Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Nightafter

Il sogno dell’odio – Pt. 5

Post raccomandati

 

 

 

Il sogno dell’odio – Pt. 5

 

La casa era nel buio, fuori una pioggia rabbiosa da ore sferzava la notte.

La luce era mancata a causa del temporale, accadeva sovente con quei rovesci di inizio autunno.

Si era destato all'improvviso in preda a una sensazione di allarme. Non era stato però il nubifragio a svegliarlo, ma qualcosa che si era mosso nel buio.

Qualcosa di indefinito, non di fisico, come poteva essere il rumore prodotto da un movimento o dallo spostamento di un qualche oggetto.

Ancora disorientato dal sonno recente, tentando di vincere lo stordimento dell'alcol, restò immobile sul divano dove era crollato la sera prima, dopo il quarto bicchiere di Jack Daniel's.

Non sapeva definire la natura di ciò che aveva avvertito, l'unica cosa certa era la sensazione di inquietudine che lo pervadeva.

Con i sensi allertati e la sensazione di non essere più solo, aveva scandagliato il silenzio della casa.

Era rimasto vigile, in attesa di cogliere un fruscio, una vibrazione, un segno che confermasse la fondatezza di quel presentimento indecifrabile.

Nell'incertezza formulava ipotesi e spiegazioni inverosimili, numerose quante le probabilità potenziali di una pallina a ogni nuovo giro di roulette .

Artifici fantasiosi che la mente inseguiva per arginare l'idea di conoscere la risposta e sapere dove trovarla.

C'era qualcosa che lo chiamava, lo attendeva: laggiù nel buio al fondo della casa, dove le memorie si mescolavano, divenivano confuse, ambigue, avevano contorni sfumati e angoscianti. Il rigurgito nauseante di cose passate, errori e paure inconfessabili, che a volte tornavano.

l tempo era scivolato lento in quella veglia d'attesa, avanzando come un ragno nero sulle pareti della stanza, spostandosi impalpabile come un'ombra di meridiana: ma la sua ansia non sfumava con le ore, era brace che non cessava di brillare sotto la cenere.

In quello stato d'animo il sonno non sarebbe tornato, restava unicamente la prospettiva snervante di rimanere a fissate il buio fino all'alba.

Inutile continuare, rimanere fermo a coltivare vecchie ossessioni era umiliante, oltre che vano. Doveva muoversi per sapere. Per disperdere quell'intrico di immagini e pensieri angoscianti che irretivano la sua mente.

Cercò a tentoni la pistola d'ordinanza: percorse con la mano le pieghe dei cuscini del grande divano, esplorò il piano del tavolino davanti a sé, sfiorò alla cieca le sagome della bottiglia e del bicchiere vuoto rimaste lì dalla serata, ma non trovò l'arma.

Gli venne in mente di averla lasciata sul comodino accanto al letto.

L 'immagine della semiautomatica, gli apparì nella mente in ogni suo minaccioso dettaglio: il metallo brunito e freddo, l'odore acuto del lubrificante e del solvente per detergerla, il peso di 945 grammi esatti nel tenerla in mano .

Maledì la sua mania di lasciarla sempre allo stesso posto quando era in casa.

Pensò che se si fosse mosso per recuperarla, qualsiasi cosa si celasse nel buio se ne sarebbe accorta e lui non avrebbe potuto coglierla di sorpresa.

L'aria era divenuta gelida: difficile che il diluvio in atto potesse aver creato quell'escursione termica verso il basso.

Era lei la causa, ne era sicuro. Succedeva sempre quando era adirata, quando il risentimento diveniva più acuto e innalzava tra loro un muro invalicabile di silenzio. La sua ira modificava l'ambiente, come se una gelata invernale scendesse improvvisa a ricoprire le cose. Il suo sguardo algido e distante di divinità incollerita, gli fermava il cuore e la loro casa diveniva fredda e ostile come una tomba.

Lei e il bambino che aveva tanto desiderato. Quel bambino che per la sua codardia non era nato, e lei non glielo aveva mai perdonato.

Ne era certo. Marzia era tornata.

Attento a non fare rumore si levò, dirigendosi nell'oscurità verso il corridoio al limite del salone, lungo di esso si affacciavano le altre camere: al fondo, l'ultima stanza, segnava la fine dell'ampio alloggio.

