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ITG

[MI 111] Sono Joshua

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Prompt di Mezzogiorno.

 

Sono Joshua e questa è la mia sedia.

È una sedia comoda, ha i piedi neri e lo schienale rosso. Mi fa bene ripetere i colori. È accostata sul lato della scrivania; una scrivania con i piedi in metallo e il piano in vetro opaco, se gli poggi la mano sopra senti un brivido solleticarti il palmo.

È mia anche la scrivania; mi ci siedo per scrivere: quello che mi viene in mente, quello di cui ho voglia.

C’è una finestra di fronte con delle tende bianche ricamate nella parte alta. Oscillano impercettibilmente quando cammino. Provo a individuare la distanza a partire dalla quale i miei passi non ne influenzano i movimenti. Arrivo dall’altro lato della stanza, schiacciato al muro, di fianco alla porta di ingresso. Fisso la finestra.

Fuori c’è luce e un giorno che passa.

Fuori c’è rumore e qualcosa che accade.

Fuori c’è una voce e gente che vive.

Fuori di mio non ha niente.

Ci resto lontano e guardo di nuovo verso la sedia.  

Sulla mia scrivania ci sono tanti quaderni, uno sull’altro, hanno la copertina verde, e grandezza differente. Ne apro uno e scrivo che mi chiamo Joshua – mi fa bene ripetere il mio nome - e che sono nato nel ’71. Lo scrivo in blu, con una penna BIC con il tappo mangiucchiato.

Ho delle macchioline nera su una mano destra che non è la mia, la infilo sotto la gamba e mi lascio oscillare, chiudo gli occhi e mi metto a pensare.

Ho la testa confusa e qualcosa dentro in disordine.

Mi volto e ti guardo, mi avvicino e ti fisso. Ti verso del cibo. Diventi più grande mentre ti avvicini al mio naso poggiato sul vetro. Lo tocchi e torni dietro. Mi arriva un riflesso sbiadito della mia faccia e chiudo gli occhi.

Torno dietro anche io, ritrovo la sedia e riprovo a pensare.

I miei ricordi sono frammenti di uno specchio che sparpagliano le immagini riflesse. Tanti pezzi privi di significato.  

Apro di nuovo il quaderno e sfoglio le pagine. In una è scritto che mi chiamo Joshua e che mi piace parlare con i miei pesci rossi. Leggo che ne sono cinque. Mi avvicino di nuovo al tuo acquario. Scuoto la testa seguendo il movimento della tua pinna, mentre con uno scatto cambi direzione e sparisci dietro un cespuglio di alghe di plastica. Batto con un pugno per farti uscire, sperando che nello stesso tempo possano venir fuori anche gli altri. Al terzo colpo riemergi da solo.  Sfoglio ancora il quaderno, scopro che siamo nel 2018 e per poco non svengo; qualche pagina dopo leggo che mi chiamo Joshua e che ci sono due pesci rossi sul pelo dell’acqua. C’è un appunto sotto, in rosso, con una grafia che non è la mia:

“segnare con la X quando si dà da mangiare ai pesci.”

Mi porto la mano sugli occhi e li chiudo forte per evitare che si facciano lucidi. Scuoto la testa e le spalle, mi schiaccio sulla porta di ingresso posandogli l’orecchio destro; non sento rumore e ci resto poggiato.

Il mio movimento ha fatto oscillare la tenda della finestra, aspetto che si fermi e torno a sedermi. Mi poggio con il viso sulla scrivania, sento la barba incolta scivolargli sopra e il brivido sulla guancia mi fa venire voglia di fare la pipì, il mio respiro lascia un alone che tolgo con la manica della maglietta.

Apro il quaderno e annoto che ho la barba troppo lunga. Scorrendo nervosamente tra le pagine trovo una scritta:

“la barba di martedì e giovedì”,

scritto in rosso anche questo, con la stessa grafia che non è la mia.

Giro la sedia di spalle alla scrivania, la oriento in modo da riuscire a guardare il tuo acquario, metto di taglio il quaderno e me lo passo sulla faccia simulando il movimento del rasoio.

