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Ngannafoddi

Cosa vi irrita di più dei vostri "colleghi" aspiranti scrittori?

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17 minuti fa, Francescam ha scritto:

Madonna mia che noia :dormo:

Puoi sempre provare a rendere la discussione più effervescente!

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1 ora fa, Ngannafoddi ha scritto:

Se tu hai già firmato un contratto e non avvisi le altre case editrici alle quali avevi proposto la stessa opera, per bloccarne la valutazione, allora stai facendo allungare solo i tempi di attesa degli altri. Fai perdere tempo agli editori e agli autori. E poi ci si lamenta che i tempi di attesa sono biblici... :no:


Beh, ma io non stavo parlando di questo... Io comunque non avviso di nulla, proprio per punirli dei tempi biblici!  ;)
Peraltro, alcuni nemmeno leggono le email... di cosa dovrei avvertirli, se magari non leggono l'email in cui li avverto? 

Del resto, se qualcuno è arrivato prima di loro, se è stato più efficiente, ci sarà pure un motivo, non trovi?  

Sei mesi fa ho inviato una proposta a nove editori, quattro non hanno mai risposto, quattro hanno risposto negativamente entro un mese, e uno ha accettato.
E secondo te io, sei mesi dopo, dovrei perdere tempo a contattare gli altri quattro? Così come l'altrui tempo ha un valore, ce l'ha anche il mio!

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Non è che non vuoi rinunciare alla tremenda soddisfazione di dire, se per caso te ne arriva un'altra di proposta, " No grazie, sono già a posto. Siete arrivati troppo tardi" ?  :ninja:

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1 ora fa, Sunday Times ha scritto:

Non è che non vuoi rinunciare alla tremenda soddisfazione di dire, se per caso te ne arriva un'altra di proposta, " No grazie, sono già a posto. Siete arrivati troppo tardi" ?  :ninja:


Ecco, non lo volevo dire... :asd:

Ps: non so perché, mi si è "sdoppiato" il precedente messaggio... mi scuso con lo Staff.

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Insomma, si vive una volta sola, almeno con questa faccia. Godiamocela.:P

 

Comunque auguri per quello che è andato in porto. Ti auguro di attraccare, caricare tutte le casse di whisky, e che tu possa fare anche le presentazioni di persona personalmente.

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9 ore fa, Wanderer ha scritto:

Io comunque non avviso di nulla, proprio per punirli dei tempi biblici!

Che cattiveria... :buhu: Che colpa ne hanno se ricevono centinaia di manoscritti ogni giorno?

 

9 ore fa, Wanderer ha scritto:

se qualcuno è arrivato prima di loro, se è stato più efficiente, ci sarà pure un motivo, non trovi? 

Se non hai revisionato almeno dieci volte il tuo testo, se non lo hai nemmeno riletto, se non è nemmeno completato... di efficienza non ne vedo. Questi tizi sono quelli (non tutti) che si credono furbi e che verranno di certo rifiutati :sorrisoidiota:.

 

8 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Non è che non vuoi rinunciare alla tremenda soddisfazione di dire, se per caso te ne arriva un'altra di proposta, " No grazie, sono già a posto. Siete arrivati troppo tardi" ?

In questa frase intravedo un grande odio nei confronti degli editori, un odio immotivato secondo me. Io non ci tengo ad avere questa soddisfazione. La mia soddisfazione sta nel presentare un lavoro curato in ogni dettaglio, letto e riletto fino alla nausea, inviato possibilmente a una sola casa editrice, quella con la quale realmente desidererei pubblicare. Mi sembra di aver letto proprio sul WD di un autore che ha atteso oltre un anno e che alla fine ha firmato con una casa editrice big.

 

6 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Insomma, si vive una volta sola, almeno con questa faccia. Godiamocela

Ti racconto questa: quando pubblicai il mio primo romanzo, quattro anni fa, avvisai un editore del fatto che avevo scelto di firmare con un'altra casa editrice (a quel tempo anch'io ero un incosciente che inviava lo stesso lavoro a più editori :facepalm:). Quello mi rispose dispiaciuto, ma mi disse che avrebbe valutato con piacere altri miei lavori in futuro. Mi fece tanti complimenti e mi augurò buona fortuna.

