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Ginevra

[MI111]Henry de Mussignac

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prompt di mezzogiorno

 

Henry de Mussignac, ultimo esponente del suo nobile casato, stava cacciando.

A ventisei anni, aveva sviluppato un metodo efficace che richiedeva tanta pazienza e colpo d’occhio, ma per fortuna possedeva entrambe le doti; seduto, come mamma l’aveva fatto, su un banchetto traballante, inseguiva, catturava e schiacciava fra le unghie dei due pollici file ininterrotte di cimici, pulci e pidocchi che infestavano le sue parti pelose e la divisa da galeotto che ormai cadeva a brandelli.

Chi gli voleva male lo considerava un baro, sicuramente un ladro e forse l’assassino del suo amico Perricod, mentre lui si riteneva un perseguitato dalla sorte nonostante la brillante intelligenza, il grande fascino e il sangue blu.

Della galera gli pesava più di ogni altra cosa la solitudine totale.

Perfino i miseri pasti venivano serviti attraverso una ruota di ferro infissa nella parete e il carceriere non si vedeva, forse era muto; Henry aveva più volte provato ad attaccare bottone, ma senza risultato.

 

Marciva in quella cella umida da un sacco di tempo e si era convinto che ne avessero smarrito la chiave. La stanza aveva un tavolaccio, un pagliericcio rachitico e due coperte quasi trasparenti; sulla parete di destra si aprivano tre nicchie profonde che sostituivano gli armadi e sotto di loro c’era un tavolo malconcio con un banchetto; il vasellame consisteva in una ciotola grande, una piccola, una brocca di coccio e un cucchiaio di metallo; infine, in un angolo, un grosso mattone nascondeva la sua personale latrina che sfociava in una fossa comune.

 

Unico passatempo del prigioniero era una finestrella protetta da sbarre robuste.

Henry era sempre stato uno scavezzacollo di razza: il tempo non gli bastava mai e nessuna lusinga sapeva trattenerlo, ma adesso, immobile, osservava per ore il cielo mai uguale a se stesso, i disegni delle nuvole, la dolcezza della pioggia e la forza terribile dei temporali; conosceva a memoria ogni minimo dislivello, teneva il conto di ogni filo d’erba.

 

Lo sferragliare della ruota l’avvertì che stava arrivando il cibo: depositò sul ripiano alto la ciotola, la brocca vuota e ritirò i recipienti pieni.

Alla luce scarsa della finestrella, gli sembrò di percepire un movimento sul pezzo di pane poggiato accanto alla solita sbobba: bestiacce. Non bastavano quelle che già se lo mangiavano vivo, ne arrivavano altre di rinforzo.

Per le catture eccezionali, teneva da parte uno scatolino di cartone leggero che aveva contenuto fulminanti: lo prese con mossa fulminea, spinse la parte mobile e fece entrare nell’apertura, di forza, il nuovo venuto.

Zak! Fatto.

 

Richiuse, poggiò il piccolo contenitore sul tavolo e decise di sbirciare prima di scaraventare la bestia fuori dalla finestra, come aveva sempre fatto.

Aprì uno spiraglio: un musino arancione, di un tipo mai visto, l’osservava senza il minimo timore. Aveva due macchie nere che forse erano occhi, una bocchina disegnata e perfino il naso. Rimase di stucco: un insetto arancione con la faccia di un cristiano.

Richiuse per evitare la fuga del prigioniero… dal prigioniero.

Aveva deciso di tenerselo. Almeno per un po’.

 

Finalmente aveva qualcosa da pensare. Il primo problema da risolvere era trovare una sistemazione priva di scappatoie.

Allungato sul saccone, Henry spremeva le meningi e intanto si grattava coscienziosamente ogni piega abitata del corpo. Senza accorgersene, scivolò nel sonno.

Si risvegliò parecchio tempo dopo per un solletico delicato sulla pancia scoperta; si tirò su e rimase a bocca aperta: l’ospite, evaso dalla scatolina, se ne stava spaparanzato accanto all’ombelico del padrone, afferrava con le zampe anteriori le cimici o le pulci che avevano avuto la cattiva idea di transitare di lì e se le pappava beatamente.