C’è una targhetta in basso, sul lato sinistro, nella base di plastica. Una targhetta di metallo con una scritta elegante: Juwel. Decido che è il tuo nome. Cerco una pagina sul quaderno in cui poterlo scrivere, una pagina adatta, in cui potrei aver annotato altre notizie.

Ne trovo una in cui è scritto in corsivo:

“ la memoria dei pesci rossi dura solo 3 secondi”

Ti chiamo per nome mentre batti per l’ennesima volta contro la superficie vetrata.

Ti chiamo Juwel e so che sai cosa vuol dire tutto questo. O forse non lo sai ma va bene lo stesso.

Ti chiamo Juwel finché mi ricordo che è il nome che ti ho dato e quando ne inventerò un altro per te sarà lo stesso.

Ti chiamo Juwel e ti chiedo di capire la mia vita che riparte quando decide la mia testa; con mia moglie che è una scritta in rosso sul quaderno più grande e mia madre muore ogni volta che chiedo di parlare con lei.  A dirmelo è un infermiere con il camice bianco ed è sempre un dolore nuovo che mi lascia una ferita che non svanisce insieme ai ricordi.

Il mio cervello è un elastico che torna al punto di partenza e il mio cuore è un muro su cui restano le crepe; un sistema plastico su cui resistono solo le lesioni.

Siamo io e te Juwel a guardarci in faccia, dentro un mondo che riparte ogni volta che tocchiamo il vetro.     

...

Sono Joshua e questa è la mia sedia…

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Eccomi a ricambiare la visita! 

Allora, all'inizio sono rimasto confuso. Il motivo? ho letto prompt di mezzanotte e mi aspettavo tutt'altro... poi ho capito l'errore e ha acquisito senso.

Mi è piaciuta l'idea e anche tanto. Mi ha ricordato la canzone "Ti regalerò una rosa".

Il ritmo per qualche motivo l'ho trovato lento, quasi fosse una cantilena. All'inizio mi ha turbato ma quando ho finito di leggere mi sono reso conto che si adattava molto bene a quel che volevi fare.

Ti segnalo:

2 ore fa, ITG ha detto:

Ho delle macchioline nera

"Nere"

2 ore fa, ITG ha detto:

Leggo che ne sono cinque.

immagino sia da correggere con "ce ne sono 5"

Ho visto un gran ripetersi di alcune parole, in particolare all'inizio. Sono certo però che la cosa venga neutralizzata dal fatto che è evidentemente voluta a creare questo effetto.

 

2 ore fa, ITG ha detto:

con mia moglie che è una scritta in rosso sul quaderno più grande e mia madre muore ogni volta che chiedo di parlare con lei.

Qui potrei giurare di aver avuto un brivido. Per altro questa cosa accadde realmente diverso tempo fa in un paziente (H.M) affetto da grave epilessia al quale, per curarlo, venne reciso il lobo temporale mediale e parte del sistema limbico (se non erro).

Che dire, mi è piaciuto. L'unica pecca è che a tratti questo cantilenare fa perdere un po' il senso di quel che si legge e qualche immagine mi risultava difficile perchè non veniva sostituita con rapidità. Però ci tengo sempre a precisare che non sono un esperto ed è stata solo una mia modesta sensazione.

 

A rileggerti!:)

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Ciao @Dorian, grazie di essere passato. Avevo nostalgia dei contest e ho buttato giù qualcosa, anche perché mi piaceva  l'idea. Rileggendomi mi sono reso conto che più che un racconto ne è venuta fuori una bozza: la struttura è da rivedere e la punteggiatura non funziona. Conto di riscriverlo e rivedere il tutto. Grazie dei consigli, a presto.

 

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18 ore fa, ITG ha detto:

Ti chiamo Juwel e ti chiedo di capire la mia vita che riparte quando decide la mia testa; con mia moglie che è una scritta in rosso sul quaderno più grande e mia madre muore ogni volta che chiedo di parlare con lei.  A dirmelo è un infermiere con il camice bianco ed è sempre un dolore nuovo che mi lascia una ferita che non svanisce insieme ai ricordi.

