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MatRai

Si spengono le stelle - Matteo Raimondi

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Di ritorno da una due giorni di bagordi a Roma in visita presso un amico, ho il piacere di confermare che Mondadori, ad oggi, sostiene con un certo vigore il nostro @MatRai . Perlomeno lo fa il Mondadori Bookstore di piazza Cola di Rienzo, zona centralissima (tra piazza del Popolo e Vaticano) e ultra-commerciale. Come da foto allegata, che vi mostra l'esordio di Matteo piazzato in bella vista, in uno degli espositori posizionati vicino all'ingresso, tra Enrico Brizzi alla sua sinistra e Jojo Moyes, autrice da 30 milioni di copie complessive, alla sua destra. Nella stessa sezione si trovavano pezzi da novanta come Matteo Strukul e Alessandro D'Avenia. Aggiungo che la foto inquadra solo le copie di @MatRai  esposte nello spazio orizzontale. Sopra di queste, nell'espositore verticale, si trovavano altri cinque livelli di copie impilate a gruppi di tre o quattro, per un totale di due dozzine di copie almeno. Per un esordiente il cui libro è disponibile ormai da quasi due mesi, non mi sembra male davvero! (y)

 

IMG00110.jpg

 

 

A titolo di curiosità, allego anche la foto da me scattata nella libreria IBS+Libraccio (si chiama così) di via Nazionale, enorme e fornitissima. Questa è stata scattata nella sezione occasioni, più precisamente in quella "usato mai sfogliato" con sconto del 40%. Forse un regalo non gradito? :asd:

 

IMG00111.jpgimage url

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Grazie @L'antipatico
Devo dire che la distribuzione, almeno su Roma, sta funzionando davvero alla grande. :D 

 

... ma l'hai acquistata almeno una copia? (scherzo :asd:)

 

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18 minuti fa, MatRai ha detto:

... ma l'hai acquistata almeno una copia? (scherzo :asd:)

 

In effetti, quella con il 40% di sconto sarebbe stata un affarone. Purtroppo il mio zaino era già talmente pesante (e viaggiavo in treno) che non me la sono sentita. Il mio amico mi aveva appena regalato un bel mattone da 500 pagine del tutto imprevisto e quindi il rientro a casa si stava facendo vieppiù faticoso. Ma stai tranquillo che non mancherò, anche perché sono davvero curioso: sei l'unico utente del WD che sia riuscito a farsi pubblicare dalla madre di tutte le CE, per di più senza intermediazioni di alcun tipo e senza essere famoso di tuo. Quindi sono fermamente intenzionato a vivisezionare il tuo testo e a carpire il tuo segreto. :)

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Come promesso, arriva la recensione coi fiocchi di un romanzo coi fiocchi.

 

Comincio subito col dire che @MatRai  è bravo, bravo assai. Da esordiente, è riuscito a scrivere una storia davvero “orribile”, talmente cupa da risultare a tratti quasi insopportabile, soprattutto nelle descrizioni iperrealistiche di certe scene di violenza che portano a riflettere sulla vera natura del genere umano. Tanto più che il lettore sa bene, se è onesto con sé stesso, che certi episodi non solo sono accaduti migliaia di volte in passato, ma continuano ad accadere quotidianamente in tante parti del mondo, e, in forma diversa ma non per questo meno preoccupante, accadono di fatto anche davanti ai nostri occhi. È il grande spettacolo della crudeltà umana, nutrita da superstizioni, paure, avidità, invidia, lussuria e chi più ne ha, più ne metta.

 

Premesso che quella che vi presento è, giocoforza, una recensione da lettore, non da editor professionista (quale non sono), intendo dividerla in due parti. Quella immediatamente visibile, è la classica recensione sintetica che dovrebbe aiutare il lettore a decidere se il testo fa per lui o lei e se valga la pena acquistarlo. Nelle tendine a scomparsa, ho raccolto due contenuti differenti: un commento a rischio spoiler, che non dovrebbe essere letto da chi preferisce sapere il meno possibile di quello che troverà, e una serie di annotazioni e osservazioni personali, non direttamente attinenti al romanzo di per sé, di carattere storico e culturale.

 

Al termine, tenterò di dare un voto riassuntivo, spiegandone la genesi.

 

L'ambientazione del romanzo è originale, visto che parliamo del New England (oggi Stati Uniti nord-orientali) della fine del XVII secolo, nel pieno della colonizzazione anglofona di quei territori. Colonizzazione a forte impronta calvinista, nella sua versione anglicana. La storia si svolge interamente a York, salvo un breve excursus a Boston, capitale dell'allora colonia della Corona britannica chiamata Province of Massachusetts Bay. York conta oggi circa 12.000 abitanti, quindi a quei tempi doveva essere poco più di un villaggio. Non sono un esperto dell'epoca trattata, però mi sembra che l'ambientazione sia curata e verosimile.

