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Rossella

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Commento

 

Mi sono guardata dalla finestra annaspare alla ricerca di vita e riempirmi i polmoni di polvere, ho visto il mio corpo trascinato dalla carezza subdola della sabbia che, granello dopo granello, mi si incastonava nella carne facendone un gioiello. Giù, sempre più giù nel buco nero dello scorrere del tempo, giù insieme alla mia giovinezza, alle mie speranze, alle illusioni infantili. Al di là del vetro c'ero io, e scomparivo oltre l'inesorabile. Qui, al sicuro dall'altra parte, si annidano stupore e smania, mentre sullo sfondo la rassegnazione mi porge un abbraccio che profuma di mandorle. Conto gli istanti: sono ancora troppi, eppure troppo pochi.

Spunto l’ultima voce della lista e chiudo la valigia: il mio rituale preferito è concluso. Blocco la cerniera con il grosso lucchetto azzurro che è stato tante volte un perfetto segno di riconoscimento nel caos del ritiro bagagli. Documenti pronti, biglietto stampato, taxi in arrivo. Sarò al gate con un po’ di anticipo, quanto basta per partire rilassata.

Ho sempre desiderato vivere in giro per il mondo, visitare luoghi tanto diversi tra loro da non sembrare nemmeno sullo stesso pianeta, scoprirne la cultura, l’estetica, le emozioni. Sui tabelloni luminosi dell’aeroporto internazionale leggo i nomi delle città, solo alcune già note. Le altre... le immaginerò. Per oggi la mia destinazione è decisa, ma non è ancora il momento: posso permettermi una sosta al bar. L’aroma del caffè mi solletica le narici ed evoca ricordi tratteggiati, eterei. Chiedo solo un bicchiere d’acqua fresca, mi siedo a uno dei tavolini e osservo. La folla placida brulica in un vociare sfocato, pochi ritardatari emergono dalla quiete con la propria fretta e i borsoni pieni di ansie e preoccupazioni. Chissà se acconsentirebbero a un cambio con il mio, di bagaglio. Un annuncio sovrasta le conversazioni dei viaggiatori, è ora di andare.

La fila per l’imbarco si accorcia rapida, inghiottita da un corridoio storto. Una hostess dall’accento straniero mi riceve a bordo con un saluto cortese, sorrido e intanto mi ripeto nella testa il numero del posto assegnato. Lato finestrino, così potrò guardare le nuvole. Ma il peso sulle palpebre mi dice che non ne conterò molte.

 

Il risveglio, talvolta crudele ladro di dolcezza e grazia, giunge ora offuscato da un significato fuggevole, rebus muto e senza ulteriori indizi se non l’oppressione che ancora abbranca il mio petto: qualcosa di grottesco attende uno spiraglio, promemoria di un’inconfutabile ipotesi impossibile da accettare. Nessuno mi aveva svelato che sarebbe arrivata così presto, ma lei è lì. Tamburella con dita rachitiche sulla porta della mia ingenuità, ne fa brandelli, me la restituisce in frantumi. Come uno specchio spezzato la mente rimanda lampi di immagine confusi e insieme chiarissimi nella loro impietosa mostruosità. Un frammento di comprensione mi sfugge, scivola dalle mani e, liquido, sgocciola nei miei pensieri come una tortura cinese che delinea il futuro in ogni dettaglio. Che io lo voglia oppure no, si muove sotto la pelle d’oca che mi frastaglia le braccia.

Poi l’impatto, l’attrito del carrello sulla pista sconquassa le mie fragili riflessioni e dall’altro capo dell’interfono il capitano ci augura una buona permanenza. Gli altri passeggeri iniziano ad alzarsi, si mettono in posizione come podisti in attesa del fragore dello sparo, impazienti di occuparsi dei propri affari. Io resto seduta, non ho premura. Voglio assaporare ogni secondo di questo viaggio, il primo dal giorno in cui il mio cuore si è rotto. Atterrita, spaesata, avevo smesso di credere a chi mi diceva che sarei tornata a posare lo sguardo su panorami inediti, e a lungo non ho aspettato altro che una telefonata, un sì. Ma alla fine ho capito: non sarebbe arrivato alcun cavaliere. L’armatura l’ho indossata io stessa; è fatta di cicatrici e torpore, di quell’agognato oblio che eccita i miei sensi dormienti.

Prendo il cellulare dalla borsa, ma mi manca il coraggio di riaccenderlo; non ho fatto sapere a nessuno della mia partenza e a quest’ora sarà pieno di messaggi ai quali non intendo rispondere. Opterò per delle cartoline, ne acquisto una dozzina prima di lasciare l’aeroporto e avviarmi all’hotel. È sera ormai quando alla reception comunico di avere una prenotazione. Camera matrimoniale uso singola, solo per una notte: domani sarò già altrove. Sprofondo nella morbidezza del vaporoso piumino che ricopre il letto. Afferro un cuscino, lo stringo forte a me e inspiro. Qui l’aria sa di libertà. Mi addormento serena come non capitava da mesi e riposo di un sonno buio, siderale.

Al mattino mi sveglio nella luminosità che riempie la stanza di riflessi dorati. Non vedo l’ora di uscire. Faccio una doccia calda, mi sistemo i capelli, scelgo con cura l’outfit adatto e scendo a fare colazione. Tra un croissant, una spremuta d’arancia, un caffè e qualche fetta di pane imburrato scrivo qualcosa sul retro di ogni cartolina. Frasi brevi, ma tutte significative; chi le riceverà capirà. Un’ultima occhiata al paesaggio che si staglia fuori dall’ampia vetrata e sono pronta ad andare. Pago il conto e lascio una bella mancia al concierge, che è stato così gentile da occuparsi della spedizione della mia posta.

