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Macleo

[MI 111] Una bella amicizia

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commento

 

Tema di mezzogiorno: un animale da compagnia

 

 

Cosa vuole che le dica, questo è un piccolo paese dove vive gente semplice, non siamo mica sofisticati come voi di città, senza offesa. Qui nessuno sfugge al suo destino, scritto sin dalla nascita, uomo o animale che sia! Non ci sono occasioni, e neppure scorciatoie, non siamo in America dove chiunque può diventare Presidente, persino quel Trump! In paese, come nasci, muori. Nasci quando è il tuo momento di nascere, e muori quando è il tuo turno di morire. Non c’è altro da dire, ascolta me.

Villiam, maledetto oste, un altro bianchino e segnalo con gli altri!

Lo vede bene quello che ci sta intorno. Quattro stabili decrepiti, un paio di palazzotti di nobili decaduti, una cinquantina di case mai finite con annessa stalla e fienile, alcuni appartamenti spartani per villeggianti, il Municipio, il Consorzio Agricolo, due negozi, un ristorante e una decina di bar. Niente di più.

E se i bar le sembrano troppi, sappia che qui la vita è dura, e una delle nostre poche consolazioni è rappresentata da un rosso o da un bianchino, un prosecco, una grappa, un Campari, uno Spritz, un anice o un fernet. Da assumersi a rotazione a secondo delle ore della giornata, che è lunga perché inizia la mattina presto. Comunque, dato che c’è quella roba lì, la praivasi, nessuno vuol fare conoscere agli altri il suo effettivo consumo di alcol. Allora prende qualche bicchiere in un bar, i successivi in un altro e così via sino a sera. Così ogni gestore di esercizio pubblico può vantarsi del fatto che tutti gli abitanti del paese sono suoi clienti! Ah, ah!

Ma adesso guardi quel bambino, mio figlio, che cammina tutto felice con la sua gallina in braccio. Questa sì che è una storia da raccontare, perché quella gallina, che era di mia sorella buonanima, ne ha passate veramente tante. Una vita parecchio movimentata per i nostri standard! Fra i due c’è sempre stata una grande amicizia, quelle cose strane che capitano fra esseri umani e animali. In paese abbiamo anche un’oca che se ne va in giro al guinzaglio con i suoi padroni e, quando in inverno le zampe scivolano sul ghiaccio, ride. Ride veramente, non c’è da sbagliarsi, ascolta me!

Comunque il ragazzo e la gallina passavano ore e ore insieme a contarsela su, oppure si tenevano anche solo stretti senza parlare, e lei allungava il collo sulla sua spalla e chiudeva gli occhi. Ma poi mia sorella morì lasciando in legato alla Chiesa le sue venti galline.

Don Luigi, il parroco, non sapeva che farsene e si rivolse a un compaesano, che si chiamava Arturo. Gli chiese di tenerle insieme alle proprie, che erano un'altra ventina circa, nel pollaio accanto casa, appena fuori dal paese. Portandogli in canonica le uova, naturalmente. C'è da dire che, a fronte della richiesta di un modesto compenso per il servizio, il prete rifiutò dicendo che il piacere era reso a Dio e che avrebbe provveduto Lui direttamente, però solo “dopo”.

«Come no!» ribatté Arturo «le ricompense nell'altra vita, che non si sa se c'è, mentre qui, che sicuramente c'è, ce lo dobbiamo prendere sempre nel culo.»

Un retaggio dell’antica saggezza contadina, non le sembra? E aveva anche bestemmiato davanti al prete che era rimasto zitto anche se si era incupito. Tanto in paese bestemmiamo tutti, persino durante le processioni perché le statue sono troppo pesanti e scivolano dalle mani. Ma è solo un intercalare privo di qualsiasi intenzione offensiva, una specie di tic.

Comunque, tornando alla gallina, la separazione da mio figlio fu tragica. Il bambino sarebbe corso a trovarla tutti i giorni, ma io lo lasciavo solo ogni tanto. Allora ci andava di nascosto, oppure era lei a scappare, chissà come, e poi li trovavamo insieme. Non le dico come starnazzava quando la riportavamo a casa, mentre lui si intristiva e non parlava più.

