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Dorian

[MI 111] Al tavolo tra le stanze

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Prompt di Mezzanotte. 

 

Camminavo a spalle strette. Faceva freddo.

Era tardi e vagavo per le vie del centro a testa bassa.

Con una mano stringevo il collo del cappotto e con l’altra il manico in gomma di un ombrello acquistato in stazione da un vagabondo per pochi euro. Piovigginava.

Non ricordo da dove arrivassi nè esattamente cosa stessi cercando ma sono sicuro che a un certo punto mi arresi e tornai verso casa, non era troppo distante.

Il cemento tuonava sotto il peso dei miei stivali. Una pozzanghera mi sbarrò la strada, sembrava profonda. Mi fermai.

Un suono strano, stridulo dall’alto. Alzai lo sguardo, l’ombrello aveva qualcosa che non andava: le pieghe dietro il sottile telaio si contorcevano su se stesse, ricordavano un serpente morente.

Tra di esse si stagliavano luci di un giallo intenso. Lampi.

Il tessuto pareva perdere di sostanza, potevo vedere attraverso le candide sfumature i lampioni che seguivano meticolosi la strada.

Ero perso con lo sguardo tra quei movimenti sinuosi quando d’un tratto qualcosa mi colpì il viso, proprio sotto l’occhio. Una goccia. Due. Tre.

Ripresi a camminare a passo svelto portandomi dietro quella nuvola. Mi gettava addosso acqua a secchiate ma la tenevo, era mia. Ormai stavo correndo e io reggevo stretto al petto il manico, me la portavo in giro quasi fosse un aquilone.

Intravidi una luce, la facciata di un edificio familiare. Lo raggiunsi d’un fiato.

Salii veloce i quattro gradini, chiusi l’ombrello ed entrai. Ero fradicio.

Mi trovai nel solito locale che frequentavo da anni, sotto tutta quella pioggia non ero stato in grado di riconoscerlo. Era pieno di gente e i tavoli tutti occupati. Eccetto uno, Il mio.

Tolsi il cappotto gocciolante, lo appoggiai al calorifero sperando si asciugasse e mi sedetti.

La stanza era semibuia, le lampade emanavano dagli angoli una luce flebile. Alla mia destra, proprio accanto a me, un grande specchio appeso al muro si estendeva per tutta la parete. Mi fermai a osservare per un attimo il mio riflesso passandomi una mano fra i capelli bagnati e appiccicati alla fronte. Un lungo graffio mi attraversava la guancia, partiva dall’occhio e raggiungeva l’angolo destro della bocca. Lo sfiorai con un dito. Bruciava.

-Che beviamo oggi?-

Mi voltai di scatto. La cameriera mi guardava.

-Il solito, grazie- risposi.

Lei annuì e si allontanò tenendomi puntato con gli occhi.

Infilai la mano in tasca per estrarre il cellulare ma ebbi un blocco. La vidi.

Se ne stava seduta a gambe incrociate in un angolo del locale a bere un drink. Era sola.

I lunghi capelli biondi le colavano ai lati del viso per gettarsi a cascata sulle spalle e poi di nuovo sul seno. Mi parve di poterli vedere raggiungere il terreno e creare una pozza d’oro per poi, attraverso le fughe del pavimento, farsi strada tra le persone e raggiungere la mia sedia.

Mi alzai d’istinto e le andai incontro. Mi vide e scoprì i denti in un dolce sorriso al quale risposi con piacere.

Mi sedetti accanto a lei sul divanetto. Continuava a sorridere, si fermò solo per un istante per dare un altro sorso al cocktail. Portava una gonna grigia e una mano mi cadde su una sua gamba al di sotto del ginocchio. La sollevò appena e io allungai il braccio cingendole la caviglia. Muovevo il pollice in semicerchi su quella pelle magnifica. Feci un sospiro.

-NO- Tuonò una voce ambrata da lontano.

-bello sognare, eh?-  Mi disse.

Ero seduto al mio tavolo e lui mi fissava cupo in volto.

-Perché mi devi sempre rovinare la festa?-  chiesi io.

