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simone volponi

[MI111] Un racconto del...

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commento

Traccia mezzanotte

 

Anna Suckodic non sapeva che il distinto Gregorio Semenzara si era rasato per decenni le parti basse con l’idea così di farlo apparire più lungo, e che poi, col passare del tempo e il sopraggiungere della noia, aveva mollato del tutto quell’abitudine. Per questo adesso i peli pubici erano così folti e sembravano uscire dalla pelle come un’esplosione di molle.

Avrebbe giurato che ci fossero un paio di pulci in mezzo a quel cespuglio. Aveva visto qualcosa di minuscolo saltare mentre era inginocchiata davanti a lui, ma forse era solo uno di quei puntini neri che da un po’ di settimane le correvano dentro gli occhi. Forse aveva bisogno di un paio di occhiali, e sarebbe stato un problema per il lavoro.

No, magari no. Ci avrebbe giocato interpretando il ruolo della dottoressa, o della professoressa, o qualsiasi altra stronzata sarebbe piaciuta ai clienti.

Clienti come Semenzara, che le spingeva dentro tutto il vuoto di una vita inutile.

«Bello… mi piace… che bello… uh…»

Le solite quattro parole in croce per dare soddisfazione all’ego dell’uomo.

Dopo un minuto lo vide staccarsi da lei per svuotarsi su di lei invece che dentro. Sembrava un cane preso dai conati e sul punto di vomitare quanto mangiato nell’ultima settimana.

 

Era molto più sexy vestita, con il tailleur nero che la fasciava in quel modo elegante e di classe. Gli piacevano le sue caviglie, non proprio sottili, ma con una certa tonicità esaltata dal tacco 12, e aveva quel volto greco con gli occhi grandi e chiari che riusciva a ipnotizzarlo, così delizioso mentre si contraeva nel fingere di provare qualcosa.

E poi era giovane, cazzo. Non era mica come toccare la carne frollata di Maria, o baciarne le labbra secche e fredde. Maria che oltretutto ormai cucinava da far schifo e non puliva più casa.

Però Anna era più sexy vestita. Una volta stesa sul letto senza più niente addosso era solo un corpo bianco e anonimo senza più nessuna eleganza e con i suoi difetti, ben distribuiti, ma pur sempre difetti.

Con tanto rammarico, Semenzara raggiunse l’orgasmo strizzandosi con le sue mani, niente di più di quando lo faceva sulla tazza del cesso. L’unica differenza è che c’erano mille euro fatti di carne e ossa sotto di lui, immobili, poco sudati e distanti anni luce.

«Mille e cinquecento, grazie» disse Anna mentre si rivestiva.

«Ma perché, la tariffa è aumentata?» Semenzara spulciò nel portafogli alla caccia di altre banconote. Avrebbe fatto la figura di merda di non avere abbastanza soldi. «Dai cazzo, avevamo detto i soliti mille!»

«Ho deciso di aumentare poco prima che aprissi la porta» disse Anna. Buttò nel cestino il pugno di kleenex e attese la paga.

«Non ci arrivo. Mi restano i soldi per pagare la stanza e il taxi… mille e cento?» disse Semenzara.

Anna rimase fredda come un automa. «Va bene, il resto la prossima volta.»

 

Tornato a casa, Gregorio si ricordò il perché buttava soldi con una escort. Aprì la porta dopo aver duecento volte la chiave. Si chinò per entrare, la casa era così bassa che anche camminando piegato in avanti sentiva i capelli sfiorare il soffitto. Sua moglie Maria lo accolse camminando a quattro zampe con la schiena ricurva e la lingua che sibilava frenetica a saggiare l’aria. Aveva la faccia impiastrata dal muco verdastro.

«Come è andata oggi, caro? Hai fatto tardi» gli disse con la voce gutturale di un demone.

Chiavami! Chiavami! Chiavami!

«Tutto bene.»

Gregorio poggiò la valigetta, si sfilò a fatica il cappotto e indicò la botola sul pavimento. «Che c’è per cena?»

«Scendi e guarda» grugnì la moglie.

Chiavami! Chiavami! Chiavami!

Gregorio scese in cantina tutto curvo per non sbattere la testa, Maria gli andò dietro sempre a quattro zampe come un ragno. In mezzo alle quattro pareti annerite dall’umidità e dal lerciume c’era un tavolino in legno, e sul tavolino un piatto di ceramica tutto scheggiato con ai lati forchetta e coltello. Una massa nera era stesa nel piatto e Gregorio riconobbe il suo gatto Carbone.