Il mese successivo una faina riuscì ad entrare nel pollaio uccidendo circa la metà dei volatili prima che l’Arturo, destatosi dal sonno, accorresse con un forcone. Al prete disse che la predatrice aveva fatto strage solo delle sue galline, delle galline della Chiesa, intendo.

Quando la voce si sparse, le lascio immaginare la disperazione di mio figlio! Morta la sua amica, smise di mangiare a e non faceva altro che piangere. Quanto al Don, sul momento sembrò incassare, ma la domenica successiva, durante la Messa, fece una predica un po' particolare, ascolta me.

«Cari parrocchiani» disse «tutti noi dobbiamo ricordarci di stare sempre in campana perché il Demonio è capace di assumere sembianze inaspettate. Una faina è entrata nel pollaio di Arturo e ha ammazzato proprio le venti galline appartenenti alla Santa Madre Chiesa, risparmiando le altre. Il fatto è così incredibile che non può essere un caso. E chi mai può avere protetto le galline di un gran bestemmiatore, che a Messa non s’è mai visto, a danno delle nostre? Chi altri, se non...» E qui sospirò profondamente nel microfono, provocando un forte effetto drammatico.

Si immagini lo sgomento e lo sdegno dei fedeli, e inutile dire che il giorno dopo Arturo si calò le brache. Continuò a tenere a pensione con la massima cura le venti galline rimaste le quali, ammise, erano proprio quelle di proprietà del clero. Tutto ciò dimostra ancora una volta, caso mai ce ne fosse bisogno, che chiunque in Italia provi ad andar contro la Chiesa o i tassisti è destinato a prenderselo sempre in quel posto!

Villiam, oste della malora, portami un prosecco e dimenticati di segnarmelo! Ah, ah!

Quando seppe la verità, mio figlio impazzì dalla gioia, nessuno lo poté tenere e si precipitò a casa dell’Arturo a riabbracciare la sua amica. Si stringevano e si baciavano, e lei faceva dei versi incredibili, quasi umani. Forse aveva creduto che lui l’avesse dimenticata, o chissà che altro. Chi può sapere cosa può passare nella testa di una gallina?

Ma non è finita, non se ne vada e beva anche lei qualcos’altro. Avete sempre fretta, voi di città! Una ventina di giorni fa, è morto anche l’Arturo. Era ancora giovane e magari la cosa le sembrerà strana perché avete l’illusione che qui sia tutto sano e genuino. Invece mangiamo come porci roba piena di grassi e colesterolo cattivo, beviamo come spugne, maneggiamo attrezzi pericolosi, e poi ci sono i veleni dell’agricoltura, soprattutto quelli di cui imbottiamo meleti e vigneti. Erbicidi, pesticidi, concimi e fertilizzanti chimici, antiparassitari e compagnia bella. Tutte schifezze che lasciano il segno, ascolta me.

Le galline, dice, che fine han fatto? Don Luigi decise di organizzare una lotteria benefica con loro come premi. E indovini chi ruppe il salvadanaio e comprò un casino di biglietti vincendone una? Proprio mio figlio, il quale naturalmente scelse lei e così tornarono insieme! Devo ammettere che la scena fu commovente, almeno per chi ha il cuore tenero. Lui non sapeva se ridere o piangere e neanche lei sapeva cosa fare per la felicità: starnazzava, chiocciava, saltava e sbatteva le ali cercando di volare. Gli tirava persino le stringhe delle scarpe!

Ma tutto ciò non va bene, non è naturale e ho deciso che a fine settimana le tiro il collo e domenica ce la mangiamo.

Son cattivo, dice lei? Ma no, semmai incattivito da questa vita di merda, questo sì! E poi troppa gente mi prende in giro, con questa storia della gallina. Mi chiedono se mio figlio ha preso da me, e quale mucca mi piace, e se la vado a trovare di notte quando la moglie dorme, e se uso il preservativo. Ma lo faccio soprattutto per lui, così capisce sin da piccolo come vanno le cose e non si mette strane idee per la testa. Si ricorda cosa le ho detto all’inizio? Qui ognuno ha il suo destino, non si scappa! E una gallina è una gallina e non può che finire in pentola, mentre lui fra qualche anno se ne starà seduto al mio posto a bere.

