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Elisabeta Gavrilina

Ebbe nome Lionardo

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Immagine di copertina:

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Titolo: Ebbe nome Lionardo
Autore: Elisabeta Gavrilina

Casa editrice:  Angelo Pontecorboli Editore
ISBN: (della versione cartacea e/o digitale) 788899695866ISBN 978-88-99695-86-6

Data di pubblicazione (o di uscita): aprile 2018
Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale) 19.80

Genere: romanzo storico

Caratteri: 334 pagine

Quarta di copertina o estratto del libro: 

Leonardo Da Vinci, un genio inarrivabile, il più grande di tutti i tempi.
Come lo è diventato? Il romanzo svela le origini del suo ingegno poliedrico a cominciare dalla storia della nascita, tutt’altro che semplice.
Un bambino prodigio concepito, come dice lui stesso, dal grande amore e gran desiderio delle parti: l’amore impossibile tra un notaio ambizioso e una donna straordinaria con l’unico difetto di essere povera. Figlio illegittimo: una condizione che influenzerà tutta la sua vita.
Con leggerezza, rigore storico e un tocco d’ironia propria dei toscani, Elisabeta Gavrilina racconta il Leonardo più intimo: il suo mondo e l’insaziabile curiosità che ne plasmò il pensiero, i sogni e le paure, i capolavori che osservò con occhi sgranati e i mestieri in cui si mise alla prova.
Con una prosa passionale e un realismo che non fa loro sconti, l’autrice dipinge i personaggi importanti nella vita del Genio. La forza del libro sta infatti nel disegno a tutto tondo dei protagonisti che, unito alla documentazione puntuale e alla cura del dettaglio storico, permette ai lettori di calarsi nelle atmosfere della quieta Vinci e della Firenze agli albori del Rinascimento.
Un viaggio emozionante che riserva delle sorprese, quasi un pellegrinaggio in un passato molto più attuale di quanto si possa credere.

Link all'acquisto: 

https://www.ibs.it/ebbe-nome-lionardo-genio-nato-libro-elisabeta-gavrilina/e/9788899695866

https://www.ibs.it/ebbe-nome-lionardo-genio-nato-libro-elisabeta-gavrilina/e/9788899695866

https://books.google.it/books/about/Ebbe_nome_Lionardo_Il_genio_nato_a_Vinci.html?id=QFBJtgEACAAJ&redir_esc=y

https://www.amazon.it/Ebbe-nome-Lionardo-genio-Vinci/dp/8899695865/ref=sr_1_11?ie=UTF8&qid=1526426514&sr=8-11&keywords=ebbes

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9 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Casa editrice:  Angelo Pontecorboli Editore

Ma chi è Angelo Pontecorboli Editore? A 20 euro e senza nemmeno un'anteprima su Amazon? Distribuito da chi? Editore locale-regionale?

Sono scettico. L'esperienza insegna che spesso la "vanità", la smania dell'Autore per l'opera pubblicata e presto poi si dimostra d'ostacolo alla carriera futura dello scrittore. A volte è meglio aspettare e passare anni a lucidare e a limare l'opera, onde evitare poi di soffrire di pentimenti per non averla curata abbastanza. Comunque, adesso per Elisabetta Gavrillina comincia il difficile. in bocca al lupo.

Un saluto.  

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@Renato Bruno Carissimo, grazie per l'interessamento e il sostegno.

2 ore fa, Renato Bruno ha detto:

A volte è meglio aspettare e passare anni a lucidare e a limare l'opera

già fatto.

Considerando che un testo è sempre migliorabile (tranne il mio adorato Italo Calvino), bisogna anche aver coraggio di mettere il punto e pibblicare

2 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Ma chi è Angelo Pontecorboli Editore?

Premetto che volevo pubblicare il libro a Firenze.

Angelo Pontecorboli non mi ha preso un soldo e mi ha proposto ottime condizioni.

E' un editore piccolo ma di vecchia data, con una clientela consolidata. Specializzato in saggistica, è vero, ma questo non mi dispiace: dà un tono di serietà al libro, documentatissimo.

Non potevo desiderare di meglio.

3 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Comunque, adesso per Elisabetta Gavrillina comincia il difficile.

Eh già... Hai qualche suggerimento da darmi?

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Mi era sfuggito. Distrazione imperdonabile! :facepalm:

Complimentissimi, cara. :ola:

 

18 minuti fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

E' un editore piccolo ma di vecchia data, con una clientela consolidata. Specializzato in saggistica, è vero, ma questo non mi dispiace: dà un tono di serietà al libro, documentatissimo.

