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Mister Frank

Concorsi Letterari

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Buon pomeriggio!

Mi sono reso conto che diverse case editrici (in realtà, quasi unicamente le piccole) organizzano concorsi letterari con in palio la pubblicazione dei testi in antologie. Voi cosa ne pensate? Cioè, servono solo alle case editrici oppure anche agli autori che vogliono mettersi in gioco con i propri scritti?

Per me, purtroppo, sono concorsi che lasciano il tempo che trovano, come si suol dire.

Grazie a chiunque avrà voglia di commentare.

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Per quanto mi riguarda sono spesso tempo perso; faccio fatica a comprenderne il motivo, visto che le antologie che ne vengono fuori non ottengono mai un minimo di promozione o di attenzione da parte dell'editore. Forse questi concorsi sono un tentativo di scovare qualcuno di interessante da pubblicare "sul serio", più probabilmente sono un modo per farsi vedere attivi senza sostanzialmente far nulla.

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Credo che servano soprattutto alle Ce che li organizzano, per tirare su qualche spicciolo (pure loro devono campare:asd:) con le tasse d'iscrizione e i proventi della vendita delle antologie, e per fidelizzare un gruppetto di autori tramite segnalazioni, disposti a partecipare ai loro successivi concorsi (e a sborsare i relativi spiccioli d'iscrizione e acquisto copie)... vorrei sbagliarmi, ma questa è l'idea che mi sono fatta della maggior parte dei concorsi.

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4 ore fa, Mathiel ha detto:

... vorrei sbagliarmi, ma questa è l'idea che mi sono fatta della maggior parte dei concorsi.

Non sbagli affatto @Mathiel. Ogni autore pubblicato nelle antologie acquista come minimo tre o quattro copie per "farsi bello" con amici e parenti...

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Il 11/5/2018 alle 16:24, GiacomoRic ha detto:

Per quanto mi riguarda sono spesso tempo perso; faccio fatica a comprenderne il motivo, visto che le antologie che ne vengono fuori non ottengono mai un minimo di promozione o di attenzione da parte dell'editore. Forse questi concorsi sono un tentativo di scovare qualcuno di interessante da pubblicare "sul serio", più probabilmente sono un modo per farsi vedere attivi senza sostanzialmente far nulla.

Sì, è proprio così. Una modalità per stampare sul sicuro qualche centinaio di copie sicuramente "già vendute". Oltre ad avere un interessante parco aspiranti autori al quale, eventualmente e non tutte lo fanno, proporre la pubblicazione con contributo dei suoi inediti. Questo, diciamo, nel peggiore dei casi.

Detto questo, io sono presente con continuità nella rubrica concorsi, segnalandone alcuni. In particolare, cerco di segnalare quelli gratuiti o con premi interessanti in denaro. Potrei dire che i concorsi sono utili per costringerti a scrivere entro un certo numero di cartelle, su determinati temi e tempi di invio definiti. Certo, anche avere un riscontro, ma, in tal caso occhio alla qualità della giuria. Se è di livello e ti premia è un adeguato riscontro sulla qualità dell'opera. Diverse giuria hanno scrittori e noti giornalisti tra i presidenti e i giurati.

 

Io, personalmente, dopo molti anni di partecipazione, sono oggi interessata esclusivamente al veniale riscontro economico. Posso dire che ogni anno porto più soldi a casa con le vittorie ai concorsi, che con la saggistica professionale, pubblicata da editori free.

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Le antologie proprio no, almeno offrano la pubblicazione al primo e delle targhe per il secondo e il terzo. In linea di massima non ci credo neppure io, troppi sono i partecipanti e i dubbi che vi siano collusioni. Venti euro di qua e trenta di là, finisci per spendere un centone per non avere neppure una menzione speciale della critica e contribuisci al potenziale successo di un raccomandato.

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Chi si attende la notorietà letteraria dalla vincita di uno delle centinaia (se non migliaia) di premi che pullulano nella penisola è ingenuo o inesperto. Nonostante ciò, in molti casi la partecipazione è piacevole: si vincono soldi, premi vari e, in occasione della premiazione, si ha l'occasione di fare una bella gita e godersi un buon buffet scambiando due chiacchiere con persone di tutta Italia. La pubblicazione nell'antologia del concorso fornisce inoltre la possibilità di avere pronti senza troppo sforzo e con poca spesa i libri con cui sfangare i regali di Natale.:D

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Ciao @GattoQuantico, dipende dal concorso. Per i racconti la prassi vuole che l'autore rinunci ai diritti sulle vendite, ma ha la facoltà di pubblicare il racconto secondo altre modalità. In questo caso, sarebbe opportuno che tutti lavorino gratis e i proventi siano devoluti in beneficenza. Se invece l'antologia o il racconto viene distribuito in maniera gratuita, non sorge nessuna disparità di trattamento. Ci sono concorsi, invece, in cui viene assegnato anche un premio economico (in alcuni casi però è prevista una tassa d'iscrizione) e qui si decide d'investire per mirare al premio finale. 