Mi permetto di avanzare solo due dubbi: sono rimasto sorpreso nel leggere di quanta animosità già circolava, secondo l'autore, tra i coloni del “nuovo mondo” nei confronti della Corona, più di ottant'anni prima che iniziasse la rivolta contro il governo inglese che porterà alla nascita degli Stati Uniti d'America. Chiedo a Matteo: si tratta di una licenza narrativa, o davvero esistono riscontri al riguardo?

Il secondo dubbio è quasi una certezza. A p. 28, nella Chiesa del Redentore di York, «si udì un timido applauso» all'indirizzo del neo-governatore della colonia. Sono quasi sicuro che in cinquecento anni non si sia mai udito un singolo applauso in un luogo di culto anglosassone e protestante. D'altronde, la becera abitudine di applaudire persino le bare nelle chiese cattoliche è di recente istituzione e non è certo parte della tradizione.

 

La trama è avvincente (e lo dico da non-lettore di narrativa, visto che il 90% delle mie letture è costituito da saggistica) e la narrazione sale di intensità con il passare delle pagine. L'autore è bravissimo a lanciare esche che fanno capire molto presto al lettore non sprovveduto dove si andrà a parare: nell'abisso! Spesso gli bastano poche parole, apparentemente innocue, per insinuare un senso di malessere preventivo nel lettore, che intuisce che qualcosa di spiacevole si sta preparando. Le occasioni non mancano, visto che di piacevole accade veramente poco, nel corso dell'intera storia! A ben vedere, i personaggi veramente positivi di tutto il libro sono esattamente sei: due bambini, che in quanto tali non contano, la protagonista (pur con una serie di caratteristiche che ne fanno indubbiamente un elemento di squilibrio in seno alla comunità, al limite anche senza volerlo), i suoi genitori e la sua nutrice indiana.

 

Rischio spoiler:

Spoiler

 

Quando una frase del tutto innocente, come «Vostra moglie è una donna molto vivace», è sufficiente a far correre un brivido lungo la schiena del lettore (giuro che mi è successo), significa che l'autore ha del talento.

Alla stessa maniera, all'autore basta scrivere che la sagoma del reverendo «si stagliava sul pulpito, nera come l'odio» per togliere al lettore ogni dubbio su chi sia “il cattivo” che muoverà le fila dell'intera vicenda. Soprattutto quando lo stesso reverendo, un istante prima, aveva usato una frase amatissima da tutti i seminatori d'odio in ogni tempo: «Lo sguardo di Dio è puntato verso di noi.»

Show, don't tell: con una rapida pennellata, Matteo ci presenta il protagonista negativo della storia, lasciandoci pochi dubbi su quante speranze di redenzione vi siano (nessuna).

 

 

Come già accennato, Matteo sa essere veramente crudo in certe descrizioni di eventi spiacevoli, molto spiacevoli, che nella seconda parte del libro non mancano davvero. Nonostante a volte si arrivi quasi a distogliere lo sguardo dalla pagina per prendersi una pausa dall'abominio, devo dire che le descrizioni suddette non paiono mai dettate da desiderio di stupire con “effetti speciali” o da puro gusto dell'osceno. Matteo, molto semplicemente e quasi asetticamente, si limita a mostrare la realtà, senza tacere niente. E la realtà, fin troppo spesso, è innegabilmente rivoltante, come i cuori degli uomini che la plasmano. Apprezzo l'onestà intellettuale dell'autore su questo aspetto, ma temo che l'abbondanza di dettagli che un tempo sarebbero stati vietati ai minori potrebbe nuocere alla popolarità dell'opera, in termini di vendite.

 

Il finale, come detto, è in crescendo, e la tragedia annunciata si compie.

 

Un aspetto che mi ha particolarmente colpito è l'abilità dell'autore a giostrare con le parole, mostrando anche una certa fantasia (su cui avrò modo di tornare più avanti, in sede di “giudizio”). Si capisce che Matteo ci tiene ad accarezzare la lingua italiana e a usarla in maniera non sempre convenzionale. Alcuni esempi particolarmente riusciti, a mio parere:

«Le grida sovrastavano le risate, le risate sovrastavano le parole»: una originale inversione di logica narrativa (non so se esiste un termine tecnico), visto che usualmente si direbbe «Le risate sovrastavano le parole, le grida sovrastavano le risate».