 

Quando un incubo raggiunge la coscienza non si può far finta di niente. La tendenza a ignorarlo viene presto logorata da sferzate di verità, ogni bugia dilaniata da ferite destinate a infettarsi con rabbia e paura. È allora che l’onirico prende il sopravvento sul reale e capovolge le priorità. Le inchioda a testa in giù su una parete troppo scivolosa da scalare. Seduta sul fondo di un pozzo rido lacrime dal sapore speziato, copiose al punto da riempire l’antro che mi imprigiona, e io non so nuotare. Sotto la superficie tutto si fa indistinto, eppure non sono mai stata più sicura.

In spiaggia concedo i piedi scalzi all’oceano che inghiotte ogni traccia del mio passaggio sulla riva. Poco più in là, sul molo, decine di persone si muovono in un flusso disordinato. Indugio su di loro con la fantasia, invento narrazioni che non riceveranno conferma. Intanto, i turisti studiano la miglior angolazione per uno scatto che farà invidia ad amici e followers, proprio accanto alla ruota panoramica che mi ha spinta a raggiungere questa meta così lontana da casa. Sono quasi arrivata, tra poco sarò sulla cima del mondo. Proseguo la passeggiata prefigurando quell’attimo di infinito che varrà quanto un’intera esistenza.

Salgo su una delle cabine ottagonali facendola oscillare. Ci siamo. Qualche minuto ancora e farò compagnia ai gabbiani, lassù, a ventisette metri d’altezza. La ruota si muove, il giro comincia. Mi sento una bambina, fremo di trepidazione con le mani poggiate al bordo metallico e il viso immerso nella brezza, curiosa di sapere cosa si prova ad avere le ali.

 

Le cifre si susseguono in un ordine conosciuto, rincorse dalle dita sui tasti. Nessuno squillo le accoglie, solo una voce robotica che invita a fermare l’urgenza in una registrazione.

 

Ventisei.

Ho solo ventisei anni e tanti traguardi a cui mirare. Ma a un certo punto tutto è diventato più faticoso e io ho rallentato fino a cristallizzarmi in una semplice frase: “non si può fare altro che aspettare”. Invece mi sono costituita artefice del fato.

 

 C’è un cuore in una scatola, dista migliaia di chilometri. Pazienta in ascolto, chiama il mio nome, non lo sento.

– Rossella, sono il dottor Mancini. Splendide notizie: ci è voluto quasi un anno, ma finalmente abbiamo un donatore compatibile. Glielo avevo detto di non perdere la speranza! Mi richiami, dobbiamo procedere al più presto.

 

Venticinque.

Diciotto.

Il mio volo in picchiata divora i metri che mi separano dal terreno.

Uno.

Tempo scaduto.

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Ciao @Ella F., ho letto con piacere questo racconto e ti lascio un commento sperando in utili spunti di discussione. :)

Ho trovato un racconto molto intenso, da rileggere più volte per afferrare completamente ogni emozione e capirlo davvero nella sua essenza.

Il viaggio di Rossella nel vivere un ultimo e unico attimo in cui sarà lei a dire la sua a un fato che le ha imposto un destino crudele a cui vuole rispondere in quel modo negativo, quasi beffardo.

È un crescendo in cui questo viaggio diventa onirico-interiore e molti passaggi intermedi acquistano sempre più significato, richiamati alla mente in passaggi successivi della narrazione dalla tua esposizione di dettagli via via facenti parte della storia stessa.

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Conto gli istanti: sono ancora troppi, eppure troppo pochi.

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

a lungo non ho aspettato altro che una telefonata, un sì. Ma alla fine ho capito: non sarebbe arrivato alcun cavaliere. L’armatura l’ho indossata io stessa; è fatta di cicatrici e torpore, di quell’agognato oblio che eccita i miei sensi dormienti.

Un racconto in cui lo stile narrativo è poesia e sentimento.

Un racconto su cui non posso far altro che provare profonda ammirazione per la scrittrice... oltre che dispiacere per la protagonista.


Ho trovato alcune immagini che sono davvero emozionali e suggestive... che spoilerizzo per motivi di spazio e forse anche inutilità nel commento (senza che faccio un papiro di citazioni e impressioni). :)

Spoiler
Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Conto gli istanti: sono ancora troppi, eppure troppo pochi.

Non mi soffermo su questa immagine di per sé. Ho, però, avuto come una specie di visione o di intuizione.

sabbia (sabbia che si incastra nel corpo) -> giù nel buco nero dello scorrere del tempo (tempo che passa) -> conto gli istanti

Mi hai dato l'accostamento di una sorta di "clessidra" implicita, come se il tempo nel sul fluire dal punto di vista esistenziale presupponga egli stesso una metafora di scorrimento come granelli in una metaforica clessidra. Non so se sia un effetto voluto o se la mia mente è insana... magari entrambe le cose.

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Sui tabelloni luminosi dell’aeroporto internazionale leggo i nomi delle città, solo alcune già note. Le altre... le immaginerò.

