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M.T.

[MI 111] Sognando un altro tempo

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commento

 

Tema di mezzanotte:

Fantasie 

 

Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato un altro tempo. Nel sogno avevamo entrambi quindici anni. Prati e boschi erano verdi, il sole batteva sui vetri delle finestre. Il canto degli uccelli accompagnava i nostri passi, uno al fianco dell’altra.

Esco da casa e respiro profondamente. La pioggia ha portato via l’afa, facendo tornare l’estate una bella stagione e non un inferno cocente.

Il cielo è di un limpido azzurro. All’orizzonte ci sono nuvole bianche grandi come montagne. Una lieve brezza soffia sui campi.

Il sole fa brillare le gocce di pioggia sulle foglie.

“È davvero una bellissima giornata: fa pensare che tutto è possibile.”

Mi sento rinvigorito. Anzi, ringiovanito: mi sembra di essere tornato all’adolescenza. Sono senza pensieri, come se tutto il mondo fosse a mia disposizione per essere scoperto. La sensazione è così forte che quasi intimorisce: è qualcosa di straordinario, si può dire addirittura magico.

Fischietto percorrendo il vialetto. Apro il garage e prendo la bicicletta. Infilo gli auricolari dell’iPod nelle orecchie, inforco i pedali e parto. Il sogno della notte continua ad accompagnarmi; forse è lui a guidarmi e io lo lascio fare.

La strada scorre veloce sotto di me. Le colline si fanno più grandi mentre mi ci avvicino. I boschi e i prati sono di un verde vivo. L’aria è permeata del profumo di erba appena tagliata e del fieno lasciato nei campi a seccare.

All’incrocio svolto a sinistra. Il rettilineo si stende dinanzi a me. Lo stesso tragitto di allora. È come se il tempo non fosse andato avanti: le stesse case, gli stessi alberi. Nulla è cambiato, come nel sogno.

Spingo con più forza sui pedali, guadagnando velocità.

“Marika, sto arrivando.”

Provo le stesse sensazioni di quando la andavo a trovare: l’attesa dell’incontro, la fretta di arrivare, il cuore che accelera nel vederla…

So che lei non abita più in questa zona, ma questo non ha importanza: sono tornato indietro nel tempo, quando le cose possono ancora andare diversamente. Sono felice. Il mondo mi appare un luogo magnifico dove stare.

Imbocco una strada laterale costeggiata da villette. Casa sua è in fondo alla via. Tutto è come allora: il cancello di legno, le aiuole con i lillà, le tapparelle del primo piano sempre abbassate. Mi avvicino e guardo il campanello: c’è ancora il cognome dei suoi genitori.

Sono tentato di suonarlo, ma lascio stare: lei non è più qui, dice una parte di me. Ma per un’altra parte di me lo è.

Guardo oltre la siepe e vedo il me più giovane che l’abbraccia; lei gli sorride. Un sorriso solare, che riscalda il cuore. Sento il profumo dello shampoo che usa, la morbidezza della sua pelle e le risate che facciamo prendendo in giro i professori.

Nella via non passa nessuno. Resto seduto sulla bicicletta, ascoltando le nostre confidenze, i silenzi mentre stiamo sdraiati sotto l’albero tenendoci per mano, gli sguardi che ci lanciamo mentre aiutiamo sua madre a sistemare il giardino.

Riprendo a pedalare, con calma: non ho fretta di tornare. Imbocco la via più lunga, percorrendo il viale alberato che costeggia il centro sportivo dove risuonano le grida di ragazzi che giocano a calcio. Proprio come allora, quando Marika mi accompagnava per un pezzo di strada. Sento di nuovo il profumo del suo shampoo. Mi volto e vedo lei e il me più giovane passeggiare mano nella mano sul marciapiede.

“Oggi è davvero tutto possibile.”

Alzo lo sguardo al cielo: lo stesso azzurro di allora. Lo stesso…

 

Apro gli occhi e vedo il cielo davanti a me.  Solo che non è lo stesso di un attimo fa: è più scuro. Mi rendo conto d’essere sdraiato per terra. Provo ad abbassare la testa. Qualcuno mi dice di non muovermi, di stare calmo.

“Perché dovrei agitarmi?” vorrei dire, ma mi accorgo di non riuscire a parlare.

Un luccichio mi colpisce gli occhi: mi volto lentamente verso di esso. Il sole si riflette sul telaio della mia bici a pochi metri da me.

Lì vicino ci sono due carabinieri che parlano con alcune persone: dicono che il ragazzo che mi ha investito, e che è scappato, non si è fermato al semaforo rosso, che sono stato mandato a schiantarmi contro un albero.

Arriva l’ambulanza, i paramedici scendono e si avvicinano di corsa, invitando la piccola folla sul marciapiede a stare lontana. S’inginocchiano accanto a me e chiedono se riesco a sentirli.

