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stefia

Il Clown

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Commento "A cosa serve?"

 

Ti siedi al tavolino del trucco ingombro di oggetti ed accendi le luci.
Le grosse e antiquate lampadine a bulbo disseminate lungo tutta la cornice dello specchio ti illuminano da ogni angolazione mettendo impietosamente in risalto ogni ruga, ogni neo e poro dilatato.

Ti osservi attentamente, aggrotti le sopracciglia, ti apri in un sorriso e, dopo essere tornato repentinamente serio, osservi il grosso naso bulboso che svetta al centro del tuo viso.

Il tuo naso non era così grosso né i tuoi capelli così grigi, quando hai cominciato.

Ne hai fatta, di strada, da allora.

Prendi il barattolo con il colore bianco e con la mano ricopri attentamente la metà destra del viso.  Usi le dita per contornare bene gli occhi e spargi il colore fino all’ attaccatura dei capelli che si allontana sempre più dalla tua fronte.

Ti osservi così, a metà, ed è come se fossi due in uno.

Non sei né l’uno né l’altro, eppure sei sia l’uno che l’altro.

Continui il tuo lavoro fino a che tutto il viso è ricoperto di bianco.

La pelle tira, infastidita da quel peso innaturale, e come tutte le volte devi vincere l’istinto di lavarla via e di tornare a essere solo uno dei due.

Come tutte le volte, però, aspetti un attimo di troppo e accetti di essere l’altro.

Usi il rosso per disegnare grosse labbra e le prolunghi in un sorriso storto che stona con la serietà del tuo sguardo. Aggiungi grossi pomelli rotondi sulle guance e, dopo un attimo di riflessione, colori anche la punta del tuo grosso naso: d’ora in poi potrai fare a meno di quella stupida pallina di plastica che ti pizzica e che continua a cadere.

Ti pulisci le mani con una salvietta, con il nero tratteggi grosse sopracciglia perplesse e ti osservi inclinando la testa da un lato all’altro per controllare la qualità del lavoro.

Posando il barattolo, urti maldestramente un alto contenitore di vetro che sta per finire per terra.

Lo afferri al volo con una agilità che pensavi di aver perso, ed eviti la tragedia.
Il cuore ti batte forte mentre lo rimetti sul piccolo tavolo che hai davanti.

Per un pelo il tuo tesoro più prezioso non andava perduto; una tragedia irrimediabile.

Il grosso vaso trasparente, chiuso con un coperchio, è pieno di un liquido ambrato che protegge una vera reliquia: la ciabatta con cui tua madre usava sculacciarti, ancora stretta nel suo pugno.

Accarezzi il contenitore osservando i dettagli perfettamente conservati di quella mano di cui hai conosciuto solo il peso e non il calore; il primo trofeo della tua vita.

Il moncherino, purtroppo, è sfibrato e sfilacciato: i giorni dello studio e della pratica erano di là da venire e hai fatto come hai potuto, come sei riuscito.

Un inizio di cui essere fieri.

Ti alzi, ti avvicini a una vecchia cassettiera appoggiata a un muro ammuffito e posi il contenitore al sicuro, sul ripiano a fianco di tanti altri, tutti pieni.

La luce è sufficiente per riuscire a vedere, nel secondo della fila, la testa bianca e nera di Trilly, lo stupido cane dei vicini che ti morse da ragazzino e, più avanti, il cuore di Beth, la tua prima vera ragazza. Lei aveva sempre detto di averti donato il proprio cuore e così quando poi ti lasciò per Jack, tu ti riprendesti il regalo.

I contenitori sono così numerosi da non riuscire a stare tutti sulla cassettiera: alcuni sono a terra, su bassi tavolini e dentro vetrine antiche.

Con uno sguardo abbracci tutta la stanza e la tua vita; li hai conosciuti tutti, quei trofei e ricordi tutti i loro nomi..

 

Torni a sederti al tavolino e, religiosamente, sollevi la vecchia parrucca da clown rovinata dal tempo e dall’usura. Ne spazzoli delicatamente i fitti riccioli, tutti di veri capelli umani, tinti di un rosso acceso, e controlli che sia in ordine.