Quella sì che è stata per me una soddisfazione. Ho fatto una buona figura io e ha fatto una buona figura lui. Se non mi avesse risposto, io mi sarei comunque sentito in pace con me stesso, perché avevo fatto il mio dovere. Io purtroppo ho una coscienza e tendo a fare del bene anche a chi si comporta male con me.

Ora potete aggiungere al calendario un nome nuovo: San Ngannafoddi :angelo:.

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Io direi coloro (e non solo scrittori) che non sanno esser umili perché di arroganza ne ho fin sopra i capelli e mi spiace ormai di tutta l'erba ne faccio un fascio! Spero che qualcosina ci sia rimasta in questo mondo.

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Vedere tanti talenti, " smettere di crescere e imparare" come scrittori, convinti di essere gia a un passo dal premio nobel.

Vedere tanti scrittori dire " leggere non serve per imparare".

Vedere una mentalità troppo chiusa, con poche idee, guardare gli altri scrittori, scrivere un genere diverso dal loro, e guardarli ( in senso metaforico)  come se fossero tutti deficenti.

Troppa arroganza, poca umiltà.

 

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15 minuti fa, Creepshow ha scritto:

Vedere tanti talenti, " smettere di crescere e imparare" come scrittori, convinti di essere gia a un passo dal premio nobel.

Vedere tanti scrittori dire " leggere non serve per imparare".

Vedere una mentalità troppo chiusa, con poche idee, guardare gli altri scrittori, scrivere un genere diverso dal loro, e guardarli ( in senso metaforico)  come se fossero tutti deficenti.

Troppa arroganza, poca umiltà.

 

Io non so dove tu abbia potuto vedere tutto ciò, comunque esistono sicuramente persone così, come ne esistono altre completamente diverse: il mondo è bello perché vario (oppure avariato, come si parafrasa a Napoli) e generalizzare non serve ad approfondire gli aspetti di qualsivoglia problema.

 

1 ora fa, Ngannafoddi ha scritto:

 La mia soddisfazione sta nel presentare un lavoro curato in ogni dettaglio, letto e riletto fino alla nausea, inviato possibilmente a una sola casa editrice, quella con la quale realmente desidererei pubblicare. Mi sembra di aver letto proprio sul WD di un autore che ha atteso oltre un anno e che alla fine ha firmato con una casa editrice big.

D'accordo sul lavoro curato, letto e riletto: un autore sciatto e frettoloso è lontano anni luce dalla possibilità di essere preso in considerazione da chi se ne intende. Per un esordiente, però, inviare il testo ad una sola casa editrice, la prescelta per essere pubblicato, e mettersi in attesa di comunicazioni che, in una parte dei casi, non arriveranno mai per rifiuto tacito e, in altri casi, arriveranno dopo sei-otto-dodici mesi con le solite formulette di rito per il rifiuto esplicito, comportarsi in cotal guisa, dicevo, significa uccidere nella culla la propria opera. Cerchiamo di stare coi piedi per terra: l'autore esordiente che punta una big, una sola, e dopo un anno riesce a firmare un contratto è un caso più unico che raro. Non solo: abbiamo qui sul WD qualche testimonianza da cui è possibile desumere che, per un autore novello, il contratto con una big potrebbe poi rivelarsi fonte di cocente delusione. 

In definitiva, caro Ngannafoddi, ci muoviamo in un ambiente difficile in cui spesso scrittore ed editore non tendono ad un fine comune, come sarebbe giusto: l'autore deve destreggiarsi tra una pletora di offerte quasi sempre tendenti a spillargli quattrini, mentre l'editore, se piccolo, annaspa per restare a galla, magari a spese degli autori, se grande o medio spesso gestisce l'azienda guardando al mercato con criteri tattici piuttosto che strategici, e far crescere un autore meritevole è l'ultima delle sue preoccupazioni.

La lealtà dell'autore l'editore deve meritarsela. 

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Che continuano a scrivere su questo post vale? :D 

Mi irritano quelli che idolatrano il proprio editore come se fosse un Dio, che continuano in ogni occasione a ringraziarlo come se pubblicandogli il libro gli avessero fatto un piacere personale. 

