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Gigiskan

[MI 111] Ed elli avea del cul fatto trombetta

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Commento

Prompt di mezzanotte

 

Sara poggia la testa sulla mia spalla, distende le gambe sul divano e sbadiglia. Emana un buon profumo di muschio bianco. Cristina e Matteo siedono uno in braccio all’altro sulla poltrona di fianco a noi. In televisione trasmettono il classico film romantico con la trama scontata e gli attori strafighi a cui va sempre tutto bene nella vita.

Non mi dispiacciono le serate tra coppiette. Mi fanno sentire tranquillo, al sicuro.

Passo una mano tra i capelli neri e lisci di Sara, più morbidi del solito questa sera. Mentre le accarezzo la testa, avverto un dolore all’intestino e mi blocco. Sara si rimette a sedere e si volta verso di me. Anche Matteo e Cristina mi guardano.
«Tutto bene, Ale?», chiede Sara.
Vorrei rispondere, ma riesco a emettere solo un gemito strozzato perché una fitta più intensa della precedente mi trafigge. Porto le mani alla pancia.
«Sei diventato pall…», Matteo non termina la frase.

Un rumore insolito rimbomba nel salotto, poi cala il silenzio.
Mi fissano tutti a bocca aperta. Sara mi fulmina con uno sguardo da cui trapelano al tempo stesso ira e imbarazzo.

«Ed elli avea del cul fatto trombetta…», sussurra Matteo. La sua bocca si apre in un sorriso nervoso e forzato.
«Non ti preoccupare, caro. Sono cose che possono capitare», si affretta ad aggiungere Sara. «Torniamo a guardare il film, dai».

Adesso sono io che guardo loro confuso. Trombetta? Cose che possono capitare?

«Chi ha osato evocarmi!», tuona una voce alle mie spalle.
Trasaliamo per lo spavento. Il volto di Cristina si contorce in una smorfia di terrore, Matteo cerca di coprirle gli occhi con una mano. Sara inizia a tremare.
Mi volto. A due passi da me vedo una nuvola giallastra dalla statura imponente e dalle sembianze umane, gli occhi neri come la notte e un sorriso arcigno sul viso.

«Io sono il Grande Peto!», urla.

Il suo alito emana un onore disgustoso, trattengo a stento un conato di vomito. Tappo con una mano il naso e con l’altra la bocca, ma serve a poco.

«Chi di voi luridi umani ha trullato?», aggiunge scrutandoci uno a uno.

Rimaniamo in silenzio, pietrificati.

«È stato lui!», strilla Cristina, indicandomi, e scoppia in un pianto disperato. Mi guarda, le guance rigate dalle lacrime e il naso già rosso, e sembra che con gli occhi mi chieda perdono.

«Molto bene…», sibila la nube gialla. Scoppia in una risata maligna che fa quasi tremare le pareti e mi guarda come guarderei una bistecca se non mangiassi da due giorni. Mi mostra i denti aguzzi, già pronti per farmi a fette, e si avvicina lentamente.

«Fermati subito!», urla Matteo.

Tra le mani ha il vaso di porcellana che mia suocera ha regalato a Sara e che teniamo sul tavolino in soggiorno. Senza pensarci su, lo scaglia con tutte le forze contro la nube. Il vaso lo attraversa e si schianta contro la parete, andando in frantumi. Il Grande Peto si lancia su Matteo e lo avvolge con il suo vapore. Matteo non ha il tempo nemmeno di urlare: in un attimo il suo corpo si irrigidisce e crolla a terra. Emette un ultimo peto, e credo che quello sia il suo ultimo respiro.

Cristina osserva il corpo privo di vita di suo marito sul pavimento. Respira in maniera irregolare, sembra stia per avere un attacco di panico. La nube punta gli occhi verso di lei,ora.

«Correte!», urla Sara.

Afferro Cristina per un braccio e la trascino verso la camera da letto, seguendo Sara. Chiudiamo la porta a chiave il più velocemente possibile.

Sara mi guarda, ha le lacrime agli occhi. «Cosa cazzo è appena successo?», chiede.

Vorrei rispondere qualcosa, ma non so cosa dire.

«Cosa facciamo? Non possiamo rimanere chiusi qui per sempre», dico.
Rimaniamo in silenzio a fissare la porta. Non si sente nessun rumore, sembra tutto finito.

«Forse se n’è andato», affermo. «Speriamo…».

Cristina lancia un urlo spettrale e si accascia al suolo. È piegata in due e si stringe la pancia con le mani. La fisso con sguardo attonito.

«Cris, cosa succede?», chiede Sara e si inginocchia accanto all’amica per soccorrerla.

«Non ti avvicinare, Sara!», geme Cristina. «Scappate subito!»