Un ciuffo ti rimane in mano e ti agiti nervosamente sullo sgabello. Controlli il danno e tiri un sospiro di sollievo: la calotta non si è danneggiata, si è solo sciolto il nodo interno che fermava la ciocca.
Sistemarla richiederà tempo e attenzione perché non è in nylon come quelle schifezze moderne che si vedono in giro, ma è di pelle ed è talmente ben fatta che molte ciocche non sono nemmeno cucite ma spuntano naturalmente dalla pelle.
Quella parrucca è un autentico pezzo d’antiquariato: era già vecchia quando la trovasti, da ragazzo, nello scantinato della casa abbandonata appartenuta al vecchio Bentley.

I tre lucchetti con cui era stato chiuso il baule ammuffito non ti fermarono e, una volta aperto, conquistasti il tesoro: ritagli di giornale vecchi di decenni, abiti da clown marcescenti e quella stupenda parrucca rossa che sembrava brillare di luce propria.

La tua nuova vita ebbe inizio quando l’indossasti per la prima volta.

 

Calzi la parrucca, la sistemi accuratamente e nella tua mente risuonano le voci di tutti i tuoi trofei.

Senti le urla di mamma, la voce argentina di Beth, i latrati di Trlly e di tutti gli altri che ti chiamano,  e ti dicono che sono soli, si annoiano e vogliono compagnia.

Questa sera li accontenterai presentando loro qualcuno di veramente meritorio.

Questa sera farai loro conoscere Andrew, il figlio dei vicini che, pensando di non essere visto,  continua a entrare nel tuo giardino cercando di intrufolarsi nello scantinato.
Questa sera lo accontenterai e i suoi occhi curiosi, di un blu intenso, saranno proprio un bel trofeo.

Termini la vestizione con l’abito dozzinale che ti sei procurato e torni a guardarti allo specchio.

La bocca rossa che hai disegnato sorride per te e le sopracciglia ti danno un’aria innocua.

La tua attenzione è distolta dai passi veloci e leggeri di bambini che stanno correndo sul portico sopra la tua testa. Sollevi lo sguardo, in attesa, e dopo un allegro bussare senti una voce argentina chiedere:

“Dolcetto o scherzetto”?

Spegni le luci e al buio risali la scala cigolante.
 

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Ciao Stefia, ti lascio un breve commento di cui spero tu poi possa fartene qualcosa. Prima le piccolezze sceme:

"Usi le dita per contornare bene gli occhi e spargi il colore fino all’ attaccatura dei capelli che si allontana sempre più dalla tua fronte."
non mi suona molto aggraziata. Preferirei musicalmente separare l'azione di mettere il colore e quella dell'attaccatura che si allontana. Anzi farei di quest'ultima affermazione una frase a se stante.
"Con uno sguardo abbracci tutta la stanza e la tua vita; li hai conosciuti tutti, quei trofei e ricordi tutti i loro nomi.."
la pausa sulla virgola stride un po'. Secondo me dovresti mettere una virgola o prima della "e" congiunzione oppure togliere la prima e mettere una virgola al posto della "e".
Ma sono suggerimenti di natura strettamente personale.

 

Sullo stile non ho nulla da dire. Percepisco che hai più esperienza di me in merito ,e che probabilmente hai scritto tanto.  E' uno stile sobrio e ricco nei dettagli che ha l'unico difetto di rimandare la parte interessante del testo.  La prima critica che voglio muoverti (in assoluta umiltà) è l'estrema dilatazione della parte descrittiva sacrificando il succo del racconto. Mi obietterai sicuramente che nelle prime righe fino alla parte quasi conclusiva si abbozza un introspezione del personaggio, e sarei anche d'accordo con te in linea teorica, però è stato un po' difficile ad un certo punto continuare. Avrei voluto un cambiamento di registro, una rivelazione, azione perfino.
Dal punto di vista contenutistico costruisco una piccola seconda umile critica: hai scritto un pezzo di una classicità esagerata. Il clown assassino/psicopatico, o meglio l'impatto visivo di narrare la psicologia di un killer attraverso i colori accesi del clown è un grande classico. E se da una parte stai attingendo a qualcosa che funziona e che si è consolidato proprio per il suo innegabile funzionamento, d'altro canto c'è troppa poca novità in questo testo. Gradirei un guizzo, un colpo di coda. Qualcosa che ad un certo punti si distacchi dallo stereotipo per assurgere ad un'identità sua. Correggimi se ho capito male, è la parrucca a corromperlo? anche se di parrucca propriamente non si può parlare, sembra quasi lo scalpo di qualcuno. Se dovessi proseguire sulla linea del classico direi per l'appunto che la contaminazione venga da quello scalpo. 
Per il resto,figo il finale. Perfettamente d'effetto!