Sto per rispondergli di sì, ma poi la vedo.

Ha i capelli più corti, il viso si è fatto più affusolato, ma non posso sbagliarmi.

Marika.

È a pochi passi da me, tra le persone ferme a guardare; uomini, donne…ci sono due ragazzini che mi stanno facendo un video. Tutti hanno occhi per me, ma io li ho solo per lei.

Osservo il suo volto: preoccupazione, dispiacere…le emozioni che si provano quando si vede una persona che ha avuto un incidente. Nient’altro: non mi ha riconosciuto.

Sorrido. Forse penso solo di farlo: mi sembra di avere il volto paralizzato.

Sento che il mio cuore per un attimo si è fermato e poi ha ripreso a battere, quasi con più forza di prima. Ho cercato per tanti anni di dimenticare questo sentimento, ma certe cose non possono cambiare e oggi la vita ha voluto dimostrarmelo.

Sento i paramedici parlarmi. «Resta con noi!»

Mi verrebbe da dirgli «Dove volete che vada?» ma non m’interessa: la mia attenzione è tutta su Marika.

Il freddo che provavo si sta dissipando, sostituito da un lieve tepore che pian piano si diffonde nel mio petto.

Ora usi il rossetto e non il lucidalabbra, hai qualche ruga vicino alle palpebre, un piercing al naso, ma sei sempre la stessa…

Sento una fitta al cuore.

No, non lo sei.

E non è per l’anello che porti all’anulare sinistro. O perché ti appoggi alla spalla di tuo marito. No, non è questo che mi ha fatto capire che sei diversa: una parte di me sapeva che ti saresti sposata. È una cosa normale: tanti lo fanno.

Ma io no e ora so perché, come so perché le mie relazioni sono tutte fallite. In fondo l’ho sempre saputo, solo che non l’ho mai voluto ammettere. In tutti questi anni ho cercato di lasciarmi questo sentimento alle spalle, convinto che si sarebbe sciolto se mi fossi impegnato ad avanzare, facendo spazio a qualcos’altro. La mia volontà, così forte in tanti aspetti della mia vita, nulla ha potuto contro di lui: mi sono illuso di poterlo vincere. Ma lui è sempre stato con me: alle volte sopito, alle volte solamente silenzioso, ma sempre in attesa del momento in cui ti avrei rivisto, perché in lui era riposta la speranza che incontrandoti di nuovo le cose sarebbero andate diversamente rispetto al passato.

Ora la speranza è sparita, sostituita dalla consapevolezza che tutto ciò nel presente è irrealizzabile. L’ho capito guardandoti gli occhi: sono cambiati, non c’è più quella luce che ricordavo.

È incredibile come in certi momenti si riescano a cogliere così tanti particolari, percependo tutto più chiaramente.

Tu sei andata avanti. Io mi sono illuso di fare lo stesso, quando invece mi sono fermato, aggrappato a un tempo che non c’è più. La verità è che per tutti questi anni non sono rimasto innamorato di te, ma del periodo in cui siamo stati insieme, legato alle emozioni di allora. Ho sempre sperato di poterlo rivivere.

Un sorriso mi affiora sulle labbra.

Forse questa volta lo faccio davvero, ma non deve essermi riuscito bene, visto come si agitano i paramedici: devono averlo scambiato per una smorfia di dolore.

«Non sto soffrendo» vorrei rassicurarli se ne avessi la forza.

Lancio un ultimo sguardo a Marika: vedo che socchiude le labbra e le sue pupille si dilatano.

Sento gli occhi chiudersi e i paramedici scuotermi con forza, più agitati di prima. “Tranquilli, va tutto bene.”

Mi lascio andare, scivolando in un tempo in cui io e lei siamo ancora giovani e stiamo al fianco uno dell’altra.

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21 ore fa, M.T. ha detto:

che tutto è possibile.”

...che tutto sia possibile

 

21 ore fa, M.T. ha detto:

permeata del profum

permeata dal?

 

Bello! Un racconto che fa venire i brividi, ci si entra dentro immedesimandosi. A mio avviso, ci sono piccole incertezze formali ( ne ho fatte presenti due), ma nel complesso mi sembra un bel lavoro. Non so se risponde o meno al prompt, c’è lo dirà il suo estensore...

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22 ore fa, M.T. ha detto:

“È davvero una bellissima giornata: fa pensare che tutto è possibile.”

Meglio "sia"

22 ore fa, M.T. ha detto:

So che lei non abita più in questa zona, ma questo non ha importanza: sono tornato indietro nel tempo, quando le cose possono ancora andare diversamente.

Direi "dove"

Un po' deja vu, ma sicuramente valido e ben scritto.

