prefissato con questo mio approccio:

Come vuoi proporre questi romanzi agli altri editori? Il genere Fernando non esiste! (Fernando, per chi non lo sapesse è il mio vero nome).

 

Il genere Fernando però esisterebbe se ci fosse un editore aperto che volesse lanciare qualcosa di nuovo. 

 

Cosa consigliereste a chi come me vuole creare (o ha già creato) un nuovo genere? 

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51 minuti fa, Ngannafoddi ha detto:

Cosa consigliereste a chi come me vuole creare (o ha già creato) un nuovo genere?

Di cambiare nome: Fernando non mi suona come genere letterario.

  • Divertente 2

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19 minuti fa, Marcello ha detto:

Di cambiare nome: Fernando non mi suona come genere letterario.

 

Quel nome lo ha dato l'editore :asd:.

Io la definirei narrativa ngannafoddica :wow:

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Personale opinione: un genere è un grande contenitore in cui si buttano dentro un sacco di cose che magari si somigliano vagamente. Cosa hanno in comune "Neuromante" di Gibbson e il Ciclo della Fondazione di Asimov, per essere categorizzati entrambi come fantascienza? Io penso che uno scrittore si definisca di thriller o di romance o di romanzi storici secondo alcuni spunti particolari, vuoi per la trama, vuoi per l'ambientazione. Si tratta di una "linea di massima". Per esempio, il ciclo delle "Guardie" di Terry Pratchett è un fantasy perché ambientato in un mondo immaginario, ma la trama ha tutti gli elementi del giallo (e lo stile del comico).

Sui sottogeneri ci sarebbe da fare un saggio. Sul aver inventato qualcosa, ci andrei sempre coi piedi di piombo. Ricordo anni fa una tizia che si vantava di aver inventato il genere fairy-noir-steampunk per i suoi racconti e mi suonava abbastanza ridicola, come invenzione... ma ancora una volta, è il mio modo di vedere le cose.

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@Yaxara io non mi vanto di avere inventato un nuovo genere. Un editore mi ha detto che ciò che scrivo non è catalogabile coi generi che lui conosce. Io pensavo si trattasse di narrativa fantastica, ma chi pubblica fantasy dice che non è fantasy, chi pubblica fantascienza dice che non è fantascienza, chi pubblica bizarro fiction dice che non è bizarro fiction, ecc... 

Per me è un incubo!

 

@Marcello una volta tu mi hai detto di non etichettare un manoscritto quando lo si propone a una casa editrice. E io ho ascoltato il tuo consiglio. Ma sono gli editori che mi chiedono il genere al quale appartiene. In quale collana lo inseriamo? Dobbiamo creare una collana apposta per te? 

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49 minuti fa, Ngannafoddi ha detto:

Io la definirei narrativa ngannafoddica 

Ecco, troverai di sicuro tanti lettori... :sorrisoidiota: 

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Bisogna capire se davvero stiamo parlando di un nuovo sottogenere o più semplicemente di una fissazione dello scrittore, che non accetta di essere etichettato dagli altri, che a tutti i costi vuole essere considerato “speciale” e “diverso” e quindi “non etichettabile”. Una fissazione che abbiamo un po’ in tanti, perché effettivamente sta storia dei generi, del dover sempre etichettare ogni cosa e dividere l’arte in milioni di micro-barattoli è una bella rottura.

Però non può esistere un sottogenere che includa un solo libro. Se tu scrivessi un giallo ambientat nel villaggio dei puffi, nessuno parlerebbe di “nuovo sottogenere”, al massimo di “giallo un po’ particolare”. Certo, sei poi tanti scrittori iniziassero a seguire il tuo esempio e a pubblicare gialli ambientati a Paperopoli, poi nel mondo di Peppa Pig, poi in quello dei Simpson... allora sì, magari si dirà che è nato un nuovo genere: il crime-toon. 

Diciamo che a tutti noi piacerebbe essere davvero originali, i precursori di nonsoche, la linea di frattura tra l’epoca pre-noi e l’epoca post-noi, o anche semplicemente dei cazzutissimi outsider-fuck-the-system-yoo.

In realtà creare qualcosa di innovativo che influenzi altri artisti e porti alla nascita di un nuovo sottogenere è veramente tanto difficile.