 

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Ciao @Intro 

grazie per il passaggio e il commento.

Le virgole sono il mio tallone d'Achille: le spargo in giro sperando di beccarci, di tanto in tanto. Colgo al volo i tuoi suggerimenti, quindi.

Io non ho mai scritto horror: sono una di quelle che si chiude gli occhi quando, nei film, ci sono le scene in cui uno fa una puntura a un altro. Detesto lo splatter e adoro S.King con il suo terrore psicologico. Hai ragione da vendere: il clown è stra-abusato (non dimentichiamoci "IT", per l'appunto). La parrucca, in realtà, è uno scalpo come volevo far capire, intriso di una qualche forma maligna che corrompe le persone.
Hai ragione: in questo testo, la "fantasia NON è al potere", ma sto cercando di impratichirmi nell'arte dello "show don't tell": ho il vizio di dire e non di "mostrare" per cui è stato più che altro un esperimento, un esercizio, via. Ok, quindi la descrizione troppo prolissa a un certo punto diventa pesante. Bene, grazie: a me piace ma è difficile valutare come lo vedrà un lettore, un occhio esterno. 
In quanto a esperienza di scrittura, penso che tu ne abbia più di me. Io ho più anni, anagraficamente parlando, ma ho ripreso a scrivere l'anno scorso dopo trent'anni di "stop".
Questo racconto mi è uscito in un paio d'ore, da solo, così come lo vedi (Non sempre è così facile... anzi! ) E quindi ho voluto sottoporlo a occhi attenti e diversi dai miei.
Grazie davvero per i tuoi consigli e commenti. Davvero graditissimi.

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Buon pomeriggio @stefia:) ho letto il tuo titolo, genere horror e...salta fuori, senza farlo apposta IT xD. Non ho ancora letto nulla.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Usi le dita per contornare bene gli occhi e spargi il colore fino all’ attaccatura dei capelli che si allontana sempre più dalla tua fronte.

Non mi piace: fino all’ attaccatura dei capelli che si allontana sempre più dalla tua fronte.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Ti osservi così, a metà, ed è come se fossi due in uno.

Scriverei:

Ti osservi. come se fossi due in uno.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Non sei né l’uno né l’altro, eppure sei sia l’uno che l’altro.

Frase che cancellerei.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

La pelle tira, infastidita da quel peso innaturale, e come tutte le volte devi vincere l’istinto di lavarla via e di tornare a essere solo uno dei due.

Come tutte le volte, però, aspetti un attimo di troppo e accetti di essere l’altro.

Non ripetere: come tutte le volte.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Usi il rosso per disegnare grosse labbra e le prolunghi in un sorriso storto che stona con la serietà del tuo sguardo.

Non mi convince: con la serietà del tuo sguardo.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Aggiungi grossi pomelli rotondi sulle guance

Perchè pomelli?

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

colori anche la punta del tuo grosso naso Aggiungerei un punto. D’ora in poi potrai fare a meno di quella stupida pallina di plastica che ti pizzica e che continua a cadere.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

urti maldestramente un alto contenitore di vetro che sta per finire per terra.

Cancellerei: maldestrsmente.

alto o altro?

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

i giorni dello studio e della pratica erano di là da venire e hai fatto come hai potuto, come sei riuscito.

Che significa?

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

 tu ti riprendesti il regalo.