«L'ardore religioso di Donald Randall era impressionante. E spaventoso.» Una perfetta espressione ossimorica che cancella il bene (potenziale) con il male.

«[...] le acque della baia di Boston gemevano scontrandosi contro il molo.» Bellissimo. Questo uso anticonvenzionale del verbo mi ha conquistato.

«[...] nel grande emporio dei brutti sogni.» Poetico.

 

Nel corso della lettura, ho persino imparato due parole nuove, di cui non conoscevo il significato: la gromma e sedulo. Mi spiace, ma chi è ignorante quanto me dovrà accedere a un dizionario per sapere cosa vogliono dire. ;)

Un'altra cosa che ho imparato da @MatRai  è che insieme ai coloni viveva un certo numero di cosiddetti praying indians, cioè nativi nordamericani convertiti al Cristianesimo, di cui ignoravo l'esistenza.

 

I grandi temi che ho individuato come fili conduttori dell'intera vicenda, attuali oggi come allora, sono:

1) La paura e l'ostracismo nei confronti del diverso, qualunque sia la diversità di cui si parla.

2) Le menzogne di cui il clero fa uso da sempre per perpetuare le proprie prerogative e gli annessi privilegi.

3) La purezza (morale e fisica) ostentata che spesso nasconde il suo opposto.

4) I giochi di potere che da sempre si svolgono sulla pelle dei più deboli, di chi non ha modo di difendersi.

5) L'anelito di libertà visto come pericoloso per la società e, in quanto tale, da sopprimere al più presto.

 

Qui si apre la parentesi di considerazioni varie che intendo sottoporre a @MatRai e a chiunque fosse interessato. Al termine, aggiungerò le mie valutazioni finali.

Spoiler

 

Non ho idea di quali siano le competenze bibliche di Matteo, quindi non so quanto volutamente la frase «[...] il principio sul quale si fondava l'intera Colonia era che le comunità, tutte, funzionassero come arti di un solo corpo. Se una si ammalava, le altre sarebbero intervenute per aiutarla.» richiami la prima lettera di Paolo ai Corinzi (1Cor, 12-31). Comunque, mi è sembrato un dettaglio curioso.

 

Alle pp. 116-117, Matteo pare abbracciare la teoria cosmologica sulla fine del nostro universo detta Big Crunch theory (in due parole: una contrazione di tutto ciò che esiste fino a tornare alle condizioni pre-Big Bang). Non so se questa sia l'opinione effettiva dell'autore o se si tratta semplicemente di una descrizione come un'altra. Segnalo, però, che detta teoria, prevalente tra i cosmologi fino a una decina d'anni fa, non è più tanto in voga. Oggi, sulla base dei dati raccolti, la tesi preferita dalla maggioranza degli specialisti è quella detta Big Freeze, in cui l'universo, a furia di espandersi, si avvicinerebbe sempre più alla temperatura dello zero assoluto, restando alla fine davvero privo di stelle (si spengono le stelle!) e quindi completamente buio e certamente inabitabile.

 

A p. 194, il reverendo Randall sembra cadere in uno dei più classici errori di interpretazione che i ministri della Chiesa (cattolica o altro che sia) amano compiere quando lo ritengono utile per i propri interessi. Citando Isaia, egli pronuncia le seguenti parole: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.» Ora, io non so come sia per i giudei (da cui proviene il libro di Isaia), ma ho la certezza che in ambito cristiano non vi è perdono divino in assenza di pentimento, di ravvedimento e di impegno serio a non peccare più. Cosa di cui persino l'attuale pontefice sembra essersi dimenticato (ma questa è un'altra storia).

 

Un altro errore di interpretazione del Vangelo, in cui un reverendo non dovrebbe mai cadere, è quello di illudersi che si possa creare sulla terra «Un mondo nuovo. Depurato dal male. Perfetto [...]» (p. 390) Mai Gesù ha promesso che fosse possibile creare un mondo nuovo e perfetto grazie alla fede. Non su questo pianeta, non prima dell'Apocalisse. Anzi...

 

 

Veniamo alla valutazione da racchiudersi in un voto, per quel che vale.

Cominciamo col dire che il 10 non si dà: in primo luogo, nessun testo è perfetto, e sono sicuro che lo stesso @MatRai o il suo editor apporterebbero modifiche e correzioni se potessero rimettere mano al romanzo. Inoltre, credo che nessuno di noi possa pensare di essere il nuovo Dante Alighieri. Quindi si parte dal 9.