Ma sì, scappi via, se vuole, ma ci vada piano con le parole. Non si tratta di essere stronzi, la colpa non è di nessuno, ascolta me. Anzi è solo del destino, del maledetto destino di questo paese, che il demonio se lo porti.

Villiam, una grappa bianca e segna tutto, che se fai il bravo a fine mese forse ti pago! Ah, ah!

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@Macleo

 

Mi piacciono questi racconti in stile strapaese, come era tipico di Guareschi, anche se penso che il suo pensiero non sia da tutti condiviso…

Molto realistica l’atmosfera e i personaggi.

Un piccolo paese isolato dal mondo che giudica con disincanto schierato gli avvenimenti esterni.

La storia delle galline ereditate da Santa Madre Chiesa  è particolarmente esilarante, come i suoi risvolti. La figura del parroco che avvisa sul pericolo della presenza demoniaca mi ha fatto tenerezza, non ho mai più sentito un prete parlare in chiesa del demonio… Tempi andati!

Oggi i preti sono social globalizzati, forse qualcuno, nel tempo libero se la ride pure sulle leggende medievali dei demoni… A suo modo, nella sua apparente ridicola bigotteria questo prete può essere equiparato a un controrivoluzionario.

 

La voce narrante, di chi conosce, di chi sa tutto e ha molto vissuto, l’ho trovata inizialmente molto melodica, quasi calda, attinente e realistica a quello che raccontava, anche nei risvolti più improbabili, ma poiché narrati con assoluta padronanza e naturalezza, molto veritieri.

La gallina quasi umanizzata nel suo  comportamento è davvero notevole e ispira tenerezza e simpatia. Sul finire della storia, a mio parere, si esce un pochino  dall’atmosfera di quasi strapaese o atmosfera d’altri tempi se così vogliamo dire.

La voce narrante, da bonaria e simpaticona, sembra incattivirsi davvero, quando parla come tutti. Nel senso di definirsi incattivito da questa vita di m. Non che la vita in generale e quella di campagna in particolare sia rose e fiori da equiparare alle Bucoliche, ma speravo in un maggiore disincanto da parte della voce narrante,  da condividere.

La sua uscita sulla mucca, sul preservativo… Ma allora sono altre storie, per quanto maldicenze di paesani…

Devo dire che però, in fondo, quando dice che il figlio finirà come lui, seduto al suo posto in osteria e che il posto giusto delle galline è di finire in pentola… cavolo: questo è rivoluzionario, anzi, controrivoluzionario e approvo. In un mondo dove i figli dei contadini (e non solo) aspirano a diventare chef o attori o cantanti, possibilmente tramite talk show, un padre che aspira che il figlio finisca al suo posto a bere nell’osteria e che una gallina non diventi una star ma finisca in pentola, senza timore di essere accusato di gallinicidio (non l’hanno ancora coniata quest’altra bestialità, ma lo faranno, lo faranno…), questo fa ben sperare che il cervello non sia andato in pappa a tutti, in compagnia cantante dei social…

(Wow)

 

 

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Grazie del commento, @Unius.

2 minuti fa, Unius ha detto:

La voce narrante, di chi conosce, di chi sa tutto e ha molto vissuto, l’ho trovata inizialmente molto melodica, quasi calda, attinente e realistica a quello che raccontava, anche nei risvolti più improbabili, ma poiché narrati con assoluta padronanza e naturalezza, molto veritieri.

In realtà, nelle mie intenzioni, volevo che si capisse dalle prime righe che si trattava di un disgustoso rozzo ubriacone di paese, che vede quello che gli sta intorno come gli fa più comodo. Per questo c'è subito

2 ore fa, Macleo ha detto:

Non c’è altro da dire, ascolta me.

Villiam, maledetto oste, un altro bianchino e segnalo con gli altri!

Per quanto riguarda poi

8 minuti fa, Unius ha detto:

un padre che aspira che il figlio finisca al suo posto a bere nell’osteria

in realtà non aspira, ma afferma che non esiste alternativa, tutto è scritto.

