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Alberto Tosciri

Altri legami

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con il cielo colore di piombo.

Questa frase personalmente non mi piace col resto del frammento (bellissimo, me ne parlo dopo). Infatti, 'colore di piombo' mi appare slegato (ahahah, che splendido gioco di aprole parlando di altri legami icon_smile.gif ) dal resto. Io direi: dal colore del piombo o, più semplicemente, plumbeo.

Il tuo frammento è una splendida poesia, una fotografia magnifica. Prima il paesaggio e gli uomini avvolti nella nebbia, nascosti da 'qualcosa' e ancora inesistenti, poi piano piano sempre più definiti, lo spazio acquista una forma, la natura dei confini. Pure sentimenti, prima neutrali e celati dal pesso strato vellutato, riaffiorano come ferite riaperte, un'inifinità di rapporti e legami si dipana dal nulla verso, prende per un fuggente attimo un tratto distintivo, per poi riaffondare fra la nebbia e il buio. Bello, non so che altro dire. Un bel pensiero, triste e drammatico ma scritto con passione e bravura. Spero di leggere tutto il racconto, ammetto che esita. A rileggerci e ancora grazie,

Sid

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direi che siamo pari, unius.

pari come emozioni evocate, pari come ricordi riemersi (primo grazie). divise verdi e cielo plumbeo e per un attimo sono di nuovo a rio de janeiro, e dalla caserma sulla spiaggia escono di corsa giovani militari ad allenarsi sulla sabbia. poi passi alla percezione della festa ed io sono lontano da casa, in una piazza di san juan e in decine di altri posti che non sono casa e penso a lei e ai bambini in cucina che guardano fuori dalla finestra, pensando che quello è lo stesso cielo che anch'io sto vedendo (grazie numero 2). e poi c'è quel silenzio che racchiude ogni vita e ogni pensiero del plotone in marcia e chissà perché son tornato ancora su quel fottuto volo TWA per miami, ancora io e lei, la stessa della spiaggia di rio, la stessa di quella cucina, con il capitano che ci informa che c'è un ordigno a bordo e che stiamo rientrando su parigi e poi tutto il silenzio che è seguito, quei quaranta, q-u-a-r-a-n-t-a, minuti di vuoto che comprendeva i suoni di tutte le nostre vite, ogni parola, ogni canzone, ogni sospiro.

sono vivo. spesso dimentico che da quella notte ho perso il diritto di lamentarmi.

grazie.

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@ Grazie Sid per le tue belle parole su questo frammento. Hai ragione circa il cielo di piombo, è che volevo creare una sorta di suono "duro". Questo scritto l'ho estrapolato da una serie di "sequenze", come le chiamo io, in cui ho diviso un tentativo di romanzo che sto scrivendo.

@ Grazie Seth per l'apprezzamento. Sono contento per le emozioni piacevoli suscitate in te dal mio frammento e mi dispiace per quelle meno piacevoli.

Hai ragione: solo quando si vede in faccia la morte, dopo capiamo meglio il vero motivo della nostra vita e abbandoniamo le nostre esigenze e le nostre pretese, talmente ci sembra immenso il solo fatto di vivere.

Purtroppo aveva ragione Montaigne: "Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà loro a vivere".

Non è auspicabile, ma penso che tu ed io lo abbiamo imparato.

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Prima qualche correzione.

Risaltavano le loro divise verdi contro il muro grigio e l’asfalto nero

Secondo me, i colori sono troppo ben definiti. Hai appena detto che emergono dalla nebbia, portando ancora con sé l'alone delle nubi e, quindi, la prima idea che il lettore si fissa nella mente è quella di una visione non perfettamente nitida e chiara nei dettagli. Poi lo porti a visualizzare il particolare, come se quella nebbia non ci fosse mai stata...

Il mio consiglio è quello di procedere gradualmente. Ad ogni passo, è possibile scorgere un particolare in più e, perché no, alcuni dettagli è possibile anche solo immaginarseli, senza vederli.

Continuavano a emergere in una fila infinita

Qui potresti usare un sinonimo.

il silenzio dell’attesa della festa, di un suono di campana

Piccola parentesi: Leopardi!!! *_* Anche se per lui, era il sabato... Comunque, non so se è voluto o meno, ma il richiamo è fortissimo e mi piace tantissimo (anche se, per ovvi motivi di tematiche, è decontestualizzato)

scomparendo nella nebbia davanti a loro che li avvolgeva come una sposa gelosa, chiusa dal muro grigio.