In realtà è molto molto molto probabile che qualunque cosa scriveremo, per quanto “trasgre-alternative” ci sembri, sarà facilmente avvicinabile ad altri lavori del decennio-secolo-millennio scorso e quindi inglobabile da un sottogenere già esistente.

 

Oh, diciamo pure che sta cosa dei generi ha un po’ stufato. I generi servono a un lettore per orientarsi e capire dove spendere i propri soldi... ma a volte si parla di sotto-sotto-sotto-generi che mettono insieme una decina di romanzi e basta. Queste è follia. :asd: 

Modificato da Kuno
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Sì, sì, io sono il più originale di tutti, il miglior scrittore mai esistito! Mettetevelo in testa! :asd::bandiera:

 

Chi è intervenuto finora, a parte Marcello, non ha capito il senso della mia domanda. Siccome io non posso approfondire la cosa, perché sono vincolato e siccome non posso farvi leggere i miei inediti, chiudo qui la discussione.

Se un giorno pubblicherò qualcosa (ho seri dubbi, visto che sono il miglior scrittore incompreso di sempre) tornerò qui e spiegherò meglio tutto.

 

P.S. Nel frattempo insultatemi pure. Invidiosoni! xDxD:P

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1 ora fa, Ngannafoddi ha detto:

In quale collana lo inseriamo? Dobbiamo creare una collana apposta per te? 

Se un editore mi ponesse queste domande me ne andrei a gambe levate.  Devo essere io autore a scegliere in quale delle tue collane va pubblicata la mia opera?  Ma per favore! 

 

1 ora fa, Ngannafoddi ha detto:

una volta tu mi hai detto di non etichettare un manoscritto quando lo si propone a una casa editrice

e sono ancora della stessa idea.  Chiedimi una sinossi e io te la invio: dopo ci pensi tu a etichettarlo, se proprio non ne puoi fare a meno.

Il motivo è sempre lo stesso che ti dicevo allora: ci sono certi romanzi che appartengono indubitabilmente a uno specifico genere.  I miei per esempio sono polizieschi: ci sono dei criminali e una squadra di polizia che indaga, punto.  Magari a pag. 38 un personaggio si mette a discutere di religione e a pag. 201 si scopre che un sospettato insegna filosofia o ancora in un altro punto si parla di pedofilia: non è per questo che il romanzo diventa un poliziesco-religios-filosofico-sociale, era e rimane un poliziesco tout-court.  

Ma ci sono romanzi che attraversano più generi letterari e volerli per forza incasellare in un compartimento stagno è sciocco e spesso controproducente.  Ci pensi l'editore a stabilire se è più thriller, o fantastico o storico:  all'autore compete di scrivere bene e di presentare una sinossi chiara che in una o due pagine racconti ciò che succede; il resto sta all'editore.

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2 ore fa, Ngannafoddi ha detto:

mi ha detto che ciò che scrivo non è catalogabile coi generi che lui conosce

I polizieschi di @Marcello hanno per protagonista una donna e sono strasicuro che solo per questo motivo qualcuno nel mondo morirebbe dalla voglia di inventarsi il sottogenere “polizesco femminista” o non so cosa. :asd: 

Ci sono così tanti sottogeneri infinitamente selettivi che pure gli editori fanno fatica a decidere dove infilare un libro.

La gente è fissata: ingigantisce le differenze che ci sono tra un’opera e l’altra e non tiene conto dei punti di contatto. Nella musica, poi, che è un campo che conosco meglio, la realtà ha superato la parodia... ci saranno mezzo milione di micro-generi e la gente studiata si scanna perché non riesce a mettersi d’accordo: “st’album dove lo infiliamo”?

 

Per me lo scrittore deve scrivere e basta, poi ad appicicare l’etichetta ci penserà l’editore/recensore/esperto pignolo-maniaco di turno. Io, da lettore, se vedo un coniglio parlante penso “fantastico”, se vedo un robot incazzato penso “fantascienza” e se vedo un investigatore che risolve casi assurdi penso “giallo”: non mi serve scavare tanto più a fondo :asd: 

 

 

Modificato da Kuno
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4 minuti fa, Kuno ha detto:

I polizieschi di @Marcello hanno per protagonista una donna e sono strasicuro che solo per questo motivo qualcuno nel mondo morirebbe dalla voglia di inventarsi il sottogenere “polizesco femminista”

Ah, però! :D

5 minuti fa, Kuno ha detto:

Per me lo scrittore deve scrivere e basta, poi ad appicicare l’etichetta ci penserà l’editore/recensore/esperto pignolo-maniaco di turno.

