Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

theco

L'originalità di genere è un limite o un valore?

Post raccomandati

Da circa sei mesi sto cercando di capire cosa fare del mio primo romanzo, che nel frattempo non è più l'unico.

Sono confuso perché sto ricevendo indicazioni contrastanti.

Il feedback ricevuto da case editrici e agenzie letterarie è negativo.

Ho anche acquistato la scheda di valutazione di un'importante agenzia, la quale apprezza l'originalità della storia e la complessità dell'intreccio, ma reputa il lavoro di difficile collocazione editoriale perché non appartiene ad un genere definito, ma integra più generi in una storia unica.

Mi consigliano quindi il self publishing dove, così dicono, i lettori sono più inclini ad apprezzare lo sperimentalismo di genere.

In sostanza una stroncatura.

 

Però ho anche fatto girare il testo a molti lettori, di canali diversi e non necessariamente vicini a me, il cui feedback è invece stato di segno completamente diverso.

Hanno apprezzato il lavoro, praticamente senza eccezioni. Qualcuno si è addirittura spinto a dirmi che ha continuato a leggere durante la notte fino all'epilogo, perché non riusciva a metterlo giù. In sostanza un'accoglienza molto positiva.

 

Non so cosa pensare e soprattutto non so cosa fare.

La ragione mi dice di abbandonare quel lavoro, di smetterla di dedicargli tempo, considerandolo una specie di palestra personale e quindi dedicarmi a nuove storie.

L'istinto mi dice che, anche se difficilmente omologabile, quel lavoro piace molto a chi lo legge, magari proprio perché è diverso.

 

Che fare?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, theco ha detto:

Ho anche acquistato la scheda di valutazione di un'importante agenzia, la quale apprezza l'originalità della storia e la complessità dell'intreccio, ma reputa il lavoro di difficile collocazione editoriale perché non appartiene ad un genere definito, ma integra più generi in una storia unica.

Si sono anche fatti pagare per dare un consiglio del genere...?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se il tuo desiderio è la pubblicazione tradizionale, prima esplora tutti i canali possibili di questa; se lo hai già fatto e non ne è venuto fuori niente prova con l'autopubblicazione.

Io l'ho fatto col mio primo romanzo e il consiglio che ti posso dare è di informarti bene prima di cosa comporta sia dal punto di vista tecnico (impaginazione e pubblicazione, niente di complicato) ma soprattutto dal punto di vista del marketing, ci sono diversi testi su questo argomento. Potresti cavalcare proprio la miscela di generi come punto di forza.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se hai intenzione di pubblicare con un editore, continua a tentare, uno lo troverai sicuramente.

 

Mi sembra di capire che il tuo testo sia stato considerato "di nicchia" da casa editrice e agenzia letteraria (non vuol dire scritto male, eh), quindi non pubblicabile perchè acquistabile da un numero limitato di lettori.

 

Credo che la questione commerciabilità sia un fattore determinante per la pubblicazione di un esordiente con una major.

Niente sperimentazione, solo narrativa di ampio respiro, purtroppo (io la vedo così: l'originalità di genere è un limite per gli esordienti mentre un pregio per gli autori già pubblicati).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie a tutti per le risposte.

 

1 ora fa, Mister Frank ha detto:

(non vuol dire scritto male, eh)

Su questo è d'accordo anche la mia scheda di valutazione, che parla di una 'scrittura molto fluida e disinvolta'. Anche sull'impianto si esprime in modo positivo, definendolo 'affascinante' e 'molto elaborato'. Ma la commistione di generi e stili non è piaciuta.

 

2 ore fa, Spartaco per Tempesta Ed. ha detto:

Si sono anche fatti pagare per dare un consiglio del genere...?

La scheda contiene anche buone indicazioni per rendere la forma più congeniale, in particolare per eliminare alcune parti discorsive poco vibranti e per allacciare meglio tra loro i diversi filoni che la trama porta avanti, prima dell'epilogo comune.

 

4 ore fa, Vincenzo Valenti ha detto:

Autopubblicazione :)

Ho qualche perplessità sull'argomento. Se tanti addetti ai lavori non lo hanno considerato pubblicabile ci saranno valide ragioni e forse impiegherei meglio le energie dedicandomi a qualcosa di nuovo, piuttosto che insistere.

