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Befana Profana

[MI 111] Dicono che porti fortuna

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commento

 

Traccia di mezzanotte: "Fantasie"

 

 

Dicono che porti fortuna

 

Il sole splendeva radioso. Leo si sentiva di buon umore, uscendo di casa: l’aria era così luminosa che gli faceva strizzare gli occhi. Starnutì e la cosa lo fece sorridere ancora di più. Si incamminò verso il parco fischiettando. Non che fosse più fiducioso che d’abitudine, era abbastanza sicuro che nemmeno quel giorno avrebbe trovato un lavoro, ma consultare gli annunci e fare telefonate inutili sarebbe stato più piacevole al parco che nell’umidità del suo appartamento.

Era così di buon umore che non prestava attenzione a dove metteva i piedi e affondò con la scarpa in una grossa, appiccicosa cacca di cane. Il sorriso che gli ornava il volto si spense.

«Cazzo! Cazzo! Cazzo!», cominciò a urlare, mentre tentava di ripulire la suola sfregandola freneticamente sul marciapiede.

«Ehi, coglione, guarda che porta fortuna!», gli urlarono due ragazzini dal lato opposto della strada. Leo alzò il medio della mano sinistra nella loro direzione, sputando improperi. Un po’ a causa del nervosismo, un po’ a causa della suola resa scivolosa dalla materia fecale che la ricopriva, perse l’equilibrio; tentò di frenare la caduta allargando le braccia, ma finì lungo disteso, sbattendo violentemente la nuca sul bordo del marciapiede.

Il dolore fu tremendo. La testa gli girava e la vista era annebbiata. Incapace di muoversi, sbatté le palpebre nel tentativo di mettere a fuoco. Scorse un’ombra brumosa avvicinarsi. Volle tendere il braccio nella sua direzione e cercò di parlare, ma una voce, fumosa come l'ombra, lo bloccò.

«Calmati, Leo, gli effetti dello stordimento passeranno in pochi secondi. Ascoltami. I ragazzi si prendevano gioco di te, ma senza saperlo, dicevano la verità. Quella del “pestare una cacca porta fortuna” non è un leggenda. La sorte si annoia, come tutte le entità eterne, e ogni tanto, per distrarsi, cambia le regole del gioco, disseminando sprazzi di fortuna qua e là. A volte in un quadrifoglio, a volte, in uno stronzo di cane, come nel tuo caso. Sono eventi rarissimi, sono pochi gli eletti, ma tu sei uno di quelli. Non dovrai più preoccuparti di nulla, Leo, poiché ora la fortuna è dalla tua parte e lo sarà per il restante dei tuoi giorni. Devi solo approfittarne».

Leo sbatté ancora le palpebre. Quando le riaprì, l'ombra era scomparsa. E anche il dolore. Si rimise in piedi e si tolse la polvere di dosso. Doveva aver preso una bella botta in testa, pensò, per aver avuto un’allucinazione del genere. Sorrise, ma una zaffata improvvisa gli ricordò l’emergenza e si chinò per tentare di pulire la scarpa. A pochi centimetri dal piede, scorse un foglietto spiegazzato. Lo guardò meglio: una banconota da 200 euro. E se non fosse stata un’allucinazione? Scosse le spalle e rise di se stesso. Prese la banconota e la mise in tasca. Avrebbe invitato Anna al ristorante, erano mesi che non uscivano.

Arrivato al parco, scoprì che quel giorno era teatro di una caccia al tesoro organizzata da una radio locale. Stava per fare dietrofront, ma la voglia di sedersi nell’erba era forte e il parco grande: non avrebbe fatto fatica trovarsi un angolo appartato, lontano dai cacciatori di tesori. Si allontanò dalla confusione e raggiunse una zona meno frequentata, forse anche perché lì il comune non aveva ancora trovato tempo e fondi per sistemare il verde e installare arredi. Scelse una vecchia quercia e si accovacciò nell’erba, la schiena appoggiata al tronco. L’odore in provenienza dalla suola era davvero insopportabile, ora che aveva il naso più in basso. Decise di sfilare le scarpe e di posarle un po’ discoste. Gli sembrava di ricordare che gli odori tendessero a salire verso l’alto, o forse era l’aria calda, non sapeva più bene; nel dubbio decise di appendere le scarpe a un ramo. Cercava quello più adatto quando le sue mani incontrarono un fagotto. Lo prese per guardarlo meglio. Il tesoro del gioco radiofonico. “La fortuna è con te, devi solo approfittarne”, ripeté a mezza voce. Non che ci credesse davvero, ma il dubbio cominciava a insinuarsi.