 

Personalmente, toglierei al lavoro di Matteo mezzo punto per la presenza del paranormale. Mi spiego: l'intero romanzo è percorso da una venatura paranormale (non dico altro, per non spoilerare), che di tanto in tanto emerge in superficie. Inizialmente non infastidisce, perché molto discreta, e pensavo di segnalarla soltanto, senza ulteriori conseguenze sulla valutazione. Da un certo punto del romanzo in poi, però, la presenza del paranormale si fa più massiccia e, mi duole dirlo, per me troppo invadente. In tutta evidenza, ci troviamo al cospetto di un romanzo storico (che l'autore ama definire un thriller, definizione su cui ci sarebbe da discutere), non di un fantasy. Pertanto, gli aspetti paranormali mi sembrano accettabili solo finché si mantengono in limiti molto ristretti, nei quali in effetti possono appartenere all'immaginazione di ciascuno di noi. Oltre questo limite, si cambia genere. Per finire, sono convinto che un romanzo come questo non necessiti assolutamente dell'aspetto paranormale che l'autore ha voluto introdurre: l'intera storia sarebbe altrettanto coinvolgente, e forse più credibile, senza questo aspetto.

 

Un altro mezzo punto mi sento di toglierlo per l'eccessiva ricercatezza di alcune soluzioni linguistiche, soprattutto per la loro insistente presenza. Mi ricollego qui a quanto da me scritto in precedenza, quando lodavo Matteo per la sua capacità di giocare con la lingua italiana. Purtroppo, sicuramente per eccesso di entusiasmo, a volte Matteo si lascia prendere la mano e non si accorge di strafare.

Alcuni esempi:

un suono liquido fa effetto la prima volta. Dalla terza volta in poi, quando ci si accorge che ogni suono sembra essere liquido, stufa.

Mi pare difficile che le ruote di un carro possano sibilare sul fango, intendo proprio fisicamente improbabile (un sibilo è, per definizione, un suono acuto).

Voler dare per forza un odore a tutto, dalla paura alla purezza, appare forzato.

Risplendere e brillare sono verbi intransitivi. C'era davvero bisogno di trasformarli in verbi transitivi (p. 305 e 394)?

 

«Un rantolo di oscurità si animò verso la casa.» (p. 352)

«[...] si palesò la luminosa intransigenza della processione […].» (p. 422)

In questi casi, ma non sono gli unici, mi sembra che Matteo abbia esagerato un po' nella ricerca della frase a effetto. Probabilmente si tratta solo di un difetto di gioventù, che @MatRai provvederà a correggere alla prossima occasione.

 

In conclusione, il mio voto per questo bel romanzo e per questo ottimo esordio è un 8 pieno, tondo tondo. E scusate se è poco. :)

Modificato da L'antipatico

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Il 23/6/2018 alle 21:36, L'antipatico ha detto:

arriva la recensione coi fiocchi

Cavolo, sei stato bravissimo (secondo me). Una recensione fenomenale, bravo.

 

Sono venuto qui perché anche io ho finito in questi giorni il libro di @MatRai 

Molte delle cose che volevo dire, però, le hai dette già tu, @L'antipatico!

Ne sottolineo alcune:

  1. Prologo ed Epilogo molto belli; originali, scritti con stile. Per me sono state due piccole chicche da gustare. Bravo, Mat!
  2. Bei personaggi, ben caratterizzati (su tutti, per quanto mi riguarda spiccano Mary e Robert, a seguire ovviamente Susannah). Non mi è piaciuto molto Randall, invece; a tratti l'ho trovato un po' stereotipato; il cattivo/pazzo che vuol vedere bruciare il mondo e... e basta, ecco.
  3. La trama è avvincente, il libro non annoia mai, tranne quando (ma questo, sottolineo, riguarda i miei gusti personali) l'autore si sofferma fin troppo sulla psicologia interna dei protagonisti, risultando ridondante (per lo più Susannah o Randall; quando lo fa con Mary e Robert, i brani scivolano sull'olio).
  4. Vocabolario e capacità linguistiche sopra la norma, elemento da incorniciare. Proprio come ha detto L'antipatico, però, qualche volta si eccede nell'ampollosità. Col tempo sono sicuro che Mat riuscirà a dosarsi meglio, o anche no. Alla fine è stile, io mi limito a dare un parere.
  5. Anche io, come L'antipatico, ho storto il naso all'ingresso del paranormale sul finale. Su tutto il romanzo, fino a quel punto, aleggia un alone di mistero ben condotto, di detto e non detto, di "sarà suggestione o...?" e secondo il mio parere si tratta di un equilibrio perfetto. Un equilibrio poi spezzato sul finale: non mi è piaciuta questa entrata a gamba tesa, sono sincero (né riguardo Susannah, né riguardo la questione "indiana", su cui non mi dilungo per evitare spoiler).