Questa è la parte che mi convince di meno. Capisco che serva a spiegare chi sia Joshua e quale il suo calvario, però rivelato in prima persona risulta strano: non può ricordarlo da solo, la moglie non può avergli scritto nel quaderno "tua madre muore ogni volta che chiedi di lei" e anche che l'infermiere glielo dica in quel modo mi pare strano.

A parte questo mio dubbio, un gran bel racconto, triste e ripetitivo che non poteva non rievocarmi "Memento" di Nolan, non solo nell'handicap del protagonista ma anche nella tristezza di quella prigionia in un limbo senza memoria. E l'interpretazione del rapporto uomo/animale della traccia è molto riuscito e intenso. Bello

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18 ore fa, ITG ha detto:

Ho delle macchioline nera su una mano destra che non è la mia

ops

a parte il refuso, giuro che non capisco cosa vuoi dire

 

ciao @ITG , ci siamo incrociati un po' di volte ma credo di non averti mai commentato. Scusami ma per me è sempre un problema di tempo.

il racconto è bello, poetico nonostante lo stile semplice che hai tenuto e molto delicato. Il massiccio uso di anafore lo rende quasi ipnotico, però questa parte

18 ore fa, ITG ha detto:

Fuori c’è luce e un giorno che passa.

Fuori c’è rumore e qualcosa che accade.

Fuori c’è una voce e gente che vive.

Fuori di mio non ha niente.

mi è sembrata troppo ricercata rispetto al resto, tanto da farmelo apparire quasi fuori contesto (per come è espresso, non per quello che esprime), mentre la parte simile, nel finale, non mi ha dato questa sensazione.

 

Uno dei racconti che più mi è piaciuto (per adesso :P).

Saluti :ciaociao:

 

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Ciao @ITG

Il racconto mi è molto piaciuto e l'ho trovato ben scritto, forse e solo con qualche piccolezza eventualmente da rivedere, ma dati anche i limiti (sopratutto temporali del contest) mi è parsa dall'esterno davvero un'ottima prova, nonché - ripeto - un bel racconto in sé

 

Alcune annotazioni specifiche, per lo più superficiali...

 

18 ore fa, ITG ha detto:

se gli ("ci") poggi la mano sopra senti un brivido solleticarti il palmo.

Trattandosi di una cosa (la scrivania) personalmente scriverei "ci" al posto di "gli": "se ci poggi la mano sopra..."

 

18 ore fa, ITG ha detto:

È mia anche la scrivania; mi ci siedo per scrivere

Non è proprio un errore... ma prima parli della sedia, poi della scrivania... "mi ci siedo per scrivere" è un modo di dire giusto ("mi siedo a tavola"... etc) eppure, leggendo, mi ha dato l'idea che si sieda proprio sulla scrivania... insomma non mi ha troppo convinto, ma a interpretazione personale e per via dell'accostamento dei vocaboli-oggetti.

 

18 ore fa, ITG ha detto:

Provo a individuare la distanza a partire dalla quale i miei passi non ne influenzano i moviment

Questa frase mi è apparsa un po' lenta-antiquata soprattutto a causa di "della quale"  o di quel "ne"... cercherei un modo per renderla più scorrevole in linea con tutto lo stile del racconto.

 

 

18 ore fa, ITG ha detto:

Ho delle macchioline nera su una mano destra che non è la mia,

- Questo refuso ("macchioline nera") ormai te l'hanno già segnalato in molti...

- Questa cosa delle macchioline nere, sinceramente anch'io non l'ho capita... anche perché dice "che non è la sua"... per un attimo mi ha fatto travisare il tutto pensando a un arto impiantato di un'animale... qualcosa di fantascientifico fantasy che non c'entrava niente.

Forse le macchioline dipendono dal tipo di malattia che affligge il protagonista e che gli rimanda anche la sensazione "che non sia sua"?

 

In quanto al finale, ti muovo anch'io ed esattamente l'esatto appunto di @Befana Profana

18 ore fa, ITG ha detto:

Ti chiamo Juwel e ti chiedo di capire la mia vita che riparte quando decide la mia testa; con mia moglie che è una scritta in rosso sul quaderno più grande e mia madre muore ogni volta che chiedo di parlare con lei.  A dirmelo è un infermiere con il camice bianco ed è sempre un dolore nuovo che mi lascia una ferita che non svanisce insieme ai ricordi.