Rinfilò le scarpe. L’odore cominciava a non incomodarlo più così tanto. S’incamminò all’ingresso del parco per reclamare il premio.

Sulla strada di casa, pensò a come fare la sorpresa ad Anna. Un viaggio a Cuba per due, loro che non erano mai andati più in là di Ostia. Glielo avrebbe detto al ristorante.

Stava infilando la chiave nel portone del palazzo, quando si rammentò che era sabato: l’estrazione del Lotto. Doveva correre a giocare. Si precipitò alla ricevitoria. Con la schedina in mano, esitò. E ora che numeri gioco? Alzò le spalle, poco importava, dato che aveva la fortuna dalla sua. Optò per la sua data di nascita 12-4-1-9-82 e scelse la ruota di Bari, la città del nonno.

Rientrato a casa chiamò Anna dal fisso, sul cellulare non aveva più crediti.

«Fatti bella, stasera ti porto al Grottino»

«Ma con che soldi, sei impazzito?»

«Tranquilla, la fortuna ha girato, vedrai. Passo a prenderti alle 9, prima devo ascoltare l’estrazione dei numeri del Lotto»

«Hai anche giocato al Lotto? Ma sei completamente...»

«Smettila, Anna, fidati».

 

Quando la vide uscire dal portone, scese dall’auto per andarle incontro. Era contrariata, le si leggeva in faccia, ma si era fatta bella, come le aveva chiesto. Aveva messo il vestito nero che le donava tanto e si era truccata con cura. Sulle labbra quel rossetto rosso che a Leo piaceva da morire. Le sorrise e la prese per mano per accompagnarla alla macchina. Durante il tragitto Anna tenne il muso, ma era chiaro che, per quanto preoccupata, la serata le faceva piacere. Si sedettero a un tavolo appartato e ordinarono la cena.

«Scegli quello che vuoi, non pensare ai soldi», le disse, ma dovette insistere parecchio per convincerla, era una tipa con i piedi per terra, Anna. E parecchio testarda.

Aspettando l’antipasto, chiesero due calici di prosecco.

Dopo aver brindato, le raccontò tutto. Anna lo guardava sbalordita, ma non lo interruppe, aspettò che arrivasse alla fine, quindi aprì la bocca senza dire nulla. Bevve un nuovo sorso di vino, esitò, poi lo vuotò d’un tratto. Fissò il compagno negli occhi.

«Ma che cavolo racconti? Sei impazzito?»

«Ma no, ti assicuro, Anna, è tutto vero»

«No, stai delirando, caro mio ed è ora che ti svegli. Svegliati! Svegliati! Svegliati, ti dico!»

«Ma no io...»

«Svegliati! Ehi, amico, sveglia! Devo chiamare un’ambulanza? Sveglia!»

Leo aprì gli occhi, tutto era confuso intorno a lui. Non vedeva più Anna, né il ristorante. Non vedeva più nulla, del resto.

«Anna, Anna», chiamò.

Sbatté le palpebre, e riuscì a scorgere una silhouette brumosa. Le sbatté ancora per poter a mettere a fuoco. Quando infine ci riuscì, si rese conto di essere all’aperto. Steso supino. Sopra di lui, a fargli ombra dal sole caldo e abbagliante del mattino, il volto di un ragazzo che non gli sembrava di aver mai visto prima.

«Stai bene? Ce la fai ad alzarti? Mi hai fatto prendere uno spavento, credevo fossi morto»

«Io...»