Mi piace la "voglia di evasione"; provo solo a dirti che te ne pare se il punto lo metti dopo "città" e sostituisci il punto successivo con una virgola o un punto e virgola. L'ultimo inciso mi sembra che abbia anche troppa importanza sebbene non sia proprio di poco conto. :)

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

evoca ricordi tratteggiati

Se non pretendi un copyright su questa insolita ed efficace immagine, la userei volentieri (scherzo, ma neanche tanto :P). :P

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

i borsoni pieni di ansie e preoccupazioni

:)

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Il risveglio, talvolta crudele ladro di dolcezza e grazia

:love2:

Anche se tutta la frase è molto lunga e lirica, volendo divagherei un po' meno.

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

L’armatura l’ho indossata io stessa; è fatta di cicatrici e torpore, di quell’agognato oblio che eccita i miei sensi dormienti.

:love2:

 

 

Però ce ne sono altre che non sono riuscito a capire o sulle quali ho qualche dubbio - prendi i dubbi come pensieri di uno che non è proprio avvezzo alla poesia. :P

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

sfondo la rassegnazione mi porge un abbraccio che profuma di mandorle

Questa è davvero molto bella, ma parli di sabbia (spiaggia?) mentre all'interno la protagonista sta preparando una valigia. Fatico a immaginare un mandorlo sulla spiaggia (?) mentre è più probabile un deodorante interno o, che so, il profumo del bucato che però non viene nominato. :umh:

Rileggendo il racconto a un certo punto avevo immaginato anche il cianuro, veramente... :umh:

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

granello dopo granello, mi si incastonava nella carne facendone un gioiello

Forse intendi i mille riflessi della luce a ogni granello di sabbia aggiunto?

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

sgocciola nei miei pensieri come una tortura cinese che delinea il futuro in ogni dettaglio

Vado oltre l'inquietante metafora (che ci sta) perché non capisco in che senso quel pensiero "delinea il futuro in ogni dettaglio". Sì, a posteriori un senso ce l'avrebbe, ma sembra molto lontana l'interpretazione, almeno secondo me.

 

Aggiungo qualche segnalazione più specifica. Di refusi, almeno per i miei occhi, non ce ne sono...

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Mi sono guardata dalla finestra annaspare alla ricerca di vita e riempirmi i polmoni di polvere, ho visto il mio corpo trascinato dalla carezza subdola della sabbia che, granello dopo granello, mi si incastonava nella carne facendone un gioiello. Giù, sempre più giù nel buco nero dello scorrere del tempo, giù insieme alla mia giovinezza, alle mie speranze, alle illusioni infantili. Al di là del vetro c'ero io, e scomparivo oltre l'inesorabile.

Segnalo qualche dilemma riguardo ai tempi verbali; non sono un drago in questo e sto imparando qui, perciò prendilo come spunto di reciproco miglioramento. :P

Il primo "incastonava" potrebbe anche starci. In fondo stai narrando un passato nel presente (il passato prossimo) e magari se vuoi dare un passato nel passato del presente ci può anche stare l'imperfetto (credo...). Personalmente, però, più che "incastonava" avrei optato per un "è incastonato" per mantenere la stessa linea temporale.

Il secondo per me invece proprio non va. Opterei per un "ci sono io" se pensi al presente o un "ci sono stata io" se prosegui con il passato nel presente.

Alle ‎24‎/‎04‎/‎2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Al mattino mi sveglio nella luminosità che riempie la stanza di riflessi dorati. Non vedo l’ora di uscire. [...]  Pago il conto e lascio una bella mancia al concierge, che è stato così gentile da occuparsi della spedizione della mia posta.

Questo paragrafo, nel contesto, è davvero insolito.

Come dire, è una normale narrazione del susseguirsi di azioni "normali" in un racconto dove ogni frase ha il sapore di poesia. Non è strano? :D

 

Ciao e alla prossima lettura.

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Ciao @bwv582, grazie per il tuo splendido commento!

20 ore fa, bwv582 ha detto:

Un racconto in cui lo stile narrativo è poesia e sentimento.

Un racconto su cui non posso far altro che provare profonda ammirazione per la scrittrice...

Sono davvero lusingata! :rosa:Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato questo racconto, e sono ancor più contenta che tu ne abbia compreso appieno (o quasi) il senso, anche in quelle parti che temevo risultassero troppo criptiche:

 

20 ore fa, bwv582 ha detto:

Mi hai dato l'accostamento di una sorta di "clessidra"

La prima parte l'ho immaginata come un sogno che lei racconta (ed ecco spiegata anche la scelta dell'imperfetto) in cui si trova immobilizzata nelle sabbie mobili, ma queste in realtà non sono altro che la sabbia di una clessidra... e dall'altra parte del vetro (quindi all'esterno della clessidra) c'è un'altra lei che si guarda. So che è molto contorto :asd:  Si tratta del punto d'origine dell'intero racconto, a livello ideativo.

20 ore fa, bwv582 ha detto:

Rileggendo il racconto a un certo punto avevo immaginato anche il cianuro, veramente...

Bingo! Come ho detto sopra, non descrivo un'ambientazione reale, bensì onirica, nella quale ho voluto giocare con le sinestesie: nella consapevolezza del destino che attende la protagonista, la rassegnazione le offre un conforto amaro. Pensando di associare un odore a questa immagine, mi è venuto in mente quello delle mandorle proprio perché può essere associato sia a qualcosa di dolce che a un veleno mortale.

20 ore fa, bwv582 ha detto:

non capisco in che senso quel pensiero "delinea il futuro in ogni dettaglio". Sì, a posteriori un senso ce l'avrebbe, ma sembra molto lontana l'interpretazione, almeno secondo me.