Il mio cervello è un elastico che torna al punto di partenza e il mio cuore è un muro su cui restano le crepe; un sistema plastico su cui resistono solo le lesioni.

 

Risulta come uno "spiegozzo" (mi permetto di dirlo) necessario a far capire il racconto... ma secondo me non si adatta troppo bene alla malattia-comportamento del protagonista fino ad ora... vive uno stato confusionale di una memoria evanescente... poi tutto d'un tratto assume piena lucidità sulla sua condizione e su tutti... non dico che non sia verosimile (le malattie del cervello sono anche misteriose... certe cose funzionano altre no)... però rispetto a come hai presentato il protagonista in tutto il racconto, non mi torna... potrebbe effettivamente leggerlo sul quaderno... non so... diciamo che non mi convince appieno e potrebbe esserci una soluzione migliore.

 

Per il resto, ribadisco i miei complimenti, mi ha commosso ed è scritto bene.

 

Ciao!

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@ITG, ben fatto e ben scritto. Per essere un mezzogiorno, assomiglia un po' troppo alla mezzanotte. Nel senso che ormai di roba claustrofobica ne ho letto così tanta, che un pesce "normale" ci sarebbe stato bene.

Comunque un racconto potente.

 

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Ciao @ITG bravissimo!

Per me questo è il racconto più riuscito, almeno di quelli letti finora. Ipnotico.

Dicono che quando ci si innamora si sentano le campane suonare. Io leggendoti ho sentito un vecchio hammond invece, cosa significa secondo te? ;)

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Ciao @ITG, bel ritmo! Sei stato bravissimo a dire senza dire, tanto che sono d'accordo con chi ti segnala la parte un po' spiegone sulla madre e la moglie. Lo toglierei anche io, non serve. Si capisce tutto senza bisogno di spiegare niente in modo esplicito. 

Alle 9/4/2018 at 00:56, ITG ha detto:

Fuori c’è luce e un giorno che passa.

Fuori c’è rumore e qualcosa che accade.

Fuori c’è una voce e gente che vive.

Fuori di mio non ha niente.

qui cambierei l'ultima frase: Fuori di mio non c'è niente. Terrei il c'è fino alla fine, senza sostituirlo. Metterei anche una riga di spazio prima e dopo queste quattro frasi e farei la stessa cosa con i Ti chiamo finali. Mi è piaciuto, bello e da pelle d'oca. 

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Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:56, ITG ha detto:

Leggo che ne sono cinque

 

Scrivi, bene, una storia tragica, davvero devastante: quello che sta vivendo il protagonista è un vero inferno, dal quale non c'è via di uscita. Nessuno, che sia animale o persona, può aiutarlo: hai reso bene la situazione sconfortante. Bello il parallelo con la sua memoria e quella dei pesci.

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@camparino grazie di essere passato. I tuoi commenti sono sempre graditi.

@Befana Profana, @AndC, @Macleo grazie di essere passati. 

23 ore fa, AndC ha detto:

n quanto al finale, ti muovo anch'io ed esattamente l'esatto appunto di @Befana Profana

Alle 8/4/2018 at 23:56, ITG ha detto:

Ti chiamo Juwel e ti chiedo di capire la mia vita che riparte quando decide la mia testa; con mia moglie che è una scritta in rosso sul quaderno più grande e mia madre muore ogni volta che chiedo di parlare con lei.  A dirmelo è un infermiere con il camice bianco ed è sempre un dolore nuovo che mi lascia una ferita che non svanisce insieme ai ricordi.

Il mio cervello è un elastico che torna al punto di partenza e il mio cuore è un muro su cui restano le crepe; un sistema plastico su cui resistono solo le lesioni.