Quelli che se gli chiedi come si trovano con la propria CE ti dicono: "Ah, benissimo, sono gli unici che non mi hanno chiesto soldi!" O_o

Oppure: "Ah, benissimo, io nemmeno pensavo mai di arrivare a essere pubblicato/a!" :bandiera:

Ecco, questo mi irrita e di autori così ne farei volentieri a meno, fanno parte di quei 70.000 libri all'anno pubblicati di cui non si sentirebbe la mancanza.

E ne ho conosciuti tanti in questi anni. Conosciuti e poi evitati.

 

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2 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

Se non hai revisionato almeno dieci volte il tuo testo, se non lo hai nemmeno riletto, se non è nemmeno completato... di efficienza non ne vedo. Questi tizi sono quelli (non tutti) che si credono furbi e che verranno di certo rifiutati :sorrisoidiota:.


Ma io mi riferivo all'efficienza non degli autori, bensì degli editori, nel gestire i manoscritti e darti una risposta il prima possibile... Purtroppo, a prescindere da quanti manoscritti ricevano, non c'è dubbio che alcuni di loro se la prendono comoda, per una sorta di torpore esistenziale, e anche perché sanno che gli autori sono abituati ad attendere mesi. Quindi, forse non è malissimo che ogni tanto alcuni di loro imparino a loro spese che non è sempre così, e chi arriva prima si aggiudica l'opera. 

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18 minuti fa, cheguevara ha scritto:

abbiamo qui sul WD qualche testimonianza da cui è possibile desumere che, per un autore novello, il contratto con una big potrebbe poi rivelarsi fonte di cocente delusione. 

 

Sono d'accordo su tutto, Che, però volevo fare un'osservazione su questo punto. L'altro ieri a tarda sera mi è venuto in mente di mandare il romanzo che sto scrivendo adesso a Einaudi, così sono andato sul loro sito e, dopo giri enormi, ho trovato un link nascostissimo che portava a una paginetta, risicata risicata e ancora più nascosta nei meandri del sito, con le istruzioni per l'invio di proposte editoriali/manoscritti. La prima considerazione che ho fatto è del tipo: "se nascondono così quella pagina vuol dire che non sono molto interessati a ricevere proposte". Poi ho letto gli autori e ho travato nomi molto altisonanti, e io subito ho pensato: "ma che diavolo ci farei io tra Corrado Augias e Cesare Pavese?".

Tuttavia, ciò non mi ha scoraggiato e, siccome ho cambiato recentemente la mia filosofia di vita, ho deciso che manderò lo stesso il mio manoscritto. La mia nuova filosofia mi grida: "tanto devi morire tra non molto, quindi che diamine te ne frega degli editori se ti pubblicano o meno. Mica vorrai finire sotto terra o cremato con il rimpianto/rimorso di non averci provato? Se nessun editore ti pubblica, pazienza!, tanto muori lo stesso prima o poi, di certo tu non vivi per inseguire la pubblicazione, che se arriva, bene, se no, bene lo stesso".

Dici che sto andando incontro a una sonora "cocente delusione"?

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5 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Sono d'accordo su tutto, Che, però volevo fare un'osservazione su questo punto. L'altro ieri a tarda sera mi è venuto in mente di mandare il romanzo che sto scrivendo adesso a Einaudi, così sono andato sul loro sito e, dopo giri enormi, ho trovato un link nascostissimo che portava a una paginetta, risicata risicata e ancora più nascosta nei meandri del sito, con le istruzioni per l'invio di proposte editoriali/manoscritti. La prima considerazione che ho fatto è del tipo: "se nascondono così quella pagina vuol dire che non sono molto interessati a ricevere proposte". Poi ho letto gli autori e ho travato nomi molto altisonanti, e io subito ho pensato: "ma che diavolo ci farei io tra Corrado Augias e Cesare Pavese?".