La tortura cinese rappresenta il pensiero assillante, quasi ossessivo, rivolto alla morte. L'idea è che più ci pensa, più si rende conto di quello che succederà e di tutte le conseguenze che quell'evento porterà con sé. 

21 ore fa, bwv582 ha detto:

Forse intendi i mille riflessi della luce a ogni granello di sabbia aggiunto?

Onestamente non avevo pensato alla luce, lo intendevo come accostamento visivo a una superficie tempestata di gemme.

 

21 ore fa, bwv582 ha detto:

Questo paragrafo, nel contesto, è davvero insolito.

Come dire, è una normale narrazione del susseguirsi di azioni "normali" in un racconto dove ogni frase ha il sapore di poesia. Non è strano? :D

Dici? Anche le parti in cui prepara la valigia e sale in aereo sono abbastanza normali, no?

21 ore fa, bwv582 ha detto:

che te ne pare se il punto lo metti dopo "città" e sostituisci il punto successivo con una virgola o un punto e virgola.

:umh: Proposta interessante!

 

Infine, vorrei dirti quanto hanno significato per me osservazioni come queste:

21 ore fa, bwv582 ha detto:

Ho trovato alcune immagini che sono davvero emozionali e suggestive...

21 ore fa, bwv582 ha detto:

Se non pretendi un copyright su questa insolita ed efficace immagine,

Ho scritto con lo scopo ben preciso di superare uno dei miei limiti, la tendenza a usare cliché ed espressioni scontate. Sapere che alcune delle frasi che ho scelto ti sono arrivate in maniera tanto potente non può che rendermi orgogliosa. :arrossire:

 

Grazie ancora di essere passato, alla prossima ;)

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Buongiorno @Ella F. piacere di leggerti. Bello il nome Rossella:D

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Mi sono guardata dalla finestra annaspare alla ricerca di vita e riempirmi i polmoni di polvere, ho visto il mio corpo trascinato dalla carezza subdola della sabbia che, granello dopo granello, mi si incastonava nella carne facendone un gioiello.

Frase troppo pesante.

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Giù, sempre più giù nel buco nero dello scorrere del tempo, giù insieme alla mia giovinezza, alle mie speranze, alle illusioni infantili. Al di là del vetro c'ero io, e scomparivo oltre l'inesorabile. Qui, al sicuro dall'altra parte, si annidano stupore e smania, mentre sullo sfondo la rassegnazione mi porge un abbraccio che profuma di mandorle. Conto gli istanti: sono ancora troppi, eppure troppo pochi.

Il ritmo è troppo veloce.

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Spunto l’ultima voce della lista e chiudo la valigia: il mio rituale preferito è concluso. Blocco la cerniera con il grosso lucchetto azzurro che è stato tante volte un perfetto segno di riconoscimento nel caos del ritiro bagagli.

Bello, potrebbe essere questo l'incipit

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Ho sempre desiderato vivere in giro per il mondo, visitare luoghi tanto diversi tra loro da non sembrare nemmeno sullo stesso pianeta, scoprirne la cultura, l’estetica, le emozioni. Qui ci metterei un a capo Sui tabelloni luminosi dell’aeroporto internazionale leggo i nomi delle città, solo alcune già note. Le altre... le immaginerò.Cioè?

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Chissà se acconsentirebbero a un cambio con il mio, di bagaglio.

Perchè?

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Il risveglio, talvolta crudele ladro di dolcezza e grazia, giunge ora offuscato da un significato fuggevole, rebus muto e senza ulteriori indizi se non l’oppressione che ancora abbranca il mio petto: qualcosa di grottesco attende uno spiraglio, promemoria di un’inconfutabile ipotesi impossibile da accettare. Nessuno mi aveva svelato che sarebbe arrivata così presto, ma lei è lì. Tamburella con dita rachitiche sulla porta della mia ingenuità, ne fa brandelli, me la restituisce in frantumi. Come uno specchio spezzato Aggiungerei una virgola la mente rimanda lampi di immagine confusi e insieme chiarissimi nella loro impietosa mostruosità. Un frammento di comprensione mi sfugge, scivola dalle mani e, liquido, sgocciola nei miei pensieri come una tortura cinese che delinea il futuro in ogni dettaglio. Che io lo voglia oppure no, si muove sotto la pelle d’oca che mi frastaglia le braccia.

Qui secondo me, è confuso. Il risveglio dove? In aereo? Perchè è così angosciata?

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Poi l’impatto, l’attrito del carrello sulla pista sconquassa le mie fragili riflessioni e dall’altro capo dell’interfono il capitano ci augura una buona permanenza.

Ho ritrovato il filo:D

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Ma alla fine ho capito: non sarebbe arrivato alcun cavaliere. L’armatura l’ho indossata io stessa; è fatta di cicatrici e torpore, di quell’agognato oblio che eccita i miei sensi dormienti.

Bella frase

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

e riposo di un sonno buio, siderale.

Non mi piace quel di. Troverei soluzioni. in un \ nel buio del sonno siderale

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Quando un incubo raggiunge la coscienza non si può far finta di niente. La tendenza a ignorarlo viene presto logorata da sferzate di verità, ogni bugia dilaniata da ferite destinate a infettarsi con rabbia e paura. È allora che l’onirico prende il sopravvento sul reale e capovolge le priorità. Le inchioda a testa in giù su una parete troppo scivolosa da scalare. Seduta sul fondo di un pozzo rido lacrime dal sapore speziato, copiose al punto da riempire l’antro che mi imprigiona, e io non so nuotare. Sotto la superficie tutto si fa indistinto, eppure non sono mai stata più sicura.