Direi: tu te lo riprendesti.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Torni a sederti al tavolino e, religiosamente, sollevi la vecchia parrucca da clown rovinata dal tempo e dall’usura.

Cancellerei: religiosamente

 

Conclusione: testo interessante, inquientante. Sei brava nelle descrizioni. Mi aspettavo qualcosa di più spinto all'horror. Qualcosa che mette subito in guardia, paura. Ho notato che l'inizio è troppo pesante, colpa della  terminologia (disseminate, impietosamente, repentinamente) Attenzione che ripeti troppe volte "grosse\o"

A rileggerti.

Floriana

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Ciao @stefia. Ho letto questo racconto e, dal mio personalissimo punto di vista, ho notato cose buone e altre un po' da rivedere. Quello che mi è piaciuto di più sono le descrizioni accurate e riuscite, e "quell'uso" dei colori che rendono le scene ulteriormente visualizzabili.

Tuttavia da una narrazione in seconda persona, che mette il lettore "in prima linea", ci si aspetterebbe qualcosa di più avvincente e meno descritto, in particolar modo se si tratta di un racconto breve. Questa la vedo bene, per come è concepita e sviluppata, come una parte di un testo più ampio. Mantenendo questa lunghezza avresti due possibilità per migliorarlo: o usare la terza persona, senza troppi stravolgimenti alla struttura attuale, oppure se vuoi conservare "la seconda" dovresti ritoccare il testo ed eliminare i dettagli superflui, concentrarti di più sul nocciolo della questione e cercare di dare risalto alla personalità del protagonista facendogli compiere le azioni senza soffermarti troppo sui particolari ( a tal proposito ho notato che a volte ti perdi un po' e tendi a ripeterti.) Un'altra cosa a cui dovresti prestare attenzione è l'eccessivo impiego dei tanto odiati  avverbi in -mente che, se usati eccessivamente in eccesso, appesantiscono la lettura ( Poi generalmente :asd: in generale a me non danno fastidio, ma il troppo stroppia). Ci sono anche alcune incertezze, non troppe, nell'uso della punteggiatura: nella seconda frase, tra l'altro lunghetta, è addirittura "non pervenuta" e si finisce di leggerla col fiatone. La  poca originalità del tema invece, per quanto mi riguarda, non è un problema, anzi: a volte a volere essere troppo originali si rischia di diventare astrusi e la lettura, per me, deve essere un piacere.

Tirando le somme ti ho letto volentieri, il tuo stile è nelle mie corde e mi piace. In alcuni periodi c'è un po' di ridondanza a cui si può rimediare con facilità. Fossi in te, in caso di revisione del testo, prenderei spunto dal finale, ben riuscito e che vale il racconto.

A rileggerti :)

 

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@luca c.  

Grazie del passaggio! Sì le ripetizioni sono il mio tallone d'Achille e ti assicuro che da un anno a questa parte ho fatto miglioramenti ABISSALI (figurati come dovevano essere i primi testi  ;) ) Riconosco che la punteggiatura è un bello scoglio e che la costruzione delle frasi ogni tanto lascia perplessa anche me.  Prometto che revisionerò anche gli avverbi.

Ok, lo revisionerò soprattutto per dare maggior "movimento" al racconto. Grazie per i commenti. Magari lo revisiono e lo ripropongo.

 

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@Floriana  Ciao! Grazie per la lettura e i commenti.
Sì, concordo, l'originalità al potere, proprio... che, si capisce che mi è piaciuto 'IT' ? :D
 

  Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Perchè pomelli?

 

Non so se il termine è "locale", ma i pomelli sono quei cerchi tondi che si disegnano sulle guance.... ok, elimino. :)

 

  Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

i giorni dello studio e della pratica erano di là da venire e hai fatto come hai potuto, come sei riuscito.

Che significa?

E' stato un maldestro tentativo di dare informazioni sul personaggio: lui ha tagliato la mano della madre da ragazzo, maldestramente, come ha potuto; poi ha studiato medicina, infermieristica, e si è allenato e ora fa dei tagli puliti.