Nell'attraversarlo, lo spazio era mutato, erano cambiate le coordinate dimensionali, la consistenza stessa del pavimento sotto i suoi piedi. Aveva i sensi tesi, procedeva cauto, misurando ogni passo, come un ratto che esplori un antro tenebroso e sconosciuto.

L'ultima porta era socchiusa e una luce sottile, come un taglio di rasoio su un velluto nero, filtrava dall'interno. Una lama rossa che proiettava sul pavimento un filo purpureo come sangue.

Come poteva esserci luce se l'energia elettrica mancava in tutta l'abitazione?

Cosa significava poi quel colore? Una lampada rossa non c'era mai stata in tutta la casa. Chi l'aveva mai portata?

Aprì esitante la porta: provenendo dal buio, benché la luce nella stanza fosse debole, gli fu necessario un momento di adattamento perché gli occhi mettessero a fuoco l'interno. L'ambiente gli risultò estraneo, non lo ricordava tanto vuoto e desolato.

Un lampadina rossa, all'estremità di un filo nudo, pendeva dal soffitto. Sotto di essa, al centro della stanza, un giaciglio basso "alla turca", qualcuno vi era adagiato sopra, interamente coperto da un lenzuolo, pareva dormisse. In preda allo sconcerto si accostò per capire.

Le sagome sotto al lenzuolo era due e ravvicinate: apparentemente, un adulto ed un bambino.

Dalla sommità del lenzuolo spuntavano ciocche di capelli femminili, scuri e inanellati.

Conosceva quei capelli, li aveva carezzati e baciati a lungo, ricordava il loro profumo e la morbidezza sciolta tra le dita: il cuore prese a pulsargli frenetico, un'onda amara di nostalgia e rimpianto gli procurò una vertigine.

- Marzia, amore sei tornata? - La voce era un tremito.

- Sei tornata col nostro bambino, amore mio? Mi hai perdonato, Marzia? - Sentiva la gola stringersi, le lacrime premere alle ciglia.

- Marzia, ti prego parlami. - La donna taceva. Nel suo sonno profondo non pareva respirasse .

Si inginocchiò al bordo del giaciglio, prese con delicatezza il margine del lenzuolo e lentamente, per non destarla d'improvviso, iniziò a far scorrere verso il basso il tessuto, scoprendole il volto.

Apparì l'attaccatura folta dei capelli, la fronte con l'arcata morbida delle sopracciglia, gli occhi chiusi, guarniti di lunghe ciglia brune, il naso sottile e regolare, gli zigomi alti e l'ovale armonioso, che lo avevano incantato fino dal loro primo incontro.

I lineamenti erano distesi in quell'assenza assopita, solo le labbra avevano perduto il loro turgore soave, erano quasi tirate in una piega di tristezza.

Anche l'incarnato, in quella luce sinistra, risultava di un pallore innaturale.

Si accorse di non avvertirne il respiro, la sua fissità non aveva nulla del sonno regolare.

Sentì nuovamente tornare a crescere la sensazione di allarme che lo aveva svegliato sul divano. Con un gesto repentino scoprì il corpo di fino allo sterno: allora i suoi occhi si spalancarono sul raccapriccio che il tessuto aveva celato: la gola di lei era scarnificata.

La carne livida ridotta a brandelli, i tendini del collo recisi, l'esofago scoperto e dilaniato, il sangue, nero e rappreso, davano alle vertebre esposte l'apparenza di ossa carbonizzate.

Il suo urlo di terrore echeggiò per tutta la casa: spilli ardenti gli trafissero le membra, l'orrore gli tolse il fiato seccandogli i polmoni come se avesse respirato un fumo tossico.

La piccola sagoma accanto a lei, ancora coperta, prese vita e si mosse.

Da sotto le coltri comparve la testa del bimbo: aveva occhi privi di iride, fori neri, senza riflesso, costituivano le pupille. La testa, voluminosa e sproporzionata su un corpo piccino, aveva un'epidermide lattiginosa di albino glabro, una lanugine rada e candida gli ricopriva il cranio.

Dalla bocca, una membrana tesa e sottile, con un ghigno comparve un'arcata di denti piccoli e aguzzi come lame: il sorriso di un rettile carnivoro.

Allora la riconobbe: era quella la cosa che strisciava nel buio dei suoi incubi.

La presenza ricorrente e spaventosa del passato che tornava, l'orrore senza fine che aveva segnato per sempre la sua esistenza.