Ecco, nella chiusa confermi la mia impressione iniziale. Il tuo scritto è un lampo, un flash, un piccolo frammento di tempo. Giusto il tempo di intravedere qualcosa che si muove tra le nubi, giusto il tempo di percepirne la consistenza, giusto il tempo di riuscire ad immaginare cosa sia, che già di nuovo scompare nella nebbia.

Quindi rinnovo il consiglio di rendere più "eterea" questa presenza. Di rendere più astratta la visione, e più concreta l'emozione che suscita.

Per il resto, è un'immagine evocativa, molto. Con contorni più labili e indefiniti, il lettore potrebbe spaziare con le impressioni, con le storie da crearci su, a partire da qeusto frammento. Potrebbe provare sentimenti avversi. Prova a guidare il brano in questa direzione, a mio parere ne guadagnerebbe molto, anche se già di per sé è un SIGNOR frammento!

Alla prossima.

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Ospite

A me questo frammento ha fatto venire i brividi: ragazzi che marciano a passo cadenzato dimenticando il passato, sicuri di se, forse con scritto nella fibbia del cinturone "Gott mit Us"...

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@ Ti ringrazio Magnolia per le tue preziose osservazioni, effettivamente ti do ragione su tutto, rivedrò i punti che mi hai indicato. In quanto a Leopardi lo adoro e conosco quella poesia, ma credimi che non ci ho pensato minimamente nello scrivere quella frase molto... simile. Coincidenze. Grazie per l'apprezzamento.

@

Bradipi ha scritto:

A me questo frammento ha fatto venire i brividi: ragazzi che marciano a passo cadenzato dimenticando il passato, sicuri di se, forse con scritto nella fibbia del cinturone "Gott mit Us"...

ehm... veramente sarebbe "Gott mit Uns" ( Dio è con noi), il motto delle SS, ti è sfuggita la "n" digitando.

Non pensavo a loro, pur conoscendo bene la loro storia, le loro uniformi, e i loro canti (conosco un po' il tedesco, ho due nipotini che parlano tedesco e devo comunicare con loro).

Ricordavo semplicemente, per come la vedevo io, una scena della mia giovinezza, quando ero un allievo alla Scuola Sottufficiali di Viterbo.

Volevo studiare letteratura e scrivere fin da allora, ma mi ritrovai a marciare in uniforme, per svariati motivi, compiendo una scelta impopolare, osteggiata e ridicolizzata da molti, allora come oggi.

Ma, le atmosfere, la vita, gli episodi e i personaggi buoni e cattivi che ho conosciuto sotto le armi sono un altro mondo a se stante, che è impossibile conoscere, descrivere e comprendere in tutte le sue sfaccettature se non lo si è vissuto per anni. Uno dei tanti universi sconosciuti di questo mondo.

Su una cosa posso però darti ragione: ancora oggi, divise, passo cadenzato ecc. portano a rievocare i nazi.

Peccato che ai nazi vengano anche associate parole come disciplina, onore, fedeltà, senso del sacrificio per un ideale ecc. e siccome vengono associate ai nazi, è stata un'ottima scusa per buttarle nel fango, sostituendole con quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. E non mi riferisco solo al mondo militare, ma alla società in genere.

Non vorrei suscitare un vespaio... sono per l'assoluta pace e uguaglianza fra tutti i popoli. sorry.gif

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A me ha fato venire in mente la scena di un film giapponese (Kurosawa?) purtroppo la memoria non mi aiuta. Credo che fosse un film in tre episodi e piuttosto celebre.

Un ufficiale stava poco lontano dall'ingresso si una galleria. Si sentiva il runore di passi cadenzati, poi, dalla galleria usciva un intero plotone di soldati, in formazione perfetta. Ma erano tutti grigi e coperti di polvere.

L'ufficiale gridava loro: "Tornate indietro! Voi siete morti, morti!" O qualcosa di simile.

I soldati facevano dietro-front e rientravano nella galleria, mentre il rumore dei loro passi svaniva gradualmente.

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Complimenti Unius, davvero.

Questo frammento è così vivo, per me, che fin dalle prime parole è stato come trovarmi lì, e osservare la scena come se ci fossi dentro. Questi soldati marciano e intanto pensano con nostalgia alla loro vita, a quel paese che hanno lasciato, alle loro famiglie, e tutto questo si confonde e si infrange nella nebbia e in quei passi cadenzati che per obbligo e poi forse per istinto sono tenuti a seguire: mi ha dato un senso di tristezza, all'inizio, di nostalgia poi, e infine di morte. Come se quei soldati scomparissero oltre la nebbia, allontanandosi ancora di più dalla vita che si sono lasciati alle spalle, da quelle campane di festa, e si avviassero verso la guerra, e verso la morte. Non so se tu avevi questa intenzione, anche se credo che un frammento di questo tipo venga pensato in un modo dal suo autore, ma poi verrà colto in cento modi diversi da chi lo legge, secondo i suoi sentimenti, le sue idee.