(y)

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I generi e i sottogeneri nascono a posteriori, non a priori. La loro funzione primaria è quella di catalogazione: servono a creare una distinzione fra i romanzi, cosicché gli editori possano puntare a un target ben preciso e di conseguenza organizzare una promozione adatta e i lettori possano riconoscere con più facilità il tipo di romanzi che preferiscono. Lo stesso vale per qualunque metodo d'intrattenimento (film, musica, videogiochi, fumetti ecc...).

Un romanzo, quindi, non deve appartenere a un genere. Sono proprio i romanzi a definire i generi, in realtà, e non il contrario come si pensa spesso. Questo cosa significa? Significa che non bisogna imporsi dei limiti di genere quando si scrive, perché sono gli stessi romanzi a influenzare i generi stessi (si pensi a quanto è cambiata la fantascienza negli anni).

Il problema è che alcune case editrici sanno di vendere forte in un determinato genere e non vogliono rischiare d'introdurre qualcosa di nuovo, di diverso dal loro romanzo tipo. Penso che derivi da questo la risposta della casa editrice nei tuoi confronti, @Ngannafoddi

Cosa ti consiglio, quindi? Scrivi ciò che più ti piace, senza pensare troppo al genere. Se il testo è valido, se la storia funziona, troverai un editore disposto a pubblicarti, magari persino a creare una nuova collana tutta per te. Altrimenti pazienza; magari il tuo romanzo è nato troppo presto e dovrai aspettare ancora un po' prima di trovare un editore disposto a rischiare. :) 

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@Ngannafoddi però ora sono troppo curiosa di sapere qual è quell'elemento che squalifica il tuo romanzo fantastico dal calderone della fantasy e della fantascienza... Non puoi lasciarci così xD

 

Comunque la cosa dell'invenzione di un nuovo genere mi ha sempre strippato, soprattutto in ambito musicale. Mi tengo informata sulle nuove tendenze ansiosa di venire in contatto con qualcosa di nuovo, con la musica del futuro... per poi scoprire che sono tutte l'evoluzione e la commistione dei generi precedenti; e ovviamente vale anche per la letteratura.  (Certo se fai ascoltare musica metal a un tizio degli anni Trenta è un altro discorso).

 

A parte seghe mentali di cui sopra, però, non ho un consiglio specifico. Ricordo vagamente case editrici il cui manifesto era proprio l'apertura mentale, la fuoriuscita dagli schemi della scrittura e dei generi letterari, ma ora mi sfuggono i nomi. Altre (tipo la mia) hanno collane di manica molto larga, dove ci sta tuuuutto il fantastico, dalla fantascienza alla fantasy: non penso che avrai più di questi problemi.

 

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Penso che la questione non riguardi tanto la tecnica narrativa quanto le linee della casa editrice.

La differenza è sottile ma fondamentale: la tecnica narrativa non solo accetta ma anche è avida di novità. non per nulla, non credo esista un autore (di qualsiasi livello) che non vari il modello o non mostri dei tratti suoi peculiari. Come giustamente detto da @Yaxara, tra due autori diversi ci sono grandi differenze. aggiungo un'altro paragone: Ellis Peters e Danila Comastri Montanari sono entrambi scrittrici di gialli storici, ma l'uso che fanno anche solo della ricerca storica è differente: la Comastri spesso compone gialli su singoli tratti della cultura romana, mentre i gialli della Peters sono comprensibili e godibili anche da chi, come me, sa poco o nulla di cultura inglese del medioevo. 

Una casa editrice (e giù una vergata a molte idee) è un'azienda. non facciamoci illusioni, loro cercano prodotti da vendere. E ovviamente non possono vendere qualsiasi cosa, devono porre dei filtri.

Queste sono appunto le linee editoriali. è un po' come un negozio: Zara non vende prosciutti, nè andando alla coop ti aspetti che vendano le console per videogiochi. 

Ogni casa editrice ha una linea editoriale che definisce chiaramente cosa accetta e cosa no: LA linea del "battello a vapore" per esempio raggiunge al massimo i ragazzi di quindici anni (a dirla lunga), quindi se ho scritto un romanzo erotico o un racconto di fantasy è inutile lo proponga a questa casa editrice.