 

Affatato, l’uomo si mise a osservare il nuovo compagno di cella: si trattava di un insetto con quindici, lunghissime e delicate paia di zampe, talmente fitte e sottili da sembrare capelli di donna. Aveva il corpo rigido, come indossasse un corsetto, e questo gli permetteva di muoversi agilmente. La “corazza”, grigio giallastra, mostrava tre linee dorsali scure che la percorrevano in lunghezza. Anche le zampe avevano strisce nere. Gli occhietti, grandi e vispi, sembravano osservarlo con affetto.

 

Henry era sicuro che fosse femmina: una mangiatrice d’insetti. E non solo.

Aveva scoperto che, durante la caccia, afferrava il malcapitato che le arrivava a tiro, lo stringeva fra le zampe anteriori e forse lo pungeva, forse lo soffocava, sicuramente lo faceva a pezzi poi apriva una “boccuccia” di discrete dimensioni e lo inghiottiva senza problemi.

Sì, una femmina. Una femmina di classe. Sicuramente un animale non comune. Decise di chiamarla Susanne, come l’unica donna che avesse mai amato nella vita, l'unica che se l’era succhiato come un’ostrica, poi aveva gettato via l’involucro vuoto.

La nuova venuta un po’ le somigliava, con quel corpo sinuoso ed elegante, fasciato in un abito di lucida seta. Anche il tocco delicato delle zampine gliela ricordava.

Sarebbe stata Susie per gli amici e Su per lui, dato che ormai erano in intimità.

 

Per la ragazza era ora di filare a nanna. La rimise nello scatolino e lo coprì con la ciotola piccola per evitare evasioni, poi ci ripensò: e se non avesse avuto abbastanza aria? Lui non avrebbe retto alla dipartita, ormai per lui era “veramente” Susie.

Infilò il cucchiaio fra il tavolo e il bordo della ciotola lasciando uno spiraglio, poi mangiucchiò un po’ di sbobba e si allungò sul pagliericcio.

 

Un pensiero terribile lo sfiorò: la finestra! Quello era un buco aperto sul vuoto!

Susie sarebbe potuta cadere di sotto o forse sarebbe potuta andare verso un’altra cella…

Il pensiero era intollerante.

Scese di furia e andò verso la nicchia che conteneva un rimasuglio di abiti. Rimaneva un’unica camicia presentabile, tenuta da conto per presentarsi davanti ai giudici, per nascondere l’abbruttimento del carcere. Afferrò di furia l’indumento, strappò larghe strisce per poterlo legare ai due chiodi laterali della finestra e drappeggiò la stoffa in modo da non lasciare pertugi.

 

Sfinito, disabituato all’azione e alle emozioni che afferravano il cuore, si distese sul pagliericcio, ma non riusciva a dormire per l’adrenalina in circolo: si sorprese a pensare che non era così felice da un sacco di tempo. Forse non lo era mai stato, nemmeno quando era fuori, nemmeno quando aveva la vera Susanne.

Finalmente il sonno spense tutto. Si rannicchiò sul fianco destro, mise le mani giunte sotto la guancia e si addormentò sereno.

 

Il mattino lo colse con ancora un avanzo di gioia sul cuore. Cercò di ricordare la novità e spalancò gli occhi. Susi! Guardò la ciotola perfettamente al suo posto e si apprestò a scendere dal letto, quando la coda dell’occhio destro percepì un movimento.

Si trattava della ragazzina: scorrazzava a velocità impressionante lungo le pareti e di tanto in tanto si fermava per fare un po’ di colazione.

 

Henry si gettò sull’insetto, ma Lei gli sgusciò fra le dita e, veloce come il lampo, scese sul pavimento. Non la vedeva più, c’erano macchie d’ombra che la mimetizzavano. Si allungò sui mattoni e finalmente eccola lì; correva a velocità pazzesca verso l’unico pericolo serio dopo la finestra: il buco della latrina. Capì che l’odore nauseabondo per lei era un invito a nozze. Non l’avrebbe mai raggiunta in tempo.

 

La vide schiacciarsi per raggiungere il bengodi, infilarsi, testarda, sotto il mattone e sparire.