 

(y)

 

20 minuti fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

 

3 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Comunque, adesso per Elisabetta Gavrillina comincia il difficile.

Eh già... Hai qualche suggerimento da darmi?

 

In bocca al lupo per la promozione. Sarà pure la parte difficile ma è anche la più divertente e che ti consente di relazionarti con i tuoi lettori; goditela appieno, pur senza adagiarti sugli allori. ;)

A proposito, se non è già nelle liste puoi segnalare il tuo editore e la tua esperienza in "Da testare".

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37 minuti fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Eh già... Hai qualche suggerimento da darmi?

Giocare in casa è sempre rassicurante: sugli spalti ci sono amici, parenti e conoscenti. E se non ci fossero sapresti dove e come radunarli. È un bene, ma ti limita molto  nelle vendite e nella visibilità di lunga durata. Ma forse questo a te non interessa. Spero solo che il tuo editore fiorentino abbia un ottimo ufficio stampa per far sapere che l'opera esiste, perché pochi fiorentini saranno interessati a Lionardo rispetto al vivo interesse che fuori dalla Toscana Leonardo riceve. 

Suggerimenti? Più di uno. Ma molto dipende dalla disponibilità -e dei mezzi economici del tuo editore -di farti trovare le copie giuste là dove tu andrai a parlare del libro. poi, cercati associazioni culturali, circoli, case del libro, librerie, spazi culturali, fiere e quant'altro per farti conoscere e per presentare il tuo libro. Ma presentalo bene, in modo "culturalmente" efficiente e interessante. Se hai un'amica che sa leggere e recitare brani del libro ad alta voce ingaggiala e se l'amica ha un pianista con keyboard e altoparlanti a seguito ingaggia pure lui. Non dimenticare che la gente va dove si mangia. E cerca di essere presente ai premi (certo, 334 pp. sono davvero tante per una giuria esaminatrice,  ma tentar non nuoce)...Altro? Sì, non  fare tu il lavoro che per contratto spetta all'editore, ma tu parlaci con questo editore  e cerca di vendere le copie a 15 euro perché a 20 troverai pochi lettori. E poi, mettiti d'accordo con 10 amici e di' loro di ordinare ognuno una copia in dieci librerie diverse, per capire come sono i tempi e le modalità di consegna editore-libraio. E mi fermo qui, perché non sono il tuo agente...ma a Firenze c'è l'Agenzia Studio Nabu se non mi sbaglio. Contattali. 

 

Poi, tu sai che a me restano seri dubbi sulla tua lingua narrativa, sulla tua miscela stilistica e mi piacerebbe davvero sapere che editing al tuo testo è stato fatto dall'editrice. Perché su 334 pagine c'è molto da tagliare per dare al libro una forma narrativa scorrevole e agile, commercialmente valida. Non è la fitta documentazione che dà valore letterario-narrativo al tuo Lionardo, bensì l'aver dimenticato tu tutta la documentazione per far scorrere nelle tue vene il testo come sangue.  

 

Buon pomeriggio, Elisabeta.

 

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@Renato Bruno Grazie per i consigli, davvero preziosi.

Ecco i bacini e i cuoricini anche per te :love::love3:<3

8 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Perché su 334 pagine c'è molto da tagliare per dare al libro una forma narrativa scorrevole e agile, commercialmente valida.

dillo a Ken Follet, Irving Stone (lui sì, ben documentato) e anche a un tal Falcones (quest'ultimo non ha dimenticato la documentazione: ne ha fatto a meno) :asd:

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Pontecorboli è un editore in attività da diversi decenni, poco conosciuto perché pubblica poca narrativa e molti testi di architettura, quasi sempre legati alla Toscana.   Da ex libraio ne ho un ottimo ricordo: testi molto curati e sempre presenti presso il distributore regionale, spero si sia mantenuto sugli standard di un tempo.

A questo libro poi tengo particolarmente, perché prima di sottoporlo all'editore Elisabeta me ne ha fatto editare i due o tre capitoli che più le creavano problemi (potevo dirlo? Spero di sì, ormai l'ho fatto ;)).

In bocca al lupo, cara. 

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58 minuti fa, Marcello ha detto:

Pontecorboli è un editore in attività da diversi decenni, poco conosciuto perché pubblica poca narrativa e molti testi di architettura, quasi sempre legati alla Toscana.   Da ex libraio ne ho un ottimo ricordo: testi molto curati e sempre presenti presso il distributore regionale, spero si sia mantenuto sugli standard di un tempo.