Fece un ghigno e da dietro la schiena tirò fuori il drink che avevo ordinato e me lo porse. Era scuro e un paio di fette d’arancia galleggiavano tra i cubetti.

-Non ti arrendi mai…- disse sedendosi di fronte a me.

Portai la cannuccia alla bocca e bevetti, era insolitamente amaro. Mi ricordava qualcosa.

-Avrei preferito se me lo avesse portato la cameriera, francamente- sorrisi appena.

-oh, sì... in effetti è carina…- rispose voltandosi verso il bancone.

-Quasi quasi la raggiungo…- continuò lui mordendosi un labbro.

-Inutile, non ti può vedere.- dissi.

-Ne sei convinto?-  sogghignò.

La cameriera si girò verso di noi e in una volata ci raggiunse.

-Desiderate qualcosa d’altro?- chiese e poi, spostando lo sguardo su di me, continuò: -Forse le sue pastiglie?-

Dietro di lei, attraverso una finestra, dei tuoni squarciavano il cielo. Accanto, appeso al muro, un orologio. Era estremamente familiare. Troppo familiare. Non era di quel posto e non doveva trovarsi lì ma a casa mia.

Le luci soffuse divennero quasi accecanti per un istante e io chiusi gli occhi chinando il capo.

-Credo di capire- dissi.

Cercai con una mano il bicchiere e quando lo trovai portai nuovamente la cannuccia alla bocca. Era più  grande di prima e il sapore amaro sembrava esseri esteso anche ad essa. Ricordava il gusto del metallo.

Uno spasmo del bicchiere. Lo sentii rimpicciolirsi nel palmo.

Un dito mi cadde su qualcosa di mobile e freddo. Un grilletto.

-Non desidera altro?- chiese ancora la cameriera. La sua voce virò sul verde acido.

Aprii gli occhi. L’ufficio di casa mia. Il suono candido della pioggia fuori dalla finestra.

Una lacrima mi tagliò nuovamente la guancia destra come una lama affilata. Bruciava.

Un ultimo tuono.

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Ciao! Sono nuova di qui e questo è il mio primo commento, quindi ti prego di perdonare eventuali inadeguatezze. 
Il tuo racconto mi ha entusiasmato, è stato un piacere leggerlo. Devo ammettere che il ritmo col quale è scritto in qualche modo mi ha portato a proseguire d'un fiato - mi sembra tu abbia scelto di proposito una narrazione molto scandita, piena d'azioni che si susseguono piuttosto rapide una dopo l'altra. Alcuni passaggi sono mi sono poco chiari, ad esempio qui:

34 minuti fa, Dorian ha detto:

-NO- Tuonò una voce ambrata da lontano.

-bello sognare, eh?-  Mi disse.

Ero seduto al mio tavolo e lui mi fissava cupo in volto.


evidentemente si crea un certo estraniamento, suppongo certamente voluto (chi è che parla, cosa succede? Non lo si capisce mai).
Il finale allusivo è bellissimo, anch'esso veloce, il passaggio che fa leva sull'orologio nella sua assurdità a me è sembrato molto disinvolto. 
Credo che manchino degli spazi prima e dopo la punteggiatura e alcune maiuscole.
In generale, quello che mi è piaciuto di più sono l'atmosfera un po' indefinita e il ritmo incalzante. Per quello che può valere, nel complesso mi sembra un più che buon lavoro!
A rileggerti! 

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Ciao, è la prima volta che ti leggo e devo dire che mi hai piacevolmente sorpreso. Il racconto parte abbastanza bene, anche se a tratti ho avuto la sensazione di immagini leggermente inflazionate (la camminata a testa bassa, il senso di disorientamento) ma devo dire che il prosieguo della lettura mi ha fatto comprendere e apprezzare anche quelle. L’idea mi è piaciuta non poco, il colpo di scena finale è ben preparato.

Ci sono sterzate che danno il giusto ritmo e, quando inizio a leggere, il ritmo è la cosa che mi permette di arrivare alla fine del racconto, se manca quello mi fermò dopo qualche riga. A mio modesto parere riesci a dosare bene periodi lunghi e brevi, danno una sensazione di scatto che dà modo di percepire anche i movimenti del protagonista.