In quel momento capì che, ancora una volta, una femmina aveva succhiato la sua linfa vitale poi l’aveva sputato come il nocciolo di una ciliegia.

Si rialzò a fatica, raggiunse il pagliericcio, si accoccolò sotto le coperte e pianse il suo amore perduto.

Modificato da Ginevra

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Ganzissimo Ginevra!

Bella la storia, l'ambientazione, il protagonista e il suo inusuale animaletto!

1 ora fa, Ginevra ha detto:

Per le catture eccezionali, teneva da parte uno scatolino di cartone leggero che aveva contenuto fulminanti: lo prese con mossa fulminea, spinse la parte mobile e fece entrare nell’apertura, di forza, il nuovo venuto.

Questa frase forse ha un pò troppi fulmini e c'è qualcosa che non mi torna.

Per il resto sei stata molto molto originale !

 

P.S : chissà perchè il tema "animale da compagnia" ci ha ispirato (sia a me che a te) questi animaletti molto poco... consueti.

 

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Ciao, Caipi. Grazie per il passaggio e per il commento... Dalle mie parti, i fiammiferi di legno, gli zampironi, si chiamano fulminanti e hanno  scatoline di legno che si aprono come un cassettino. Il mio bestiolino esiste veramente e si chiama Scutigera. È bellissima. Consultare mamma wiki per credere. 

Vengo a contraccambiare la visita. Un abbraccio.

 

Ho riletto il racconto.

Errata corrige: intollerabile, non intollerante! È solo “un errore di sbaglio”, scusate.

Modificato da Ginevra

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1 ora fa, Ginevra ha detto:

seduto, come mamma l’aveva fatto, su un banchetto traballante, inseguiva, catturava e schiacciava fra le unghie dei due pollici

Questa frase suona un po' ambigua: intanto perché quel seduto e inseguiva sembrano riferirsi entrambi a Henry, e sono verbi che danno due idee opposte.

 

Poi schiacciare tra le unghie dei due pollici non che sia impossibile, ma mi sembra un modo poco pratico, per crearsi difficoltà da soli. Tutt'altro che efficace, insomma (come invece definito dal narratore)

 

1 ora fa, Ginevra ha detto:

La stanza aveva

-> era arredata

 

1 ora fa, Ginevra ha detto:

teneva il conto di ogni filo d’erba

temo sia tecnicamente impossibile, non potendo far altro che guardarli dalla distanza di una finestra

 

1 ora fa, Ginevra ha detto:

che aveva contenuto fulminanti: lo prese con mossa fulminea,

non ho capito bene la scena (e quello potrebbe essere un mio problema); di certo c'è una ripetizione evitabile

 

1 ora fa, Ginevra ha detto:

Zak! Fatto

Zac! (meglio senza k)

 

1 ora fa, Ginevra ha detto:

Henry spremeva le meningi e contemporaneamente

 intanto si grattava coscienziosamente

 

2 ore fa, Ginevra ha detto:

poi aveva gettato via l’involucro vuoto.

-> per poi gettare via

 

2 ore fa, Ginevra ha detto:

Sarebbe stata Susie per gli amici

quali, se neanche col carceriere riusciva a comunicare?

 

2 ore fa, Ginevra ha detto:

e se non avesse avuto abbastanza aria? Lui non avrebbe retto alla dipartita, ormai per lui era “veramente” Susie.

(toglierei il corsivo dopo il punto di domanda)

 

2 ore fa, Ginevra ha detto:

il pensiero era intollerante.

intollerabile?

 

2 ore fa, Ginevra ha detto:

nemmeno quando era fuori, nemmeno quando aveva la vera Susanne.

nemmeno quando viveva libero, nemmeno quando c'era la vera Susanne.