Sì, i libri sono sempre molto curati

1 ora fa, Marcello ha detto:

A questo libro poi tengo particolarmente

Ti voglio bene :rosa:(posso dirlo? Non è che qualcuno sarà geloso?)

1 ora fa, Marcello ha detto:

prima di sottoporlo all'editore Elisabeta me ne ha fatto editare i due o tre capitoli che più le creavano problemi

Te ne sono grata. Mi hai aperto gli occhi su tante cose.

E sono grata a tutti coloro che hanno commentato i miei brani su WD, ogni commento mi ha aiutato a migliorare <3

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Ebbe nome Lionardo
Il Genio nato a Vinci

 

Prologo

Milano, 1493

 

“Caterina venne al dì 16 di luglio 1493”
(Leonardo, Foster III 88 r)

 

Caterina osservava la stanza.

Seduta, mani raccolte in grembo, capo coperto da un velo vedovi­le, aspettava e si guardava intorno. Gli anni, la povertà e le fatiche l’a­vevano invecchiata anzitempo, ma non le avevano incupito lo sguardo né indurito la dolcezza dei tratti del volto smagrito.

La stanza era ampia e ariosa, con teli alle finestre per smorzare la luce. Nella penombra riposante scorgeva specchi, morbidi tappeti spes­si due dita, mobili di legno pregiato, tanto belli che non aveva osato neppure toccarli. Stava seduta sul cassone che aveva portato con sé, quello che monna Lucia le aveva donato per le nozze: conteneva tutti i suoi averi.

Stava aspettando lui.

Non sapeva quando sarebbe rientrato, intanto studiava la sua di­mora ammirando gli arredi di lusso.

È diventato un signore, pensava.

C’erano nicchie e scaffali parati da cortine verdi con le nappe. Curiosò con lo sguardo dietro un drappo scostato: sui ripiani erano sistemate bocce, albarelli, ciotole allineate in fila come dallo speziale; anche l’odore nella stanza era simile. C’era un grande tavolo ingombro di libri e rotoli di carta, e un piano di lavoro che traboccava di dise­gni. Notò cavalli d’argilla: somigliavano a quelli vivi, specie quello che s’impennava. Vide anche una quantità di oggetti singolari. Se fossero lì per bellezza o si trattasse di attrezzi da lavoro non avrebbe saputo dirlo, non aveva mai visto niente del genere. E attaccate ai fili, dal soffitto pendevano due grandi ali fatte di stecche e teli.

Lui era un inventore e il duca Lodovico lo teneva in grande conto. Dal piccolo borgo toscano di Vinci Caterina aveva seguito i suoi suc­cessi.

Appoggiati o appesi c’erano dipinti, alcuni appena iniziati, altri quasi finiti. Li trovò belli e assai verosimili. Soffermò lo sguardo su una madonnina, colpita dalla perfezione del viso illuminato dalla gioia della maternità, e le parve familiare.

Dalla porta socchiusa udiva i fruscii e le risatine dei ragazzi di bot­tega. Avevano maneggiato il suo cassone in maniera tanto maldestra che Caterina temette ne avessero danneggiato il contenuto. Ma non aveva detto niente.

Cercava di immaginare il caro volto: come sarà cambiato? Porterà sempre i capelli lunghi e la barba? Non lo vedeva da undici anni.

Si coprì le spalle con lo scialletto: aveva brividi anche nelle gior­nate calde. Era malata d’un male che pian piano le aveva logorato la salute. Ma non la forza d’animo. Quella forza che l’aveva aiutata a sopportare gli stenti del viaggio fino alla lontanissima Milano, per rivedere la creatura che le era più cara al mondo.

L’aveva invitata a passare con lui il resto dei suoi giorni. E Caterina aveva cominciato a sognare questa vita insieme, e si scopriva ancora avida di vivere e di essere felice.

Ora, trovandosi in quell’ambiente da signori, guardando quei marchingegni e sentendo le risatine dietro la porta, capiva che gli sa­rebbe stata d’intralcio. Lui trattava con principi e duchi, non poteva rivelare a nessuno chi lei fosse.

Ripartirò, decise, dopo che l’avrò veduto.

I due uomini che più amava avevano da fare cose più importan­ti che occuparsi di lei. Non li incolpava. Aveva provato per Piero un amore così grande, così intenso da riempirle la vita. Un sorso di felicità strappato a caro prezzo. Ma lui… con lui era diverso. Aveva desiderato tanto stare in sua compagnia. Ora, dopo anni, doveva ancora una volta mettersi da parte.

Sentì la porta d’ingresso aprirsi e riconobbe il suo passo agile.