Per rispondere invece alle domande di @Mister Frank, aggiungo che i racconti, se letti da professionisti del settore, interessati a fare scouting, sono un'opportunità per mettersi in mostra e in più possono avvalorare il curriculum degli autori. Occorre sempre valutare chi è che organizza il concorso, dando un'occhiata anche ai componenti della giuria se sono poi persone qualificate. 

 

 

 

 

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20 ore fa, Valentina Iusi ha detto:

Ciao @GattoQuantico, dipende dal concorso. Per i racconti la prassi vuole che l'autore rinunci ai diritti sulle vendite, ma ha la facoltà di pubblicare il racconto secondo altre modalità. In questo caso, sarebbe opportuno che tutti lavorino gratis e i proventi siano devoluti in beneficenza. Se invece l'antologia o il racconto viene distribuito in maniera gratuita, non sorge nessuna disparità di trattamento. Ci sono concorsi, invece, in cui viene assegnato anche un premio economico (in alcuni casi però è prevista una tassa d'iscrizione) e qui si decide d'investire per mirare al premio finale. 

Per rispondere invece alle domande di @Mister Frank, aggiungo che i racconti, se letti da professionisti del settore, interessati a fare scouting, sono un'opportunità per mettersi in mostra e in più possono avvalorare il curriculum degli autori. Occorre sempre valutare chi è che organizza il concorso, dando un'occhiata anche ai componenti della giuria se sono poi persone qualificate. 

 

Sì, è così. Se si vogliono utilizzare i concorsi per valutazioni o anche contatti con esponenti del settore, bisogna spulciarsi bene sia il bando che le pregresse edizioni del concorso. Spesso inseriscono nomi dei membri della giuria e presidente, nel caso troviamo nomi di richiamo almeno sapremo che il nostro lavoro ottiene una lettura d'eccellenza. Non è tento raro incontrarli. Negli anni mi è capitato spesso e ho coltivato qualche rapporto. 

 

 

 

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@GattoQuantico Senza andare a operare un controllo accurato, posso dirti a braccio di aver pubblicato racconti in almeno una trentina di antologie concorsuali. Solo un paio di volte all'autore erano riconosciuti i diritti d'autore, e di queste due una non li ha mai pagati. Quindi ho riscosso una volta su trenta circa (e trattandosi di antologie, l'otto per cento dell'autore va poi diviso fra dieci o venti e perciò si parla di pochi euro se non di centesimi). Ma, come ho spiegato poco sopra, non è certo quello il motivo per cui si partecipa a un concorso.

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Il 21/11/2018 alle 14:47, Valentina Iusi ha detto:

Ciao @GattoQuantico, dipende dal concorso. Per i racconti la prassi vuole che l'autore rinunci ai diritti sulle vendite, ma ha la facoltà di pubblicare il racconto secondo altre modalità. In questo caso, sarebbe opportuno che tutti lavorino gratis e i proventi siano devoluti in beneficenza. Se invece l'antologia o il racconto viene distribuito in maniera gratuita, non sorge nessuna disparità di trattamento. Ci sono concorsi, invece, in cui viene assegnato anche un premio economico (in alcuni casi però è prevista una tassa d'iscrizione) e qui si decide d'investire per mirare al premio finale. 

Per rispondere invece alle domande di @Mister Frank, aggiungo che i racconti, se letti da professionisti del settore, interessati a fare scouting, sono un'opportunità per mettersi in mostra e in più possono avvalorare il curriculum degli autori. Occorre sempre valutare chi è che organizza il concorso, dando un'occhiata anche ai componenti della giuria se sono poi persone qualificate. 

 

 

 

 

 

Vi chiedo conferma quindi che, se un racconto è stato inserito in un'antologia pubblicata grazie ad un concorso, l'autore ha comunque la facoltà di pubblicarlo nuovamente secondo altre modalità (nel mio caso, nel bando era riportato semplicemente: "il partecipante concede a titolo gratuito a .... il diritto di utilizzare l’opera ... al fine di pubblicare un'antologia etc." senza nessun riferimento a diritti esclusivi).

Grazie

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Per me i concorsi servono a darmi delle scadenze per produrre qualcosa entro un certo numero di caratteri e su un argomento specifico. Mi servono come allenamento, poi non so se abbiano un'altra utilità, in molti professionisti del settore, sconsigliano la partecipazione ai concorsi perché organizzati in maniera tale che difficilmente il racconto/libro verrà davvero letto e giudicato in maniera oggettiva.

Tendo a credere a queste persone perché fanno parte del mondo editoriale da molti anni e partecipano, come giuria, a molti concorsi.

Per essere sincera, io sono molto interessata ai concorsi in cui si vincono buoni amazon per comprare libri!