Ma non è così, non è il paese ad essere maledetto o il destino a essere cinico e baro, sono i suoi abitanti ad essere dei grandissimi stronzi, voce narrante in testa. Questo il senso del racconto, con buona pace della povera gallina in pentola e del figlio, che si incattivirà anche lui diventando come il padre.

(Wow)

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8 minuti fa, Macleo ha detto:

non è il paese ad essere maledetto o il destino a essere cinico e baro, sono i suoi abitanti ad essere dei grandissimi stronzi, voce narrante in testa. Questo il senso del racconto, con buona pace della povera gallina in pentola e del figlio, che si incattivirà anche lui diventando come il padre.

Oh ma io sono convinto che grazie a grandissimi s...  come questi (:D) si finirà per inceppare il meccanismo di chi vuole farci mangiare insetti caramellati... :D

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7 ore fa, Macleo ha detto:

le ricompense nell'altra vita, che non si sa se c'è, mentre qui, che sicuramente c'è, ce lo dobbiamo prendere sempre nel culo

:D

 

Un racconto davvero divertente: arrivato a metà sghignazzavo di brutto :) Il farsi la mucca usando il preservativo è una chicca :P 

 

5 ore fa, Macleo ha detto:

non è il paese ad essere maledetto o il destino a essere cinico e baro, sono i suoi abitanti ad essere dei grandissimi stronzi, voce narrante in testa

Sei riuscito a trasmettere il tuo messaggio: caratterizzazione dei personaggi molto buona :) 

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@Macleo Una gallina in bilico tra interazione e alimentazione.

E' possibile?

Si. Nel paese dove trovi un pensionato mezzo avvelenato al tavolino. Col tempo che fa, lo troverai la', a stracannare, a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Bravo

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Ciao @Macleo.

Mi è piaciuto davvero molto. Ho riso parecchio, nonostante lo sfondo decisamente amaro, ma si ride lo stesso. Il finale è agre ma speriamo che questo figlio pieno di sentimenti riesca a scampare al destino di diventare come il padre. E quoto in pieno il commento di @camparino, che è perfetto, anche se i quattro pensionati mezzo avvinazzati della canzone mi sono sempre sembrati un po' più simpatici e teneri della tua avvinazzata voce narrante, che è davvero un vecchio stronzo inacidito. Bellissimo racconto e le galline del demonio vs le galline del Signore è assolutamente strepitosa.

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@Macleo Adesso ti dico quello che penso del tuo racconto, ma se non capisci bene perchè forse non mi so spiegare, leggi la mia firma. Intendo dire quella cosa lí. 

Sei il mio secondo voto, diavolo di un pazzo, di uno scrittore con le palle che regge la penna come una piuma. Il pezzo non è per niente comico, è assolutamente e completamente vero. Bravo, Mac.

(Non cuocere la gallina anche se hai ragione: i legami troppo esclusivi fanno sempre soffrire, in un modo o nell’altro. Ma in pentola no, è troppo crudele. Falla investire da qualcuno).

Modificato da Ginevra

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Le galline morte erano solo quelle del clero, ma invece poi sono le sole galline rimaste vive? Mi so perso un passaggio mi sa... sarà l'ora <3

Ammazza che carogna il narrante!

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Ciao @Macleo bellissimo racconto dall'aria scanzonata, ma come al solito affronti realtà e tristezze. Hai creato un piccolo mondo perfetto in poche righe, tutto è così ben caratterizzato, sarà che conosco bene le piccole realtà, paesane o isolane che siano non c'è molta differenza, e io vivo in un'isola piccola e poco abitata, quindi più o meno ci siamo. Dalle abitudini e dalle tradizioni non ti liberi, oppure ti sembra di esserci riuscito, ma finisci proprio come tuo padre e come il suo prima di lui. O almeno qui va così, e mi sa anche nel tuo racconto. Come simone volponi anche io mi sono persa sulle galline: prima muoiono e poi risorgono quelle del clero. Mi è piaciuto molto, sei proprio bravo. 