 

2 ore fa, Ginevra ha detto:

In quel momento capì che, ancora una volta, una femmina aveva succhiato la sua linfa vitale poi l’aveva sputato come il nocciolo di una ciliegia.

aggiungerei la virgola dopo "vitale"

 

2 ore fa, Ginevra ha detto:

Si rialzò a fatica, raggiunse il pagliericcio, si accoccolò sotto le coperte e pianse il suo amore perduto.

toglierei il possessivo -> pianse l'amore perduto

volendo, si potrebbe fare -> e pianse l'ultimo amore perduto

 

Mi sembra che sia stato dedicato molto spazio alla situazione iniziale del personaggio (probabilmente non tutto è essenziale per descrivere lo stato di solitudine, mancanza d'igiene e trascuratezza sue e della cella in cui vive). Al contrario, almeno è stata la mia impressione, tutto scorre troppo in fretta in quello che a me sembra il punto focale del racconto: ovvero  quanto Henry si "risveglia" dal suo torpore, ed evita di far fuggire Susie praticamente ostruendo quei pochi spiragli che gli davano la sensazione di avere ancora qualche contatto con la vita e il mondo esterno.

 

Forse un maggior equilibrio tra le due parti potrebbe giovare al racconto.

Non che così sia brutto, anzi.

 

Poi, a voler esser cinici, si potrebbe anche interpretare il racconto come metafora dell'amore. Col quale scegliamo volontariamente di ostruire i nostri ultimi spiragli di luce, quei residui margini di manovra che la vita, limitata prigione delle nostre esistenze, ci concede.

 

 

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@Eudes rispondo al volo al tuo commento e ti ringrazio del passaggio.

seduto/rincorre: non è affatto una contraddizione in termini. pensaci, come potrebbe schiacciare le cimici lungo le cuciture della giacca che si è tolto se camminasse? In quanto all’atto dello schiacciare, mi congratulo con te per non avere mai avuto a che fare con un nipotino che torna da scuola con i pidocchi: l’unico modo di schiacciarli mentre la madre corre in farmacia, è esattamente fra un’unghia e l’altra del pollice. Per il resto potrei continuare ad esporti il mio punto di vista, ma ti ruberei solo tempo...

Come va? Immagino che tu e Viola siate impegnatissimi nella preparazione delle Olimpiadi. Bravi e complimenti.

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Ciao @Ginevra, ti ho letta subita, ma commento solo ora. Mi piace molto come scrivi, sbarazzino è il termine che mi viene in mente. Mi è piaciuto tutto: storia, ambiente, il personaggio. Ieri sera avevo notato intollerabile, ma ho visto che te ne sei già accorta.

12 ore fa, Ginevra ha detto:

Henry de Mussignac, ultimo esponente del suo nobile casato, stava cacciando.

A ventisei anni, aveva sviluppato un metodo efficace che richiedeva tanta pazienza e colpo d’occhio, ma per fortuna possedeva entrambe le doti; seduto, come mamma l’aveva fatto, su un banchetto traballante, inseguiva, catturava e schiacciava fra le unghie dei due pollici file ininterrotte di cimici, pulci e pidocchi che infestavano le sue parti pelose e la divisa da galeotto che ormai cadeva a brandelli.

Mi è piaciuto, molto spaesante, mi aspettavo tutt'altro dopo la prima frase.

13 ore fa, Ginevra ha detto:

forse era muto; Henry aveva più volte

qui avrei visto meglio un punto, dopo muto intendo

13 ore fa, Ginevra ha detto:

Marciva in quella cella umida da un sacco di tempo

mi stona il sacco di tempo, mi sembra poco in linea con il tono del racconto

13 ore fa, Ginevra ha detto:

il tempo non gli bastava mai e nessuna lusinga sapeva trattenerlo, ma adesso, immobile, osservava per ore il cielo mai uguale a se stesso, i disegni delle nuvole, la dolcezza della pioggia e la forza terribile dei temporali; conosceva a memoria ogni minimo dislivello, teneva il conto di ogni filo d’erba.

molto bella questa

13 ore fa, Ginevra ha detto:

contenuto fulminanti: lo prese con mossa fulminea,

a parte che non sapevo cosa fossero i fulminanti, trovo un po' troppo vicini i due fulmini

13 ore fa, Ginevra ha detto:

Rimaneva un’unica camicia presentabile, tenuta da conto per presentarsi davanti ai giudici, per nascondere l’abbruttimento del carcere. Afferrò di furia l’indumento, strappò larghe strisce per poterlo legare ai due chiodi laterali della finestra e drappeggiò la stoffa in modo da non lasciare pertugi.

terribile cosa siamo disposti a fare per non sentire la solitudine, addirittura di eliminare l'unica fonte di gioia. E senza un pensiero

13 ore fa, Ginevra ha detto:

il buco della latrina.

qua avrei messo solo: la latrina!