Leo si tirò su a fatica, l’altro gli tese la mano per aiutarlo. Si raddrizzò, ma una fitta ai reni lo obbligò a piegarsi di nuovo. Uno spasmo ancora più intenso si risvegliò a livello della cervicale. Inspirò profondamente per tentare di placare il dolore. Un odore nauseabondo gli riempì le narici. Disgustato si guardò intorno. Riconobbe il tratto di marciapiedi su cui aveva pestato la merda di cane. La scarpa ne era piena, e poteva vedere la strisciata che aveva tracciato per terra scivolando. Guardò il ragazzo di fronte a lui.

«Io...»

«Hai pestato un regalino. Capita. Mi sa che ci sei anche scivolato sopra, ne hai un po’ sui vestiti. Ma dicono che porti fortuna», tentò di consolarlo.

Leo non rispose, scosse la testa e si allontanò zoppicando un po’.

 

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@Befana Profana ciao! Ci sono rimasta male, pensavo davvero che fosse un racconto con happy ending e invece no, Leo non ce la fa a sfuggire al suo destino. Mi è piaciuto, lo trovo semplice e diretto, sia nel linguaggio che nella struttura. Non ho niente di particolare da segnalarti, forse solo ho sentito meno entusiasmo che negli altri tuoi racconti.  

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Ciao :D

Mi è piaciuto davvero tanto il tuo racconto. Divertente, piacevole e ben scritto. Mi è piaciuto molto anche il modo in cui hai gestito il momento del "risveglio". Complimenti!

Alla prossima :)

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@Befana Profana ciao Bef! Bentrovata! Un racconto carino, scritto bene come al tuo solito. Divertente, fa sorridere. Il finale un po' me lo aspettavo, sinceramente, ma questo non ha guastato il piacere della lettura. Non forse all'altezza degli altri tuoi racconti che mi hanno conquistato di più, però resta una buona prova. Piaciuto. 

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21 ore fa, Befana Profana ha detto:

Il sorriso che gli ornava il volto si spense.

Troppo decadente, credo. Meglio "illuminava"

21 ore fa, Befana Profana ha detto:

Scorse un’ombra brumosa avvicinarsi. Volle tendere il braccio nella sua direzione e cercò di parlare, ma una voce, fumosa come l'ombra, lo bloccò.

Questione di di gusti, ma avrei preferito: "Scorse un’ombra avvicinarsi. Tese nella sua direzione e cercò di parlare, ma una voce lo bloccò."

21 ore fa, Befana Profana ha detto:

riuscì a scorgere una silhouette brumosa.

Arridaie. Che ne dici di "indistinta"?

Fine delle cretinate.

Veramente un bel racconto, e lui non si può neanche lamentare troppo. Se non avesse pestato la cacca portafortuna, sarebbe sicuramente andato in coma per la zuccata.

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Ciao @Befana Profana bel racconto, scritto benissimo.

Anche io avrei preferito il lieto fine, ci stava, ma mi accontenterò di quanto detto da @Macleo a cui vorrei fare un applauso:

3 ore fa, Macleo ha detto:

Se non avesse pestato la cacca portafortuna, sarebbe sicuramente andato in coma per la zuccata.

Brava! 

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Ciao @Befana Profana ,

ho letto con piacere il tuo racconto: corretto, spiazzante e divertente.

Mi è piaciuta la disinvoltura dei dialoghi e l'atmosfera che hai creato, e poi mi piacciono le storie senza lieto fine ( la vita è così, no?).

Ho sorriso quando dici 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

disseminando sprazzi di fortuna qua e là. A volte in un quadrifoglio, a volte, in uno stronzo di cane, come nel tuo caso. Sono eventi rarissimi, sono pochi gli eletti, ma tu sei uno di quelli.

... dovrei essere la persona più fortunata del mondo ( e non per i quadrifogli...).

Complimenti!

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@Befana Profana Cara mia (cara Befana e/o cara Profana mi suona male).

Il tuo racconto mi ha rammentato un componimento con il quale vinsi il prestigioso premio letterario internazionale di poesia Citta di Gazzo di Sotto.

Non me ne vorrai, se lo declamo:

"Se pestate una cacca

a voi porta fortuna

alla cacca non fa niente

chi l'ha lasciata

si vede che se ne frega"

Ma bando ai ricordi.