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Grazie, @Unius, @camparino, @Befana Profana.

 

Grazie anche a @simone volponi e @Kikki, anche se non capisco proprio perché non hanno capito questo:

18 minuti fa, Kikki ha detto:

Come simone volponi anche io mi sono persa sulle galline: prima muoiono e poi risorgono quelle del clero.

Eppure:

 

Alle 8/4/2018 at 17:14, Macleo ha detto:

Quanto al Don, sul momento sembrò incassare, ma la domenica successiva, durante la Messa, fece una predica un po' particolare, ascolta me.

«Cari parrocchiani» disse «tutti noi dobbiamo ricordarci di stare sempre in campana perché il Demonio è capace di assumere sembianze inaspettate. Una faina è entrata nel pollaio di Arturo e ha ammazzato proprio le venti galline appartenenti alla Santa Madre Chiesa, risparmiando le altre. Il fatto è così incredibile che non può essere un caso. E chi mai può avere protetto le galline di un gran bestemmiatore, che a Messa non s’è mai visto, a danno delle nostre? Chi altri, se non...» E qui sospirò profondamente nel microfono, provocando un forte effetto drammatico.

Si immagini lo sgomento e lo sdegno dei fedeli, e inutile dire che il giorno dopo Arturo si calò le brache. Continuò a tenere a pensione con la massima cura le venti galline rimaste le quali, ammise, erano proprio quelle di proprietà del clero. Tutto ciò dimostra ancora una volta, caso mai ce ne fosse bisogno, che chiunque in Italia provi ad andar contro la Chiesa o i tassisti è destinato a prenderselo sempre in quel posto!

 

Semplicemente Artruro aveva voluto fare il furbo, ma è noto che chiunque in Italia provi ad andar contro la Chiesa o i tassisti.....

 

Buona giornata a tutti.

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wow @Macleo questo sì che è un gran bel racconto! Altroché.

Bravo, bravo e bravo.

Scritto da Dio, con leggerezza e non lontano dalla verità.

Ma senti Macleo, non potremmo fare una colletta, qui su WD per comprare la gallina?

La voce narrante, vedendo il denaro, non avrà remore a darcela, il figlio passerà a trovarla di tanto in tanto e magari diventerà pure scrittore. :lol:

In alternativa... organizzeremo una cena: brodino caldo per tutti.

Sei stato bravissimo. Grande!

 

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@Macleo ciao Mac! Davvero un gran bel racconto, dal gusto dolceamaro, divertente, esilarante, ma con una verità di fondo che non fa mai male. Lo stile, quasi di altri tempi, si addice alla perfezione a una storia che fa sorridere ma anche riflettere. Piaciuto. Mi stai mettendo in crisi il voto, sappilo. Sempre bravo. 

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Ciao @Macleo . Non sono in gara ma ci tenevo a lasciarti un piccolo e sincero apprezzamento per questo ottimo racconto. 

Ottimo perché è scritto alla grande, ma questa non è una novità per quanto ti riguarda.

Ottimo perché in meno di 8000 caratteri hai creato un contesto credibile, convincente e pienamente immersivo.

Ottimo perché non è mai facile narrare la storia dal punto di vista dei cattivi, dei detestabili ma tu ci sei riuscito benissimo (ricordo un altro tuo racconto di questo genere che mi piacque altrettanto).

Ma, soprattutto, ottimo perché la tua scrittura e le tue storie non sono mai "ricattatorie". Non imbocchi mai il lettore (...qui devi piangere, qui devi ridere, qui devi riflettere su questo o su quest'altro). Racconti una storia, lo fai bene e in maniera solida, sfaccettata, credibile. Punto. Al lettore le sue conclusioni. Questa è una grande qualità, a mio avviso. Un saluto. 

 

 

 

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Ben fatto, @Macleo . Ironia tagliente dallo sfondo amaro che coinvolge dall'inizio alla fine. Ottima la scelta di usare uno zotico come narratore, perché diventa tutto ancora più amplificato e credibile. Poi c'è una spolverata anticlericale q.b. che fa sorridere. :D 

Ho notato una manciata di cazzatelle qua e là che vorrei segnalarti, magari ti viene utile.