Comunque ti faccio tantissimi complimenti: la tua scrittura ha un nonsochè di antico che mi affascina.

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@ Nanni, non ho visto quel film giapponese, dalla scena che hai evocato deve essere un buon pezzo, sicuramente mi è congeniale. Mi fa piacere che questo mio frammento evochi ricordi e sensazioni diverse a seconda di chi lo legge.

@ Electra, cosa dirti... le tue parole di apprezzamento e il tuo commento mi hanno fatto davvero piacere, sono anche un po' confuso, non mi aspettavo così tanto per quel poco che ho scritto e che devo ancora ritoccare quà e là... in questo frammento ci ho messo un po' di autobiografico e un po' di utopistico alla mia maniera, tipo un brindisi a quello che avrebbe potuto essere e forse sarà, ma in un altra vita.

Per quanto riguarda la destinazione di quel drappello di soldati, non vanno necessariamente verso la morte, ma è un lasciarsi alle spalle tutte le evocazioni e tutti i ricordi e tutto quello che doveva essere e non è stato.

Il futuro è sempre incerto, ma non stanno mai fermi ad aspettare il loro destino. Marciano sempre, marciano ancora, evanescenti e mobili, un modo per sentirsi vivi, andare incontro a qualcosa. L'immobilità del pensiero, quella si, con la sua fissità e rifiuto di accettare un cambiamento anche drastico e radicale, quella si, equivale alla morte.

Ancora grazie Electra.

Forza paris.

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L'ho trovato: è uno degli episodi di "Sogni", di Kurosawa. Gli episodi sono ben otto, non tre come credevo di ricordare, e, quello in questione si intitola proprio "Il tunnel"

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Ospite

E' un bel po' che non commento qualcosa di tuo

(l'ultima volta che l'ho fatto è successo un casino... :facepalm: )

Risaltavano le loro divise verdi contro il muro grigio e l’asfalto nero

A me questa distinzione molto netta dei colori piace da morire

il cielo colore di piombo.

Qui la penso come Sid

la risata di una donna che non feriva.

Questa immagine, vuoi per la punteggiatura, vuoi per la frase, vuoi per un mio limite, non riesco a coglierla.

Me la spiegheresti per favore?

nebbia davanti a loro che li avvolgeva

Dopo "loro" metterei una virgola

Frammento breve ma emozionante, come quasi tutto ciò che scrivi.

Ma un tuo romanzo quando potremo leggerlo?

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Ospite
Peccato che ai nazi vengano anche associate parole come disciplina, onore, fedeltà, senso del sacrificio per un ideale ecc.

Veramente io a queste parole associo Salvo D'acquisto piuttosto che i suoi carnefici.

Non vedo onore da parte di chi è più forte accanirsi sul più debole, ma vedo onore da parte del debole che rifiuta di piegarsi al più forte, anche servendosi di sotterfuggi e falsità, come Perlasca.

Non vedo disciplina in chi esegue ordini efferati, ma in chi si rifiuta di eseguirli, come Giovanni Palatucci.

Non vedo spirito di sacrificio in Antonio Gandin ma non nel plotone d'esecuzione.

P.S. spero avere scritto bene tutti i nomi, e dire che "Gott mit Uns" l'avevo pure cercato... wallbash.gif

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@ Grazie Nanni, vedrò di darci un'occhiata. Kurosawa più che un regista è un poeta, per quel poco che ne so.

@ Grazie Jack, scusa a quale casino ti riferisci che avresti fatto? Non mi pare di ricordare... book6.gif

Concordo e ti ringrazio per le tue osservazioni.

In quanto alla frase:

"la risata di una donna che non feriva" è un discorso lungo.

Buzzati, che considero uno dei miei maestri, assieme ad altri, scrisse un bellissimo racconto a tal proposito, di cui ora purtroppo non ricordo il titolo, ma te lo dirò appena mi ritorna in mente.

Vedi, (non vorrei aprire un topic su questo argomento, io lì faccio veramente disastri...) le donne sono fantastiche, ritengo siano superiori all'uomo, ma taluni uomini sono e devono rimanere soli. E' meglio.

Intendiamoci: non si tratta di preferenze o tendenze sessuali strane, non c'entra niente il sesso.