Il corpo di Cristina inizia a contorcersi sul pavimento, in preda alle convulsioni. Si sente il rombo della sua ultima interminabile flatulenza, poi più nulla. La testa crolla al suolo, le membra si paralizzano, come fossero appena cadute fuori dal tempo. Una sottile nube verdognola aleggia nell’aria.

Sara è paralizzata dal terrore. La prendo per le spalle e la trascino nel bagno collegato alla camera da letto. Chiudo subito la porta.

Sara inizia a singhiozzare, la abbraccio come se dovessimo fonderci in quell’unico gesto e piango anche io insieme a lei.

Un tanfo insopportabile di uova marce e piedi sudati si diffonde nella stanza. Io e Sara iniziamo a tossire, cerchiamo di respirare il meno possibile, tappando naso e bocca. Dalla fessura sotto la porta, vediamo un’ombra verde propagarsi, fino ad espandersi e occupare tutta la stanza.

Vorrei urlare, ma riesco solo a emettere un rantolo disperato. Sara cade a terra come corpo morto cade e scoreggia per l’ultima volta. Chiudo gli occhi e diventa tutto nero.

 

«Tutto bene, Ale?», chiede Sara.

Sono sul divano, la televisione trasmette ancora lo stesso film romantico. Cristina e Matteo sono seduti sulla poltrona uno in braccio all’altro.

Non sento alcun dolore alla pancia. Annuisco con la testa, confuso. Sara poggia il capo sulla mia spalla, rimettendosi comoda sul divano.

Sento il rumore di una debole emissione di gas provenire dalla poltrona.

«Matteo, sei un maleducato!» esclama Cristina, tirando uno scappellotto a suo marito. Poi scoppia a ridere, insieme a Matteo e Sara. Rido anche io.

«Ed elli avea del cul fatto trombetta…», sussurro.

«Hai detto qualcosa?», chiede Sara.

«Io? No, non ho detto nulla».

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18 ore fa, Gigiskan ha detto:

Cristina e Matteo siedono uno in braccio all’altro sulla poltrona di fianco a noi.

una

 

18 ore fa, Gigiskan ha detto:

Il suo alito emana un onore disgustoso

onore? fetore, forse

 

Racconto leggero e divertente. Carina l'idea della fantasia del protagonista, che s'immagina una scena dell'orrore nata da qualcosa di banale.

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Ciao @Gigiskan, divertente il tuo racconto, ma Sono una professionista, non arrivo mai in ritardo... e cerco di tenere sotto controllo la flatulenza. (cit. di Donald Sutherland)

Difficile commentarti, ma bravo! Bravo e coraggioso. ;)

 

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4 ore fa, M.T. ha detto:

Racconto leggero e divertente.

Condivido, si lascia leggere proprio bene. Per prudenza, però, d'ora in avanti me le terrò ben strette e non le lascerò più andare libere nell'aria, specie sonnecchiando davanti alla tv.

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Un uso molto sui generis della Divin Comoedia, @Gigiskan! Anche l’argomento, per sua stessa natura, non è ... appetibile, ma ho letto volentieri. Miscredente.

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Ciao @Gigiskan che divertente il tuo racconto, mi hai fatto ridere. Ma che significa trullare? Scoreggiare? Parola nuova per me. Secondo me il finale è un po' debole, hai tenuto bene il ritmo fino al ritorno alla realtà, poi perde improvvisamente tensione e sono semplicemente parole messe lì a chiudere. Parole sensate, certo, e completamente in linea con la trama, ma senza tensione. 

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Ciao @Gigiskan,

abbiamo avuto sintonia di ispirazioni "basse": tu i peti, io la cacca. Non so se abbia influito, ma il tuo racconto mi è piaciuto parecchio. Consiglio al tuo protagonista di rivedere il suo regime alimentare e anche le abitudini televisive, per evitare il ripetersi di simili episodi allucinatori, ma il racconto è divertente, ben scritto e perfettamente in linea con la traccia assegnata. insomma, il tempo che hai sottratto agli studi è stato ben speso! ;)

 

 

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Grazie mille a tutti per i commenti :brillasguardo:

 

Alle 9/4/2018 at 13:37, M.T. ha detto:

onore? fetore, forse

Doveva essere odore, ma non mi sono accorto del refuso :facepalm:

 

8 ore fa, Ginevra ha detto:

Un uso molto sui generis della Divin Comoedia, @Gigiskan! Anche l’argomento, per sua stessa natura, non è ... appetibile, ma ho letto volentieri. Miscredente.