 

Alle 08/04/2018 at 17:14, Macleo ha detto:

Da assumersi a rotazione a secondo delle ore della giornata

Refuso, "seconda". Oppure lascia secondo ma senza la "a".

 

Alle 08/04/2018 at 17:14, Macleo ha detto:

Comunque, dato che c’è quella roba lì, la praivasi,

xD

Mettere "praivasi" in corsivo.

 

Alle 08/04/2018 at 17:14, Macleo ha detto:

Tanto in paese bestemmiamo tutti, persino durante le processioni perché le statue sono troppo pesanti e scivolano dalle mani.

:D:D:D 

 

Alle 08/04/2018 at 17:14, Macleo ha detto:

smise di mangiare a e non faceva altro che piangere.

C'è una "a" imbucata.

 

Alle 08/04/2018 at 17:14, Macleo ha detto:

Son cattivo, dice lei? Ma no, semmai incattivito da questa vita di merda, questo sì!

Questa è solo un'impressione mia, però volevo rifletterci con te. Secondo me c'è un'ammissione troppo esplicita di consapevolezza. Una soluzione come "Ma no, semmai è la vita che è una merda" (o affini) trovo che sarebbe più equilibrata.

 

Scemate, comunque. Gran bel lavoro, complimenti.

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Grazie del commento, @paolati e @Emy.

23 ore fa, Andrea28 ha detto:

Ma, soprattutto, ottimo perché la tua scrittura e le tue storie non sono mai "ricattatorie". Non imbocchi mai il lettore (...qui devi piangere, qui devi ridere, qui devi riflettere su questo o su quest'altro). Racconti una storia, lo fai bene e in maniera solida, sfaccettata, credibile. Punto. Al lettore le sue conclusioni. Questa è una grande qualità, a mio avviso

Andrea, hai posto l'accento su un punto molto importante. Effettivamente questo è il modo di scrivere che mi viene naturale, anche se capisco che un po' di marketing ogni tanto renderebbe di più. Una qualità a doppio taglio, quindi, ma mi fa molto piacere che tale tu l'abbia considerata.

@AdStr, grazie di tutto, correggo subito.

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Ciao, @Macleo:D

Molto bello e molto divertente il tuo racconto, mi piacciono sempre questi scenari paesani. È stata davvero una lettura piacevole!

Complimenti! :)

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@Macleo, che dire? dai tuoi scritti c'è sempre da imparare, partendo da come caratterizzi i personaggi, passando per le ambientazioni, fino alla prosa efficace. Hai creato un piccolo mondo in poche righe. Notevole.

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Ciao @Macleo ,

corretto, scorrevole e spiazzante come al solito!

Mi piace quello che hai scritto e la scelta di inserire il narratore avvinazzato al bar, mi ha ricordato qualcosa della mia infanzia... Questi uomini di paese che raccontano le loro storie al primo venuto: talmente aliene per un cittadino, talmente vere per chi vive in campagna.

Mi hai piacevolmente colpito!

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Ciao @Macleo

 

Alle 8/4/2018 at 17:14, Macleo ha detto:

Portandogli in canonica le uova, naturalmente.

 

Naturalmente. ;) 

 

Mi è piaciuta molto l'ambientazione paesana che rendi molto bene. La storia di per sé è scritta bene, ma questa non è una novità. Il "segnare" al bar è diventato quasi un gesto antico, oggi. Una chicca, a mio avviso. La via crucis tra i bar anche. :) 

I personaggi si vedono tutti, li hai caratterizzati molto bene. Mi è piaciuto il tono pacato della voce narrante, anche  quando esprime il suo cinismo nel descrivere la normalità delle cose: tirare il collo alla gallina, nonostante tutto. Leggi di paese. Vero.

Sai, io ho conosciuto davvero un tizio che portava a spasso una gallina. A Ponza. xD

 

Alla prossima. ;) 

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Grazie dei commenti, @caipiroska e @Rica.

@Rica, anche l'oca portata a spasso che scivola sul ghiaccio è vera, la portano al guinzaglio due bambini miei vicini di casa a Bormio.

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