La cosa ripugnante scatto verso di lui con la rapidità della serpe sulla preda, la sentì avvinghiarsi al suo petto, avvicinare minacciosa al collo il rostro del morso micidiale, una zaffata putrida e nauseante gli aggredì le narici.

In un terrore incontenibile, mentre sentiva la sua orina bagnargli le cosce, tento di scacciarla da sé con una follia cieca di mani.

L'urlò di raccapriccio che gli straziò il petto assordandogli i timpani mentre la coscienza si annebbiava, sentì la follia precipitarlo in un pozzo di buio.

Desiderò disperatamente che la sua vita finisse in quell'istante, per renderlo finalmente libero dalla sua maledizione.

Ma non morì, si svegliò invece semplicemente stravolto.

Era nel suo letto, in un bagno di sudore gelido, con le coperte sparse sul pavimento all'intorno e il cuscino finito chissà dove.

l'incubo era tornato, poteva esserci una tregua, ma alla fine tornava sempre.

Per ora almeno era finito, si sentiva devastato, la testa era prossima ad esplodere, ed anche la sua vescica se non si fosse sbrigato a raggiungere il bagno.

Corse con gli occhi al comodino, la Beretta 98 FS era al suo posto sul ripiano, concreta e rassicurante come sempre, un senso di sollievo gli regolarizzò il respiro.

Fuori il temporale era finito, la mattina dai vetri appariva grigia, avrebbe ripreso a piovere probabilmente.

Si accorse che Mefisto, il suo gatto nero con una stella candida sulla fronte, gli si era accoccolato sul petto, il pelo morbido gli solleticava il collo.

Il felino dormiva così sereno e lontano dalle sue angosce notturne che non ebbe cuore di scacciarlo, avrebbe resistito ancora un poco prima di andare a pisciare.

Il ronzio accattivante delle fusa gli rese accettabile l'idea di essere ancora al mondo in quella mattina piovosa.

 

(Continua)

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho riletto il racconto e naturalmente, solo ora che l'ho pubblicato, mi saltano agli occhi i refusi e le pecche di diverse parti.

Punteggiatura incerta e ridondanze abbondano.

 

Me ne scuso con gli sfortunati lettori.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

D'accordo, Nightafter, faccio lo sfortunato lettore...

 

Intanto ti dico subito che è splendido.

 

[…] "Ancora disorientato dal sonno recente, tentando ..." il disorientamento è ovvio che si riferisca al sonno recente. Il sonno del giorno prima non disorienta.

[…] "Con i sensi allertati e la sensazione di non essere più solo, aveva scandagliato il silenzio della casa." Sempre per logica, toglierei il "più". Non vi è alcuna indicazione che lasci supporre che prima non lo fosse.

[…] "numerose quante le probabilità potenziali di una pallina a ogni nuovo giro di roulette ." Refuso: spazio prima del punto. Osservazione: le probabilità sono probabilità e basta, non possono essere potenziali. Al più potrebbero essere "possibili", se si verificassero le condizioni ipotetiche del fenomeno, ma non di più. (Scusami: pignoleria tecnica)

"C'era qualcosa che lo chiamava, lo attendeva: laggiù nel buio al fondo della casa, dove le memorie si mescolavano, divenivano confuse, ambigue, avevano contorni sfumati e angoscianti. Il rigurgito nauseante di cose passate, errori e paure inconfessabili, che a volte tornavano." Fantastico, come la frase successiva, d'altronde!

[…] "il peso di 945 grammi esatti nel tenerla in mano ." Refuso: spazio prima del punto. Osservazione: toglierei "esatti". Mi spiego: "lì e in quel momento la bilancia segnava 945 grammi esatti" è concettualmente corretto, ma se non indichi il sistema di misura, le condizioni in cui operi e a quale precisione della misura ti riferisci non lo puoi dire... (lo vedi che sono un rompiballe...)

[…] "La sua ira modificava l'ambiente, come se una gelata invernale scendesse improvvisa a ricoprire le cose. Il suo sguardo algido e distante di divinità incollerita, gli fermava il cuore e la loro casa diveniva fredda e ostile come una tomba." Pregevole, questa umanizzazione. Come se la percezione del personaggio scaricasse sul clima la sua angoscia, antromorfizzando la realtà delle cose. Lo stesso accade più avanti, laddove scrivi: "Nell'attraversarlo, lo spazio era mutato, erano cambiate le coordinate dimensionali, la consistenza stessa del pavimento sotto i suoi piedi." Finché poi riaffiora, improvvisamente, la ragione: "Come poteva esserci luce se l'energia elettrica mancava in tutta l'abitazione?" Grande!