 

in verità questa è una perplessità che avevo anch'io. L'idea di partenza era, come avete suggerito, di fare in modo che lo trovasse scritto in qualche pagina ma, sarò onesto, il tempo stringeva e non sono riuscito a trovare in modo adeguato per descrivere la cosa; fargli sfogliare per l'ennesima volta il quaderno non mi piaceva. Alla fine l'ho infilata senza soffermarmi troppo sulla ricerca di una spiegazione logica, ho gettato la riflessione e basta, mi sono detto "una spiegazione si trova": potrebbe essere arrivato l'infermiere poco prima dell'inizio del monologo, potrebbe essere un momento di semi-lucidità o l'intera brano potrebbe essere una parafrasi delle sue sensazioni. In ogni caso, conto di ritornarci in fase di revisione.

Relativamente alla macchie nere, dovrebbero essere macchie senili ma forse non si capisce. 

@paolati contento che ti sia piaciuto, grazie dei complimenti.

@M.T. grazie della segnalazione

 

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Alle 8/4/2018 at 23:56, ITG ha detto:

È mia anche la scrivania; mi ci siedo per scrivere

si siede sulla scrivania?

 

Alle 8/4/2018 at 23:56, ITG ha detto:

sparpagliano le immagini riflesse.

rende meglio senza articolo, secondo me.

 

Ciao @ITG , mi è piaciuto davvero molto. Uno di quei racconti che vorrei aver scritto io. 

Resa benissimo e, in pochissimi caratteri, la caratterizzazione del protagonista.

 Stile adoperato perfettamente calibrato sul contenuto.

C'è giusto qualche piccola incertezza formale (dovuta sicuramente alla fretta tipica del contest), che un veloce lavoro di limatura può sistemare ma che comunque non intacca minimamente l'ottima fattura del brano.

Davvero bello, grande prova ;) . 

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Ciao @ITG, ho letto quasi rapito il tuo racconto. Ci ho trovato dentro musicalità. Non tanto quella della poesia, quanto quella dell'ipnosi. Per questa ragione il testo ha esercitato su di me una presa forte anche quando qualche piccola crepa si insinuava nei meccanismi narrativi.

 

Inizio col dirti che non è facile scrivere un racconto in prima persona su un personaggio come Joshua. E quel "non è facile" è un eufemismo. Diventa fin troppo semplice cadere in pacchiane sviste, perdita del punto di vista e spiegoni improbabili. Nella scarsa possibilità di ragionare e di rivedere il testo che è tipica di un concorso a tempo come il MI, posso dirti che hai limitato i danni al massimo. Il difetto forse principale, quello su cui ti consiglierei di lavorare maggiormente quando e se vorrai riprendere questo racconto, è la spiegazione al lettore della condizione di Joshua. Quella secondo il mio parere non va resa in maniera diretta, va scoperta in altro modo, magari adoperando il quaderno come già fai per alcune altre cose.

 

Ho letto tra le tue risposte ai commenti che non volevi fargli riaprire il quaderno, e lo comprendo. Puoi comunque ipotizzare una strada alternativa, o suggerirlo addirittura in maniera ancora più velata, giusto per non lasciare il lettore troppo nel dubbio.

 

Non entro nel dettaglio sul testo perché ho visto che già lo ha fatto chi mi ha preceduto. Mi interessava più che altro farti sapere che ho trovato un buon racconto o, a voler essere proprio puntigliosi ed esigenti, una buona bozza di racconto. Sono convinto che possa diventare un attimo racconto con una calibrazione un filo diversa.

 

Sulla forma, invece, ritengo che il ritmo del testo calzi molto bene rispetto al suo contenuto.

 

Buona prova, i miei complimenti.

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Ciao @ITG! Un racconto capace di rapirti dalla prima all'ultima parola mantenendo sempre alta la curiosità grazie anche a quel ritmo serrato che ipnotizza e tiene il lettore incollato. È una storia forte, difficile per certi aspetti, che ti entra dentro con prepotenza man mano che si svela il personaggio di Joshua. Una storia che emoziona, commuove. Mi hai colpito e affondato. Bravissimo. p.s. Concordo con chi suggerisce di togliere lo spiegone quando parli di Jewel, rovina la poesia come si suol dire e secondo me non è necessario nemmeno ai fini di comprendere. Complimenti.

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Ciao @Kikki, grazie dei consigli. 