Il tuo racconto.

Nooo. Anche io volevo che Leo fosse veramente trasformato in un Gastone metropolitano. Trovasse amor, suerte y dinero y tiempo para desfrutarlo.

Vabbè. Mi è piaciuto lo stesso.

Ciao e attenta dove metti i piedi.

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@Gigiskan, grazie, io ho preferito la tua "trombetta", invece. :)

 

@Kikki, @paolati, @camparino,

il finale è rimasto in bilico fino all'ultimo: avevo immaginato anche una versione in cui moriva vecchio, ricco e felice lasciando un'intervista postuma in cui spiegava l'origine della sua fortuna. E un finale con folle di gente in strada a calpestare freneticamente cacche. Poi ha vinto il mio pessimisrealismo congenito. :-)

 

@Kikki, @Emy, avete perfettamente ragione: il racconto non appassiona neanche me. Avevo diverse idee più fantasiose per entrambe le tracce ma non sono riuscita a gestirle e metterle su carta. Ho riscritto tutto diverse volte. Poi ho optato per questa storia poco originale ma che almeno riuscivo a strutturare con inizio svolgimento e fine. È stato un MI pragmatico per me, se si può dire così. :)

 

@Macleo e @paolati, Leo apprezza il vostro tentativo di consolarlo, ma sono stati la suola "incacata" e scivolosa e l'incazzatura a farlo cadere: senza la cacca sarebbe andato per la sua strada senza intoppi. Grazie del tentativo di "bicchiere mezzo pieno" e delle belle parole. :)

 

@camparino, la tua poesia è bellissima e "chi l'ha lasciata si vede che se ne frega" una sacrosanta verità. Contenta che ti sia piaciuto e spiacente di averti deluso, ma magari fortuna e denaro li troverà un giorno, chissà. Ah, e se il mio pseudo ti stona, mi chiamo Marezia (sì, lo so, è abbastanza dissonante anche lui ma che ci posso fare :lol:). Ciao e grazie.

 

@caipiroska, grazie e sono d'accordo con te sul "la vita è così... o no?". Ma per quel che riguarda la fortuna "disseminata", credo che i miei due figli abbiano accumulato, nella loro ancor giovane vita, tanta di quella fortuna sotto le scarpe (e sui tappetini della macchina, orlo dei pantaloni e non scendiamo più in là nei particolari) da essere serviti per le prossime tre reincarnazioni :lol:

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@Befana Profana Ciao, Marezia. (Nome inusuale e molto bello, a parer mio) Il finale numero due (ricchissimo e con testamento che divulga il mistero dell’origine di tutto quel ben di Dio) mi è piaciuto molto, ma quello numero uno mi sembra più giusto e credibile.

Un pezzo scritto bene, senza particolari guizzi proprio perchè aderente al vero, ma assolutamente piacevole. Brava.

Ma come ti è venuta in mente questa... materia prima? 

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ciao @Befana Profana :)

 

Mi è piaciuto il racconto. Hai scritto una storia ironica e realistica che prende una piega prima verso l'apparente irreale, attraverso la coincidenza di vincite, e poi verso l'onirico. Hai dato a mio avviso una bella svolta al tutto introducendo il risveglio e svelandoci il sogno in cui il protagonista cade a seguito della botta.

Credo che i dialoghi siano verosimili e reggano bene. Il personaggio ben delineato nelle azioni del sogno. 

Forse solo nel passaggio successivo alleggerirei il termine sveglia e simili.

 

«No, stai delirando, caro mio ed è ora che ti svegli. Svegliati! Svegliati! Svegliati, ti dico!»

«Ma no io...»

«Svegliati! Ehi, amico, sveglia! Devo chiamare un’ambulanza? Sveglia

 

Capisco che ti serve a dare enfasi, a mio avviso però in questo modo l'enfasi si riduce, perché mi sembrano superflui tutti insieme. Considera che tu scrivi molto bene e che le mie annotazioni nascono da un gusto personale.

 

Bé, te la posso dire una cosa. ;) Il finale, toglierei "un po'". :rosa:

 

Alla prossima.