Un bell'esordio, e ti seguirò nel futuro, Mat, perché non puoi fare altro che migliorare! :D 

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Caspita!
Ne ho lette di recensioni in questo periodo, ma questa di @L'antipatico credo le batta tutte, e non è piaggeria. Mi unisco ai complimenti di @Niko , te li farei anche se non fosse del mio romanzo che parliamo. 

Sarò molto breve per quanto riguarda i complimenti nei quali ti sei speso: grazie di cuore e in tal senso il mio grazie voglio estenderlo anche a Niko e a tutte le persone di questo forum che a vari livelli e su vari social hanno espresso il loro apprezzamento nei confronti di questo romanzo. Ci tornerò più avanti, per ora voglio solo dire che il vostro giudizio da lettori e aspiranti scrittori era uno di quelli che mi spaventavano di più. Come amo dire: i lettori forti non si possono ingannare.
Mi trattengo dal ringraziarti singolarmente per ciascuna delle cose belle che hai scritto. Una sola cosa voglio dire: sì, amo tanto il potere della lingua. In questo senso ho in testa due grandi maestri, Eugenio Montale e T.S. Eliot. La loro è la poetica del correlativo oggettivo, quindi della capacità di trasmettere sensazioni dando un suono o un odore o un'apparenza alle parole. Un'operazione che si fa per accostamento di oggetti (parole) apparentemente con un significato diverso tra loro. Usare degnamente questa tecnica è molto difficile, mi rendo conto che con ogni probabilità la mia immaturità stilistica mi ha portato a commettere errori.

Provo ad esprimermi proprio sugli errori che avete riscontrato, o sulle pecche.

- ricercatezza.
Una cosa difficile da fare, in un romanzo di 880 mila parole, è cercare di non ripetersi. Ho scritto questo romanzo in un anno e mezzo, alternando sessioni lunghe e prolifiche ad altre tristemente brevi e poco incisive (altre volte ho scoperto la meraviglia di scrivere magari solo poche righe in un'intera giornata ma alla fine risultarne affascinato). Come ho scritto nella nota dell'autore ho sottoposto il lavoro ad un periodo - lungo almeno 6 mesi - di strenue revisioni. Ben tre ancor prima che Mondadori lo ricevesse. Altre due, una da solo e una in editing, dopo la firma del contratto di pubblicazione. L'ultima revisione in assoluto è stata con il correttore di bozze, a impaginazione effettuata. Di tutto questo lavoro le revisioni migliori dal punto di vista stilistico sono state la seconda e la quarta. Soprattutto la quarta, cioè la prima dopo la firma del contratto: l'entusiasmo mi ha aiutato a risolvere molte lacune che erano sopravvissute alle prime tre stesure, pulire un po' di polvere, sistemare qualche intreccio, dare più spazio a un paio di personaggi secondari, limare le imperfezioni stilistiche. Purtroppo molte cose sono sopravvissute a tutto questo: come si suol dire la revisione di un romanzo termina per sfinimento e spesso non è risolutiva di tutti i problemi del testo. Mi sono dovuto accontentare di risolverne il 90%. Spero in futuro di fare ancora meglio.
La ricercatezza stilistica però non è autoreferenziale. Io purtroppo provengo dalla facoltà di Sociologia e Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma. Si studiava la Semiotica di Eco come in un monastero si studiano i Vangeli, e nominare il padre dei segni era come nominare Dio: si tendeva a non farlo invano. Ho odiato per anni Umberto Eco proprio per l'eccessiva ampollosità con cui ha macchiato i suoi testi, poi ho cominciato a scrivere a mia volta e mi sono reso conto che c'è solo un modo per fare letteratura: con la cultura. Il vocabolario italiano è zeppo di parole meravigliose il cui suono da solo basta per trasmettere una carezza o un brivido sulla pelle del lettore. Bisogna scovarle e usarle. Scrivere per farsi piacere parlando la lingua di tutti i giorni, usando soltanto quelle 250/300 parole più comuni è sicuramente una delle strategie di vendita migliori che si possano applicare a un romanzo. Ma non è ciò che piace a me. Certo però non bisogna abusare, e in questo senso sono dell'auspicio che sbagliare mi aiuterà. Perciò grazie per averlo sottolineato.

Solo una precisazione per confutare i tuoi esempi: l'immagine della ruota che sibila sul fango l'ho rubata a Montale. Come a dire che a volte si tratta poi solo di gusti personali, a me pareva calzante e mi aveva così impressionato (mi sembrò quasi di udirlo, quel suono) che mi ero ripromesso di utilizzarla in un mio scritto.