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Ciao :)

Non amo le storie d'amore, ma ho apprezzato comunque la lettura. Avresti potuto "parlare" di meno e "mostrare" qualcosa di più, forse, tratteggiando meglio sia il protagonista che Marika.

Osservazione stupida a proposito del nome: Marika mi rimanda troppo a Checco Zalone.

22 ore fa, M.T. ha detto:

“Marika, sto arrivando.”

Qua me lo sono proprio immaginato :asd:

 

Alla prossima :flower:

 

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@Ginevra @Macleo ormai è chiaro: io con il "sia" faccio a cazzotti :P 

 

2 ore fa, Macleo ha detto:

Direi "dove"

Interessante osservazione.

 

2 ore fa, Gigiskan ha detto:

Non amo le storie d'amore, ma ho apprezzato comunque la lettura.

Grazie. Non se può proprio rientrare nelle storie d'amore, ma in quelle dei rimpianti e della malinconia sicuro.

 

2 ore fa, Gigiskan ha detto:

Osservazione stupida a proposito del nome: Marika mi rimanda troppo a Checco Zalone.

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 19:04, M.T. ha detto:

“Marika, sto arrivando.”

Qua me lo sono proprio immaginato :asd:

 

Sembrerà strano, ma di Zalone non ho visto nessun film :P

 

2 ore fa, Gigiskan ha detto:

Avresti potuto "parlare" di meno e "mostrare" qualcosa di più, forse, tratteggiando meglio sia il protagonista che Marika.

La storia doveva essere incentrata tutta sul protagonista: seppure importante ai fini delle vicende, Marika qui è vista da lui come qualcosa di idealizzato e che non esiste più.

 

Grazie a tutti e tre :) 

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Ciao @M.T.! Bentrovato! Un racconto piuttosto emotivo, melanconico. Quasi quasi non ti riconoscevo. Sarà che sono abituata a leggere altro da te. :asd: C'è però sempre qualche elemento che ti contraddistingue. Per esempio ho pensato che il protagonista viaggia nel tempo e incontra se stesso del passato. A parte qualche leggerezza dal punto di vista formale, ma che non disturba la lettura, la storia è scritta bene. L'unico neo: è tutto raccontato. Avresti potuto mostrare di più, specie i due protagonisti. Non sono riuscita a immaginarmeli. Hai tratteggiato la donna alla fine, nella folla, mentre mi sarebbe piaciuto sapere come Marika era da giovane. Ti sei concentrato di più sui paesaggi, quando pedala. Un'ultima osservazione. La parte dell'incidente. Ecco, io la toglierei e lascerei avvolti i protagonisti in un'atmosfera di nostalgia. Lui, magari da vecchio, magari viaggia davvero nel tempo, incontra i due e ricorda. Così mi è sembrato che fosse tutto un sogno o una visione dovuta all'incidente. La mia sensazione è che tu abbia mescolato vari plot in uno, ecco. Ciò nonostante ho apprezzato la storia. Sei riuscito a emozionarmi e questo per me, come sai, vale tanto. A rileggerci.

 

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Ciao @M.T. ti fai leggere con piacere, mi è piaciuto il lui del passato, del presente, l'idea della bicicletta, il contrasto quasi palpabile tra il cielo azzurro e la nostalgia, tutto a posto, ma anche io come Emy avrei omesso la storia dell'incidente, o per lo meno solo accennata, lasciando più possibilità al lettore e... anche a questo povero protagonista. ;)

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2 ore fa, Emy ha detto:

Quasi quasi non ti riconoscevo. Sarà che sono abituata a leggere altro da te. :asd: 

:P Ogni tanto cambio genere :P 

 

@Emy @paolati Come dice Murakami in un suo libro (Kafka sulla spiaggia) ci sono persone che sono rimaste ferme in un determinato tempo, vivono, ma hanno smesso realmente di vivere; è quello che succede al protagonista (figurativamente e letteralmente). Lui non è riuscito ad andare oltre un certo periodo e questo non l'ha più fatto vivere. L'incidente è quello che gli fa capire questa sua realtà, ma non riesce a fargliela superare: invece di lottare per vivere, preferisce lasciarsi andare e negli ultimi istanti ripensare a un tempo che non può tornare. Ho voluto creare un racconto in stile Murakami (il Murakami di Norwegian Wood e A sud del confine, a ovest del sole) e Makoto Shinkai (chi conosce i suoi film può riconoscere che c'è una parte che lo omaggia).

 

2 ore fa, Emy ha detto:

ho pensato che il protagonista viaggia nel tempo e incontra se stesso del passato

Niente viaggi nel tempo stavolta: solo realtà e viaggi della mente :) 

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Buongiorno @M.T. che triste il tuo racconto. Alla fine però è molto reale, quanta gente rimane fissata sulle sensazioni vissute da giovane e continua a cercarle tutta la vita, senza godersi appieno il presente! Si fa leggere con piacere, scorre bene. Mi è piaciuta molto la descrizione che fai del paesaggio, che in realtà è il protagonista assoluto della prima parte del racconto. C'è leggerezza, nonostante l'argomento. 