Bel pezzo

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Indugio su di loro con la fantasia, invento narrazioni che non riceveranno conferma. Intanto, i turisti studiano la miglior angolazione per uno scatto che farà invidia ad amici e followers, proprio accanto alla ruota panoramica che mi ha spinta a raggiungere questa meta così lontana da casa. Sono quasi arrivata, tra poco sarò sulla cima del mondo.

Anche qui, complimenti!

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Proseguo la passeggiata prefigurando quell’attimo di infinito che varrà quanto un’intera esistenza.

Spiegami questa frase che non l'ho capita

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Le cifre si susseguono in un ordine conosciuto, rincorse dalle dita sui tasti. Nessuno squillo le accoglie, solo una voce robotica che invita a fermare l’urgenza in una registrazione.

Ventisei.

Ho solo ventisei anni e tanti traguardi a cui mirare. Ma a un certo punto tutto è diventato più faticoso e io ho rallentato fino a cristallizzarmi in una semplice frase: “non si può fare altro che aspettare”. Invece mi sono costituita artefice del fato.

Questa parte non l'ho capita

 

Conclusioni: un viaggio per scappare dalla dura realtà. Un viaggio che inizia con un profondo esame interiore ma finito in un modo tragico. Purtroppo l'essere umano non è sempre forte ma questa non deve essere una scusa. Io credo che se siamo al mondo, c'è un motivo. Ritorniamo al testo, te la cavi quando narri, il ritmo a volte è veloce (non saltare da un'azione all'altra). Le  prime righe son pesanti, le scriverei con uno scopo. A rileggerti.

 

:flower:Buon week end:flower:

Floriana

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Ciao @Floriana, ti ringrazio per esserti fermata a leggere e aver trovato il tempo di lasciarmi queste utili considerazioni :)

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Mi sono guardata dalla finestra annaspare alla ricerca di vita e riempirmi i polmoni di polvere, ho visto il mio corpo trascinato dalla carezza subdola della sabbia che, granello dopo granello, mi si incastonava nella carne facendone un gioiello. Giù, sempre più giù nel buco nero dello scorrere del tempo, giù insieme alla mia giovinezza, alle mie speranze, alle illusioni infantili. Al di là del vetro c'ero io, e scomparivo oltre l'inesorabile. Qui, al sicuro dall'altra parte, si annidano stupore e smania, mentre sullo sfondo la rassegnazione mi porge un abbraccio che profuma di mandorle. Conto gli istanti: sono ancora troppi, eppure troppo pochi.

 

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Il risveglio, talvolta crudele ladro di dolcezza e grazia, giunge ora offuscato da un significato fuggevole, rebus muto e senza ulteriori indizi se non l’oppressione che ancora abbranca il mio petto: qualcosa di grottesco attende uno spiraglio, promemoria di un’inconfutabile ipotesi impossibile da accettare. Nessuno mi aveva svelato che sarebbe arrivata così presto, ma lei è lì. Tamburella con dita rachitiche sulla porta della mia ingenuità, ne fa brandelli, me la restituisce in frantumi. Come uno specchio spezzato la mente rimanda lampi di immagine confusi e insieme chiarissimi nella loro impietosa mostruosità. Un frammento di comprensione mi sfugge, scivola dalle mani e, liquido, sgocciola nei miei pensieri come una tortura cinese che delinea il futuro in ogni dettaglio. Che io lo voglia oppure no, si muove sotto la pelle d’oca che mi frastaglia le braccia.

Inizio col dire che le due parti citate nascono insieme, come incipit unico che ho separato in seguito usandolo come intermezzo delle parti più "reali" e quotidiane. Come ho anticipato nel commento precedente, si tratta di una dimensione onirica e introspettiva. Per questo è tutto volutamente denso e confuso, forse ho calcato troppo la mano :asd:

 

20 minuti fa, Floriana ha detto:

leggo i nomi delle città, solo alcune già note. Le altre... le immaginerò.Cioè?

Alcune città le ha già visitate ma, considerando che quello sarà il suo ultimo viaggio, Rossella sa che le altre, quelle che non conosce, dovrà limitarsi a immaginarle.

 

24 minuti fa, Floriana ha detto:
Cita

Chissà se acconsentirebbero a un cambio con il mio, di bagaglio.

Perchè?

Ho descritto i bagagli dei passeggeri frettolosi usando una metafora e con questa frase proseguo nel simbolismo. Lei porta il peso di un destino segnato dalla morte, e si chiede ironicamente se coloro che (così presume) si lamentano delle proprie ansie e preoccupazioni sarebbero disposti a cederle anche essendo consapevoli che ci sono mali peggiori del loro. Spero si capisca, non so spiegarlo in maniera più concisa. Mi riferivo alla tendenza che abbiamo a lamentarci delle cose spiacevoli della nostra vita, anche quando sono piccolezze e sotto sotto sappiamo di essere fortunati, solo che spesso ce ne rendiamo conto solo davanti a delle vere disgrazie che ci rimettono nella giusta prospettiva.

 

46 minuti fa, Floriana ha detto:
Cita

Proseguo la passeggiata prefigurando quell’attimo di infinito che varrà quanto un’intera esistenza.