 

L'horror non è molto nelle mie corde, e penso che dovrò macinarne, ancora, di strada... ma ci sto provando. Ok, vedo che, unanimamente, mi consigliate di snellire, alleggerire e movimentare. Grazie. Ho già in mente la release 2.0

A poi. ;)

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Ciao @stefia

 

mi piace molto come scrivi, credo di avertelo già detto... mi piacciono le idee e i racconti che crei, sempre originali anche e magari partendo o muovendosi in  ambientazioni classiche (sto pensando, ad esempio, a "Non sparate sul pianista").

 

Questo "horror" in soggettiva di telecamera, secondo me è molto ben giocato e mi è piaciuto... Originale dunque e accattivante la scelta stilistico-narrativa di svelare la storia poco a poco attraverso piani sequenza che dal dettaglio si allargano sempre più sulla scena di campo, includendo nella visuale non solo tutta la stanza-scantinato, ma anche la storia-passato del protagonista... veramente ben fatto e scritto, secondo me, da questo punto di vista, quasi invidiabile direi.

 

Se vogliamo poi analizzare alcuni punti più "critici", sempre a mio parere, direi che non sono affatto gravi, ma eventuali particolari su cui ragionare per far scorrere tutto al meglio.

 

La trama s'inceppa un attimo, questo è vero, o meglio raggiunge il suo culmine di tensione alla rivelazione della vera indole del protagonista (praticamente assassino psicopatico) circa verso metà-tre quarti di storia... ossia alla rivelazione dello scaffale di tutti i barattoli.

In un certo senso, si potrebbe dire, il racconto finisce o poteva finire qui, in quanto gli elementi pregressi messi in scena (il truccarsi come volano per la trama) si esauriscono o meglio esauriscono il loro compito.

A me dunque è venuto da chiedere, perché leggere ancora? Nel senso che la tensione dove la trama mi ha portato ha raggiunto il culmine, c'è stata la rivelazione... in qualità di lettore ho un calo di tensione.

 

Continuando a leggere, poi, il racconto riprende slancio e il finale mi è piaciuto quanto l'inizio, narrativamente delizioso, direi.

 

L'unico problema, secondo me, è forse questo: che la trama si arresta e poi si rinnesca... in quel momento di pausa-passaggio, potresti rischiare di perdere l'attenzione del lettore.

 

Da un punto di vista stilistico, poche cose...

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

a bulbo disseminate lungo tutta la cornice dello specchio ti illuminano da ogni angolazione mettendo impietosamente in risalto ogni ruga, ogni neo e poro dilatato.

Ti osservi attentamente, aggrotti le sopracciglia, ti apri in un sorriso e, dopo essere tornato repentinamente serio, osservi il grosso naso bulboso

"Bulbo e bulboso"... varierei uno dei due..

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

, urti maldestramente un alto contenitore di vetro che sta per finire per terra.

Perché "alto" mi son chiesto? "Alto" mi dà l'idea di lungo e affusolato... un contenitore "alto" l'immagino almeno suoi 40/50 cm... non so...

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Il grosso vaso trasparente, chiuso con un coperchio,

Poi spieghi meglio e riesco a visualizzarlo bene, anche se "vaso", come sinonimo un po' mi fuorvia...

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Lo afferri al volo con una agilità che pensavi di aver perso, ed eviti la tragedia.

Questo poi diventa un puntiglio... lo afferra con una o due mani, in base alle dimensioni? Ma la domanda è sciocca, personale ed estremamente puntigliosa. Deriva però dalla difficoltà che ho avuto nel mettere subito a fuoco come fosse fatto il contenitore, che a sua volta deriva dalla scelta (in questo caso giusta) di svelare poco a poco.

Consiglio però, nella seconda parte della frase, di evitare "virgola + ed" ma anche un buon gerundio... "evitando".

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

i giorni dello studio e della pratica erano di là da venire e hai fatto come hai potuto, come sei riuscito.