- commistione di generi
Qui entriamo in un argomento delicato. Mi difendo dall'accusa: non è un romanzo fantasy e nemmeno si avvicina al canone. Semmai vira verso il fantastico - che è altra cosa. Ora so che per tutti non sarà molto digeribile, ma io parto da un presupposto: la realtà non è solo quella che vediamo e io ho intenzione di raccontare "tutto ciò che esiste", o che almeno esiste secondo me. Sono un appassionato di Storia, non un accademico. C'è tanta differenza purtroppo: non mi sentivo in grado, e non sarei in grado, di scrivere un romanzo meramente storico. Volevo e dovevo concedermi delle libertà narrative, non solo in merito ai fatti storici ma anche per ciò che riguardava la costruzione della trama.

Esempio (Spoiler ENORME del finale, non aprire se non vuoi rovinarti la lettura):

Spoiler

Avevo bisogno di spiegare l'inspiegabile, ovvero il diffondersi della paura, della superstizione, cercando di offrire al lettore una chiave di lettura che rendesse plausibile l'accanimento nei confronti di Susannah. Volevo che il lettore arrivasse a domandarsi, come in effetti in certi casi è accaduto: "Ma quindi Susannah è davvero una strega? E se sì: è pericolosa? Fanno bene a volerla ammazzare?" Se non avessi parlato del tocco, dei suoi poteri soprannaturali, del suo legame con l'universo, credo che nessuno avrebbe - neanche per un attimo - preso le "parti" di Randall o della congrazione di York. Credo che nessuno, neanche per un attimo, avrebbe mai pensato che Suze potesse in effetti costituire una vera e propria minaccia per la sua città.

Ricordate quando, durante la detenzione, Susannah si serve del tocco per inviare ad una delle sue aguzzine (lo rifarà poi durante il processo) un'immagine della sua morte, fino a terrorizzarla? E che dopo averlo fatto Suze prova una soddisfazione perversa? 
Oppure quando durante il processo, consapevole di cosa sarebbe accaduto, Susannah prova quasi piacere nel constatare che presto tutti loro moriranno - bambini inclusi?
La mia editor in revisione mi ha fatto notare - forse con l'intenzione di limare un po' queste cosette - che con due scene così un lettore smaliziato poteva pensare che Suze in realtà non fosse poi proprio così "Buona". Le ho risposto: è proprio ciò che spero. 

Questo stesso effetto non avrei mai potuto raggiungerlo, secondo me, senza sconfinare nel fantastico. Forse mi si ritorcerà contro in termini di critica o di vendite, ma diamine, non m'interessa. Volevo restare fedele alle mie intenzioni originali. 


C'è anche un altro aspetto. Non volevo legarmi a un singolo genere. Volevo lasciarmi una porta aperta per muovermi, come in effetti sto facendo ora in I stesura del nuovo romanzo, su un territorio più ampio possibile. Sono dell'idea che il genere sia un abito troppo stretto per i romanzi. Va bene per altre forme d'intrattenimento, non per il romanzo. Questa però è solo una mia idea personale, non ha pretese di validità assoluta, e in effetti non farò mai il direttore editoriale di una casa editrice. O almeno credo.


- Randall stereotipato? (Cfr @Niko )
Non credo. Anzi, credo che ci siano un paio di scene che redimono l'apparente malignità di Randall: prendi pagina 221, il reverendo è un uomo nudo - fisicamente e metaforicamente - davanti alla "sua" Croce, con le proprie aporie, con le proprie paranoie, con le proprie passioni. Un'altra scena simile è quando si trova con Mary, verso la fine, e fissa la frontiera come se in realtà bramasse e invidiasse la libertà che rappresenta. In tal senso però dobbiamo ricordarci pur sempre che parliamo di un reverendo Puritano, imbrigliato all'interno di certe convinzioni e convenzioni tipiche (e in questo senso non posso far altro che tratteggiare stereotipi) del tempo. Su tutti l'idea che il "wilderness" rappresenti la sede naturale del male, da annientare con ogni mezzo. 

In tal senso rispondo alle domande "nascoste" di @L'antipatico

 

Spoiler

Non ho idee precise riguardo la cosmologia dell'universo malgrado io sia un grandissimo appassionato di Astronomia. Capire le leggi fisiche che governano l'universo è arduo compito che lascio volentieri ai Fisici. Io mi limito solo a sfruttare il potere dell'immaginazione. Nella grande età della Fantascienza si faceva da corollario ai romanzi di Dick, Huxley, Wells, Doyle ecc., con una frase simpatica che suonava più o meno così: forse gli scrittori, privi dei dettati della fisica, possono immaginare l'universo per com'è davvero.  