Molto originale come animale da compagnia... sono andata a vedere cosa sia la scutigera e non mi piace proprio, no no

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@camparino Ciao, Camp. Avevo risposto questa mattina, ma poi è saltato tutto. Non importa, scriverti due volte è un piacere.

Devi sapere che ieri avevo mille cose da fare, ma non potevo saltare il tuo primo MI (meritatissimo) e le vostre proposte di valore.

Grazie per il tuo passaggio e per l’approvazione. Tu? Ancora niente animale da compagnia? Skerzo...

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@Kikka Grazie, Kikka. Ho apprezzato molto i tuoi consigli che condivido pienamente (e non mi capita spesso).

Sono contenta che il mio pezzo ti sia piaciuto: per ringraziarti ti ho spedito una scutigera...:rosa::P Ciao

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18 ore fa, Ginevra ha detto:

Affatato

Affatato? Vuol dire "magico".

18 ore fa, Ginevra ha detto:

Sarebbe stata Susie per gli amici e Su per lui, dato che ormai erano in intimità.

E questo va bene, ma subito dopo dici:

18 ore fa, Ginevra ha detto:

Lui non avrebbe retto alla dipartita, ormai per lui era “veramente” Susie.

era veramente Su.

18 ore fa, Ginevra ha detto:

Il pensiero era intollerante.

Intollerabile

18 ore fa, Ginevra ha detto:

Scese di furia e andò verso la nicchia che conteneva un rimasuglio di abiti.

"Di furia" e "rimasuglio di abiti" non mi fanno impazzire, ma è cosa personale.

Veramente un bel racconto.

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@Macleo Mac, puoi non crederci, ma ogni volta che scrivo una parola “ginevrina” penso a te; a te che, unico lettore serio, ti prendi la briga di andare in Google e risalire all’esatto significato (sempre che ci sia e che il termine non derivi magari dal mio dialetto “montanaro”).

Nel caso specifico di affatato, il termine è mutuato, come spesso mi accade, da Camilleri: non significa precisamente magico, ma “preso dalla magia”. Adoro questa parola e mi è capitato di usarla anche in altri racconti.

Le tue osservazioni sono puntuali e giuste come sempre, grazie. Grazie anche per l’apprezzamento. Spero che i tuoi giorni siano sereni. Bacino.:rosa:

 

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19 ore fa, Ginevra ha detto:

A ventisei anni, aveva sviluppato un metodo efficace

signorina, perché la virgola :umh:

 

19 ore fa, Ginevra ha detto:

seduto, come mamma l’aveva fatto, su un banchetto traballante, inseguiva, catturava e schiacciava fra le unghie dei due pollici

anche qui la punteggiatura non mi convince. Tu potresti dire: «Va be, ma se lo dici tu che con le virgole fai ca*are.» E io scapperei via piangendo

 

20 ore fa, Ginevra ha detto:

La stanza aveva un tavolaccio, un pagliericcio rachitico e due coperte quasi trasparenti

non capisco. Nel senso che sono così lise da risultare impalpabili?

 

20 ore fa, Ginevra ha detto:

depositò sul ripiano alto la ciotola

superfluo

 

20 ore fa, Ginevra ha detto:

Il pensiero era intollerante.

refuso, a meno che non sia un pensiero leghista

 

Ciao cara @Ginevra , come va? Io bene.

Il racconto mi è piaciuto, cerca di farci capire quanto un uomo disperato sia disposto ad attaccarsi a qualsiasi cosa pur di non impazzire (scommetto che Henry avrebbe ucciso subito Susan se non si fosse trovato imprigionato). Scritto bene, ho colto una piacevole e leggera ironia soprattutto sull'attribuzione da parte del protagonista al genere femminile dell'insetto anche se non credo Henry fosse un entomologo :D

A presto.