[…] "apparentemente, un adulto ed un bambino."

[…] " - Marzia, amore (virgola dopo amore) sei tornata? - "

[…] "- ... non pareva respirasse ." Refuso di spazio.

[…] ": aveva occhi privi di iride, fori neri, senza riflesso (riflessi), costituivano le pupille."

[…] "l'incubo era tornato..." refuso: manca la maiuscola.

[…] Per ora almeno era finito, si sentiva devastato, la testa era prossima ad esplodere, ed anche la sua vescica ..." Toglierei la seconda "d" eufonica, mi pare di troppo.

[…] "Fuori il temporale era finito, la mattina (virgola) dai vetri (virgola) appariva grigia...

[…] "Il ronzio accattivante delle fusa..." Il gatto ronfa.

 

E come poteva chiamarsi, questo tuo gatto, se non Mefisto?

Ridondante? No. Quello che c'è, serve, e viceversa.

 

A mio gusto, questo racconto è quello che mi è piaciuto di più! Basta?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @cld

 

22 ore fa, cld ha detto:

A mio gusto, questo racconto è quello che mi è piaciuto di più! Basta?

 

non solo basta amico mio, ma straborda addirittura! :D

 

Francamente non ho più parole per esprimerti la mia gratitudine.

Lasciami dire che se uno scribacchino amatoriale come me, dovesse disegnare il ritratto del suo lettore ideale, difficilmente riuscirebbe e descriverlo con tutte le tue qualità.

Tu non solo mi leggi caparbiamente, ma oltre a non disgustarti per i refusi e le cadute di stile che incontri nei miei scritti, ti produci in un generoso ruolo di editor, paziente e competente.

 

Tutto ciò senza conoscermi ed in assoluta mancanza di alcun compenso.

Davvero mi sento in colpa e mi pare di profittare vergognosamente della tua disponibilità e disinteressata magnificenza.

 

Grazie davvero, ti auguro uno splendido we. Ciao carissimo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Hai esagerato, Nightafter. Mi fa solo piacere poter scambiare opinioni e credo di aver semplicemente interpretato lo scopo dell'Officina, magari contribuendo a mio modo alla richiesta di osservazioni di coloro che postano un proprio lavoro. Quantomeno questo è ciò che io mi aspetto dagli altri. 

Perciò non devi esprimere alcuna gratitudine: è uno scambio e, se leggerai qualcosa di mio, sii spietato!

Ora, però, lascia dire a me qualcosa: se tu sei uno scribacchino, sai che cosa sarebbero, a mio parere, molti scrittori che hanno pubblicato romanzi su romanzi? Continua a scrivere!

Per quanto mi riguardi, ti confesso, avrei voluto iscrivermi anche a Lettere, una volta in pensione. Purtroppo, dapprima il mio lavoro, che mi manca tantissimo (ho cessato l'attività da pochi mesi),  e la salute, mi hanno impedito di farlo. Dunque non sono che un lettore qualunque, che ogni tanto scrive qualcosa e che colleziona vocabolari e testi, ma senza possedere, ahimè, alcuna preparazione linguistica. Faccio quello che riesco. Un abbraccio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@cld mio buon amico

 

tu non perdi occasione per continuare a lodarmi, gratifichi il mio io ma al tempo stesso fai aumentare il mio senso di colpa per le palesi lacune che son conscio di avere.

Leggerò molto volentieri e commenterò (se ne sarò in grado) ogni tuo futuro scritto su queste pagine, non dubitarne :D

 

Ti confesso che alla fine della terza media, mi trovai nel dilemma tra iscrivermi al Liceo Classico o al Liceo Artistico.

Poiché andavo benino in italiano, ma (ahimè) ancor meglio nelle materie artistiche, ci fu una vera tenzone tra il mio professore di Lettere e la professoressa di Educazione Artistica, per orientare la mia scelta di indirizzo di studi.

Alla fine (complice la giovane età e la prospettiva di non dover studiare una lingua straniera, poiché all' Artistico non era contemplato un corso di lingua) optai per la strada più agevole.

In sostanza ho rimpianto per tutta la vita di non aver posseduto quella formazione e di non aver appreso la lingua Inglese.