Spiegami questa frase che non l'ho capita

Sta passeggiando sulla spiaggia e guarda la ruota panoramica su cui non vede l'ora di salire. Deve camminare ancora per arrivarci e nel frattempo immagina come si sentirà quando sarà là sopra, "in cima al mondo". Ovviamente, alla luce del fatto che si butterà, si capisce che questa frase si riferisce al suicidio; tuttavia voleva essere anche una fuorviante ed entusiastica descrizione di un momento felice.

 

53 minuti fa, Floriana ha detto:

Le cifre si susseguono in un ordine conosciuto, rincorse dalle dita sui tasti. Nessuno squillo le accoglie, solo una voce robotica che invita a fermare l’urgenza in una registrazione.

Qualcuno digita un numero telefonico che ha già fatto altre volte, ma scatta la segreteria (infatti Rossella ha il cellulare spento).

 

55 minuti fa, Floriana ha detto:

Ventisei.

Ho solo ventisei anni e tanti traguardi a cui mirare. Ma a un certo punto tutto è diventato più faticoso e io ho rallentato fino a cristallizzarmi in una semplice frase: “non si può fare altro che aspettare”. Invece mi sono costituita artefice del fato.

Il ventisei suggerisce che si è appena buttata giù, ora dista ventisei metri da terra (la ruota è alta ventisette metri). Ma non volevo ancora svelarlo, quindi ho dato una seconda interpretazione a quel numero facendone anche un'età. 

Affaticamento e rallentamento si riferiscono al suo problema cardiaco e la frase tra virgolette è quella del medico quando le annuncia che l'unica soluzione è un trapianto. 

"Artefice del fato" perché ha deciso di morire alle sue condizioni.

 

Grazie ancora, specie per gli spunti di riflessione sulla sintassi e sul ritmo: ne terrò conto!

Buon weekend :D

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1 ora fa, Ella F. ha detto:

Ciao @bwv582, grazie per il tuo splendido commento!

Il commento non è splendido, ma lo è il racconto - opinione mia, comunque, da non tecnico.:rolleyes:

 

Tra l'altro, se ne ho quasi (cit. :P) afferrato il senso io che non sono avvezzo alla narrativa non di genere, vuol dire che lo hai reso anche fin troppo chiaro. Comunque ti ringrazio anche per le spiegazioni, in fondo alcune sensazioni mi sono venute spontanee (la clessidra, il cianuro), quindi vuol dire che sei riuscita a evocarle... anche in modo semplice collegandomi a quanto detto poco sopra. :D

 

Solo una cosa

1 ora fa, Ella F. ha detto:

Dici? Anche le parti in cui prepara la valigia e sale in aereo sono abbastanza normali, no?

però se ci pensi quelle parti sono abbastanza iniziali, a un livello in cui l'onirico e/o i pensieri non sovrastano ancora la realtà prendendo il sopravvento. Personalmente me ne sono accorto meno, oltre che sono anche parti più brevi dell'ultima.

 

Ciao e alla prossima lettura.

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@bwv582

1 ora fa, bwv582 ha detto:

quasi (cit. :P)

Mi sono espressa malissimo, ma mi riferivo al fatto che alcune cose le hai capite perfettamente e altre invece sono risultate poco chiare anche a te :D

 

1 ora fa, bwv582 ha detto:

però se ci pensi quelle parti sono abbastanza iniziali, a un livello in cui l'onirico e/o i pensieri non sovrastano ancora la realtà prendendo il sopravvento. Personalmente me ne sono accorto meno, oltre che sono anche parti più brevi dell'ultima.

Vero, condivido. In effetti devo ammettere che quello è un punto su cui non mi sono soffermata più di tanto :nascosto:

 

Grazie ancora per i complimenti! 

F.

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Ospite AndC

Ciao @Ella F.

che dire se non: bellissimo racconto!

Davvero!

 

Per quanto mi riguarda, semplicemente non ho nessuna annotazione "tecnica" da fare e, se non ricordo male, non è la prima volta che penso questo leggendoti... semplicemente questo racconto rientra pienamente nei miei gusti letterari, quindi l'ho gustato e basta, dalla prima all'ultima parola... di refusi non mi sembra di averne trovati e non cambierei una virgola...

 

Personalmente, questo è il tipo di narrativa che io preferisco leggere e alla fine posso solo dire: mi è piaciuto!

 

Non ti quoto molte delle frasi che in lirismo o bellezza mi hanno colpito più delle altre... solo questa, che magari non è fra le più "forti", ma secondo me riassume molto bene il senso della scrittura in generale, paragonata e interconnessa alla vita stessa:

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Indugio su di loro con la fantasia, invento narrazioni che non riceveranno conferma.

Questo è quello che secondo me fanno un po' tutti gli scrittori: osservare il circostante e immaginare storie...

 

Qui c'è poi il senso fondamentale e riassuntivo di tutto il racconto: vivere l'esistenza per la qualità dei suoi momenti, che porta a trascendere ogni limite e fondersi con l'infinito:

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

Proseguo la passeggiata prefigurando quell’attimo di infinito che varrà quanto un’intera esistenza.

 

Ed ecco, infine, i due momenti di cui sopra (senso narrativo - senso della vita) che si uniscono in questa immagine, forse anche classica ma che nel senso di tutto il racconto si respira come poesia viva:

Alle 24/4/2018 at 18:53, Ella F. ha detto:

curiosa di sapere cosa si prova ad avere le ali.