Tuttavia, ciò non mi ha scoraggiato e, siccome ho cambiato recentemente la mia filosofia di vita, ho deciso che manderò lo stesso il mio manoscritto. La mia nuova filosofia mi grida: "tanto devi morire tra non molto, quindi che diamine te ne frega degli editori se ti pubblicano o meno. Mica vorrai finire sotto terra o cremato con il rimpianto/rimorso di non averci provato? Se nessun editore ti pubblica, pazienza!, tanto muori lo stesso prima o poi, di certo tu non vivi per inseguire la pubblicazione, che se arriva, bene, se no, bene lo stesso".

Dici che sto andando incontro a una sonora "cocente delusione"?


Se posso permettermi... come scritto altrove, la mia idea è che bisognerebbe inviare una proposta solo quando c'è una concreta possibilità che sia accettata, o quantomeno considerata, altrimenti l'illusione si converte facilmente in delusione. Un certo tipo di rifiuti sistematici da parte di grosse CE purtroppo non aiutano a crescere come autore, anzi fanno perdere fiducia nei propri stessi sogni. Se vieni rifiutato perché la tua opera ha delle carenze (e magari vengono anche motivate) è un conto, e può essere d'aiuto. Ma se vieni rifiutato perché nemmeno leggono l'opera, e perché a prescindere hanno tutt'altri criteri di selezione, questo non soltanto ti fa perdere tempo e fiducia nelle tue capacità, ma ti fa perdere anche fiducia nel sistema editoriale. 
Purtroppo, con certe CE le possibilità per gli esordienti ed emergenti sono prossime allo zero assoluto, a prescindere dalla qualità dell'opera, perché tutto passa attraverso grosse agenzie, operazioni di scouting, e altre dinamiche: non c'è spazio per la proposta spontanea, perché non rientra negli ingranaggi del sistema. 

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7 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Se vieni rifiutato perché la tua opera ha delle carenze (e magari vengono anche motivate) è un conto, e può essere d'aiuto. Ma se vieni rifiutato perché nemmeno leggono l'opera, e perché a prescindere hanno tutt'altri criteri di selezione, questo non soltanto ti fa perdere tempo e fiducia nelle tue capacità, ma ti fa perdere anche fiducia nel sistema editoriale. 

 

Hai ragione, non ci avevo riflettuto su questo aspetto. Caro Wanderer, che vaghi da qualche parte, nessuno di noi è immortale (neanche tu, mi spiace infrangere i tuoi sogni :D). Ci penserò meglio.

Tuttavia se venissi rifiutato per qualsiasi ragione, non sarebbe per me una perdita di tempo e fiducia. Nel senso che potrebbe capitarmi un accidente, anche fra cinque minuti, che accelera il mio viaggio al cimitero. Per me ormai è una specie di gioco, come quando fai la Ghigliottina alla fine dell'Eredità: se va bene, okay; se va male, okay lo stesso, ci ho provato.

Inoltre Einaudi è l'unica (e lo sottolineo) CE che non mi chiede una biografia, che è la cosa che più mi preoccupa nell'editoria (perché lo vogliono sapere? verrò giudicato su quello?); non mi chiede nemmeno la sinossi (è l'unica anche in questo senso).

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2 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Hai ragione, non ci avevo riflettuto su questo aspetto. Caro Wanderer, che vaghi da qualche parte, nessuno di noi è immortale (neanche tu, mi spiace infrangere i tuoi sogni :D). Ci penserò meglio.

Tuttavia se venissi rifiutato per qualsiasi ragione, non sarebbe per me una perdita di tempo e fiducia. Nel senso che potrebbe capitarmi un accidente, anche fra cinque minuti, che accelera il mio viaggio al cimitero. Per me ormai è una specie di gioco, come quando fai la Ghigliottina alla fine dell'Eredità: se va bene, okay; se va male, okay lo stesso, ci ho provato.

Inoltre Einaudi è l'unica (e lo sottolineo) CE che non mi chiede una biografia, che è la cosa che più mi preoccupa nell'editoria (perché lo vogliono sapere? verrò giudicato su quello?); non mi chiede nemmeno la sinossi (è l'unica anche in questo senso).


Capisco lo spirito... ma con lo stesso spirito, credo ci siano più probabilità di vincere 500.000 euro al gratta e vinci, o di avere successo con una lettera d'amore a Belen Rodriguez, e forse entrambe le cose sarebbero anche meglio di pubblicare un'opera con Einaudi :D In quanto all'immortalità... non è in fondo proprio questa l'aspirazione di ogni scrittore, quando invia una proposta a un editore? ;) 

In bocca al lupo comunque! 