 

Mi piace il modo in cui hai seminato gli indizi:

35 minuti fa, Dorian ha detto:

Ero perso con lo sguardo tra quei movimenti sinuosi quando d’un tratto qualcosa mi colpì il viso, proprio sotto l’occhio. Una goccia. Due. Tre.

E anche:

35 minuti fa, Dorian ha detto:

Un lungo graffio mi attraversava la guancia, partiva dall’occhio e raggiungeva l’angolo destro della bocca. Lo sfiorai con un dito. Bruciava.

 

Volendo trovare qualche difetto, i dialoghi sono migliorabili, alcuni scambi li ho trovati poco naturali; in particolare non mi convince l’espressione

“Perché mi devi sempre rovinare la festa?-  chiesi io”

Forse si potrebbe cercare qualcosa di più incisivo, anche in considerazione del fatto che gli scambi di battute sono pochi e, pertanto, secondo il mio punto di vista, dovrebbero risultare quanto più impattanti possibile.  

 

La scena finale, con l’ufficio e il rumore della pioggia all’esterno, ha qualcosa di cinematografico. Mi ha fatto venire in mente la scena finale di Fight Club, sarei curioso di sapere se la tua è stata una sorta di citazione.

Nel complesso, a mio modesto giudizio, un buon lavoro che con qualche correzione potrebbe diventare ancora migliore. Felice di aver letto qualcosa di tuo.

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@FreeDogs Lieto di essere il tuo primo commento! Sono felice che ti sia piaciuto. Di solito non descrivo fisicamente i personaggi a meno che non si tratti di elementi che non posso nascondere (i capelli della ragazza ad esempio). Capisco il senso di confusione in quel passaggio, cercavo proprio quello. Giorni fa ho scritto un breve frammento (era un esercizio di stile) che trattava appunto di un paziente psichiatrico. Casualmente è capitato questo prompt e ho pensato di riutilizzare il protagonista cercando di rendere il tutto più irreale possibile. Quel passaggio l'ho immaginato come un ritorno brusco alla "realtà". Non sono sicuro di esserci riuscito, spero di si:D

 

@ITG Grazie per essere passato!  Sono contento che tu lo abbia gradito.

Concordo per i dialoghi. Il fatto è che mi sono trovato con  le mani un filo legate. Come dicevo poche righe più su ho usato un paziente psichiatrico con allucinazioni e chi più ne ha più ne metta... Il fatto è che, a quanto ne so io, le allucinazioni hanno la tendenza a ricreare stereotipi e pattern conosciuti e diciamo che mi sono un po' trovato a cercare un'allucinazione "reale" facendo riferimento appunto a un malato di mente.

Comunque in effetti hai ragione, non ci avevo pensato che il finale potesse richiamare Fight Club :)

 

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Ciao, @Dorian, felice di riincontrarti.

Anticipo che, essendo una tipa con i piedi per terra, non sono molto portata per questo genere di narrazioni, ma ho letto volentieri il tuo pezzo ”demenziale”, fuori di testa. Del resto, con quel nick e quell’avatar, non potevo aspettarmi niente di meno. È stato come aprire una serie di porte e scoprire dietro cose sempre diverse. Soltanto la goccia, lacrima, taglio si ripete.

Concordo con la tua prima lettrice a proposito degli spazi nel DD; anche la forma in alcuni punti potrebbe essere perfettibile, ma a volte è questione di gusti. Buona giornata e complimenti.

 

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Ciao @Dorian

un bel racconto, in tema con la traccia... scorre veloce, intriga abbastanza, rivela e non rivela lasciando anche ampio margine all'immaginazione.

 

Non entro nel merito del Contest (anche perché non partecipo direttamente) ma so quanto alcuni fattori, come sopratutto quello del tempo, influiscano sulla scrittura o sulle scelte narrative.

 

Se posso aggiungere un mio personale parere sullo stile della scrittura di questo racconto, avulso dal contesto del MI... per i miei personalissimi gusti, i costrutti delle frasi sono estremamente brevi. Sicuramente, questo stile corto delle frasi contribuisce a dare ritmo alla lettura, dall'altro - giacché è molto estremizzato - potrebbe anche rischiare di sfociare leggermente nell'effetto opposto, ossia di spezzare e interrompere la lettura con troppi punti ravvicinati. Questo, personalmente è l'effetto che a me ha un po' rimandato. Ogni tanto, sarò sincero, ho perso il filo, proprio perché molte frasi, anche inerenti alla stessa scena, sono spesso spezzate.