Salud

 

 

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Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

L’odore in provenienza dalla suola

L'odore proveniente dalla suola

 

Racconto leggero e divertente; speravo che la fortuna avesse girato davvero per il malcapitato. Sognare non costa nulla, peccato che la realtà è altra cosa. Testo ben scritto.

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Ciao @Befana Profana

perché dici che il racconto non è dei migliori? Lo trovo ironico e surreale nella sua ragion d'essere. Leo che soffoca nella sua sfortuna e che viene salvato da una cacca di cane. Ti dirò: non ho visto molta gente salvarsi grazie a un escremento. Tuttavia ho visto molti escrementi umani cercare di soffocare chi gli girava intorno. In effetti la cacca non la elimini mai. Non fai altro che spostarla da una parte all'altra. Questa è la parte ironica.

Il surreale sta nel ritrovamento dei soldi, nel viaggio a Cuba, nella vincita al lotto ecc. ecc.

Ho letto il tuo racconto tutto d'un fiato. Bello, veloce e interessante.

A rileggerti.

Luigi

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@M.T., grazie del passaggio; lo so, sono stata cattiva con Leo ma non sono riuscita a farmi violenza e a far vincere il lieto fine.

 

@Ginevra, del mio nome mi hanno detto di tutto da "se ho una figlia la chiamo così" a "hai sporto denuncia contro i tuoi genitori?", io mi ci sono abituata, a lui e a tutte le sue abbreviazioni possibili :)

Sul finale del racconto sono d'accordo con te, per questo l'ho preferito alla folla di gente che cercava di "pestar fortune": faccio fatica a scrivere storie fantastiche, sono realista dentro, forse.

Come mi sia venuta non so, ma devo essere traumatizzata dal dover sempre camminare facendo la gimcana fra le "crottes" perché per questa traccia avevo altre due idee: una rivisitazione de "il pifferaio di Hammelin" in cui il pifferaio liberava la città dalle cacche di cane, usando il piffero magico; e una in cui un enorme super eroe fatto di cacche di cane agglomerate imperversava in città insegnando la buona creanza agli umani con canide. Insomma, era proprio un chiodo fisso, domenica, che ti devo dire. Un chiodo puzzolente :lol:

 

 

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20 ore fa, Rica ha detto:

«No, stai delirando, caro mio ed è ora che ti svegli. Svegliati! Svegliati! Svegliati, ti dico!»

«Ma no io...»

«Svegliati! Ehi, amico, sveglia! Devo chiamare un’ambulanza? Sveglia

 

Capisco che ti serve a dare enfasi, a mio avviso però in questo modo l'enfasi si riduce

Hai ragione. Il fatto è che non ero convinta del passaggio sogno/realtà, non potevo farlo cadere o prendere una botta in testa al ristorante e non trovavo una ragione valida di fra dire "svegliati" ad Anna. Ci ho infilato il "piantala di delirare è ora che ti svegli" e poi nella mia intenzione gli "svegliati" a ripetizione dovevano evocare il sovrapporsi delle due voci: Anna nel sogno e il soccorritore nella realtà, ma non mi è riuscito molto bene, concordo.

20 ore fa, Rica ha detto:

 Il finale, toglierei "un po'"

L'ho tolto e rimesso un paio di volte. Non mi piaceva più di tanto ma volevo fosse chiaro che non si era davvero ferito nella caduta, era un po' indolenzito, nel fisico e nel morale. Avevo pensato a "leggermente" ma non era meglio. Senza niente è più estetico ma volevo attenuargli la zoppia. Forse mi sentivo in colpa dell'avventura sgradevole che gli avevo fatto capitare ;)

 

Sono sempre piuttosto d'accordo con le tue osservazioni, accipicchia. :)

Ciao, @Rica, grazie

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@Befana Profana , non mi sembra affatto una baggianata. :D 

Anzi, trovo che l'idea sia molto valida. C'è la potenzialità per un racconto graffiante, che fonde il demenziale alla riflessione profonda.

Purtroppo non l'hai sfruttata, questa potenzialità, secondo me. La sensazione di ordine e cura che infonde la tua scrittura – sempre validissima – mal si sposa con l'idea che hai avuto. Ci vorrebbe qualcosa di più spinto per rafforzare al meglio l'anima caricaturale del personaggio e del suo incontro ravvicinato aromatico.