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@M.T. Ciao:)

Mi ha ricordato una canzone "... y l'ultimo momento de mi vida, yo se que deve ser rrromantico..."

Bella storia. Stranamente è il primo racconto con tema "fantasia" che leggo, in cui l'allucinazione è una bella ragazza.

Ci voleva. Belle suggestioni. Bravo

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@Kikki più che le persone, i protagonisti del racconto sono le sensazioni. Prima quelle del viaggio e quelle che scaturiscono dal paesaggio: penso che a tutti almeno una volta nella vita sia capitato di sentire una giornata speciale, anche senza motivo. C'è una canzone che secondo me rende bene questa sensazione: A modo mio dei Negrita.

Poi quelle del protagonista quando si rende conto d'essere rimasto ancorato a un passato che non esiste più, ma che non è in grado di lasciare andare.

 

4 ore fa, camparino ha detto:

Bella storia. Stranamente è il primo racconto con tema "fantasia" che leggo, in cui l'allucinazione è una bella ragazza.

leggendo gli altri ne troverai almeno un altro ;) 

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Ciao @M.T., hai scelto una struttura che, a mio giudizio, è difficile da gestire. L'alternarsi tra presente e passato nella testa del protagonista è difficile da raccontare e te la sei cavata discretamente secondo me.

Mi sento di dirti, come ti hanno già fatto notare altri, che forse tendi a spiegare po' troppo. 

Ti faccio un esempio:

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

Tu sei andata avanti. Io mi sono illuso di fare lo stesso, quando invece mi sono fermato, aggrappato a un tempo che non c’è più. 

lo stato d'animo del protagonista era già abbastanza chiaro, spiegarlo ulteriormente  forse è superfluo.

 

In questa frase rivedrei qualcosa:

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

La mia volontà, così forte in tanti aspetti della mia vita, nulla ha potuto contro di lui: mi sono illuso di poterlo vincere. Ma lui è sempre stato con me: a

forse è il "lui" ripetuto due volte, non saprei...

 

Prova non male, il tempo dei contest è strettissimo e quindi qualcosa può sfuggire.

A rileggerti. 

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Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

“È davvero una bellissima giornata: fa pensare che tutto è possibile.”

una volta un moderatore (senon ricordo male)  mi sconsigliò di utilizzare i due punti e il punto e virgola nei discorsi diretti. Non so se sia tecnicamente un errore ma da allora ho smesso di farlo

 

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

lei non è più qui, dice una parte di me. Ma per un’altra parte di me lo è.

di solito si fa distinzione tra una parte e l'altra, credo per sottolineare un dualismo, cosa che con una parte e un'altra non avviene. Troppe parole per dire che è meglio 

lei non è più qui, dice una parte di me. Ma per l’altra parte lo è.

 

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

Sento di nuovo il profumo del suo shampoo.

ripetendo il concetto dello shampoo mi dà la sensazione che sia fissato, penso sia meglio Sento/avverto di nuovo la sua presenza o qualcosa di simile

 

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

dicono che il ragazzo che mi ha investito, e che è scappato, non si è fermato al semaforo rosso, che sono stato mandato a schiantarmi contro un albero.

riformulerei la parte in grassetto

 

Il racconto mi ha lasciato un senso di languore e tristezza, quindi sei riuscito a smuovermi qualcosa. Mi ha ricordato un adagio giapponese, dice che l'appagamento in amore non si raggiunge essendo amati, ma essendo amanti. Ben fatto.

 

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Il racconto è ben scritto e molto triste. Un rinunciare alla vita per crogiolarsi di rimpianti portato al limite estremo.

 

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

indietro nel tempo, quando le cose possono ancora andare diversamente

questo è il fulcro del racconto: questo pensare che il momento in cui le cose potevano cambiare è passato e quindi tutto ciò che è arrivato dopo e ancora succede è inutile. Questo rinunciare invece di capire che le cose si possono cambiare sempre, non c'è una data limite da cui in poi tutto è già segnato.

Un personaggio di una tristezza desolante, ma un bel racconto davvero.

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Certo, anche ricordare è fantasticare. Soprattutto quando il ricordo perde i suoi tratti realistici e si eleva a ideale. Hai interpretato la traccia in un modo a cui non avevo pensato, e mi fa molto piacere. :D 

A mio parere, la seconda parte è più efficace della prima. È anche vero che non sarebbe riuscita senza il contrasto con la prima. Per come la vedo io, sarebbe servito un pizzico di "fattore onirico" in più, di indefinitezza, quella sensazione in cui i ricordi stessi si amalgamano nella mente come un flusso continuo, o quasi.