Ma appunto, questo è più un gusto personale... oggettivamente e preso in sé, lo stile è comunque buono.

 

Ciò di cui, sempre dal mio punto di vista, il racconto un po' "difetta" sono alcune virgole nelle frasi più complesse. Non ti segnalo singolarmente i vari casi casi in cui io le aggiungerei, ma riassumo solo che tenderei a metterle dopo le subordinate temporali (ad esempio introdotte da "quando") o prima dei vari "ma". Non direi comunque errori, ma appunto stili diversi.

 

Alcune annotazioni specifiche...

 

11 ore fa, Dorian ha detto:

un vagabondo per pochi euro

Il termine "vagabondo" non mi ha troppo convinto perché un po' ripete quel "vagavo per le vie" iniziale... un po' mi dà più l'idea di un "barbone-senza tetto" che di "un venditore ambulante di ombrelli"... per quanto entrambe le categorie siano "vagabonde", il senza tetto solitamente ce lo vedo di meno come venditore di ombrelli.

Si tratta comunque di una quisquilia.

 

11 ore fa, Dorian ha detto:

NO- Tuonò una voce

- Personalmente, non mi piace troppo il maiuscolo, salvo rare eccezioni... secondo me un semplice "No!" con punto esclamativo può rendere ugualmente bene l'enfasi del diniego.

- Hai poi richiamato diverse volte i tuoni per la pioggia e l'ambientazione... in questo caso mi sentirei di suggerirti di usare un sinonimo per "tuonò".

 

11 ore fa, Dorian ha detto:

-bello sognare

11 ore fa, Dorian ha detto:

-oh, sì...

In questi due casi, come anche ti hanno già accennato, ti sono sfuggite le lettere minuscole al posto delle maiuscole di inizio dialogo... poco male.

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

-NO- Tuonò una voce ambrata da lontano.

-bello sognare, eh?-  Mi disse.

12 ore fa, Dorian ha detto:

-oh, sì... in effetti è carina…- rispose voltandosi verso il bancone.

-Quasi quasi la raggiungo…- continuò lui mordendosi un labbro.

Qui, praticamente a parlare è la stessa persona... io non dividerei i dialoghi con "accapo", ma li lascerei di seguito.

 

Per quanto riguarda i trattini di apertura e chiusura dei dialoghi, come scelta stilistica (ossia del tutto coerente in sé) tu hai adottato la soluzione di metterli attaccati alle parole.

Sempre a gusto personale, suggerirei di staccarli con uno spazio.

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

L’ufficio di casa mia.

A una seconda rilettura, mi è balzato anche agli occhi questo particolare... non che sia sbagliato... ma l'accostamento di ufficio nella casa è necessario?

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

creare una pozza d’oro per poi,

12 ore fa, Dorian ha detto:

Tuonò una voce ambrata da lontano.

"Una pozza d'oro" e una "voce ambrata" mi sono molto piaciute come immagini.

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

Il cemento tuonava sotto il peso dei miei stivali.

"Il cemento "tuonava" mi ha convinto di meno, mi sembra un po' troppo esagerato come rimbombo uditivo... ma comunque può star bene nell'amplificazione sensoriale della mente inusuale del protagonista...

 

(Spoilerizzo quest'ultima immagine per farti i complimenti)...

Spoiler

Molto bella la traslitterazione nell'immaginazione fantastica del graffio/lacrima che bruciava!

 

Nel complesso, il racconto mi è piaciuto anche per il suo carattere onirico-folle-enigmatico... buono anche il finale.

 

Queste le mie considerazioni a prescindere dal Contest.

 

Complimenti e alla prossima!

 

 

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12 ore fa, Dorian ha detto:

Il cemento tuonava sotto il peso dei miei stivali

In che senso il cemento tuona? Col rumore dei passi?