Così come non sono un accademico non sono un biblista. Però leggo la bibbia e ne sono affascinato (sono anche credente, tra l'altro). Ho giocato sul vecchio e sul nuovo testamento mettendo in bocca a Randall passi della Bibbia volutamente provocatori. Forse Randall in quanto reverendo sapeva perfettamente che il messaggio non era quello, ma non dimentichiamoci che in quei sermoni doveva arringare la sua gente - convincerla della bontà dei suoi mezzi e delle sue intenzioni - in un atteggiamento tipico dei reverendi puritani dell'epoca, che in questo hanno commesso l'errore di ripercorrere gli stessi identici passi della chiesa anglicana che li perseguitava per le loro idee eccessivamente parossistiche.



Concludo riprendendo il grazie di prima.
Mi trovo in un momento abbastanza delicato. So che ho fatto qualcosa di importante, riuscendo a esordire con Mondadori, ma avete idea di quanta pressione abbia addosso? Per alcune settimane dopo l'uscita di Si spengono le stelle mi sono sentito vuoto, come se avessi finito tutte le parole e le cose da dire. Per fortuna è passato, ma sto facendo una fatica enorme a scrivere perché a differenza di prima ora mi sento carico di aspettative - fossero anche di quelle poche centinaia di lettori che hanno letto o che leggeranno il mio romanzo. Scrivere per me, come per molti di voi, è davvero una ragione di vita. Eppure sa essere tremendamente frustrante, soprattutto ora che la porta è stata aperta e che il futuro della mia "carriera" dipende solo da me e da quanta abilità avrò a riproporre testi validi al mio editore. Beh, vi assicuro che questi feedback sono letteralmente acqua a un assetato. 
Mentre leggevo i vostri pareri avevo la pelle d'oca. 
Con tutto il cuore grazie. <3

Modificato da MatRai

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@MatRai Intanto, grazie a te per le tue belle parole. Forse si sarà notato che amo scrivere, quindi una recensione asettica di tre righe non era nelle mie corde. Sono felice che tu abbia apprezzato. Oltretutto, mi hai regalato qualche ora di letture davvero piacevoli e a tratti emozionanti: mi sembrava doveroso fare uno sforzo per mostrare il mio apprezzamento.

 

Colgo l'occasione per ringraziare di cuore anche @Niko . Considerata la provenienza, sono complimenti che mi fanno immensamente piacere. <3

 

Visto che il tuo post è denso e interessante, mi permetto di aggiungere qualche ulteriore considerazione.

 

6 ore fa, MatRai ha detto:

Mi sono dovuto accontentare di risolverne il 90%. Spero in futuro di fare ancora meglio.

Hai fatto già tantissimo e benissimo, credimi!

 

6 ore fa, MatRai ha detto:

Scrivere per farsi piacere parlando la lingua di tutti i giorni, usando soltanto quelle 250/300 parole più comuni è sicuramente una delle strategie di vendita migliori che si possano applicare a un romanzo. Ma non è ciò che piace a me.

Ti do ragione al 100%, anzi, di più. Come ha scritto @Niko , non puoi fare altro che migliorare.

 

6 ore fa, MatRai ha detto:

Ora so che per tutti non sarà molto digeribile, ma io parto da un presupposto: la realtà non è solo quella che vediamo e io ho intenzione di raccontare "tutto ciò che esiste", o che almeno esiste secondo me.

Ancora una volta, non posso che darti ragione al 100%. Io mi occupo di filosofia e teologia, e uno dei miei gridi di battaglia, quando finalmente qualcuno si deciderà a pubblicare i miei dannati libri, sarà che non è sostenibile, né filosoficamente e logicamente, né scientificamente, la tesi che tutto l'esistente sia accessibile ai nostri cinque sensi e che qualunque cosa non rientri nelle categorie della scienza sia, per ciò stesso, catalogabile come "fantasia". Sto all'opposto, per capirci, della posizione del naturalismo materialista (sempre parlando da filosofo). Questo per dire che non ne facevo una questione di fondo, ma solo di opportunità e di modi.

 

E veniamo a un aspetto su cui volevo dire la mia e avere, se lo ritiene, conferma o smentita da parte dell'autore.

Devo confessare che nella "diatriba" tra @Niko@MatRai sul personaggio del reverendo Randall, tendo a stare con @MatRai . Mi pare che Randall incarni il ruolo del "cattivo" in modo più ricco di sfaccettature di quanto @Niko voglia concedergli.