Ho sempre amato la lettura e qualche volta provare a scrivere di mio, solo in questa tarda fase della mia vita ho preso a coltivare questo hobby con maggiore assiduità.

Purtroppo litigo continuamente con la sintassi e la punteggiatura poiché mi manca una base sostanziosa e questo mi angustia ma mi motiva a continuare, rendendomi goloso di critiche costruttive come la tua.

La mia rivincita è stata di far frequentare un Liceo Classico a mia figlia, che oggi mi ha regalato una deliziosa nipotina che frequenta la prima elementare, ma è vivacemente interessata a tutto ciò che nel suo piccolo apprende e su i suoi compitini fioccano i 10 come se piovesse, italiano compreso. :D

 

Un cordiale saluto amico mio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buongiorno @Nightafter e buon inizio di  settimana. :Deccomi di nuovo a leggerti.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

La casa era nel buio, fuori una pioggia rabbiosa da ore sferzava la notte.

Bell'incipit.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

 

Nell'incertezza formulava ipotesi e spiegazioni inverosimili, numerose quante Aggiungerei sono le probabilità potenziali di una pallina a ogni Cancellerei: nuovo giro di roulette .

Artifici fantasiosi che la mente inseguiva per arginare l'idea di conoscere la risposta e sapere dove trovarla.Semplificherei

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

C'era qualcosa che lo chiamava, lo attendeva: laggiù nel buio in al fondo della casa, dove le memorie si mescolavano, divenivano confuse, ambigue, avevano contorni sfumati e angoscianti. Il rigurgito nauseante di cose passate, errori e paure inconfessabili, che a volte tornavano.

Bello scorrevole

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Refuso l IL tempo era scivolato lento in quella veglia d'attesa, avanzando come un ragno nero sulle pareti della stanza, spostandosi impalpabile come un'ombra di meridiana: ma la sua ansia non sfumava con le ore, era brace che non cessava di brillare sotto la cenere.

In quello stato d'animo il sonno non sarebbe tornato, restava Cancellerei: unicamente la prospettiva snervante di rimanere a fissate il buio fino all'alba.

Inutile continuare, rimanere fermo a coltivare vecchie ossessioni Aggiungerei un punto Era umiliante, oltre che vano. Doveva muoversi per sapere. Per disperdere quell'intrico di immagini e pensieri angoscianti che irretivano la sua mente.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Cercò a (tentoni? non mi piace) la pistola d'ordinanza: percorse con la mano le pieghe dei cuscini del grande divano, esplorò il piano del tavolino davanti a sé, sfiorò alla cieca le sagome della bottiglia e del bicchiere vuoto rimaste lì dalla serata, ma non trovò l'arma.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

L 'immagine della semiautomatica, gli apparì nella mente Scriverei: come se fosse un in ogni suo minaccioso dettaglio: il metallo brunito e freddo, l'odore acuto del lubrificante e del solvente per detergerla, il peso di 945 (in lettere 945) grammi esatti nel tenerla in mano .

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

L'aria era divenuta gelida: difficile che il diluvio in atto potesse aver creato quell'escursione termica verso il basso. Direi: così bassa

Era lei la causa, ne era sicuro. Succedeva sempre quando era adirata, quando il risentimento diveniva più acuto e innalzava tra loro un muro invalicabile di silenzio. La sua ira modificava l'ambiente, come se una gelata invernale scendesse improvvisa a ricoprire le cose. Il suo sguardo algido e distante di divinità incollerita,Cioè? gli fermava il cuore e la loro Meglio sua (è solo sua di proprietà) casa diveniva fredda e ostile come una tomba.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Attento a non fare rumore si levò, dirigendosi nell'oscurità verso il corridoio al limite del salone, lungo di esso si affacciavano le altre camere: Cancellerei: al fondo, l'ultima stanza, segnava la fine dell'ampio alloggio.

Nell'attraversarlo, lo spazio era mutato, erano cambiate le coordinate dimensionali Cioè? , la consistenza stessa del pavimento sotto i suoi piedi. Aveva i sensi tesi, procedeva cauto, misurando ogni passo, come un ratto che esplori Meglio: esplora un antro tenebroso e sconosciuto.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

L'ultima porta era socchiusa e una luce sottile, come un taglio di rasoio su un velluto nero, filtrava dall'interno. Una lama rossa che proiettava sul pavimento un filo purpureo come sangue.