Poi il risveglio è ottimo così, funziona alla grande.

Devo chiederti una spiegazione: la prima metà sognante è la causa dell'incidente o scatenata dall'incidente stesso, ossia l'attività mentale del protagonista mentre è svenuto?

Bella idea quindi, @M.T., avrei solo preferito una piccola spinta in più sulla componente "vaghezza". In ogni caso, ben fatto.

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@M.T. Ciao, ti dico subito che l'incipit non mi ha convinta, poi ho trovato troppi gerundi  "guadagnando, arrivando, ascoltando, invitando, dissipando, scivolando" che - a mio dire - rallentano il tempo/ritmo della narrazione, poi ancora ho trovato tutto troppo spiegato, solo che... dopo la prima metà (a proposito dopo i punti di sospensione non lasci mai lo spazio, forse è così che si fa? ) dopo la prima metà, dicevo, avviene però qualcosa, non cambia nulla in sé nella struttura eppure sono riuscita ad entrare nel tuo linguaggio, per questo devo dire che alla fine il racconto mi è piaciuto.  Ha un suo perché, ho apprezzato l'idea che anche sul punto di morte l'ultimo sguardo del tuo personaggio rimanga fisso su di lei. Con la morte comicia la sua nuova vita. 

 

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6 ore fa, Befana Profana ha detto:

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 19:04, M.T. ha detto:

indietro nel tempo, quando le cose possono ancora andare diversamente

questo è il fulcro del racconto: questo pensare che il momento in cui le cose potevano cambiare è passato e quindi tutto ciò che è arrivato dopo e ancora succede è inutile. Questo rinunciare invece di capire che le cose si possono cambiare sempre, non c'è una data limite da cui in poi tutto è già segnato.

Già. Il protagonista questo non lo riesce a capire e la paga  (il suo crogiolarsi nei ricordi gli è fatale: non si fosse perso nelle sue fantasie del passato, probabilmente avrebbe evitato il ragazzo che l'ha investito).

 

5 ore fa, AdStr ha detto:

Devo chiederti una spiegazione: la prima metà sognante è la causa dell'incidente o scatenata dall'incidente stesso, ossia l'attività mentale del protagonista mentre è svenuto?

La prima metà è la causa che lo porta poi ad avere l'incidente; come ho scritto a @Befana Profana : non fosse stato a fantasticare, avrebbe evitato l'incidente.

Di parte appartenente davvero al sogno c'è questa:

 

Alle ‎08‎/‎04‎/‎2018 at 19:04, M.T. ha detto:

Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato un altro tempo. Nel sogno avevamo entrambi quindici anni. Prati e boschi erano verdi, il sole batteva sui vetri delle finestre. Il canto degli uccelli accompagnava i nostri passi, uno al fianco dell’altra.

 

E' un omaggio che ho voluto fare a 5 cm per second di Makoto Shinkai, specie le prime tre frasi.

Il seguito è tutto nel reale, con lui che si fa guidare dal sogno e ripercorre la strada che faceva da adolescente per andare a trovare la ragazza di cui era innamorato, fantasticando del tempo andato.

 

5 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

l'incipit non mi ha convinta,

Vedere la risposta che ho dato a @AdStr :) 

 

5 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

ho trovato troppi gerundi  "guadagnando, arrivando, ascoltando, invitando, dissipando, scivolando" che - a mio dire - rallentano il tempo/ritmo della narrazione,

l'intento era questo :)

 

5 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

ho trovato tutto troppo spiegato, solo che... dopo la prima metà avviene però qualcosa, non cambia nulla in sé nella struttura eppure sono riuscita ad entrare nel tuo linguaggio, per questo devo dire che alla fine il racconto mi è piaciuto. 

Non è un voler paragonarmi a lui (sono indietro e di un bel po' al suo confronto), ma è quello che succede leggendo Murakami: se sono riuscito a far scattare questo in te mentre leggevi, significa che qualcosina ho imparato da questo grande scrittore :) 

 

5 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

a proposito dopo i punti di sospensione non lasci mai lo spazio, forse è così che si fa?

Cito dalla Grammatica italiana on line della Treccani: «Devono essere sempre tre e, nella maggior parte dei casi, si attaccano alla parola che li precede e sono seguiti da uno spazio, a meno che il carattere successivo non sia una parentesi di chiusura o un punto interrogativo. Quando sono in fine di frase, la frase successiva inizia con la lettera maiuscola». Alcune pratiche editoriali adottano lo spazio anche dopo la parola che precede i puntini.

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Ciao @M.T.

se posso dire la mia, scevra da ogni senso del Contest, ti direi solo: bellissimo racconto! Bravo e complimenti.

Per i miei personalissimi gusti, veramente bello e ben scritto...

L'ho sognato tutto, dall'inizio alla fine, insieme al protagonista.