Si mise seduto in terra, guardò il gatto e per fortuna quello aprì le fauci e miagolò pigro.

«La bestiaccia non ha voluto farsi affettare» grugnì Maria. Vomitò roba verde, poi continuò: «Volevo farci un bell'arrosto, cotto come piace a te. Avevo anche l’olio buono. Ti va bene mangiarlo crudo?»

A quel punto Gregorio sentì il cervello andare in pezzi. Carbone sul piatto si stiracchiò, lo guardò e prese tra i denti il coltello, che una volta nelle mani di Gregorio si tramutò in un’ascia. Aveva smesso di pensare. Si voltò e colpì di taglio la testa di Maria, non si mise a contare quante volte la colpì, ma furono sufficienti ad aprirle in due quella faccia orrenda.

Poi, sulle ginocchia, Gregorio si adoperò a spostare i mattoni in un punto del muro che doveva essere completato da secoli e, ricavata una nicchia, ci spinse dentro il corpo schifoso della moglie.

Carbone era salito in casa ed era tornato dopo qualche minuto tenendo in bocca la ciotola piena di latte. Mentre scodinzolava schizzò un po’ per terra e sul sangue di Maria. Posò la ciotola vicino a Gregorio e lui si accorse che il latte era diventato cemento liquido.

Gli ci volle un tempo infinito per spalmare e infilare i mattoni, così da chiudere per sempre la faccia mostruosa del demone lì dentro, riposta via per sempre. Una volta finito, il sollievo che avvolse Gregorio sembrò una dose di paradiso.

Rimase seduto sopra l’ultimo scalino a godersi il momento, a occhi chiusi e con un sorriso compiaciuto sulle labbra.

 

«Gregorio? Gregorio?» Lo chiamò due volte, la prima con tono stizzito, la seconda stupita. «Ma insomma, che fai lì seduto in cantina? La cena si fredda!»

Gregorio riaprì gli occhi. La cantina era grande e scura. Si voltò verso la cima delle scale a guardare Maria, in piedi davanti alla porta con le mani sui fianchi.

«Niente» disse infine. «Ero sovrappensiero.»

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@simone volponi Ciao Simone:)

Avrei alleggerito la parte con la escort. Lasciando solo i passaggi più ignobili.

Ottima la fantasia in cantina. Sono fiero di te.

Grande finale

15 ore fa, simone volponi ha detto:

«Niente» disse infine. «Ero sovrappensiero.»

(y)

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@simone volponi che schifo! Ma come fai? Bravissimo! Mi fai schifare tutte le volte. Anche io avrei tenuto più breve la parte con la escort e avrei puntato di più sul pezzo centrale. Mi da l'impressione che avessi iniziato il racconto con un'altra destinazione e che per questo tutta la parte sul sesso abbia occupato tanto spazio. Sono come due racconti riuniti dal protagonista, o forse due stralci di qualcosa di più lungo in cui manchi la parte centrale. Il finale è bellissimo, molto riuscito.

Mi sa che ti è scappata una parola qua

15 ore fa, simone volponi ha detto:

Aprì la porta dopo aver duecento volte la chiave.

girato credo

 

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Ciao @simone volponi,

Il racconto è impeccabile dal punto di vista tecnico, ma questa non è una novità. Sguazzi nell'ironia ma alla fine quello che arriva è un messaggio profondamente malinconico. Potrebbe risultare eccessivo qualche passaggio, ma dipende dai gusti personali.

Complimenti. 

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18 ore fa, simone volponi ha detto:

Aprì la porta dopo aver duecento volte la chiave.

manca qualcosa: "girato", forse?

 

Racconto ben scritto. Col tuo tocco grottesco e la fantasia macabra del protagonista hai mostrato la pesantezza a la miseria di una vita normale che diventa in alcuni casi una prigione o un incubo.

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Ciao, Simone :)

Racconto molto carino e scritto bene, apprezzo molto la vena grottesca. Gregorio Semenzara immagino sia per Gregor Samsa.

È stato un piacere, a rileggerci!

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«Sei disgustoso e fai veramente schifo!» dissi a @simone volponi, ma come temevo lui lo prese come un complimento.

«Grazie Mac» mi rispose «ero sicuro che avresti capito.»

 

Parecchie righe sopra le righe, ma va bene lo stesso, per molti versi è il suo pregio.