Ottima descrizione.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Aprì esitante la porta: Cancellerei: provenendo dal buio, benché la luce nella stanza fosse debole, gli fu necessario un momento di adattamento perché gli occhi mettessero a fuoco l'interno. L'ambiente gli risultò estraneo, non lo ricordava tanto vuoto e desolato.Non andare a capo Un Refuso: Una lampadina rossa, all'estremità di un filo nudo, pendeva dal soffitto. Sotto di essa, al centro della stanza, un giaciglio basso "alla turca", qualcuno vi era adagiato sopra, interamente coperto da un lenzuolo, pareva dormisse.Qui invece andrei a capo

In preda allo sconcerto si accostò per capire.Meglio comprendere

Non ho capito: filo nudo \  un giaciglio basso "alla turca"

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Le sagome sotto al lenzuolo era due e ravvicinate: Cancellerei: apparentemente, un adulto ed un bambino. Non andare  a capo Dalla sommità del lenzuolo spuntavano ciocche di capelli femminili, scuri e inanellati. Anche qui, non abusare degli invii Conosceva quei capelli, li aveva carezzati e baciati a lungo, ricordava il loro profumo e la morbidezza sciolta tra le dita Aggiungerei un punto. Il cuore prese a pulsargli frenetico, un'onda amara di nostalgia e rimpianto gli procurò una vertigine.

Scorrevole

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

- Marzia, amore sei tornata? - La voce era un tremito.

- Sei tornata col nostro bambino, amore mio? Mi hai perdonato, Marzia? - Sentiva la gola stringersi, le lacrime premere alle ciglia.

- Marzia, ti prego parlami. - :asd: A capo

La donna taceva. Nel suo sonno profondo non pareva respirasse .Scriverei: pareva non respirasse.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Sentì nuovamente tornare a crescere la sensazione di allarme che lo aveva svegliato sul divano. Con un gesto repentino scoprì il corpo di fino allo sterno: Meglio un punto Cancellerei:allora I suoi occhi si spalancarono sul raccapriccio che il tessuto aveva celato: la gola di lei era scarnificata.

La carne livida ridotta a brandelli, i tendini del collo recisi, l'esofago scoperto e dilaniato, il sangue, nero e rappreso, davano alle vertebre esposte l'apparenza di ossa carbonizzate.

Il suo urlo di terrore echeggiò per tutta la casa: spilli ardenti gli trafissero le membra, l'orrore gli tolse il fiato seccandogli i polmoni come se avesse respirato un fumo tossico.

Vedo il cadavere. Bravo

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Da sotto le coltri comparve la testa del bimbo: aveva occhi privi di iride, fori neri, senza riflesso, costituivano le pupille. La testa, voluminosa e sproporzionata su un corpo piccino, aveva un'epidermide lattiginosa di albino glabro, una lanugine rada e candida gli ricopriva il cranio.

Termini difficili.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Era nel suo letto, in un bagno di sudore gelido, con le coperte sparse sul pavimento Cancellerei:all'intorno e il cuscino finito chissà dove.

l'incubo era tornato, poteva esserci una tregua, ma alla fine tornava sempre. Niente  a capo Per ora almeno era finito,Non mi piace si sentiva devastato, la testa era prossima ad esplodere, ed anche la sua vescicaVirgola se non si fosse sbrigato a raggiungere il bagno.

 

Alle 20/4/2018 at 01:23, Nightafter ha detto:

Fuori il temporale era finito, la mattina dai vetri appariva grigia, avrebbe ripreso a piovere probabilmente. Invertirei: probabilmente a piovere.

 

V conclusioni: ho fatto del mio meglio, non so se condividi le mie correzzioni. Questo capitolo mi è piaciuto più di tutti perchè mi ha trasmesso suspance, ansia e brividi di paura. L'ho trovato più chiaro e più coerente col titolo. Ho notato che vai spesso a capo, ti consiglio di non andare se narri la stessa scena. Scorrevole e scritto bene, attenzione ai piccoli refusi.. Roba da niente, però attento. Alcune scene, son davvero descritte bene. Prosegui così, prometti bene!^^

 

:yupphi:A rileggerti.

Floriana

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Floriana

Anzitutto: felicissima settimana a te :D

 

Moltissimi ringraziamenti per questo grande lavoro di cui ti fai carico nel seguire questo nebuloso racconto :D

Raccolgo tutte le tue osservazioni con il copia-incolla in un file che mi sarà di guida in fase di revisione del testo finale.

 

Un abbraccio riconoscente. Ciao :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×