Così come ci vorrebbe più forza nel far percepire il vuoto di una vita che non va come dovrebbe, in apparente contrasto col ridicolo ma che è invece ancora più ridicolo.

Insomma, sarebbe potuta uscire un'altra storia se avessi puntato su un'impostazione differente. Peccato.

Poi questo è il mio parere eh, quindi puoi anche donarlo al tuo protagonista per pulirsi dalla cacca. :D 

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@Luigi Amendola,

non sono delusa del racconto in sé, svolgimento e forma mi sembrano perfettibili ma ne sono abbastanza soddisfatta, dati i tempi. È proprio l'idea alla base e i contenuti sviluppati che non mi entusiasmano. Una storiella banale e non troppo originale sul disoccupato povero e e sfortunato che cade, crede di aver "svoltato" e invece era tutta suggestione. Mi erano venute idee molto più insolite e "che osano" ma non sono proprio riuscita a cavarne fuori nulla di decente nei tempi richiesti. Ho ripiegato su questa che non mi entusiasma ma è dignitosa. Tutto qui. Grazie della lettura e del commento :)

 

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@Befana Profana ho tifato per tutto il tempo per Leo ma, ahimè, sapevo che qualcosa sarebbe andato "storto". Dall'altra parte era la traccia di mezzanotte, qualcosa doveva per forza non essere come sembrava. Mi spaventava il fatto che potesse essere morto...fortunatamente pericolo scampato. 

Aniway mi è piaciuto molto, scritto bene e molto scorrevole. Semplice, senza super intrecci che è sempre piacevole. Mi è piaciuto il modo in cui si è svegliato, proprio al punto un cui si era convinto che andasse tutto bene. 

Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

Un po’ a causa del nervosismo, un po’ a causa della suola resa scivolosa dalla materia fecale che la ricopriva, perse l’equilibrio; tentò di frenare la caduta allargando le braccia, ma finì lungo disteso, sbattendo violentemente la nuca sul bordo del marciapiede.

Ho solo un dubbio su questa parte. Qui sembra che lui cada, diciamo, un po' da fermo. Mi spiego meglio: sembra che, dopo essersi asciugato le scarpe (come avevi scritto in precedenza) cada. 

Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

Riconobbe il tratto di marciapiedi su cui aveva pestato la merda di cane. La scarpa ne era piena, e poteva vedere la strisciata che aveva tracciato per terra scivolando.

e invece qui sembra che sia caduto immediatamente.

Questo è l'unico appunto che mi sento di farti ma forse ho interpretato male io.

Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

«Hai pestato un regalino. Capita. Mi sa che ci sei anche scivolato sopra, ne hai un po’ sui vestiti. Ma dicono che porti fortuna»

Le sento fin da qui tutti gli insulti di chi, nella vita, ha pestato cacche di cane e mai gli hanno portato fortuna!

 

A rileggerti!

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4 ore fa, AdStr ha detto:

Poi questo è il mio parere eh, quindi puoi anche donarlo al tuo protagonista per pulirsi dalla cacca. :D 

Ma figurati, non mi permetterei mai di trattare in quel modo un tuo parere, nel ruolo di giudice, poi! :)

In realtà, i significati che ci metti tu non li avevo nemmeno calcolati. Quando ho visto che non riuscivo a cavare niente dalle idee "strambe" che mi erano venute e che mi ispiravano molto di più, ho ripiegato su una trama facile. Non lo avevo fatto così pietoso e ridicolo, il povero Leo. Un disoccupato squattrinato come tanti ma senza andare nel disperato. In un momento di sfiga si lascia andare a sogni di gloria e invece nulla. La scrittura è lineare come la trama che avevo in mente. Forse per quello ho insistito particolarmente su "ordine e cura" come dici tu.