Sto comunque preparando una revisione, di quelle profonde, che tiene conto dei suggerimenti ricevuti e che proverò ad inviare ad alcune piccole case editrici indipendenti, alle quali non avevo ancora inviato nulla. Se anche in questo caso nessuno si dimostrerà interessato credo proprio che lascerò perdere.

 

Ciao

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
29 minuti fa, theco ha detto:

Ho qualche perplessità sull'argomento. Se tanti addetti ai lavori non lo hanno considerato pubblicabile ci saranno valide ragioni e forse impiegherei meglio le energie dedicandomi a qualcosa di nuovo, piuttosto che insistere.

Lascia che sia il pubblico a decidere, no? Poi, contento te...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La penso come Vincenzo valenti, ti avessero detto che é scritto male capirei, ma, a quanto pare, il problema è quanto sia vendibile essendo tu un esordiente. L'autopubblicazione ha il grosso limite di portare alla luce porcate indegne, ma ogni tanto si trova qualcosa di buono. E uno di quei qualcosa potrebbe essere un romanzo in cui hai speso tempo ed energie. Se poi vuoi tenerlo lì, cercare di pubblicare Qualcosa di più convenzionate e in un secondo tempo riproporlo é altra faccenda. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Alle 16/5/2018 at 16:47, Vincenzo Valenti ha detto:

Lascia che sia il pubblico a decidere, no? Poi, contento te...

Hai ragione e non fa una piega, ci penserò.

L'autopubblicazione mi sembra un'ottima scelta se fatta in modo consapevole, come alternativa al mondo dell'editoria.

Fatta invece perché gli addetti ai lavori non hanno trovato pubblicabile un lavoro, mi sembra un po' un ripiego, adottato per non prendere atto della realtà delle cose.

In generale ho sempre creduto nel valore della professionalità e poco mi prendono i tanti self-made che si agitano ormai tutti i campi dell'umana convivenza.

 

Qui sul forum spesso si legge l'invito a non mollare e a insistere ad oltranza, credo che anche decidere di lasciar perdere un lavoro (anche se è scritto bene, anche se vi ha richiesto anni di fatica, anche se piace ai lettori ma non agli editori) per dedicare le proprie energie ad un lavoro nuovo, sia anche questo un modo per non mollare.

 

1 ora fa, AnnaL. ha detto:

cercare di pubblicare Qualcosa di più convenzionate e in un secondo tempo riproporlo é altra faccenda

In realtà sono già al secondo tempo e il lavoro che andrò a proporre ormai è solo un lontano parente di quello originario.

Nel frattempo mi sono tolto altre soddisfazioni.

Vediamo come va.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho avuto (e penso avrò per l'eternità) lo stesso problema per i miei romanzi. Non essere ben inseriti all'interno di un genere, nel mercato odierno, è un peccato mortale. Suggerimento semi-serio: sei maschio, puoi definirlo "narrativa" :P

Per il resto sono d'accordo con chi ti consiglia di rivedere bene quanto hai scritto. Il self-publishing solo se sei disposto a fare tutto il lavoro (e ne hai tempo, ovviamente). Sicuramente ti consiglio, in questo caso, di fare un sacrificio di tasca e affidarti a un editor professionista prima di pubblicare.  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Passati due anni, mi domando come si sia conclusa la tua avventura, @theco!

Mi trovo nella tua medesima situazione, con la differenza di sentire un fortissimo legame con il mio testo e conseguentemente di non riuscire ad accantonarlo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sarà un mio limite, ma io non riuscirei a scrivere altri romanzi se prima non fossi riuscito a "battezzare" e pubblicare il primo che ho scritto, soprattutto nel caso fosse ancora una creatura incompiuta e bisognosa di ulteriori migliorie, come segnalato da varie schede di valutazione in base al caso esposto sopra. Ripeto: sarà un mio limite, ma non riuscirei a dedicarmi anima e corpo a nuovi romanzi senza aver prima completato, cesellato e pubblicato il primo. Piuttosto, impiegherei tutte quelle energie per far fare il salto di qualità al primo romanzo, invece che disperderle in nuovi progetti. Solo dopo aver chiuso tale capitolo, solo dopo aver davvero messo un punto definitivo in tal modo al primo romanzo, riuscirei ad accantonarlo davvero e potrei aprirmi alla scrittura di un nuovo romanzo nel modo migliore, vale a dire al massimo delle mie possibilità creative e senza altri tarli o distrazioni. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 ore fa, GioLeo82 ha scritto:

Sarà un mio limite, ma io non riuscirei a scrivere altri romanzi se prima non fossi riuscito a "battezzare" e pubblicare il primo che ho scritto, soprattutto nel caso fosse ancora una creatura incompiuta e bisognosa di ulteriori migliorie, come segnalato da varie schede di valutazione in base al caso esposto sopra. Ripeto: sarà un mio limite, ma non riuscirei a dedicarmi anima e corpo a nuovi romanzi senza aver prima completato, cesellato e pubblicato il primo. Piuttosto, impiegherei tutte quelle energie per far fare il salto di qualità al primo romanzo, invece che disperderle in nuovi progetti. Solo dopo aver chiuso tale capitolo, solo dopo aver davvero messo un punto definitivo in tal modo al primo romanzo, riuscirei ad accantonarlo davvero e potrei aprirmi alla scrittura di un nuovo romanzo nel modo migliore, vale a dire al massimo delle mie possibilità creative e senza altri tarli o distrazioni. 


Condivido. Per me, almeno in parte, sarebbe lo stesso. Se ho lasciato il primo lavoro incompiuto per 3/4 allora sono già certo che il secondo non andrà oltre la metà, anche se non l'ho nemmeno cominciato. Lavorare a due progetti diversi contemporaneamente invece, in passato, non è stato un problema. Se l'ispirazione c'è, allora non ha senso porvi un freno, anche se essa è indirizzata verso due correnti artistiche differenti. Il mio problema attuale è che adesso, vedendo una situazione editoriale generalmente stagnante, l'estro scarseggia :morte::asd:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 5/6/2020 alle 23:29, RobinK ha scritto:

Passati due anni, mi domando come si sia conclusa la tua avventura, @theco!

Mi trovo nella tua medesima situazione, con la differenza di sentire un fortissimo legame con il mio testo e conseguentemente di non riuscire ad accantonarlo.

 

Ciao Robink, è accaduto che ho inviato quel testo ad un autore affermato, non di narrativa, ma che nei suoi lavori tratta di un particolate argomento scientifico che affronto anch'io nel mio storico. E' davvero un autore di primissimo livello, che tutti sicuramente conoscono.

 

Non mi aspettavo una risposta e invece è arrivata: l'ha letto ed era davvero entusiasta. Puoi immaginare la mia soddisfazione. Forte di questa 'recensione' ho scritto nuovamente ad un'agenzia letteraria importante, che in precedenza aveva già scartato il romanzo. Hanno accettato di 'rileggere' ma il risultato, dopo un interessante scambio di email, non è cambiato. In sostanza mi hanno consigliato di cimentarmi con qualcosa di più riconoscibile, perché il talento c'era e una volta pubblicato con buoni risultati di vendita, ci sarebbe stato spazio anche per il 'romanzo del cuore', benché po' strano.

 

Ho seguito alla lettera il loro consiglio e ho scritto un thriller di ambiente ospedaliero, divertente, a tratti pirotecnico, ma nulla di più. Il commento (di un'altra agenzia, questa non molto importante) è stato una bocciatura secca.

 

Non scrivo da oltre un anno. A dire il vero perché ho avuto grattacapi seri di cui occuparmi, ma in tutta sincerità anche perché mi sono anche stancato.

 

Stancato di un mondo che cerca voci nuove, ma poi fugge terrorizzato le novità. Di un mondo che ha abdicato dai propri principi e annaspa nel tentativo di non affondare. Di un mondo che non sa più distinguere il cazzo dall'equinozio (è una citazione di Marquez, chi la censura se ne assume le responsabilita).

 

Non autopubblico perché non amo le pratiche solipsistiche. Se mai mi tornerà voglia di scrivere... sai che faccio? Mi siedo e comincio. 

Ciao

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@theco grazie per la risposta. Ti auguro di ritrovare la scrintilla, ché come il Boss insegna you can't start a fire without a spark. E se davvero qualcosa s'è acceso, allora continua ad alimentarlo... pubblica anche qui qualche frammento se vuoi, sarà un piacere leggerti. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×