Una risata di donna che ti ferisce: ho conosciuto alpini di leva che rinunciavano alla licenza, alla casa e alla ragazza pur di stare con i loro compagni, scalare una cima, fare un campo difficoltoso, e inventavano scuse con la ragazza, che non li capiva e voleva andare in disco. Ho conosciuto e ho lavorato con militari di carriera che stavano nove mesi all'anno fuori dall'Italia, tutti gli anni, in zone rischiose (in missione, senza entrare in particolari), e quando rientravano dalle loro mogli e compagne, lo ammettevano, non riuscivano a dire niente dei loro sentimenti, delle loro paure, dei loro desideri, di ciò che avevano visto e avrebbero avuto bisogno di parlarne. Poi bisognava ripartire di nuovo. Altri sei, otto, dieci mesi.

"Ma come? Mi lasci sola? Con i bambini? Non ti importa niente di me?"

"Cara, è il mio lavoro..."

"Ma mettiti malato, idiota. Ma che vai a fare? La tiro avanti io la baracca..."

Il più delle volte finisce con un divorzio.

Ho visto tramonti fantastici in un deserto. E il sorgere del sole. Le dune sembravano muoversi al vento, sinuose come serpenti, ondeggianti come acqua di mare. Mi venivano incontro e non mi sentivo più solo e sperduto, non tanto fisicamente, quanto mentalmente. Ho conosciuto la solitudine totale, perfetta, assoluta, non ho sentito parlare nella mia lingua per giorni, (e non la rimpiangevo), ho desiderato una goccia d'acqua sulle labbra, eppure, ero felice (rischi a parte, non avevo preso un'insolazione, indossavo jallahb e kefhiaa di lana bianca ed ero abbronzato tanto da confondermi con i nativi)

Al rientro a casa, a raccontare talune di queste mie impressioni pseudo poetiche, ho suscitato la risata e lo sguardo di chi non capisce cosa kaiser dicevo di più di una donna. E ferisce, te lo assicuro. Sei davanti all'infinito, all'emanazione del creato, davanti a te stesso, lo racconti e ti ridono in faccia.

Finchè ti ride in faccia un uomo, passi. Gli uomini o capiscono o non capiscono.

Ma una donna no. E' superiore a un uomo. E se ti ride in faccia per queste cose ti crolla il mondo su cui volevi fare affidamento. (I miei sono esempi. Ci sono state donne che hanno reso la vita impossibile a scrittori e pittori famosi, perchè stavano a "perdere tempo" al posto di tinteggiare il salotto o comprare la cucina nuova.

Spero di non suscitare il caos... :facepalm:

In quanto al romanzo, ci sto lavorando, anzi, siccome in passato ho perso molto tempo, sto lavorando a due romanzi contemporaneamente. E' un notevole lavoro, anche perchè io sono il più severo critico di me stesso e non sono mai contento. Ma sto riuscendo, lentamente ad andare avanti.

@ Bradipi, mi associo assolutamente alla venerazione per i nomi dei martiri che hai citato.

Io volevo solo dire che alcuni valori o chiamiamoli comportamenti, che attuati nella giusta direzione sono encomiabili e da imitare, come l'onore, senso del sacrificio per la patria, senso del dovere ecc. al giorno d'oggi sono carta straccia, perchè li hanno anche attuati - male - nel senso più deleterio del termine, i nazifascisti.

Con quella scusa, la società odierna ha ritenuto giusto lavarsi le mani di quei sentimenti: se li avevano usati "quelli" erano "brutti", metterci una pietra sopra. Ricominciare. Si. Ma come... :facepalm:

A questo punto, se i nazisti avessero esposto le opere di Picasso, al posto di considerarla "arte degenerata", oggi Picasso non varrebbe un euro e sarebbe stato relegato nell'oblio, in quanto sarebbe stato uno dei tanti pittori che "piacevano" al regime. Quindi da buttare.

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Ospite

Grazie per la spiegazione.

Spiegazione... più che una spiegazione sembra una poesia di vita, ma come ci riesci?

Non vedo l'ora di averli per le mani i tuoi romanzi

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Poiché è facile commentare, non commento. E che potrei mai aggiungere se non che è bello? Visioni, trasmetti visioni. Bravo Unius. L'ho letto ieri sera tardi questo tuo, non volevo lasciarti i complimenti perché, be', lo sai perché, ne abbiamo già discusso, qui sappiamo entrambi che non sbagli, manco di là con il punto di vista del Lupo, e attendevo altre storie che dicevi di avere, vabbè, attendo.

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