L'espressione, forse più gergale, non mi è risultata immediata... "di là da venire" come "in procinto" come "dovevano ancora giungere"... non mi è suonata benissimo

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

interno che fermava la ciocca.
Sistemarla richiederà tempo e attenzione perché non è in nylon come quelle schifezze moderne che si vedono in giro, ma è di pelle ed è talmente ben fatta che molte ciocche non sono nemmeno cucite ma spuntano naturalmente dalla pelle.

Qui ci sono alcune ripetizioni che suonano, secondo me, un po' male... più che altro la stessa frase mi pare un po' contorta... quasi accartocciata su stessa nel tentavo di spiegare l'immagine... l'impressione mia personale è che non riesci a trovare le parole giuste o il modo di descrivere quello che vuoi dire... mentre bisognerebbe trovare un modo più incisivo quanto breve-riassuntivo per raggiungere lo scopo.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

abiti da clown marcescenti e quella stupenda parrucca

"Marcescenti", che è un bel termine ricercato, forse però spicca un po' troppo...

 

L'impressione stilistica negativa in generale è che ogni tanto, i termini-sinonimi che usi non si adattino perfettamente allo scorrere della lettura, ma la rallentino un poco nel gioco del dettaglio, che invece potrebbe a questo punto essere leggermente ridotto a svantaggio della macro-descrizione, ma a vantaggio della fluidità di tutto il testo.

 

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

 e ti dicono che sono soli, si annoiano e vogliono compagnia.

Questa sera li accontenterai presentando loro qualcuno di veramente meritorio.

Questa sera farai loro conoscere Andrew, il figlio dei vicini che, pensando di non essere visto,  continua a entrare nel tuo giardino cercando di intrufolarsi nello scantinato.

Ottima e gustosa questa parte dove, come dicevo, la trama riprende vitalità e interesse.

 

Da questo punto di vista, forse un'eventuale idea per evitare "l'arresto" di metà racconto potrebbe essere quella di inserire alcuni particolari sin dall'inizio della storia, come ad esempio i "passi" potrebbero essere rumori fuori campo che si "odono" durante la scena del trucco... in questo caso avresti inserito l'elemento Andrew senza svelarlo, ma "costringendo" il lettore a giungere alla fine senza allentare la tensione per scoprirlo... non so se mi sono spiegato...

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

La tua attenzione è distolta dai passi veloci e leggeri di bambini che stanno correndo sul portico sopra la tua testa.

 

Così anche, si potrebbe ragionare sull'elemento "Halloween" da accennare durante il racconto allo stesso scopo (la faccenda andrebbe un attimo ragionata).

Elemento che, per inciso, ho trovato davvero ben scritto ed "entusiasmante"...

Alle 6/5/2018 at 15:08, stefia ha detto:

“Dolcetto o scherzetto”?

Spegni le luci e al buio risali la scala cigolante.

Mi immagino quale terrore possa invadere i bambini al momento in cui lui aprirà la porta di casa e... brrrr...  ottimo!

 

Complimenti e alla prossima!

 

 

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@AndC grazie per la lettura e per i commenti.
Credo di aver capito quello che intendi con "calo di tensione" : la storia è praticamente già finita. E hai ragione da vendere a dire che scrivo frasi accartocciate su se stesse: tante volte non riesco a esprimermi in modo lineare e scrivo dei periodi dentro i quali mi incarto io stessa.
Quello che devo fare è dare al lettore qualche altro elemento che rimane in sospeso fino alla fine della storia.

Mi piacciono i tuoi suggerimenti e ti ringrazio per averli condivisi. Ci ragionerò sopra. Sono iscritta a un forum di scrittura che indice concorsi, e questo mese è toccato al genere Horror.
Ora siamo in pieno svolgimento della gara dove tutti commentano i racconti in gara. Non ho partecipato con questo pezzo, ma allo stesso modo, mi si dice che lascio cadere la tensione e poi la faccio ripartire, costringendo il lettore alle montagne russe. :D
Mi sa che guardo troppi film!
Grazie ancora dell'aiuto.