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Ciao @Ginevra,

il tuo De Mussignac mi ha fatto pensare a Edmond Dantes e, ancor più, all'abate Faria. E già qui, mi piaceva. Il racconto poi me lo ha fatto piacere ancora di più: delizioso. Ho apprezzato tutto, sei uno dei miei "coup de cœur" assoluti in questo MI.

Come tanti ho notato i "fulminanti... fulminea": nulla ti vieta di tenere i fulminanti e rendere la mossa agile, scattante, guizzante...

La sola altra cosa che mi ha fatto specie è

Alle 8/4/2018 at 22:53, Ginevra ha detto:

Marciva in quella cella umida da un sacco di tempo

Non so se è sensato quello che dico, ma mi pare che il tono nel resto  del testo sia, forse non sostenuto, ma un po' da narrazione d'un altro secolo, insomma quel"sacco di tempo" l'ho trovato troppo gergale contemporaneo: avrei visto meglio "da lustri", "da tempo immemorabile", ...

"Affatato" non l'ho cercato: è bellissimo e il significato è evidente. Se il dizionario non lo riporta, dovrebbe! :)

Spero che Henry trovi un'altra scutigera. Più fedele, questa.

 

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@Befana Profana. Grazie per i complimenti rivolti a Henry e per le dritte che condivido in pieno.

Hai collegato il pezzo a Montecristo, uno dei libri che più ho amato « in gioventù « : ti sei allargata un po’ troppo, ma è stata una bella carezza positiva al mio ego...  Adesso non posso, ma nel pomeriggio verrò a leggerti. 

Un bacione.

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Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 22:53, Ginevra ha detto:

Affatato

?

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 22:53, Ginevra ha detto:

Perfino i miseri pasti venivano serviti attraverso una ruota di ferro infissa nella parete e il carceriere non si vedeva, forse era muto; Henry aveva più volte provato ad attaccare bottone, ma senza risultato.

Perfino i miseri pasti venivano serviti attraverso una ruota di ferro infissa nella parete. Il carceriere non si vedeva, né lo si sentiva mai; forse era muto: Henry aveva più volte provato ad attaccare bottone, ma senza risultato.

 

Racconto che mi ha ricordato un po' Il conte di Montecristo :) . Ben fatto e con una fantasia non da poco: in cella ci si attacca a tutto per vincere noia e isolamento.

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@MT Ciao, grazie per il passaggio e aver citato uno dei miei libri preferiti; purtroppo soltanto l’ambientazione è simile...

 

Il termine « affatato »  l’ho mutuato da Camilleri e significa, più o meno, osservare con meraviglia, quasi fosse opera di magia. Vedi bene che un grande, con un solo aggettivo, riassume un’intera frase. E io copio...

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@Ginevra ciao. Bentornata al contest! Spero vada tutto bene.

 

Bello questo racconto, nonostante i protagonisti animali, hai scelto le bestione più fastidiose e schifose... E anche questo è un pregio, sai?

Insieme al carattere brioso della tua scrittura.

Non ho letto i commenti, quindi scusami se mi ripeto. 

Di questo tuo racconto mi piace molto l'ambientazione, da Conte di Montecristo e il personaggio presentato.

Meno gli inquilini e l'inquilina del protagonista. ;) 

Si legge bene e scorre. Personalmente sono inciampata, non caduta, su due passaggi. Te li segnalo sotto.

 

Nell'incipit c'è qualcosa che mi stride nell'uso dei termini seduto/inseguiva. Capisco l'immagine, non è scorretta. Dico solo che mi stride.

 

E questa

Alle 8/4/2018 at 22:53, Ginevra ha detto:

Per le catture eccezionali, teneva da parte uno scatolino di cartone leggero che aveva contenuto fulminanti: lo prese con mossa fulminea, spinse la parte mobile e fece entrare nell’apertura, di forza, il nuovo venuto.

Zak! Fatto.

 

Visto l'uso che fai di termini "localizzati", immagino che fulminati siano i fiammiferi con lo stecco di legno. Anche nonna poi chiamava così. Quindi, non vanno tolti. Puoi trovare un sinonimo per "fulminea". Ed eviti la ripetizione.

Zak > Zac

 

Per il resto, buona prova. Brava Ginevra. ;)

Salud

 

 

Modificato da Rica

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@RicaSalud a te, bambina. Grazie per il passaggio e per le segnalazioni. La bestiolina, ti assicuro, è molto carina: l’ho vista in Wikipedia ed è stato amore a prima vista. 