Alle 10/4/2018 at 10:32, Kikki ha detto:

qui cambierei l'ultima frase: Fuori di mio non c'è niente. Terrei il c'è fino alla fine, senza sostituirl

il verbo l'ho cambiato per interrompere un po' la musicalità, l'intenzione era quella di spostare l'attenzione del lettore sul pronome "mio", ma forse è restata solo un'intenzione. 

@Andrea28, i tuoi complimenti mi fanno molto piacere. 

@Luca Trifilio, concordo con te, è tutto da rivedere, soprattutto la punteggiatura.

@Emy, grazie di essere passata, i tuoi consigli sono sempre preziosi. 

 

 

 

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Ciao, @ITG :)

Mi hai ricordato Memento, solo che il tuo racconto è comprensibile. Sei riuscito a rendere bene la situazione del protagonista, cosa che secondo me non era per nulla semplice. Bello, mi è piaciuto! Alla prossima :flower:

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@ITG buongiorno. :)

Mi è piaciuto tantissimo il tuo racconto. Ho apprezzato certi momenti in cui mostri delle immagini, delle azioni, dei contesti senza descriverli. Appunto.

Mi sono permessa di segnalarti alcune cose, dettate più che altro dal mio gusto personale. Vedi tu se ti possono servire a mantenere con più forza questa tua bella voce. Un testo ipnotico, a tratti visionario, che scivola in quel contesto di follia che spiega in una manciata di secondi ciò che avrebbe potuto essere poco chiaro nel brano. E lo giustifica dando forza al tutto.

Molto bravo. Molti complimenti.:super:

 

 

Sono Joshua e questa è la mia sedia.

È una sedia comoda, ha i piedi neri e lo schienale rosso. Mi fa bene ripetere i colori. È accostata sul lato della scrivania; una scrivania con i piedi in metallo e il piano in vetro opaco, se gli poggi la mano sopra senti un brivido solleticarti il palmo.

– Amo la prima frase. Snellirei l'ultima parte dell'incipit. Poggiare la mano sul vetro, giusto? È quello che solletica, no? Perché non dire allora:

una scrivania con i piedi in metallo e il piano in vetro opaco, se lo tocchi un brivido ti solletica il palmo.

 

distanza a partire dalla quale i miei passi non ne influenzano influenzino i movimenti. Arrivo dall’altro lato della stanza, schiacciato al muro, di fianco alla porta di ingresso. Fisso la finestra.

Fuori c’è luce e un giorno che passa.

Fuori c’è rumore e qualcosa che accade.

Fuori c’è una voce e gente che vive.

Fuori di mio non ha niente.

 

A me piace molto questo intermezzo. Però lo renderei in modo diverso, più leggero. Tipo:

Fuori c’è luce e un giorno che passa, un rumore e qualcosa che accade, una voce e gente che vive.

Fuori di mio non ha niente.

Ci resto lontano e guardo di nuovo verso la sedia.  

- Mi stride il Ci.

 

Ho delle macchioline nera su una mano destra che non è la mia, 

– refuso

 

Sulla mia scrivania ci sono tanti quaderni, uno sull’altro, hanno la copertina verde, e grandezza differente. Ne apro uno e scrivo che mi chiamo Joshua – mi fa bene ripetere il mio nome - e che sono nato nel ’71. Lo scrivo in blu, con una penna BIC con il tappo mangiucchiato.

– bellissimo. Io riformulerei la frase per evitare i trattini. Ma sono gusti personali.

 

Mi porto la mano sugli occhi e li chiudo forte per evitare che si facciano lucidi.

– bello

 

Scuoto la testa e le spalle, mi schiaccio sulla porta di ingresso posandogli l’orecchio destro; non sento rumore e ci resto poggiato.

Il mio movimento ha fatto oscillare la tenda della finestra, aspetto che si fermi e torno a sedermi. Mi poggio con il viso sulla scrivania, sento la barba incolta scivolargli sopra e il brivido sulla guancia mi fa venire voglia di fare la pipì,  punto fermo il mio respiro lascia un alone che tolgo con la manica della maglietta.

 

Apro il quaderno e annoto che ho la barba troppo lunga. Scorrendo nervosamente tra le pagine trovo una scritta:

“la barba di martedì e giovedì”,

scritto in rosso anche questo, con la stessa grafia che non è la mia. Perché sei andato a capo?