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Quando leggo l'etichetta "horror", non posso tirarmi indietro. Fatti subito dire che se dovessimo badare a evitare i cliché del genere, non scriveremmo più, soprattutto racconti. Il problema è come viene scritta una storia, senza dover inserire la novità a ogni costo. Mi sarei volentieri evitato i vampiri sbrilluccicanti della Meyer o gli zombie dal cuore tenero. Il tuo lavoro è ottimo, intervengo solo per qualche spunto interessante che hai preferito tralasciare.

Alle 5/6/2018 at 15:08, stefia ha detto:

i giorni dello studio e della pratica erano di là da venire e hai fatto come hai potuto, come sei riuscito.

Ho letto nei commenti di presunte nozioni di medicina e infermieristica. Superflue. La pratica è venuta con gli omicidi e man mano i tagli dei clown sono diventati più precisi.

Alle 5/6/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Non sei né l’uno né l’altro, eppure sei sia l’uno che l’altro.

Bella la parte schizofrenica, ma deve avere un'origine. La madre che lo picchia è troppo scontata come giustificazione. Che c'entri invece il vecchio del baule?

Alle 5/6/2018 at 15:08, stefia ha detto:

era già vecchia quando la trovasti, da ragazzo, nello scantinato della casa abbandonata appartenuta al vecchio Bentley

Chi era il vecchio? Che ci faceva il protagonista in casa sua? Se era anche lui un killer, si potrebbero essere innescate delle dinamiche maestro-allievo come nel racconto di Stephen King sul vecchio nazista?

Alle 5/6/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Con uno sguardo abbracci tutta la stanza e la tua vita; li hai conosciuti tutti, quei trofei e ricordi tutti i loro nomi..

C'è un doppio punto alla fine della frase, ma ci interessa poco. I feticci sono un altro cliché del serial killer, ma possono essere sfruttati per raccontarne la storia. Ma sono pezzi di carne morta e gli spiegoni non ci piacciono. E se invece il clown ci dialogasse e questi gli rispondessero?

 

Alle 5/6/2018 at 15:08, stefia ha detto:

Andrew, il figlio dei vicini che, pensando di non essere visto,  continua a entrare nel tuo giardino cercando di intrufolarsi nello scantinato.

E perché mai vorrebbe entrarci? Magari ha visto qualcosa che non avrebbe dovuto?

 

Alle 5/6/2018 at 15:08, stefia ha detto:

la ciabatta con cui tua madre usava sculacciarti, ancora stretta nel suo pugno.

Questa mi è veramente piaciuta un sacco!

 

Permettimi però una critica: capisco che siamo sommersi dalla narrativa americana, soprattutto in questo genere, ma i nomi anglofoni sono proprio necessari? Prova a cambiarli con quelli italiani e sostituisci il Martedì Grasso a Halloween. Forse il risultato potrà fare sentire l'orrore più vicino a casa nostra.

 

A rileggerti!

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@Flavio Torba

Ciao Flavio
grazie per il passaggio e per i commenti.
Ho letto i tuoi appunti e li ho trovati interessanti.
Vedo che poni molte domande sul passato del "folle" e mi chiedo: serve davvero che sia io a spiegarlo?
Mi è stato fatto notare che io tendo a fare molto Infodump spiegando e raccontando la rava e la fava. Sto cercando di smettere. :)
Ho cercato, quindi, di buttare qui e là indizi, di dire qualcosa per lasciare che il lettore, data l'ambientazione, si faccia lui un quadro della situazione.
Non importa, alla fin fine, chi era il vecchio, se lo ha picchiato, se lo ha ammaliato, fatto sta che il baule l'ha trovato nella casa abbandonata, dopo che il vecchio non c'era più.
Le voci dei morti sono nella sua testa ogni volta che indossa la parrucca, farlo parlare con i suoi feticci forse è un po' troppo.
O forse è ancora poco (io non macino bene l'horror...)
Il fatto di ambientare il tutto ad Halloween e non a martedì grasso è che Halloween si svolge anche di sera, con i bambini che vanno in giro per le case, meno controllati. Halloween richiama mistero, richiama "il male"... le sfilate pomeridiane dei carri allegorici di casa nostra non mi fanno vivere la stessa ambientazione.

Grazie di tutto.

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