Ti confesso che nell'idea che avevo avuto inizialmente, il protagonista pestando l'ennesima cacca di cane dava di matto, si metteva a raccoglierle tutte fino ad assemblare un enorme mostro di cacca (una cosa tipo l'omone di shamallow in Ghostbusters ma marrone), riusciva in qualche modo a dargli vita, alla Frankenstein, e poi lo faceva imperversare in città per insegnare la civiltà ai proprietari di cani o altro non so. Qui l'anima caricaturale del personaggio, della situazione e del tutto sarebbe stata spinta a fondo. Purtroppo ho fatto diversi tentativi e sia la fabbricazione dell'omone che il resto hanno rifiutato di piegarsi alla mia volontà di metterli su carta, e mancavo di un finale. Insomma, non riuscendo a dargli forma accettabile, ho cestinato il tutto e ripiegato su un banale, lineare e modesto Leo che cade su una cacca.

Non sarà una baggianata, ma manca di spessore, di mordente e anche di vero interesse, quindi poco ci manca, a mio parere.

Ho scritto una risposta lunga un papiro, ma porta pazienza :-)

Ciao e grazie, @AdStr

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Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

L’odore in provenienza dalla suola era davvero insopportabile

Lo trovo bruttino

L’odore che emanava la suola era davvero insopportabile oppure L’odore che proveniva dalla suola...

 

Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

“La fortuna è con te, devi solo approfittarne”

Prima hai usato le virgolette per la citazione; visto che questa frase viene sussurrata dal protagonista sarebbe meglio usare i caporali, come nei discorsi diretti

 

Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

Si rimise in piedi e si tolse la polvere di dosso

Ne basta uno

 

Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

No, stai delirando, caro mio ed è ora che ti svegli

Caro mio tra due virgole, ha funzione di vocativo

 

Alle 8/4/2018 at 22:09, Befana Profana ha detto:

Ma no io...

Credo manchi una virgola 

 

Ciao @Befana Profana

Ho trovato il racconto simpatico, ma poco incisivo. L'idea è carina ma lo sviluppo non molto originale e il protagonista poco empatico, non sono riuscito ad affezionarmici. Penso che avresti dovuto osare un po' di più. Questo è il mio parere. 

Alla prossima. 

 

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21 ore fa, Befana Profana ha detto:

In realtà, i significati che ci metti tu non li avevo nemmeno calcolati.

Questa cosa ce la diciamo spesso. Che ne pensi d'ora in poi di consultarci prima della stesura? xD 

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@Giulia Zappalà,

quello che volevo far capire è che, agitandosi per insultare i ragazzini che lo sfottono, e complice la suola scivolosa di cacca, perde l'equilibrio sul bordo del marciapiede, tenta di restare in piedi ma non riesce. Che si capisse era uno dei miei grossi dubbi: sono sempre molto tentennante nel descrivere le azioni, che siano botte, inseguimenti o cadute. E hai capito perfettamente la "morale": il poveraccio che all'ennesima cacca pestata si sogna che almeno porti fortuna e invece col cavolo! Grazie della lettura e del commento.

 

@Plata sulle virgolette hai ragione, non so perché non ho messo le caporali. Le virgole perse credevo di averle messe, invece me le sono mangiate. Sul racconto in sé, la penso come te: non era l'idea che mi piaceva, ma quando a quella non sono riuscita a dare forma, ho ripiegato su questa senza rifletterci più di tanto. La vedevo proprio come una soluzione di ripiego: una trama "facile", senza sussulti né guizzi originali, che aveva il solo pregio di poter essere gestita in modo lineare con un inizio uno sviluppo e una fine. Era tanto per avere qualcosa con cui partecipare, dopo che avevo tanto riflettuto alle tracce senza riuscire a farne quello che mi piaceva. Grazie del passaggio, alla prossima.

 

2 ore fa, AdStr ha detto:

Questa cosa ce la diciamo spesso. Che ne pensi d'ora in poi di consultarci prima della stesura? xD 

@AdStr, guarda che poi potrei prenderti in parola: ogni volta che mi viene un abbozzo di idea ti consulto perché tu me ne estrapoli tutti i significati, risvolti e possibilità di sviluppo. C'è chi usa il coach o lo psicologo... ma poi non ti spaventi se ti faccio analizzare e scomporre idee tipo "un gigantesco uomo fatto di cacche di cane"! :D

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