Niente più: solo bellissimo!

 

L'unica, unica cosa che non ha convinto anche a me sono i due punti nella "spiegazione-descrizione" del discorso diretto...

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

Mi verrebbe da dirgli «Dove volete che vada?» ma non m’interessa: la mia attenzione è tutta su Marika.

 

E qui, avrei invece lasciato il punto semplice al posto dei tre puntini...

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

n piercing al naso, ma sei sempre la stessa

 

Per il resto, davvero un racconto che mi è piaciuto e basta!

 

Mi ha emozionato e, personalmente, trovo sia bello anche e perché "raccontato invece che mostrato". 

 

Ottima prova, ottimo racconto!

 

(y)

 

Ciao!

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Ciao @M.T.

Un bel sogno, fuso nella realtà del personaggio, con il fascino e le immagini quasi di altri tempi, a parte l’onnipresente iPod che il protagonista usa quando esce in bicicletta.

Il sogno è malinconico e struggente, il momento in cui avviene l’incidente è ben reso, con il necessario stacco e cambio di prospettiva.

Interessanti le sensazioni che riempiono la mente del protagonista.

Rivedere in quel modo la ragazza della quale si era innamorati da giovani, essere osservati da lei in maniera così anonima, deve far provare un grande vuoto, reso non completamente secondo me, non in maniera troppo dolorosa almeno, ma con un certo distacco. Può anche starci, vista la situazione, ma si potevano approfondire le sensazioni, studiare le reazioni.

Si sente che la vita per i protagonisti ha preso delle strade diverse, come già inesorabilmente tracciate. Si sente rassegnazione, ma del resto non ci si può opporre al destino e forse da qui deriva l’apparente  lieve distacco del protagonista nel giudicare la sua Marika.

Ha voluto ritrovare il tempo della sua giovinezza perduta e ritrovandolo ha perso la vita.  Ne sembrava quasi consapevole. Questo è commovente.

Si sente l’ineluttabilità  della vita umana in questo racconto, l’ho apprezzato.

 

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Ospite Rica

Ciao @M.T. buongiorno! :)

 

Credo che l'idea alla base del tuo racconto sia molto buona. Il sogno, la ragazza del primo amore e la descrizione dell'ambiente, del tempo intorno a quell'amore mi sembrano molto interessanti. Inoltre, passi bene dalla veglia al sogno, che scopriamo essere poi invece l'anticamera della morte quando ci sveli l'incidente.  Nella storia ci sono molte ripetizioni di concetti precedentemente espressi che si rincorrono. Anche alcune descrizioni, tipo l'accento che poni sul "verde" o sulla natura intorno potrebbero essere più incisive e meno ridondanti.

Credo tu possa alleggerire, per esempio, tutti i riferimenti che al sogno, poiché il termine mi sembra ripetuto. Così come nell'incipit, che ti ho sfoltito un po'. ;) È proprio il tuo incipit che riporta tutte le visioni e le azioni all'interno del sogno, pertanto io non farei riferimenti a quella notte e al sogno stesso.

In fase di revisione lavorerei sullo sfoltimento delle ripetizioni degli stessi concetti, come ti segnalavo in apertura.

 

 

 

Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato un altro tempo. Nel sogno avevamo entrambi quindici anni.

– Questa notte ho sognato un altro tempo. Avevamo entrambi quindici anni.

 

Mi sento rinvigorito. Anzi, ringiovanito: mi sembra di essere tornato all’adolescenza.

- La toglierei. Hai detto che avevate quindici anni. Mi sembra una ripetizione inutile del concetto.

 

Alla prossima, bravo. Bellissima idea. :) 

 

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@M.T. Mi hai spezzato il cuore :( No, scherzo (forse).

Storia molto commovente, non sto qui a ripetere alcune cose che ti hanno fatto già notare. Volevo solo dirti che concordo in pieno con questa frase

Alle 8/4/2018 at 19:04, M.T. ha detto:

Mi lascio andare, scivolando in un tempo in cui io e lei siamo ancora giovani e stiamo al fianco uno dell’altra.

Che riprende, secondo me, un po' tutto il racconto. A volte ci si innamora dell'idea di una persona e non della persona stessa.

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8 minuti fa, Giulia Zappalà ha detto:

A volte ci si innamora dell'idea di una persona e non della persona stessa.

(y)

 

2 ore fa, Rica ha detto:

Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato un altro tempo. Nel sogno avevamo entrambi quindici anni.

– Questa notte ho sognato un altro tempo. Avevamo entrambi quindici anni.

No. Questa è, come ho scritto sopra, una citazione dal film 5 cm per second; certo che se si fanno le pulci anche a gente del calibro di Makoto Shinkai, cascano un po' le braccia... Questo racconto lo avesse scritto un altro del forum avrebbe avuto un'ovazione di voti. Ogni volta c'è qualcosa che penalizza: una volta non si conoscono le opere di King, l'altra quelle di Murakami, l'altra ancora non si conosce il fantastico. Risulta sconfortante e fa riflettere questa cosa. 