Giro la sedia di spalle alla scrivania, la oriento in modo da riuscire a guardare il tuo acquario, metto di taglio il quaderno e me lo passo sulla faccia simulando il movimento del rasoio.

– molto bello, davvero. Mostri alcune immagini in modo interessante, a mio avviso.

 

 

 

“ la memoria dei pesci rossi dura solo (3) tre secondi”

 

 

 

Ti chiamo Juwel e ti chiedo di capire la mia vita che riparte quando decide la mia testa; con mia moglie che è una scritta in rosso sul quaderno più grande e mia madre muore ogni volta che chiedo di parlare con lei. 

– molto bello. 

 

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Hai avuto un'idea validissima, @ITG, e l'hai realizzata con lo stile che meglio ci si adatta. Il tuo racconto è uno di quelli che mi ha preso di più in questa tornata. La scelta di una prosa ritmica e ossessiva è perfetta, all'inizio lascia spiazzati per poi rendersi chiara negli intenti in un crescendo che culmina, a mio parere, con la chiave di lettura: la memoria brevissima dei pesci.

Proprio per questo ho apprezzato meno la comparsa di uno spiegone, seppure con immagini forti (la morte della madre). Non serviva. Sarebbe stato meglio restare ancorati allo stato mentale di Joshua, persi nella sua impossibilità di mettere in ordine i pezzi e dare un senso al tutto.

Il finale è davvero un gran bel finale.

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@ITG Ciao. Non avevo mai letto pezzi tuoi. Questo è stato uno dei primi di questa tornata e non ci ho capito niente. Scusa la franchezza. Sì, certo,  un malato, con “lallazioni”  cerebrali, ma io volevo capire. E la spiegazione era in fondo, nell’ultimo paragrafo che però stonava con tutta l parte precedente perchè qui, il malato sapeva spiegare.

Ho aspettato tutti i commenti, li ho letto coscienziosamente e ho riletto il pezzo. Conclusione: sono d’accordo con te, rivedilo con calma e cura la punteggiatura. Merita perchè l’idea sottesa è veramente potente. La forma espositiva un po’ meno. Per me, ovviamente...

(y):super:

 

Modificato da Ginevra

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Ciao @ITG ,

bel pezzo davvero!

Hai saputo introdurmi con delicatezza nella mente malata del tuo protagonista, mi hai fatto vedere le sue paranoie, le sue mancanze, i suoi vuoti.

Intenso il ritmo che dai a tutta la narrazione e che non lascia libero il lettore, portandolo con sé fino alla fine.

Complimenti.

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Alle 8/4/2018 at 23:56, ITG ha detto:

Ti chiamo Juwel e ti chiedo di capire la mia vita che riparte quando decide la mia testa; con mia moglie che è una scritta in rosso sul quaderno più grande e mia madre muore ogni volta che chiedo di parlare con lei.  A dirmelo è un infermiere con il camice bianco ed è sempre un dolore nuovo che mi lascia una ferita che non svanisce insieme ai ricordi.

Il mio cervello è un elastico che torna al punto di partenza e il mio cuore è un muro su cui restano le crepe; un sistema plastico su cui resistono solo le lesioni.

Siamo io e te Juwel a guardarci in faccia, dentro un mondo che riparte ogni volta che tocchiamo il vetro.     

Questo passaggio finale è eccezionale, mi hanno colpito soprattutto le frasi in grassetto. Qualcosina da rivedere qui e là, ma è un gran bel racconto soprattutto per l'idea di fondo e per alcuni passaggi molto poetici, complimenti!

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@Joyopi grazie del commento.  Credo anche io che diverse cose andrebbero riviste, ma quasi mai riesco a tornare su scritti vecchi. 

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Alle 28/5/2018 at 16:48, ITG ha detto:

@Joyopi grazie del commento.  Credo anche io che diverse cose andrebbero riviste, ma quasi mai riesco a tornare su scritti vecchi. 

Ti capisco, anche per me è così. Però in questo caso potresti essere costretto a farlo... ;)

 

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