Sì, i fulminanti sono i fiammiferi di legno; di quale regione era tua nonna? Grazie anche a te per aver ritrovato un po’ di Edmond Dantés; e mi dici niente... Ciao

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2 minuti fa, Ginevra ha detto:

Sì, i fulminanti sono i fiammiferi di legno; di quale regione era tua nonna

 

Lazio. Ma nel dialetto reatino la "n" è sostituita dalla "r" e  la "t" dalla "d".

 Li furminandi. :)

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Alle 8/4/2018 at 22:53, Ginevra ha detto:

Il pensiero era intollerante.

Intollerabile? 

 

Alle 8/4/2018 at 22:53, Ginevra ha detto:

una femmina aveva succhiato la sua linfa vitale poi

Metterei la virgola dopo vitale oppure e. 

 

@Ginevra ciao sorellina! Mi piace sempre come scrivi, soprattutto la tua straordinaria capacità di rendere un'ambientazione perfetta, tanto che resto sempre meravigliata. E sai pure questo, infatti te lo dico spesso. Il tuo Henry mi ha ricordato molto il mio amato Edmond, è da un po' che non rileggo il Conte, mi è venuta la voglia. Le descrizioni sono meravigliose. Anche quando descrivi l'insetto, e odio insetti, lo fai con uno stile leggero, grazioso direi. Forse è leggermente più lunga la parte descrittiva, potevi forse dare il maggior spazio a Susy, ma va bene così. Quando un racconto piace, piace a prescindere. E a me, il tuo, è piaciuto molto. Sempre brava. :rosa:

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Mi erano mancati i tuoi racconti, @Ginevra. Mi sembrava di essere nella cella e di avere davanti Susie.

Mi è piaciuto molto! Alla prossima :rosa:

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@Emy Brutta scimmietta imprevedibile! In questo periodo sono sempre di corsa, leggo i pezzi degli autori dei commenti a Henry senza spulciare nel nutrito gruppo. Vedo con grande piacere che ti è tornata la malattia del MI! Grazie per il passaggio, per il commento molto apprezzato e per i complimenti. Vengo a ricambiare...

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Bravissima @Ginevra, originale, scritto molto bene.

Il tuo protagonista mi è piaciuto da subito e anche la sua amichetta non era male.

Bello, bello tutto. Complimenti.

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 22:53, Ginevra ha detto:

Henry era sempre stato uno scavezzacollo di razza:

Sempre amati gli scavezzacollo di razza, io. ;)

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@paolati grazie, Paoletta. Sono proprio contenta che Henry ti sia piaciuto. Anche io adoro gli scavezzacollo anche se non sempre sono facili da gestire. A volte sarebbe meglio un bel cjanin. Ciao. :rosa:;):muu:

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Ciao @Ginevra

Poco da dire, Bello! mi ha divertito e mi è piaciuto!

L'unica cosa che non mi ha convinto è il termine "affatato". Ho faticato a capire che intendessi... 

A parte questa piccolezza è andato giù liscio e veloce come la bestiolina incosueta di Henry.

Brava! :)

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@Dorian eilà, ragazzo! Te l’ho già detto, ma volentieri lo ripeto: il tuo avatar, complice anche il bianco e nero, mi inquieta e mi attira pericolosamente. Grazie per il parere e per l’approvazione. Affatato è un termine rubato, preso di peso a Camilleri (come molti altri che uso spesso) perchè secondo me, rende bene l’effetto di una sorpresa piacevole e inaspettata. 

Ciao. Spero di ritrovarti a tutti i prossimi MI.(y)      :ola::ola:

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@Ginevra il racconto mi è piaciuto molto. Fantasioso e davvero curato. Anche bello frizzantino, sia grazie alla tua scrittura sia per via della situazione un po' paradossale che hai escogitato. Tutto mi sarei aspettato tranne che l'insetto da compagnia. Il nostro Henry però compie una leggerezza nel relegare la povera Su al ruolo di ingrata: chi vorrebbe vivere in cattività? :D 

Complimenti.

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