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Ospite Rica
2 minuti fa, M.T. ha detto:

No. Questa è, come ho scritto sopra, una citazione dal film 5 cm per second; certo che se si fanno le pulci anche a gente del calibro di Makoto Shinkai, cascano un po' le braccia...

@M.T. ciao!

Non sapevo fosse una citazione, come tale avresti dovuto permettere al lettore che si capisse,magari scrivendola in corsivo. Non so. In ogni caso credo di non aver fatto pulci al tuo racconto. Tornando alla citazione, spesso mi capita di trovare delle cose di autori che non mi piacciono, qualche inezia, qualche struttura, qualche non concordanza. E mi esprimo a riguardo. O perché un autore è conosciuto e pubblicato non si può riprendere? Allora Fabio Volo è un grande autore... solo perché vende?

Io questa ripetizione l'ho notata, non per questo non va bene.

Ricorda che il gusto personale, come dico spesso, incide sulla ricezione di una forma, una struttura, un racconto. Ma resta tale. Non deve esser vissuto come un giudizio. Mi dispiace se ti sei risentito. Anche perché non era affatto mia intenzione. Né avevo motivi per farlo.

 

Questo racconto lo avesse scritto un altro del forum avrebbe avuto un'ovazione di voti.

Questo non lo capisco molto. Nel senso che personalmente non voto gli autori, ma i racconti. E mi sembra normale che qualcosa che entra più nelle proprie corde possa rimanere in modo più incisivo nel lettore, emozionarlo diversamente, colpirlo direttamente (tié due avverbi in mente appiccicati ;) ) Non so come si regolino gli altri, mi sembra triste però pensare che i voti dei colleghi siano indirizzati ad amici o altri autori con cui si ha un feeling. Non so.

 

Ogni volta c'è qualcosa che penalizza: una volta non si conoscono le opere di King, l'altra quelle di Murakami, l'altra ancora non si conosce il fantastico. Risulta sconfortante e fa riflettere questa cosa. 

Io credo non si tratti di penalizzazioni. Parlo per me, perché mi riconosco nell'ultima frase. In generale il fantastico non mi avvolge, non mi prende, lo seguo con fatica. Quindi mi scuso, come ho sempre fatto con te, per non poter fare commenti adeguati rispetto al genere. Ma riconosco una bella scrittura, una storia solida. Come la tua qui, in questo pezzo. Io ti ho indicato solo quanto sotto:

 

 

2 minuti fa, M.T. ha detto:
3 ore fa, Rica ha detto:

In fase di revisione lavorerei sullo sfoltimento delle ripetizioni degli stessi concetti, come ti segnalavo in apertura.

 


Non ti ho fatto a pezzi il racconto. Che mi è anche piaciuto. Ma se ci sono state altre storie che mi hanno preso di più, per forma, struttura, perché maggiormente compatibili al tipo di gusti letterari, non me ne puoi fare una colpa. 

 

Sono dispiaciuta e sorpresa si sia creato un fraintendimento a riguardo. Spero sia una mia impressione. :(

Buona giornata. :)

 

 

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@Rica Le citazioni si mettono in corsivo per i saggi; nei racconti non si usa, se vengono messe frasi di altri autori è per omaggiare il loro lavoro.

Paragonare Fabio volo a Makoto Shinkai è come paragonare un sasso senza valore a un diamante.

Personalmente, riconosco quando c'è un racconto che merita e per questo non solo lo voto, ma faccio i complimenti in privato all'autore e lo cito anche in altri lidi oltre il WD; non mi risento se ottiene votazioni, ne sono anzi felice, perché ho letto qualcosa di bello (e in alcuni casi anche notevole). In questo MI ciò non c'è stato; il discorso non è rivolto solo a te, ma vedere come è stato votato, considerando che in questo contest non ci sono stati lavori superiori a quanto realizzato, infastidisce. Qui però si rientra in un altro ambito (esiste un 3D sui commenti e giudizi). Ribadisco che se un racconto con un tema simile lo avesse scritto un altro del forum avrebbe vinto il MI. 

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Ospite Rica
15 minuti fa, M.T. ha detto:

Le citazioni si mettono in corsivo per i saggi; nei racconti non si usa, se vengono messe frasi di altri autori è per omaggiare il loro lavoro

 

Non sono d'accordo. Ci fu un utente in un MI che costruì il suo racconto su citazioni. Ti assicuro che costruì tutto il racconto su citazioni, frase, dopo frase, dopo frase. Se ne discusse molto, perché ebbe la tua stessa reazione... Però prendilo come un mio personalissimo pensiero che non deve per forza trovare la tua approvazione, né intendo convincerti.