 

 

Ecco: il tuo è un racconto che secondo me si respira, a larghi polmoni, come lo iodio marino e ci si sente bene... Al di là di ogni limite.

 

Il finale è poi qualcosa di straordinario... dove tutto prende senso... appare come una sorpresa, come il sole che spunta improvvisamente da dietro le nuvole... e infine è assurdo come questo racconto - a cui tu hai comunque voluto dare un senso di tristezza nel districarsi della sua trama - risulti in qualche modo "positivo"... perché al di là della compassione che si può provare con la storia della protagonista, tale storia diventa esemplificativa e lascia - oltre a qualche lacrima - una iniezione di speranza rivolta a tutto il genere umano... dove il messaggio rimane sempre quello di vivere con pienezza, non importa cosa, non importa perché, ma con estrema pienezza ogni attimo... questo rende immortali...

 

E immortale rimane comunque Rossella.

 

- Voglio poi aggiungere, che personalmente, a una prima e più veloce lettura, mi erano sfuggiti alcuni particolari della trama sul finale e non avevo capito che lei non riesce ad ascoltare la telefonata... ciononostante il racconto mi era ugualmente piaciuto, ossia nell'ottica che lei avrebbe fatto il trapianto il giorno seguente... anche in quest'ottica comunque sarebbe morta in qualche modo perché dal giorno dopo non avrebbe più vissuto con il suo cuore (la parte per lei più importante) ma con quello sconosciuto di un'altro...

 

- Infine, tutta la metafora sull'amore, anche nei rapporti personali che corre di pari passo alla disavventura clinica è molto bella...

 

Insomma... i miei migliori complimenti: davvero, davvero, un bellissimo racconto!

Modificato da AndC
Postato per sbaglio in corso d'opera...

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@AndC il tuo commento mi lascia senza parole.

Sono felice che il racconto ti sia piaciuto e, al di là dell'assenza di osservazioni tecniche (cosa che già da sola smuove la mia vanità di scrittrice - e persona, in primis - estremamente perfezionista), sapere che le mie parole ti hanno emozionwto e stimolato riflessioni è per me il più grande successo.

Grazie di cuore! :rosa:

Alla prossima.

 

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@Ella F. Ciao Ella:)

Anche io trovo che il tuo lavoro sia bellissimo. Per stile, accostamento di parole e sensazioni.

Il finale tragico conclude, ma non aggiunge. Poteva anche finire con l'incontro dell'amore. O con niente.

Perché Rossella? In questo caso un nome li vale tutti. Io vedrei più "Il viaggio". Ma si sa, i titoli sono sempre provvisori.

Bravissima.

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Ciao @camparino, ti ringrazio :)

Avevo considerato un titolo attinente al viaggio, ma poi ho scelto di usare il nome della protagonista per rimarcare la dimensione introspettiva della narrazione.

Se è pur vero che si tratta della storia di un viaggio, questo è solo un frammento della vicenda di Rossella, c'è un "di più" sottinteso, appena accennato, che nelle mie intenzioni voleva raccontare (facendola immaginare al lettore) un'intera vita.

Certo, anche in questo caso "il viaggio" rimarrebbe comunque appropriato ed evocativo, cosa da non sottovalutare :P

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Ciao @Ella F.

una poesia in prosa. 

Quando ho iniziato ho trovato la scrittura molto pesante. Alcune parti le ho dovute rileggere un paio di volte. La cosa è proseguita fino a metà racconto. Poi ho capito e tutto è diventato più fluido, il sipario si apriva. Allora ho smesso di considerare la prosa ed ho attivato la modalità poesia. Una sublime e bellissima lirica che narra le sorti di una mente, di un io sconvolto e, per questo, refrattario alle reazioni, se non le più belle. Da cui il titolo: Rossella. Non è una persona ma una sensazione che ha smesso di proiettarsi verso gli altri e si è chiusa in sé stessa. La sensazione Rossella ha deciso di vivere, per quel poco che ancora si è concessa, solo per lei. E' diventata l'arbitro della sua stessa esistenza: ha deciso quando nascere, quanto vivere ed infine in che modo sparire. Come una candela, cessata la sua funzione può soltanto spegnersi.

 

Il sogno di questa fiamma, che ha in sé tutta la sua vita, si esplica negli ultimi istanti. Vuole solo avere tutte le coccole del mondo. Il cuscino esprime bene ciò di cui avrebbe voluto circondarsi. E poi non dimentica di poter vivere in eterno. Nei sogni e nei ricordi di chi l'ha conosciuta. Per questo spedisce tante cartoline: racchiude in esse un pezzo di sé, lo affida alle ali del vento perché possa spingersi sempre più lontano.

 

Alla fine la salvezza. La potrebbe raggiungere ma non lo fa. In fondo Rossella, e la fiammella di una candela non potrebbe che chiamarsi così, decide in autonomia di essere esistita abbastanza. La vita non la premia. Lei non si sente rifiutata, però. Semplicemente chiude la porta. Silenziosamente. Nella tragicità dell'evento, Rossella sceglie di far estinguere la sua fiamma nel modo più naturale possibile, la cera è finita.

 

Complimenti.

Luigi

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Complessivamente il racconto è capace di trasmettere le emozioni che credo volessi veicolare: angoscia, rassegnazione, speranza; soprattutto la prima parte è caratterizzata da un incedere troppo lento e pesante, da uno stile barocco, se così si può dire: troppi aggettivi, eccessivo utilizzo di un linguaggio aulico, che vorrebbe essere poetico ma non sempre riesce nell'intento. Data la brevità del racconto, credo sarebbe meglio snellire.