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16 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Inoltre Einaudi è l'unica (e lo sottolineo) CE che non mi chiede una biografia, che è la cosa che più mi preoccupa nell'editoria (perché lo vogliono sapere? verrò giudicato su quello?); non mi chiede nemmeno la sinossi (è l'unica anche in questo senso).

 

Forse perché valuta i testi e non lucciole e contorno, ed è per questo che è rimasta al top. Che poi per colpirli davvero dovrebbe essere più un meteorite che non un invio 

spontaneo di uno sconosciuto, è un altro paio di maniche. Se il manoscritto vale, comunque, non si può mai sapere.

In bocca al lupo :) 

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13 minuti fa, Wanderer ha scritto:

ma con lo stesso spirito, credo ci siano più probabilità di vincere 500.000 euro al gratta e vinci, o di avere successo con una lettera d'amore a Belen Rodriguez, e forse entrambe le cose sarebbero anche meglio di pubblicare un'opera con Einaudi :D

 

Eheheheh, molto meglio! :D Però lo prendo come un suggerimento. Più tardi mando una letterina a Belen… ^^

 

 

13 minuti fa, Wanderer ha scritto:

In bocca al lupo comunque! 

 

Ho ancora oltre un mese per cambiare idea. Comunque, crepi!

 

 

6 minuti fa, Ilaris ha scritto:

Forse perché valuta i testi e non lucciole e contorno

 

Esatto! Vogliono solo il manoscritto. Non guardano sinossi, bio, schede a tutto il resto. Questo, non lo nascondo, mi attira molto. Ho visto anche che il mio scritto rientra nella loro linea editoriale. Per il resto, vediamo… So che le probabilità che mi accettino tendono allo zero, però tentar non nuoce :)

 

 

9 minuti fa, Ilaris ha scritto:

In bocca al lupo :) 

 

Crepi! :)

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1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Dici che sto andando incontro a una sonora "cocente delusione"?

Non credo proprio, visto che hai messo in preventivo tutte le possibilità: inutile attesa, rifiuto o successo. Io faccio più o meno lo stesso, anche se non sono molto prolifico: quando ho finito un libro mi metto in cerca di un editore che sia disposto a pubblicarlo e, possibilmente, promuoverlo. In passato ci ho provato, inutilmente, con le big, ma ormai mi considero accasato con una piccola CE che mi ha messo sotto contratto per una trilogia del genere legal-triller: piccola, seria ed onesta, visto che si sbatte per promuovere i suoi autori, è sempre disponibile al colloquio e, last but not least, paga con la massima puntualità. Inutile dire che, prima di arrivarci, ho collezionato una miriade di porte in faccia, alcune col rumore del rifiuto esplicito, altre nella chiusura silenziosa del rifiuto tacito. Alla fin fine, anch'io scrivo con la speranza che, finito il mio tempo, i miei libri siano ancora vivi per i miei venticinque (no, forse sono troppi, facciamo quindici) lettori.

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7 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

Che cattiveria... :buhu: Che colpa ne hanno se ricevono centinaia di manoscritti ogni giorno?

 

Se non hai revisionato almeno dieci volte il tuo testo, se non lo hai nemmeno riletto, se non è nemmeno completato... di efficienza non ne vedo. Questi tizi sono quelli (non tutti) che si credono furbi e che verranno di certo rifiutati :sorrisoidiota:.

 

In questa frase intravedo un grande odio nei confronti degli editori, un odio immotivato secondo me. Io non ci tengo ad avere questa soddisfazione. La mia soddisfazione sta nel presentare un lavoro curato in ogni dettaglio, letto e riletto fino alla nausea, inviato possibilmente a una sola casa editrice, quella con la quale realmente desidererei pubblicare. Mi sembra di aver letto proprio sul WD di un autore che ha atteso oltre un anno e che alla fine ha firmato con una casa editrice big.