In particolare, c'è un aspetto della psiche di Randall e delle sue motivazioni più profonde che io ho creduto di cogliere, forse sbagliando. 

Rischio spoiler:

Spoiler

 

Chiamatemi matto, ma più l'intera vicenda si avviava verso il suo tragico epilogo e più io intravedevo nel personaggio di Randall un uomo profondamente infelice e trascinato sull'orlo della pazzia dal dolore e dalla gelosia per la più classica e più violenta di tutte le pene: le pene d'amor, per un amore non corrisposto. Un sentimento antico, violento e peccaminoso (cosa che non fa che aumentarne la desiderabilità) nei confronti di Mary, ovviamente.

Quasi quasi, ho il sospetto che tutto il resto non sia altro che una scusa bella e buona che il reverendo è costretto a fabbricare al cospetto della sua coscienza per giustificare gli atti di folle crudeltà che compie. Matteo, sbaglio di molto?

 

 

6 ore fa, MatRai ha detto:

 

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[Non so perché, ma non sono riuscito a concludere il post precedente]

 

6 ore fa, MatRai ha detto:

Mi trovo in un momento abbastanza delicato. So che ho fatto qualcosa di importante, riuscendo a esordire con Mondadori, ma avete idea di quanta pressione abbia addosso?

Questo è stato anche il mio pensiero e stavo quasi per chiedertene conferma. Comunque, credo proprio che sia normale e comprensibile, viste le circostanze...

 

6 ore fa, MatRai ha detto:

ma sto facendo una fatica enorme a scrivere

E infatti volevo anche chiederti se stavi già lavorando al tuo secondo romanzo. Suppongo che tu non possa anticiparci ancora niente, giusto? :pedosguardo:

 

6 ore fa, MatRai ha detto:

Beh, vi assicuro che questi feedback sono letteralmente acqua a un assetato. 

E vai di Vangelo... (Mt 25,35-37) :D

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@Sabe alcune cose: innanzitutto questo è il tuo primo messaggio e noi gradiremmo che tu ti presentassi alla comunità in Ingresso prima di interagire nelle varie discussioni.  

In secondo luogo chiedere notizie di lui come fosse un alieno non è molto carino, dal momento che Matteo frequenta questo forum da prima ancora della sua pubblicazione con Mondadori e ha parlato diffusamente della sua esperienza nella discussione relativa alla casa editrice e altrove.  Oltretutto interviene regolarmente in questo topic dedicato al suo romanzo: ti basta risalire di poche righe per trovarlo. 

In terzo luogo questa discussione è relativa al romanzo: pareri, impressioni, recensioni del libro e non domande sulla vita dell'autore. 

Armati di santa pazienza e leggi le pagine del topic dedicato a Mondadori (bastano quelle dell'ultimo anno o giù di lì) e troverai da solo le tue risposte.

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Ciao,

 

Scusami ma non avevo mai scritto sul forum e essendo anche su cellulare non sapevo che bisognasse presentarsi, farò così allora e magari, dopo la mia presentazione, rifarò questa stessa domanda oppure guarderò la sezione che mi hai indicato.

 

Ciao, grazie mille 

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Il 5/2/2019 alle 12:48, MatRai ha detto:

Secondo Sul Romanzo, Si spengono le stelle è al quinto posto tra i migliori libri usciti nel 2018.

 

Complimenti di cuore. Segnalazione sicuramente meritata! L'avevo detto io che c'era del talento... ;)

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Sono molto tentato di leggerlo.

Non avessi cinque libri che mi squadrano dal comodino lo avrei già comprato.

Una curiosità: Mondadori ti ha organizzato molte presentazioni?

 

 

 

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Il 12/2/2019 alle 10:47, L'antipatico ha detto:

 

Complimenti di cuore. Segnalazione sicuramente meritata! L'avevo detto io che c'era del talento... ;)


<3

 

Il 12/2/2019 alle 19:48, Sjø ha detto:

Sono molto tentato di leggerlo.

Non avessi cinque libri che mi squadrano dal comodino lo avrei già comprato.

Una curiosità: Mondadori ti ha organizzato molte presentazioni?

 


Ciao @Sjø e grazie mille.
Non posso lamentarmi, ho girato parecchio tra Presentazioni e Firma Copie. Loro mi chiedevano dove volessi andare e poi organizzavano. 
Per il resto mi sa che non è la sezione giusta per parlarne e non vorrei uscire OT. Però se vuoi ci sono nei messaggi privati o in altre sezioni del forum. Grazie ancora. :) 

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