La parte centrale è quella che preferisco, la trama si dipana bene, scorre meglio e ci presenta il fulcro del racconto. Il finale è forse troppo repentino, l'effetto sorpresa è gradevole ma viene troncato. Tornando a quanto detto in precedenza, ti consiglierei di snellire l'incipit per dar maggiore spazio alla conclusione.

Per quanto riguarda gli aspetti prettamente tecnici, mi pare che ci siamo: grammatica ottima, nessun refuso, periodi ben orchestrati.

Visto che gli altri hanno sottolineato varie frasi, io mi soffermo su una sola, che credo racchiuda tutto il senso del racconto, una volta ultimata la lettura: 

Cita

Chissà se acconsentirebbero a un cambio con il mio, di bagaglio.

 

Ovviamente il bagaglio è il peso che la protagonista porta con sé; ognuno dei viaggiatori è costretto a portare il proprio, forse meno opprimente, forse di più. Lo scambio è quindi una sorta di immedesimazione nelle realtà altrui, qualcosa che facciamo troppo poco e spesso nel modo sbagliato. 

Ma è poi giusto farlo? Io credo di no, la vita va vissuta per quel che ci viene concesso, se possibile aiutando a trasportare il bagaglio più pesante di chi ci è vicino; ma occuparsi del bagaglio di tutti sarebbe un martirio.

 

Spero di essere stato utile, ciao.

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Caspita, @Ella F. , che cosa hai scritto! 

Quante volte l'ho già letto, questo racconto? Al solito, la prima lettura per farmene un'idea e la seconda per capire quello che non mi è stato chiaro alla prima. Ma poi l'ho riletto ancora e poi di nuovo: non riuscivo a capacitarmi di come fossi riuscita a rapire la mia attenzione in questo modo.

Forse, per saper scrivere così, bisogna prima essere stati capaci di guardare - come Rossella nel tuo racconto - se stessi dal di fuori, e tu lo hai fatto con una sensibilità che mi lasciato senza parole. Grazie.

 

Se posso permettermelo (risposta: non, non dovrei), anch'io non ho capito una cosa, però. Qual'è il senso di infilarci parole come "outfit", "concierge", "croissant" e "followers"? Mi hanno spezzato il ritmo della poesia. Scusa se te l'ho scritto.

 

Sei grande, Ella!

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@Luigi Amendola ti ringrazio per i complimenti, sono lieta che il racconto ti sia piaciuto. La tua analisi è assolutamente azzeccata :)

 

@GiacomoRic hai fatto delle osservazioni molto utili. L'eccesso di aggettivi è un aspetto che spesso mi sfugge di mano ma che, pur essendone consapevole, ho difficoltà a smussare. In questo testo in particolare ho voluto correre il rischio e usare uno stile un po' barocco, come hai detto, in quelle parti dal contenuto più astratto collegate all'introspezione della protagonista. Immagino però che questo abbia reso la lettura abbastanza pesante; ci lavorerò!

 

@cld grazie a te per le belle parole! :arrossire: 

Alle 3/5/2018 at 18:17, cld ha detto:

Se posso permettermelo (risposta: non, non dovrei), anch'io non ho capito una cosa, però. Qual'è il senso di infilarci parole come "outfit", "concierge", "croissant" e "followers"? Mi hanno spezzato il ritmo della poesia. Scusa se te l'ho scritto.

 

Puoi permettertelo eccome, siamo qui apposta! :D In effetti non ci avevo pensato, ma alcuni dei termini che hai elencato (croissant no dai, ci sta! :P) risultano fuori contesto. Ottimo spunto di riflessione.

 

 

Ancora grazie a tutti per essere passati a leggere, i feedback sul WD sono sempre preziosi! :rosa:

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Ciao Ella, 

non mi soffermo a lungo sui dettagli perché trovo che altri l'abbiano fatto meglio di quanto saprei fare io.

Devo però assolutamente farti i complimenti per un brano che ha un'intensità drammatica incredibile, eppure declinata con una poesia che lo rende piacevole, piacevolissimo.

Viene voglia di rileggerlo anche se sai che ti ha fatto male, e te ne farà di nuovo. Viene voglia di rileggerlo perché è bello, pulito, con nessuna parola messa a caso.

Davvero, massima ammirazione.

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@AdStr perdona l'immane ritardo, ormai è chiaro che anche la mia presenza qui sul forum ricorda parecchio un moto ondoso :asd:

Grazie, grazie di cuore per il tuo apprezzamento. Sono veramente felice che il racconto ti sia piaciuto. Ho ponderato a lungo ogni parola, ogni immagine, e l'ho fatto avendo bene in mente le tue osservazioni riguardo all'utilizzo di cliché. Spero di essermi avvicinata a quello stile di scrittura più maturo a cui aspiro e che i tuoi (i vostri) commenti mi aiutano a elaborare passo per passo. Gli aggettivi invece mi fregano sempre... non che non mi accorga di usarne troppi, il problema è che mi piacciono troppo! E alla fine, pur di non toglierne nessuno, preferisco sempre correre il rischio di appesantire la lettura. Prima o poi imparerò a dosarli meglio xD


@LuckyLuccs ti ringrazio per il bellissimo commento! Sapere di essere riuscita a emozionare con le mie parole è il traguardo più grande. Alla prossima (y)

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