 

 

 

Certo tu puoi vedere un sacco di cose nella mia frase. Vedo che ci vedi tutto, tranne quello che ci ho messo, lo scherzo, che qua in teoria c'è ma poi gratta gratta scarseggia e se tocchi qualche tasto dolente la cosa si palesa. Difetta alla base, se posso, dato che si pone attenzione su cosa degli altri ci fa innervosire tanto. Più poni attenzione su ciò che ti fa innervosire, più ti innervosirai. Stamani pensavo di postare il post scriptum di quel mini intervento che suonava più o meno così: " Comunque a quegli editori che chiedono espressamente di essere avvisati in caso di avvenuta accettazione da parte di una altra CE, non potrei non scrivere, anche se sono di quelli che non mettono un termine di risposta. Gli altri, specialmente quelli che appunto non si sa quando risponderanno perchè non c'è un termine indicato, non è dato sapere o presumere se l'abbiano letto e non sia piaciuto o altro, quindi lasciamo tutto nelle mani del divino flusso ". Godiamocela si riferisce al fatto che ognuno dovrebbe fare queste cose come si sente, scevro da sensi di colpa quanto più possibile, posto che questo non causi un danno reale ad altri. Essere concentrato come l'amico che poi dopo un anno ha ben pubblicato, e fai bene a citarlo come esempio, uno così ho qualche dubbio che si focalizzi sui difetti altrui, perchè è troppo preso a mettere energia sulle sue cose. Essere naturali senza che per questo ciò comporti  veder appiccicare a tale scelta la qualità del testo e la sua mancata revisione. Infatti come si possa desumere da una mancata mail anche la macata revisione, per me rimane un mistero. Ma già che ci sono posso dirti che io revisiono tante di quelle volte che quando mi vede il testo dice: "Ancoora?". E io, glaciale: "Sì baby, e non posso nemmeno dirti che sarà l'ultima." Però se poi per qualcuno la mia battuta è indice di cruditée mentale, va bene lo stesso. Con tutta la verdura che mangio..

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Ma no, @Sunday Times, ho capito benissimo che stavi scherzando. ;) Purtroppo però c'è chi pensa la tua frase sul serio e non come una battuta. Io mi sono collegato alla tua risposta per rispondere a mia volta a chi davvero nutre odio e rancore nei confronti degli editori :si:.

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Meglio. Sai, a un certo punto diventa difficile districarsi in questo pasticcio di risposte alle risposte. Si finisce per avere male agli occhi, cosa molto preziosa per chi scrive. Altra cosa preziosa a mio avviso è non eccedere con l' "odio" per gli editori. Un po' di sbuffi sono legittimi perchè ci sta. Si vedono certe cose pubblicate che ti si rizzano anche i capelli che devono nascere. Però se poi pensi a come all'inizio ti sei posto tu stesso, agli errori ingenui, alle cose che hai imparato, ti ricordi che le cose hanno bisogno di tempo per maturare. E in fondo gli editori sono in mezzo a un tira tira di frutta acerba, scatenata non è detto da loro stessi, o non solo, e quindi se anche hanno qualche colpa ( alcuni ), ora che ci si ritrovano in mezzo, aggiungere anche l'odio serve solo ad allontanare il giorno della pubblicazione, o a toglierli tutta la bellezza che potrebbe avere. Il primo passo dovremmo farlo noi invece. Scrivere con più criterio. Scrivere non tanto di meno, quanto meglio, e se uno non ce la fa, allora aspetta. La dura realtà è che non tutti possono diventare masterchef o scrittori da ristampe. Ma magari è meglio. Io non vorrei diventare in un certo modo. Sono già come vorrei, e infatti il "problema" amletico" è essere o diventare. Se sei prima o poi qualcosa di buono diventi. Ma se non sei meglio non chiedersi cosa puoi diventare.

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Il 12/10/2020 alle 12:01, dyskolos ha scritto:

Esatto! Vogliono solo il manoscritto. Non guardano sinossi, bio, schede a tutto il resto.