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@LMRN

Io ho dovuto firmare una liberatoria in cui era indicato che rinunciavo ai diritti sulle vendite, mentre i diritti di pubblicazione rimanevano a uso e consumo dell'autore. Naturalmente, ogni concorso ha le sue regole, quindi, bisogna leggere bene il bando per capire quali sono le condizioni proposte.

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11 ore fa, LMRN ha detto:

 

Vi chiedo conferma quindi che, se un racconto è stato inserito in un'antologia pubblicata grazie ad un concorso, l'autore ha comunque la facoltà di pubblicarlo nuovamente secondo altre modalità (nel mio caso, nel bando era riportato semplicemente: "il partecipante concede a titolo gratuito a .... il diritto di utilizzare l’opera ... al fine di pubblicare un'antologia etc." senza nessun riferimento a diritti esclusivi).

Grazie

La quasi totalità dei concorsi prevede che l'autore resti in possesso dei diritti e  conceda che il racconto venga inserito in antologia. Poi, ci sono le eccezioni. Lo scorso anno ho vinto un concorso in cui, oltre alla pubblicazione in antologia e sul sito, si vincolava l'autore per tre anni a non pubblicarlo altrove. Ma, ripeto, sono appunto eccezioni.

 

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3 ore fa, Kikki ha detto:

Per me i concorsi servono a darmi delle scadenze per produrre qualcosa entro un certo numero di caratteri e su un argomento specifico. Mi servono come allenamento, poi non so se abbiano un'altra utilità, in molti professionisti del settore, sconsigliano la partecipazione ai concorsi perché organizzati in maniera tale che difficilmente il racconto/libro verrà davvero letto e giudicato in maniera oggettiva.

Tendo a credere a queste persone perché fanno parte del mondo editoriale da molti anni e partecipano, come giuria, a molti concorsi.

Per essere sincera, io sono molto interessata ai concorsi in cui si vincono buoni amazon per comprare libri!

Concordo con te sull'utilità dei concorsi per darsi scadenze, ma non sottovaluterei  la necessità di  tener conto dei limiti di battute- quindi, impone un proficuo lavoro di taglio, un dimagrimento rende sempre migliore un testo- e, in caso di scarsità di idee, avere uno spunto su cui lavorare.

È  vero che gli operatori del settore sconsigliano per questo motivo, ma, dalla mia esperienza, anche qui dipende. Bisognerebbe scegliere giurie con personalità del settore e quindi qualificate a dare un giudizio. Sai qual'è il vero problema? nei premi in cui arrivano centinaia di racconti è gioco forza suddividerli tra i giurati, e qui emerge  il problema. Supponiamo che ne vengano affidati venti o trenta a testa, nessuno assicura che a tutti capitino un certo numero di veramente buoni, alcuni dignitosi ed altri scadenti.  Ognuno deve fornire una rosa finale di 3/6 testi selezionati. Può accadere- fidati, accade- che a un giurato arrivino magari il doppio di testi buoni ed è costretto a sacrificarne alcuni, e all'altro pochi veramente buoni, ed è costretto a ripescarne tra i mediocri. Così- oltre che con la variabilità  e il gusto personale delle giuria- si spiega come racconti neanche selezionati per la pubblicazione in un concorso, in un altro vincono, sbaragliando numerosi avversari.

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20 ore fa, jacopa Del Gado ha detto:

ma non sottovaluterei  la necessità di  tener conto dei limiti di battute- quindi, impone un proficuo lavoro di taglio, un dimagrimento rende sempre migliore un testo- e, in caso di scarsità di idee, avere uno spunto su cui lavorare.

esatto, infatti l'ho scritto insieme alle scadenze: scadenze e numero di caratteri. Per me è davvero un grande esercizio :)

 

20 ore fa, jacopa Del Gado ha detto:

Sai qual'è il vero problema? nei premi in cui arrivano centinaia di racconti è gioco forza suddividerli tra i giurati, e qui emerge  il problema. Supponiamo che ne vengano affidati venti o trenta a testa, nessuno assicura che a tutti capitino un certo numero di veramente buoni, alcuni dignitosi ed altri scadenti.  Ognuno deve fornire una rosa finale di 3/6 testi selezionati. Può accadere- fidati, accade- che a un giurato arrivino magari il doppio di testi buoni ed è costretto a sacrificarne alcuni, e all'altro pochi veramente buoni, ed è costretto a ripescarne tra i mediocri. Così- oltre che con la variabilità  e il gusto personale delle giuria- si spiega come racconti neanche selezionati per la pubblicazione in un concorso, in un altro vincono, sbaragliando numerosi avversari.

esatto, è proprio lo stesso discorso che mi hanno fatto anche loro per dissuadermi dal partecipare con testi a cui tengo e che, secondo loro, è meglio proporre per canali diversi.

 

In ogni caso, io partecipo il più che posso, ogni tanto con qualche soddisfazione, ma va bene così. Intanto imparo molto!

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