Entrò nella stanza. Ah, come era bello! Ben vestito, distinto in tutta la persona, barba e capelli ondulati, un vero signore. Alto. Non si ricordava di quanto lo fosse, slanciato ancor più di Piero.

Le si avvicinò.

«Caterina…»

Nel caro volto dagli occhi verdi c’era un accenno di rughe e qual­che filo d’argento spuntava sulle tempie, per il resto gli anni l’avevano migliorato. Non si sarebbe mai saziata di guardarlo.

«Avete fatto buon viaggio? Gradireste mangiare?»

«Non vi preoccupate. Non ho appetito».

«Vi faccio portare qualcosa da bere?»

«Non importa, non vi disturbate».

«Mangiate qualcosa, vi prego. Sarete stanca dopo il viaggio».

La chiamava per nome, come sempre. Le dava del voi ed era un voi rispettoso, che però la faceva sentire ancor più d’incomodo.

Caterina si alzò dal cassone e l’aprì. «Guardate cosa vi ho portato».

Uno dopo l’altro tirò fuori dei fagottini, pezzuole con le cocche annodate.

«Questo è il timo, per il mal di gola. Dicono che quassù a Milano c’è più freddo che da noi. Questo è il finocchio salvatico. Il ramerino del nostro orto, è tanto profumato».

Parlava svelta come se avesse paura di fargli perdere tempo. Con­segnava quei doni preparati con cura, che ora le sembravano miseri.

«Ecco il miele, lo manda Francesco. Manda anche una lettera», e trasse dal petto un foglio ripiegato.

Tolse dai viluppi di stoffa una boccetta: «È olio, del nostro, non so se qui lo fanno altrettanto buono. Il vino non l’ho portato, avevo paura che si guastasse per strada».

Il mento le tremava d’un pianto che non usciva, impedito dal ma­gone nel petto. Ripartirò, si ripeteva, ora che l’ho veduto sistemato e in buona salute, e non ce la faceva a guardarlo negli occhi. Per nascondere il viso si chinava sul cassone. Prese con cura un involto voluminoso.

«È una camicia. L’ho cucita e ricamata con la Lisabetta. Lei voleva fare una tovaglia ma io ho pensato che...»

Era stato un suo puntiglio: aveva piacere che lui portasse addosso una cosa cucita con le loro mani. Forse non era una buona idea, un gran signore non avrebbe indossato roba fatta dalle contadine.

Lui appoggiava i doni sul tavolo.

Infine gli porse quello più prezioso: gli stami dei crochi carichi di polline, avvoltolati in più pezze per non perdere un grano della costo­sa polverina gialla. Gli era utile, lo sapeva per certo. Aveva piacere di fargli vedere quanti ne avevano raccolti, ma non riusciva a sciogliere il nodo del fagottino, emozionata com’era. E più voleva far presto, più si impacciava.

«Mamma, permettete che lo faccia io».

Lui si chinò, prese le mani ruvide e scarne nelle sue, lisce e curate.

Cercò gli occhi di lei coi suoi e di nuovo disse:

«Mamma, faccio io».

Mamma. Non l’aveva mai sentito pronunciare da questo figlio, l’unico figlio dell’amore.

Il nodo che Caterina aveva nel petto da anni, pesante come un macigno, si sciolse in lacrime. Non le tratteneva più, sgorgavano libere in un pianto di gioia.

«Lionardo», ripeteva a fior di labbra, «Lionardo…»

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Buon compleanno, Leonardo!


La fiammella tremolante del lume di sego rischiara a stento la tua stanza. Vegli sul prezioso fagotto dal quale spunta solo la faccina, già rosea. Questa creaturina, questa meraviglia che ancor ieri non c'era… Non ti sazi mai di guardarlo. Fa un sospirone. Non resisti, gli liberi delicatamente le manine, piccole piccole. Hanno le tenere fossette e i ditini con le unghie minuscole. Apre e chiude i pugnetti, forse vorrebbe muoversi ma è impedito dalle fasce. Vorresti togliergli quelle fasce, vederlo tutto, ma hai paura che poi il corpo gli si modelli male. Gli baci la manina, sfiori con le labbra la morbida gota. Il suo mugolio è il suono più dolce che tu abbia mai sentito. Non sa ancora muovere i muscoli del viso, fa le smorfie buffe e ti guarda con gli azzurri occhi profondi dei neonati. Si addormenta, gli ascolti il respiro e il tuo cuore batte al suo ritmo.
Oh, Caterina, veglia sul tuo piccino, veglia finché puoi. Non te lo lasceranno a lungo…

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