 

Il 12/10/2020 alle 11:51, Ilaris ha scritto:

Forse perché valuta i testi e non lucciole e contorno

 

Biografia e sinossi non rappresentano un ostacolo, li definirei piuttosto una "prova". Mettiamoci nei panni di chi valuta, senza pregiudizi:

 

  • Offrire un contratto significa iniziare una stretta collaborazione (non una chat), quindi ritengono giusto conoscere il candidato. È chiaro che non si aspettano un Vip (nessun personaggio famoso ricorre all'invio spontaneo). Poco importa se siete medici o disoccupati, l'editore intende farsi un'idea e scoprire se vi sono "esperienze" in ambito letterario. Dunque vi chiedo: qual è il vostro timore? Sì, io chiederei a tutti una breve biografia. 
  • La sinossi. Miei cari la sinossi è una prova ardua che dimostra buone o scarse capacità di sintesi. Sì, io la chiederei. Mi interesserebbe sapere se l'aspirante è puntiglioso, competente, paziente, frettoloso o sciatto. La famigerata sinossi non serve solo ad esporre l'opera (è una sorta di filtro).

Se interessati a questo tema propongo di cambiare discussione. Ciao! 

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52 minuti fa, Luciano91 ha scritto:

Offrire un contratto significa iniziare una stretta collaborazione (non una chat), quindi ritengono giusto conoscere il candidato.

Ma chi propone testi non si sta candidando O_O , non sta chiedendo di essere assunto. Il testo deve parlare da sé, che l'abbia scritto un accademico o un alcolizzato per lo più scansafatiche. Secondo il tuo discorso avremmo solo le opere di Umberto Eco; Bukowski non avrebbe avuto alcuna chance.

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25 minuti fa, Luciano91 ha scritto:

Dunque vi chiedo: qual è il vostro timore?

 

Il problema si presenta quando non sai se sei valutato per la biografia o per il testo che proponi. Siccome la mia biografia è alquanto scarsa, il problema si pone, eccome! Poi non capisco perché debba essere chiesta insieme al testo e non dopo. Se mi vogliono conoscere mi sta bene, ma allora perché la biografia non me la chiedono dopo? Una cosa tipo: "Gentile autore, la sua proposta editoriale ci è parsa buona e siamo interessati alla pubblicazione, ma adesso vorremmo avere anche la sua biografia prima di prendere una decisione definitiva". Così io gliela mando volentieri perché non ho più il dubbio di essere stato scartato per la biografia. Dopo che gliela mando, sono ancora in tempo per rifiutare, certo, ma a questo punto, se mi rifiutano, è chiaro che sono stato valutato in base alla biografia.

Mi possono anche scrivere che il mio testo fa schifo, naturalmente, anche senza avere la biografia. Sulla biografia non posso farci nulla, sul miglioramento della mia scrittura invece posso farci molto, e proprio per questo mi piacerebbe sapere il reale motivo del rifiuto. Questo è il mio timore.

Perché la vogliono insieme al testo e non dopo? Mi chiederei tutto il tempo: il mio testo è buono o fa schifo?

Per me fa bene chi non la chiede e valuta la proposta editoriale in sé stessa.

 

 

53 minuti fa, Luciano91 ha scritto:

l'editore intende farsi un'idea e scoprire se vi sono "esperienze" in ambito letterario

 

E se uno non ha queste "esperienze"? Se nessuno lo pubblica mai, come diamine può farsi queste esperienze?

Mi sembra come in quegli annunci di lavoro in cui ti richiedono "almeno tre anni di esperienza". Ma se nessuno ti prende perché non hai quelle esperienze, poi come capperi fai a formarti quelle esperienza? O_OO_O

 

 

46 minuti fa, Luciano91 ha scritto:

Miei cari la sinossi è una prova ardua

 

What?! Ardua? Are you sure? O_OO_OO_O Non deve mica esserlo. Una sinossi è una sinossi, stop! Non un modo per valutare. Le capacità di uno scrittore emergono dal testo, se ci sono. Comunque per me va bene, non c'è problema, non mi dà nessuna difficoltà. Il mio problema riguarda la biografia, non la sinossi.

 

Viva chi non valuta la biografia! Hasta la victoria siempre! :super:

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A me irritano gli scrittori che scrivono tanto senza rendersi conto di uscire fuori tema. :D

Come si è arrivati a parlare di editoria in questo topic? 

O meglio, il "come" e il "da chi" lo so benissimo, domanda retorica... Alla quale segue la mia altrettanto retorica esortazione.