La metafora mi pare un po' azzardata, la modificherei

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

Ormai stavo correndo e io reggevo stretto al petto il manico

Superfluo 

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

Era pieno di gente e i tavoli tutti occupati. Eccetto uno, Il mio

Non ha prenotato perché è arrivato quasi per caso. Il suo nel senso che è quello che occupa di solito?

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

Desiderate qualcosa d’altro?- chiese e poi, spostando lo sguardo su di me, continuò: -Forse le sue pastiglie?-

Non sono sicuro ma quando riprendi il discorso diretto, visto che non c'è il punto prima, dovresti non usare il maiuscolo 

 

12 ore fa, Dorian ha detto:

Dietro di lei, attraverso una finestra, dei tuoni squarciavano il cielo.

Se dici attraverso la finestra allora è meglio lampi, visto che i tuoni non si vedono 

 

Il racconto è piacevole, ben scritto ma perfettibile in alcuni passaggi e nei dialoghi poco coinvolgenti (certo, questo è soggettivo). Sei stato bravo con l'atmosfera che mi è piaciuta molto. La traccia mi pare presa in pieno. 

Ciao :ciaociao:

 

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Ciao @Dorian! Il pregio di questo racconto è sicuramente il ritmo, che tiene il lettore incollato. E anche l'atmosfera, impregnata dal mistero che avvolge la storia dall'inizio alla fine. Qualche domandina, ad esempio su chi sia l'uomo (ho pensato al diavolo) al bar, me la sono fatta. Tutto questo detto/non detto non disturba la lettura. Anzi permette al lettore di metterci la fantasia dando alla storia un'interpretazione propria. Quello che invece mi è piaciuto poco sono i dialoghi, al di là della punteggiatura, e qui mi riferisco ai trattini senza uno spazio prima del testo. Li ho trovati sottotono rispetto alla storia. Come se fossero buttati lì a caso e di conseguenza sembrano poco naturali. Limerei anche tutti quei pronomi personali che sono superflui. Per il resto un esordio niente male. Qualcosa da migliorare c'è, però considerando i tempi stretti del MI è normale. A rileggerci.

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Ciao @Emy felice che ti sia piaciuto. Con questo racconto ho cercato di ricreare una sorta di allucinazione decisamente estremizzata utilizzando un mio personaggio che avevo usato nel mio ultimo frammento “Sinestesia”. Ho cercato di seminare qui e là degli indizi come il tavolo vuoto che curiosamente era proprio quello del protagonista che però capitava lì per caso e non aveva prenotato @Plata, o la lacrima che curiosamente fa la medesima cosa delle gocce di pioggia all’inizio. I dialoghi sono sia casuali che voluti, ho cercato di ricreare appunto un’allucinazione. Non vi è quindi un vero filo del discorso in questi che però capisco possano essere stati un po’ “poveri”. Speravo di utilizzarli più come indizio e contorno a quel che volevo raccontare, lasciando parlare il contesto e gli avvenimenti. Mi pare di capire di esserci riuscito ma che comunque la loro mancanza di tono si sia sentita. Errore mio :)

grazie per essere passati a leggere, per le correzioni e l’apprezzamento. A rileggerci, ricambierò presto la visita :) 

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@Dorian Ciao:)

Racconto, appunto, onirico. Per me è riuscito.

Bei dialoghi, con quel tanto di non sense che ci sta.

La bionda la vorrei più sensuale visto che è un sogno, ma vabbè.

Bravo(y)

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20 ore fa, Dorian ha detto:

Camminavo a spalle strette. Faceva freddo.

Era tardi e vagavo per le vie del centro a testa bassa.

Nient'altro? A spalle strette non l'avevo mai sentito.

20 ore fa, Dorian ha detto:

Lei annuì e si allontanò tenendomi puntato con gli occhi

Forse "tenendomi gli occhi puntati addosso"

20 ore fa, Dorian ha detto:

Portai la cannuccia alla bocca e bevetti

bevvi

20 ore fa, Dorian ha detto:

il sapore amaro sembrava esseri esteso

essersi

20 ore fa, Dorian ha detto:

La sua voce virò sul verde acido

un suono verde acido?

Solo sciocchezze, il pezzo è ben scritto, inquietante e parecchio onirico.