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Secondo me la prima parte, dal punto di vista della escort, è di troppo. È carina e ben scritta però si distacca dal resto del racconto. Seguire soltanto le azioni, i pensieri e le allucinazioni del Semenzara rafforzerebbe l'unità e l'evoluzione del racconto, è solo un parere ma è vero che la cesura è netta tra quella prima parte e il resto. Detto questo, mi è piaciuto molto. Più che a La metamorfosi, l'allucinazione mi ha fatto pensare a Allan Poe, tra gatti neri e mogli infilate in un muro. Un "sovrappensiero" molto riuscito.

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@simone volponi ehilà gemello. Letto. D'un fiato. Alla scena del gatto mi si è attorcigliato lo stomaco, per il disgusto sia chiaro, e non perché il racconto non mi piacesse. Anzi. Grottesco al punto giusto, macabro nel perfetto stile volponesco. Ottima caratterizzazione dei personaggi. Sembrano, alla prima lettura, due storie parallele con lo stesso protagonista, ma che si completano comunque senza intoppi. Ben scritto come al tuo solito. 

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Ciao @simone volponi tu non sei uno di noi, lo sai questo vero? :lol: Mi piaci! Ti verrò a leggere più spesso. Racconto bizzarro a dir poco, per certi versi esagerato, ma almeno non ho pianto.

Mi è piaciuta molto moltissimo la prima parte, meno la seconda. Spettacolare il finale.

Potresti provare a fare un racconto solo di finali. Tu saresti anche capace, secondo me.

Bravo!

 

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10 ore fa, paolati ha detto:

tu non sei uno di noi, lo sai questo vero?

Oh che bel complimento, grazie <3

 

10 ore fa, paolati ha detto:

almeno non ho pianto.

Hanno la passione per il dramma, lasciali fa :D

 

22 ore fa, Emy ha detto:

Alla scena del gatto mi si è attorcigliato lo stomaco

Volevi la torta, eh? <3

 

Alle 9/4/2018 at 18:11, Macleo ha detto:

«Sei disgustoso e fai veramente schifo!» dissi a @simone volponi, ma come temevo lui lo prese come un complimento.

 

Ah non lo era... ma porc... <3

 

Alle 9/4/2018 at 13:58, M.T. ha detto:

hai mostrato la pesantezza a la miseria di una vita normale che diventa in alcuni casi una prigione o un incubo.

(y)

 

Alle 9/4/2018 at 14:03, Gigiskan ha detto:

Gregorio Semenzara immagino sia per Gregor Samsa

Un mix tra Samsa e il mega direttore galattico di Fantozzi. Ho riciclato il personaggio dal racconto abortito per lo scorso MI

 

Qui:

 

22 ore fa, Befana Profana ha detto:

Secondo me la prima parte, dal punto di vista della escort, è di troppo. È carina e ben scritta però si distacca dal resto del racconto

 

10 ore fa, paolati ha detto:

Mi è piaciuta molto moltissimo la prima parte, meno la seconda.

 

Alle 9/4/2018 at 11:46, Kikki ha detto:

Mi da l'impressione che avessi iniziato il racconto con un'altra destinazione e che per questo tutta la parte sul sesso abbia occupato tanto spazio. Sono come due racconti riuniti dal protagonista, o forse due stralci di qualcosa di più lungo in cui manchi la parte centrale.

 

Alle 9/4/2018 at 11:01, camparino ha detto:

Avrei alleggerito la parte con la escort

 

Svelo l'arcano miserabile: il racconto è solo una scusa per scrivere quelle porcellonate con la escort. Oh, mi ronzavano in testa e quindi... :D

Poi ho messo la variante Poe con un po' di Esorcista per rappresentare una malinconica e opprimente quotidianità. Non credo che siano troppo slegate, perché comunque l'andare con la escort è un'abitudine del nostro, misera, per prendersi una boccata d'ossigeno dalla casa.

Che abbia calcato troppo sullo zozzo sì, ma come dicono gli ammmericani: "Larger than life".

E mi piace schifarvi :D

 

Grazie mille ragazze e ragazzi per il tempo dedicato e per esservi intrattenuti con me <3 

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Hai una capacità di descrivere le azioni mostruosa. È un complimento se ti dico che mi sono un po' schifata per tutta la parte in cui descrivi la finta cena, quando ammazza la moglie ecc. 

Non capisco bene la parte della escort, non so mi è sembrato un po' eccessivo descriverla così bene per poi non dargli tutta questa importanza alla fine.

Alla prossima =)

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