 

15 minuti fa, M.T. ha detto:

Paragonare Fabio volo a Makoto Shinkai è come paragonare un sasso senza valore a un diamante.

 

Non mi riferivo al valore di un autore, ma al fatto che fosse pubblicato e che vendesse. Per carità, non mi permetterei di confrontarli. Ti ricordo, però, che qualcuno potrebbe dire a te o stesso, ma al contrario: "Paragonare Makoto Shinkai a Fabio volo è come paragonare un sasso senza valore a un diamante.". Questo non vuol comunque dire che Fabio Volo sia un diamante, né che debba piacere anche a te. Ne che non debba piacere a chi piace.

 

15 minuti fa, M.T. ha detto:

Personalmente, riconosco quando c'è un racconto che merita e per questo non solo lo voto, ma faccio i complimenti in privato all'autore e lo cito anche in altri lidi oltre il WD; non mi risento se ottiene votazioni, ne sono anzi felice, perché ho letto qualcosa di bello (e in alcuni casi anche notevole). In questo MI ciò non c'è stato; il discorso non è rivolto solo a te, ma vedere come è stato votato, considerando che in questo contest non ci sono stati lavori superiori a quanto realizzato, infastidisce. Qui però si rientra in un altro ambito (esiste un 3D sui commenti e giudizi). Ribadisco che se un racconto con un tema simile lo avesse scritto un altro del forum avrebbe vinto il MI. 

 

Riguardo alle votazioni, forse questo aspetto potresti/dovresti condividerlo con gli utenti, postare le tue osservazioni in OT, oppure nel Topic Ufficiale, chiamare in discussione gli autori, i giudici l'arbitro del Contest. Non limitare a noi due il confronto.

Io ho un racconto pieno di elogi nei commenti, con 425 visite. Facessi il tuo discorso direi che non sono stata votata per volontà di chi non ha voluto riconoscere nel mio un bellissimo racconto. Da chi ha preferito votare per fare un favore a un amico. Ma non posso mettermi nella testa e nei gusti delle persone. Il voto è insindacabile perché si basa su coordinate imprevedibili, qualcosa che rende diverso dagli altri quello che hai letto. Non togliendo a nessuno i proprio meriti e le proprie capacità.

Sinceramente, per quanto riguarda me, non capisco cosa ho fatto di male.

Inoltre ripeto, sei un utente che apprezzo, seguo sempre i tuoi scritti ogni volta che pubblichi qualcosa, mi piace anche come scrivi. Perché mi stai trattando così?

 

 

Modificato da Rica

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18 minuti fa, Rica ha detto:

Non sono d'accordo. Ci fu un utente in un MI che costruì il suo racconto su citazioni. Ti assicuro che costruì tutto il racconto su citazioni, frase, dopo frase, dopo frase. Se ne discusse molto, perché ebbe la tua stessa reazione...

Un conto è scrivere un racconto di citazioni, un conto è metterne una.

 

18 minuti fa, Rica ha detto:

qualcuno potrebbe dire a te o stesso, ma al contrario: "Paragonare Makoto Shinkai a Fabio volo è come paragonare un sasso senza valore a un diamante.".

Allora sì che avrebbe ragione Einstein :P .

 

20 minuti fa, Rica ha detto:

Riguardo alle votazioni, forse questo aspetto potresti/dovresti condividerlo con gli utenti, postare le tue osservazioni in OT, oppure nel Topic Ufficiale, chiamare in discussione gli autori, i giudici l'arbitro del Contest. Non limitare a noi due il confronto.

Se ne è parlato a lungo in quel 3D e non ne è saltato fuori nulla. Motivo? Il giudizio è personale e non si può entrare nella testa delle persone.

L'ho scritto qui perché riguarda il racconto che ho scritto. Il discorso è partito da quanto hai scritto, ma non ce l'ho con te; semplicemente è venuto fuori adesso perché ho visto come si sta votando in questo contest e vedere restare a zero (possono saltare fuori un paio di voti alla fine, forse, ma non cambierebbe il risultato) quanto scritto mentre altri ottengono voti, mi dà da pensare. Come mi danno da pensare dei commenti fatti sopra da altri (non si può mostrare tutto, si può anche raccontare: lo show don't tell non è un comandamento ferreo).

Ribadisco che non me la sto facendo con te e mi scuso se l'hai avvertita in questo modo; sto facendo un discorso che parte da qui ma riguarda tutto il contest. Accetto le critiche e riconosco quando sono giuste (a seguito di queste ho riscritto dei racconti) per migliorare un testo, però so anche riconoscere la bontà di un testo e quanto merita. Risulterò antipatico e presuntuoso, ma Sognando un altro tempo merita ed eccome; vederlo restare al palo dà da pensare.

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