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Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Con una mano stringevo il collo del cappotto e con l’altra il manico in gomma di un ombrello acquistato in stazione da un vagabondo per pochi euro.

basterebbe "il manico in gomma dell'ombrello": dai troppe informazioni in una sola frase, facendola divenire pesante.

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Non ricordo da dove arrivassi nè esattamente cosa stessi cercando ma sono sicuro che a un certo punto mi arresi e tornai verso casa, non era troppo distante.

i tempi dei verbi usati non mi convincono. Non è meglio "Non ricordo da dove arrivavo né esattamente cosa cercavo ma sono sicuro che a un certo punto mi sono arreso e sono tornato verso casa, che non era troppo distante."?

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Una pozzanghera mi sbarrò la strada, sembrava profonda.

Una pozzanghera mi sbarrò la strada: sembrava profonda.

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Alzai lo sguardo, l’ombrello aveva qualcosa che non andava: le pieghe dietro il sottile telaio si contorcevano su se stesse, ricordavano un serpente morente.

Alzai lo sguardo: l’ombrello aveva le pieghe dietro il sottile telaio che si contorcevano su se stesse, ricordando un serpente morente.

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Ero perso con lo sguardo tra quei movimenti sinuosi quando d’un tratto qualcosa mi colpì il viso, proprio sotto l’occhio.

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:15, Dorian ha detto:

I lunghi capelli biondi le colavano ai lati del viso

Colare...sembra che si stia sciogliendo; meglio "scendevano"

 

Porrei attenzione alla punteggiatura: usi le virgole quando sarebbe il caso di usare ; o : .

 

Il racconto è onirico e per questo appare non avere un senso (i sogni spesso fanno questo effetto). Buona l'atmosfera.

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Ciao @Dorian, fai delle bellissime descrizioni. Mi è piaciuta sia quella iniziale che quella del locale quando entra, mi sono proprio sentita avvolta dall'atmosfera. Mi sono persa sul finale, ho fatto fatica a capire cosa stesse succedendo e ancora non sono ben sicura di aver distinto il sogno dalla realtà. Nell'insieme però mi hai regalato delle sensazioni piene, non so come dirti, il sinonimo che mi viene è rotonde e capisco che non aiuti. Mi sono piaciuti anche sapori e suoni dai colori e consistenze strane e i capelli che colavano. Quest'ultima immagine dei capelli che finiscono in una pozza a me rende molto l'onirico. Bello, mi è piaciuto molto.

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ciao @Kikki felice che ti sia piaciuto! sul finale in sostanza si ritrova a puntarsi una pistola in bocca. :)

grazie per il commento! ricambieró!

 

Ciao @M.T. grazie per il tuo commento e per le tue considerazioni. Ne terrò conto.

Non sono d'accordo peró per il termine "scendevano".  Quel termine va bene per descrivere una situazione normale. Qui i capelli addirittura formano una pozza liquida. E' un'allucinazione. "Colano" E' assolutamente intenzionale e credo si adatti meglio. Grazie comunque! :) 

 

 

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29 minuti fa, Dorian ha detto:

"Colano" E' assolutamente intenzionale e credo si adatti meglio.

Ok (y)

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@Dorian ti avevo già accennato il mio gradimento. È un racconto puramente onirico che ti rivolta come un giro sulle montagne russe. Ogni tanto m'è parso di guardare un dipinto di Dalí. :D 

La scrittura è solida. Dà ritmo alle visioni e la lettura scorre, anzi fluisce, "cola" come i capelli della cameriera.

Ho notato qualche svista formale come le seguenti:

 

Alle 08/04/2018 at 23:15, Dorian ha detto:

ricordavano un serpente morente.

Una rima che si adatta male allo stile che hai scelto (e secondo il mio gusto si adatta male dovunque :D). Banalmente un "serpe morente" risolverebbe la questione.

 

Alle 08/04/2018 at 23:15, Dorian ha detto:

tenendomi puntato con gli occhi.

L'espressione corretta è "tenere gli occhi puntati".

 

Ci sono delle immagini molto colorite ed estranianti. Queste due mi hanno colpito:

 

Alle 08/04/2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Ormai stavo correndo e io reggevo stretto al petto il manico, me la portavo in giro quasi fosse un aquilone.