Torniamo in argomento, please. ;)

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26 minuti fa, ElleryQ ha scritto:

Torniamo in argomento, please. ;)

Meno male che esisti :sss:. Stavo proprio per irritarmi :asd:.

 

A proposito, negli ultimi tempi mi sto infastidendo per un'altra categoria di scrittori irritanti: quelli che sui social parlano esclusivamente di scrittura, dei loro libri, di ciò che stanno scrivendo, di come lo stanno scrivendo, di quanto stanno scrivendo. Arriva un punto in cui il troppo è troppo. Diventano nauseabondi. Ma non hanno una vita propria che vada oltre la scrittura?

Io progetto e scrivo i miei romanzi per circa dieci ore al dì, ma non sto a parlarne tutto il giorno, tutti i giorni (lo sto facendo qui, ma il WD è un forum di scrittori e ci sta). Ogni tanto un post per ricordare che hai scritto un libro va bene, ma diventa insopportabile se la cosa è continua. Posso capire su un account che hai creato appositamente per il tuo lavoro di scrittore (Es. Cicciolino Scrittore Fanpage), ma sul tuo personale perché si parla soltanto di scrittura? Un gattino non si può postare ogni tanto? Un paesaggio, dei fiori, un selfie, la pasta che mangi a pranzo, una donnina con le poppe al vento o un ometto in perizoma non vanno bene? Se il tuo libro non mi interessa, perché devo vedermelo spuntare ogni giorno davanti agli occhi? Se non l'ho comprato è perché mi fa schifo e non perché non mi sono accorto che lo hai scritto. :fuck:

E io che cosa faccio quando incontro persone del genere tra i miei contatti? O le elimino o smetto di seguirle per sempre. Oppure le uccido. :omicida:

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22 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Ma non hanno una vita propria che vada oltre la scrittura?

 

E pensare che io mi preoccupo proprio perché sull'unico profilo social che ho aperto (per costrizione) parlo più di gatti e di altro che di scrittura. :asd:

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Dal mio punto di vista dimostrano una eccessiva sensibilità è chiaro che senza di essa si può scrivere poco e male. Tuttavia una buona parte di essi alla fine intuisce come portare avanti la propria passione. Ma il motivo che più mi manda in bestia è l'enorme perdita di aspiranti scrittori che pur avendo talento e amore per la scrittura per colpa della loro permalosità smettono di scrivere senza tenere conto che proprio lo scrivere,scrivere, scrivere, leggere, leggere, leggere porta a migliorarsi ed al successo. Questo è solo un mio parere poi non credo che i grandi siano nati già valenti,  sono convinto che qualcuno o qualcosa gli ha fatti diventare tali.

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Come @flambar e molti altri hanno sottolineato, vorrei che certi scrittori fossero meno "drama queen" e accettassero le critiche.

 

Poi non sopporto certi che vogliono scrivere il nuovo "Sulla strada" di Kerouac, credendo di aver fatto esperienze di vita avvincenti, quando la cosa più pazza che hanno fatto è stato l'interrail di due settimane in Spagna.

Seriamente:facepalm:

Conosco persone che stanno scrivendo un romanzo sulla loro esperienza erasmus, tra discoteche e ubriacature.

 

 

 

 

 

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Il 25/11/2020 alle 21:31, Luciano91 ha scritto:

Biografia e sinossi non rappresentano un ostacolo, li definirei piuttosto una "prova". Mettiamoci nei panni di chi valuta, senza pregiudizi:

  • Offrire un contratto significa iniziare una stretta collaborazione (non una chat), quindi ritengono giusto conoscere il candidato. È chiaro che non si aspettano un Vip (nessun personaggio famoso ricorre all'invio spontaneo). Poco importa se siete medici o disoccupati, l'editore intende farsi un'idea e scoprire se vi sono "esperienze" in ambito letterario. Dunque vi chiedo: qual è il vostro timore? Sì, io chiederei a tutti una breve biografia. 

 

E se una persona non a nulla da dire? Si scarta il libro, perché la persona può risultate imbarazzant,  patetica, ridicola?

Il libro e importante, non la biografia, ne la persona. 

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