Inoltre anche tra case con la stessa linea editoriale (il mulino e il battello a vapore) ci sono varie  sfumature. ricordo che mentre tempo fa guardicchiavo, un paio di volte ho letto nelle presentazioni che una certa casa editrice accettava "tutti i lavori che ponevano un differente punto di vista della realtà da quello comune", un'altra di testi sulle donne, poi ci sono le edizioni paoline che raccolgono tutti i testi ad argomento cristiano (anche solo di striscio) e via di questo passo. 

è ovvio che apparentemente un testo su Giovanna d'Arco potrebbe andare tecnicamente in tutte e tre queste case editrici. però dipende molto dal tipo di testo: se parliamo di Giovanna d'Arco come una rivoluzionaria la prima casa sarà più propensa ad accettare delle altre, la seconda se parleremo soprattutto della donna Giovanna d'arco e l'ultima se parleremo di Giovanna come guerriera credente.

Infatti una cosa è il prodotto artistico di un'elaborazione mentale, anche detta opera...e una cosa è il prodotto editoriale, che deve essere facilmente descrivibile e riassumibile.

Esempio: io artisticamente non ho un vero genere di riferimento. Sono racconti di vita, racconti di esperienze umane. in certuni predomina l'elemento comico, in altri il romantico e in altri il drammatico, ma non rispettano tutte le convenzioni di questi generi. Il mio racconto drammatico prevede anche una storia d'amore e scene di esoterismo, quindi ha anche tratti romantici e da fantasy. 

Se però dovessi pubblicarli, dovresti stare attento alla linea editoriale delle varie case editrici: una casa editrice basata sull'educazione multiculturale e multireligiosa potrebbe rifiutarlo se questo tema non è presente nel mio racconto, mentre una casa che prova interesse per i conflitti emotivi e le scene di crescita potrebbe accettarlo sebbene di solito non pubblica romanzi drammatici, e magari facendolo passare per un romanzo romantico.

tutto questo però all'unico scopo di offrire al cliente della casa editrice (cioè il lettore) quello che chiede. 

 

per rispondere alla tua domanda: te sei libero di rompere tutte le regole che ti aggradano e creare il nuovo genere Fernando, a tuo piacere. ma se vuoi pubblicare devi cercare una casa editrice che potrebbe gradire il nuovo genere Fernando. 

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Penso che non ci sia nulla di male a voler innovare creando un "nuovo genere" (impresa alquanto impossibile) o creare un nuovo aspetto di un genere già esistente.

L'esempio delle Guardie del Mondo-disco fatto da @Yaxara è ottimo: così Pratchett (buonanima) ha scritto una bella trilogia che mischia fantasy, humour, giallo (e anche paradossi temporali), ottenendo una delle colonne portanti (o dovrei dire elefanti portanti) del suo universo!

In ogni caso, la vita è in sé un "mélange de genres": una persona potrà conoscere momenti felici o addirittura divertenti (commedia), vivere anni difficili o momenti tristi (dramma), potrebbe arruolarsi o vedere un conflitto (guerra o addirittura horror), essere poliziotto o delinquente (giallo)...  e così via includendo quasi tutti i generi o sottogeneri (tranne fantascienza o fantasy...). Quindi, se vuoi intrecciare vari generi, fallo! Ma se il tuo editore non vuole, sarà perché ha paura di non trovare lettori, forse sei all'avanguardia...

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Ospite Andrea.Dee

Ovviamente ciò che scrivi non ha genere. E auto etichettarsi è un po' triste.

Però la gente ti chiede cos'hai scritto, tu non puoi spiegare su due piedi un romanzo e magari neanche ti interessa, quindi dici "romanzo drammatico con spunti autobiografici" e fine. Così attiri l'interesse e non perdi tempo.

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Non ne posso più di sentirmi chiedere a che genere appartiene il mio libro. Una volta mi hanno pure riso in faccia quando ho risposto “narrativa”: e che significa?

Esiste da secoli una cosa chiamata letteratura. Guerra e pace che è? Un romanzo di guerra? Storico? O d'amore?

Il genere è utile in biblioteca per trovare un libro, ma metterlo prima della scrittura è un nonsenso.

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