 

Alle 08/04/2018 at 23:15, Dorian ha detto:

I lunghi capelli biondi le colavano ai lati del viso per gettarsi a cascata sulle spalle e poi di nuovo sul seno.

 

Quando hai scritto

Alle 08/04/2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Mi vide e scoprì i denti

sulle prime m'è venuto da pensare a dei denti mostruosi. xDxD Mi ero lasciato rapire dalla follia.

 

La chiusura è davvero pregevole.

Alle 08/04/2018 at 23:15, Dorian ha detto:

Un dito mi cadde su qualcosa di mobile e freddo. Un grilletto.

-Non desidera altro?- chiese ancora la cameriera. La sua voce virò sul verde acido.

Aprii gli occhi. L’ufficio di casa mia. Il suono candido della pioggia fuori dalla finestra.

Una lacrima mi tagliò nuovamente la guancia destra come una lama affilata. Bruciava.

Un ultimo tuono.

Ti consiglio solo questi due tagli, scemate che secondo me la rendono più diretta, più cruda.

Davvero un buon lavoro, complimenti.

Modificato da AdStr

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Ciao @Dorian creatore di atmosfere ;)

a me sei piaciuto, mi permetto di segnalarti però questa cosa:

non puoi dire di barbie raperonzolo:

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 23:15, Dorian ha detto:

I lunghi capelli biondi le colavano ai lati del viso per gettarsi a cascata sulle spalle e poi di nuovo sul seno. Mi parve di poterli vedere raggiungere il terreno e creare una pozza d’oro per poi, attraverso le fughe del pavimento, farsi strada tra le persone e raggiungere la mia sedia.

le colavano? Ma come le colavano? Io mi sono immaginata una specie di Blob biondo (ops, ma forse era questo che intendevi?) Ah, allora se era questo, ritiro tutto e mi inchino alle tue capacità visionarie, se no... ritira il tuo "le colavano" e ripiega su un banale: le cadevano :)

Bravo!.

Ciao.

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Ciao @paolati! grazie per il commento, mi è partito un sorriso!

si, l'ho detto anche un paio di commenti più su, era intenzionale. Volevo apparissero quasi come un fluido. Tanto da formare poi una pozza al suolo :) 

 

@AdStr Grazie anche a te per il commento. felice che ti sia piaciuto! :) 

Concordo per le correzioni, in particolare la rima. Mi era completamente sfuggita! me ne sono accorto solo ora.

 

A rileggerci, grazie ancora!

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Ciao, @Dorian :)

Ho un rapporto complicato con i racconti onirici, ma nel tuo caso l'elemento surreale non mi ha disturbato per nulla. Lo stile paratattico e con frasi brevi mi sembra adeguato alla narrazione; rivedrei solamente la sequenza dialogica, che poteva essere resa in maniera più chiara, forse. Per il resto, ho apprezzato molto la lettura.

Alla prossima :)

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Ospite Rica

Ciao @Dorian

credo sia la tua prima cosa che leggo. :) 

 

Un racconto scritto bene, con belle immagini (a mio avviso un po' troppo descritte in sequenze di azioni e gesti secchi, ma sono gusti :) )

Mi è piaciuto il finale, che riporta alla realtà nell'ufficio "di casa" con la pioggia fuori.  L'ufficio di casa è bello. :) 

 

Un racconto onirico calato in una bella atmosfera, ben descritta.

L'inizio è accattivante e dà un buon ritmo alla lettura, ritmo che alterni all'interno della narrazione evitando alla stessa di assumere un carattere monocorde, 

La struttura è solida e gestisci bene le costruzioni paratattiche, adeguate al ritmo. 

Attenzione alle lineette dei dialoghi.

– è quella giusta, e spazio dopo e prima della stessa.

 

Credo che con qualche accorgimento in fase di revisione tu possa migliorare alcune cose e renderlo un racconto migliore intervenendo giusto su alcuni avverbi, alcune ripetizioni e alcune rime involontarie che si sentono, però, in fase di lettura.

 

Complimenti per il testo. Bravo. :sss:

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