Faccio parte del fan club di Dante, ma non ho resistito alla tentazione :asd: È bello rivederti, Gin :love:

 

7 ore fa, Kikki ha detto:

Ciao @Gigiskan che divertente il tuo racconto, mi hai fatto ridere. Ma che significa trullare? Scoreggiare? Parola nuova per me. Secondo me il finale è un po' debole, hai tenuto bene il ritmo fino al ritorno alla realtà, poi perde improvvisamente tensione e sono semplicemente parole messe lì a chiudere. Parole sensate, certo, e completamente in linea con la trama, ma senza tensione. 

Trullare è un verbo che usa Dante stesso nella Commedia e significa scoreggiare, sì :asd: Sul finale ero perplesso anche io, quindi accetto volentieri il consiglio di rivederlo.

 

Vi ringrazio di nuovo tutti :love3:

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Alle 8/4/2018 at 19:10, Gigiskan ha detto:

un onore

odore?

 

Alle 8/4/2018 at 19:10, Gigiskan ha detto:

Il vaso lo attraversa

la attraversa, è riferito alla nube

 

Alle 8/4/2018 at 19:10, Gigiskan ha detto:

di lei,ora.

uno spazio mancante dopo lei

Alle 8/4/2018 at 19:10, Gigiskan ha detto:

Dalla fessura sotto la porta,

toglierei la virgola

Alle 8/4/2018 at 19:10, Gigiskan ha detto:

Sara cade a terra come corpo morto cade e scoreggia per l’ultima volta.

Un cade di troppo

 

Bentrovato @Gigiskan! Quanto tempo! Un racconto leggero, divertente. Scritto bene come al tuo solito. A me il finale non è dispiaciuto, anche se si intuisce come va a finire ed effettivamente è un po' spento, come ritmo, rispetto al resto. A limite, nella revisione, potresti lasciare l'alone del mistero: forse è tutto un sogno, o forse no. In ogni caso spero di non incontrare mai il mister Peto, dal vivo. Non si sa mai. Bravo. 

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Ciao @Gigiskan , piacere di leggere per la prima volta un tuo racconto.

Non immaginavo che la deviazione nel fantastico sfociasse in produzioni intestinali, che siano le tue scoregge o le cacche di un altro racconto in gara. xD 

Fuga dalla realtà o fuga di gas, in ogni caso, la tua prosa si fa leggere con piacere. Ponderata nel lessico e nel ritmo narrativo.

L'idea demenziale, così come è demenziale la sua associazione dantesca, funziona ma non graffia come avrebbe potuto, secondo me. Manca di quel tocco di smalto che la renda esilarante davvero. Chissà, forse avrebbe strappato più sorrisi se avessi nascosto inizialmente il fatto che il mostro fosse una flatulenza, lasciandolo scoprire man mano. Ma sono elucubrazioni mentali buttate così, più che un suggerimento vero e proprio.

In ogni caso il racconto è molto godibile e ti faccio i complimenti per la padronanza narrativa che metti in campo.

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Grazie per il commento, @Emy! :)

 

Ciao, @AdStr :D

2 ore fa, AdStr ha detto:

L'idea demenziale, così come è demenziale la sua associazione dantesca, funziona ma non graffia come avrebbe potuto, secondo me. Manca di quel tocco di smalto che la renda esilarante davvero.

Questo racconto per me è stato un esperimento, di solito scrivo roba triste e malinconica. Non sono bravo a far ridere, ma ci ho provato. Devo lavorarci ancora un bel po' su :P

Grazie mille per essere passato! 

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@Gigiskan ciao!

Ho letto il tuo racconto e mi ha fatta morire dal ridere. Candidabile anche questo al WTF prize, secondo me, al termine del MI lo sottoporrò all'attenzione della commissione incaricata ;)

Davvero ottimo. Complimenti.

 

Detto ciò, un consiglio spassionato ai tuoi personaggi: onde ovviare a certe manifestazioni gastriche poco desiderabili, meglio portarsi dietro (nel didietro è più corretto) un prallo ;)

 

A presto!

 

Miss Ribston

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Ciao @Gigiskan non ricordo di aver letto altre cose tue, né di averti mai incontrato ai Contest. 

Non so se dirti bentornato o benvenuto. Scegli quella giusta! :) 

 

Il racconto mi ha fatto sorridere e ridere. Un testo leggero, in cui mostri di avere una buona consapevolezza narrativa e linguistica.

Io forse avrei lasciato un mistero di alone intorno alla nuvola gassosa, presentando indizi che la svelano poco a poco. Rafforzerei il finale, mi sembra che il racconto scivoli in fretta verso una chiusa veloce e, in fase di revisione, eliminerei qualche ripetizione.

Complimenti per l'uso che hai fatto della citazione dantesca. 

Alla prossima. :) 

Modificato da Rica

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